CKI il forum della canoa italiana

Se n'è andato Carlo Grigioni

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Vittorio Pongolini

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Vecchia e nuova gente,

è con grande dispiacere che devo darvi la triste notizia del trapasso, l'altroieri, 11 ottobre 2011, all'età di 78 anni, di Carlo Grigioni, da sempre socio del C.C.M. e socio onorario del Canoa Club Milano, per meriti sportivi, dagli anni '90.
Egli è stato il primo, ma davvero il primo vero esploratore dei fiumi italiani ed europei, a partire dai primissimi anni '60.
Fece decine di prime, sia per ciò che riguarda fiumi e, più ancora, torrenti nuovi, in Emilia, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Marche e, non vorrei sbagliarmi, anche in Abruzzo e Toscana, in compagnia di impavidi compagni di discese, che gli garantivano la formazione di team alle prese con canoe in legno e tela, prima, e, poi, in vtr, per esplorare in "sicurezza" tratti superiori di torrenti vergini.
Egli intraprese anche avventure su fiumi svizzeri, francesi (Verdon, in primis), austriaci e tedeschi nei secondi anni sessanta e si spinse fino ai torrenti della Grecia sul finire degli anni '70, primo tra gli italiani e solo secondo ai tedeschi, che gli diedero le istruzioni preliminari su quali fiumi scendere nell'Epiro. Epica la sua discesa integrale dell'Aoos, con canoe in vtr e dyolen, nei primissimi anni '80 con Michele Romano e Casimiro Righini.
Egli fu anche atleta slalomista di rango, partecipando come atleta della Nazionale ai Mondiali del '61, del '63 e del '67 e raggiungendo un 5° posto sul Lieser a Spittal in Austria nel K1 a squadre nel 1963 (http://ergebnisse.kanuslalom.de/int/index/index_71.html , vedere al nome Grigioni, Carlo), e, incredibile ma vero, effettuando i primi anni, queste gare con Kayak in legno e tela (vedere, a questo proposito, una sua foto di metà anni '60, sul sito del CCM dove, privo di casco, alla destra di suo fratello Mario, impartisce lezioni sull'Inn ad altri canoisti dotati di poveri caschetti da ciclista http://www.canoaclubmilano.it/index.php/pages/lastoria , nonchè più sotto, in piena gara con, appunto, un kayak in legno e tela negli anni '50).
Ho parlato col suo vecchio amico Michele Romano. E' riuscito a vederlo 4 giorni fa ancora in vita. E' molto provato per la perdita di un così importante amico canoista e mi ha detto "...tutti i miei più cari amici e colleghi di canoa degli anni epici se ne stanno andando ad uno ad uno... che tristezza infinita...". E mi ha anche riferito che l'anno scorso è stato in grado di fare ancora un giro sui fiumi della Grecia insieme agli amici di Guastalla... a 77 anni!
Il mondo perde anche un valido medico che per quarant'anni ha esercitato a Monza.
In linea con il suo carattere, spesso schivo e riservato, egli non vuole che le esequie siano corredate da funerale. Non sono pertanto in grado di riferirvi nulla al riguardo.
Ma la sua immagine di canoista agonista ed esploratore, come sportivo entusiasta, rimarrà per sempre scolpita negli annali del Canoa Club Milano e della canoa italiana.
Se volete saperne di più di Carlo, alla pagina della Storia del CCM ci sono, appunto, le sue foto e altre notizie. Per chi ha la fortuna di possedere i vecchissimi numeri di "Fiumi" degli anni '60, rivista dei canoisti del CCM, spesso si legge negli appunti a piè di pagina "...effettuata la discesa in prima del torente.... partecipanti: Carlo Grigioni... etc... etc... ".
Un ultimo saluto pieno di cordoglio dal mondo della canoa italiana a cui hai dato moltissimo, Carlo.

Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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maurizio bernasconi

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Un uomo di pochissime parole, Carlo, caratteristica comune anche ad altri della prima generazione del 4° grado in kayak: come il fratello Mario, Alberto Biagi, Luigi Paracchini, Roberto Bruno e molti altri. Uomini non solo taciturni, ma anche in possesso di educazione perfetta e di preparazione scientifica e umanistica oggi forse introvabili (sebbene la custodissero quasi in segreto per via della loro discrezione priva di incrinature). Per come lo ricordo, portava una zazzera abbastanza impertinente e guardava le persone negli occhi. Qualunque donna l'avrebbe certamente trovato molto bello e seducente, inoltre possedeva distinzione e classe naturali da vendere. Incontrarlo all'imbarco del Sesia mi metteva sempre una certa soggezione. Per quelli della mia età era abbastanza difficile trovare fiumi e rapide che i vecchi del C.C.M. non avesserto ancora disceso. Nell'ambiente dei primi canoisti da 4° e 5° grado, si accettava di riconoscerlo come il migliore. Persino Andrea Alessandrini, più giovane e molto più carico di titoli e di successi agonistici, parlava di Carlo con deferenza e rispetto e l'ammirava per lo stile. La pagaiata di Carlo era piuttosto riconoscibile e largamente improntata a una ben riuscita ricerca estetica. Considerando che non si allenava certamente come sono abituati a fare molti di noi oggi, le sue prestazioni restano assai rimarchevoli. Non credo che i suoi training abituali dagli anni 70 in poi, andassero molto oltre a qualche lunga passeggiata in montagna. Sono fortunato per averlo conosciuto e mi dispiace di non essere riuscito a penetrare maggiormente la sua cortina di riservatezza.

maurizio bernasconi

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Ho sentito Andrea Alessandrini al telefono e mi ha chiesto di aggiungere due righe a suo nome. Mi ha detto che Carlo aveva inventato la propria maestria partendo quasi da zero, come tutti in quei tempi, ed era estraneo a qualsiasi esibizionismo; insegnava con semplicità dicendo: "guarda me se vuoi, così funziona". Di quel periodo pioneristico sui fiumi, anni sessanta, Andrea rimpiange la comunione d'intenti, l'affetto e la stima personale che legava i protagonisti. Ammette che sarebbero poi arrivati canoisti molto più forti, più bravi (dice lui, ma questo sarebbe complicato da dimostrare), è chiaro che oggi s'effettuano discese di gran lunga più spettacolari, difficili e temerarie, tuttavia, prosegue: "procedevamo insieme, e questo per moltissimi anni, con sperimentazioni che rendevano la scoperta sempre più esaltante ed è stata un piccola, sicuralmente marginale, ma per noi decisiva, epopea".
Aggiungo di mio che il principio fondamentale che si imparava subito da quei (allora) giovani (canoisti, liberi campeggiatori, alpinisti, viaggiatori) era il rigoroso e spontaneo stile di vita, essenziale in tutte le cose. Contava solo la discesa, la canoa doveva essere efficiente ma niente di più, poca attenzione veniva prestata al comfort, alle chiacchiere, alle ragioni della civile società più convenzionali, alle polemiche. Anche nella vita di tutti i giorni ci si abituava volentieri a una precisa integrità e a disfarsi degli orpelli, degli accessori inutili. Era il contrario del consumismo, era ecologia ante litteram. Lo stesso modo di vedere valeva anche per Walter Bonatti, deceduto di recente e amico di Alessandrini.
Nonostante la mestizia della circostanza, Andrea è stato abbastanza spiritoso da commissionarmi il proprio coccodrillo. Dunque tutti gli ultraottantenni che non vogliono farsi trovare impreparati possono inviarmi il loro curriculum e sarà fatto. 

stefano caprile CCN

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Mi unisco al cordoglio per la perdita di un precursore della canoa fluviale in Italia. Non conoscevo Grigioni, ma leggendo i messaggi di Toio e Maurizio mi sono trovato a rivivere i tempi epici della canoa fluviale, quando scendere un fiume significava esplorarlo, perchè nessuno l'aveva mai fatto prima, quando al termine della discesa era spesso necessario tirare fuori la resina e le pezze di fibra di vetro per riparare l'imbarcazione, quando invece della muta si usava un maglione di lana con sopra un K-way ed il caschetto era un optional e, soprattutto, la tecnica dovevi studiarla e scoprirla da solo.
Quando scompare un protagonista di quei tempi, la perdita è immane.
Non solo cordoglio quindi, ma anche gratitudine.
Gratitudine nei confronti di Carlo e degli altri canoisti che hanno vissuto quell'epoca e ci hanno fornito le basi per praticare lo sport più bello del mondo.

Stefano
Stefano CCN

Marco Pedroletti

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Ho vissuto forse gli ultimi tempi del pionerismo, non lo spirito.
Alla fine degli anni settanta Grigioni non rimandava ad un Cantone, era il nome di un mito della canoa, inarrivabile per un "Granacciano" come me.
Le sue discese travalicavano il puro aspetto tecnico (e mi trovo totalmente d'accordo con Maurizio circa la bravura di ora e di allora !), mi affascinava soprattutto il modo in cui affrontava e portava a termine le sue imprese. Ricorderò sempre il racconto di un viaggio sull'Evinos in Grecia, in totale autonomia ed autosufficienza di gruppo.
Ciao Carlo !
Marco Pedroletti

     

Vittorio Pongolini

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Vi prego, tutti coloro che hanno qualsiasi cosa da ricordare, da raccontare, da trasmettere, da riferire su Carlo lo facciano. Anzi sono eticamente obbligati a farlo per lui, per quello che ha dato alla canoa in Italia.
Era un tale personaggio, per quei tempi, che deve essere celebrato con i nostri rarefatti ricordi.
Io prossimamente, appena ne avrò il tempo, andrò sui vecchi "FIUMI" dove mi ricordo di una entusiasmante descrizione della discesa in prima del Sesia da Piode, effettuata da Carlo & C., nella seconda metà degli anni '60. Mi ricordo una foto del giovane Carlo sorridente e felice, come se fossi io che gliela sto facendo, e voglio andarla a rivedere. Inoltre mi ricordo una sua descrizione in prima persona, a casa mia, nell' '88 o '89, del Verdon nei '70, con un rocambolesco bagno con un suo passaggio attraverso un sifone con vista finale della luce e relativo autosalvataggio. Eppoi mi ricordo la presentazione del suo servizio "Nell'oceano artico in kayak" nell''89, l'unica a cui prese parte, del suo viaggio nel mare d'Islanda, nel nord del paese, alla 2^ Rassegna "La Canoa Esplora Il Mondo". Il suo servizio, viaggio fatto con Tondelli e Righini e pochi altri, dove trovò un mare da paura, con difficoltà enormi anche per prendere terra al tramonto, con digiuni indotti dal non arrivo nei luoghi di rifocillamento, con ringraziamenti per l'ospitalità a pescatori incontrati in improbabili baracche, nemmeno riportate dalle carte nei fiordi islandesi  e con il rischio di passare le notti in balia dell'oceano. E mi ricordo, oltre a diverse discese effettuate con lui sul "suo" Sesia e sull'Enza, in particolare, una pagaiata sul Po in piena, in autunno, con passaggi tra pioppeti allagati con i fusti usati a mo di paline da slalom.
Ecco, i veri canoisti, come Carlo lo era, sono quelli che vanno ovunque vi sia dell'acqua da solcare. Non impotava se fosse salata o dolce, piatta o turbolenta, se facesse freddo o caldo e dove fosse. L'importante era lo spirito pionieristico, quello di cui parla anche Maurizio, che è sempre più difficile trovare in questa società (canoistica) un po' troppo di facciata. Non parlo ancora da vecchio rincoglionito - ho 53 anni e, ahimè, sono un po' acciaccato da incidenti vari - ma parlo da persona che ha vissuto gli ultimi anni epici della canoa, i '70, e che ha modo di fare dei confronti.   
Invece che un funerale, la sua memoria canoistica deve essere inondata dai nostri ricordi.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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crazyjoe

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Carlo, Arturo, Casimiro, Enrico per me sono stati l'inizio di una passione che ha coinciso con la mia vita.
L'ultima volta ci siamo visti a febbraio per incontrare Arturo rientrato dal Canada. E' stata una festa come le discese del Trebbia, sempre con l'esule canadese, un po' di anni fa.
Ricordo la foto della sua Alessandrini in candela sul catalogo di Francesconi come esempio di amicizia transconcorrenziale e di spinta emulativa: "anch'io così !".
Per me era l'inizio e lui era un protagonista senza volerlo essere: una bella lezione di stile.

Nino Crudele

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Ho letto ora, stavo lavorando e penso sia il momento di fermarmi un attimo e rendere omaggio a una delle persone che hanno reso il kayak lo sport più bello del mondo.
E' grazie a persone come Carlo che lo spirito del kayak è, e rimane prima di tutto, divertimento e gioia.
Ricordo quando si scendeva il trebbia con lo spirito di esplorazione e divertimento, kayak in resina e polistirolo sul gavone per evitare eventuali sfondamenti.
Le persone come Carlo mi hanno insegnato e mi insegnano ancora oggi che il bello di questo sport è che il fiume è vivo, in continuo cambiamento ed ogni discesa è diversa dall' altra, mi hanno trasmesso la gioia di scendere semplicemente il fiume per la sua bellezza.

Ciao Carlo e grazie di tutto.

Francesco Balducci

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Non conoscevo personalmente Carlo Grigioni, ma è merito suo e di personaggi del suo stampo  se ho nutrito il desiderio di solcare fiumi e torrenti con il kayak. Leggevo avidamente le pagine di "Fiumi" che aspettavo con trepidazione, immedesimandomi nei racconti avventurosi di quelli che, all'epoca, erano i canoisti di punta e di riferimento. Personaggi leggendari, le cui gesta rimarranno scolpite nel tempo. Gente di altri tempi, gente da onorare e da cui imparare ancora. Con immensa stima.

Arturo Tondelli

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Caro Pongolini ,
E' un piacere avere tue notizie dopo tanti anni e notizie di tutti gli altri amici nonostante l'occasione molto triste,ma ho buone notizie per tutti : Carlo non se n'e' andato.

Carlo e' sempre qui e rimarra' sempre nei pensieri di chi lo ha conosciuto.

Carlo rimarra' sempre nel pensiero di chi apprezza le cose semplici e senza prezzo come il piacere di farsi una discesa in prima in Grecia o Turchia,riscoprire il fascino del Trebbia in primavera,o quello che e' rimasto dell'Enza,,l'Adrenalina dell'Aoss o dell'Oum er Bia',l'acqua turchese e gelida del Voidomatiis o l'aspetto invitante e micidiale del Koepru.

E' sempre lui il primo ad insistere gentilmente e per ore nella ricerca del campeggio perfetto con prato, torrente,bosco e vista idilliaca in cui fare il fuoco , passare la notte , mangiare e bere e raccontarsi storie di bivacchi precedenti.

E' sempre presente quando facciamo un recupero doloroso a piedi e facciamo programmi per andare in Afghanistan che era il nostro progetto dopo la Turchia e nessuno di noi trovo' i tre mesi necessari per ripercorrere la strada di Alessandro il Grande ,fermarci di tanto in tanto a farci un fiume dall'aspetto invitante ed immaginare che magari il Grande Alessandro ci abbia fatto il bagno anche lui 2500 anni fa per togliersi un po' di polvere di dosso.

Carlo e' sempre qua a tenere il fuoco acceso fino a notte fonda per tenere la pasta al caldo senza bruciarla per chi torna affamato come un lupo da un recupero di ore ,nel frattempo Carlo trovera' anche il tempo per piantarti la tenda,perche' si sa' che dopo un recupero duro trovare cibo e tenda pronta ad accoglierti e' un lusso da ricchi.

Sarebbe lui il primo a dirti di bere un paio di bicchieri di Lambrusco per sciaquare il nodo in gola che ti puo' venire al pensiero di tante avventure passate insieme.
Per me me non se n'e' andato ma ci sta aspettando tutti su quel fiume bellissimo in Afghanistan dove Russi ed Americani non arriveranno mai e saremo noi i primi e gli ultimi a discenderlo ed a farci una mangiata alla fine della discesa.

Caro Pongolini , se suoni ancora la fisarmonica portati anche quella in Afghanistan che ci facciamo una grande jam session  intorno al fuoco.
Un saluto a tutti.
Arturo Tondelli
[email protected]


Gian Piero Russo

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Anch’non ho mai conosciuto personalmente Carlo Grigioni  ma solo  dalle  pagine della “ Guida ai fiumi d’Italia” di  Guglielmo  Granacci,    un riferimento imprescindibile (con la storica rivista “Fiumi” )   per  generazioni  di appassionati  “fluviali”.   Le  descrizione dei percorsi  si  concludevano spesso  con  le informazioni  sull’epoca e sui  componenti  del  gruppo  della prima discesa.     Dopo aver consumato le pagine nella lettura dei  tanti percorsi  (e  averne scesi  non pochi grazie alle preziose indicazioni )   ho cominciato a familiarizzare con   i nomi  di quelli che furono  i  protagonisti di una vera e propria epopea,  sconosciuta ai più,   del canoismo fluviale Italiano.   Tra questi   ricorreva  spesso  il   nome di Carlo Grigioni, componente di quello sparuto   gruppo di intrepidi che fin dagli anni 50  ha  contributo alla nascita ed alla diffusione   della  canoa fluviale in Italia.  Io ho iniziato   sul finire degli anni 70  grazie al Gruppo Canoe Roma ed  ai vari  Noviello, Lucarelli, Bartolozzi,  Carbonelli, Loffedo,     discepoli  del  buon   Granacci,  in quell’epoca  pioneristica   mi piaceva l’idea di  far parte di una ristretta cerchia di  privilegiati  che,  con Carlo,   condividevano  l’avventura  di  esplorare il  fiume.
 Ho ancora vivo  il ricordo di quelle prime discese ,  immagini  lontane nel  tempo ma ancora fresche nella memoria,  che  mi riportano a quei  tempi lontani,  legati  alle emozioni della nostra gioventù   che si rinnovano ogni volta che mi ritrovo a   pagaiare in  fiume . 
a Carlo  con gratitudine   

Vittorio Pongolini

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Caro Arturo,

siamo andati una volta sola in canoa assieme, sul tuo beneamato Enza. Ora vivi "emigrante in Canada" a Vancouver se non vado errato. Ci hai sicuramente guadagnato in fatto di fiumi.
E' una dolorosa condizione quella in cui ci si risente. Carlo era un grande personaggio ed il primo di tutti noi italiani a proporre l'esplorazione fluviale. Io lo ammiravo molto, forse proprio per quella sua riservata propositività nel scegliere itinerari fuori della norma, fuori dai canoni classici. Aveva uno spirito pionieristico incredibile e, come giustamente hai voluto riferire, la sua anima si sentiva in ogni momento delle avventure canoistiche, dalla discesa stessa ai contorni che la canoa offre.
Non ho avuto l'occasione di fare spedizioni canoistiche con Carlo, solo discese domenicali o nei week end. Me ne dispiaccio. Ma anche lui sapeva che anch'io, in fatto di pionierismo, me la cavo bene. Tant'è che una volta, verso sera, dopo la metà degli anni '90, andai a Correzzana, nel suo ambulatorio, fuori degli orari di visita dei pazienti. Rimanemmo un'ora e mezza a parlare di viaggi, ed avventure passate sull'acqua. Era molto interessato ai viaggi extraeuropei, soprattutto a quelli negli USA che avevo fatto fino ad allora. Era ancora periodo pre-internet e non era facile organizzarseli come lo è adesso e ogni informazione reciproca era d'oro. Era sempre stato molto riservato, ma quella volta capii di essere sulla sua "lunghezza d'onda" (non metaforico, canoistico) e di aver fatto breccia nel suo riservato interesse per la mia personalità canoistica e pionieristica. Poco tempo dopo venne a  casa mia e parlammo ancora di nuove avventure sue (vostre) e mie (nostre).  Ecco, Carlo era un uomo che voleva capire prima con chi aveva a che fare. Poi si espandeva, ma sempre in modo controllato e finalizzato.
Questo spirito pionieristico, esplorativo che egli ci ha naturalmente indicato, deve essere nel DNA di ogni vero canoista che si definisca tale. E' una quintessenza che va oltre le quattro già conosciute - acqua,aria,terra e fuoco -, di cui Aristotele ne fu il referente.  E' quell'etere, quell'energia che si trova solo in persone con una personalità sportiva ed esplorativa talmente spiccata che nessun ostacolo umanamente concepibile ed affrontabile può impedirne la realizzazione.
Carlo è stato il primo a seguire questo istinto nel mondo della canoa. Noi tutti siamo arrivati, se ci siamo arrivati, dopo di lui.   

PS Aspettiamo che sminino l'Afganistan, poi ne parliamo (anche se ho già sceso fiumi in zone minate...). Tieni a mente il nome del fiume.
PPSS Ahimè, non suono più la fisarmonica da un paio di decenni. Suono altri strumenti. Ma se la mia gamba incidentata e la mia spalla mi sorreggono, sono davvero, ancora un valido compagno di discesa.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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Arturo Tondelli

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Caro Pongolini,
Qui non c'e' che l'imbarazzo della scelta in fatto di fiumi e ci si va tutto l'anno.
Anche Carlo se n'e fatti un buon numero una decina d'anni fa con Casimiro, Silvio Pesucci, poi sono venuti tanti altri ,Gianni Cargnelutti ( abbiamo fatto una prima memorabile dell'ultima gola del Cayoush.) Poi Paolo Buzzi, Diego, Ludo ( Biagi) e tanti altri che sarebbe lungo ricordare.
Anch'io ho qualche acciacco ma da Maggio a Settembre mi faccio una media di 3- 4 discese la settimana, ho il fiume sotto casa.
Acqua potabile, salmoni,orsi  aquile ecc... Vieni a trovarmi se hai tempo.
Arturo
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Chicca Frati

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In questo momento in cui tutti voi canoisti ricordate le più belle cose vissute insieme a Carlo Grigioni, anche io, da donna, vorrei inserirmi nella “catena del ricordo”.
 Conosco Carlo da più di trenta anni, penso di poter affermare che sia stato uno dei più grandi amici di mio marito Silvio. Una amicizia  fatta di silenzi come silenzioso è tutto ciò che ha sempre ruotato intorno a lui. In più di trenta anni di amicizia, di condivisione di grandi viaggi, di fatiche, di paure, di sbagli, di emozioni, fortissime.. credo che si siano scambiati, forse, non più di cento parole: ma la la sintonia e l'intesa fra loro era perfetta!
 Io non sono canoista, non sono stata ( se non nei primissimi tempi) di quelle al seguito per il recupero; non ho partecipato alle loro  “vacanze”..., ma ho sempre avuto, di questo “strano” gruppo di “pazzi”, due certezze: la prima è che, pur essendo persone diversissime fra di loro, vivevano un fortissimo legame, al di là delle parole, di amore per i fiumi, di grande rispetto per la natura e di forte richiamo per la bellezza; la seconda è che, in ogni tipo di difficoltà, ognuno di loro, avrebbe dato la propria vita per salvare  l'altro.... E così io me ne rimanevo a casa “tranquilla” che sarebbero tornati sani, salvi e felici.
Credo che il gruppo, Carlo, Mario, Casimiro, Silvio, Arturo, Enrico, Tilli “de Roma” e tanti tanti altri che non ho conosciuto, abbiano vissuto, insieme, l'esperienza di quella che io definisco la “vera amicizia fra uomini”....
Ho una piccola richiesta da fare ad ogni canoista nel momento in cui scende un fiume....”fermasi un attimo ad ascoltare la silenziosa pagaiata di Carlo”...          Chicca.

Alessandro Leonori

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Ciao a tutti,

vi segnalo che sabato prossimo 26 novembre alle 20:30, in occasione della 24° rassegna video-fotografica dedicata alla canoa "LA CANOA ESPLORA IL MONDO", al centro San Fedele, via Hoepli 3/5, Milano,

verrà proiettato un breve filmato di commemorazione dedicato a Carlo Grigioni, con stralci di un'intervista realizzata da Alberto Faggioni 13 anni fa e alcune immagini dei mondiali slalom di Lipno '72 a cui Grigioni partecipò.

Questo non è che un assaggio. L'intervista completa, i mondiali di Lipno '72 e moltri altri eventi canoistici degli anni '60/'70 ripresi da Visconti in 16mm verranno in futuro pubblicati su WildWater TV Italia (www.wwtv.it).

Con il prezioso e del tutto volontario contributo di Gian Piero Rossi del CUSMILANOCANOA, stiamo infatti curando la digitalizzazione dell'intero archivio storico in 16mm del CC Milano, da troppi anni "in cantina", per far rivivere il canoismo pionieristico!!!

Visitando www.wwtv.it e iscrivendosi alla mailing list, si viene informati ogni volta che esce un nuovo video.

Arrivederci sabato prossimo!
ALESSANDRO LEONORI
CUS MILANO CANOA
Alessandro Leonori
WildWater TV Italia
http://www.wwtv.it