Autore Topic: DAL FONDO AL RIDICOLO  (Letto 73235 volte)

Agosto 03, 2009, 10:49:29 pm
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Ettore Ivaldi

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Che avessimo toccato il fondo l’ho già scritto e ampiamente motivato, ma ora scendiamo nel ridicolo!
Perdete due minuti e andate a leggervi la convocazione datata 31 luglio protocollo 2287PV oggetto: Canoa Slalom - Slovak Open Bratislava 10/16 Agosto 2009 c’è da divertirsi, per non mettersi a piangere e capire che alla sfacciataggine non c’è limite.
Caro Skillo, dicevi urliamo il risultato degli junior che hanno conquistato la medaglia d’oro e il titolo di campioni europei nel K1 a squadre slalom?  La risposta da parte della commissione tecnica è stata quella di lasciarli a casa e di chiudere l’attività per loro. Convocando invece chi non ha motivo di andare su un canale molto impegnativo e selettivo, né per merito né  per migliorare. Le canadesi junior-ragazzi devono passare molte ore sui canali o sui fiumi impegnativi ad allenarsi e non andare a fare una gara del ranking per essere buttati fuori e bastonati in due riprese. La stessa strategia va usata per il settore in rosa o vogliamo ancora umiliare le nostre ragazze? Certo passare un mese sul Noce a montare porte  - scusate le porte non serve metterle visto che i fratelli De Gennaro già ci hanno pensato – e a seguire i ragazzi costa fatica, ma soprattutto manca la capacità di farlo e dare loro assistenza.  Salire sul ring con Myke Tyson fa male e se ti va bene arrivi al secondo gong frastornato, abbattuto, deciso di mollare tutto perché gli avversari sono ad anni luce e tu sei k.o. Lavorare, lavorare e ancora con tecnici validi è l’unica soluzione. Non nascondetevi dietro ad un dito, se a Liptvosky alcuni atleti non traghettano neppure da parte a parte nell’unica onda che presenta una minima difficoltà, con che motivazione tecnica si giustifica la chiamata alle armi a Bratislava sede del mondiale 2011 selezione olimpica? Non raccontateci che lo fate proprio per questo. E’ come imparare a sciare su una pista nera, meglio iniziare dai piccoli pendii e andare avanti per gradi.
Passiamo al punto due. Il commissario tecnico va a Bratislava accompagnato dalla moglie che in questo caso viene convocata come supporto logistico: le si paga tutto, più il bonus giornaliero,  ma ci fate passare proprio per fessi? E cosa dire di un consigliere federale che, visto l’agosto caldo, pensa bene di diventare team leader di un gruppo in vacanza in zona turistica e fresca? E perché invece di questi personaggi non chiamare i tanto decantati allenatori di società? Perché non fate come il consigliere Mayr che non è andato a Beijing per sua volontà visto che non avrebbe avuto nessun ruolo operativo e ha preferito restare a casa? Perché per la velocità  usa un  metro e per lo slalom un’altro?
Terzo punto. Mi chiedo, ma il commissario tecnico, con stipendio a quattro zeri, non dovrebbe essere in raduno con la nazionale maggiore a Seu d’Urgell (che arriva qui il 3 sera e riparte il 7: mah?!) o accompagnare chi in questo momento si gioca la coppa del mondo oltreoceano? Non è forse che gli atleti top non lo vogliono vedere nemmeno in fotografia e ripara sui giovani nella speranza di trovare almeno tra loro qualche adepto?
Non aggiungo altro, chi vuole capire capisca, per gli altri va bene così, intanto i risultati di qualche talento ci sono.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Agosto 04, 2009, 02:25:47 pm
Risposta #1

nellokayak

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"A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca"!
Quoto Ettore.
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Agosto 05, 2009, 06:40:26 am
Risposta #2

Skillo

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Veniamo alla gara di Bratislava e alle convocazioni in questione.   
Parto dal presupposto che a Bratislava ci siano solo tre posti per categoria,
in questo caso credo che sulla carta quelli siano gli atleti aventi diritto ad occuparli.
In pratica sono d’accordo con te che portare su una pista “nera” chi non è ancora pronto equivale troppo a certe pericolose cerimonie tribali d’iniziazione per non essere considerata come una scelta sbagliata.
Meglio sarebbe stato iscrivere alla gara solo chi è davvero in grado di parteciparvi con padronanza di tecnica e dirottare buona parte degli atleti che vedo ora convocati verso lidi più miti e per più giorni.

Ovviamente marchiano è l’errore di porre termine ad una adeguata attività giovanile proprio nel periodo più propizio alla frequentazione di fiumi, canali e campeggi da parte degli studenti liberi dagli impegni scolastici.

Un gruppo di coetanei, un adeguato luogo di pratica, un numero sufficiente di tecnici (anche “uno” è un numero) e un cospicuo quantitativo di giorni ad essi dedicato: questa è una ricetta base buona per ogni vivaio di cui ci si volesse davvero interessare fattivamente.

La notizia è vecchia di trent’anni ma ostinatamente reitero l’informazione: i campeggi estivi sono economici, funzionali e amatissimi dai ragazzi.
Certo che agli adulti piacciono meno, siamo d’accordo, ma volete mettere la gioia dei ragazzi che saltano fuori dalle tende e corrono a mettere in acqua le canoe trascorrendo intere giornate a vivere il fiume a 360°? E poi si vive tutti insieme aiutando tutti a fare tutto.
Le stoviglie le farei lavare a turno ai ragazzi ma se ci fosse anche qualcuno convocato apposta per alleggerire la voce “vitto” del raduno e che si occupasse quindi di approntare colazioni, pranzi, merende e cene non sarebbe per nulla male. Quella si che sarebbe una buona occasione per convocare anche un parente senza quasi dare l’impressione di voler fare degli sfacciati nepotismi.

Agosto 05, 2009, 03:00:56 pm
Risposta #3

Ettore Ivaldi

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Team Leader: colui che prende per mano la squadra e sa esattamente cosa fare, la stimola, la incita, la guida.
Chi è un Team Leader? Prima di tutto un esempio. E’ colui che arriva per primo al canale ed è l’ultimo ad andarsene. L’ultimo a sedersi a tavola per mangiare e il primo ad alzarsi. L’ultimo che sceglie la camera, il primo a svegliarsi alla mattina e l’ultimo ad addormentarsi.
Cosa deve fare? Mettersi in relazione con gli atleti, conoscerli, capire le loro esigenze. Intrattenere relazioni internazionali e confrontarsi. Risolvere o trovare soluzioni per problemi informatici, tecnici, elettrici. Verificare che gli strumenti operativi siano sempre efficienti. Relazionare, comunicare trarre delle conclusioni alla fine della trasferta. Essere in grado di fare una analisi scritta a 360 gradi.
Cosa deve conoscere? La realtà in cui opera, la storia, l’attualità, le regole, le evoluzioni della sua materia, le lingue straniere. Deve conoscere perfettamente il luogo in cui opererà, dove si può mangiare, cosa mangiare e come ordinare, dove acquistare il cibo, l’acqua, dove portare gli atleti a svagarsi, orari di allenamento della sua squadra e delle altre, prendere parte attivamente ai team leader meeting. Saper compilare in inglese un foglio di reclamo, essere in grado di sostenere un contraddittorio in lingua inglese in caso di necessità per tutelare i  suoi atleti.
Da dove esce un team leader? Da anni di attività sul campo. Dalle esperienze internazionali vissute prima come atleta, poi come collaboratore e infine, se ne ha i requisiti come leader.

Collaboratore logistico:   colui o colei che collabora all’organizzazione  dal punto di vista organizzativo sotto ogni aspetto che possa interessare la squadra.
Chi è un Collaboratore Logistico? Colui o colei che esegue ciò che il Team Leader pianifica.
Cosa deve fare? Essere operativo o operativa 24 ore al giorno. Guidare i mezzi federali, provvedere al rifornimento, caricare e scaricare le canoe, mettersi a disposizione per riprese video. Conoscere gli atleti da riprendere. Collaborare a risolvere eventuali problemi attraverso l’esperienza e la conoscenza diretta della realtà.

Caro Nello,  non è questione di pensare male è solo il fatto di chiedersi a quali basilari principi di ruoli il team leader e la collaboratrice logistica si ispirano! Io i miei li ho scritti, mi piacerebbe conoscere la loro idea e il loro background… che in realtà conosco e che posso tranquillamente affermare che è lontano dalle mie e credo comuni idee sui ruoli ricoperti.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi


P.S. per Skillo – i posti a disposizione sono 6 e non 3 per il ranking ICF, ma l’organizzazione inserendo la gara in calendario internazionale non mette limite alla partecipazione fuori dal ranking visto che si tratta di Slovak Open.  Ovviamente concordo con le tue proposte, ma evidentemente abbiamo concetti vecchi e obsoleti.

Agosto 06, 2009, 09:35:28 am
Risposta #4

renzo monelli

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Veniamo alla gara di Bratislava e alle convocazioni in questione.   
Parto dal presupposto che a Bratislava ci siano solo tre posti per categoria,
in questo caso credo che sulla carta quelli siano gli atleti aventi diritto ad occuparli.
In pratica sono d’accordo con te che portare su una pista “nera” chi non è ancora pronto equivale troppo a certe pericolose cerimonie tribali d’iniziazione per non essere considerata come una scelta sbagliata.
Meglio sarebbe stato iscrivere alla gara solo chi è davvero in grado di parteciparvi con padronanza di tecnica e dirottare buona parte degli atleti che vedo ora convocati verso lidi più miti e per più giorni.

Ovviamente marchiano è l’errore di porre termine ad una adeguata attività giovanile proprio nel periodo più propizio alla frequentazione di fiumi, canali e campeggi da parte degli studenti liberi dagli impegni scolastici.

Un gruppo di coetanei, un adeguato luogo di pratica, un numero sufficiente di tecnici (anche “uno” è un numero) e un cospicuo quantitativo di giorni ad essi dedicato: questa è una ricetta base buona per ogni vivaio di cui ci si volesse davvero interessare fattivamente.

La notizia è vecchia di trent’anni ma ostinatamente reitero l’informazione: i campeggi estivi sono economici, funzionali e amatissimi dai ragazzi.
Certo che agli adulti piacciono meno, siamo d’accordo, ma volete mettere la gioia dei ragazzi che saltano fuori dalle tende e corrono a mettere in acqua le canoe trascorrendo intere giornate a vivere il fiume a 360°? E poi si vive tutti insieme aiutando tutti a fare tutto.
Le stoviglie le farei lavare a turno ai ragazzi ma se ci fosse anche qualcuno convocato apposta per alleggerire la voce “vitto” del raduno e che si occupasse quindi di approntare colazioni, pranzi, merende e cene non sarebbe per nulla male. Quella si che sarebbe una buona occasione per convocare anche un parente senza quasi dare l’impressione di voler fare degli sfacciati nepotismi.


Totale identità di vedute; così secondo me si dovrebbe fare per avere non solo una progressione geometrica delle varie abilità ma anche una progressiva abitudine al soccorso reciproco con una diminuita percezione delle difficoltà e una grandissima immedesimazione col fiume e col gruppo. Così si potrebbe definire il "senso di appartenenza" che, a mio parere, ai giovani serve e fa solo bene non solo per il kayak ma anche per la vita, se il gruppo è solido e sano.

Agosto 26, 2009, 03:10:09 pm
Risposta #5

Ettore Ivaldi

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Caro Nello,

 devo rivedere la mia posizione sul ruolo e sulla funzione del Team Leader, in effetti la mia era una visione decisamente antiquata, in realtà un vero Team Leader deve avere le seguenti caratteristiche:

1.   essere presente sul percorso di gara durante gli allenamenti assumendo quell’aria distaccata e sorpresa nel vedere tante canoe scendere assieme un percorso di slalom. Dall’espressione si capisce che si sta chiedendo: ma dove sono e che cosa stanno facendo tutte queste persone attorno a me?
2.   fondamentale è poi non aver contatto con nessun altro di pari rango di altre nazioni. I segreti di come conquistare il mondo devono rimanere tali sia agli altri che allo stesso team leader;
3.   vestirsi in maniera vistosa dando spazio a t-shirt che ricordano probabilmente  viaggi in America del sud. Luogo famoso per musei e reperti storici;
4.   il team leader ricorda spesso e volentieri agli atleti il suo merito nell’averli portati a gareggiare in nazionale;
5.   l’anonimato per un vero team leader è fondamentale quindi si consiglia di portare sempre occhialoni da sole e orologio tipo “Rolex” in acciaio;
6.   tra una sigaretta e l’altra si può ingannare il tempo con una fresca e meritata pivo locale nel baretto che inevitabilmente c’è su ogni campo di gara;
7.   fino a quando c’è è buona educazione tenere compagnia alla collaboratrice logistica visto che anche questo ruolo può servire come no, in relazione al luogo;
8.   il team leader gode quando è chiamato a dirigere il traffico prendendo la funzione di semaforo;
9.   il team leader si presenta al consiglio di gara scortato dal C.T. che a sua volta è supportato dal Tecnico di settore. Trova un posto a lato e, sempre mantenendo l’anonimato, cerca di carpire l’argomento della riunione: dopotutto l’inglese non è una lingua neo-latina e le similitudini con il capitolino sono effettivamente poche. Si rende conto che è finito quando tutti si alzano in piedi e lasciano il posto, lui perplesso li segue;
10.   il team leader è colui che a metà gara lascia il gruppo e si affretta a tornare a casa specialmente quando ci sono due atleti in finale… il grosso del lavoro è stato fatto e quindi cosa serve restare?
11.   dimenticavo! Il team leader è colui che si tiene aggiornato leggendo CKItalia e lo si capisce dal fatto che non saluta chi scrive del team leader!

Vedi Caro Nello, nella vita c’è sempre da imparare –
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Agosto 27, 2009, 03:18:46 pm
Risposta #6

nellokayak

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Guardo, ascolto, leggo e cerco di imparare!
Speriamo che non sia troppo tardi!
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Ottobre 02, 2009, 10:49:11 pm
Risposta #7

Ettore Ivaldi

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Non facciamo in tempo a girare l’occhio ed eccoci  presi di sorpresa con convocazioni assurde, poco pubblicizzate, che non meritano, neppure da un ufficio stampa federale, alquanto deficitario ed impreciso, una notiziola sulla home page.
Mi chiedo con quale principio oggettivo, con quale motivazione tecnica, con quale progetto futuro si possano diramare certe convocazioni.
Non c’è una logica che sia una. Non c’è uno staff tecnico unito che cerca di portare avanti un lavoro chiaro e definito. Non esiste connessione tra gli atleti convocati, si va tanto per andare! Ma finita una stagione, e tutti sappiamo com’è andata, non è il caso di fermare le bocce e mettersi attorno ad un tavolo e ragionare sul futuro? Fare un bagno di umiltà e ammettere  che è stato un fallimento, sarebbe più corretto!
Perché si vuole proseguire su una strada che da 5 anni non porta nulla se non tanto malcontento con notevoli spese per tutti?
Tra i kappa uno si mettono assieme junior e  U23, con atleti evoluti che a sua volta cercano un loro rilancio. Il buon Romeo, campione europeo 2008 U23, non è stato considerato per tutta la stagione, ha fatto una serie di gare nel 2009 disastrose e ora ritorna in auge con un pseudo raduno-gara. Due under con tre senior e in mezzo uno junior che passa senior. Domanda ma gli altri senior, junior e U23 cosa fanno perché non sono stati convocati? Spiegateci la logica! Avrebbe avuto più senso, se mai ci fosse stato un senso, affrontare questa trasferta, in questo momento così critico per la canoa slalom italiana, portando gli junior che nel 2011 avranno  i campionati europei. Il canale è molto impegnativo e ci vuole tempo, lavoro e tanta pazienza per cercare di portare a casa qualche risultato. O forse gli junior non interessano? Certo lo si potrebbe dedurre anche dal fatto che nella relazione trimestrale del presidente si ignora completamente l’oro conquistato dai nostri atleti ai Campionati Europei! E non mi si dica che la ragione è che il prossimo anno in questo canale ci sarà una gara di coppa del mondo… non si prepara una gara di coppa del mondo visto che questa serve, normalmente, per avvicinarsi al mondiale. Quindi meglio puntare a raduni e gare a Tacen e meglio ancora Bratislava visto che ci si giocherà la qualificazione olimpica nel 2011.
E il tecnico dei kappa e il tecnico delle canadesi  perché non sono stati convocati? Forse il commissario  tecnico – tornato ad essere appellato con questa dicitura – non ritiene necessario avvalersi della loro collaborazione, tra l’altro ben pagata? Di donne ne è rimasta una i C2  sono due, l’investimento sul C1 è già finito?
Ma dove bisogna arrivare per capire che proprio non ci siamo?

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi   

                                                             Congratulazioni a Rio 2016!

Ottobre 07, 2009, 04:47:36 pm
Risposta #8

Ettore Ivaldi

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L’eremita Pietro del Morrone, futuro papa Celestino V, nacque probabilmente a Sant’Angelo Limonano in Molise nel 1209. Fu fatto papa il 29 agosto 1294 e si stabilì a Napoli seguendo il re angioino Carlo II. L’unico suo atto che si ricordi fu la bolla pontificia per permettere ai papi di abdicare. Non passò molto  tempo  e prendendo alla lettera l’editto  il 13 dicembre, dello stesso anno in cui fu nominato al soglio pontificio,  abdicò.
Ponzio Pilato era un procuratore romano della Giudea nominato dall’imperatore Tiberio nel 26 d.C. e tutti sappiamo perché è diventato famoso.
Dante, il sommo poeta,  non ci fa capire bene se incontra con Virgilio nel terzo canto dell’Inferno, anzi nel vestibolo, Celestino V o Ponzio Pilato,  ma è chiaro di chi sta parlando: degli ignavi cioè di coloro che nella loro vita non hanno preso una decisione, non hanno saputo prendere posizione. La loro filosofia era quella di stare nel mezzo, restare neutri. Come Virgilio ci spiega bene:

“Questo misero modo
tegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo.
Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.
…”
Dio o chi per esso  ti ha dato una testa per pensare per agire per avere quel coraggio che alimenta lo spirito e l’anima. L’unico punto che, pur lasciandoci animali, non ci paragona alle bestie.

“Questi non hanno speranza di morte
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidiosi son d’ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.


Ma chi sono io per aggiungere anche una sola virgola a quello che Dante, con una potenza capace di far esplodere mille montagne,  ci fa capire e con cui ci spinge oltre ogni inimmaginabile confine? La poesia non è solo nella penna di chi scrive, ma è anche nelle orecchie di chi ascolta.  Se solo sentirete un sussulto  dentro di voi sarà sufficiente per non rischiare di restare in quel antinferno:
“…
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli”

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
 

Ottobre 08, 2009, 12:51:16 am
Risposta #9

maurizio bernasconi

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Ti rispondo perché mi sembri un eremita che parla nel deserto. Siccome anch'io faccio partime l'eremita, dalla mia duna grido qualcosa io pure, in questo megafono per solitari agli antipodi. Così facciamo un coro di anacoreti. Dar contro a Dante... come si fa, chi osa? Ben prima dell'Alighieri qualcun'altro aveva detto che a Dio non piacciono i tiepidi, insomma era cosa risaputa da mo'... ma caro Ettore, quanti sono quelli che davvero vivono? Non puoi pretendere nulla con la forza della ragione e gli insulti (soprattutto la ragione non funziona). La maggioranza è addestrata a rispondere a segnali codificati assai schematici. Le faccende dell'anima bisogna vedersele per conto proprio, nel raccoglimento dei gabinetti chimici, sulla propria tazza, sul buco nella sabbia, sul pitale del nostro privatissimo cranio, sull'ostensorio, nel pozzetto, a seconda. Potere e commercio usano il linguaggio giusto. Carezze, minaccie e scontatissime prese per i fondelli. Ma sono intrattenimenti inumani. Meglio starne fuori. Giudicare gli altri è poi impossibile ed è stata avanzata anche l'ipotesi che in realtà gli altri neppure esisterebbero. Se voglio vedo gli antichi fiumi fra una duna e l'altra. Ti piacerebbero. Sono tutti fiumi di quarto continuo, fin troppo tersi. Ma studiando la tesi di Pavel Florenskij (matematico e prete ortadosso) sulla teoria della discontinuità devo puntualizzare (perdio: puntualizziamo, che è gratis) devo puntualizzare che un quarto continuo non può esistere per definizione, infatti a più ripresse, anzi a infinite riprese, si aprono breccie nell'apparente regolarità del flusso tali da costituirsi in paradisi di oceano dolce sicché il canoista pronto a capire vi si può gettare, può constatare, stare, e da lì, a suo gusto, può rituffarsi in corrente e riuscirne, ad libitum, a scorno eterno dell'indeciso, del pavido, dell'estraneo a se stesso, [solo per la rima] del fesso (fesso= fissurato, diviso, disunito, come le chiappe dei francesi, nota a beneficio degli etimologisti). Ti prego di non abbandonarti al delirio dei profeti come io ho fatto. Contimua invece a raccontarci di Peter Sodomka, di Bournie, di Sattler e altre storie. Grazie Mau       

Ottobre 10, 2009, 08:44:38 am
Risposta #10

Skillo

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Devo sottolineare che questi due interventi NON rappresentano la media della cultura e dell'intelligenza proprie del mondo della canoa italiana.
Queste due ottime penne della pagaia, e il manico si vede, sono distanti anni luce dalla media nazionale cui, come recita una famosa frase tipica della zona del Grappa, "l'ignoranza ha mangiato l'intelligenza".
E' un controsenso perchè in loro la comprensione dovrebbe essere massima, ma purtroppo tale è la realtà: armati di cotanti mezzi si fa fatica a comprendere l'altrui non-logica.
Sebbene con mezzi inferiori e quindi più adatti, pure io stento a tener dietro alle scelte federali e ai ragionamenti che le hanno determinate, ma ho ancora una residua speranza data dalla supposizione che la stagione termini con questo raduno di metà ottobre e che i passi eventualmente decisi dal Presidente o dal Consiglio debbano ancora entrare in vigore.
Attendo quindi di conoscere le decisioni e le scelte per il prossimo anno nella flebile speranza che ci sia un maggior lume tattico-strategico ad illuminare la strada dello slalom.
Non mi aspetto nomi nuovi, sarebbe troppo, ma confido che qualche mente si illumini e si sollevi almeno a metà strada tra l'Homo pagaiantis e le quote raggiunte dai nostri due eccelsi forumisti.

A presto.

Ottobre 10, 2009, 11:59:25 am
Risposta #11

maurizio bernasconi

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Caro Skillo, alla luce di ciò che posso conoscere solo attraverso il forum c'è una cosa che io non so ed è questa: Perché Baron occupa quella posizione? Perché non pare possibile una sua rimozione? Per quale meccanismo (chiaro o oscuro che sia) egli sta ancora lì? Trovo giusto che Buonfiglio eviti la polemica su internet e risponda con i fatti, ma la spiegazione alla mia domanda chi potrà darla dunque? Ciao Mau

Ottobre 12, 2009, 10:40:42 pm
Risposta #12

Skillo

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Caro Maurizio,
la risposta è già nella tua domanda: i fatti.

Ottobre 22, 2009, 12:00:26 am
Risposta #13

Ettore Ivaldi

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Nessun dorma!... Tu pure, o Principessa,
Nella tua fredda stanza
Guardi le stelle
Che tremano d'amore e di speranza
la speranza era che chicchessia potesse  rendersi conto dello stato della canoa bianca – rossa – verde, ma,  anche le stelle, che tremano d’amore per questa passione,  sembrano spegnersi  sulla poca acqua che caratterizza in questa stagione i corsi d’acqua.
L’eroico Calif, pur risolvendo i tre enigmi che avevano ucciso tanti spasimanti della bella ed incantevole Turandot, accetta di svelare il suo nome e ricasca in una trappola forse mortale.
Gli enigmi della canoa però non sono stati risolti rimangono tali e si rafforzano anche a fronte degli ultimi risultati in terra di Olanda, dire che l’avevamo detto ci sembra del tutto superfluo.
Ora, vendere un quinto posto con: “… Tra gli altri azzurri, riscontri positivi nel K1 donne…” ci sembra eccessivo.
La nostra donna è passata da un 31,6% di distacco dal primo K1men della qualifica al 44,8 della semifinale, per finire al 52,7 % in finale. Con questi distacchi non riusciamo neppure ad entrare in acqua ad un campionato del mondo! Tanto più che le prime due, le uniche di valore presenti, sono rimaste nelle percentuali di distacco che normalmente si registrano e cioè tra il 12 e il 14%. Dico ciò perché qualcuno potrebbe sostenere la tesi che le caratteristiche del percorso dei tulipani  mettono più in difficoltà proprio il settore in rosa. Cosa che in realtà non è, per atlete preparate a dovere. Terminati i campionati del mondo a metà settembre, la nostra rappresentante ha partecipato agli italiani vincendoli, vista la rinuncia forzata per malattia di Cristina Giai-Pron e poi, giustamente, ha pensato di recuperare il tempo perduto buttandosi a capofitto nei suoi studi universitari. Come giustamente altri atleti hanno fatto. Certo l’allenamento specifico non è stata la prioritaria preoccupazione
Nel settore kayak maschile la lotta è stata fra i  francesi Combot, Daille e l’atleta di casa Bouten. Il primo ha vinto la qualifica, il secondo la semifinale e il terzo la finale. La gara ha visto alla partenza 39 partecipanti; dei sei italiani iscritti 4 hanno passato il primo turno e 2 hanno raggiunto la finale con un distacco poco inferiore al 4%. Ad un campionato del mondo si entra in una finale da 10 con una media di distacco dal vincitore pari ad un 2,10%. Variopinta la presenza italiana in questa categoria. Avevamo due atleti di esperienza che, dopo l’Europeo e  il mondiale del 2006, sono spariti dal circuito internazionale e questo dovrebbe far pensare non poco al calo di livello che questo settore complessivamente ha avuto in questi ultimi tre anni. Una caduta verso il basso senza paracadute fatta eccezione per un Daniele Molmenti che, vista la mal parata, ha preso la via dell’autogestione. Attualmente è in Cina su invito della federazione cinese ai giochi asiatici. 
I due U23 sono giovani atleti con un potenziale importante che però si trovano costretti  a dimostrare in continuazione le loro abilità. L’altotesino pagaia con uno stile vecchio e gareggia con una canoa che certo non lo facilita a fare il passaggio alla nuova tecnica. L’isolamento in cui si trova è la conseguenza del suo stile, poco redditizio per i tempi moderni. Il lombardo, che di abilità ne ha da vendere, non concretizza il suo gesto specialmente nei cambi di ritmo e subisce la pressione di gareggiare per dover dimostrare. Lo junior passerà senior nel 2010, vive e si allena a Subiaco e non sarà facile per lui cercare il salto di qualità nell’anno più critico e decisivo per un atleta, se l’aiuto federale rimane quello degli ultimi cinque anni.  Alla cinquina si è aggiunto il campione europeo U23 2008 che, come ho già avuto modo di sottolineare, anche in Olanda è rimasto in linea con lo stile che in negativo lo ha contraddistinto per tutto l’anno.  Prendo come esempio lui perché è emblematico e i tecnici lo possono ben capire. Cerco di spiegarlo per chi viceversa non è così addentro. Considerate il fatto di avere un cavallo da corsa, fisicamente dotato, dalle buone leve. Un cavallo che non lesina  fatica e, se guidato e stimolato, può regalare belle prestazioni. Ogni mattina, il cavallo da corsa,  lo dovete strigliare, lo fate uscire dalla sua stalla, lo prendete sotto la vostra ala e iniziate a lavorare. Nulla di strano per un allenatore, normale routine… per un Allenatore professionista! Ora il buon Romeo è sicuramente un atleta da finale, poi,  prendere una medaglia spetta a lui farlo, mentre è compito e responsabilità di un sistema portare gli uomini in finale.

I C2 non hanno avuto una grande concorrenza e la  vittoria e il terzo posto, arrivati rispettivamente con un  23,59% e 27,03% dal primo K1 men, non ci fanno dormire sonni tranquilli per questa specialità.  Si pensi che per una medaglia ai mondiali i C2 rimangono tra l’11 e il 13%. Si consideri anche il fatto che i due equipaggi italiani sono entrati in finale con salti di porta, cosa decisamente improponibile in una qualsiasi gara internazionale di livello. Ciò mi offre  l’occasione per sottolineare che in effetti al Dutch Dream non si sono presentati molti atleti e gli stessi organizzatori non sembrano aver dato molto risalto ed importanza all’avvenimento.

La notte per noi è ancora buia e profonda ma speriamo che presto si possa dileguare per portare luce e speranza nella canoa italiana.

Dilegua, o notte! Tramontate, stelle!
Tramontate, stelle! All'alba vincerò!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi









Ottobre 22, 2009, 10:30:32 pm
Risposta #14

Skillo

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Faccio i miei complimenti a Camporesi e Ferrari che hanno avuto una stagione davvero ricca di crescita tecnica e di soddisfazioni, così come noi tutti si è sperato (e pronosticato  ;)).
All'analisi di Ettore vorrei però aggiungere un paio di cose.
Come tutti noi sappiamo ci sono gare alle quali si punta, gare alle quali non si partecipa e gare che capitano in momenti della stagione nei quali l'importanza del risultato della gara, quindi l'impegno specifico che le si dedica, è minoritario rispetto ad altri aspetti.
Col raggiungimento di una certa maturità agonistica si capisce che ogni stramaledetta gara lascia un indelebile segno nero su bianco, comunemente chiamato classifica, cui qualcuno darà peso ben diverso da quello che magari l'atleta si aspetterebbe.
Va quindi di conseguenza che ogni gara andrebbe affrontata col massimo dell'impegno oppure evitata con tutte le forze.
In talune circostanze è molto meglio scegliere di far vincere gli avversari "solo perchè io non c'ero" piuttosto che rischiare le conseguenze di una sconfitta; chi leggerà le classifiche non potrà che astenersi dal fare confronti "scomodi" per qualche atleta.
Così, tra le gare cui bisognerebbe pensare bene se partecipare, ci sono quelle di scarsa o nessuna importanza, disertate dalla maggior parte degli atleti importanti, e che magari sono alla fine di una preziosa settimana di acqua mossa trascorsa a sperimentare alcune cose sulle quali poi costruire buona parte della preparazione invernale. 
Io non so e non posso sapere come abbia deciso di affrontare trasferta e gara ogni testa della compagine italiana in terra d'Olanda ma sicuramente qualcuno di loro ha dedicato molte ore all'acqua mossa per cercare di portare a casa preziose informazioni sulle quali costruire tecniche e allenamenti per il prossimo anno e, si sa, se ti concentri molto su certe cose, altre poi rischiano di andare male
Ripeto che le gare vanno affrontate col massimo dell'impegno o evitate con tutte le forze, ma molte volte gli atleti non riescono ad usare certi mezzucci; scelgono la via dell'onore e accettano ciò che ne consegue.
Un applauso a tutti gli atleti e un sincero "in bocca al lupo" per il 2010.