Autore Topic: L'IPOTERMIA UCCIDE  (Letto 12043 volte)

Dicembre 09, 2015, 04:51:35 pm
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marco ferrario (eko)

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Ieri, Douglas Tompkins, mentre in kayak stava navigando il lago insieme ad amici, si è ribaltato finendo in acqua.
La temperatura dell'acqua del lago è di circa 4 gradi (del tutto simile a quella dei nostri laghi prealpini durante i mesi invernali).
Il creatore del marchio di abbigliamento North Face e Esprit, non è sopravvissuto all'ipotermia.
La notizia, riportata oggi su molti quotidiani nazionali, si può leggere qui: http://www.ilpost.it/2015/12/09/douglas-tompkins-north-face-esprit/

Anche sui nostri laghi prealpini si verificano incidenti del genere, l'ultimo mortale ne abbiamo parlato lo scorso gennaio http://forum.ckfiumi.net/index.php/topic,5017.0/all.html

Nella fascia prealpina, in particolare su Lario, Ceresio e Verbano, aumentano gli appassionati di kayak che prediligono le pagaiate invernali.
Occorre sempre essere ben coscienti che il rischio ipotermia è terribilmente concreto.
« Ultima modifica: Dicembre 10, 2015, 12:46:31 am da marco ferrario (eko) »

Dicembre 13, 2015, 06:17:54 pm
Risposta #1

nolby

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    MARCO
la butto li... per chi viene sul Lario
Visto che pagaiando sul Lario tra paesini e frazioni non è sempre facile avere un'idea precisa di dove si è (cosa importante in caso si abbia la necessità di allertare il sistema di emergenza 112) da qualche anno c'è una numerazione delle spiagge che rende più facile la localizzazione da parte del sistema di soccorso.
La sigla la trovate sui pannelli informativi che trovate sulle spiagge/lidi (ad esempio LC 1)

http://www.provincia.lecco.it/protezione-civile/lago-sicuro/

Il link è un pò vecchiotto e riporta ancora il numero 118, in Lombardia è già attivo da un pezzo il Numero Unico 112

Dicembre 13, 2015, 11:27:53 pm
Risposta #2

marco ferrario (eko)

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Ciao nolby,
la maggior parte dei soccorsi sul Lario sono eseguiti dalla Guardia di Finanza. La loro sede è a Nobiallo di Menaggio, in posizione strategica per essere operativi in pochi minuti su tutti e tre i rami del lago. La GdF dispone di due Vedette Veloci V.3000 sempre pronte in acqua (tre in alta stagione - 2a foto allegata), dotate di motori da 300 CV, possono navigare in situazioni meteo molto avverse, sono molto stabili e raggiungono una velocità di 100 km/h.
Perciò per i soccorsi immediati sull'acqua, come è bene evidenziato sul loro scafo, è meglio chiamare direttamente il 117, guadagnando tempo prezioso.
Purtroppo sembra che il prossimo anno la nuova Stazione Marittima sarà trasferita a Como, in posizione defilata rispetto al centro del lago, tanto più che è proprio il ramo di Como il meno impegnativo, mentre più critici per i venti e per le acque più fredde sono il ramo di Lecco e l'Alto Lario, dove anche le distanze tra le sponde raddoppiano o triplicano.

Sulle pagine di Lario Sicuro (http://www.provincia.lecco.it/protezione-civile/lago-sicuro/) non si parla mai della temperatura dell'acqua (sarei contento di essere smentito), argomento che a mio avviso dovrebbe invece essere posto in evidenza.
Parlare di sicurezza sottovalutando l'ipotermia fino ad ignorarla del tutto è una mancanza grave.
Così, per visionare i grafici della temperatura dell'acqua dei nostri laghi, dobbiamo andare a consultare i meteo svizzeri, mi spiace dirlo, ma in queste cose sono molto più attenti e seri.
Durante i mesi invernali la temperatura dell'acqua è di pochi gradi sopra lo zero e anche in altre stagioni è tra le più fredde d'Italia, diversi gradi più fredda della temperatura dei nostri mari e di altri laghi come ad esempio il Trasimeno e il Bracciano.
Sul Lario, ma non solo, sembrerebbe che anziché affrontare il problema sensibilizzando, si preferisca non allarmare, forse per non perdere turisti.

Noi kayaker, anfibi come siamo, il problema lo conosciamo e lo viviamo a fondo sulla nostra pelle.
Date un occhio ai grafici delle temperature medie qui allegati.

Oltre a tenere un telefono (stagno) a portata di mano con i numeri del soccorso già in memoria,
cosa suggerite per pagaiare con più sicurezza?
per prevenire o perlomeno per ridurre i rischi di trovarsi in situazioni difficili e simili a quelle in cui hanno portato alla morte
Douglas Tompkins (http://www.lifegate.it/persone/news/chi-era-douglas-tompkins-fondatore-di-north-face)
e Marco Bacher (http://www.lastampa.it/2015/01/12/edizioni/verbania/cronaca/annegato-nel-lago-di-mergozzo-il-dj-con-la-passione-per-lo-sport-nT4dSKBJSsl4cXOj8BGtfN/pagina.html)   
e di altri amici, che se la sono vista brutta, ma più fortunati, sono riusciti a sopravvivere all'ipotermia.

Ciao a tutti
« Ultima modifica: Dicembre 14, 2015, 03:10:07 pm da marco ferrario (eko) »

Dicembre 14, 2015, 08:05:08 am
Risposta #3

santino spada

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 Grazie per le info , per favore non si avere un fac simile o foto dei cartelli che numerano le spiagge , per avere un idea di cosa cercare.
  Un saluto a tutti.

Dicembre 14, 2015, 01:46:10 pm
Risposta #4

Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Marco Ferrario è un kayaker encomiabile per la precisione di tutte le sue informazioni. Ha una prudenza strabiliante, non sottovaluta mai nulla e non fa mai pesare tutte le sue conoscenze informatiche e di tecnica del KdM. Provate a uscire qualche volta con lui e rimarrete stupiti per la accortezza di tutte le sue informazioni prima, durante e dopo l'uscita. Se fosse un oggetto ambientale caro ai kayaker sarebbe un faro, se fosse un Maestro o una Guida, un Istruttore o un "quelchevoletevoi" di Kayak da Mare dovrebbe farsi pagare il triplo di quello che si fanno pagare tutte quelle figure giuridiche fornite di pezzi di carta che ho elencate sopra che insegnano o accompagnano. E' un pragmatico, un realista  del kayak in tutte le sue sfaccettature. Fotografa tantissimo, anche oltre il necessario, ma in questo modo la qualità delle sue immagini è superlativa perchè può scegliere tra centinaia di foto.  Si circonda solo di persone che amano come lui il KdM e che apprezzano pagaiare in modo indipendente e senza che nessuno gli rompa le palle. Esce tutto l'anno, spesso da solo ma anche in compagnia e anche questo è da vero intenditore. Se qualcuno esce dalla sua filosofia di approccio e di gestione di una uscita in KdM glielo dice senza mezzi termini e ne ha tutti i diritti, proprio perchè non chiede nulla in cambio se non che apprezzi come lui la libertà che possono dare  una o più giornate in kayak. La passione di pagaiare è il suo carburante e non va mai in riserva e, per concludere, è senza tutti quei fronzoli indotti da mode di appartenenza a qualsivoglia lobby della pagaia.
Ha solo un difetto e cioè di escludere forse un po' troppo le uscite organizzate e con numerosi kayaker, ma se lo facesse smentirebbe se stesso e tutto quanto vi ho riportato qua sopra e allora ...tutto è coerente! 
Tutto questo è la sua parcella. Troppo poco, Marco, troppo poco.
Tenete tutti molto da conto quanto riferisce in questa sede perchè è davvero utile e speriamo non si stanchi mai!
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Dicembre 14, 2015, 06:06:17 pm
Risposta #5

nolby

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    MARCO
A quanto detto da Vittorio devo aggiungere una cosa:
Ha anche un bel Kayak! ;D

Comunque mi sento di contraddirlo su una cosa:
chiamando il 117 rischieresti di fare un passaggio in più...
Già solo leggendo il sito della GdF, nella spiegazione dei compiti della sala operativa 117 NON c'è l'attivazione dei soccorsi.
Infatti il 117 viene definito numero di pubblica utilità e non di emergenza.
Se andate nella pagina del loro Soccorso Alpino (altro settore in cui rappresentano un'eccellenza) è specificato che per attivarli bisogna rivolgersi al numero 118. Purtroppo non ho trovato indicazioni sui loro reparti di recupero in acqua ma la logica è la stessa.

In Lombardia, componendo uno qualsiasi dei vecchi numeri di emergenza, la chiamata viene direttamente inoltrata al centralino NUE 112, che è in grado di localizzare l'utente con una certa rapidità (specie se si usa uno smarphone con installata l'APP di AREU che invia in automatico alla sala operativa la posizione GPS. Utilissimo in acqua o in ambiente impervio) ed è in grado di smistare la chiamata a chi di dovere (cosiddette centrali operative di secondo livello, che si occupano poi dell'attivazione dei mezzi) dato che anche altri enti si occupano della sicurezza sul lago e l'utente non può sapere chi al momento è operativo e con quali mezzi.
Oltretutto, per i turisti, è utile favorire la diffusione della conoscenza del 112 (numero peraltro europeo) perchè è multilingue.

Il sistema 112-118 lo conosco bene, è ormai rodato, e posso assicurare funziona meglio di quando si componevano i vari 115-118-112. Le migliorie non sono state  solo riguardo il numero di telefono ma è stata riorganizzata tutta la struttura per l'attivazione dei soccorsi (l'utente di queste cose non si accorge, ma ne giova in termini di tempistiche e qualità del servizio che ottiene).
E' stata fatta una certa pubblicità ma purtroppo ancora qualcuno non sa come funziona e, nel momento del bisogno, tenta vie diverse facendo telefonate inutili.


Teniamo poi conto che il caso specifico di cui parliamo, un soccorso in acqua, è un'evento che richiede una catena dei soccorsi interforze (soccorso tecnico, soccorso sanitario, forze dell'ordine) ed è necessario che sia chi gestisce l'evento a decidere quali siano i tipi di mezzi e gli enti più idonei ad intervenire.

Dicembre 14, 2015, 10:26:07 pm
Risposta #6

marco ferrario (eko)

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Ehi Vittorio, sarà mica un coccodrillo?!!    :-[ :)    ma non voglio uscire dal tema in questione, perché l'ipotermia è il nemico peggiore e temibile di chi va in kayak su acque fredde, vado perciò oltre ricollegandomi agli interventi di Nolby e di Santino.                                                                                                                                                                                                                                                                                                       
Ritengo che conoscere la spiaggia in cui ci si trova è utile ai bagnanti. Ai naviganti, le spiagge del lago sono utili per una sosta, è bene sapere dove si trovano, ma non sono punti cospicui facilmente identificabili dall'acqua e cambiano anche aspetto, ampliandosi o scomparendo completamente, a secondo del livello idrometrico del lago. Inoltre, chi procede in acqua, ha grosse difficoltà a memorizzare il numero di riferimento della spiaggia perché i cartelli che le indicano non sono facilmente identificabili dall'acqua e comunque sono leggibili solo a sbarco avvenuto.                                                                                                                                                                                                                       
Il Lario è invece ricchissimo di punti cospicui e perciò ci si orienta facilmente durante la navigazione. il GPS non è indispensabile.  I 47 scali del battello riportano tutti il nome della località che è ben leggibile navigando sotto costa, perciò dopo qualche pagaiata, non c'è più la necessità di leggerli in quanto si saranno mentalmente memorizzati. Ad essi, con l'aiuto di una buona mappa, vanno aggiunti i molti punti nautici notevoli naturali, facilmente identificabili stando in acqua e visibili anche da lontano, ne cito alcuni a solo titolo di esempio: Capo Spartivento, le Anse di Piona e del Diavolo, il Promontorio dell'Olgiasca, le Punte di Morcate, di Lavedo e della Cavagnola, la Scogliera del Moregallo, i Pozzi di Madrone e di Riva, e poi la Grotta Azzurra, la Cascata di Albonico o del Poncio, l'isola Comacina, il Sasso di Dascio, le foci di fiumi e torrenti, ecc. ecc. ecc. A questi si aggiungano i punti cospicui rappresentati dalle molte ville note e appariscenti e le costruzioni religiose più significative. Sono questi e anche altri, i punti nautici notevoli che si affacciano sull'acqua del lago e che perciò sono a noi ben visibili anche navigando a considerevole distanza dalla costa. Sono punti cospicui sempre identificabili su una buona mappa, con nomi definiti e riconosciuti, ovviamente sempre che non scenda fitta la nebbia o nel bel mezzo di una tempesta di neve.

E' sempre importante identificare con precisione dove ci si trova, perciò, se non si conosce il posto, è utile un GPS o l'utilizzo intelligente di una buona mappa; oltre ad avere a disposizione un telefono sempre pronto all'uso con memorizzato i numeri di soccorso,
ma ci sono altri importanti suggerimenti utili a prevenire o ridurre le conseguenze dell'ipotermia e, in caso di incidente, salvarsi più facilmente?       visto che i più esperti esploratori ed abili kayakers sono anch'essi drammaticamente coinvolti.
« Ultima modifica: Dicembre 14, 2015, 11:01:42 pm da marco ferrario (eko) »

Dicembre 15, 2015, 04:25:13 pm
Risposta #7

Paolo Mil

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    ...
Presumo che l'unico modo di prevenire o quanto meno ridurre il rischio di ipotermia sia l'abbigliamento adeguato.
Muta e tessuti tecnici adatti al pagaiatore offrono una discreta protezione ai "bagni" non troppo prolungati, dando modo di risalire a bordo e raggiungere la riva (o attendere soccorsi se questo non risulta possibile).
Guanti, stivaletti ed eventualmente cuffia in neoprene aiutano notevolmente a non disperdere velocemente calore dalle estremità.
Se poi si ha un cambio di abbigliamento stivato (ed una coperta termica), si può risolvere l'inconveniente senza penare drammaticamente.
Leggo spesso siti di sea kayak stranieri (di paesi che si affacciano sugli oceani) e, come sottolineato da Marco, l'ipotermia risulta essere forse una delle principali cause di disgrazie per mare.
Da meditare.

Dicembre 15, 2015, 11:13:55 pm
Risposta #8

michele varin

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    ...
Intanto grazie a Marco ekokayak Ferrario per avere attivato un ragionamento sul tema.
L'evento scatenante è stata la morte di Doug Tompkins, ex boss di North Face, per ipotermia in un lago del Cile (General carrera, Lago Glaciale temp. media 9 gradi)).
Per inciso l'uomo aveva al suo attivo prime importanti inkayak in  torrente, ed era avvezzo a muoversi in ambienti impegnativi: non era uno sprovveduto, e quelli con lui anche.
A questo link (in inglese) si trovano gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda http://www.canoekayak.com/news/everything-we-know-about-doug-tompkins-death/
Comunque in sintesi:
gruppo di kayak;
arrivo improvviso di forte vento (patagonico...);
onde "da lago"(non altissime, 3 m,  ma corte, quindi credo con lo scafo spesso fuori dall'acqua e quindi più esposto a rovesciamento;
rovesciamento di più kayak;
secondo le autorità cilene la navigazione per piccole imbarcazioni era sconsigliata;
Tompkins dovrebbe essere stato in acqua "circa 2 ore" (se così è ha resistito veramente tanto...)
"non è chiaro come fossero equipaggiati e vestiti i kayakisti; una foto di gruppo all'inizio del giro mostra Tompkins che indossa una giacca stagna...una foto pubblicata dall'Esercito Cileno mostra due dei soccorsi (Ridgeway e Chouinard, noti alpinisti) che sembra non indossino mute stagne...".
Butto li due analogie con i nostri laghi.
Arrivo improvviso del vento, onde corte, kayak spesso fuori dall'acqua ed esposti alle raffiche di vento. (Ma da noi generalmente la meteo prevede l'arrivo di venti forti).
Temperature basse dell'acque (che però si conoscono).
Abbigliamento?
Credo sia importante, per evitare questi esiti drammatici di incidenti banali sui nostri laghi, lavorare sulla prevenzione.
A mio parere:
Verificare bene la meteo. In occasione dell'incidente mortale sul Lago di Mergozzo dell'anno passato  l'arrivo improvviso del vento era previsto. Anch'io quel giorno non ho guardato bene la meteo e sul Lago Maggiore mi sono trovato in difficoltà
Vestirsi per un bagno in acque fredde: è scomodo e fastidioso, ma credo non si possa fare a meno della muta, umida o stagna che sia.
Conoscere le procedure per l'allertamento del soccorso in ambiente ostile, tramite il 112 specificando bene luogo e situazione.
Ciao
Michele Varin   
 

Dicembre 16, 2015, 09:40:17 am
Risposta #9

nolby

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    MARCO
L'argomento abbigliamento è interessante.
Ho trovato questo:
http://forum.ckfiumi.net/index.php?topic=4289.0

ma si è discusso poco

Dicembre 16, 2015, 11:15:33 am
Risposta #10

marco iezzi

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Ok l'abbigliamento come è ovvio che sia , in inverno è sempre consigliabile pagaiare RIGOROSAMENTE sotto costa,

Marco

Dicembre 16, 2015, 12:49:33 pm
Risposta #11

marco ferrario (eko)

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Drammatico e coinvolgente è il racconto di Ridgeway
che era sul kayak con Tompkins.
National Geografic ha raccolto la testimonianza:
http://news.nationalgeographic.com/2015/12/151213-doug-tompkins-chile-north-face-rick-ridgeway-patagonia-yvon-chouinard-death-general-carrera-lake/
Fa pensare!

Dicembre 16, 2015, 01:20:23 pm
Risposta #12

Frederik Beccaro

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Ok l'abbigliamento come è ovvio che sia , in inverno è sempre consigliabile pagaiare RIGOROSAMENTE sotto costa,

Marco

Infatti.... talvolta esco con mare calmo al buio ed indosso pantaloni corti e solo felpa in pile in quanto pagaiando ci si scalda. Che senso ha pagaiare lontani da riva? E' così bello costeggiare

Dicembre 16, 2015, 04:20:28 pm
Risposta #13

nolby

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    MARCO
Il racconto sembra la trama di un film.
Lago con pareti di roccia a strapiombo sull'acqua senza posstibilità di "sbarcare" o uscire dall'acqua (cosa che ho visto anche sul Lario), il kayak che viene spinto via dal proprietario da un vento ad oltre 50 nodi, difficoltà delle comunicazioni.

Vorrei aggiungere una cosa: oltre alle difficoltà legate all'ambiente il tasso di pericolosità sale anche in ambienti un pò meno "selvaggi" come i nostri se si è soli.
In una situazione simile se si dovesse perdere il kayak e si dovesse optare per raggiungere la riva a nuoto c'è da sperare di trovarsi nelle immediate vicinanze di un luogo antropizzato, altrimenti senza un cambio asciutto e la possibilità dui chiamare soccorsi l'uscire dall'acqua sarebbe il minore dei problemi. Essere bagnati fradici fuori dall'acqua con temperature basse è peggio di stare in acqua.


La mia esperienza è nulla, Marco (EKO) mi sta dando parecchi consigli. Per ora ho tutto nel kayak perchè è comodo così ma forse (senza diventare come quei catastrofisti americani che si vedono alla TV che girano sempre con materiale da survivor alla Rambo) è meglio tenersi quantomeno il cellulare sempre addosso e non in un gavone.


Ho  pensato a questo perchè ho notato che nelle poche uscite che ho fatto sul lario capita di trovarsi in luoghi irraggiungibili da terra dove si ha la possibilità di uscire su piccolissime spiaggette ma senza via di uscita. Trovarsi al freddo li soli e bagnati senza nulla vuol dire che l'unica speranza è quella di attirare l'attenzione di qualche barca che per caso passa li vicino.
Ma anche qui per quanto ho visto il Lario è peggio di un'autostrada nei weekend estivi ma un bel deserto in settimana l'inverno.

Dicembre 16, 2015, 06:34:49 pm
Risposta #14

marco ferrario (eko)

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Essere bagnati fradici fuori dall'acqua con temperature basse è peggio di stare in acqua.

Non è così!!!
A parità di temperatura la velocità di raffreddamento in acqua a 10°C è di almeno 25 volte superiore dell'esposizione in aria alla stessa temperatura, se la temperatura scende a 5° la velocità di raffreddamento del corpo in acqua è anche di 35 volte superiore; ma i magri si raffreddano in tempi più brevi mentre chi è in sovrappeso si raffredda un poco più lentamente. Tompkins, essendo magro, si è raffreddato piuttosto velocemente.

Per quanto concerne la navigazione sotto costa raccomandata come un metodo per navigare con sicurezza, l'esperienza insegna che con vento forte e sopratutto con onde, non è possibile navigare in sicurezza stando sotto costa.     Il sotto costa in queste circostanze è decisamente più complicato e più rischioso, e lo è ancor più se la costa è rocciosa senza possibilità di approdo, come nel caso in questione.
Perciò Tompkins e i suoi amici, ovviamente, hanno pensato di navigare nella zona più navigabile, che, in quelle condizioni, non è certo quella ai piedi della scogliera dove frangevano alte le onde, ma è un poco più al largo, non molto, e cioè tra i 150 e i 200 metri dalla riva.
Leggendo dal racconto di Ridgeway, il loro progetto di trekking in kayak, era quello di costeggiare la riva settentrionale del lago, come si può ben vedere dalla mappa dell'itinerario pubblicata in questo articolo: http://news.nationalgeographic.com/2015/12/151213-doug-tompkins-chile-north-face-rick-ridgeway-patagonia-yvon-chouinard-death-general-carrera-lake/
Ridgeway afferma che il kayak si è ribaltato a 600 piedi (183 metri) dalla costa rocciosa.

Riformulo la mia domanda aggiungendo sul fondo, una ultima precisazione:

ci sono altri importanti suggerimenti utili a prevenire o ridurre le conseguenze dell'ipotermia e, in caso di incidente, salvarsi più facilmente?       visto che i più esperti esploratori ed abili kayakers sono anch'essi drammaticamente coinvolti e nonostante la pagaiata sotto costa.


Ciao e un grazie a tutti per come si sta alimentando questo dibattito.
« Ultima modifica: Dicembre 16, 2015, 06:45:14 pm da marco ferrario (eko) »

Dicembre 16, 2015, 10:44:17 pm
Risposta #15

marco iezzi

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Fermo restando che in condizioni avverse non è mai consigliato scendere in acqua,i laghi si sa,sono più insidiosi del mare,i venti si alzano improvvisi e il suo moto ondoso e quanto di peggio si possa aspettare un kayaker
Le regole della navigazione sotto costa prevedono comunque la conoscenza dei luoghi,avendo in mente la mappatura degli approdi
Inoltre,sempre in riferimento alla navigazione sotto costa,si ha il vantaggio di essere ridossati per i venti venti da terra
Mi sembra ovvio che in caso di frangenti bisogna stare fuori dalle onde di risacca, la vicinanza alla costa rappresenta comunque un fattore psicologico determinante,in particolare ai meno esperti
Le regole poi sono sempre le stesse,informarsi sulle condizioni meteo,abbigliamento adeguato alla temperatura dell'aria e dell'acqua,possibilmente non andare da soli in caso di condizioni meteo a rischio,avere bene in mente le manovre di auto salvamento e indossare il giubbino di salvataggio (regola che osservo nel periodo invernale ma raramente nel periodo estivo)
Altra cosa che mi sento di suggerire è quella di fare esercizio proprio in condizioni difficili sia in mare che nei laghi nel periodo invernale,solo cosi si ha la percezione dei propri limiti e di quelli imposti dalla natura

Saluti

Marco


Dicembre 30, 2015, 10:14:17 pm
Risposta #16

nolby

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    MARCO
Mi viene una domanda:
si parla spesso di neoprene, tutte stagne, aiuti al galleggiamento e discorsi simili legati alla sicurezza.
Ma quelli che vanno sui kayak olimpionici e sulle barche da canottaggio che sono vestiti come se andassero a far jogging nel parchetto sotto casa?

A novembre era caldo (ma l'acqua era decisamente feschina) mi è capitato di aiutare un bambino di circa 8-10 anni a risalire su una barca da canottaggio. Si era rovesciato e non riusciva a risalire.
Era vestito con pantaloncini e maglietta termica. Ovviamente niente giubbetto. Ci ho messo 3-4 minuti a raggiungerlo da quando mi sono accorto che era a nuoto e tentava di risalire. La barca di appoggio è arrivata dopo circa una decina di minuti.

Anche i fan del kayak "olimpionico" li vedo in giro, spesso in solitaria, vestiti leggeri. Anche sui KS credo sia impossibile risalire senza aiuto (ne ho visti ribaltarsi dal pontile qust'estate quando andavo a guardarli ;D).

Non ricordo di averne mai visto uno indossare un giubbotto, ed in questi giorni sto notando che comunque sono in molti ad uscire per gli allenamenti (pensavo fosse uno sport stagionale ma in questo periodo, la mattina, si allenano nella nebbia) ma nessuno si mette una muta in neoprene; molti addirittura pantaloncini corti sotto il paraspruzzi, le ciabatte restano sul pontile.

Mentre i kayak da mare che vedo, anche sulle acque piatte dei laghi minori -dove il rischio di ribaltarsi con un Oasis è davvero minimo- tutti vestiti ed atrrezzati come si dovesse affrontare una spedizione in Groellandia (tuta neoprene, giacca d'acqua, paddle float, cappello di lana, moffole in neoprene).

Come mai questi due modi di porsi così differenti nei confronti del freddo?

Dicembre 31, 2015, 07:50:32 pm
Risposta #17

Lorenzo Molinari

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Ho frequentato a lungo il mondo agonistico della canoa di velocità, un tempo detta "olimpica", e nel contempo quello della canoa fluviale sia agonistico sia "esplorativo", e se esci d'inverno con un K1 da velocità indossando il giubbotto, come ho sempre fatto allenandomi all'Idroscalo da quando ho comrpeo il pericolo che correvo, molti atleti ti sorridono perché ai loro occhi sei ridicolo.
Ricordate come erano visti quelli che negli anni '70 mettevano il casco in moto?
In quegli, ragazzo di 16 anni, sono volato in acqua da un C1 da velocità in mezzo all'Idroscalo, inaspettatamente, come può accadere a tutti, anche a me che su un K1 o un C1 da velocità mi mettevo in piedi allegramente.
Se non sono morto assiderato è solo perché sono risucito a sollevare buona parte del corpo sul C1 senza farlo affondare, non avendo praticamente coperta, e battendo i piedi ho raggiunto riva. La muscolatura delle gambe mi si stava bloccando dal gelo!
E come ho goduto del fuoco acceso da un pescatore lungo riva e, poi, della lungjissima doccia calda raggiunti gli spogliatoi!

Gennaio 05, 2016, 08:31:06 pm
Risposta #18

Massimiliano "Max" Miselli

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Davvero interessante questo tema e di grande utilità per tutti i canoisti, ringrazio Eko per averlo proposto.
Quando facevo immersioni in inverno, ormai 25 anni fa, utilizzavo una muta in neoprene da 7 mm. con sotto maglia e mutandoni di lana grossa che, se pur si bagnavano perché ovviamente la muta in neoprene lascia comunque passare l'acqua, contribuivano a "scaldare" il corpo in combinazione con il neoprene che di per sé rallenta di parecchio la dispersione del calore in acqua. Perchè il tutto sia efficace occorre però che la muta sia strettamente aderente.  Ovviamente non è pensabile andare in kayak con una muta in neoprene da 7 mm. non riusciremmo nemmeno a pagaiare. La soluzione più sicura che ritengo fondamentale per andare in kayak in pieno inverno è l'utilizzo della muta completamente stagna, comodissima, leggera e che copre anche i piedi, abbinata ad un sottomuta in pile e ad un intimo termico. Questo dovrebbe garantire la permanenza in acqua, anche molto fredda, per il tempo necessario all'arrivo dei soccorsi ed inoltre in caso di sbarco d'emergenza in qualche angolo recondito della costa, non essendo bagnati, permette di resistere ulteriormente (purtroppo siamo in un paese densamente abitato, non siamo in Patagonia o in Groenlandia!!)
Per il resto concordo con quanto già detto:
1) accertarsi sempre delle previsioni meteo consultando più siti, compresi quelli specifici per il vento tipo Windfinder e per il mare tipo Meteomed
2) progettare un percorso, ben memorizzato, con diversi punti di sbarco e che non preveda traversate e lunghi percorsi lontano dalla costa
3) tenere il telefonino (carico e acceso, of course) in una custodia stagna direttamente in una tasca della muta o del giubbotto salvagente
4) imparare l'eskimo e le manovre di risalita
5) cercare di evitare di uscire da soli in inverno (coda di paglia..) anche se è terribilmente affascinante
6) conoscere la preparazione tecnica e psicofisica del proprio compagno

Il resto è sfi-a

Gennaio 06, 2016, 01:33:11 pm
Risposta #19

cristian bertolin

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Salve a tutti....se posso permettermi consiglierei di portare con se un sacco termico di sopravvivenza (non si tratta della coperta argentata/dorata presente nei kit di primo soccorso medico...) che generalmente può accogliere fino a due persone (questo permette ad un eventuale compagno intervenuto nel salvataggio di mantenere caldo l'interno del sacco, ed evita la dispersione di calore corporeo in ambiente unita ad alcuni diffusori di calore ad innesco chimico non comburenti (le tavolette che si spezzano e sviluppano calore , molte sono riutilizzabili fino a centinaia di volte e una volta ricondizionate possono tornare nel kit di sopravvivenza ) può essere una valida soluzione per un primo intervento in attesa dei soccorsi organizzati. Cristian

Gennaio 06, 2016, 05:39:23 pm
Risposta #20

Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Un appunto: l'ipotermia deve essere considerata soprattutto sui laghi, in inverno e primavera. In mare (Mediterraneo, Tirreno in particolare) l'acqua è decisamente più calda che sui laghi: ve lo riporto come dato appena sperimentato.   
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Gennaio 06, 2016, 10:05:18 pm
Risposta #21

nolby

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diffusori di calore ad innesco chimico non comburenti (le tavolette che si spezzano e sviluppano calore , molte sono riutilizzabili fino a centinaia di volte e una volta ricondizionate possono tornare nel kit di sopravvivenza )

Cos'è?

Gennaio 07, 2016, 09:00:35 am
Risposta #22

cristian bertolin

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Si tratta di buste chimiche di diversa dimensione e durata, quelle che utilizziamo noi nei nostri kit di sopravvivenza sono di plastica contengono un gel ed una piastrina che una volta spezzata attiva la fonte di calore per almeno 6 ore, dopo l'utilizzo diventano rigide ed è sufficiente bollirle una volta rientrati a casa... Ho avuto anche l'occasione di utilizzarle in fiume a marzo in seguito ad un bagno di un amico il quale perse sensibilità alla mano dx a causa delle basse temperature e di una forte botta, normalmente le ho sempre utilizzate nei bivacchi invernali.il costo é minimo si trovano normalmente nei negozi militari o di caccia e pesca....
Noi ne teniamo 2 per kit che se malauguratamente le difficoltà si presentassero verso fine giornata ed i soccorsi organizzati fossero impossibilitati a raggiungerci la disponibilità di una fonte immediata sarebbe più prolungata nel tempo di reazione... Assieme comunque teniamo un acciarino e un esca per poter provvedere ad un buon fuoco....l'ipotermia al pari del panico é una brutta bestia. cristian

Gennaio 07, 2016, 11:11:32 pm
Risposta #23

nolby

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Hai per caso sotto mano qualche link (o qualche nome che possiamo cercare in google) di questi cosi chimici che si rigenerano?

Io ho presente quelle bustine (le ho viste usare qualche volta in montagna) ma sono assolutamente monouso.

Gennaio 10, 2016, 10:21:05 am
Risposta #24

dome

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    ...
Ciao
Sono un canoista prevalentemente fluviale anche se in questi ultimi anni gironzolo anche per mare con grande piacere e soddisfazione. Pagaio tutto l'anno, bel tempo o brutto che sia.
Sono fermamente convinto di come sia importante vestirsi correttamente. Il mercato offre un sacco di possibilità riuscendo ad indossare capi termici efficaci e "leggeri" senza doversi "infagottare" e dover limitare i movimenti...ma non è questo a mio avviso il punto fondamentale.
Meglio darsi da fare prima, che dover raccogliere i cocci poi...
Il canoista che non sia proprio alle primissimissime armi a mio avviso deve mettersi nell'ordine di idee di imparare l'eskimo!
E' una manovra FACILE che con un istruttore o maestro si impara comodamente in quattro lezioni da venti minuti.
Il canoa club verona di cui faccio parte ogni inverno affitta uno spazio acqua in piscina per organizzare questi corsi e sono sicuro che tanti altri club facciano lo stesso.
Una volta imparata la manovra viene il bello...nel senso che diventerà fondamentale provarla e riprovarla (con l'arrivo della bella stagione) in ogni situazione "difficoltando" il vostro eskimo...mettendo la pagaia dietro la schiena e riportandola avanti, rovesciarvi tenendo la pagaia con una mano sola, passaggi di pagaia, kayak sovraccarico, con le mani ecc... fino a farlo diventare un automatismo.
Insomma... che vi sorprenda alla sprovvista una raffica di vento più forte delle altre, che vi si chiuda addosso un onda proprio mentre state scattando una foto, o che vi cambi la meteo o.....ESKIMO A PROVA DI BOMBA!!!
Se avrete lavorato bene vi raddrizzerete ancor prima che l'acqua inizi a penetrare completamente nei vestiti...
...E' il miglior modo che conosco per rimanere quasi asciutti ed a una temperatura decente ;).
https://www.youtube.com/watch?v=_qHxVsRaYgk
Ciao
Dome Benciolini
« Ultima modifica: Gennaio 10, 2016, 10:42:30 am da dome »

Gennaio 18, 2016, 08:38:18 pm
Risposta #25

marco ferrario (eko)

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Sul Lago di Pusiano, sabato pomeriggio si è rischiata una nuova tragedia.
A causa del forte vento (raffiche di foehn a 70 km/h) un medico milanese ha perso il controllo del kayak finendo in acqua.
L’uomo è riuscito a nuotare per venti minuti attaccato all’imbarcazione, raggiungendo la vicina Isola dei Cipressi dove, in evidente ipotermia, è stato soccorso dal proprietario dell'isola.
« Ultima modifica: Gennaio 19, 2016, 01:58:35 pm da marco ferrario (eko) »

Gennaio 19, 2016, 04:13:39 pm
Risposta #26

nolby

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Ho sentito.
Per curiosità hai info più precise (essendo uscito sulla provincia di domenica non ho avuto modo di leggere)?

Era il classico kayak olimpionico vestito da jogging o aveva mute, aiuti al galleggiamento?

Gennaio 20, 2016, 09:34:37 am
Risposta #27

manucosta

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    Forza e potenza sono rese vane dall'armonia !
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Scusate se intervengo ma son Istruttore e vado in kayak sia fluviale che marino tutto l'anno da oltre 20 anni e spesso esco (come sabato scorso) proprio perchè ci sono onde alte e ci andiamo a divertire in completa sicurezza.
Concordo pienamente con chi ribadisce di imparare l'eskimo e soprattutto di perfezionarlo negli anni e mantenerlo sempre allenato anche in inverno. Ritengo che in condizioni di lago o mare (anche in burrasca) l'eskimo debba SEMPRE riuscire in quanto nonostante le possibili difficoltà dipende solo da noi, mentre in fiume non è sempre così (rocce, buchi, incastri e sifoni cambiano talvolta le cose). Ma in ogni caso il vestiario tecnico è fondamentale e imprescindibile anche per un esperto !!! Vedo molto spesso gente che esce in inverno tranquillamente senza muta, giubbotto, scarpe adeguate, giacca d'acqua o addirittura senza parapruzzi ! Anche il casco aiuta molto a proteggersi dal freddo, vento e onde ! Oggi esistono mute morbidissime da 3-5 mm e giacce d'acqua straordinarie, oltre a giubbotti maggiorati e guanti morbidi. Spesso mi capita di uscire anche da solo in mare in burrasca o in uno spot in fiume ma la sicurezza è sempre la prima cosa ! Amo questo sport e non ci rinuncio. Come ultima cosa non sottovalutiamo mai anche la nostra esperienza e condizione fisica, non sempre siamo al 100%  e ci sono tanti aspetti da considerare non ultima la stanchezza o anche l'aspetto psicologico. Anche se ci riteniamo super esperti dobbiamo fare i conti con la natura dell'acqua che è stupenda ma spietata e sempre infinitamente piu forte di noi !!!  So di dire una cosa forse banale (la ripeto sempre durante i corsi di kayak) ma un canoista con kayak pesa circa 100 kg, mentre 1 solo metro cubo di acqua pesa 1000 kg!!! Quando ci arriva una onda di 2 m o scendiamo in un torrente con 50 mc/s cosa vogliamo fare ? Possiamo solo entrare in armonia con l'acqua e assecondare la sua energia ! Ma per fare questo ci vuole tecnica, esperienza, sensibilità e amore !
Manu Costa - Istruttore FICK
Ci vediamo sull'onda, sempre e comunque!

Febbraio 05, 2019, 05:42:20 am
Risposta #28

marco ferrario (eko)

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« Ultima modifica: Febbraio 05, 2019, 04:47:03 pm da marco ferrario (eko) »

Febbraio 06, 2019, 10:18:35 am
Risposta #29

Andrea Ricci

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    non la canoa, bensì la pagaia è il nostro sport
    • acquamossa
Non si può tacere cosa??
Che l'ipotermia conduca alla morte si sa, e quindi??
Un ragazzo in salute va ad allenarsi, che si dovrebbe mettere, la muta stagna??
Gli incidenti succedono, fanno parte della vita attiva.
Sempre alla ricerca di un colpevole in questo paese ...
« Ultima modifica: Febbraio 06, 2019, 07:16:58 pm da Andrea Ricci »
Andrea Ricci
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Febbraio 06, 2019, 06:26:21 pm
Risposta #30

luigi colombo

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Premesso che pur avendo letto l'articolo riportante la notizia dell'incidente accaduto al povero Alessandro non sono a conoscenza delle condizioni in cui ciò è accaduto, vorrei fare alcune precisazioni. Innanzitutto non condivido il tono sprezzante del post di Andrea Ricci (gli incidenti  succedono...  fanno parte della vita attiva) Quanto poi alla ricerca di un colpevole a tutti i costi, la magistratura farà il suo lavoro e accerterà se ci sono responsabilità come è giusto che sia. In ogni caso l'ipotermia (perché di questo si tratta) può e deve essere prevenuta. Semplici norme: indossare sempre il salvagente (vale anche per gli olimpici!), non allontanarsi troppo da riva (tra l'altro,lì l'acqua è più dura e l'allenamento più efficace), e sul fiume scegliere percorsi dove sia possibile raggiungere facilmente la riva in caso di bagno.
Caro Andrea, scrivendo così dimostri di disprezzare la vita; la canoa non è solo allenamento, è uno sport bellissimo, io ci vado da oltre quarant'anni e vorrei che potesse sempre regalare belle sensazioni e che non si debbano mai più leggere notizie come quella dell'incidente sul Reno
Jimmy/Anonimo Brembano 

Febbraio 06, 2019, 06:46:59 pm
Risposta #31

Andrea Ricci

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    non la canoa, bensì la pagaia è il nostro sport
    • acquamossa
Uno sport bellissimo con dei rischi. Uno sport che si diffonde grazie soprattutto a presidenti di club, a organizzatori di raduni, a istruttori e allenatori che con dispendio di tempo e di soldi si dedicano agli altri. E rischiano tanto, come queste notizie dimostrano. Noi dovremmo fare quadrato intorno a loro, e difenderli. Perche' scommetto che tanti soggetti con responsabilita' dopo questi episodi abbandonano: chi glielo fa fare a vedersi sbattuti in prima pagina con rischi civili e penali?
Certo che la magistratura indaghera' sulle cause. Ma insegnare a un allenatore o a un presidente di club - da semplici canoisti della domenica come la maggior parte di noi qui siamo - come debbano vestirsi degli atleti in allenamento e' un tantino presuntuoso. E non giova al nostro sport.
Raramente in questo forum ho visto disamine tecniche di incidenti avvenuti, a fini di futura prevenzione; e prevenzione pragmatica, non teorica. Questo sarebbe utile. Non dire banalmente che bisogna coprirsi contro il freddo.
Andrea Ricci
acquamossa(chiocciola)tiscali.it
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Febbraio 06, 2019, 08:42:59 pm
Risposta #32

luigi colombo

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Ho praticato per un certo tempo anche scialpinismo, e una delle prime cose (forse anche la prima) che ho appreso nei corsi è come avere un adeguato abbigliamento. No, non è affatto banale né presuntuoso insegnare  come proteggersi dal freddo, sono dopo di tutto cose elementari! Non possiedo alcun titolo di istruttore o allenatore, anche se in passato qualche ragazzo in canoa l'ho messo. Ma posso assicurare che quel che ho scritto a proposito dell'ipotermia l'ho sempre fatto presente.
Jimmy/Anonimo Brembano

Febbraio 06, 2019, 10:48:04 pm
Risposta #33

marco ferrario (eko)

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Non si può tacere cosa??

Certo Andrea, non si può tacere, lo ribadisco.

Penso sia necessario tenere sempre alta l'attenzione per valutare i rischi ed è colposo l'atteggiamento di chi, nascondendo la testa sotto la sabbia, vorrebbe che questo nostro forum tralasciasse le notizie di disgrazie, preoccupato del fatto che portino danno alla causa della canoa, disincentivando i giovani dal pagaiare.
Ritengo che sia grave non parlarne.
Nascondere questi fatti è uno sporco inganno che concorre nell'assopire la presa di coscienza dei pericoli.
È tutto qui il motivo del mio iniziale "Non si può tacere.".
« Ultima modifica: Febbraio 07, 2019, 07:29:49 am da marco ferrario (eko) »

Febbraio 07, 2019, 02:56:47 pm
Risposta #34

Lorenzo Molinari

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Povero ragazzo, non ho parole… morire così …e poveri genitori.
Un genitore che iscrive il proprio figlio minorenne in un club per imparare ad andare in canoe e quindi svolgere attività turistica o agonistica (ma ciò vale anche per un maggiorenne che s’iscrive di sua iniziativa), si aspetta che istruiscano il proprio figlio adeguatamente non solo a stendere il braccio in avanti pagaiando ma soprattutto alle più elementari regole di sicurezza, le quali, per quanto possano apparire banali a chi già le conosce, non sono poi così banali per molti. Tra queste certamente rientra anche l'abbigliamento da tenersi in canoa d'inverno.

Perché un canoista anche agonista nei mesi invernali nel nord Italia non dovrebbe indossare una muta a salopette, magari comoda al tronco, per ridurre la dispersione termica, se non altro alle gambe e al bacino, oltre a un’adeguata giacca d'acqua e un PFD?
Purtroppo la mentalità è tale che se ti metti la muta per uscire con una canoa d’acqua piatta da gara, i tuoi  compagni ti sfottono, così come accadeva un tempo se s'indossava il casco in modo, anche su moto di grosse cilindrate. I capelli al vento facevano figo e potenziavano la virilità! Questa è la mentalità che presidenti, allenatori e istruttori dei club di canoa dovrebbero contrastare, offrendo un’adeguata informazione ai loro soci e obbligandoli a elementari regole di sicurezza.  Presidenti, allenatori e istruttori – a mio parere, devono essere soggetti a responsabilità in caso d'incidente se non hanno curato questi aspetti.

Per come vanno le cose in Italia, non ho mai sentito di presidenti, allenatori o istruttori condannati per incidenti, anche quando era evidente una corresponsabilità agli occhi di un esperto, e non voglio ricordare alcuni incidenti mortali che hanno coinvolto presidenti, allenatori o istruttori in Italia e in passato, archiviati come fatalità.
La fatalità non c’entra quasi mai.
« Ultima modifica: Febbraio 07, 2019, 03:04:22 pm da Lorenzo Molinari »

Febbraio 07, 2019, 05:05:09 pm
Risposta #35

luigi colombo

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Bravo Lorenzo!!! Questo si chiama parlar chiaro, tu sei uno che in canoa ci vai da tempo e si vede!!!!
Jimmy/Anonimo Brembano

Febbraio 11, 2019, 03:31:59 pm
Risposta #36

manucosta

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    Forza e potenza sono rese vane dall'armonia !
    • Corsi Canoa Rimini
Mi permetto di fare alcuni commenti personali senza alcun riferimento diretto alle persone coinvolte in questo incidente ma con validità generale.

Si deve cambiare filosofia sulla sicurezza !
Quello che è successo non lo ritengo accettabile e concordo sul fatto che la 'casualità' non centra nulla !
In inverno se si vuole andare in acqua non si può prescindere da una adeguata protezione anche se sappiamo tutti benissimo che chi fa 'slalom' abitualmente non adotta queste protezioni per avere piu agilità in barca e spesso, anche in inverno, entra in barca a piedi nudi o con semplici calze! Inoltre con acqua a 4-5°C come in questo caso NON basta una muta a salopette !!! Ci vuole minimo una muta lunga da 3+4 mm con sottomuta, scarpe di neoprene, giacca d'acqua manica lunga, giubbotto, casco e manopole o guanti, anche in acqua piatta !!! Sono tutte cose che sembrano esagerate ma proteggono dal freddo molto piu di quanto si creda e specialmente evitano di andare in iperventilazione all'atto del bagno stesso (quando si prende la 'botta' di freddo) oltre a consentire, in caso di necessità estreme, di poter rimanere a bagno vari minuti in piu del solito, come spesso capita in fiume ma anche in mare !

Io stesso solo due settimane prima dell'incidente, sono stato (a metà gennaio) a testare la nuova Phoenix proprio nello stesso tratto del Reno dove è avvenuto l'incidente, effettuando diversi appoggi alti ed eskimi e ho misurato che l'acqua era a 4°C, come quasi tutti i fiumi in questa stagione !

Ritengo che se si vuole scendere in acqua in queste condizioni, oltre all'abbigliamento sono necessarie queste condizioni (indispensabili ancor di piu con minori!):

1- chi scende in acqua in inverno deve saper fare un 'eskimo di ferro' (a giudizio del Responsabile del gruppo), ossia non è possibile che un agonista di slalom non sappia fare un eskimo al 100% in acqua piatta come in quel pezzo del Reno! Se non lo sa fare non va in acqua in inverno;
2- avere sempre in acqua un Istruttore/Tecnico esperto con elevata esperienza di fiume. In quel pezzo del Reno per portare 'a riva' uno andato a bagno, data la larghezza del fiume non ci deve volere più di un minuto per recuperare la persona (non è pensabile che si rovesci a bagno anche l'Istruttore come è successo !);
3 - ci deve sempre essere una persona esperta a riva, per dare una mano in caso di bisogno o anche solo come controllo;
4 - chi vuole uscire in inverno lo deve fare gradualmente e costantemente per avere abitudine alle condizioni ambientali e dell'acqua. Non ci si può andare all'improvviso!
5- Nel caso di agonisti, oltre ad avere tutte le analisi sotto sforzo si deve valutare anche la condizione specifica di ogni ragazzo in funzione delle condizioni ambientali e di difficoltà, avendo coraggio di dire dei NO nei casi necessari o a rischio.

Vado da 30 anni in fiume e mare tutto l'anno portando gruppi con me, e nonostante tanti bagni anche molto lunghi (molto di più dei 10-12 minuti di questo caso) non ho mai avuto alcun problema di freddo applicando queste regole, dal mare in burrasca a dicembre, al campo slalom di Ivrea a gennaio ! Il bagno fa parte dell'andare in kayak e non deve essere possibile che diventi fatale per questioni termiche !

scusate il papiro ma queste cose mi toccano....

Emanuele
Manu Costa - Istruttore FICK
Ci vediamo sull'onda, sempre e comunque!

Febbraio 12, 2019, 10:21:59 am
Risposta #37

Antonello Pontecorvo

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    Boats aren't unstable. People are.
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Formazione - Prevenzione - Equipaggiamento - Pianificazione

Febbraio 15, 2019, 09:29:25 am
Risposta #38

nolby

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    MARCO
La questione è complessa e di fatto ignorata.
C’è da fare una considerazione anche sullo sfogo, apparentemente fuori luogo, di Andrea Ricci. Se facciamo un paragone un incidente mortale in canoa fa molto più rumore rispetto ad un incidente in montagna dove si muore molto spesso e non solo durante grandi scalate su grandi vette ma anche banalmente su attrezzatissime, curatissime e presidiate piste da sci. Ma a quello la cronaca ci ha ormai abituato al punto che non ci facciamo più caso. Un paragone forse azzardato, sicuramente la gente che va in montagna è infinitamente maggiore rispetto a quella che va in canoa ed in proporzione non so se la percentuale di incidenti mortali sia paragonabile, ma non credo.
Ricordo però che sia l’alpinismo ad un certo livello che anche il kayak quantomeno fluviale (ma forse anche marino di un certo livello) fino a qualche decina di anni fa erano di fatto considerati sport estremi. Per cui, pur con tutti gli avanzamenti tecnologici e culturali che vogliamo, considerare che siano sicuri quanto il tennis da tavolo è decisamente utopistico.
Giustificare così la questione è folle. Se l’incidente capita NONOSTANTE siano state prese tutte le precauzioni considerate logiche ed attuabili è una cosa e sono d’accordo sul fatto che in qualche modo vada accettato. Se l’incidente capita perchè il discorso sicurezza è stato ignorato la musica cambia.


Questa scarsità di praticanti rispetto agli esempi degli sport di montagna o al ciclismo (dove pure gli incidenti gravi non mancano, e fanno ancor meno notizia se non a livello locale) se da un lato è un bene -vedi questione sicurezza sul monte Bianco- dall’altro produce meno consapevolezza e meno normativa (anche qui si può discutere se l’assenza di normativa sia un bene o un male). A ciclisti e sciatori è stato imposto il casco, l’alta visibilità; con gli alpinisti si fanno campagne di sensibilizzazione su dotazioni di sicurezza -ARVA- , abbigliamento tecnico ed aattrezzatura adeguata, certificata, non scaduta e relativa capacità tecnica.
In canoa è normale ritrovarsi in mezzo al lago in inverno con la tutina da fitness, o in estate anche con venti previsti con quei “canotti” gonfiabili spacciati per kayak che si vede al volo che diventeranno ingovernabili con un po’ di brezza ed onda. Nessuno dice nulla, nessuno si scandalizza.

Purtroppo viene impossibile fare un’analisi critica ed oggettiva degli eventi dato che le informazioni essenziali vengono sempre omesse. Di un morto in montagna vengono sempre riportate notizie utili quantomeno a classificare l’evento: se si tratta di un alpinista esperto e ben attrezzato -magari anche conoscitore della zona- o se si tratta del classico sprovveduto che si avventura sul ghiacciaio in scarpe da tennis. L’analisi degli incidenti è di fatto in tutti i casi l’unica possibilità di valutare il rischio (rischio inteso in senso prettamente tecnico ovvero R= probabilità X vulnerabilità) e di conseguenza pensare seriamente a come far fronte alla cosa.
Di fatto quando capita in canoa spesso e volentieri non si sa neanche se la vittima era in giro in canadese, K1, kayak mare, gonfiabile o cos’altro.


Sarebbe auspicabile che qualche ente, a livello nazionale (che sia FICT, FICK, Sottocosta o chicchessia), si prenda carico della questione, interfacciandosi magari con le controparti estere che sono sicuramente più avanti sulla questione e cerchino, per quanto possibile, di iniziare questa raccolta dati.