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Pagaiare in fiume d'acqua bianca/torrente e mare: diversità eclatanti

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Vittorio Pongolini

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  • Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
(Questo argomento lo si trova analogamente nella Chat del mare. Ogni portatore di interesse [stakeholder]  può, anzi deve, riferire relativamente alle proprie esperienze acquisite in una o nell'altra categoria di utenze per consentire un raffronto adatto a tutti gli utenti di CKItalia)

Ieri, una volta di più, ho avuto modo di rendermi conto delle notevoli differenze mentali e fisiche del pagaiare in un fiume d'acqua bianca/torrente rispetto al lago/mare. I due modi sono davvero agli antipodi in quanto a modalità, preparazione mentale, preparazione fisica e rischi. Hanno in comune solo la pagaia, seppure molto più corta l'una, con angolazione variabile e talvolta tipologia e forma del manico e delle pale. E' una realtà molto diversa far avanzare una canoa da fiume,  con tendenza costante a girare e a cambiare direzione sulle creste delle onde, in balia delle rapide e dei massi in cui vanno prese delle decisioni immediate, violente ed improvvise necessarie ad una discesa in acque selvagge rispetto  ad una kayak da mare che procede sostanzialmente diritto per propria natura e che deve essere condotto per mantenere una rotta,  considerando con la mente uno sforzo progressivo, per il quale bisogna ragionare su come diluire lo sforzo nel tempo. Fisicamente poi lo sforzo intenso e raccorciato necessita di una adeguata preparazione anaerobica mentre la resistenza fisica ad uno sforzo prolungato è la componente più importante che caratterizza il KdM. Questi due modi di reagire fisicamente interagiscono tra di loro condizionando in modo differente la mente in una maniera davvero notevole, ognuno per ciò che lo riguarda. I rischi poi, e le loro contromisure, qualora si presentassero, sono davvero distanti: gli uni atti a risolvere immediatamente situazioni davvero pericolose e gli altri atti a prevenire situazioni di pericolo nel medio – lungo periodo. Ma entrambi portano a situazioni rischiose per la vita degli attori. Per non parlare poi  della sensazione di trovarsi seduti su un qualcosa che è cortissimo e largo rispetto a qualcosa che è lunghissimo e stretto. Ma un sistema è complementare all'altro e ritengo fondamentale che il vero pagaiatore olistico debba conoscere entrambi per ritenersi tale.
Ultima modifica: Maggio 22, 2017, 01:16:58 pm da Vittorio Pongolini
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Lorenzo Molinari

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Concordo con le tue equilibrate considerazioni, Vittorio, pagaiare per mare o per torrenti sono due modi complementari di andare in canoa, ciascuno con le proprie peculiarità, che richiedono preparazioni diverse, attrezzature diverse, approccio mentale diverso, per quanto accumunate da analogo spirito di avventura e amore per l'ambiente naturale e selvaggio, di affrontare rischi diversi, che in entrambi i casi possono essere devastanti.

Nel caso di mari freddi, con ampie maree o forti correnti, o compiendo lunghe traversate, o sotto costa lungo scogliere senza approdi, in completa autonomia, magari anche in solitaria, come nel caso di discese di lunghi fiumi impetuosi, che scorrono tra verticali pareti di canyon, in paesi remoti, in completa autonomia, magari anche in solitaria, la preparazione tecnica, fisica e psicologica deve essere particolarmente avanzata e vai a sapere quali motivazioni si siano così fortemente radicate da spingere ciascuno a imprese tanto estreme.

Non si può elevare un modo di andare in canoa rispetto all'altro o coloro che li praticano, come non si può confrontare una grande velista a una grande alpinista.
Sono due mondi entusiasmanti che vale la pena avvicinare rispettosamente, per imparare a conoscerli entrambi e per imparare a conoscere più profondamente noi stessi attraverso entrambi.