Autore Topic: Pagaiare in mare e in fiume d'acqua bianca/torrente: diversitÓ eclatanti.  (Letto 761 volte)

Maggio 22, 2017, 01:01:33 pm
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Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
(Questo argomento lo si trova analogamente nella Chat del fiume. Ogni portatore di interesse [stakeholder] pu˛, anzi deve, riferire relativamente alle proprie esperienze acquisite in una o nell'altra categoria di utenze per consentire un raffronto adatto a tutti gli utenti di CKItalia)

Ieri, una volta di pi¨, ho avuto modo di rendermi conto delle notevoli differenze mentali e fisiche del pagaiare in  lago/mare rispetto ad un fiume d'acqua bianca/torrente . I due modi sono davvero agli antipodi in quanto a modalitÓ, preparazione mentale, preparazione fisica e rischi. Hanno in comune solo la pagaia, seppure molto pi¨ lunga l'una, con angolazione sostanzialmente fissa, a 90░ o dritta,  e talvolta forma. E' una realtÓ molto diversa far avanzare un kayak da mare, con tendenza a procedere assolutamente diritto, considerando con la mente uno sforzo progressivo, per il quale bisogna ragionare su come diluire lo sforzo nel tempo rispetto ad una canoa da fiume che, in balia delle rapide e dei massi, va mantenuta nella direzione desiderata con la necessitÓ di prendere decisioni immediate, violente ed improvvise necessarie ad una discesa in acque selvagge. Fisicamente poi la resistenza ad uno sforzo prolungato necessita di un allenamento costante ed Ŕ la componente pi¨ importante che caratterizza il KdM mentre lo sforzo intenso e raccorciato necessita di una adeguata preparazione anaerobica. Questi due modi di reagire fisicamente interagiscono tra di loro condizionando in modo differente la mente in una maniera davvero notevole, ognuno per ci˛ che lo riguarda. I rischi poi, e le loro contromisure, qualora si presentassero, sono davvero distanti: gli uni atti a prevenire situazioni di pericolo nel medio ľ lungo periodo  gli altri atti a risolvere immediatamente situazioni davvero pericolose. Ma entrambi portano a situazioni rischiose per la vita degli attori. Per non parlare poi  della sensazione di trovarsi seduti su un qualcosa che Ŕ lunghissimo e stretto rispetto a qualcosa che Ŕ cortissimo e largo. Ma un sistema Ŕ complementare all'altro e ritengo fondamentale che il vero pagaiatore olistico debba conoscere entrambi per ritenersi tale.
« Ultima modifica: Maggio 22, 2017, 01:14:17 pm da Vittorio Pongolini »
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.