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Materiali - KMare / Re:Pagaia Groenlandese o Tradizionale
« Ultimo post da Lorenzo Molinari il Novembre 27, 2020, 07:20:02 pm »
Concordo su tutto, finanche sull'agonismo, per quanto provenga da quel mondo! Un mondo che ha senz'altro da insegnare ma ha anche molto da imparare da quello degli appassionati (e non uso apposta il termine amatori, perché lo sport cosiddetto “amatoriale” è spesso analogo a quello agonistico). Così come ritengo che nello sport giovanile si spinga troppo sulla competizione, come valore fondante dello sport e scuola di vita. Cerco di trasmettere a mia figlia ben altri valori nello sport e nella vita, ma questo è un altro discorso. Buone pagaiate!
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Materiali - KMare / Re:Pagaia Groenlandese o Tradizionale
« Ultimo post da RossoFiorentino il Novembre 27, 2020, 06:09:23 pm »
In effetto è curiosa la mia associazione involontaria con la cacca. Diciamo che è una pratica che non amo, faccio fatica ad accettare che qualcuno lo possa valutare uno sport, ma di sicuro non avrei condannato e non condanno le necessità della sopravvivenza.

Per quanto riguarda la forma quasi sempre identica delle pagaie credo che dipenda molto dal fatto che il modello dominante in Groenlandia è appunto quello più tipico che si può vedere anche nelle nostre acque, oltre alle Aleutine che per qualche ragione fortuita di sono salvate dall’oblio. Non mi risulta e non mi è mai capitato di vedere un Inuit utilizzare pagaie diverse, suppongo che ad un certo punto si sia creato uno standard anche lì.

A proposito di Maligiaq si narra, e dico si narra perché non ho visto ne video ne foto, che al suo arrivo in giovane età negli States abbia partecipato a più di una competizione marina utilizzando sempre pagaie Groenlandesi e ottenendo risultati strabilianti contro avversari che utilizzavano gli ultimi ritrovati della tecnologia. Ma come probabilmente concordiamo quando uno si dedica anima e corpo è il suo spirito che fa impressione, al di là dei risultati.

In ogni caso quello che personalmente mi preme del kayak Groenlandese è la profonda connessione con l’ambiente e il mezzo che questa nicchia cerca di portare avanti. Non ho mai visto così tanto entusiasmo verso la pratica che nei video dei vari campionati tradizionali. Nella mia breve esperienza ho sempre fatto fatica a capire il mondo agonista, la spinta a essere il migliore, la competizione fine a se stessa, tipicamente Occidentale. Poco tempo fa avrei criticato aspramente gli atleti da velocità di acque piatte, ora che sto imparando a conoscerli mi sta passando fortunatamente la voglia di provare arrogantemente ad insegnare ad un “olimpico” che ciò che fa manca di qualcosa. Spero di essere tutt’uno con l’acqua che così tanto mi spaventa, spero di portare avanti una filosofia di kayak che apprezzo profondamente, spero di poter spiegare perché un mezzo che non guido ma “indosso” mi regala una profonda pace con le mie gioie e le mie incertezze. Credo che questo meriti rispetto ed è un po’ questo che vorrei ricordare ma a vedere la tua ultima risposta direi che sto picchiando ad una porta che in realtà è già aperta. Questo mi fa molto piacere. Non per ultimo trovo il qajaq groenlandese meraviglioso dal punto di vista estetico, un’eleganza che nel diolene mi sembra mancare.
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Materiali - KMare / Re:Pagaia Groenlandese o Tradizionale
« Ultimo post da Lorenzo Molinari il Novembre 27, 2020, 03:36:49 pm »
“Le passioni van bene già di per sé”. Posso solo immaginarmi il piacere che proverei spingendo una piroga con una pertica tra canneti (se ne fossi capace), per i bassi fondali della foce di un fiume, con i pesci che tracciano scie sul pelo dell’acqua e gli aironi che volano bassi, sbattendo le loro ampie ali. Sono certo potrei provare altrove analoghe emozioni con un kayak e una pagaia in stile groenlandese.

Ciò che scrivi, RossoFIorentino, lo condivido e se ne è scritto nei post precedenti. Ti ringrazio anche del tuo richiamo, per quanto il mio spirito, come quello di altri, sia ironico e provocatorio per ravvivare la lettura e stimolare la discussione, al di là dei fatti storici e di quelli oggettivi su cui c’è poco da discutere.

Gli Inuit realizzavano kayak e pagaie per i loro scopi, che non sono i nostri. Se desidero pedalare lungo un sentiero inforco la MTB, non la bici da strada, e, non dovendo andare a caccia di foche, preferisco altri generi di kayak e pagaie a quelli groenlandesi. Al di là del piacere che possa provare, in base alle situazioni, impiegando le diverse tipologie di canoe e pagaie.

Anch’io non credo che sarebbero andate a ruba le wing tra gli Inuit, era ovviamente una battuta, forse le ungheresi già di più. La wing in termini di stabilità e manovre di emergenza è scarsa ed è molto più rumorosa - come tu fai notare - delle groenlandesi, pertanto la wing è, ahimè, inadatta alla "cacca" (prendo a prestito il termine "cacca" da te utilizzato al posto di "caccia", forse per te freudianamente sinonimi. Può star bene anche a me in generale). Pagaie groenlandesi al plurale, perché i modelli sono proprio tanti e anche molto diversi tra loro, per quanto da noi si limitino a uno, diciamo due, eccezionalmente tre, e non ho idea perché proprio quelli e non altri, dubito che la scelta abbia attinenza con la presenza della foca monaca nei nostri mari.
Stesso discorso per i kayak da mare, i nostri sono più adatti a crociere di più giorni ma sono più difficili da rollare, perché, anche a parità di fondo, sono molto più alti dei loro, che dovevano essere poco visibili alle loro prede e non avevano grosse esigenze di trasporto.
Eseguire un eskimo roll con un kayak Inuit è molto più facile che con un kayak da creek di grosso volume, nonostante sia una manovra di routine su fiumi estremi e sia parimenti vitale. Per quanto è provato come moltissimi Inuit non fossero capaci di eseguire tale manovra in tempi precedenti alla colonizzazione occidentale.

Concordo che le pagaie groenlandesi siano un oggetto pregevole e speciale, ricco di storia, che consente di giocare in modo diverso, di pagaiare con tranquillità, godendosi l’ambiente su lunghe distanze. Offrono una pagaiata sana, non soggetta a infiammazioni e per lo più difficilmente di spezzeranno contro un ostacolo. La pagaia, come ogni cosa, va scelta in base all’uso che se ne vuol fare, tenendo presente che l’efficienza di una pala rispetto a un’altra non è un’opinione ma è dimostrabile oggettivamente.

Maligiaq Padilla nel kayak groenlandese è come un Aniol Serrasolses nell’alto corso. Conosce ogni più piccolo segreto dei kayak e delle pagaie della sua tradizione ed è stato un grandissimo campione nelle gare groenlandesi, dove non sono ammessi kayak e pagaie di altre tradizioni. Non mi risulta abbia mai gareggiato con kayak e canoe occidentali, né che abbiano partecipato campioni di livello internazionale occidentali a gare groenlandesi, che, invece, si sono cimentati, eccellendo, in gare di canoa di altre tradizioni: polinesiana, canadese o cinese.
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Materiali - KMare / Re:Pagaia Groenlandese o Tradizionale
« Ultimo post da RossoFiorentino il Novembre 27, 2020, 02:40:26 am »
Non so, ci vedo sempre da parte vostra una sorta di bisogno di definire meglio e peggio quando si parla di kayak “tradizionale” e groenlandese. Tra l’altro trovo buffo definire tradizionale una pratica più moderna di quella Inuit; non che il kayak sia frutto esclusivo dei popoli artici ma sono indubbiamente fra quelli che lo hanno come tradizione da più tempo.

Suppongo sia a causa di molti dei miei colleghi che sono in effetti troppi fissati a “difendersi” dalle critiche, piuttosto che ricordarsi che infondo la loro passione va bene già di per se, il fatto che percepiate una sorta di idolatrazione della groenlandese.

Per quanto riguarda al forma, le groenlandesi ne  hanno precisa per ragioni al di là di molte delle giustificazione che avete portato fin ora. Non mancano infatti tronchi alla deriva di dimensioni ragguardevoli, se la questione è il materiale. Una groenlandese è un’ottima pagaia per l’attività principale dell’Inuit, la cacca: senza tirare in ballo i roll, la distribuzione della sua superficie d’attacco, che non è poi così tanto inferiore a un cucchiaio, come è stato lasciato ad intendere, riduce di tanto il rumore rispetto ad una pagaia europea, oltre ad essere molto valida per gli appoggi bassi e dia grande sostegno alla stabilità quando utilizzata correttamente. Non credo che gli Inuit si sarebbero ammazzati a vicenda per una wing.

La questione è semplice, lo scopo delle pagaie sportive è la resa in velocità, funzionano molto bene a tale scopo e non hanno rivali; quello delle groenlandesi è diverso. Ad oggi, oltre ad essere una moda comunque di nicchia, sono pagaie interessanti per aspetti giocosi, come i roll, per il loro lato artigianale e storico, per il funzionamento efficace sulle lunghe distanze e per la sensazione concretamente diversa quando si pagaia... non c’è bisogno di mordere l’acqua. Tutto si riduce alla fine a “cosa ti aspetti dal Kayak” ed in base alle risposte una pagaia è più adatta di un’altra.
In ogni caso vi suggerisco di vedere quello che offre il mondo groenlandese tramite i test e i video su Maligiaq Padilla; magari è solo un kayaker particolarmente dotato ma ha ottenuto risultati eccellenti con le groenlandesi.

Giusto per terminare, magari un po’ piccatamente ma in maniera pacifica: non credo che questo atteggiamento di faida, tutto spinto nel dimostrare chi ce l’abbia più grosso, faccia bene alla già martoriata community di kayaker italiani che esiste online.
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Materiali - KMare / Re:Pagaia Groenlandese o Tradizionale
« Ultimo post da Lorenzo Molinari il Novembre 25, 2020, 11:22:37 pm »
Ti capisco, nociomn. Seguendo l'ironia di Vittorio Pongolini, anche gli Inuit avrebbero avuto nostalgia delle "vecchie" wing, se mai avessero potuto provarle!
Invece la loro scelta per far avanzare un kayak era tra i loro bastoni e le palette che impiegavano i loro lontani parenti, i Koryak, che popolavano l’estremo oriente artico della Siberia (vedi immagine allegata).
Per allora, quindi, gli Inuit erano indubbiamente all’avanguardia con le loro pagaie a doppie pale rispetto ad alcune (alcune, non tutte) popolazioni artiche!
Non lo erano, però, rispetto a un popolo in tutt’altra parte del mondo, nell’altro emisfero, dove le pagaie a doppie pale erano in uso da mille o più anni, ed erano ben più “moderne” e performanti di quelle groenlandesi. Ovviamente i due popoli arrivarono a un’invenzione analoga in modo del tutto autonomo.  Non aggiungo altro, non svelerò l’arcano, affinché gli amanti delle pagaie groenlandesi possano continuare a credere che, non solo il kayak ma anche la pagaia a doppie pale, sia stata un'invenzione esclusiva dei loro beniamini Inuit.
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Materiali - KMare / Re:Zona rossa, come mantenere l'allenamento?
« Ultimo post da nociomn il Novembre 25, 2020, 10:45:54 pm »
Ciao Marco. Penso che in questa situazione che ci vede in secca, posso ritenermi comunque fortunato. La vicinanza con il mio piccolo lago mi consente comunque di scendere in acqua almeno una volta la settimana. Ad ogni modo il mio garage è molto dotato in fatto di attrezzi. Una panca multifunzione mi permette di sfruttare anche i ritagli di tempo e le giornate di meteo sfavorevole. Posso fare vogatore oppure lavori su gruppi muscolari distinti come bicipiti e /o tricipiti o deltoidi. A volte ho solo mezz'ora e la spendo per un solo esercizio oppure, con più tempo a disposizione, lavoro su muscoli antagonisti. Ad ogni modo è sicuramente una buona iniziativa la tua :il vogatore è un esercizio completo anche se non riproduce esattamente il nostro movimento della pagaiata.
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Materiali - KMare / Re:Pagaia Groenlandese o Tradizionale
« Ultimo post da nociomn il Novembre 25, 2020, 10:32:59 pm »
Ciao a tutti. Sono ancora a proporre la mia recentissima esperienza. Dopo tre uscite nel mio laghetto mi sto rendendo conto che questa nuova, per me, pagaia groenlandese è sicuramente più lenta della wing tenendo conto delle mie medie. Inoltre il lavoro muscolare mi pare non molto diverso se non per il minore impegno del bicipite bracciale. Lavorano comunque dorsali, deltoidi e, anche se poco, i tricipiti. Essendo abituato ad una pagaiata high angle, faccio fatica a cambiare angolo e penso che questo possa penalizzare l'efficacia ottimale della pagaia. Al momento devo ancora vedere come andrà con vento di una certa entità dato che in queste tre ultime uscite era praticamente assente. Al momento ho quasi nostalgia della vecchia wing..... 😂

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Materiali da canoa / Re:Conservazione canoe gonfiabili in neoprene
« Ultimo post da Federico (venezia) il Novembre 24, 2020, 11:22:59 am »
Grazie Lorenzo, ho preso la gonfiabile proprio per mancanza di spazio, quindi non posso mantenere la canoa gonfia quando non la uso. Però seguirò sicuramente il suggerimento di tenerla gonfiata per un paio di giorni ogni trimestre di inattività.
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Materiali da canoa / Re:Conservazione canoe gonfiabili in neoprene
« Ultimo post da Lorenzo Molinari il Novembre 23, 2020, 10:06:22 pm »
Come già consigliato in precedenza, se sia ha la possibilità, è preferibile mantenere gonfia la canoa nei periodi in cui non viene utilizzata, ma non alla pressione massima. Altrimenti è comunque bene gonfiare la canoa ogni 4-5 mesi e lasciarla gonfia per un paio di giorni. Oltre a prediligere un luogo asciutto, al riparo dal sole e dal freddo. Questi sono i suggerimenti che ho riceuto direttamente dai tecnici Gumotex.
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Materiali da canoa / Re:Conservazione canoe gonfiabili in neoprene
« Ultimo post da Federico (venezia) il Novembre 23, 2020, 04:28:50 pm »
Ciao Albertone, ti dico la mia opinione (che non è un consiglio visto che ho la Solar da poco più di un mese e non sono certo esperto).
Per quanto riguarda il manometro, a mio parere non serve per un motivo molto semplice. La Solar ha la valvola sul fondo con controllo della pressione, ovvero se gonfi troppo si sgonfia automaticamente.
Questa valvola non è presente nelle camere laterali, ma non è un problema perché la pressione di gonfiaggio deve essere la stessa del fondo e quindi basta fare una leggera pressione sui tubolari  (confrontandola col fondo) per capire se la pressione è corretta.
Tra l'altro è lo stesso consiglio che mi ha dato il venditore (negozio specializzato di soli kayak) quando gli feci la domanda all'acquisto.

Per quanto riguarda il rimessaggio invernale, al momento non ho questo problema perché sto continuando ad uscire regolarmente.
Però ho riflettuto su questo punto e per periodi prolungati di inutilizzo penso che procederò nel seguente modo.
Dopo il lavaggio con acqua dolce procederò a una attenta asciugatura e poi metterò nello zaino un paio di sacchetti di silice assorbi-umidità (che costano pochissimo).
Se qualcun altro ha altri consigli sono ben accetti :)
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