CKI il forum della canoa italiana

L'impatto del canoista sull'ambiente

(Letto 1746 volte)

stefano caprile CCN

  • Global Moderator
  • Full Member
  • ****
  • Post: 550
La nostra categoria è senza dubbio una di quelle maggiormente attenta all'ambiente. Il nostro sport ci ha insegnato ad amare le selvagge gole dei torrenti alpini ed i ghiacciai che li alimentano, così come il mare e le meravigliose creature che lo popolano.
Però ci siamo mai chiesti quanto impattiamo noi, con il nostro sport, su questo meraviglioso ambiente?
Per esempio nella scelta dei materiali. Un kayak in polietilene può essere completamente riciclato? Ed uno in VTR che fine farà quando sarà ormai da buttare? E il carbonio della mia pagaia? Ed il neoprene della muta?
Mi sto seriamente facendo queste domande.
La mia vecchia pagaia Azzali in legno non avrà creato alcun danno all'ambiente, al massimo un po' di anidride carbonica quando è stata bruciata in un inceneritore. Ma la mia Robson attuale?
Qualcuno sa dare maggiori informazioni sulla fine che fanno i materiali che usiamo quando vengono buttati?
Saluti a tutti,
Stefano
Stefano CCN

marco ferrario (eko)

  • Global Moderator
  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 339
Caspita Stefano, ci metti in crisi!
Hai ragione!
Anch'io mi pongo questi stessi quesiti.

Lorenzo Molinari

  • Full Member
  • ****
  • Post: 245
Dell'impatto sull'ambiente di noi canoisti se ne è parlato a più riprese in questo forum, come nel topic aperto da Toio "Niente neve sulle Alpi: che ne sarà di noi?"
https://forum.ckfiumi.net/index.php/topic,6061.msg23203.html#msg23203

Alcuni cantieri di canoe si stano ponendo seriamente il problema e stanno proponendo soluzioni innovative, come il cantiere svedese Melker, che propone kayak da mare realizzati in wood-plastic composite (WPC), materiali compositi a base biologica e fibre naturali. Al di là che alcuni materiali impiegati per costruire canoe siano riciclabili, sempre che vengano riciclati e non abbandonati dalle municipalizzate nelle discariche (e di questo argomento il nostro amico canoista Andrea Bavestrelli - se ci leggesse - potrebbe illustrarci cosa accade o potrebbe essere fatto, essendo uno tra i maggiori esperti in materia in Italia.

A molte/i piace collezionare – ad esempio - scarpe, acquistandole in centri commerciali e outlet, mentre noi canoisti spesso riempiamo i nostri box di canoe, pagaie, e attrezzature varie, il cui impatto ambientale è ben superiore a quello delle scarpe col tacco o stringate accumulate negli armadi (oltretutto accumulate pure da noi e in maggior quantità, tra scarpe da città, canoa, corsa, bici, montagna, sci, tempo libero, ecc.).

Inoltre spesso maciniamo migliaia di chilometri all'anno per soddisfare il nostro mero piacere di galleggiare nella natura con uno tra i nostri vistosi involucri di plastica, percorrendo distanze assai superiori a quelle fino ai centri commerciali e outlet, ma talvolta ci atteggiamo da alternativi e da puristi, giustificando i viaggi col fatto che eravamo in tre o quattro in auto (a dire il vero più per compagnia e per ripartire le spese, che per motivi prettamente ecologici). Se non altro cerchiamo di non lasciare tracce materiali al nostro passaggio, ma a ben vedere nel complesso delle nostre attività è per certi versi un aspetto soprattutto estetico.

Come dice Stefano, dovremmo almeno porci la domanda del nostro effettivo impatto - me compreso - e di come potremmo già adesso contenerlo.
Ultima modifica: Ottobre 15, 2019, 05:00:31 pm da Lorenzo Molinari

marco iezzi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 111
E' un bel problema!
Lo smaltimento della  vetroresina come il carbonio è assai complicato e costoso
quello che io posso fare,è quello di prolungare il più possibile la vita del mio kayak

Marco

Vittorio Pongolini

  • Full Member
  • ****
  • Post: 665
  • Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Una volta, nei primissimi anni '80, feci una pirlata colossale: diedi fuoco (alla sera, senza esser visto...) a ciò che rimaneva di un K1  da discesa in Kevlar abbandonato sulle rive dell'Enza, allo sbarco/imbarco di Ciano . Non vi dico che fumo e che fuoco vennero fuor in tutta quella parte di valle! Sembrava uno di quei roghi da discariche in fiamme, seppur bruciò abbastanza in fretta. Rimase - lo vidi l'indomani - lo scheletro della lana di vetro (mat), candida tra residui di resina e kevlar anneriti. Che porcheria combinai!
Fui colpevole diretto di una porcata sesquipedale e ora, quasi quarant'anni dopo, ne faccio pubblica ammenda, un vero coming out, e mi confesso a questo sito: "Padre...ho peccato!" (battendo il pugno sul cuore...). Però, se devo trovare una scusa, chi sbagliò per primo fu quel cecoslovacco che abbandonò quel K1 distrutto sulla riva del fiume...io forse ho evitato che andasse a finire in mille pezzi per il fiume Enza e poi il Po…(questa è un po' la favola della Volpe e l'Uva di Esopo...in negativo però).
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

stefano caprile CCN

  • Global Moderator
  • Full Member
  • ****
  • Post: 550
Grazie per i vostri contributi alla discussione.
Sarebbe bello avere informazioni precise dai costruttori. Per esempio, se le nostre canoe in PET a fine vita vengono correttamente portate nelle isole ecologiche, possono davvero essere completamente riciclate?
Ho appena acquistato due kayak in PET. Non è stato l'unico fattore discriminante, ma nella scelta tra PET e VTR ho tenuto in considerazione anche questo aspetto, ritenendo invece che il VTR non fosse riciclabile. Magari poi invece mi sbaglio.
E' anche per fare delle valutazioni consapevoli e non basate su errate informazioni, che ho aperto questa discussione.
Stefano CCN

Vittorio Pongolini

  • Full Member
  • ****
  • Post: 665
  • Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.