Autore Topic: L'IPOTERMIA UCCIDE  (Letto 11321 volte)

Dicembre 16, 2015, 10:44:17 pm
Risposta #15

marco iezzi

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Fermo restando che in condizioni avverse non è mai consigliato scendere in acqua,i laghi si sa,sono più insidiosi del mare,i venti si alzano improvvisi e il suo moto ondoso e quanto di peggio si possa aspettare un kayaker
Le regole della navigazione sotto costa prevedono comunque la conoscenza dei luoghi,avendo in mente la mappatura degli approdi
Inoltre,sempre in riferimento alla navigazione sotto costa,si ha il vantaggio di essere ridossati per i venti venti da terra
Mi sembra ovvio che in caso di frangenti bisogna stare fuori dalle onde di risacca, la vicinanza alla costa rappresenta comunque un fattore psicologico determinante,in particolare ai meno esperti
Le regole poi sono sempre le stesse,informarsi sulle condizioni meteo,abbigliamento adeguato alla temperatura dell'aria e dell'acqua,possibilmente non andare da soli in caso di condizioni meteo a rischio,avere bene in mente le manovre di auto salvamento e indossare il giubbino di salvataggio (regola che osservo nel periodo invernale ma raramente nel periodo estivo)
Altra cosa che mi sento di suggerire è quella di fare esercizio proprio in condizioni difficili sia in mare che nei laghi nel periodo invernale,solo cosi si ha la percezione dei propri limiti e di quelli imposti dalla natura

Saluti

Marco


Dicembre 30, 2015, 10:14:17 pm
Risposta #16

nolby

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    MARCO
Mi viene una domanda:
si parla spesso di neoprene, tutte stagne, aiuti al galleggiamento e discorsi simili legati alla sicurezza.
Ma quelli che vanno sui kayak olimpionici e sulle barche da canottaggio che sono vestiti come se andassero a far jogging nel parchetto sotto casa?

A novembre era caldo (ma l'acqua era decisamente feschina) mi è capitato di aiutare un bambino di circa 8-10 anni a risalire su una barca da canottaggio. Si era rovesciato e non riusciva a risalire.
Era vestito con pantaloncini e maglietta termica. Ovviamente niente giubbetto. Ci ho messo 3-4 minuti a raggiungerlo da quando mi sono accorto che era a nuoto e tentava di risalire. La barca di appoggio è arrivata dopo circa una decina di minuti.

Anche i fan del kayak "olimpionico" li vedo in giro, spesso in solitaria, vestiti leggeri. Anche sui KS credo sia impossibile risalire senza aiuto (ne ho visti ribaltarsi dal pontile qust'estate quando andavo a guardarli ;D).

Non ricordo di averne mai visto uno indossare un giubbotto, ed in questi giorni sto notando che comunque sono in molti ad uscire per gli allenamenti (pensavo fosse uno sport stagionale ma in questo periodo, la mattina, si allenano nella nebbia) ma nessuno si mette una muta in neoprene; molti addirittura pantaloncini corti sotto il paraspruzzi, le ciabatte restano sul pontile.

Mentre i kayak da mare che vedo, anche sulle acque piatte dei laghi minori -dove il rischio di ribaltarsi con un Oasis è davvero minimo- tutti vestiti ed atrrezzati come si dovesse affrontare una spedizione in Groellandia (tuta neoprene, giacca d'acqua, paddle float, cappello di lana, moffole in neoprene).

Come mai questi due modi di porsi così differenti nei confronti del freddo?

Dicembre 31, 2015, 07:50:32 pm
Risposta #17

Lorenzo Molinari

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Ho frequentato a lungo il mondo agonistico della canoa di velocità, un tempo detta "olimpica", e nel contempo quello della canoa fluviale sia agonistico sia "esplorativo", e se esci d'inverno con un K1 da velocità indossando il giubbotto, come ho sempre fatto allenandomi all'Idroscalo da quando ho comrpeo il pericolo che correvo, molti atleti ti sorridono perché ai loro occhi sei ridicolo.
Ricordate come erano visti quelli che negli anni '70 mettevano il casco in moto?
In quegli, ragazzo di 16 anni, sono volato in acqua da un C1 da velocità in mezzo all'Idroscalo, inaspettatamente, come può accadere a tutti, anche a me che su un K1 o un C1 da velocità mi mettevo in piedi allegramente.
Se non sono morto assiderato è solo perché sono risucito a sollevare buona parte del corpo sul C1 senza farlo affondare, non avendo praticamente coperta, e battendo i piedi ho raggiunto riva. La muscolatura delle gambe mi si stava bloccando dal gelo!
E come ho goduto del fuoco acceso da un pescatore lungo riva e, poi, della lungjissima doccia calda raggiunti gli spogliatoi!

Gennaio 05, 2016, 08:31:06 pm
Risposta #18

Massimiliano "Max" Miselli

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Davvero interessante questo tema e di grande utilità per tutti i canoisti, ringrazio Eko per averlo proposto.
Quando facevo immersioni in inverno, ormai 25 anni fa, utilizzavo una muta in neoprene da 7 mm. con sotto maglia e mutandoni di lana grossa che, se pur si bagnavano perché ovviamente la muta in neoprene lascia comunque passare l'acqua, contribuivano a "scaldare" il corpo in combinazione con il neoprene che di per sé rallenta di parecchio la dispersione del calore in acqua. Perchè il tutto sia efficace occorre però che la muta sia strettamente aderente.  Ovviamente non è pensabile andare in kayak con una muta in neoprene da 7 mm. non riusciremmo nemmeno a pagaiare. La soluzione più sicura che ritengo fondamentale per andare in kayak in pieno inverno è l'utilizzo della muta completamente stagna, comodissima, leggera e che copre anche i piedi, abbinata ad un sottomuta in pile e ad un intimo termico. Questo dovrebbe garantire la permanenza in acqua, anche molto fredda, per il tempo necessario all'arrivo dei soccorsi ed inoltre in caso di sbarco d'emergenza in qualche angolo recondito della costa, non essendo bagnati, permette di resistere ulteriormente (purtroppo siamo in un paese densamente abitato, non siamo in Patagonia o in Groenlandia!!)
Per il resto concordo con quanto già detto:
1) accertarsi sempre delle previsioni meteo consultando più siti, compresi quelli specifici per il vento tipo Windfinder e per il mare tipo Meteomed
2) progettare un percorso, ben memorizzato, con diversi punti di sbarco e che non preveda traversate e lunghi percorsi lontano dalla costa
3) tenere il telefonino (carico e acceso, of course) in una custodia stagna direttamente in una tasca della muta o del giubbotto salvagente
4) imparare l'eskimo e le manovre di risalita
5) cercare di evitare di uscire da soli in inverno (coda di paglia..) anche se è terribilmente affascinante
6) conoscere la preparazione tecnica e psicofisica del proprio compagno

Il resto è sfi-a

Gennaio 06, 2016, 01:33:11 pm
Risposta #19

cristian bertolin

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Salve a tutti....se posso permettermi consiglierei di portare con se un sacco termico di sopravvivenza (non si tratta della coperta argentata/dorata presente nei kit di primo soccorso medico...) che generalmente può accogliere fino a due persone (questo permette ad un eventuale compagno intervenuto nel salvataggio di mantenere caldo l'interno del sacco, ed evita la dispersione di calore corporeo in ambiente unita ad alcuni diffusori di calore ad innesco chimico non comburenti (le tavolette che si spezzano e sviluppano calore , molte sono riutilizzabili fino a centinaia di volte e una volta ricondizionate possono tornare nel kit di sopravvivenza ) può essere una valida soluzione per un primo intervento in attesa dei soccorsi organizzati. Cristian

Gennaio 06, 2016, 05:39:23 pm
Risposta #20

Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Un appunto: l'ipotermia deve essere considerata soprattutto sui laghi, in inverno e primavera. In mare (Mediterraneo, Tirreno in particolare) l'acqua è decisamente più calda che sui laghi: ve lo riporto come dato appena sperimentato.   
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Gennaio 06, 2016, 10:05:18 pm
Risposta #21

nolby

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    MARCO
diffusori di calore ad innesco chimico non comburenti (le tavolette che si spezzano e sviluppano calore , molte sono riutilizzabili fino a centinaia di volte e una volta ricondizionate possono tornare nel kit di sopravvivenza )

Cos'è?

Gennaio 07, 2016, 09:00:35 am
Risposta #22

cristian bertolin

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Si tratta di buste chimiche di diversa dimensione e durata, quelle che utilizziamo noi nei nostri kit di sopravvivenza sono di plastica contengono un gel ed una piastrina che una volta spezzata attiva la fonte di calore per almeno 6 ore, dopo l'utilizzo diventano rigide ed è sufficiente bollirle una volta rientrati a casa... Ho avuto anche l'occasione di utilizzarle in fiume a marzo in seguito ad un bagno di un amico il quale perse sensibilità alla mano dx a causa delle basse temperature e di una forte botta, normalmente le ho sempre utilizzate nei bivacchi invernali.il costo é minimo si trovano normalmente nei negozi militari o di caccia e pesca....
Noi ne teniamo 2 per kit che se malauguratamente le difficoltà si presentassero verso fine giornata ed i soccorsi organizzati fossero impossibilitati a raggiungerci la disponibilità di una fonte immediata sarebbe più prolungata nel tempo di reazione... Assieme comunque teniamo un acciarino e un esca per poter provvedere ad un buon fuoco....l'ipotermia al pari del panico é una brutta bestia. cristian

Gennaio 07, 2016, 11:11:32 pm
Risposta #23

nolby

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    MARCO
Hai per caso sotto mano qualche link (o qualche nome che possiamo cercare in google) di questi cosi chimici che si rigenerano?

Io ho presente quelle bustine (le ho viste usare qualche volta in montagna) ma sono assolutamente monouso.

Gennaio 10, 2016, 10:21:05 am
Risposta #24

dome

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Ciao
Sono un canoista prevalentemente fluviale anche se in questi ultimi anni gironzolo anche per mare con grande piacere e soddisfazione. Pagaio tutto l'anno, bel tempo o brutto che sia.
Sono fermamente convinto di come sia importante vestirsi correttamente. Il mercato offre un sacco di possibilità riuscendo ad indossare capi termici efficaci e "leggeri" senza doversi "infagottare" e dover limitare i movimenti...ma non è questo a mio avviso il punto fondamentale.
Meglio darsi da fare prima, che dover raccogliere i cocci poi...
Il canoista che non sia proprio alle primissimissime armi a mio avviso deve mettersi nell'ordine di idee di imparare l'eskimo!
E' una manovra FACILE che con un istruttore o maestro si impara comodamente in quattro lezioni da venti minuti.
Il canoa club verona di cui faccio parte ogni inverno affitta uno spazio acqua in piscina per organizzare questi corsi e sono sicuro che tanti altri club facciano lo stesso.
Una volta imparata la manovra viene il bello...nel senso che diventerà fondamentale provarla e riprovarla (con l'arrivo della bella stagione) in ogni situazione "difficoltando" il vostro eskimo...mettendo la pagaia dietro la schiena e riportandola avanti, rovesciarvi tenendo la pagaia con una mano sola, passaggi di pagaia, kayak sovraccarico, con le mani ecc... fino a farlo diventare un automatismo.
Insomma... che vi sorprenda alla sprovvista una raffica di vento più forte delle altre, che vi si chiuda addosso un onda proprio mentre state scattando una foto, o che vi cambi la meteo o.....ESKIMO A PROVA DI BOMBA!!!
Se avrete lavorato bene vi raddrizzerete ancor prima che l'acqua inizi a penetrare completamente nei vestiti...
...E' il miglior modo che conosco per rimanere quasi asciutti ed a una temperatura decente ;).
https://www.youtube.com/watch?v=_qHxVsRaYgk
Ciao
Dome Benciolini
« Ultima modifica: Gennaio 10, 2016, 10:42:30 am da dome »

Gennaio 18, 2016, 08:38:18 pm
Risposta #25

marco ferrario (eko)

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Sul Lago di Pusiano, sabato pomeriggio si è rischiata una nuova tragedia.
A causa del forte vento (raffiche di foehn a 70 km/h) un medico milanese ha perso il controllo del kayak finendo in acqua.
L’uomo è riuscito a nuotare per venti minuti attaccato all’imbarcazione, raggiungendo la vicina Isola dei Cipressi dove, in evidente ipotermia, è stato soccorso dal proprietario dell'isola.
« Ultima modifica: Gennaio 19, 2016, 01:58:35 pm da marco ferrario (eko) »

Gennaio 19, 2016, 04:13:39 pm
Risposta #26

nolby

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    MARCO
Ho sentito.
Per curiosità hai info più precise (essendo uscito sulla provincia di domenica non ho avuto modo di leggere)?

Era il classico kayak olimpionico vestito da jogging o aveva mute, aiuti al galleggiamento?

Gennaio 20, 2016, 09:34:37 am
Risposta #27

manucosta

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    Forza e potenza sono rese vane dall'armonia !
    • Corsi Canoa Rimini
Scusate se intervengo ma son Istruttore e vado in kayak sia fluviale che marino tutto l'anno da oltre 20 anni e spesso esco (come sabato scorso) proprio perchè ci sono onde alte e ci andiamo a divertire in completa sicurezza.
Concordo pienamente con chi ribadisce di imparare l'eskimo e soprattutto di perfezionarlo negli anni e mantenerlo sempre allenato anche in inverno. Ritengo che in condizioni di lago o mare (anche in burrasca) l'eskimo debba SEMPRE riuscire in quanto nonostante le possibili difficoltà dipende solo da noi, mentre in fiume non è sempre così (rocce, buchi, incastri e sifoni cambiano talvolta le cose). Ma in ogni caso il vestiario tecnico è fondamentale e imprescindibile anche per un esperto !!! Vedo molto spesso gente che esce in inverno tranquillamente senza muta, giubbotto, scarpe adeguate, giacca d'acqua o addirittura senza parapruzzi ! Anche il casco aiuta molto a proteggersi dal freddo, vento e onde ! Oggi esistono mute morbidissime da 3-5 mm e giacce d'acqua straordinarie, oltre a giubbotti maggiorati e guanti morbidi. Spesso mi capita di uscire anche da solo in mare in burrasca o in uno spot in fiume ma la sicurezza è sempre la prima cosa ! Amo questo sport e non ci rinuncio. Come ultima cosa non sottovalutiamo mai anche la nostra esperienza e condizione fisica, non sempre siamo al 100%  e ci sono tanti aspetti da considerare non ultima la stanchezza o anche l'aspetto psicologico. Anche se ci riteniamo super esperti dobbiamo fare i conti con la natura dell'acqua che è stupenda ma spietata e sempre infinitamente piu forte di noi !!!  So di dire una cosa forse banale (la ripeto sempre durante i corsi di kayak) ma un canoista con kayak pesa circa 100 kg, mentre 1 solo metro cubo di acqua pesa 1000 kg!!! Quando ci arriva una onda di 2 m o scendiamo in un torrente con 50 mc/s cosa vogliamo fare ? Possiamo solo entrare in armonia con l'acqua e assecondare la sua energia ! Ma per fare questo ci vuole tecnica, esperienza, sensibilità e amore !
Manu Costa - Istruttore FICK
Ci vediamo sull'onda, sempre e comunque!

Febbraio 05, 2019, 05:42:20 am
Risposta #28

marco ferrario (eko)

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« Ultima modifica: Febbraio 05, 2019, 04:47:03 pm da marco ferrario (eko) »

Febbraio 06, 2019, 10:18:35 am
Risposta #29

Andrea Ricci

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    non la canoa, bensì la pagaia è il nostro sport
    • acquamossa
Non si può tacere cosa??
Che l'ipotermia conduca alla morte si sa, e quindi??
Un ragazzo in salute va ad allenarsi, che si dovrebbe mettere, la muta stagna??
Gli incidenti succedono, fanno parte della vita attiva.
Sempre alla ricerca di un colpevole in questo paese ...
« Ultima modifica: Febbraio 06, 2019, 07:16:58 pm da Andrea Ricci »
Andrea Ricci
acquamossa(chiocciola)tiscali.it
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