Autore Topic: Tragico inizio  (Letto 5444 volte)

Marzo 30, 2017, 03:09:08 pm
Risposta #15

Emilio "Belu" Beluffi

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    ...
Non voglio pubblicizzare nessuno, ne entrare nel merito, ne fare/alimentare polemiche, ma solo per dire che mi sembra esista già una web-application (mi sembra aperta a tutti) per registrare gli incidenti. ITALY è già presente come country, ma non c'è riportato nulla.
Potrebbe essere un punto di partenza? Uno spunto da cui partire?
https://www.americanwhitewater.org/content/Accident/view/

Marzo 30, 2017, 03:49:02 pm
Risposta #16

maurizio bernasconi

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... "spostare l'attenzione dalla ricerca del rischio ad altri aspetti più ambientali e conviviali"
Non sono d'accordo. L'attività si sceglie in base alle preferenze di ognuno. Per molti agonisti, l'orientamento prettamente conviviale è poco desiderabile. La placida contemplazione degli stagni non attrae. Figuriamoci per un ragazzo pieno di vitalità e di slancio idealistico.
Giusto Lorenzo!, peccato però che se ne parli da un secolo... l'analisi scientifica, la classificazione e la descrizione degli incidenti sarebbe utilissima e dovrebbero occuparsene gli esperti. Anche per basare su qualcosa di oggettivo i rapporti con le compagnie assicurative e con la Legge in generale.
Si può fare invece poco affidamento sulle ricostruzioni giudiziarie, perché ci si arriva a distanza di troppo tempo e attraverso la contrapposizione di tesi di parte che possono essere espresse con più o meno capacità e forza. Chi conosce il film Rashomon di Kurosawa, ricorderà che il medesimo fatto, un volta descritto separatamente dai protagonisti, appare via via in modo sempre diverso e irriconoscibile. Visto che è possibile a quanto pare abbattere un aereo di linea con un missile oppure incenerire per decenni a cielo aperto rifiuti tossici in una delle regioni più densamente popolose del paese, la Campania, oppure combinarne anche di più gravi e tuttavia farla franca, siamo autorizzati a dubitare che proprio la sede giudiziaria sia quel tempio dove troveremo la verità.
Il documento di Frederic invece, steso a caldo dopo i fatti ed essendo controfirmato dai testimoni, privo di capziosi dispositivi e tecnicismi avvocateschi, costituisce una base seria di analisi e indica un modello di comportamento esemplare per queste situazioni.       

Marzo 30, 2017, 06:39:42 pm
Risposta #17

Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Andrea, mi hai distrutto il cuore.
Vorrei dirti un po' di cose, e tra tutte, la più ovvia, che non sapevi ancora come è semplice morire in canoa. A diciassette anni non ci si pensa.
Non ti conoscevo, ma eri senz'altro un ragazzino intelligente perché avevi scoperto la bellezza di scendere un corso d'acqua selvaggio in canoa, la metafora della vita.  Ma dovevi affrontare un percorso d'acqua molto più lungo che si chiama esistenza e scoprire un milione di altre cose più belle. A diciassette anni non si immagina minimamente quante cose grandiose si possono raggiungere e quali altre prove importanti siamo obbligati ad affrontare.
Ora non ho più parole. Addio Andrea. Spero di conoscere i tuoi genitori e, da padre, abbracciarli.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

We can't afford to squander more of our rivers with dirty dams when real clean energy solutions exist. But... we have to be realistic with our actual energy consumptions!

Marzo 31, 2017, 07:59:26 am
Risposta #18

Stefano Dal Monte

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Interessante l'idea di "mappare" gli incidenti, personalmente però ritengo che per fare prevenzione sarebbe necessario focalizzarsi sui "quasi incidenti" come sulla sicurezza sul lavoro. Eventi che avrebbe potuto causare un infortunio o danno o morte ma, solo per puro caso, non lo hanno prodotto. Ho l'impressione però che fare questo nel nostro sport sia un'impresa titanica...

Marzo 31, 2017, 02:17:44 pm
Risposta #19

manucosta

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    Forza e potenza sono rese vane dall'armonia !
    • Corsi Canoa Rimini
Volevo esprimere alcuni pensieri sulla questione 'sicurezza' specialmente dal punto vista mentale e dell’approccio, prendendo spunto da quanto successo ad Andrea (anche se non lo conoscevo) e a prescindere dalla dinamica di ciò che è successo.
Ho 46 anni e vado in kayak da 25 anni. In questo lasso di tempo è cambiato molto il mio atteggiamento nel confronto dell'acqua sia in fiume che in mare, ma la passione per l'acqua mossa è sempre cresciuta ! Il cambiamento è stato dovuto sia alle esperienze acquisite che alla maturazione come persona (famiglia e figli!) che al passaggio di ruolo da semplice canoista di un gruppo a Istruttore e Responsabile di un gruppo !
I primi anni non mi rendevo bene conto dei pericoli reali ed era più la voglia di fare, di andare, anche senza 'controllo' del kayak, che quella di gustarsi veramente l'acqua e sentirsi padroni della situazione. Man mano che passano gli anni ci si rende conto meglio dei pericoli e della loro entità, sia per esperienza propria che per problemi capitati ad amici e si capisce quanto può essere veramente pericoloso il nostro sport !
Ho visto tanti incidenti sia di piccola che media gravità e talvolta anche successi in tratti dove nessuno si aspettava pericoli con casi preoccupanti già su un 3° grado e con canoisti già navigati ! Ho visto canoisti, senza alcuna qualifica e solo perché capaci di scendere un 5° che si improvvisano insegnanti e guide portando su livelli difficili dei principianti ! Conseguenza di tanti danni fatti e tanti canoisti persi per sempre! Questo mi ha spinto a fare due cose anche dopo già molti anni di kayak: rimettere completamente in discussione la mia tecnica cercando di migliorarla ed allenarla ogni volta che esco (andando da chi se sa più di me) e 'rinunciare' selettivamente a scendere punti dove è possibile in incidente mortale!
In fondo penso che andiamo in kayak per le emozioni che ci provoca e non 'per lavoro'. Quindi per esempio scendere un passaggio di fianco a un 'sifone' per me oggi non ha senso mentre tempo fa lo facevo. Ci possono essere cento fattori, anche se tutti altamente improbabili (forse), che mi possono portare dentro a quel punto ! E' molto diverso scendere un punto con potenziale pericolo medio o con potenziale pericolo mortale! Posso anche fare tutte le settimane un 5° grado, ma scelgo quello giusto !
Può andarmi bene 1000 volte ma basta una andata male per chiudere tutto ! Ha senso rischiare per provare quei 3 secondi di adrenalina e poi raccontare agli amici di essere passato li ? Secondo me no semplicemente perchè la vita ha un valore infinito (ma questa è solo una opinione personale). Se decido di rischiare poi non mi devo lamentare se non finisce bene !
Fatto sta che se innanzi tutto noi (come Istruttori e Maestri) insegnassimo fin dall'inizio a chi impara 'ad evitare' senza indugi questi pericoli maggiori e a perfezionare tecnica,  controllo e sicurezza, avremmo molti meno incidenti e tanto più gusto nello scendere un fiume.
Ancora oggi mi capita non di rado di andare in fiume da solo in corrente o in uno spot! Mi piace da morire !
In fondo ci si può divertire tanto anche su un 3° grado  fondendosi con l’acqua e la sua natura!
Scusate il poema ma penso che qualsiasi contributo sia utile al confronto !
Manu Costa - Istruttore FICK
Ci vediamo sull'onda, sempre e comunque!

Marzo 31, 2017, 03:10:13 pm
Risposta #20

Antonio Fierro

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Concordo 100%. Per quanto riguarda i giovani è evidente che vi sia una naturale tendenza all'estremo alla trasgressione, alla ricerca del limite (e non solo in canoa), è per questo che noi anziani siamo chiamati ad educare o quantomeno a calmare i bollenti spiriti . Secondo me quando i giovani non provano più piacere a fare le gole del Trebbia o il tratto classico del Soca o a curare la tecnica c'è da preoccuparsi.
E' nostro dovere dire le cose come stanno anche se poi in questo sport le scelte sono individuali e personali e non c'è niente da dire, ma almeno il clima che si deve creare in un ambiente non deve essere esasperato e sempre alla ricerca del limite e oltre.
Ambiente tranquillo e conviviale, discorsi non sempre esasperati, cura della tecnica e della sicurezza, divertimento comunque in ogni livello, questi sono i discorsi dopodichè ben vengano i 5° ma se fai un II-III non sei uno sfi-ato.

Aprile 01, 2017, 08:24:44 pm
Risposta #21

Lorenzo Molinari

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Concordo pienamente con gli ultimi due interventi di Manucosta e Antonio Fierro e aggiungo che le difficoltà - come ben sappiamo - non dipendono solo dalle caratteristiche del fiume ma anche dal mezzo impiegato.
Ce n'è da imparare e divertirsi anche sul terzo/quarto grado, anche da parte di molti che si credono esperti, se si scegliessero canoe a volume ridotto e si giocasse come in un campo da slalom, anziché limitarsi a scendere come tronchi con tinozzoni progettati "per lo Stikine" e compiacersi per l'impegnativa discesa compiuta - a ben vedere - senza alcuna maestria.

Da junior partecipai a un collegiale di slalom a Ivrea diretto da Roberto D'Angelo (allora allenatore della nazionale e olimpico di slalom a Monaco 1972). Tra gli atleti non slalomisti invitati oltre a me c'era Marino Capuzzo, forse chi non è dell'ambiente agonistico ignora questo nome, come quello di D'Angelo, eppure Marino - già allora fortissimo - è tutt’oggi uno tra i canoista più esperti.
Come iniziammo a scendere tra le paline, seguendo le indicazioni impartite, ci trovammo entrambi a bagno, nonostante sapessimo condurre con successo le instabili canoe da discesa di 4,50 m su fiumi come Sesia, Passirio o Adda superiore, sovente anche in piena, dove il quarto grado non manca, e di colpo capimmo quanto avessimo ancora da imparare....

Aprile 04, 2017, 12:07:05 am
Risposta #22

Andrea Gangemi

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    La vita e` un lungo traghetto.
    • la sezione kayak di harzack
sembra esista già una web-application (mi sembra aperta a tutti) per registrare gli incidenti. ITALY è già presente come country, ma non c'è riportato nulla.
Potrebbe essere un punto di partenza? Uno spunto da cui partire?
https://www.americanwhitewater.org/content/Accident/view/

Ciao Belu,

Si, il database degli incidenti dell' American Whitewater Association è fatto molto bene. Lo vedo poco applicabile per l'Italia per il semplice fatto che (mi pare di capire) molti canoisti italiani non sanno l'inglese.
Se dovessimo fare un database Italiano sarebbe sicuramente utile "copiare" da loro.
Tra l'altro a me risultava che un incidente, fortunatamente con esito felice, era riportato sul loro sito.
Se ricordo bene era un ragazzo che si era incastrato nella rapida dell'artificiale sul Vara, qualche anno fa.
Andrea Gangemi
www.alpikayak.it
Canoa Senza Frontiere - Torino

Aprile 13, 2017, 11:47:44 am
Risposta #23

susanna massaro

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Ciao,
mi ricollego a questa chat per chiedere, da parte della famiglia di Andrea, un grosso favore a tutti i canoisti che frequentano la val Sesia.
La canoa Dagger Mamba blu/azzurra e la pagaia Select Warrior di Andrea, dopo il tragico incidente sono probabilmente rimaste incastrate in qualche parte del fiume. La famiglia avrebbe piacere, se qualcuno li trovasse, di poter riavere barca e pagaia tanto cari ad Andrea. Se tra piene e secche dovessero smuoversi, se sono ancora in zona, e qualcuno li avvista e magari anche recupera, può contattare Daniele al 3471608735 o daniele.corti120470(chiocciola)gmail.com 
Grazie
Susanna   

Aprile 14, 2017, 09:09:41 am
Risposta #24

fredgil

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Canoa recuperata la scorsa settimana, è da me a campertogno. Ho avvertito Maurizio.
Fred
Fred