Autore Topic: Tragico inizio  (Letto 8627 volte)

Marzo 26, 2017, 09:25:53 am
Letto 8627 volte

Alberto Garzena

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« Ultima modifica: Marzo 26, 2017, 10:11:12 am da Daniela Mariaschi »

Marzo 26, 2017, 11:58:59 am
Risposta #1

fredgil

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Lasciamo passare uno o due giorni che si svolgano le inchieste dalle Pubbliche Autorità e che si riprendano i ragazzi presenti al momento del dramma. Poi cercheremo di capire.
Fred
Fred

Marzo 26, 2017, 09:36:10 pm
Risposta #2

Mauro Villotta

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    Ricordati sempre che l'acqua è più forte ...
Al di là del come sia successo 17 anni sono sempre e maledettamente pochi....
In qualità di padre non riesco neanche a farmi un'idea del loro stato d'animo.
Un abbraccio alla famiglia ed a noi dico : STIAMO SEMPRE PIù ATTENTI !!!
Nel dubbio un grado in meno e trasbordare senza vergogna,le medaglie al valore per il divertimento non ci sono.
La mia è un opinione non dettata dal momento,chi mi conosce sa che quello che ho scritto è quello che penso.
Mauro.

Marzo 26, 2017, 11:52:30 pm
Risposta #3

Giuseppe Spinelli

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Come sempre accade in questi casi, ed a maggior ragione quando una giovane vita è coinvolta, non si riesce a trovare le parole giuste per commentare la tragedia. Sicuramente siamo tutti vicini alla famiglia comprendendo quanto grande e profondo possa essere il dolore per la perdita di un figlio.
Un abbraccio fortissimo.
Giuseppe Spinelli
Presidente FICT

Marzo 27, 2017, 09:50:58 am
Risposta #4

Mea

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non ci sono parole ,perchè,come è successo,chi. L 'unica cosa che mi frulla nella testa dal momento della notizia ,come babbo e come nonno, che è innaturale e disumano che un figlio muoia prima dei genitori .Sono vicino alla famiglia e non so come poter lenire il loro dolore.oggi è veramente un giorno triste .

Marzo 28, 2017, 01:32:07 pm
Risposta #5

Antonio Fierro

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Giovani ragazzi voi siete il futuro e la vita, ma se facendo un fiume facile immersi in un paesaggio selvaggio e meraviglioso pensate di esservi un pó annoiati, allora cambiate sport

Marzo 28, 2017, 02:06:54 pm
Risposta #6

Andrea Gangemi

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    La vita e` un lungo traghetto.
    • la sezione kayak di harzack
Su Facebook la discussione su questo incidente ha preso la tangente.
Decine di persone che si sentono in dovere di intervenire facendo assunzioni su quello che è successo (sprezzo del pericolo, incoscienza, eccessivo entusiasmo, non c'era la sicura sulla rapida...)
chi più ne ha più ne metta.

Almeno qui cerchiamo di parlare sulla base di fatti concreti, anche per rispetto verso tutti i protagonisti della vicenda.
« Ultima modifica: Marzo 28, 2017, 05:02:13 pm da Andrea Gangemi »
Andrea Gangemi
www.alpikayak.it
Canoa Senza Frontiere - Torino

Marzo 28, 2017, 03:40:17 pm
Risposta #7

Kilo

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    non e' uno sport per vecchi...
Vero. Io infatti sto aspettando qui sul forum il post di fred gil sui fatti. Alcuni commenti su fb sono veramente fuori luogo ed irritanti

Marzo 28, 2017, 03:48:59 pm
Risposta #8

fredgil

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Non è facile scrivere quando un canoista sparisce sulle acque dove esercitava la sua passione. Meno ancora quando si tratta di un giovane ragazzo pieno di vita, di attese e di speranze.
Quanto scrivo sotto mi è stato riportato da Paolo R., Jacques G., da Marco G., Cristiano F.,  Marcello P., Andrea T. e Savo K.,  presenti in questa funesta discesa e da me contattati individualmente. Hanno letto e consentito preventivamente su quanto segue.
Cercherò di essere il più neutro e preciso possibile, con l’intenzione di evitare – e di fare tacere - qualsiasi inutile polemica. Forse è ancora troppo presto, nei confronti del dolore della famiglia, per pubblicare quanto segue, ma va considerato come un mero articolo di stampa - la quale non è finora stata in grado di dare abbastanza precisione e chiarezza ai suoi lettori sull’accaduto.
   
Marco, Jacques  e Paolo avevano già effettuato di buon mattina l'impegnativa "integrale" del Sermenza, con un livello d’acqua primaverile.  Una discesa tosta ed entusiasmante. Allo sbarco di  Balmuccia,  incontrano Marcello / Andrea T. e Savo / ed il gruppo dei 3 bresciani (Stefano D., Cristiano F. e il povero Andrea).  Marco, Jacques e Paolo descrivono a tutti la discesa come bella ma molto impegnativa e da non sottovalutare. Il gruppo sale cosi all’imbarco dopo avere rimarcato le difficoltà della discesa.
Poco dopo la partenza il gruppo di canoisti  perviene alla rapida che precede il passaggio dove è accaduto l’incidente.
Il gruppo si era ben preparato con apposite sicure: dopo avere tutti riconosciuto la prima rapida dalla sponda, Jacques si era fermato sulla rapida d'ingresso in una morta molto stretta, da dove era sbarcato per approntarsi con una corda di lancio. Nel laghetto sottostante, relativamente ampio e “tranquillo”,  Marco stava in barca pronto ad intervenire. Gli altri canoisti, una volta passato il primo passaggio e sbarcati, sorvegliavano il passaggio appena sopra il sifone con due corde pronte.

Andrea iniziò la rapida come penultimo canoista. Passò davanti a Jacques senza problema, percorse perfettamente la rapida , poi arrivato nel laghetto, cominciò a maneggiare la sua gopro montata sul suo casco. Ciò facendo, la barca si infilò in una piccola nicchia, sponda destra, e lo capovolse. Non avendo in mano la pagaia, e bloccato comunque dalla nicchia, uscì rapidamente della canoa, sempre nel laghetto, e trovò immediatamente la coda della barca di Marco, prontamente intervenuto. In acqua quasi ferma, egli lo portò verso la sponda sx (impossibile risalire sulla riva a dx), passando a monte della grossa roccia che divide il fiume in due potenti vene; ma Andrea, probabilmente pensando di potere raggiungere la sponda a nuoto (a tre/quattro metri), lasciò di colpo la canoa per cercare di raggiungere la riva a nuoto. Senza pervenirci. Cominciò ad avvicinarsi a nuoto al canale che portava diritto al sifone. Riuscì ad aggrappare una corda lanciata prontamente dagli altri canoisti presenti sulle rocce un po’ a monte, ma mentre i ragazzi lo stavano tirando verso riva, Andrea, senza che gli altri possano capire perché, lasciò la corda e trascinato dalla corrente spari nel sifone. Quando Jacques arrivò, inconsapevole del dramma in corso, a livello del sifone, vide tutti i ragazzi già impegnati a cercare di intervenire. Si imbragò ed entrò nel sifone ma gli fu impossibile malgrado sforzi spinti di trovare il povero Andrea. Mentre i presenti continuavano dalla roccia a monte, o in canoa a valle, a cercare Andrea, Marco e Jacques salirono sulla strada per chiamare i soccorsi.
Dopo 15/20 minuti, Marcello entrato anche lui in parte nel sifone riuscì dopo numerosi tentativi – non si vedeva assolutamente niente attraverso l’acqua - a legare una corda al salvagente del malcapitato. Tirarono finalmente il corpo fuori dalla nicchia ed iniziarono subito le procedure di rianimazione, poi effettuate dai soccorsi che furono rapidissimi ad intervenire. Purtroppo senza successo.
La piccola cinepresa era rimasta accesa. E’ importante precisarlo, perché adesso in mano alle Forze dell’Ordine, dovrebbe riprodurre spero perfettamente quanto riportato qui.

Non  mi tocca, non voglio ne posso cercare cause o responsabilità in questo dramma. Trattasi di un percorso estremo, riservato a gruppi preparati e con esperienza. La sicurezza era pronta e correttamente predisposta. Andrea non ha avuto nessun problema “tecnico” a scendere la prima rapida. Si è solo concentrato un attimo sulla sua cinepresa, laddove il torrente richiedeva la massima attenzione. Mentre era in sicurezza attaccato alla coda della canoa di Marco, ha pensato di nuotare da solo fino alla sponda.
Il fiume si è ripreso una vita, tra le più grandi speranze della canoa italiana.

Pace ad Andrea, a Vladi, Gianni, Danielino e tanti altri.
Coraggio e condoglianze a Maurizio e Monica, Marco,  e famiglia.
Frederic Gilardone
Fred

Marzo 29, 2017, 09:28:36 am
Risposta #9

Emilio "Belu" Beluffi

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    Life's 2 short 2 waste it. GO KAYAKING!
Le mie più sentite condoglianze alla famiglia. Un abbraccio forte.

Marzo 29, 2017, 05:33:46 pm
Risposta #10

Andrea Ricci

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    non la canoa, bensì la pagaia è il nostro sport
    • acquamossa
grazie Fred, il tuo messaggio per me vale più di tutti.
La ricerca del colpevole è un male tutto italico: non si accetta in Italia la tragica concomitanza di eventi negativi, la casualità; perché non dà da mangiare alla famelica macchina della Giustizia, con i suoi giudici, avvocati, portaborse.
Perciò i nostri moduli di iscrizione ai raduni sono fitti e pieni di postille, condizioni, scarichi di responsabilità.
Laddove nei paesi di sana e adulta cultura della responsabilità personale sono modulini di essenziali dati anagrafici, e basta.
A chi organizza e guida da noi passa la voglia ... Ed ecco che chi si ritrova col cerino in mano, il "leader", GIUSTAMENTE poi si deve nascondere. Con buona pace della ricerca della verità dei fatti: in Italia si ricerca solo la verità processuale.
Scusate lo sfogo.
Andrea Ricci
acquamossa(chiocciola)tiscali.it
339 8808 312

Marzo 29, 2017, 10:53:54 pm
Risposta #11

maurizio bernasconi

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Risarcimento lenitivo.

Marzo 30, 2017, 09:51:45 am
Risposta #12

Antonio Fierro

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Aldilà che mi sembra prematuro e fuori luogo la ricerca delle responsabilità, (ci sono già gli organi preposti) mi sembra importante portare il livello della discussione su un altro terreno, sul senso dell' andare in canoa, cosa e come trasmetterlo ai giovani. Gli incedenti sono incidenti e possono capitare come sapete ovunque e nei modi più assurdi e disparati.
Mi piacerebbe invece che si aprisse una discussione su come far capire cosa significa la ricerca della libertà, il contatto con la natura, la bellezza del gesto atletico fine a se stesso, lo stare insieme.
E' molto pericoloso divulgare che questo sport sia solo adrenalina pura e ricerca del limite. C'è anche altro.

Marzo 30, 2017, 11:09:09 am
Risposta #13

Lorenzo Molinari

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Leggo: "La ricerca del colpevole è un male tutto italico: non si accetta in Italia la tragica concomitanza di eventi negativi, la casualità".

A prescindere dal caso specifico, valutare eventuali responsabilità in un incidente da parte degli organi preposti NON E' UN MALE ITALICO ma è un'attività obbligata e necessaria, soprattutto quando vi sono lesioni a persone o decessi.
Gli incidenti anche se possono avvenire per tragica concomitanza di eventi (negativi o positivi che siano), raramente attengono alla CASUALITA' o - altrimenti detta - FATALITA'.

In particolare gli incidenti in canoa - e non solo quelli con conseguenze tragiche - andrebbero localizzati, documentati, analizzati, classificati e archiviati in modo accessibile a tutti, come avviene in altri paesi, per comprendere quanto spesso non siano casuali, capire come prevenirli o arginarne i danni e per migliorare le tecniche di auto-salvataggio, salvataggio e soccorso.
Questa attività - a mio parere - dovrebbe essere coordinata e gestita da un ente federale.

Marzo 30, 2017, 12:45:32 pm
Risposta #14

Antonio Fierro

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Il discorso incidenti localizzati, documentati, analizzati, classificati e archiviati è senz'altro interessante, ma la vedo lunga. Trovo invece più filosofico ma anche più immediato cominciare a comunicare meglio e diversamente un diverso modo di andare in canoa, cioè spostare più l'attenzione dalla ricerca del rischio ad altri aspetti più ambientali e conviviali che ho già detto nel post precedente.

Marzo 30, 2017, 03:09:08 pm
Risposta #15

Emilio "Belu" Beluffi

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    Life's 2 short 2 waste it. GO KAYAKING!
Non voglio pubblicizzare nessuno, ne entrare nel merito, ne fare/alimentare polemiche, ma solo per dire che mi sembra esista già una web-application (mi sembra aperta a tutti) per registrare gli incidenti. ITALY è già presente come country, ma non c'è riportato nulla.
Potrebbe essere un punto di partenza? Uno spunto da cui partire?
https://www.americanwhitewater.org/content/Accident/view/

Marzo 30, 2017, 03:49:02 pm
Risposta #16

maurizio bernasconi

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... "spostare l'attenzione dalla ricerca del rischio ad altri aspetti più ambientali e conviviali"
Non sono d'accordo. L'attività si sceglie in base alle preferenze di ognuno. Per molti agonisti, l'orientamento prettamente conviviale è poco desiderabile. La placida contemplazione degli stagni non attrae. Figuriamoci per un ragazzo pieno di vitalità e di slancio idealistico.
Giusto Lorenzo!, peccato però che se ne parli da un secolo... l'analisi scientifica, la classificazione e la descrizione degli incidenti sarebbe utilissima e dovrebbero occuparsene gli esperti. Anche per basare su qualcosa di oggettivo i rapporti con le compagnie assicurative e con la Legge in generale.
Si può fare invece poco affidamento sulle ricostruzioni giudiziarie, perché ci si arriva a distanza di troppo tempo e attraverso la contrapposizione di tesi di parte che possono essere espresse con più o meno capacità e forza. Chi conosce il film Rashomon di Kurosawa, ricorderà che il medesimo fatto, un volta descritto separatamente dai protagonisti, appare via via in modo sempre diverso e irriconoscibile. Visto che è possibile a quanto pare abbattere un aereo di linea con un missile oppure incenerire per decenni a cielo aperto rifiuti tossici in una delle regioni più densamente popolose del paese, la Campania, oppure combinarne anche di più gravi e tuttavia farla franca, siamo autorizzati a dubitare che proprio la sede giudiziaria sia quel tempio dove troveremo la verità.
Il documento di Frederic invece, steso a caldo dopo i fatti ed essendo controfirmato dai testimoni, privo di capziosi dispositivi e tecnicismi avvocateschi, costituisce una base seria di analisi e indica un modello di comportamento esemplare per queste situazioni.       

Marzo 30, 2017, 06:39:42 pm
Risposta #17

Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Andrea, mi hai distrutto il cuore.
Vorrei dirti un po' di cose, e tra tutte, la più ovvia, che non sapevi ancora come è semplice morire in canoa. A diciassette anni non ci si pensa.
Non ti conoscevo, ma eri senz'altro un ragazzino intelligente perché avevi scoperto la bellezza di scendere un corso d'acqua selvaggio in canoa, la metafora della vita.  Ma dovevi affrontare un percorso d'acqua molto più lungo che si chiama esistenza e scoprire un milione di altre cose più belle. A diciassette anni non si immagina minimamente quante cose grandiose si possono raggiungere e quali altre prove importanti siamo obbligati ad affrontare.
Ora non ho più parole. Addio Andrea. Spero di conoscere i tuoi genitori e, da padre, abbracciarli.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Marzo 31, 2017, 07:59:26 am
Risposta #18

Stefano Dal Monte

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Interessante l'idea di "mappare" gli incidenti, personalmente però ritengo che per fare prevenzione sarebbe necessario focalizzarsi sui "quasi incidenti" come sulla sicurezza sul lavoro. Eventi che avrebbe potuto causare un infortunio o danno o morte ma, solo per puro caso, non lo hanno prodotto. Ho l'impressione però che fare questo nel nostro sport sia un'impresa titanica...

Marzo 31, 2017, 02:17:44 pm
Risposta #19

manucosta

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    Forza e potenza sono rese vane dall'armonia !
    • Corsi Canoa Rimini
Volevo esprimere alcuni pensieri sulla questione 'sicurezza' specialmente dal punto vista mentale e dell’approccio, prendendo spunto da quanto successo ad Andrea (anche se non lo conoscevo) e a prescindere dalla dinamica di ciò che è successo.
Ho 46 anni e vado in kayak da 25 anni. In questo lasso di tempo è cambiato molto il mio atteggiamento nel confronto dell'acqua sia in fiume che in mare, ma la passione per l'acqua mossa è sempre cresciuta ! Il cambiamento è stato dovuto sia alle esperienze acquisite che alla maturazione come persona (famiglia e figli!) che al passaggio di ruolo da semplice canoista di un gruppo a Istruttore e Responsabile di un gruppo !
I primi anni non mi rendevo bene conto dei pericoli reali ed era più la voglia di fare, di andare, anche senza 'controllo' del kayak, che quella di gustarsi veramente l'acqua e sentirsi padroni della situazione. Man mano che passano gli anni ci si rende conto meglio dei pericoli e della loro entità, sia per esperienza propria che per problemi capitati ad amici e si capisce quanto può essere veramente pericoloso il nostro sport !
Ho visto tanti incidenti sia di piccola che media gravità e talvolta anche successi in tratti dove nessuno si aspettava pericoli con casi preoccupanti già su un 3° grado e con canoisti già navigati ! Ho visto canoisti, senza alcuna qualifica e solo perché capaci di scendere un 5° che si improvvisano insegnanti e guide portando su livelli difficili dei principianti ! Conseguenza di tanti danni fatti e tanti canoisti persi per sempre! Questo mi ha spinto a fare due cose anche dopo già molti anni di kayak: rimettere completamente in discussione la mia tecnica cercando di migliorarla ed allenarla ogni volta che esco (andando da chi se sa più di me) e 'rinunciare' selettivamente a scendere punti dove è possibile in incidente mortale!
In fondo penso che andiamo in kayak per le emozioni che ci provoca e non 'per lavoro'. Quindi per esempio scendere un passaggio di fianco a un 'sifone' per me oggi non ha senso mentre tempo fa lo facevo. Ci possono essere cento fattori, anche se tutti altamente improbabili (forse), che mi possono portare dentro a quel punto ! E' molto diverso scendere un punto con potenziale pericolo medio o con potenziale pericolo mortale! Posso anche fare tutte le settimane un 5° grado, ma scelgo quello giusto !
Può andarmi bene 1000 volte ma basta una andata male per chiudere tutto ! Ha senso rischiare per provare quei 3 secondi di adrenalina e poi raccontare agli amici di essere passato li ? Secondo me no semplicemente perchè la vita ha un valore infinito (ma questa è solo una opinione personale). Se decido di rischiare poi non mi devo lamentare se non finisce bene !
Fatto sta che se innanzi tutto noi (come Istruttori e Maestri) insegnassimo fin dall'inizio a chi impara 'ad evitare' senza indugi questi pericoli maggiori e a perfezionare tecnica,  controllo e sicurezza, avremmo molti meno incidenti e tanto più gusto nello scendere un fiume.
Ancora oggi mi capita non di rado di andare in fiume da solo in corrente o in uno spot! Mi piace da morire !
In fondo ci si può divertire tanto anche su un 3° grado  fondendosi con l’acqua e la sua natura!
Scusate il poema ma penso che qualsiasi contributo sia utile al confronto !
Manu Costa - Istruttore FICK
Ci vediamo sull'onda, sempre e comunque!

Marzo 31, 2017, 03:10:13 pm
Risposta #20

Antonio Fierro

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Concordo 100%. Per quanto riguarda i giovani è evidente che vi sia una naturale tendenza all'estremo alla trasgressione, alla ricerca del limite (e non solo in canoa), è per questo che noi anziani siamo chiamati ad educare o quantomeno a calmare i bollenti spiriti . Secondo me quando i giovani non provano più piacere a fare le gole del Trebbia o il tratto classico del Soca o a curare la tecnica c'è da preoccuparsi.
E' nostro dovere dire le cose come stanno anche se poi in questo sport le scelte sono individuali e personali e non c'è niente da dire, ma almeno il clima che si deve creare in un ambiente non deve essere esasperato e sempre alla ricerca del limite e oltre.
Ambiente tranquillo e conviviale, discorsi non sempre esasperati, cura della tecnica e della sicurezza, divertimento comunque in ogni livello, questi sono i discorsi dopodichè ben vengano i 5° ma se fai un II-III non sei uno sfi-ato.

Aprile 01, 2017, 08:24:44 pm
Risposta #21

Lorenzo Molinari

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Concordo pienamente con gli ultimi due interventi di Manucosta e Antonio Fierro e aggiungo che le difficoltà - come ben sappiamo - non dipendono solo dalle caratteristiche del fiume ma anche dal mezzo impiegato.
Ce n'è da imparare e divertirsi anche sul terzo/quarto grado, anche da parte di molti che si credono esperti, se si scegliessero canoe a volume ridotto e si giocasse come in un campo da slalom, anziché limitarsi a scendere come tronchi con tinozzoni progettati "per lo Stikine" e compiacersi per l'impegnativa discesa compiuta - a ben vedere - senza alcuna maestria.

Da junior partecipai a un collegiale di slalom a Ivrea diretto da Roberto D'Angelo (allora allenatore della nazionale e olimpico di slalom a Monaco 1972). Tra gli atleti non slalomisti invitati oltre a me c'era Marino Capuzzo, forse chi non è dell'ambiente agonistico ignora questo nome, come quello di D'Angelo, eppure Marino - già allora fortissimo - è tutt’oggi uno tra i canoista più esperti.
Come iniziammo a scendere tra le paline, seguendo le indicazioni impartite, ci trovammo entrambi a bagno, nonostante sapessimo condurre con successo le instabili canoe da discesa di 4,50 m su fiumi come Sesia, Passirio o Adda superiore, sovente anche in piena, dove il quarto grado non manca, e di colpo capimmo quanto avessimo ancora da imparare....

Aprile 04, 2017, 12:07:05 am
Risposta #22

Andrea Gangemi

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  • Testo personale
    La vita e` un lungo traghetto.
    • la sezione kayak di harzack
sembra esista già una web-application (mi sembra aperta a tutti) per registrare gli incidenti. ITALY è già presente come country, ma non c'è riportato nulla.
Potrebbe essere un punto di partenza? Uno spunto da cui partire?
https://www.americanwhitewater.org/content/Accident/view/

Ciao Belu,

Si, il database degli incidenti dell' American Whitewater Association è fatto molto bene. Lo vedo poco applicabile per l'Italia per il semplice fatto che (mi pare di capire) molti canoisti italiani non sanno l'inglese.
Se dovessimo fare un database Italiano sarebbe sicuramente utile "copiare" da loro.
Tra l'altro a me risultava che un incidente, fortunatamente con esito felice, era riportato sul loro sito.
Se ricordo bene era un ragazzo che si era incastrato nella rapida dell'artificiale sul Vara, qualche anno fa.
Andrea Gangemi
www.alpikayak.it
Canoa Senza Frontiere - Torino

Aprile 13, 2017, 11:47:44 am
Risposta #23

susanna massaro

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Ciao,
mi ricollego a questa chat per chiedere, da parte della famiglia di Andrea, un grosso favore a tutti i canoisti che frequentano la val Sesia.
La canoa Dagger Mamba blu/azzurra e la pagaia Select Warrior di Andrea, dopo il tragico incidente sono probabilmente rimaste incastrate in qualche parte del fiume. La famiglia avrebbe piacere, se qualcuno li trovasse, di poter riavere barca e pagaia tanto cari ad Andrea. Se tra piene e secche dovessero smuoversi, se sono ancora in zona, e qualcuno li avvista e magari anche recupera, può contattare Daniele al 3471608735 o daniele.corti120470(chiocciola)gmail.com 
Grazie
Susanna   

Aprile 14, 2017, 09:09:41 am
Risposta #24

fredgil

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Canoa recuperata la scorsa settimana, è da me a campertogno. Ho avvertito Maurizio.
Fred
Fred