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Se n'è andato Carlo Grigioni

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Ettore Ivaldi

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"verrà proiettato un breve filmato di commemorazione dedicato a Carlo Grigioni, con stralci di un'intervista realizzata da Alberto Faggioni 13 anni fa e alcune immagini dei mondiali slalom di Lipno '72 a cui Grigioni partecipò ... L'intervista completa, i mondiali di Lipno '72..."

mi permetto solo di correggere alcuni dati dell’amico Alessandro per correttezza d’informazione e per ricordare alla grande il compianto Carlo.

I mondiali a Lipno non sono stati fatti nel 1972 - anno in cui si disputò la prima edizione olimpica per la canoa slalom - ma nel 1967. Grigioni chiuse al 38esimo posto nella gara individuale vinta dal tedesco Jürgen Bremer. Partecipò anche alla gara a squadra con Roberto Bruno e Roberto D’Angelo, quest'ultimo al suo secondo mondiale dopo l'esordio del 1965 a Spittal all'età di 20 anni. I tre  atleti italiani ottennero l‘11esima piazza.

Carlo Grigioni partecipò anche ai campionati del mondo nel 1963 e nel 1961 rispettivamente a Spittal (Austria) e a Hainsberg (Germania). La sua migliore prestazione in maglia azzurra fu un quinto posto nella gara a squadre di Spittal con  fratelli Sigi e Willi Gerstgrasser.

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Gengis

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Ciao a Tutti,
voglio ringraziare sia Alessandro per l'oneroso impegno di digitalizzare l'archivio Visconti/CCM  , cosa buona e giusta,ed anche
all'Amico Ettore  che  è la memoria storica dello Slalom i suoi interventi sempre di una precisione  cronometrica.
Doveroso anche il ricordo che il CCM rende ad un grande Pioniere della canoa, quale è stato Carlo Grigioni  a cui Tutti Noi dobbiamo molto .
Io non posso vantare una Amicizia con Carlo ,  lo conosciuto , ho fatto pochissime discese con lui , io ero un principiante  ,
 lui  aveva già disceso di tutto e di più.L'ultima discesa assieme è stata sul Sesia  nella prima manifestazione pro Sesia , quella organizzata
 da Maurizio  Bernasconi  metà anni 80.
Sarebbe bello preparare una copia  del dvd da inviare a Michele Romano , suo compagno di discese e forse l'ultimo di quella generazione di Pionieri
non agonisti , Esploratori dei nostri corsi d'acqua  che noi Amatori  consideriamo come  i nostri  Padri Nobili .
Gengis

Vittorio Pongolini

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Ragazzi,

ho appena avuto  modo di vedere l'anteprima del video di commiato a Carlo Grigioni! E' bellissimo! E' commovente! Sono 5 minuti e rotti di storia della canoa, storia in cui tutti noi ci dobbiamo specchiare e con cui tutti noi dobbiamo condividere il nostro vissuto di canoisti.
Ci sono due produttori, Vittorio Visconti nel 1967 (Vittorio, se tu solo sapessi il valore storico di ciò che hai ripreso 43 anni fa...) e Alberto Faggioni nel 1999, che ha avuto un'intuito assoluto ad intervistarlo 12 anni fa, e un addetto al montaggio, Alessandro Leonori, che non finisce mai di stupirmi  per l'abilità nell'editing e che ci garantirà una splendida commemorazione di Carlo. Alessandro ha assemblato un film  a 16 mm con pista sonora (che già allora era una autentica chicca, per tempi in cui si usava l'8 mm e si passava al Super 8 al massimo) con un video DV! Fantastici, tutti e tre.
Venite tuttii sabato sera a rendere quest'ultimo omaggio visivo a Carlo! Avvisate tutti coloro che hanno avuto modo di vivere emozioni con Carlo (penso a tutti i familiari di Carlo, agli amici di tante avventure di tutta la Provincia di Reggio e agli amici Romani; penso a Roberto D'Angelo [cui io portai il kayak ai Mondiali di Merano nel '71 al termine dello slalom, quando avevo 13 anni e fu molto emozionante...], e a Roberto Bruno; penso a Andrea Alessandrini; Peso io e pensateci Voi tutti)! Gli dobbiamo molto e questo è il minimo che possiamo fare per ricordarlo.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

stefano carbonara

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ci vediamo stasera

Vittorio Pongolini

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Cara Lilli,

moglie di Carlo, se mi leggi, scusami. Scusami di averti coinvolto pubblicamente, di essermi intromesso nel tuo intimo dolore lo scorso sabato alla Rassegna. Scusa se ti ho fatto del male chiedendoti di "alzarti". Purtroppo in queste manifestazioni tutto viene amplificato,  e anche il più recondito dei sentimenti viene reso pubblico. Anche questa mia avrei dovuto criptarla, ma non ho idea di come fare a fartela avere perchè non sono in contatto con te da anni. Sono uno dei pochi che ha avuto la fortuna di conoscerVi, seppur marginalmente e sporadicamente, durante la vita canoistica di Carlo. Ti ho riconosciuta dal palco e mi sono lasciato andare, intromettendomi nel tuo muto, privato dolore e, ancora peggio, non ti ho domandato scusa subito dopo, all'intervallo. L'ho fatto e ne sono pentito, ma l'ho fatto per commemorare Carlo, non per fare audience.
Perdonami tu e perdono anche a Mario se ha provato la stessa sensazione.
Un abbraccio sincero. 
PS se qualcuno che sa come contattarla e può recapitarle questa email ha tutto il mio ringraziamento.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Vittorio Pongolini

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Ecco ragazzi,

vi ho scansionato la copertina di "FIUMI - il giornale dei canoisti" del dicembre 1965. Ci sono Carlo e sua moglie Lilli appena sposati. All'interno della rivista si legge : "Il giorno 24 novembre in Milano, alla presenza di numerosi soci del CCM, si sono uniti in matrimonio la graziosa signorina Mariangela Martiradonna e il Dr. Carlo Grigioni, nostro Direttore. Alla coppia auguri vivissimi da tutti i fiumi ", ( si proprio così, da tutti i fiumi).

Erano anni epici, quelli, dove si festeggiava un matrimonio in modo cavalleresco, con un arco di pagaie, come fosse una cerimonia di corte per l'incoronazione del suo sovrano. In ogni caso, fa parte del folklore di quei tempi più diretti e più semplici, dove tutto era più spontaneo e meno pregiudizievole.

All'interno della rivista, 20 pagine, si leggono diversi articoli e trafiletti. In primis spicca l'articolo "Un anno di disordine" dove le categorie più interessate agli eventi climatici, canoisti ed agricoltori, si lamentano della mutevolezza del clima: primavera siccitosa, estate tempestosa e autunno prima con fiumi in piena eppoi scarso d'acqua. Non è cambiato molto dai giorni nostri... Anche le due categorie che si accusano a vicenda di danneggiarsi per l'acqua. Acque inquinate da pesticidi - erano gli anni del DDT - e di inquinamento dalle industrie del Bormida e del Tanaro. Cementificazione e lottizzazione selvaggia fin a ridosso dei fiumi.
Nell'articolo "Notizie dall'Italia" si legge che è stato costituito il 17 nov. il Canoa Club Val D'Enza a Vetto e che i novelli soci hanno incluso l'abbonamento a "FIUMI" nella quota d'iscrizione. L'EPT organizza una Scuola di Canoa Fluviale sull'Enza con il CCM. Si legge poi che che l'Ivrea Canoa Club in occasione del gemmellaggio con la città di Chambery organizza un raduno in Francia col club di canoa locale. Poi che il Canoa Club Verona, costituito il 18/5/'63 effettua un corposo rimpasto del suo Consiglio Direttivo e che Chierigo sostituisce Tessari alla Presidenza del club. A Vigevano i soci stanno ultimando la costruzione della nuova sede c/o il bar Calypso, sulla sponda dx del fiume. Al CC Milano si rinnovano le iscizioni per il '66 e il costo dell'iscrizione è di £ 3800 (1,96 €) e verrà inclusa l'iscrizione a FIUMI e la cartina dell'Arno.
Proseguendo c'è la descrizione della discesa del Secchia da Busana a Castellarano, 41 km di classe 3a (a, ?). Il fiume è stato sceso in prima nel 5/1964 da G. Granacci, V. Melloni e altri.
C'è poi un lungo articolo "Diario di una gita: Le Mie Vacanze" di L. V. (presumo Luigi Valsecchi). Il non più giovane canoista con una Klepper Aerius F2 smontabile a vela parte da Sorrento e scende passando per Punta Campanella, Amalfi, Golfo di Salerno, Agropoli, Acciaroli, Palinuro e sbarca a Camerota. Poi smonta la canoa, carica i 78 kg di canoa più bagaglio e ottiene prima un passaggio da locali eppoi prende il treno e riparte da Pizzo Calabro per arrivare a Panarea. Passa infatti da Palmi, costeggiando tutta la Calabria, supera lo stretto di Messina, arriva a Milazzo e si butta solo verso Vulcano. Seppure con angoscia, vi arriva, eppoi va verso Lipari e appunto Panarea. Alla fine delle vacanze un amico gli chiede che cosa ha fatto quest'estate. Gli risponde che ha realizzato il sogno della sua vita. "Sei forse andato a letto con B.B.?". "No, ho fatto 700 km in canoa!".
Nella rivista ci sono anche mezze pagine di pubblicità: Pagaie Azzali, Tende Moncler, Canoe ASA (mod. Micro 65 e Nike 65 color resina), Ottica Valsecchi A. (fratello dell'impavido kayaker marino ?) e pagine intere di una stazione di benzina della Amoco di Spino d'Adda che dà ai canoisti un servizio di rimessa e tutela all'auto mentre sono sul fiume, e della Nuova Poliplast che produce anche canoe in poliestere.

Ecco, questo era uno spaccato canoistico degli anni del boom economico. Gli anni in cui Carlo solcava già da parecchio i fiumi dell'Italia.

Su Carlo, ho altro materiale, tratto da FIUMI. Compatibilmente coi miei tempi, ve lo proporrò.

Ultima modifica: Dicembre 09, 2011, 09:53:51 am da Daniela Mariaschi
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Vittorio Pongolini

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Puntuale come un orologio, vi propongo un'altra chicca di un Carlo Grigioni più maturo: la mitica "candela" sul Golo, al passaggio del massone, se non ricordo male, da Francardo in giù. Fu una foto che segnò un epoca, l'epoca della ricerca delle "candele", sia casuali che volute. Era il 1977 e la foto è di Bonini, socio CCM degli anni '70.
E' la foto cui si rifersce crazyjoe più sopra, alias Gianni Cargnelutti, che fu ripresa da Francesconi e pubblicata sul catalogo delle sue canoe,nonostante si trattasse di una canoa ASA, un concorrente. Erano quelli i mitici anni in cui ci si affacciava all'esplorazione dei torrenti della Corsica, e Carlo, insieme ad altri impavidi, fu uno dei primi esploratori dei torrenti dell'isola mediterranea, subito successivo a Josef Haas, l'autore tedesco dei due libri "KORSIKA". Anch'io affrontai quel passaggio alcuni lustri fa. Non mi mise in candela. Semplicemente sparii per una decina di secondi, preoccupando non poco i miei compagni di avventura.

Nelle pagine interne di "FIUMI" n. 62 di giugno 1977 si legge nella Posta che il 5 aprile si è costituito il Canoa Club Bolzano - Kanu Club Bozen con una trentina di soci.
Si legge poi che l'Ente Prov. del Turismo di Piacenza è riuscito ad ottenere l'autorizzazione per costruire uno scivolo per canoe sul Trebbia alla diga di San Salvatore e che si provvederà a chiudere la galleria. Il costo preventivato è di £ 1.250.000 mai fondi sono pochi e il Canoa Club Valtrebbia ha lanciato una sottoscrizione cui il CCM ha subito aderito.
Si prosegue con una dettagliata descrizione dell'integrale del Danubio dalla Foresta Nera al Mar Nero, effettuata da G. Bachi & soci con una canoa a sei posti in cui si trovano  pagaiatori che per un mese dovranno pagaiare 12 h al giorno. Hanno l'appoggio di un auto con viveri e tutto il resto. Partono il 22/8 del '76 e arrivano il 14/9. Passano per Germania, Austria, Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Bulgaria e Romania e, con tappe tra i 90 e i 130 km al giorno, giungono al delta, sul "Cerno More".
Ci sono poi un paio di articoli "politici" di Mario Nebbiai, della C.I.C. (allora non c'era ancora la F.I.C.K)  Commissione Italiana Canoa, in seno alla F.I.C.,Federazione Italiana Canottaggio, e una dettagliata descrizione del Cecina, di M. Mori, A. Romano e C. Condrera, effettuato in prima il 4 novembre 1976 anche con C2 e C1. La discesa è da Monteguidi, dal ponte, a Pomarance. Ci sono passaggi anche di IV grado. Una bella avventura, stando alla descrizione, perchè non ci sono strade che lo costeggiano.
C'è poi la descrizione della prima della Pesa di G. Mariani. Siamo sempre in Toscana e gli attori sono sempre gli stessi dell'articolo del Cecina più altri aggiunti. Il fiume è relativamente facile, IIe III grado. C'è un articolo di F. Mantani che s'è fatto diverse isole della Dalmazia, comprese le Kornati, con una Klepper a vela. Un bel giro, e l'articolo è tratto dalla rivista "Liburnia" con allegato un disegno del K 2 a vela.
Si passa ad un articolo dal titolo "Il fiume Nera e la valle incantata" segnalato da G. Bifolchetti ma scritto da A. Fabbri. E' una dettagliata descrizione del fiume, dalle sorgenti al Tevere, con citazioni rinascimentali e Virgiliane dell'Eneide. Pezzo interessante davvero, che alterna paesaggio a storia, epica a geografia.
Ne "Dai club" si legge, in veneto stretto, tratto dal notiziario del C.C. Verona, di una serie di prese diposizione del  sig E. Poletto. Vi risparmio i "Trovemose, o dereliti amici miei, Organisemose e femolo anca noialtri sto benedeto programa turistico..." C'è poi la  costituzione del Team Kayak fiume Oglio.
Ci sono tantissimi risultati di gare dove si legge spesso che Pierpaolo Ferrazzi vince praticamente tutte le gare di Slalom (anche di Discesa) nella ctg. Allievi (il ragazzino  diventerà campione olimpico a Barcellona '92...).
Si chiude con una rapida descrizione dei fiumi Panaro, Leo, Lima e Scoltenna di Casimiro Righini, grande amico di Carlo Grigioni e compagno di innumerevoli avventure. Descrizione di 4 fiumi in una pagina formato A3. Praticamente imbarco, sbarco, grado, punti salienti. Ermetica ma sufficiente a permettere la discesa di tutti e quattro.
Le pubblicità sono decisamente di piùdel precedente numero e spiccano in retropagina la ASA canoe, la Black & Decker, La Fisca attrezzature da canoa, Moldresin canoe, Pellegrini Mirco canoe e Mute Mares.

Ma non mi fraintendete; tutto questo è per darvi uno spaccato del mondo della canoa negli anni in cui Carlo Grigioni affrontava l'esplorazione di fiumi europei, avendo disceso in prima gran parte dei torrenti italiani. L'Italia gli stava stretta e la Corsica era ad un braccio di mare...
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Vittorio Pongolini

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Ragazzi,

sull'onda del revival canoistico (una vera "Old Wave") indotto dall'argomento di cui all'oggetto, vi propongo questa volta un'articolo tratto da "FIUMI" n. 24 del dicembre 1967. E' la descrizione della prima del Sesia, da Piode a Balmuccia, effettuata, così dice il testo, in due domeniche successive il 14 e 25 luglio 1967 e quindi dei tratti che i canoisti della "New Wave" dividono in  tre tratti, Piode-Scopello, Scopello-inizio delle Gole, Gole del Sesia-Balmuccia.
L'autore è Luigi Paracchini (Senior), che abbiamo visto all'ultima Rassegna, - anch'egli per rendere omaggio a Carlo - padre di Francesco  e nonno di Luigi (Junior).
Il sottotitolo è emblematico: "Sesia Meraviglia Insuperabile". Evidentemente è sempre stato considerato così per tutte le generazioni di canoisti che l'hanno solcato. 
Vi riporto sotto il testo che ho scansionato in OCR perchè temo che non si riesca a leggere dall'allegato n.1 (dall'anteprima non si vede come viene):

"UNA PRIMA ECCEZIONALE

 SESIA MERAVIGLIA INSUPERABILE

di LUIGI PARACCHINI 

Dott. Grigioni Carlo, Zampirolo Franco, Biagi Alberto, Jucker Denny, Grigioni Mario.
 
Nei giorni 14 e 25 luglio canoisti del Canoa Club Milano: Biagi Alberto, Jucker Denny, Carlo e Mario Grigioni, Franco Zampirolo e Luigi Paracchini hanno disceso in prima assoluta il fiume Sesia dall'abitato di Piode spostando notevolmente quindi a monte il punto di partenza del tratto possibile ed aumentando di ben 14 Km. circa il percorso del così detto Sesia Superiore a monte di Varallo (Novara). Il tratto in questione da Piode a Balmuccia, in condizioni di portata media, può essere considerato complessivamente di 3°- 4° grado con qualche passaggio di 5° grado.
La discesa nell'insieme è molto bella, l'acqua pulita, il colloquio con il fiume indisturbato e sempre intenso, il tutto con la cornice austera e generosamente verde della Valsesia.
La partenza si effettua abbastanza comodamente subito a valle del ponte nel paese di Piode sulla sponda destra.
Imbarcati, si trasborda subito e decisamente verso l'altra sponda per superare una specie di scivolo naturale approfittando di una lingua a sinistra. Dopo un centinaio di metri, rapida impegnativa da superare tenendo a destra. Più avanti, grosso sasso a sperone nel mezzo del fiume con passaggio difficile leggermente a «esse» da imboccare a destra del sasso. Da questo punto fino all'abitato di Pila difficoltà di 3° grado.
Come appare un piccolo ponte pedonale ad arco, si presenta un difficile passaggio con grosso sasso nel mezzo. Con piccola e media portata, si passa a sinistra con manovra rapida e decisa, con forti portate il passaggio si semplifica notevolmente a destra diritto.
Si prosegue in rapide non difficili quasi fino a Scopello dove il fiume presenta tre rapide consecutive di crescente difficoltà. Nelle prime due si intravvede facilmente dal fiume il passaggio, mentre nella terza, subito prima del ponte stradale nel paese, due grossi sassi, di cui uno normalmente coperto dall'acqua, nel mezzo del fiume, rendono la rapida difficile e pericolosa.
Con livello d'acqua sufficiente si passa a destra diritto, con poca acqua si scende a sinistra e poi ci si sposta rapidamente a destra.
Il fiume procede con difficoltà relativamente minori finchè dopo Scopetta appare un ponticello pedonale ad arco che segna l'inizio della gola lunga circa un chilometro.
Subito prima del ponticello il fiume si stringe vorticoso tra le rive rocciose e dopo una breve ma violentissima rapida precipita in un salto naturale assolutamente impossibile. Trasbordare sulla sinistra ed imbarcarsi sotto il ponticello.
La gola assume rapidamente un aspetto minaccioso ed insieme attraente concedendo con generosità emozioni e difficoltà.
Si incontrano dapprima un salto ed un passaggio molto difficile ma possibili, fin'ora non superati (esplorare e ben valutare). Segue un altro salto più facile ma sempre impegnativo finché si sente il rombo di un salto spaventoso che si evita trasbordando sulla sinistra in quota elevata. Più sotto il fiume riprende il suo percorso alternando laghetti e salti tutti possibili finché un ultimo salto di notevole dislivello con passaggio da imboccare a destra, pone termine all'avventura. Più avanti si passa sotto un piccolo ponte e per un buon tratto le difficoltà sono piuttosto contenute finché si giunge ad una bella e spumeggiante rapida (della Salamandra) dopo una larga curva a destra presso la strada. Iniziare la rapida nel centro oppure sulla destra e percorrerla tenendosi rigorosamente a destra vicino ai cespugli.
Si lascia sulla sinistra l'abitato di Balmuccia e si arriva alla famosa rapida omonima non impossibile (almeno sembra) ma estremamente difficile e pericolosa. Il fiume sprofonda con un sordo ruggito sulla sinistra e normalmente i canoisti trasbordano con facilità a destra.
Il laghetto sottostante porta all'inizio del famoso tratto della gara di discesa libera ormai ben conosciuto ed abitualmente percorso."


Noi, abitudinari del Sesia, riconosciamo tutte le rapide, almeno quelle che nel corso di 45 anni non sono cambiate; è vero? Molte, anzi tutte, sono state superate grazie alle tecniche ed alle attrezzature.
Ma è grazie a Carlo ed agli impavidi pionieri dell'alto corso sopra elencati, che proprio non potevano discenderle con le loro canoe in vetroresina, che siamo arrivati sino a qui. Senz'altro hanno corso dei bei rischi ad avventurarsi in un tratto così ostico anche per le attuali canoe che abbassano di parecchio le difficoltà del fiume.

In copertina, per la precisione, si vede un giovane Alberto Biagi a torso nudo nella neve del Trebbia, e si vedono le linee e le dimensioni delle canoe con cui venivano scesi i terzi, i quarti e i quinti gradi... Provateci voi se ci riuscite! Avete capito la maestria di Carlo & C ?!!
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Vittorio Pongolini

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Un'altra memorabile pagina di storia della canoa, scritta o interpretata da Carlo Grigioni, è il resoconto dei mondiali di Spittal del '63, fatti per regolamento con canoe smontabili, sia per lo slalom che per la discesa.  Si legge dal testo, molto lungo - non me ne vogliate né Voi nè CKItalia- , riportato per comodità di lettura con testo in corsivo poco più sotto, anche riguardo l'attività agonistica di tutto l'anno.
E' un'altro pezzo di storia della canoa italiana (ed europea) che senza "FIUMI" non sarebbe esistita. E possiamo capire che cosa erano le gare e con quale pionierismo, rischi e regolamenti venissero affrontate.
Oltre a tutto il dettagliato resoconto dei Mondiali, fa sorridere leggere, verso il termine del pezzo, che il ben conosciuto Alessandrini, tra i tanti allori vinti nella sua ricca carriera, ha potuto portarsi a casa anche un... lattonzolo!
 

Attività agonistica


C. Grigioni

Con le  gare di Merano era conclusa la fase preparatoria e di selezione ai campionati del mondo di Spittal. Tuttavia le diverse prove non avevano indicato chiaramente chi, oltre ai due fratelli Gertsgrasser, dovesse entrare nella rappresentativa italiana e la Federazione aveva lasciato allo Sport Club Merano l'incarico di scegliere un terzo componente fra gli uomini del C.C.M Lo Sport Club Merano segnalò l'opportunità di inviare in Austria una squadra più numerosa di quella proposta dalla Federazione, che comprendesse tre Meranesi, Willi e Siegi Gertsgrasser e Drescher, e tre Milanesi, Grigioni, Biagi e Alessandrini; la Federazione accolse questa soluzione.
La notizia di ciò ci giunse a luglio avanzato e ci rallegrò molto. Tutti e tre pensavano a questi campionati da almeno un anno ed eravamo felici di andarci assieme. Purtroppo poi Biagi, nel punto culminante della preparazione, si ammalò per due o tre settimane e preferì che al suo posto andasse Martinelli.
lo andai a Spittal insieme a Martine!Ii. Quando arrivammo, la sera del 7 agosto, quasi tutti i concorrenti, compresi i Meranesi, erano già là da qualche giorno e avevano disceso ripetutamente il fiume.
Nella città e nei dintorni v'era un numero impressionante di canoe. A Spittal erano convenuti moltissimi appassionati; di tutta Europa accorsi per assistere alle gare e fare poi una vacanza SI!i fiumi dell' Austria. Anche i nostri di Milano in partenza per la Jugoslavia sarebbero stati là il giorno dello slalom.
Noi provammo il percorso l'ultimo giorno prima delle prove ufficiali. Il Lieser, altre volte così selvaggio, portava in quei giorni poca acqua e non v'era davvero nessun pericolo. L'acqua era limpida e calda così come noi non potevamo immaginare. Si passava in alto attraverso fitti boschi di abeti entrando, poco prima dell'abitato di Spittal, in una gola dalle pareti ripide dove il fiume aumentava di pendenza e di difficoltà. Qui era il tracciato dello slalom.
Il regolamento dei campionati de! mondo imponeva che lo slalom si corresse con la canoa smontabile, ma il vecchio « slalom '59» - ripreso dopo un anno dalla soffitta - era del tutto inadeguato. Si sperava che la Klepper ci avrebbe prestato l'ultimo tipo di smontabile che è molto simile a una rigida, così come aveva fatto con i Tedeschi e con i Meranesi. L'ultima giornata prima della gara la passammo sotto la tenda mentre fuori pioveva. Andavamo ogni ora a chiedere per la barca. Solo verso sera il sig. Hermann ci disse che potevamo prenderla e allora la montammo subito e la provammo in un tratto del fiume vicino al nostro campeggio.
La prima gara era di slalom a squadre. Ci si imbarcava su una piattaforma di legno a metà immersa nell'acqua. Lo starter era in comunicazione telefonica con altri giudici più a valle e dava il via quando la squadra precedente era a buon punto. Mentre aspettavamo, Willi mi disse che si doveva andare piano e cercare di fare meno penalità possibile. lo ero perfettamente convinto di questo e mi sentivo sicuro; tuttavia la presenza di quella folla così grande e l'importanza della prova toglievano il respiro. La squadra degli Stati Uniti partita prima di noi indugiava più del previsto. Il via fu come una liberazione; Siegi mi gridò qualcosa alla porta 5 e poi ancora alla porta 7 dove mi aveva aspettato.
Mi affacciai al tratto più ripido del fiume tutto bianco di schiuma; in fondo bisognava girare a destra passando attraverso a due grandi onde. Vi entrai appoggiato a monte e per questo errore mi rovesciai subito. Con grande fatica riuscii a tornare su, ma quando raggiunsi gli altri due ero troppo stanco e mi rovesciai ancora e definitivamente entrando nella corrente che usciva veloce davanti alla porta a tempo.
Tutto era rimandato alla seconda prova del pomeriggio e non si poteva naturalmente più sbagliare. Alla partenza eravamo molto nervosi e inutilmente cercavamo di nasconderlo.
Alle prime porte toccammo là dove prima eravamo passati bene. I pali si stavano chiudendo quando mi trovai davanti alla porta 3 così che dovetti frenare per infilarla e ostacolai Willi che usciva dalia porta 4 in salita. Alla porta 15 però passai indenne e così anche al'a 17, superando il punto che prima mi era stato fatale. Da questo punto Siegi continuò a voltarsi e cominciò a gridare che ce l'avevamo fatta. Negli ultimi metri impiegammo tutte le nostre forze.
La nostra squadra era arrivata terza in classifica ed eravamo naturalmente molto soddisfatti. Più tardi però ci dissero che agli Inglesi era stata assegnata una nuova prova per presunta irregolarità durante la prova precedente e che
ai Cechi erano stati tolti 50 punti di penalità così che le due squadre ci avevano sopravanzare e noi eravamo passati al quinto posto.
Il giorno appresso disputammo la gara di slalom in singolo. Siegi discese con grande vigore e perfetto stile e fu il migliore degli Italiani battendo anche il fratello Willi. lo e Alessandrini dovevamo essere degli attori di secondo piano e le previsioni furono rispettate. La nostra era una preparazione discreta dal punto di vista tecnico, ma scarsa da! punto di vista atletico; così passammo abbastanza bene le porte impiegando però un tempo troppe lungo.
Era previsto il predominio della squadra della Germania orientale, composta di quattro uomini ognuno dei quali aveva buone probabilità di vincere. La loro superiorità fu però al di là di ogni aspettativa. Di essi due si classificarono al primo e al secondo posto, uno al quinto e uno al sesto posto. Glaeser, il campione laureatosi a Dresda era quinto; Bremer, il nuovo campione del mondo, riusciva a migliorare nella seconda prova un tempo che pareva già irraggiungibile alla fine della prima.
L' 11 agosto le prove di slalom era no finite. Al!e ultime luci della sera, quando la folla era andata via e gli uomini cominciavano a togliere le porte, qualcuno scendeva ancora il fiume. Anche noi partimmo dall'accampamento e scendemmo in canoa lungo la gola. L'acqua, dopo una lunga giornata di sole, era straordinariamente calda; immersi nella penombra della sera, senza l'ansia terribile delle ore passate, potevamo ritrovare la gioia di sempre. Più tardi al campeggio rimanemmo a lungo desti mentre lontano si sentivano le grida dei Tedeschi e dei Cecoslovacchi che avevano scoppi improvvisi di esultanza.
Nei giorni successivi vi furono le prove di discesa libera, una discesa a dire il vero poco significativa. Il Lieser era andato calando ogni giorno e i sassi affioravano sempre più numerosi così che in alcuni punti non si poteva evitare di toccare. La gara era poi falsa a dalla presenza contemporanea delle R e delle F con un titolo per entrambe, il che non consentiva una graduatoria assoluta per una specialità praticamente unica. Prevalsero comunque in entrambe le categorie gli Austriaci con Preslmayer per la F e Klepp per la R. I nostri discesisti erano Willi e Siegi Gertsgrasser, Alessandrini e Martinelli. Tutti e quattro correvano con delle Baschin modello Mick, categoria R.
Willi aveva buone probabilità di salire sul podio dei primi tre, arrivò invece soltanto sesto perché troppo provato dalle gare di slalom.
Ci fu per ultima la gara di discesa a squadre, novità assoluta per i campionati del mondo. La vittoria toccò ai tre fuori classe della Germania occidentale Vogt, Englet e Schroeder. La giornata era cominciata male per loro: il remo di Englet, poco prima della partenza, era stato portato via dalla corrente, non so come. Mentre aspettavamo lungo il percorso vedemmo passare, in luogo della squadra tedesca, questo remo azzurro che Englet inseguiva trafelato un po' sulla strada e un po' sulla riva. Grazie a un regolamento ab-bastanza elastico - una delle cose più simpatiche di questi campionati - i tre poterono ripresentarsi poi per ultimi alla partenza vincendo di pochi secondi sugli Austriaci. Raramente ho visto tanta gioia come sul viso di questi ragazzi nel momento di apprendere la notizia. La nostra squadra era partita bene, ma poi Alessandrini aveva bucato e col crescere del livello dell'acqua dentro la canoa la sua remata si fece sempre più pesante. All'ultimo poteva a stento tenere la direzione e mantenere l'equilibrio.
La sera di quello stesso giorno ci separammo. Il gruppo più numeroso partiva per la Jugoslavia dove avrebbe disceso !a Drina. Alessandrini era diretto all' Adriatico, Martinelli ed io tornavamo a casa. Eravamo smagriti e stanchi, ma quel viaggio era stato molto bello e rimpiangevamo che fosse finito così presto.
Veniamo al mese di settembre su acque più, casalinghe: sono nate due nuove gare, una discesa libera in Verona organizzata dal canoa club locale e dotata di ricchissimi premi e uno slalom sul canale Muzza organizzate dal C. C. Melzo (primo premio un lattonzolo). Entrambe hanno avuto una partecipazione numerosa e sono state vinte da Alessandrini seguito dal sempre più sorprendente D’Angelo di Ivrea.
A Ivrea s'è disputata la solita gara di fine stagione che è stata onorata, della presenza di canoisti meranesi e germanici.
All'ultimo ci arriva da Ivrea la notizia che Martinelli e Vaglio si sono recati all'estero facendosi onore. Sull' Arc in Francia, Martinelli è stato secondo e Vaglio quinto e sulla Versoix presso Ginevra Martinelli quarto e Vaglio quarto fra gli juniores su un totale di 140 partecipanti. Ecco in sintesi quanto s'è fatto in campo agonistico nella seconda metà di quest'anno.



Spero si vedano bene le immagini sotto riportate senza il gigantismo o il nanismo dei precedenti inserimenti (che ho chiesto di sistemare a CKItalia ma che non ha trovato soluzione).
Io non posso fare nulla al riguardo.
In copertina di fiumi dell 11/'63 si vedono le acque della Drina, splendido fiume della Jugoslavia meridionale ormai interrotto da una diga costruita pochi anni dopo in cui si getta la montenegrina Tara.

Grazie a Carlo una nuova/vecchia pagina di storia. Spero davvero che i lettori capiscano la grandezza del canoista.  
Ultima modifica: Gennaio 09, 2012, 01:32:35 pm da Vittorio Pongolini
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

silvio pesucci

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Ho avvertito Casimiro ( Casimiro Righini ) che, in questo blog, ci sono delle belle testimonianze su Carlo ed ha avuto il desiderio di scrivere.
Ha chiesto a me di inserire il suo messaggio.



Se n'è andato Carlo Grigioni
 
Il Capo non c'è più: era il capo in Islanda "e quando esce è un capo chino".
Il Nostro se n'è andato: era il nostro in Grecia "il nostro torna nostro, è tutti noi".
Il Maestro ha smesso d'insegnare: era il maestro sulle Alpi "ho visto il maestro fare il bagno".
La Guida ha riposto le carte: la nostra guida in Marocco, e prima, e poi, sui Pirenei.
L'Esperto è spento, Trebbia Taro Enza Ceno Lima Scoltenna e mille altri ancora: ha tentato d'insegnarmi (con scarsi risultati) la canoa
così come Marcello "Tilli de Roma" mi ha imparato a ridere "aah quello mica è stronzo da poco" diceva lui.
Per me era il DUTUR, non saprei dire se abbiamo sceso più torrenti o percorso più sentieri: sempre montagne erano.
Forse abbiamo bevuto più lambrusco (io senz'altro).
Comunque tutto questo non c'è più, sono morti tutti: il Capo, il Nostro, la Guida, il Maestro, l'Esperto, lo Stronzo e il DUTUR
è rimasto Carlo. Grigioni, la leggenda..............e si sa le leggende non muoiono mai.
 
P.S: la discesa dall' AOOS avvenne nella primavera del '74 lui diceva del '75, conoscendolo aveva ragione lui, conoscendomi non gliela darò mai!
 
PPSS: cercate di stanare Alberto Biagi con Mario Luigi Michele. Quante storie schiude quell'alba.
 
Casimiro

Gengis

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Ciao Silvio ,
 anche se è passata una vita da  quando venivo alla Poderina con Pylade dopo aver disceso il Merse o la Farma ,spero ti ricorderai di me .
Come sempre la mordace poesia di Casimiro ci fa rivivere momenti ormai antichi  , magici, irripetibili .
Casimiro da vecchio orso  non lo vedo  mai , anche se siamo a 30 km , non lo vedo mai ai vari raduni o gare di fluviale a Boretto, vedo alle volte suo Fratello .
Ti do il mio indirizzo mail in modo di poter avere un reciproco contatto, anche per non intasare con fatti personali il forum.
In attesa del piacere di rivederti , magari con la pagaia tra le mani ti saluto caramente .Gengis Khan
[email protected]

Vittorio Pongolini

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DIECI ANNI SUI FIUMI ITALIANI

Non è finita la "saga" della vita canoistica di Carlo Grigioni. Egli ha scritto molto negli anni '60 per la rivista FIUMI riguardo alle sue discese esplorative sui fiumi italiani . Penso proprio di farVi cosa gradita nel riportare quella che è stata la storia delle "prime" dei fiumi italiani a 10 anni dalla fondazione del Canoa Club Milano.

Non riporterò per iscritto tutto quanto è stato stampato da FIUMI come nei  miei precedenti interventi : spero si legga opportunamente dagli allegati che ho ridotto in modo adeguato (non sono in grado di verificare il lavoro, solo di modificarlo nei pochi minuti disponibili post-invio: vado in modo empirico).

Ogni canoista potrà leggere quelle che sono state le impressioni degli attori delle discese dei fiumi più prossimi alle proprie zone e ai più frequentati. Tevere, Arno, Scoltenna, Enza, Vara, Taro, Ceno, Trebbia, Aveto, Tanaro, Stura di Demonte, Maira, Po, Stura di Lanzo, Orco, Dora Baltea, Sesia Toce e molti altri minori. Per ognuno potete sapere o risalire, come una metafora canoistica,  alla data di effettuazione della "prima".

E' un documento storico davvero importante e spero che abbiate preso le misure sulla importanza della figura di Carlo per il canoismo italiano.

PS Coloro che non trovano i propri fiumi abituali non disperino: prossimamente inserirò anche "DIECI ANNI SUI FIUMI ITALIANI II" pubblicato nel '65 e forse molti  li troveranno.

PPS Nella copertina di FIUMI del novembre 1964 c'è la foto di un tratto di Passirio.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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Marco z

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Se da un lato , il titolo di questo tread  è molto triste , dall'altro , è veramente affascinante leggere  e vedere le foto di quella che è la storia del kayak fluviale  e l'amore che quest'uomo ha dedicato ad esso.
Mi dispiace non aver avuto l'onore di conoscerlo.


Vittorio Pongolini

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Certo che tutti i canoisti non hanno aspettato altro che la seconda parte di "Dieci anni sui fiumi italiani", vi riporto quanto promessovi. Finalmente nelle famiglie potrà quindi tornare l'armonia perchè, come la saga di Harry Potter, anche la saga di Carlo Grigioni si arricchisce di un nuovo capitolo.
Ticino, Tresa, Mera, Adda sup. e inf., Brembo, Chiese, Sarca-Mincio, Adige, Isarco, Aurino, Noce, Avisio, Brenta, Piave, But, Fella e alcuni altri sono il patrimonio di fiumi e torrenti discesi da Carlo, considerati oggi come un lascito di emozioni per le generazioni contemporanee. Sono tutte queste e quelle della parte precedente già pubblicata, prime, e qualche "seconda" (Noce) di fiumi che ci consentono discese per gran parte dell'anno, un vero prezioso retaggio che ci permette di svolgere la nostra attività con costanza.
Per questo motivo hanno un valore più alto perchè tramandato dalla "generazione del legno e tela" alla "generazione del polietilene".
Resta il mistero su quali possano essere i due fiumi  finali non menzionati e rinviati al decennio successivo. Quali mai potranno essere? Peccato non poterlo chiedere a Carlo...
PS Inutile spiegare che in copertina di FIUMI del febbraio del '65 c'è il Ponte Gobbo di Bobbio.
Ultima modifica: Febbraio 20, 2012, 07:49:06 pm da Vittorio Pongolini
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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Vittorio Pongolini

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Questo messaggio è per Gianni Cargnelutti o per Arturo Tondelli. Ma lo metto sul forum perchè almeno vi sentiate "obbligati" nei confronti dei lettori.

Cari Voi, ho saputo una ventina di giorni fa sull'Enza da Gianni che gira un CD, prodotto da Arturo, con delle storie inedite, o meglio, inesplicitate, relative alla vita canoistica di Carlo e di tutti Voi, con foto e commenti vari. Addirittura si entra nei dettagli riguardo al terribile "passaggio" di Carlo attraverso il sifone del Verdon, quando Egli si vide spacciato e invece rivide la luce, come salvezza finale, e se la cavò.

Gianni mi disse che non sa bene come riportare le foto sul forum, ma io sono sicuro che troverà qualcuno che lo aiuterà, forse proprio i responsabili del forum (ragazzi, è roba da cineteca, da annali della canoa!). Sono immagini storiche e le vogliamo proprio leggere e vedere.

La saga deve continuare e Voi tutti ne siete gli interpreti.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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