Autore Topic: L'IPOTERMIA UCCIDE  (Letto 11304 volte)

Dicembre 09, 2015, 04:51:35 pm
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marco ferrario (eko)

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Ieri, Douglas Tompkins, mentre in kayak stava navigando il lago insieme ad amici, si è ribaltato finendo in acqua.
La temperatura dell'acqua del lago è di circa 4 gradi (del tutto simile a quella dei nostri laghi prealpini durante i mesi invernali).
Il creatore del marchio di abbigliamento North Face e Esprit, non è sopravvissuto all'ipotermia.
La notizia, riportata oggi su molti quotidiani nazionali, si può leggere qui: http://www.ilpost.it/2015/12/09/douglas-tompkins-north-face-esprit/

Anche sui nostri laghi prealpini si verificano incidenti del genere, l'ultimo mortale ne abbiamo parlato lo scorso gennaio http://forum.ckfiumi.net/index.php/topic,5017.0/all.html

Nella fascia prealpina, in particolare su Lario, Ceresio e Verbano, aumentano gli appassionati di kayak che prediligono le pagaiate invernali.
Occorre sempre essere ben coscienti che il rischio ipotermia è terribilmente concreto.
« Ultima modifica: Dicembre 10, 2015, 12:46:31 am da marco ferrario (eko) »

Dicembre 13, 2015, 06:17:54 pm
Risposta #1

nolby

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    MARCO
la butto li... per chi viene sul Lario
Visto che pagaiando sul Lario tra paesini e frazioni non è sempre facile avere un'idea precisa di dove si è (cosa importante in caso si abbia la necessità di allertare il sistema di emergenza 112) da qualche anno c'è una numerazione delle spiagge che rende più facile la localizzazione da parte del sistema di soccorso.
La sigla la trovate sui pannelli informativi che trovate sulle spiagge/lidi (ad esempio LC 1)

http://www.provincia.lecco.it/protezione-civile/lago-sicuro/

Il link è un pò vecchiotto e riporta ancora il numero 118, in Lombardia è già attivo da un pezzo il Numero Unico 112

Dicembre 13, 2015, 11:27:53 pm
Risposta #2

marco ferrario (eko)

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Ciao nolby,
la maggior parte dei soccorsi sul Lario sono eseguiti dalla Guardia di Finanza. La loro sede è a Nobiallo di Menaggio, in posizione strategica per essere operativi in pochi minuti su tutti e tre i rami del lago. La GdF dispone di due Vedette Veloci V.3000 sempre pronte in acqua (tre in alta stagione - 2a foto allegata), dotate di motori da 300 CV, possono navigare in situazioni meteo molto avverse, sono molto stabili e raggiungono una velocità di 100 km/h.
Perciò per i soccorsi immediati sull'acqua, come è bene evidenziato sul loro scafo, è meglio chiamare direttamente il 117, guadagnando tempo prezioso.
Purtroppo sembra che il prossimo anno la nuova Stazione Marittima sarà trasferita a Como, in posizione defilata rispetto al centro del lago, tanto più che è proprio il ramo di Como il meno impegnativo, mentre più critici per i venti e per le acque più fredde sono il ramo di Lecco e l'Alto Lario, dove anche le distanze tra le sponde raddoppiano o triplicano.

Sulle pagine di Lario Sicuro (http://www.provincia.lecco.it/protezione-civile/lago-sicuro/) non si parla mai della temperatura dell'acqua (sarei contento di essere smentito), argomento che a mio avviso dovrebbe invece essere posto in evidenza.
Parlare di sicurezza sottovalutando l'ipotermia fino ad ignorarla del tutto è una mancanza grave.
Così, per visionare i grafici della temperatura dell'acqua dei nostri laghi, dobbiamo andare a consultare i meteo svizzeri, mi spiace dirlo, ma in queste cose sono molto più attenti e seri.
Durante i mesi invernali la temperatura dell'acqua è di pochi gradi sopra lo zero e anche in altre stagioni è tra le più fredde d'Italia, diversi gradi più fredda della temperatura dei nostri mari e di altri laghi come ad esempio il Trasimeno e il Bracciano.
Sul Lario, ma non solo, sembrerebbe che anziché affrontare il problema sensibilizzando, si preferisca non allarmare, forse per non perdere turisti.

Noi kayaker, anfibi come siamo, il problema lo conosciamo e lo viviamo a fondo sulla nostra pelle.
Date un occhio ai grafici delle temperature medie qui allegati.

Oltre a tenere un telefono (stagno) a portata di mano con i numeri del soccorso già in memoria,
cosa suggerite per pagaiare con più sicurezza?
per prevenire o perlomeno per ridurre i rischi di trovarsi in situazioni difficili e simili a quelle in cui hanno portato alla morte
Douglas Tompkins (http://www.lifegate.it/persone/news/chi-era-douglas-tompkins-fondatore-di-north-face)
e Marco Bacher (http://www.lastampa.it/2015/01/12/edizioni/verbania/cronaca/annegato-nel-lago-di-mergozzo-il-dj-con-la-passione-per-lo-sport-nT4dSKBJSsl4cXOj8BGtfN/pagina.html)   
e di altri amici, che se la sono vista brutta, ma più fortunati, sono riusciti a sopravvivere all'ipotermia.

Ciao a tutti
« Ultima modifica: Dicembre 14, 2015, 03:10:07 pm da marco ferrario (eko) »

Dicembre 14, 2015, 08:05:08 am
Risposta #3

santino spada

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 Grazie per le info , per favore non si avere un fac simile o foto dei cartelli che numerano le spiagge , per avere un idea di cosa cercare.
  Un saluto a tutti.

Dicembre 14, 2015, 01:46:10 pm
Risposta #4

Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Marco Ferrario è un kayaker encomiabile per la precisione di tutte le sue informazioni. Ha una prudenza strabiliante, non sottovaluta mai nulla e non fa mai pesare tutte le sue conoscenze informatiche e di tecnica del KdM. Provate a uscire qualche volta con lui e rimarrete stupiti per la accortezza di tutte le sue informazioni prima, durante e dopo l'uscita. Se fosse un oggetto ambientale caro ai kayaker sarebbe un faro, se fosse un Maestro o una Guida, un Istruttore o un "quelchevoletevoi" di Kayak da Mare dovrebbe farsi pagare il triplo di quello che si fanno pagare tutte quelle figure giuridiche fornite di pezzi di carta che ho elencate sopra che insegnano o accompagnano. E' un pragmatico, un realista  del kayak in tutte le sue sfaccettature. Fotografa tantissimo, anche oltre il necessario, ma in questo modo la qualità delle sue immagini è superlativa perchè può scegliere tra centinaia di foto.  Si circonda solo di persone che amano come lui il KdM e che apprezzano pagaiare in modo indipendente e senza che nessuno gli rompa le palle. Esce tutto l'anno, spesso da solo ma anche in compagnia e anche questo è da vero intenditore. Se qualcuno esce dalla sua filosofia di approccio e di gestione di una uscita in KdM glielo dice senza mezzi termini e ne ha tutti i diritti, proprio perchè non chiede nulla in cambio se non che apprezzi come lui la libertà che possono dare  una o più giornate in kayak. La passione di pagaiare è il suo carburante e non va mai in riserva e, per concludere, è senza tutti quei fronzoli indotti da mode di appartenenza a qualsivoglia lobby della pagaia.
Ha solo un difetto e cioè di escludere forse un po' troppo le uscite organizzate e con numerosi kayaker, ma se lo facesse smentirebbe se stesso e tutto quanto vi ho riportato qua sopra e allora ...tutto è coerente! 
Tutto questo è la sua parcella. Troppo poco, Marco, troppo poco.
Tenete tutti molto da conto quanto riferisce in questa sede perchè è davvero utile e speriamo non si stanchi mai!
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Dicembre 14, 2015, 06:06:17 pm
Risposta #5

nolby

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    MARCO
A quanto detto da Vittorio devo aggiungere una cosa:
Ha anche un bel Kayak! ;D

Comunque mi sento di contraddirlo su una cosa:
chiamando il 117 rischieresti di fare un passaggio in più...
Già solo leggendo il sito della GdF, nella spiegazione dei compiti della sala operativa 117 NON c'è l'attivazione dei soccorsi.
Infatti il 117 viene definito numero di pubblica utilità e non di emergenza.
Se andate nella pagina del loro Soccorso Alpino (altro settore in cui rappresentano un'eccellenza) è specificato che per attivarli bisogna rivolgersi al numero 118. Purtroppo non ho trovato indicazioni sui loro reparti di recupero in acqua ma la logica è la stessa.

In Lombardia, componendo uno qualsiasi dei vecchi numeri di emergenza, la chiamata viene direttamente inoltrata al centralino NUE 112, che è in grado di localizzare l'utente con una certa rapidità (specie se si usa uno smarphone con installata l'APP di AREU che invia in automatico alla sala operativa la posizione GPS. Utilissimo in acqua o in ambiente impervio) ed è in grado di smistare la chiamata a chi di dovere (cosiddette centrali operative di secondo livello, che si occupano poi dell'attivazione dei mezzi) dato che anche altri enti si occupano della sicurezza sul lago e l'utente non può sapere chi al momento è operativo e con quali mezzi.
Oltretutto, per i turisti, è utile favorire la diffusione della conoscenza del 112 (numero peraltro europeo) perchè è multilingue.

Il sistema 112-118 lo conosco bene, è ormai rodato, e posso assicurare funziona meglio di quando si componevano i vari 115-118-112. Le migliorie non sono state  solo riguardo il numero di telefono ma è stata riorganizzata tutta la struttura per l'attivazione dei soccorsi (l'utente di queste cose non si accorge, ma ne giova in termini di tempistiche e qualità del servizio che ottiene).
E' stata fatta una certa pubblicità ma purtroppo ancora qualcuno non sa come funziona e, nel momento del bisogno, tenta vie diverse facendo telefonate inutili.


Teniamo poi conto che il caso specifico di cui parliamo, un soccorso in acqua, è un'evento che richiede una catena dei soccorsi interforze (soccorso tecnico, soccorso sanitario, forze dell'ordine) ed è necessario che sia chi gestisce l'evento a decidere quali siano i tipi di mezzi e gli enti più idonei ad intervenire.

Dicembre 14, 2015, 10:26:07 pm
Risposta #6

marco ferrario (eko)

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Ehi Vittorio, sarà mica un coccodrillo?!!    :-[ :)    ma non voglio uscire dal tema in questione, perché l'ipotermia è il nemico peggiore e temibile di chi va in kayak su acque fredde, vado perciò oltre ricollegandomi agli interventi di Nolby e di Santino.                                                                                                                                                                                                                                                                                                       
Ritengo che conoscere la spiaggia in cui ci si trova è utile ai bagnanti. Ai naviganti, le spiagge del lago sono utili per una sosta, è bene sapere dove si trovano, ma non sono punti cospicui facilmente identificabili dall'acqua e cambiano anche aspetto, ampliandosi o scomparendo completamente, a secondo del livello idrometrico del lago. Inoltre, chi procede in acqua, ha grosse difficoltà a memorizzare il numero di riferimento della spiaggia perché i cartelli che le indicano non sono facilmente identificabili dall'acqua e comunque sono leggibili solo a sbarco avvenuto.                                                                                                                                                                                                                       
Il Lario è invece ricchissimo di punti cospicui e perciò ci si orienta facilmente durante la navigazione. il GPS non è indispensabile.  I 47 scali del battello riportano tutti il nome della località che è ben leggibile navigando sotto costa, perciò dopo qualche pagaiata, non c'è più la necessità di leggerli in quanto si saranno mentalmente memorizzati. Ad essi, con l'aiuto di una buona mappa, vanno aggiunti i molti punti nautici notevoli naturali, facilmente identificabili stando in acqua e visibili anche da lontano, ne cito alcuni a solo titolo di esempio: Capo Spartivento, le Anse di Piona e del Diavolo, il Promontorio dell'Olgiasca, le Punte di Morcate, di Lavedo e della Cavagnola, la Scogliera del Moregallo, i Pozzi di Madrone e di Riva, e poi la Grotta Azzurra, la Cascata di Albonico o del Poncio, l'isola Comacina, il Sasso di Dascio, le foci di fiumi e torrenti, ecc. ecc. ecc. A questi si aggiungano i punti cospicui rappresentati dalle molte ville note e appariscenti e le costruzioni religiose più significative. Sono questi e anche altri, i punti nautici notevoli che si affacciano sull'acqua del lago e che perciò sono a noi ben visibili anche navigando a considerevole distanza dalla costa. Sono punti cospicui sempre identificabili su una buona mappa, con nomi definiti e riconosciuti, ovviamente sempre che non scenda fitta la nebbia o nel bel mezzo di una tempesta di neve.

E' sempre importante identificare con precisione dove ci si trova, perciò, se non si conosce il posto, è utile un GPS o l'utilizzo intelligente di una buona mappa; oltre ad avere a disposizione un telefono sempre pronto all'uso con memorizzato i numeri di soccorso,
ma ci sono altri importanti suggerimenti utili a prevenire o ridurre le conseguenze dell'ipotermia e, in caso di incidente, salvarsi più facilmente?       visto che i più esperti esploratori ed abili kayakers sono anch'essi drammaticamente coinvolti.
« Ultima modifica: Dicembre 14, 2015, 11:01:42 pm da marco ferrario (eko) »

Dicembre 15, 2015, 04:25:13 pm
Risposta #7

Paolo Mil

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    ...
Presumo che l'unico modo di prevenire o quanto meno ridurre il rischio di ipotermia sia l'abbigliamento adeguato.
Muta e tessuti tecnici adatti al pagaiatore offrono una discreta protezione ai "bagni" non troppo prolungati, dando modo di risalire a bordo e raggiungere la riva (o attendere soccorsi se questo non risulta possibile).
Guanti, stivaletti ed eventualmente cuffia in neoprene aiutano notevolmente a non disperdere velocemente calore dalle estremità.
Se poi si ha un cambio di abbigliamento stivato (ed una coperta termica), si può risolvere l'inconveniente senza penare drammaticamente.
Leggo spesso siti di sea kayak stranieri (di paesi che si affacciano sugli oceani) e, come sottolineato da Marco, l'ipotermia risulta essere forse una delle principali cause di disgrazie per mare.
Da meditare.

Dicembre 15, 2015, 11:13:55 pm
Risposta #8

michele varin

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    ...
Intanto grazie a Marco ekokayak Ferrario per avere attivato un ragionamento sul tema.
L'evento scatenante è stata la morte di Doug Tompkins, ex boss di North Face, per ipotermia in un lago del Cile (General carrera, Lago Glaciale temp. media 9 gradi)).
Per inciso l'uomo aveva al suo attivo prime importanti inkayak in  torrente, ed era avvezzo a muoversi in ambienti impegnativi: non era uno sprovveduto, e quelli con lui anche.
A questo link (in inglese) si trovano gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda http://www.canoekayak.com/news/everything-we-know-about-doug-tompkins-death/
Comunque in sintesi:
gruppo di kayak;
arrivo improvviso di forte vento (patagonico...);
onde "da lago"(non altissime, 3 m,  ma corte, quindi credo con lo scafo spesso fuori dall'acqua e quindi più esposto a rovesciamento;
rovesciamento di più kayak;
secondo le autorità cilene la navigazione per piccole imbarcazioni era sconsigliata;
Tompkins dovrebbe essere stato in acqua "circa 2 ore" (se così è ha resistito veramente tanto...)
"non è chiaro come fossero equipaggiati e vestiti i kayakisti; una foto di gruppo all'inizio del giro mostra Tompkins che indossa una giacca stagna...una foto pubblicata dall'Esercito Cileno mostra due dei soccorsi (Ridgeway e Chouinard, noti alpinisti) che sembra non indossino mute stagne...".
Butto li due analogie con i nostri laghi.
Arrivo improvviso del vento, onde corte, kayak spesso fuori dall'acqua ed esposti alle raffiche di vento. (Ma da noi generalmente la meteo prevede l'arrivo di venti forti).
Temperature basse dell'acque (che però si conoscono).
Abbigliamento?
Credo sia importante, per evitare questi esiti drammatici di incidenti banali sui nostri laghi, lavorare sulla prevenzione.
A mio parere:
Verificare bene la meteo. In occasione dell'incidente mortale sul Lago di Mergozzo dell'anno passato  l'arrivo improvviso del vento era previsto. Anch'io quel giorno non ho guardato bene la meteo e sul Lago Maggiore mi sono trovato in difficoltà
Vestirsi per un bagno in acque fredde: è scomodo e fastidioso, ma credo non si possa fare a meno della muta, umida o stagna che sia.
Conoscere le procedure per l'allertamento del soccorso in ambiente ostile, tramite il 112 specificando bene luogo e situazione.
Ciao
Michele Varin   
 

Dicembre 16, 2015, 09:40:17 am
Risposta #9

nolby

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    MARCO
L'argomento abbigliamento è interessante.
Ho trovato questo:
http://forum.ckfiumi.net/index.php?topic=4289.0

ma si è discusso poco

Dicembre 16, 2015, 11:15:33 am
Risposta #10

marco iezzi

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Ok l'abbigliamento come è ovvio che sia , in inverno è sempre consigliabile pagaiare RIGOROSAMENTE sotto costa,

Marco

Dicembre 16, 2015, 12:49:33 pm
Risposta #11

marco ferrario (eko)

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Drammatico e coinvolgente è il racconto di Ridgeway
che era sul kayak con Tompkins.
National Geografic ha raccolto la testimonianza:
http://news.nationalgeographic.com/2015/12/151213-doug-tompkins-chile-north-face-rick-ridgeway-patagonia-yvon-chouinard-death-general-carrera-lake/
Fa pensare!

Dicembre 16, 2015, 01:20:23 pm
Risposta #12

Frederik Beccaro

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Ok l'abbigliamento come è ovvio che sia , in inverno è sempre consigliabile pagaiare RIGOROSAMENTE sotto costa,

Marco

Infatti.... talvolta esco con mare calmo al buio ed indosso pantaloni corti e solo felpa in pile in quanto pagaiando ci si scalda. Che senso ha pagaiare lontani da riva? E' così bello costeggiare

Dicembre 16, 2015, 04:20:28 pm
Risposta #13

nolby

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    MARCO
Il racconto sembra la trama di un film.
Lago con pareti di roccia a strapiombo sull'acqua senza posstibilità di "sbarcare" o uscire dall'acqua (cosa che ho visto anche sul Lario), il kayak che viene spinto via dal proprietario da un vento ad oltre 50 nodi, difficoltà delle comunicazioni.

Vorrei aggiungere una cosa: oltre alle difficoltà legate all'ambiente il tasso di pericolosità sale anche in ambienti un pò meno "selvaggi" come i nostri se si è soli.
In una situazione simile se si dovesse perdere il kayak e si dovesse optare per raggiungere la riva a nuoto c'è da sperare di trovarsi nelle immediate vicinanze di un luogo antropizzato, altrimenti senza un cambio asciutto e la possibilità dui chiamare soccorsi l'uscire dall'acqua sarebbe il minore dei problemi. Essere bagnati fradici fuori dall'acqua con temperature basse è peggio di stare in acqua.


La mia esperienza è nulla, Marco (EKO) mi sta dando parecchi consigli. Per ora ho tutto nel kayak perchè è comodo così ma forse (senza diventare come quei catastrofisti americani che si vedono alla TV che girano sempre con materiale da survivor alla Rambo) è meglio tenersi quantomeno il cellulare sempre addosso e non in un gavone.


Ho  pensato a questo perchè ho notato che nelle poche uscite che ho fatto sul lario capita di trovarsi in luoghi irraggiungibili da terra dove si ha la possibilità di uscire su piccolissime spiaggette ma senza via di uscita. Trovarsi al freddo li soli e bagnati senza nulla vuol dire che l'unica speranza è quella di attirare l'attenzione di qualche barca che per caso passa li vicino.
Ma anche qui per quanto ho visto il Lario è peggio di un'autostrada nei weekend estivi ma un bel deserto in settimana l'inverno.

Dicembre 16, 2015, 06:34:49 pm
Risposta #14

marco ferrario (eko)

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Essere bagnati fradici fuori dall'acqua con temperature basse è peggio di stare in acqua.

Non è così!!!
A parità di temperatura la velocità di raffreddamento in acqua a 10°C è di almeno 25 volte superiore dell'esposizione in aria alla stessa temperatura, se la temperatura scende a 5° la velocità di raffreddamento del corpo in acqua è anche di 35 volte superiore; ma i magri si raffreddano in tempi più brevi mentre chi è in sovrappeso si raffredda un poco più lentamente. Tompkins, essendo magro, si è raffreddato piuttosto velocemente.

Per quanto concerne la navigazione sotto costa raccomandata come un metodo per navigare con sicurezza, l'esperienza insegna che con vento forte e sopratutto con onde, non è possibile navigare in sicurezza stando sotto costa.     Il sotto costa in queste circostanze è decisamente più complicato e più rischioso, e lo è ancor più se la costa è rocciosa senza possibilità di approdo, come nel caso in questione.
Perciò Tompkins e i suoi amici, ovviamente, hanno pensato di navigare nella zona più navigabile, che, in quelle condizioni, non è certo quella ai piedi della scogliera dove frangevano alte le onde, ma è un poco più al largo, non molto, e cioè tra i 150 e i 200 metri dalla riva.
Leggendo dal racconto di Ridgeway, il loro progetto di trekking in kayak, era quello di costeggiare la riva settentrionale del lago, come si può ben vedere dalla mappa dell'itinerario pubblicata in questo articolo: http://news.nationalgeographic.com/2015/12/151213-doug-tompkins-chile-north-face-rick-ridgeway-patagonia-yvon-chouinard-death-general-carrera-lake/
Ridgeway afferma che il kayak si è ribaltato a 600 piedi (183 metri) dalla costa rocciosa.

Riformulo la mia domanda aggiungendo sul fondo, una ultima precisazione:

ci sono altri importanti suggerimenti utili a prevenire o ridurre le conseguenze dell'ipotermia e, in caso di incidente, salvarsi più facilmente?       visto che i più esperti esploratori ed abili kayakers sono anch'essi drammaticamente coinvolti e nonostante la pagaiata sotto costa.


Ciao e un grazie a tutti per come si sta alimentando questo dibattito.
« Ultima modifica: Dicembre 16, 2015, 06:45:14 pm da marco ferrario (eko) »