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Se n'è andato Carlo Grigioni

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Vittorio Pongolini

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Vecchia e nuova gente,

è con grande dispiacere che devo darvi la triste notizia del trapasso, l'altroieri, 11 ottobre 2011, all'età di 78 anni, di Carlo Grigioni, da sempre socio del C.C.M. e socio onorario del Canoa Club Milano, per meriti sportivi, dagli anni '90.
Egli è stato il primo, ma davvero il primo vero esploratore dei fiumi italiani ed europei, a partire dai primissimi anni '60.
Fece decine di prime, sia per ciò che riguarda fiumi e, più ancora, torrenti nuovi, in Emilia, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Marche e, non vorrei sbagliarmi, anche in Abruzzo e Toscana, in compagnia di impavidi compagni di discese, che gli garantivano la formazione di team alle prese con canoe in legno e tela, prima, e, poi, in vtr, per esplorare in "sicurezza" tratti superiori di torrenti vergini.
Egli intraprese anche avventure su fiumi svizzeri, francesi (Verdon, in primis), austriaci e tedeschi nei secondi anni sessanta e si spinse fino ai torrenti della Grecia sul finire degli anni '70, primo tra gli italiani e solo secondo ai tedeschi, che gli diedero le istruzioni preliminari su quali fiumi scendere nell'Epiro. Epica la sua discesa integrale dell'Aoos, con canoe in vtr e dyolen, nei primissimi anni '80 con Michele Romano e Casimiro Righini.
Egli fu anche atleta slalomista di rango, partecipando come atleta della Nazionale ai Mondiali del '61, del '63 e del '67 e raggiungendo un 5° posto sul Lieser a Spittal in Austria nel K1 a squadre nel 1963 (http://ergebnisse.kanuslalom.de/int/index/index_71.html , vedere al nome Grigioni, Carlo), e, incredibile ma vero, effettuando i primi anni, queste gare con Kayak in legno e tela (vedere, a questo proposito, una sua foto di metà anni '60, sul sito del CCM dove, privo di casco, alla destra di suo fratello Mario, impartisce lezioni sull'Inn ad altri canoisti dotati di poveri caschetti da ciclista http://www.canoaclubmilano.it/index.php/pages/lastoria , nonchè più sotto, in piena gara con, appunto, un kayak in legno e tela negli anni '50).
Ho parlato col suo vecchio amico Michele Romano. E' riuscito a vederlo 4 giorni fa ancora in vita. E' molto provato per la perdita di un così importante amico canoista e mi ha detto "...tutti i miei più cari amici e colleghi di canoa degli anni epici se ne stanno andando ad uno ad uno... che tristezza infinita...". E mi ha anche riferito che l'anno scorso è stato in grado di fare ancora un giro sui fiumi della Grecia insieme agli amici di Guastalla... a 77 anni!
Il mondo perde anche un valido medico che per quarant'anni ha esercitato a Monza.
In linea con il suo carattere, spesso schivo e riservato, egli non vuole che le esequie siano corredate da funerale. Non sono pertanto in grado di riferirvi nulla al riguardo.
Ma la sua immagine di canoista agonista ed esploratore, come sportivo entusiasta, rimarrà per sempre scolpita negli annali del Canoa Club Milano e della canoa italiana.
Se volete saperne di più di Carlo, alla pagina della Storia del CCM ci sono, appunto, le sue foto e altre notizie. Per chi ha la fortuna di possedere i vecchissimi numeri di "Fiumi" degli anni '60, rivista dei canoisti del CCM, spesso si legge negli appunti a piè di pagina "...effettuata la discesa in prima del torente.... partecipanti: Carlo Grigioni... etc... etc... ".
Un ultimo saluto pieno di cordoglio dal mondo della canoa italiana a cui hai dato moltissimo, Carlo.

Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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maurizio bernasconi

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Un uomo di pochissime parole, Carlo, caratteristica comune anche ad altri della prima generazione del 4° grado in kayak: come il fratello Mario, Alberto Biagi, Luigi Paracchini, Roberto Bruno e molti altri. Uomini non solo taciturni, ma anche in possesso di educazione perfetta e di preparazione scientifica e umanistica oggi forse introvabili (sebbene la custodissero quasi in segreto per via della loro discrezione priva di incrinature). Per come lo ricordo, portava una zazzera abbastanza impertinente e guardava le persone negli occhi. Qualunque donna l'avrebbe certamente trovato molto bello e seducente, inoltre possedeva distinzione e classe naturali da vendere. Incontrarlo all'imbarco del Sesia mi metteva sempre una certa soggezione. Per quelli della mia età era abbastanza difficile trovare fiumi e rapide che i vecchi del C.C.M. non avesserto ancora disceso. Nell'ambiente dei primi canoisti da 4° e 5° grado, si accettava di riconoscerlo come il migliore. Persino Andrea Alessandrini, più giovane e molto più carico di titoli e di successi agonistici, parlava di Carlo con deferenza e rispetto e l'ammirava per lo stile. La pagaiata di Carlo era piuttosto riconoscibile e largamente improntata a una ben riuscita ricerca estetica. Considerando che non si allenava certamente come sono abituati a fare molti di noi oggi, le sue prestazioni restano assai rimarchevoli. Non credo che i suoi training abituali dagli anni 70 in poi, andassero molto oltre a qualche lunga passeggiata in montagna. Sono fortunato per averlo conosciuto e mi dispiace di non essere riuscito a penetrare maggiormente la sua cortina di riservatezza.

maurizio bernasconi

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Ho sentito Andrea Alessandrini al telefono e mi ha chiesto di aggiungere due righe a suo nome. Mi ha detto che Carlo aveva inventato la propria maestria partendo quasi da zero, come tutti in quei tempi, ed era estraneo a qualsiasi esibizionismo; insegnava con semplicità dicendo: "guarda me se vuoi, così funziona". Di quel periodo pioneristico sui fiumi, anni sessanta, Andrea rimpiange la comunione d'intenti, l'affetto e la stima personale che legava i protagonisti. Ammette che sarebbero poi arrivati canoisti molto più forti, più bravi (dice lui, ma questo sarebbe complicato da dimostrare), è chiaro che oggi s'effettuano discese di gran lunga più spettacolari, difficili e temerarie, tuttavia, prosegue: "procedevamo insieme, e questo per moltissimi anni, con sperimentazioni che rendevano la scoperta sempre più esaltante ed è stata un piccola, sicuralmente marginale, ma per noi decisiva, epopea".
Aggiungo di mio che il principio fondamentale che si imparava subito da quei (allora) giovani (canoisti, liberi campeggiatori, alpinisti, viaggiatori) era il rigoroso e spontaneo stile di vita, essenziale in tutte le cose. Contava solo la discesa, la canoa doveva essere efficiente ma niente di più, poca attenzione veniva prestata al comfort, alle chiacchiere, alle ragioni della civile società più convenzionali, alle polemiche. Anche nella vita di tutti i giorni ci si abituava volentieri a una precisa integrità e a disfarsi degli orpelli, degli accessori inutili. Era il contrario del consumismo, era ecologia ante litteram. Lo stesso modo di vedere valeva anche per Walter Bonatti, deceduto di recente e amico di Alessandrini.
Nonostante la mestizia della circostanza, Andrea è stato abbastanza spiritoso da commissionarmi il proprio coccodrillo. Dunque tutti gli ultraottantenni che non vogliono farsi trovare impreparati possono inviarmi il loro curriculum e sarà fatto. 

stefano caprile CCN

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Mi unisco al cordoglio per la perdita di un precursore della canoa fluviale in Italia. Non conoscevo Grigioni, ma leggendo i messaggi di Toio e Maurizio mi sono trovato a rivivere i tempi epici della canoa fluviale, quando scendere un fiume significava esplorarlo, perchè nessuno l'aveva mai fatto prima, quando al termine della discesa era spesso necessario tirare fuori la resina e le pezze di fibra di vetro per riparare l'imbarcazione, quando invece della muta si usava un maglione di lana con sopra un K-way ed il caschetto era un optional e, soprattutto, la tecnica dovevi studiarla e scoprirla da solo.
Quando scompare un protagonista di quei tempi, la perdita è immane.
Non solo cordoglio quindi, ma anche gratitudine.
Gratitudine nei confronti di Carlo e degli altri canoisti che hanno vissuto quell'epoca e ci hanno fornito le basi per praticare lo sport più bello del mondo.

Stefano
Stefano CCN

Marco Pedroletti

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Ho vissuto forse gli ultimi tempi del pionerismo, non lo spirito.
Alla fine degli anni settanta Grigioni non rimandava ad un Cantone, era il nome di un mito della canoa, inarrivabile per un "Granacciano" come me.
Le sue discese travalicavano il puro aspetto tecnico (e mi trovo totalmente d'accordo con Maurizio circa la bravura di ora e di allora !), mi affascinava soprattutto il modo in cui affrontava e portava a termine le sue imprese. Ricorderò sempre il racconto di un viaggio sull'Evinos in Grecia, in totale autonomia ed autosufficienza di gruppo.
Ciao Carlo !
Marco Pedroletti

     

Vittorio Pongolini

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Vi prego, tutti coloro che hanno qualsiasi cosa da ricordare, da raccontare, da trasmettere, da riferire su Carlo lo facciano. Anzi sono eticamente obbligati a farlo per lui, per quello che ha dato alla canoa in Italia.
Era un tale personaggio, per quei tempi, che deve essere celebrato con i nostri rarefatti ricordi.
Io prossimamente, appena ne avrò il tempo, andrò sui vecchi "FIUMI" dove mi ricordo di una entusiasmante descrizione della discesa in prima del Sesia da Piode, effettuata da Carlo & C., nella seconda metà degli anni '60. Mi ricordo una foto del giovane Carlo sorridente e felice, come se fossi io che gliela sto facendo, e voglio andarla a rivedere. Inoltre mi ricordo una sua descrizione in prima persona, a casa mia, nell' '88 o '89, del Verdon nei '70, con un rocambolesco bagno con un suo passaggio attraverso un sifone con vista finale della luce e relativo autosalvataggio. Eppoi mi ricordo la presentazione del suo servizio "Nell'oceano artico in kayak" nell''89, l'unica a cui prese parte, del suo viaggio nel mare d'Islanda, nel nord del paese, alla 2^ Rassegna "La Canoa Esplora Il Mondo". Il suo servizio, viaggio fatto con Tondelli e Righini e pochi altri, dove trovò un mare da paura, con difficoltà enormi anche per prendere terra al tramonto, con digiuni indotti dal non arrivo nei luoghi di rifocillamento, con ringraziamenti per l'ospitalità a pescatori incontrati in improbabili baracche, nemmeno riportate dalle carte nei fiordi islandesi  e con il rischio di passare le notti in balia dell'oceano. E mi ricordo, oltre a diverse discese effettuate con lui sul "suo" Sesia e sull'Enza, in particolare, una pagaiata sul Po in piena, in autunno, con passaggi tra pioppeti allagati con i fusti usati a mo di paline da slalom.
Ecco, i veri canoisti, come Carlo lo era, sono quelli che vanno ovunque vi sia dell'acqua da solcare. Non impotava se fosse salata o dolce, piatta o turbolenta, se facesse freddo o caldo e dove fosse. L'importante era lo spirito pionieristico, quello di cui parla anche Maurizio, che è sempre più difficile trovare in questa società (canoistica) un po' troppo di facciata. Non parlo ancora da vecchio rincoglionito - ho 53 anni e, ahimè, sono un po' acciaccato da incidenti vari - ma parlo da persona che ha vissuto gli ultimi anni epici della canoa, i '70, e che ha modo di fare dei confronti.   
Invece che un funerale, la sua memoria canoistica deve essere inondata dai nostri ricordi.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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crazyjoe

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Carlo, Arturo, Casimiro, Enrico per me sono stati l'inizio di una passione che ha coinciso con la mia vita.
L'ultima volta ci siamo visti a febbraio per incontrare Arturo rientrato dal Canada. E' stata una festa come le discese del Trebbia, sempre con l'esule canadese, un po' di anni fa.
Ricordo la foto della sua Alessandrini in candela sul catalogo di Francesconi come esempio di amicizia transconcorrenziale e di spinta emulativa: "anch'io così !".
Per me era l'inizio e lui era un protagonista senza volerlo essere: una bella lezione di stile.

Nino Crudele

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Ho letto ora, stavo lavorando e penso sia il momento di fermarmi un attimo e rendere omaggio a una delle persone che hanno reso il kayak lo sport più bello del mondo.
E' grazie a persone come Carlo che lo spirito del kayak è, e rimane prima di tutto, divertimento e gioia.
Ricordo quando si scendeva il trebbia con lo spirito di esplorazione e divertimento, kayak in resina e polistirolo sul gavone per evitare eventuali sfondamenti.
Le persone come Carlo mi hanno insegnato e mi insegnano ancora oggi che il bello di questo sport è che il fiume è vivo, in continuo cambiamento ed ogni discesa è diversa dall' altra, mi hanno trasmesso la gioia di scendere semplicemente il fiume per la sua bellezza.

Ciao Carlo e grazie di tutto.

Francesco Balducci

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Non conoscevo personalmente Carlo Grigioni, ma è merito suo e di personaggi del suo stampo  se ho nutrito il desiderio di solcare fiumi e torrenti con il kayak. Leggevo avidamente le pagine di "Fiumi" che aspettavo con trepidazione, immedesimandomi nei racconti avventurosi di quelli che, all'epoca, erano i canoisti di punta e di riferimento. Personaggi leggendari, le cui gesta rimarranno scolpite nel tempo. Gente di altri tempi, gente da onorare e da cui imparare ancora. Con immensa stima.

Arturo Tondelli

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Caro Pongolini ,
E' un piacere avere tue notizie dopo tanti anni e notizie di tutti gli altri amici nonostante l'occasione molto triste,ma ho buone notizie per tutti : Carlo non se n'e' andato.

Carlo e' sempre qui e rimarra' sempre nei pensieri di chi lo ha conosciuto.

Carlo rimarra' sempre nel pensiero di chi apprezza le cose semplici e senza prezzo come il piacere di farsi una discesa in prima in Grecia o Turchia,riscoprire il fascino del Trebbia in primavera,o quello che e' rimasto dell'Enza,,l'Adrenalina dell'Aoss o dell'Oum er Bia',l'acqua turchese e gelida del Voidomatiis o l'aspetto invitante e micidiale del Koepru.

E' sempre lui il primo ad insistere gentilmente e per ore nella ricerca del campeggio perfetto con prato, torrente,bosco e vista idilliaca in cui fare il fuoco , passare la notte , mangiare e bere e raccontarsi storie di bivacchi precedenti.

E' sempre presente quando facciamo un recupero doloroso a piedi e facciamo programmi per andare in Afghanistan che era il nostro progetto dopo la Turchia e nessuno di noi trovo' i tre mesi necessari per ripercorrere la strada di Alessandro il Grande ,fermarci di tanto in tanto a farci un fiume dall'aspetto invitante ed immaginare che magari il Grande Alessandro ci abbia fatto il bagno anche lui 2500 anni fa per togliersi un po' di polvere di dosso.

Carlo e' sempre qua a tenere il fuoco acceso fino a notte fonda per tenere la pasta al caldo senza bruciarla per chi torna affamato come un lupo da un recupero di ore ,nel frattempo Carlo trovera' anche il tempo per piantarti la tenda,perche' si sa' che dopo un recupero duro trovare cibo e tenda pronta ad accoglierti e' un lusso da ricchi.

Sarebbe lui il primo a dirti di bere un paio di bicchieri di Lambrusco per sciaquare il nodo in gola che ti puo' venire al pensiero di tante avventure passate insieme.
Per me me non se n'e' andato ma ci sta aspettando tutti su quel fiume bellissimo in Afghanistan dove Russi ed Americani non arriveranno mai e saremo noi i primi e gli ultimi a discenderlo ed a farci una mangiata alla fine della discesa.

Caro Pongolini , se suoni ancora la fisarmonica portati anche quella in Afghanistan che ci facciamo una grande jam session  intorno al fuoco.
Un saluto a tutti.
Arturo Tondelli
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Gian Piero Russo

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Anch’non ho mai conosciuto personalmente Carlo Grigioni  ma solo  dalle  pagine della “ Guida ai fiumi d’Italia” di  Guglielmo  Granacci,    un riferimento imprescindibile (con la storica rivista “Fiumi” )   per  generazioni  di appassionati  “fluviali”.   Le  descrizione dei percorsi  si  concludevano spesso  con  le informazioni  sull’epoca e sui  componenti  del  gruppo  della prima discesa.     Dopo aver consumato le pagine nella lettura dei  tanti percorsi  (e  averne scesi  non pochi grazie alle preziose indicazioni )   ho cominciato a familiarizzare con   i nomi  di quelli che furono  i  protagonisti di una vera e propria epopea,  sconosciuta ai più,   del canoismo fluviale Italiano.   Tra questi   ricorreva  spesso  il   nome di Carlo Grigioni, componente di quello sparuto   gruppo di intrepidi che fin dagli anni 50  ha  contributo alla nascita ed alla diffusione   della  canoa fluviale in Italia.  Io ho iniziato   sul finire degli anni 70  grazie al Gruppo Canoe Roma ed  ai vari  Noviello, Lucarelli, Bartolozzi,  Carbonelli, Loffedo,     discepoli  del  buon   Granacci,  in quell’epoca  pioneristica   mi piaceva l’idea di  far parte di una ristretta cerchia di  privilegiati  che,  con Carlo,   condividevano  l’avventura  di  esplorare il  fiume.
 Ho ancora vivo  il ricordo di quelle prime discese ,  immagini  lontane nel  tempo ma ancora fresche nella memoria,  che  mi riportano a quei  tempi lontani,  legati  alle emozioni della nostra gioventù   che si rinnovano ogni volta che mi ritrovo a   pagaiare in  fiume . 
a Carlo  con gratitudine   

Vittorio Pongolini

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Caro Arturo,

siamo andati una volta sola in canoa assieme, sul tuo beneamato Enza. Ora vivi "emigrante in Canada" a Vancouver se non vado errato. Ci hai sicuramente guadagnato in fatto di fiumi.
E' una dolorosa condizione quella in cui ci si risente. Carlo era un grande personaggio ed il primo di tutti noi italiani a proporre l'esplorazione fluviale. Io lo ammiravo molto, forse proprio per quella sua riservata propositività nel scegliere itinerari fuori della norma, fuori dai canoni classici. Aveva uno spirito pionieristico incredibile e, come giustamente hai voluto riferire, la sua anima si sentiva in ogni momento delle avventure canoistiche, dalla discesa stessa ai contorni che la canoa offre.
Non ho avuto l'occasione di fare spedizioni canoistiche con Carlo, solo discese domenicali o nei week end. Me ne dispiaccio. Ma anche lui sapeva che anch'io, in fatto di pionierismo, me la cavo bene. Tant'è che una volta, verso sera, dopo la metà degli anni '90, andai a Correzzana, nel suo ambulatorio, fuori degli orari di visita dei pazienti. Rimanemmo un'ora e mezza a parlare di viaggi, ed avventure passate sull'acqua. Era molto interessato ai viaggi extraeuropei, soprattutto a quelli negli USA che avevo fatto fino ad allora. Era ancora periodo pre-internet e non era facile organizzarseli come lo è adesso e ogni informazione reciproca era d'oro. Era sempre stato molto riservato, ma quella volta capii di essere sulla sua "lunghezza d'onda" (non metaforico, canoistico) e di aver fatto breccia nel suo riservato interesse per la mia personalità canoistica e pionieristica. Poco tempo dopo venne a  casa mia e parlammo ancora di nuove avventure sue (vostre) e mie (nostre).  Ecco, Carlo era un uomo che voleva capire prima con chi aveva a che fare. Poi si espandeva, ma sempre in modo controllato e finalizzato.
Questo spirito pionieristico, esplorativo che egli ci ha naturalmente indicato, deve essere nel DNA di ogni vero canoista che si definisca tale. E' una quintessenza che va oltre le quattro già conosciute - acqua,aria,terra e fuoco -, di cui Aristotele ne fu il referente.  E' quell'etere, quell'energia che si trova solo in persone con una personalità sportiva ed esplorativa talmente spiccata che nessun ostacolo umanamente concepibile ed affrontabile può impedirne la realizzazione.
Carlo è stato il primo a seguire questo istinto nel mondo della canoa. Noi tutti siamo arrivati, se ci siamo arrivati, dopo di lui.   

PS Aspettiamo che sminino l'Afganistan, poi ne parliamo (anche se ho già sceso fiumi in zone minate...). Tieni a mente il nome del fiume.
PPSS Ahimè, non suono più la fisarmonica da un paio di decenni. Suono altri strumenti. Ma se la mia gamba incidentata e la mia spalla mi sorreggono, sono davvero, ancora un valido compagno di discesa.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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Arturo Tondelli

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Caro Pongolini,
Qui non c'e' che l'imbarazzo della scelta in fatto di fiumi e ci si va tutto l'anno.
Anche Carlo se n'e fatti un buon numero una decina d'anni fa con Casimiro, Silvio Pesucci, poi sono venuti tanti altri ,Gianni Cargnelutti ( abbiamo fatto una prima memorabile dell'ultima gola del Cayoush.) Poi Paolo Buzzi, Diego, Ludo ( Biagi) e tanti altri che sarebbe lungo ricordare.
Anch'io ho qualche acciacco ma da Maggio a Settembre mi faccio una media di 3- 4 discese la settimana, ho il fiume sotto casa.
Acqua potabile, salmoni,orsi  aquile ecc... Vieni a trovarmi se hai tempo.
Arturo
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Chicca Frati

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In questo momento in cui tutti voi canoisti ricordate le più belle cose vissute insieme a Carlo Grigioni, anche io, da donna, vorrei inserirmi nella “catena del ricordo”.
 Conosco Carlo da più di trenta anni, penso di poter affermare che sia stato uno dei più grandi amici di mio marito Silvio. Una amicizia  fatta di silenzi come silenzioso è tutto ciò che ha sempre ruotato intorno a lui. In più di trenta anni di amicizia, di condivisione di grandi viaggi, di fatiche, di paure, di sbagli, di emozioni, fortissime.. credo che si siano scambiati, forse, non più di cento parole: ma la la sintonia e l'intesa fra loro era perfetta!
 Io non sono canoista, non sono stata ( se non nei primissimi tempi) di quelle al seguito per il recupero; non ho partecipato alle loro  “vacanze”..., ma ho sempre avuto, di questo “strano” gruppo di “pazzi”, due certezze: la prima è che, pur essendo persone diversissime fra di loro, vivevano un fortissimo legame, al di là delle parole, di amore per i fiumi, di grande rispetto per la natura e di forte richiamo per la bellezza; la seconda è che, in ogni tipo di difficoltà, ognuno di loro, avrebbe dato la propria vita per salvare  l'altro.... E così io me ne rimanevo a casa “tranquilla” che sarebbero tornati sani, salvi e felici.
Credo che il gruppo, Carlo, Mario, Casimiro, Silvio, Arturo, Enrico, Tilli “de Roma” e tanti tanti altri che non ho conosciuto, abbiano vissuto, insieme, l'esperienza di quella che io definisco la “vera amicizia fra uomini”....
Ho una piccola richiesta da fare ad ogni canoista nel momento in cui scende un fiume....”fermasi un attimo ad ascoltare la silenziosa pagaiata di Carlo”...          Chicca.

Alessandro Leonori

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Ciao a tutti,

vi segnalo che sabato prossimo 26 novembre alle 20:30, in occasione della 24° rassegna video-fotografica dedicata alla canoa "LA CANOA ESPLORA IL MONDO", al centro San Fedele, via Hoepli 3/5, Milano,

verrà proiettato un breve filmato di commemorazione dedicato a Carlo Grigioni, con stralci di un'intervista realizzata da Alberto Faggioni 13 anni fa e alcune immagini dei mondiali slalom di Lipno '72 a cui Grigioni partecipò.

Questo non è che un assaggio. L'intervista completa, i mondiali di Lipno '72 e moltri altri eventi canoistici degli anni '60/'70 ripresi da Visconti in 16mm verranno in futuro pubblicati su WildWater TV Italia (www.wwtv.it).

Con il prezioso e del tutto volontario contributo di Gian Piero Rossi del CUSMILANOCANOA, stiamo infatti curando la digitalizzazione dell'intero archivio storico in 16mm del CC Milano, da troppi anni "in cantina", per far rivivere il canoismo pionieristico!!!

Visitando www.wwtv.it e iscrivendosi alla mailing list, si viene informati ogni volta che esce un nuovo video.

Arrivederci sabato prossimo!
ALESSANDRO LEONORI
CUS MILANO CANOA
Alessandro Leonori
WildWater TV Italia
http://www.wwtv.it

Ettore Ivaldi

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"verrà proiettato un breve filmato di commemorazione dedicato a Carlo Grigioni, con stralci di un'intervista realizzata da Alberto Faggioni 13 anni fa e alcune immagini dei mondiali slalom di Lipno '72 a cui Grigioni partecipò ... L'intervista completa, i mondiali di Lipno '72..."

mi permetto solo di correggere alcuni dati dell’amico Alessandro per correttezza d’informazione e per ricordare alla grande il compianto Carlo.

I mondiali a Lipno non sono stati fatti nel 1972 - anno in cui si disputò la prima edizione olimpica per la canoa slalom - ma nel 1967. Grigioni chiuse al 38esimo posto nella gara individuale vinta dal tedesco Jürgen Bremer. Partecipò anche alla gara a squadra con Roberto Bruno e Roberto D’Angelo, quest'ultimo al suo secondo mondiale dopo l'esordio del 1965 a Spittal all'età di 20 anni. I tre  atleti italiani ottennero l‘11esima piazza.

Carlo Grigioni partecipò anche ai campionati del mondo nel 1963 e nel 1961 rispettivamente a Spittal (Austria) e a Hainsberg (Germania). La sua migliore prestazione in maglia azzurra fu un quinto posto nella gara a squadre di Spittal con  fratelli Sigi e Willi Gerstgrasser.

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Gengis

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Ciao a Tutti,
voglio ringraziare sia Alessandro per l'oneroso impegno di digitalizzare l'archivio Visconti/CCM  , cosa buona e giusta,ed anche
all'Amico Ettore  che  è la memoria storica dello Slalom i suoi interventi sempre di una precisione  cronometrica.
Doveroso anche il ricordo che il CCM rende ad un grande Pioniere della canoa, quale è stato Carlo Grigioni  a cui Tutti Noi dobbiamo molto .
Io non posso vantare una Amicizia con Carlo ,  lo conosciuto , ho fatto pochissime discese con lui , io ero un principiante  ,
 lui  aveva già disceso di tutto e di più.L'ultima discesa assieme è stata sul Sesia  nella prima manifestazione pro Sesia , quella organizzata
 da Maurizio  Bernasconi  metà anni 80.
Sarebbe bello preparare una copia  del dvd da inviare a Michele Romano , suo compagno di discese e forse l'ultimo di quella generazione di Pionieri
non agonisti , Esploratori dei nostri corsi d'acqua  che noi Amatori  consideriamo come  i nostri  Padri Nobili .
Gengis

Vittorio Pongolini

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Ragazzi,

ho appena avuto  modo di vedere l'anteprima del video di commiato a Carlo Grigioni! E' bellissimo! E' commovente! Sono 5 minuti e rotti di storia della canoa, storia in cui tutti noi ci dobbiamo specchiare e con cui tutti noi dobbiamo condividere il nostro vissuto di canoisti.
Ci sono due produttori, Vittorio Visconti nel 1967 (Vittorio, se tu solo sapessi il valore storico di ciò che hai ripreso 43 anni fa...) e Alberto Faggioni nel 1999, che ha avuto un'intuito assoluto ad intervistarlo 12 anni fa, e un addetto al montaggio, Alessandro Leonori, che non finisce mai di stupirmi  per l'abilità nell'editing e che ci garantirà una splendida commemorazione di Carlo. Alessandro ha assemblato un film  a 16 mm con pista sonora (che già allora era una autentica chicca, per tempi in cui si usava l'8 mm e si passava al Super 8 al massimo) con un video DV! Fantastici, tutti e tre.
Venite tuttii sabato sera a rendere quest'ultimo omaggio visivo a Carlo! Avvisate tutti coloro che hanno avuto modo di vivere emozioni con Carlo (penso a tutti i familiari di Carlo, agli amici di tante avventure di tutta la Provincia di Reggio e agli amici Romani; penso a Roberto D'Angelo [cui io portai il kayak ai Mondiali di Merano nel '71 al termine dello slalom, quando avevo 13 anni e fu molto emozionante...], e a Roberto Bruno; penso a Andrea Alessandrini; Peso io e pensateci Voi tutti)! Gli dobbiamo molto e questo è il minimo che possiamo fare per ricordarlo.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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stefano carbonara

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ci vediamo stasera

Vittorio Pongolini

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Cara Lilli,

moglie di Carlo, se mi leggi, scusami. Scusami di averti coinvolto pubblicamente, di essermi intromesso nel tuo intimo dolore lo scorso sabato alla Rassegna. Scusa se ti ho fatto del male chiedendoti di "alzarti". Purtroppo in queste manifestazioni tutto viene amplificato,  e anche il più recondito dei sentimenti viene reso pubblico. Anche questa mia avrei dovuto criptarla, ma non ho idea di come fare a fartela avere perchè non sono in contatto con te da anni. Sono uno dei pochi che ha avuto la fortuna di conoscerVi, seppur marginalmente e sporadicamente, durante la vita canoistica di Carlo. Ti ho riconosciuta dal palco e mi sono lasciato andare, intromettendomi nel tuo muto, privato dolore e, ancora peggio, non ti ho domandato scusa subito dopo, all'intervallo. L'ho fatto e ne sono pentito, ma l'ho fatto per commemorare Carlo, non per fare audience.
Perdonami tu e perdono anche a Mario se ha provato la stessa sensazione.
Un abbraccio sincero. 
PS se qualcuno che sa come contattarla e può recapitarle questa email ha tutto il mio ringraziamento.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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Vittorio Pongolini

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Ecco ragazzi,

vi ho scansionato la copertina di "FIUMI - il giornale dei canoisti" del dicembre 1965. Ci sono Carlo e sua moglie Lilli appena sposati. All'interno della rivista si legge : "Il giorno 24 novembre in Milano, alla presenza di numerosi soci del CCM, si sono uniti in matrimonio la graziosa signorina Mariangela Martiradonna e il Dr. Carlo Grigioni, nostro Direttore. Alla coppia auguri vivissimi da tutti i fiumi ", ( si proprio così, da tutti i fiumi).

Erano anni epici, quelli, dove si festeggiava un matrimonio in modo cavalleresco, con un arco di pagaie, come fosse una cerimonia di corte per l'incoronazione del suo sovrano. In ogni caso, fa parte del folklore di quei tempi più diretti e più semplici, dove tutto era più spontaneo e meno pregiudizievole.

All'interno della rivista, 20 pagine, si leggono diversi articoli e trafiletti. In primis spicca l'articolo "Un anno di disordine" dove le categorie più interessate agli eventi climatici, canoisti ed agricoltori, si lamentano della mutevolezza del clima: primavera siccitosa, estate tempestosa e autunno prima con fiumi in piena eppoi scarso d'acqua. Non è cambiato molto dai giorni nostri... Anche le due categorie che si accusano a vicenda di danneggiarsi per l'acqua. Acque inquinate da pesticidi - erano gli anni del DDT - e di inquinamento dalle industrie del Bormida e del Tanaro. Cementificazione e lottizzazione selvaggia fin a ridosso dei fiumi.
Nell'articolo "Notizie dall'Italia" si legge che è stato costituito il 17 nov. il Canoa Club Val D'Enza a Vetto e che i novelli soci hanno incluso l'abbonamento a "FIUMI" nella quota d'iscrizione. L'EPT organizza una Scuola di Canoa Fluviale sull'Enza con il CCM. Si legge poi che che l'Ivrea Canoa Club in occasione del gemmellaggio con la città di Chambery organizza un raduno in Francia col club di canoa locale. Poi che il Canoa Club Verona, costituito il 18/5/'63 effettua un corposo rimpasto del suo Consiglio Direttivo e che Chierigo sostituisce Tessari alla Presidenza del club. A Vigevano i soci stanno ultimando la costruzione della nuova sede c/o il bar Calypso, sulla sponda dx del fiume. Al CC Milano si rinnovano le iscizioni per il '66 e il costo dell'iscrizione è di £ 3800 (1,96 €) e verrà inclusa l'iscrizione a FIUMI e la cartina dell'Arno.
Proseguendo c'è la descrizione della discesa del Secchia da Busana a Castellarano, 41 km di classe 3a (a, ?). Il fiume è stato sceso in prima nel 5/1964 da G. Granacci, V. Melloni e altri.
C'è poi un lungo articolo "Diario di una gita: Le Mie Vacanze" di L. V. (presumo Luigi Valsecchi). Il non più giovane canoista con una Klepper Aerius F2 smontabile a vela parte da Sorrento e scende passando per Punta Campanella, Amalfi, Golfo di Salerno, Agropoli, Acciaroli, Palinuro e sbarca a Camerota. Poi smonta la canoa, carica i 78 kg di canoa più bagaglio e ottiene prima un passaggio da locali eppoi prende il treno e riparte da Pizzo Calabro per arrivare a Panarea. Passa infatti da Palmi, costeggiando tutta la Calabria, supera lo stretto di Messina, arriva a Milazzo e si butta solo verso Vulcano. Seppure con angoscia, vi arriva, eppoi va verso Lipari e appunto Panarea. Alla fine delle vacanze un amico gli chiede che cosa ha fatto quest'estate. Gli risponde che ha realizzato il sogno della sua vita. "Sei forse andato a letto con B.B.?". "No, ho fatto 700 km in canoa!".
Nella rivista ci sono anche mezze pagine di pubblicità: Pagaie Azzali, Tende Moncler, Canoe ASA (mod. Micro 65 e Nike 65 color resina), Ottica Valsecchi A. (fratello dell'impavido kayaker marino ?) e pagine intere di una stazione di benzina della Amoco di Spino d'Adda che dà ai canoisti un servizio di rimessa e tutela all'auto mentre sono sul fiume, e della Nuova Poliplast che produce anche canoe in poliestere.

Ecco, questo era uno spaccato canoistico degli anni del boom economico. Gli anni in cui Carlo solcava già da parecchio i fiumi dell'Italia.

Su Carlo, ho altro materiale, tratto da FIUMI. Compatibilmente coi miei tempi, ve lo proporrò.

Ultima modifica: Dicembre 09, 2011, 09:53:51 am da Daniela Mariaschi
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

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Puntuale come un orologio, vi propongo un'altra chicca di un Carlo Grigioni più maturo: la mitica "candela" sul Golo, al passaggio del massone, se non ricordo male, da Francardo in giù. Fu una foto che segnò un epoca, l'epoca della ricerca delle "candele", sia casuali che volute. Era il 1977 e la foto è di Bonini, socio CCM degli anni '70.
E' la foto cui si rifersce crazyjoe più sopra, alias Gianni Cargnelutti, che fu ripresa da Francesconi e pubblicata sul catalogo delle sue canoe,nonostante si trattasse di una canoa ASA, un concorrente. Erano quelli i mitici anni in cui ci si affacciava all'esplorazione dei torrenti della Corsica, e Carlo, insieme ad altri impavidi, fu uno dei primi esploratori dei torrenti dell'isola mediterranea, subito successivo a Josef Haas, l'autore tedesco dei due libri "KORSIKA". Anch'io affrontai quel passaggio alcuni lustri fa. Non mi mise in candela. Semplicemente sparii per una decina di secondi, preoccupando non poco i miei compagni di avventura.

Nelle pagine interne di "FIUMI" n. 62 di giugno 1977 si legge nella Posta che il 5 aprile si è costituito il Canoa Club Bolzano - Kanu Club Bozen con una trentina di soci.
Si legge poi che l'Ente Prov. del Turismo di Piacenza è riuscito ad ottenere l'autorizzazione per costruire uno scivolo per canoe sul Trebbia alla diga di San Salvatore e che si provvederà a chiudere la galleria. Il costo preventivato è di £ 1.250.000 mai fondi sono pochi e il Canoa Club Valtrebbia ha lanciato una sottoscrizione cui il CCM ha subito aderito.
Si prosegue con una dettagliata descrizione dell'integrale del Danubio dalla Foresta Nera al Mar Nero, effettuata da G. Bachi & soci con una canoa a sei posti in cui si trovano  pagaiatori che per un mese dovranno pagaiare 12 h al giorno. Hanno l'appoggio di un auto con viveri e tutto il resto. Partono il 22/8 del '76 e arrivano il 14/9. Passano per Germania, Austria, Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Bulgaria e Romania e, con tappe tra i 90 e i 130 km al giorno, giungono al delta, sul "Cerno More".
Ci sono poi un paio di articoli "politici" di Mario Nebbiai, della C.I.C. (allora non c'era ancora la F.I.C.K)  Commissione Italiana Canoa, in seno alla F.I.C.,Federazione Italiana Canottaggio, e una dettagliata descrizione del Cecina, di M. Mori, A. Romano e C. Condrera, effettuato in prima il 4 novembre 1976 anche con C2 e C1. La discesa è da Monteguidi, dal ponte, a Pomarance. Ci sono passaggi anche di IV grado. Una bella avventura, stando alla descrizione, perchè non ci sono strade che lo costeggiano.
C'è poi la descrizione della prima della Pesa di G. Mariani. Siamo sempre in Toscana e gli attori sono sempre gli stessi dell'articolo del Cecina più altri aggiunti. Il fiume è relativamente facile, IIe III grado. C'è un articolo di F. Mantani che s'è fatto diverse isole della Dalmazia, comprese le Kornati, con una Klepper a vela. Un bel giro, e l'articolo è tratto dalla rivista "Liburnia" con allegato un disegno del K 2 a vela.
Si passa ad un articolo dal titolo "Il fiume Nera e la valle incantata" segnalato da G. Bifolchetti ma scritto da A. Fabbri. E' una dettagliata descrizione del fiume, dalle sorgenti al Tevere, con citazioni rinascimentali e Virgiliane dell'Eneide. Pezzo interessante davvero, che alterna paesaggio a storia, epica a geografia.
Ne "Dai club" si legge, in veneto stretto, tratto dal notiziario del C.C. Verona, di una serie di prese diposizione del  sig E. Poletto. Vi risparmio i "Trovemose, o dereliti amici miei, Organisemose e femolo anca noialtri sto benedeto programa turistico..." C'è poi la  costituzione del Team Kayak fiume Oglio.
Ci sono tantissimi risultati di gare dove si legge spesso che Pierpaolo Ferrazzi vince praticamente tutte le gare di Slalom (anche di Discesa) nella ctg. Allievi (il ragazzino  diventerà campione olimpico a Barcellona '92...).
Si chiude con una rapida descrizione dei fiumi Panaro, Leo, Lima e Scoltenna di Casimiro Righini, grande amico di Carlo Grigioni e compagno di innumerevoli avventure. Descrizione di 4 fiumi in una pagina formato A3. Praticamente imbarco, sbarco, grado, punti salienti. Ermetica ma sufficiente a permettere la discesa di tutti e quattro.
Le pubblicità sono decisamente di piùdel precedente numero e spiccano in retropagina la ASA canoe, la Black & Decker, La Fisca attrezzature da canoa, Moldresin canoe, Pellegrini Mirco canoe e Mute Mares.

Ma non mi fraintendete; tutto questo è per darvi uno spaccato del mondo della canoa negli anni in cui Carlo Grigioni affrontava l'esplorazione di fiumi europei, avendo disceso in prima gran parte dei torrenti italiani. L'Italia gli stava stretta e la Corsica era ad un braccio di mare...
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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Ragazzi,

sull'onda del revival canoistico (una vera "Old Wave") indotto dall'argomento di cui all'oggetto, vi propongo questa volta un'articolo tratto da "FIUMI" n. 24 del dicembre 1967. E' la descrizione della prima del Sesia, da Piode a Balmuccia, effettuata, così dice il testo, in due domeniche successive il 14 e 25 luglio 1967 e quindi dei tratti che i canoisti della "New Wave" dividono in  tre tratti, Piode-Scopello, Scopello-inizio delle Gole, Gole del Sesia-Balmuccia.
L'autore è Luigi Paracchini (Senior), che abbiamo visto all'ultima Rassegna, - anch'egli per rendere omaggio a Carlo - padre di Francesco  e nonno di Luigi (Junior).
Il sottotitolo è emblematico: "Sesia Meraviglia Insuperabile". Evidentemente è sempre stato considerato così per tutte le generazioni di canoisti che l'hanno solcato. 
Vi riporto sotto il testo che ho scansionato in OCR perchè temo che non si riesca a leggere dall'allegato n.1 (dall'anteprima non si vede come viene):

"UNA PRIMA ECCEZIONALE

 SESIA MERAVIGLIA INSUPERABILE

di LUIGI PARACCHINI 

Dott. Grigioni Carlo, Zampirolo Franco, Biagi Alberto, Jucker Denny, Grigioni Mario.
 
Nei giorni 14 e 25 luglio canoisti del Canoa Club Milano: Biagi Alberto, Jucker Denny, Carlo e Mario Grigioni, Franco Zampirolo e Luigi Paracchini hanno disceso in prima assoluta il fiume Sesia dall'abitato di Piode spostando notevolmente quindi a monte il punto di partenza del tratto possibile ed aumentando di ben 14 Km. circa il percorso del così detto Sesia Superiore a monte di Varallo (Novara). Il tratto in questione da Piode a Balmuccia, in condizioni di portata media, può essere considerato complessivamente di 3°- 4° grado con qualche passaggio di 5° grado.
La discesa nell'insieme è molto bella, l'acqua pulita, il colloquio con il fiume indisturbato e sempre intenso, il tutto con la cornice austera e generosamente verde della Valsesia.
La partenza si effettua abbastanza comodamente subito a valle del ponte nel paese di Piode sulla sponda destra.
Imbarcati, si trasborda subito e decisamente verso l'altra sponda per superare una specie di scivolo naturale approfittando di una lingua a sinistra. Dopo un centinaio di metri, rapida impegnativa da superare tenendo a destra. Più avanti, grosso sasso a sperone nel mezzo del fiume con passaggio difficile leggermente a «esse» da imboccare a destra del sasso. Da questo punto fino all'abitato di Pila difficoltà di 3° grado.
Come appare un piccolo ponte pedonale ad arco, si presenta un difficile passaggio con grosso sasso nel mezzo. Con piccola e media portata, si passa a sinistra con manovra rapida e decisa, con forti portate il passaggio si semplifica notevolmente a destra diritto.
Si prosegue in rapide non difficili quasi fino a Scopello dove il fiume presenta tre rapide consecutive di crescente difficoltà. Nelle prime due si intravvede facilmente dal fiume il passaggio, mentre nella terza, subito prima del ponte stradale nel paese, due grossi sassi, di cui uno normalmente coperto dall'acqua, nel mezzo del fiume, rendono la rapida difficile e pericolosa.
Con livello d'acqua sufficiente si passa a destra diritto, con poca acqua si scende a sinistra e poi ci si sposta rapidamente a destra.
Il fiume procede con difficoltà relativamente minori finchè dopo Scopetta appare un ponticello pedonale ad arco che segna l'inizio della gola lunga circa un chilometro.
Subito prima del ponticello il fiume si stringe vorticoso tra le rive rocciose e dopo una breve ma violentissima rapida precipita in un salto naturale assolutamente impossibile. Trasbordare sulla sinistra ed imbarcarsi sotto il ponticello.
La gola assume rapidamente un aspetto minaccioso ed insieme attraente concedendo con generosità emozioni e difficoltà.
Si incontrano dapprima un salto ed un passaggio molto difficile ma possibili, fin'ora non superati (esplorare e ben valutare). Segue un altro salto più facile ma sempre impegnativo finché si sente il rombo di un salto spaventoso che si evita trasbordando sulla sinistra in quota elevata. Più sotto il fiume riprende il suo percorso alternando laghetti e salti tutti possibili finché un ultimo salto di notevole dislivello con passaggio da imboccare a destra, pone termine all'avventura. Più avanti si passa sotto un piccolo ponte e per un buon tratto le difficoltà sono piuttosto contenute finché si giunge ad una bella e spumeggiante rapida (della Salamandra) dopo una larga curva a destra presso la strada. Iniziare la rapida nel centro oppure sulla destra e percorrerla tenendosi rigorosamente a destra vicino ai cespugli.
Si lascia sulla sinistra l'abitato di Balmuccia e si arriva alla famosa rapida omonima non impossibile (almeno sembra) ma estremamente difficile e pericolosa. Il fiume sprofonda con un sordo ruggito sulla sinistra e normalmente i canoisti trasbordano con facilità a destra.
Il laghetto sottostante porta all'inizio del famoso tratto della gara di discesa libera ormai ben conosciuto ed abitualmente percorso."


Noi, abitudinari del Sesia, riconosciamo tutte le rapide, almeno quelle che nel corso di 45 anni non sono cambiate; è vero? Molte, anzi tutte, sono state superate grazie alle tecniche ed alle attrezzature.
Ma è grazie a Carlo ed agli impavidi pionieri dell'alto corso sopra elencati, che proprio non potevano discenderle con le loro canoe in vetroresina, che siamo arrivati sino a qui. Senz'altro hanno corso dei bei rischi ad avventurarsi in un tratto così ostico anche per le attuali canoe che abbassano di parecchio le difficoltà del fiume.

In copertina, per la precisione, si vede un giovane Alberto Biagi a torso nudo nella neve del Trebbia, e si vedono le linee e le dimensioni delle canoe con cui venivano scesi i terzi, i quarti e i quinti gradi... Provateci voi se ci riuscite! Avete capito la maestria di Carlo & C ?!!
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Vittorio Pongolini

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Un'altra memorabile pagina di storia della canoa, scritta o interpretata da Carlo Grigioni, è il resoconto dei mondiali di Spittal del '63, fatti per regolamento con canoe smontabili, sia per lo slalom che per la discesa.  Si legge dal testo, molto lungo - non me ne vogliate né Voi nè CKItalia- , riportato per comodità di lettura con testo in corsivo poco più sotto, anche riguardo l'attività agonistica di tutto l'anno.
E' un'altro pezzo di storia della canoa italiana (ed europea) che senza "FIUMI" non sarebbe esistita. E possiamo capire che cosa erano le gare e con quale pionierismo, rischi e regolamenti venissero affrontate.
Oltre a tutto il dettagliato resoconto dei Mondiali, fa sorridere leggere, verso il termine del pezzo, che il ben conosciuto Alessandrini, tra i tanti allori vinti nella sua ricca carriera, ha potuto portarsi a casa anche un... lattonzolo!
 

Attività agonistica


C. Grigioni

Con le  gare di Merano era conclusa la fase preparatoria e di selezione ai campionati del mondo di Spittal. Tuttavia le diverse prove non avevano indicato chiaramente chi, oltre ai due fratelli Gertsgrasser, dovesse entrare nella rappresentativa italiana e la Federazione aveva lasciato allo Sport Club Merano l'incarico di scegliere un terzo componente fra gli uomini del C.C.M Lo Sport Club Merano segnalò l'opportunità di inviare in Austria una squadra più numerosa di quella proposta dalla Federazione, che comprendesse tre Meranesi, Willi e Siegi Gertsgrasser e Drescher, e tre Milanesi, Grigioni, Biagi e Alessandrini; la Federazione accolse questa soluzione.
La notizia di ciò ci giunse a luglio avanzato e ci rallegrò molto. Tutti e tre pensavano a questi campionati da almeno un anno ed eravamo felici di andarci assieme. Purtroppo poi Biagi, nel punto culminante della preparazione, si ammalò per due o tre settimane e preferì che al suo posto andasse Martinelli.
lo andai a Spittal insieme a Martine!Ii. Quando arrivammo, la sera del 7 agosto, quasi tutti i concorrenti, compresi i Meranesi, erano già là da qualche giorno e avevano disceso ripetutamente il fiume.
Nella città e nei dintorni v'era un numero impressionante di canoe. A Spittal erano convenuti moltissimi appassionati; di tutta Europa accorsi per assistere alle gare e fare poi una vacanza SI!i fiumi dell' Austria. Anche i nostri di Milano in partenza per la Jugoslavia sarebbero stati là il giorno dello slalom.
Noi provammo il percorso l'ultimo giorno prima delle prove ufficiali. Il Lieser, altre volte così selvaggio, portava in quei giorni poca acqua e non v'era davvero nessun pericolo. L'acqua era limpida e calda così come noi non potevamo immaginare. Si passava in alto attraverso fitti boschi di abeti entrando, poco prima dell'abitato di Spittal, in una gola dalle pareti ripide dove il fiume aumentava di pendenza e di difficoltà. Qui era il tracciato dello slalom.
Il regolamento dei campionati de! mondo imponeva che lo slalom si corresse con la canoa smontabile, ma il vecchio « slalom '59» - ripreso dopo un anno dalla soffitta - era del tutto inadeguato. Si sperava che la Klepper ci avrebbe prestato l'ultimo tipo di smontabile che è molto simile a una rigida, così come aveva fatto con i Tedeschi e con i Meranesi. L'ultima giornata prima della gara la passammo sotto la tenda mentre fuori pioveva. Andavamo ogni ora a chiedere per la barca. Solo verso sera il sig. Hermann ci disse che potevamo prenderla e allora la montammo subito e la provammo in un tratto del fiume vicino al nostro campeggio.
La prima gara era di slalom a squadre. Ci si imbarcava su una piattaforma di legno a metà immersa nell'acqua. Lo starter era in comunicazione telefonica con altri giudici più a valle e dava il via quando la squadra precedente era a buon punto. Mentre aspettavamo, Willi mi disse che si doveva andare piano e cercare di fare meno penalità possibile. lo ero perfettamente convinto di questo e mi sentivo sicuro; tuttavia la presenza di quella folla così grande e l'importanza della prova toglievano il respiro. La squadra degli Stati Uniti partita prima di noi indugiava più del previsto. Il via fu come una liberazione; Siegi mi gridò qualcosa alla porta 5 e poi ancora alla porta 7 dove mi aveva aspettato.
Mi affacciai al tratto più ripido del fiume tutto bianco di schiuma; in fondo bisognava girare a destra passando attraverso a due grandi onde. Vi entrai appoggiato a monte e per questo errore mi rovesciai subito. Con grande fatica riuscii a tornare su, ma quando raggiunsi gli altri due ero troppo stanco e mi rovesciai ancora e definitivamente entrando nella corrente che usciva veloce davanti alla porta a tempo.
Tutto era rimandato alla seconda prova del pomeriggio e non si poteva naturalmente più sbagliare. Alla partenza eravamo molto nervosi e inutilmente cercavamo di nasconderlo.
Alle prime porte toccammo là dove prima eravamo passati bene. I pali si stavano chiudendo quando mi trovai davanti alla porta 3 così che dovetti frenare per infilarla e ostacolai Willi che usciva dalia porta 4 in salita. Alla porta 15 però passai indenne e così anche al'a 17, superando il punto che prima mi era stato fatale. Da questo punto Siegi continuò a voltarsi e cominciò a gridare che ce l'avevamo fatta. Negli ultimi metri impiegammo tutte le nostre forze.
La nostra squadra era arrivata terza in classifica ed eravamo naturalmente molto soddisfatti. Più tardi però ci dissero che agli Inglesi era stata assegnata una nuova prova per presunta irregolarità durante la prova precedente e che
ai Cechi erano stati tolti 50 punti di penalità così che le due squadre ci avevano sopravanzare e noi eravamo passati al quinto posto.
Il giorno appresso disputammo la gara di slalom in singolo. Siegi discese con grande vigore e perfetto stile e fu il migliore degli Italiani battendo anche il fratello Willi. lo e Alessandrini dovevamo essere degli attori di secondo piano e le previsioni furono rispettate. La nostra era una preparazione discreta dal punto di vista tecnico, ma scarsa da! punto di vista atletico; così passammo abbastanza bene le porte impiegando però un tempo troppe lungo.
Era previsto il predominio della squadra della Germania orientale, composta di quattro uomini ognuno dei quali aveva buone probabilità di vincere. La loro superiorità fu però al di là di ogni aspettativa. Di essi due si classificarono al primo e al secondo posto, uno al quinto e uno al sesto posto. Glaeser, il campione laureatosi a Dresda era quinto; Bremer, il nuovo campione del mondo, riusciva a migliorare nella seconda prova un tempo che pareva già irraggiungibile alla fine della prima.
L' 11 agosto le prove di slalom era no finite. Al!e ultime luci della sera, quando la folla era andata via e gli uomini cominciavano a togliere le porte, qualcuno scendeva ancora il fiume. Anche noi partimmo dall'accampamento e scendemmo in canoa lungo la gola. L'acqua, dopo una lunga giornata di sole, era straordinariamente calda; immersi nella penombra della sera, senza l'ansia terribile delle ore passate, potevamo ritrovare la gioia di sempre. Più tardi al campeggio rimanemmo a lungo desti mentre lontano si sentivano le grida dei Tedeschi e dei Cecoslovacchi che avevano scoppi improvvisi di esultanza.
Nei giorni successivi vi furono le prove di discesa libera, una discesa a dire il vero poco significativa. Il Lieser era andato calando ogni giorno e i sassi affioravano sempre più numerosi così che in alcuni punti non si poteva evitare di toccare. La gara era poi falsa a dalla presenza contemporanea delle R e delle F con un titolo per entrambe, il che non consentiva una graduatoria assoluta per una specialità praticamente unica. Prevalsero comunque in entrambe le categorie gli Austriaci con Preslmayer per la F e Klepp per la R. I nostri discesisti erano Willi e Siegi Gertsgrasser, Alessandrini e Martinelli. Tutti e quattro correvano con delle Baschin modello Mick, categoria R.
Willi aveva buone probabilità di salire sul podio dei primi tre, arrivò invece soltanto sesto perché troppo provato dalle gare di slalom.
Ci fu per ultima la gara di discesa a squadre, novità assoluta per i campionati del mondo. La vittoria toccò ai tre fuori classe della Germania occidentale Vogt, Englet e Schroeder. La giornata era cominciata male per loro: il remo di Englet, poco prima della partenza, era stato portato via dalla corrente, non so come. Mentre aspettavamo lungo il percorso vedemmo passare, in luogo della squadra tedesca, questo remo azzurro che Englet inseguiva trafelato un po' sulla strada e un po' sulla riva. Grazie a un regolamento ab-bastanza elastico - una delle cose più simpatiche di questi campionati - i tre poterono ripresentarsi poi per ultimi alla partenza vincendo di pochi secondi sugli Austriaci. Raramente ho visto tanta gioia come sul viso di questi ragazzi nel momento di apprendere la notizia. La nostra squadra era partita bene, ma poi Alessandrini aveva bucato e col crescere del livello dell'acqua dentro la canoa la sua remata si fece sempre più pesante. All'ultimo poteva a stento tenere la direzione e mantenere l'equilibrio.
La sera di quello stesso giorno ci separammo. Il gruppo più numeroso partiva per la Jugoslavia dove avrebbe disceso !a Drina. Alessandrini era diretto all' Adriatico, Martinelli ed io tornavamo a casa. Eravamo smagriti e stanchi, ma quel viaggio era stato molto bello e rimpiangevamo che fosse finito così presto.
Veniamo al mese di settembre su acque più, casalinghe: sono nate due nuove gare, una discesa libera in Verona organizzata dal canoa club locale e dotata di ricchissimi premi e uno slalom sul canale Muzza organizzate dal C. C. Melzo (primo premio un lattonzolo). Entrambe hanno avuto una partecipazione numerosa e sono state vinte da Alessandrini seguito dal sempre più sorprendente D’Angelo di Ivrea.
A Ivrea s'è disputata la solita gara di fine stagione che è stata onorata, della presenza di canoisti meranesi e germanici.
All'ultimo ci arriva da Ivrea la notizia che Martinelli e Vaglio si sono recati all'estero facendosi onore. Sull' Arc in Francia, Martinelli è stato secondo e Vaglio quinto e sulla Versoix presso Ginevra Martinelli quarto e Vaglio quarto fra gli juniores su un totale di 140 partecipanti. Ecco in sintesi quanto s'è fatto in campo agonistico nella seconda metà di quest'anno.



Spero si vedano bene le immagini sotto riportate senza il gigantismo o il nanismo dei precedenti inserimenti (che ho chiesto di sistemare a CKItalia ma che non ha trovato soluzione).
Io non posso fare nulla al riguardo.
In copertina di fiumi dell 11/'63 si vedono le acque della Drina, splendido fiume della Jugoslavia meridionale ormai interrotto da una diga costruita pochi anni dopo in cui si getta la montenegrina Tara.

Grazie a Carlo una nuova/vecchia pagina di storia. Spero davvero che i lettori capiscano la grandezza del canoista.  
Ultima modifica: Gennaio 09, 2012, 01:32:35 pm da Vittorio Pongolini
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silvio pesucci

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Ho avvertito Casimiro ( Casimiro Righini ) che, in questo blog, ci sono delle belle testimonianze su Carlo ed ha avuto il desiderio di scrivere.
Ha chiesto a me di inserire il suo messaggio.



Se n'è andato Carlo Grigioni
 
Il Capo non c'è più: era il capo in Islanda "e quando esce è un capo chino".
Il Nostro se n'è andato: era il nostro in Grecia "il nostro torna nostro, è tutti noi".
Il Maestro ha smesso d'insegnare: era il maestro sulle Alpi "ho visto il maestro fare il bagno".
La Guida ha riposto le carte: la nostra guida in Marocco, e prima, e poi, sui Pirenei.
L'Esperto è spento, Trebbia Taro Enza Ceno Lima Scoltenna e mille altri ancora: ha tentato d'insegnarmi (con scarsi risultati) la canoa
così come Marcello "Tilli de Roma" mi ha imparato a ridere "aah quello mica è stronzo da poco" diceva lui.
Per me era il DUTUR, non saprei dire se abbiamo sceso più torrenti o percorso più sentieri: sempre montagne erano.
Forse abbiamo bevuto più lambrusco (io senz'altro).
Comunque tutto questo non c'è più, sono morti tutti: il Capo, il Nostro, la Guida, il Maestro, l'Esperto, lo Stronzo e il DUTUR
è rimasto Carlo. Grigioni, la leggenda..............e si sa le leggende non muoiono mai.
 
P.S: la discesa dall' AOOS avvenne nella primavera del '74 lui diceva del '75, conoscendolo aveva ragione lui, conoscendomi non gliela darò mai!
 
PPSS: cercate di stanare Alberto Biagi con Mario Luigi Michele. Quante storie schiude quell'alba.
 
Casimiro

Gengis

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Ciao Silvio ,
 anche se è passata una vita da  quando venivo alla Poderina con Pylade dopo aver disceso il Merse o la Farma ,spero ti ricorderai di me .
Come sempre la mordace poesia di Casimiro ci fa rivivere momenti ormai antichi  , magici, irripetibili .
Casimiro da vecchio orso  non lo vedo  mai , anche se siamo a 30 km , non lo vedo mai ai vari raduni o gare di fluviale a Boretto, vedo alle volte suo Fratello .
Ti do il mio indirizzo mail in modo di poter avere un reciproco contatto, anche per non intasare con fatti personali il forum.
In attesa del piacere di rivederti , magari con la pagaia tra le mani ti saluto caramente .Gengis Khan
[email protected]

Vittorio Pongolini

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DIECI ANNI SUI FIUMI ITALIANI

Non è finita la "saga" della vita canoistica di Carlo Grigioni. Egli ha scritto molto negli anni '60 per la rivista FIUMI riguardo alle sue discese esplorative sui fiumi italiani . Penso proprio di farVi cosa gradita nel riportare quella che è stata la storia delle "prime" dei fiumi italiani a 10 anni dalla fondazione del Canoa Club Milano.

Non riporterò per iscritto tutto quanto è stato stampato da FIUMI come nei  miei precedenti interventi : spero si legga opportunamente dagli allegati che ho ridotto in modo adeguato (non sono in grado di verificare il lavoro, solo di modificarlo nei pochi minuti disponibili post-invio: vado in modo empirico).

Ogni canoista potrà leggere quelle che sono state le impressioni degli attori delle discese dei fiumi più prossimi alle proprie zone e ai più frequentati. Tevere, Arno, Scoltenna, Enza, Vara, Taro, Ceno, Trebbia, Aveto, Tanaro, Stura di Demonte, Maira, Po, Stura di Lanzo, Orco, Dora Baltea, Sesia Toce e molti altri minori. Per ognuno potete sapere o risalire, come una metafora canoistica,  alla data di effettuazione della "prima".

E' un documento storico davvero importante e spero che abbiate preso le misure sulla importanza della figura di Carlo per il canoismo italiano.

PS Coloro che non trovano i propri fiumi abituali non disperino: prossimamente inserirò anche "DIECI ANNI SUI FIUMI ITALIANI II" pubblicato nel '65 e forse molti  li troveranno.

PPS Nella copertina di FIUMI del novembre 1964 c'è la foto di un tratto di Passirio.
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Marco z

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Se da un lato , il titolo di questo tread  è molto triste , dall'altro , è veramente affascinante leggere  e vedere le foto di quella che è la storia del kayak fluviale  e l'amore che quest'uomo ha dedicato ad esso.
Mi dispiace non aver avuto l'onore di conoscerlo.


Vittorio Pongolini

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Certo che tutti i canoisti non hanno aspettato altro che la seconda parte di "Dieci anni sui fiumi italiani", vi riporto quanto promessovi. Finalmente nelle famiglie potrà quindi tornare l'armonia perchè, come la saga di Harry Potter, anche la saga di Carlo Grigioni si arricchisce di un nuovo capitolo.
Ticino, Tresa, Mera, Adda sup. e inf., Brembo, Chiese, Sarca-Mincio, Adige, Isarco, Aurino, Noce, Avisio, Brenta, Piave, But, Fella e alcuni altri sono il patrimonio di fiumi e torrenti discesi da Carlo, considerati oggi come un lascito di emozioni per le generazioni contemporanee. Sono tutte queste e quelle della parte precedente già pubblicata, prime, e qualche "seconda" (Noce) di fiumi che ci consentono discese per gran parte dell'anno, un vero prezioso retaggio che ci permette di svolgere la nostra attività con costanza.
Per questo motivo hanno un valore più alto perchè tramandato dalla "generazione del legno e tela" alla "generazione del polietilene".
Resta il mistero su quali possano essere i due fiumi  finali non menzionati e rinviati al decennio successivo. Quali mai potranno essere? Peccato non poterlo chiedere a Carlo...
PS Inutile spiegare che in copertina di FIUMI del febbraio del '65 c'è il Ponte Gobbo di Bobbio.
Ultima modifica: Febbraio 20, 2012, 07:49:06 pm da Vittorio Pongolini
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Vittorio Pongolini

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Questo messaggio è per Gianni Cargnelutti o per Arturo Tondelli. Ma lo metto sul forum perchè almeno vi sentiate "obbligati" nei confronti dei lettori.

Cari Voi, ho saputo una ventina di giorni fa sull'Enza da Gianni che gira un CD, prodotto da Arturo, con delle storie inedite, o meglio, inesplicitate, relative alla vita canoistica di Carlo e di tutti Voi, con foto e commenti vari. Addirittura si entra nei dettagli riguardo al terribile "passaggio" di Carlo attraverso il sifone del Verdon, quando Egli si vide spacciato e invece rivide la luce, come salvezza finale, e se la cavò.

Gianni mi disse che non sa bene come riportare le foto sul forum, ma io sono sicuro che troverà qualcuno che lo aiuterà, forse proprio i responsabili del forum (ragazzi, è roba da cineteca, da annali della canoa!). Sono immagini storiche e le vogliamo proprio leggere e vedere.

La saga deve continuare e Voi tutti ne siete gli interpreti.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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Dani Ckfiumi

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Gianni mi disse che non sa bene come riportare le foto sul forum, ma io sono sicuro che troverà qualcuno che lo aiuterà, forse proprio i responsabili del forum (ragazzi, è roba da cineteca, da annali della canoa!). Sono immagini storiche e le vogliamo proprio leggere e vedere.

Ciao Vittorio, Gianni è il benvenuto e se ci vuole contattare direttamente ci trova qui 
http://www.ckfiumi.net/contatto.phtml

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Vittorio Pongolini

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Sempre durante la spedizione sui fiumi del Peloponneso e della Grecia Centrale ho avuto il grande onore e piacere di scendere in canoa con l'ex pluricampione mondiale di slalom e discesa degli anni '60 e primissimi '70 Kurt Presslmayr
(http://ergebnisse.kanuslalom.de/int/index/index_80.html#3710) . Egli è stato un atleta contemporaneo di Carlo e, se Carlo fosse vivo, potrebbe senz'altro riconoscerlo. Kurt è del '43 e vive a Salzburg. Hanno  gareggiato insieme  durante le edizioni dei mondiali del '63 e del '67.  Non ha mai smesso di pagaiare e tutt'ora si diletta ad andare ancora in canoa per il mondo con i suoi amici austriaci - sono stati due volte sul Colorado, in Costarica, in Bosnia proprio nei giorni in cui scoppio la guerra dei Balcani nel '91 e fecero un rocambolesco rientro in patria, etc..) - anche più vecchi di lui (Wolf ha 77 anni e dice che sarà per lui l'ultimo anno in Grecia perchè fa fatica a portare il kayak in spalla all'imbarco e allo sbarco!). Certo, ha 69 anni e non si è imbarcato con noi sul tratto alto dell'Erymanthos, fiume di IV e V grado, ma si è distinto con uno stile pulito e efficace sui quarti gradi, sul Lousios e sull' Alfiòs. Parlando, mi ha riferito di essere stato l'unico atleta canoista al mondo ad aver vinto lo stesso anno il mondiale in slalom e in discesa, quello del '65 (nell'elenco del link tedesco ci sono solo le gare di slalom)! Un vero grande campione.
La considerazione finale va anche a Carlo: tutti questi grandi atleti del passato, dopo le loro fasi agonistiche, hanno continuato a pagaiare, spinti da una grande passione per lo sport della canoa. Quanti, me compreso, saranno in grado di emularli fino a quell' età ....?
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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