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Rapporto tra la lunghezza del Kayak e il peso del rematore. in Chat - Kmare
« Newest da marittimo il Aprile 17, 2025, 06:33:52 am »In realtà è sempre la larghezza quella che conta, specie in barche come queste che affidano la loro stabilità alla c.d. “Stabilità di forma“ (1). Allego uno schemino per spiegare meglio con due sezioni estreme (rettangolare e triangolare) che hanno la stessa larghezza complessiva.
In quello a sinistra, quando è dritto, larghezza complessiva e larghezza al galleggiamento (lungo la linea blu) coincidono. Quindi la stabilità primaria è molto elevata.
In quello a destra si può notare che la larghezza al galleggiamento è circa 1/3 della larghezza complessiva (qui la stabilità primaria è ridotta di conseguenza).
Si può anche notare che quello a sinistra ha un minore pescaggio rispetto all’altro per mantenere lo stesso volume immerso che genera la c.d. “Spinta di Archimede”. Questo incide anche sulla velocità dello scafo perché minore è la superficie bagnata (cioè il perimetro della sezione immersa) minore sarà la resistenza di attrito che, per scafi lenti come le canoe, è quella di gran lunga più rilevante. Quindi lo scafo a destra è tendenzialmente più veloce, soprattutto alle basse velocità
Le cose si invertono quando lo scafo si inclina (cioè sbanda).
Mantenendo lo stesso volume immerso (quindi stessa Spinta di Archimede) si nota chiaramente che la larghezza al galleggiamento dello scafo di sinistra è drasticamente diminuita, dando quindi l’impressione di grande instabilità.
Al contrario, la larghezza al galleggiamento dello scafo a destra è quasi raddoppiata aumentando quindi l’impressione della stabilità.
Si può anche notare che in posizione sbandata, entrambi gli scafi presentano, all’incirca, la stessa superficie bagnata quindi si annullano le iniziali differenze di velocità dovute all’attrito.
Ovviamente queste notevoli e spesso repentine (ad es. con mare mosso) variazioni di larghezza al galleggiamento devono saper essere gestite ed è per questo che ad un principiante si consiglia di partire con uno scafo che garantisce almeno un’ottima stabilità primaria (cioè a scafo dritto).
(1) Contrapposta alla c.d. “Stabilità di peso” in barche, come quelle a vela, che hanno un bulbo metallico (ghisa o acciaio) attaccato sotto la carena che aumenta il momento raddrizzante.
In quello a sinistra, quando è dritto, larghezza complessiva e larghezza al galleggiamento (lungo la linea blu) coincidono. Quindi la stabilità primaria è molto elevata.
In quello a destra si può notare che la larghezza al galleggiamento è circa 1/3 della larghezza complessiva (qui la stabilità primaria è ridotta di conseguenza).
Si può anche notare che quello a sinistra ha un minore pescaggio rispetto all’altro per mantenere lo stesso volume immerso che genera la c.d. “Spinta di Archimede”. Questo incide anche sulla velocità dello scafo perché minore è la superficie bagnata (cioè il perimetro della sezione immersa) minore sarà la resistenza di attrito che, per scafi lenti come le canoe, è quella di gran lunga più rilevante. Quindi lo scafo a destra è tendenzialmente più veloce, soprattutto alle basse velocità
Le cose si invertono quando lo scafo si inclina (cioè sbanda).
Mantenendo lo stesso volume immerso (quindi stessa Spinta di Archimede) si nota chiaramente che la larghezza al galleggiamento dello scafo di sinistra è drasticamente diminuita, dando quindi l’impressione di grande instabilità.
Al contrario, la larghezza al galleggiamento dello scafo a destra è quasi raddoppiata aumentando quindi l’impressione della stabilità.
Si può anche notare che in posizione sbandata, entrambi gli scafi presentano, all’incirca, la stessa superficie bagnata quindi si annullano le iniziali differenze di velocità dovute all’attrito.
Ovviamente queste notevoli e spesso repentine (ad es. con mare mosso) variazioni di larghezza al galleggiamento devono saper essere gestite ed è per questo che ad un principiante si consiglia di partire con uno scafo che garantisce almeno un’ottima stabilità primaria (cioè a scafo dritto).
(1) Contrapposta alla c.d. “Stabilità di peso” in barche, come quelle a vela, che hanno un bulbo metallico (ghisa o acciaio) attaccato sotto la carena che aumenta il momento raddrizzante.
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