Autore Topic: Il bivacco libero nel trekking itinerante  (Letto 369 volte)

Luglio 13, 2018, 08:00:02 am
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marco ferrario (eko)

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Questo recente articolo https://trekking.it/news/campeggio-libero-si-no-forse.html mi ha fatto pensare anche a come siamo messi con il trekking itinerante in kayak da mare costeggiando e bivaccando. 
Per quanto mi riguarda, il viaggio di più giorni con bivacco libero è la massima espressione e l'essenza dell'andare in kayak.
« Ultima modifica: Luglio 13, 2018, 05:55:59 pm da marco ferrario (eko) »

Luglio 16, 2018, 07:07:04 am
Risposta #1

nolby

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    MARCO
dall'articolo sembrerebbe che per una sola notte sia più o meno tutto concesso...

E' opinione abbastanza comune, almeno sui vari siti/forum che parlano di outdoor. Questa idea nasce dalla differenziazione che c'è appunto tra il termine "campeggio" e "bivacco"... differenza che esiste nella testa di chi fa trekking e - probabilmente - non in quella di chi le leggi/norme le ha scritte o le deve interpretare/applicare.

Considero quindi l'idea del bivacco più o meno consentito più una speranza nella capacità di chi controlla di capire che un canoista con una tendina in spiaggia fa meno danni dello yacht ancorato nella baia (o che l'escursionista che bivacca sul fianco della montagna fa meno danni di quello che d'inverno ci si fa portare con l'elicottero a lanciarsi con gli sci).

L'unica vera certezza è che sperare in un pelo di chiarezza tra le varie leggi (che poi al 99% sono ordinanze del sindaco) è in Italia è utopistico. Del resto, se ci si pensa, è solo folle il pensare che facendo un trekking tra i monti devo conoscere l'esatto confine tra i vari comuni, conoscere TUTTE le ordinanze di TUTTI i comuni su cui passo e chiedere al Sindaco, con congruo preavviso immagino, se posso eventualmente bivaccare in questa o quella posizione...

Luglio 16, 2018, 08:16:37 pm
Risposta #2

marco ferrario (eko)

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Curioso, per essere ironici, vedere come vengano fatte deroghe e consentito il bivacco in spiaggia a gruppi numerosi di kayakers organizzati e sopratutto che sia consentito, a pochi metri dalla stessa spiaggia, il pernotto di barche e yacht, che poi, come ahimè ho spesso verificato, prima dell'alba scaricano vasti liquami direttamente in mare e, di contro, è vietato il bivacco al kayaker solitario e non gestito.

L'impatto di uno, due o anche tre kayakers indipendenti e rispettosi, che montano il campo al tramonto e lo smontano all'alba è sicuramente meno invasivo di bagnanti che spesso affollano la spiaggia o di decine e decine di kayakers bivaccanti (autorizzati) anch'essi rispettosi e sopratutto delle numerose barche in rada.

A tal proposito, per citare solo l'ultimo concreto esempio: la scorsa primavera all'isola di Palmarola ho potuto constatare quanto sopra descritto, ma potrei citare molti altri luoghi visitati in cui questa situazione è pressoché analoga.

È necessario essere ben coscienti che, ingiustamente, un kayaker indipendente è discriminato e bivaccando su spiagge compie spesso un atto non consentito, a volte, solo a volte, tollerato.

Luglio 17, 2018, 02:42:49 pm
Risposta #3

Giovanni Perozzi

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e sopratutto che sia consentito, a pochi metri dalla stessa spiaggia, il pernotto di barche e yacht, che poi, come ahimè ho spesso verificato, prima dell'alba scaricano vasti liquami direttamente in mare

curioso,... come se trasparisse culturalmente un minor impatto se ad essere inquinata è l'acqua piuttosto che la terraferma.

Luglio 17, 2018, 04:01:08 pm
Risposta #4

nolby

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    MARCO
Curioso, per essere ironici, vedere come vengano fatte deroghe e consentito il bivacco in spiaggia a gruppi numerosi di kayakers organizzati

Se sei a conoscenza di cose del genere condividi... quantomeno possiamo chiedere agli organizzatori che richieste hanno dovuto fare per ottenere l'autorizzazione.
Dei "trekking organizzati" ho sentito parlare dei vari giri dei laghi di Garda, Iseo e Maggiore ma a guardare il programma mi sembra che per tutti le soste notturne erano in campeggi veri e propri... Mi ero informato per il giro dell'Iseo...


curioso,... come se trasparisse culturalmente un minor impatto se ad essere inquinata è l'acqua piuttosto che la terraferma.
Non credo che il problema sia quello... credo che il problema sia il fatto che il lussuosissimo Yacht prima o poi per il porto della zona ci passa per far rifornimento, recuperare provviste o sbarcare per fare shopping in qualche boutique o in qualche lussuosissimo ristorante. Le amministrazioni locali credo convenga fingere di non vedere dato che spesso rappresentano una gran fetta di introiti per l'economia del paese.

Di essere tollerante nei confronti del canoista che solitamente è disposto a spendere  giusto un po' meno del proprietario di una lussuosa imbarcazione probabilmente non hanno gran interesse.

Luglio 18, 2018, 07:49:42 am
Risposta #5

marco ferrario (eko)

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curioso ... come se trasparisse culturalmente un minor impatto se ad essere inquinata è l'acqua piuttosto che la terraferma.

Grazie Giovanni per darmi la possibilità di spiegare meglio questo concetto che evidentemente non per tutti è scontato.

L'mbarcazione che scarica il serbatoio pieno di più giorni di liquami vicino a riva non solo ha un forte impatto visivo ma soprattutto è altamente inquinante considerato anche che il contenuto di un WC nautico ha in aggiunta disgreganti e deodoranti chimici che immettono nell'ambiente sostanze nocive.
Una barca di regola, dovrebbe comunque diluire, triturare e sccaricare lentamente i liquami a distanze dalla costa non inferiori a tre miglia e solo durante la navigazione ad una velocità di almeno 4 nodi (come prescritto in alcuni paesi).

Chi invece con responsabilità bivacca a terra non disperde sostanze chimiche inquinanti e seppellisce le proprie feci in un luogo non troppo  vicino a un sentiero è nemmeno vicino a una fonte d'acqua o in riva al mare.
Con una piccola paletta da giardinaggio o anche con un bastone si scava un piccolo buco che farà da latrina.
Le feci vanno mischiate e coperte con un leggero strato di terra, in modo che i batteri presenti naturalmente nel suolo possano abbatterle e disgregarle correttamente e abbastanza velocemente. 
Può andar bene anche una roccia o un sasso o un bastone per spalmare le feci in uno strato sottile che il sole e le intemperie decompongono in breve tempo disinfettando la zona.

La carta igienica è un problema e una volta usata non andrebbe lasciata sul posto ma o riposta in un sacchettino di plastica da freezer a chiusura ermetica in modo da poterla portare via oppure, se non in situazioni di pericolo d'incendio, si potrebbe bruciarla direttamente nel foro latrina e successivamente coprirla con la terra.

Perciò per il bene di tutti, quando si bivacca civilmente non si inquina, le feci vanno seppellite e la carta igienica non va lasciata sul terreno ... poi si lavano bene le mani.  ;D

Luglio 18, 2018, 09:22:26 am
Risposta #6

marco ferrario (eko)

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Se sei a conoscenza di cose del genere condividi...


Caro nolby, certo che sono bene a conoscenza di quanto ho scritto, ci mancherebbe altro!
 È chiarissimo cosa si deve fare per avere l'autorizzazione: in primis è necessario organizzare escursioni di massa a pagamento, possibilmente coinvolgendo ristoratori locali barche così dette d'appoggio ecc. ecc. Insomma, è indispensabile mettere in evidenza un business, così le autorizzazioni arriveranno facilmente.
 Ma, agire così, non lo giudico interessante e onestamente la vedo in antitesi con il bivacco libero nel rispetto per la natura.

Luglio 18, 2018, 10:50:13 am
Risposta #7

Giovanni Perozzi

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Non credo che il problema sia quello... credo che il problema sia il fatto che il lussuosissimo Yacht prima o poi per il porto della zona ci passa per far rifornimento, recuperare provviste o sbarcare per fare shopping in qualche boutique o in qualche lussuosissimo ristorante. Le amministrazioni locali credo convenga fingere di non vedere dato che spesso rappresentano una gran fetta di introiti per l'economia del paese.


Si concordo, ho visto il proliferare di porti e posti barca dalle mie parti, si parla di incentivare la nautica, il diportismo, ........., ed è tutt'oggi il programma elettorale del neo eletto sindaco, ....quello a cui ho assistito io è per la gran parte una "stradalizzazione del mare" , comportamenti beceri ed irritanti da traffico autostradale piuttosto che cultura marinaresca, ..........e tema a cui sono sensibilissimo, il mancato rispetto dei limiti di velocità sottocosta e della distanza di sicurezza. Si è vero, fa comodo avere questi cafoni del mare, che ostentano, e spendono. Salvo quella piccola parte di veri appassionati che purtroppo è la minoranza.

Luglio 24, 2018, 04:54:00 pm
Risposta #8

passolento

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In anni passati in mare non ho mai scaricato alcunchè vicino alla costa. Poi, al solito, tutto dipende dall'educazione e dalla sensibilità di ciascuno di noi. In mare come da qualsiasi altra parte.

Tornando al discorso del bivacco, lo pratico da sempre. Generalmente evito l'alta stagione ed i posti troppo affollati. Con un po' di giudizio si riesce a dormire molto bene dovunque.
Lo scorso ottobre abbiamo pagaiato per cinque giorni in giro per l'Arcipelago della Maddalena, dormendo sulle spiagge senza alcun problema. La mia regola, comunque, è che non deve rimanere la più piccola traccia del mio passaggio ;-)
Saluti
Daniele