Autore Topic: USCITE IN SOLITARIA: PICCOLA RIFLESSIONE...  (Letto 14953 volte)

Luglio 26, 2013, 12:08:06 pm
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Adriano Bortolini

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Approfitto dell'argomento accennato nel precedente topic,
per porre la domanda: quanti di noi, sfidando il buon senso si sono cimentati in uscite in solitaria? E in caso affermativo a quali regole si sono attenuti? :o :o :o
La presente non vuole essere sicuramente un incitamento a pratiche di questo tipo, i rischi connessi alla discesa di un fiume senza il supporto di terzi sono noti a tutti, ma sarebbe interessante capire se siamo tutti dei "bravi ragazzi", rispettosi delle regole o se talvolta, per le piu' svariate ragioni, abbiamo deciso di osare..

Personalmente ammettere di avere "peccato" una volta e sino ad ora di non averlo mai confessato :-X... ma i tempi sono maturi per espiare le proprie pene... hehe.. ;D ;D

E' successo parecchi anni fa e il luogo del peccato era il tratto facile della Stura di Lanzo: dal campeggio sino al ponte di Villanova, 5km in tutto, e con un livello medio-basso.
Mi sono avventurato sul tratto di fiume che ben conoscevo a fronte della richiesta di un gestore di un canoa-club locale, il quale, dopo avere tenuto dei corsi base a dei ragazzini desiderava fargli percorrere quel tratto di fiume, come premio all’impegno messo nel seguire i corsi.
Voleva assicurarsi che non ci fossero problemi di sorta lungo il tracciato in modo tale da poter affrontare la discesa senza troppi patemi d’animo. Intendimento encomiabile che dava idea del senso di responsabilità con cui affrontava le cose..

Preso dalla "sindrome del boy-scout" e dato che non c'era nessuna vecchietta da traghettare dall'altra sponda mi sono offerto volontario per l'impresa a condizione che almeno mi venisse a prendere a fine del percorso... Grande stretta di mano, pacca sulle spalle, ringraziamento per il supporto dato ed eccomi pronto ad affrontare il fiume motivato come se fossi impegnato a salvare il mondo...
Entrai in acqua, non senza qualche patema d’animo ben conscio che era la classica cosa da non fare, ma nel contempo stimolato dal vivere una esperienza unica nel suo genere. Due sentimenti contrapposti si affacciarono alla mia mente: il primo era la voglia affrontare la discesa da una prospettiva completamente nuova per capire sino a che punto fossi autonomo nelle mie scelte o se fossi semplicemente abituato a seguire il branco. Il secondo era una certa qual apprensione.
Le prime pagaiate non furono una gioia ma la silenziosa esternazione di un conflitto interiore, che neppure gli schizzi dell’acqua, i riverberi dei raggi di sole sulla superficie del fiume, il dolce suono della corrente riuscivano a distoglierti dalla serie di pensieri  negativi, poi fortunatamente, l’ambiente ebbe la meglio su tutto. Non avrebbe avuto senso continuare se tali sensazioni fossero perdurate ancora..

Non essendo un tratto di fiume impegnativo potevo permettermi il lusso di osservare con calma le sponde, la vegetazione, gli uccelli in volo o posati sulla riva, le ombre e i riflessi argentei di qualche pesce che furtivamente mi attraversava la via, per poi concentrarmi sulle serie di onde lunghe e profonde di qualche tratto rettilineo dove l’alveo si restringeva e l’acqua si incanalava prendendo maggiore velocità, qualche masso da evitare senza alcun problema, qualche tratto un po’ più impegnativo al quale seguiva l’ennesimo laghetto.
Impiegai più tempo del normale a percorrere il tratto di fiume, ma era un’occasione unica quella di poter liberamente disporre del tempo per seguire i ritmi del momento, fermandomi e sbarcando sulla riva per riposarmi o semplicemente per contemplare l’ambiente e vivere pienamente il fiume, i suoi ritmi e umori.

Devo ammettere di essere sceso dalla canoa in uno stato di estasi, gratificato dal fatto che avevo vinto parte delle mie paure e non mi sentivo più la classica pecora abituata a seguire passivamente il capobranco. Per una volta avevo scelto completamente il mio percorso, pagando talvolta i piccoli errori di valutazione/lettura della corrente, nulla che non fosse facilmente rimediabile da quel poco di tecnica della quale ero in possesso mi permettesse di fare.
Tirai a riva l’imbarcazione e attesi pazientemente la comparsa della persona che mi aveva richiesto il favore, ma il tempo passava e di costui nessuna traccia… e ai tempi gli unici cellulari in circolazione erano quelli delle Forze dell’Ordine e non lavoravano su frequenze a me gradite…

Rischiavo di diventare parte dell’ambiente acquatico, per cui cercai un posto sicuro dove lasciare il kayak e l’attrezzatura più ingombrante, poi arrivai sulla strada e fortunatamente riuscii a trovare un paio di passaggi che mi consentirono di tornare alla macchina. Del tipo, naturalmente, nessuna traccia… tutto chiuso e nemmeno nessun messaggio che giustificasse in qualche modo la sua sparizione..
Ebbi la strana sensazione di essere stato preso “leggermente” in giro e sul momento gli avrei torto volentieri il collo lo avessi avuto tra le mani, il fellone era sparito, dissolto nel nulla, pensai quasi di essere impazzito ed essermi immaginato tutto...
Qualche giorno dopo tornai sul luogo del delitto e lo trovai impegnato a fare un po’ di manutenzione al locale ed ai kayak. Mostrò un certo imbarazzo nel vedermi e nel giustificare il mio prematuro abbandono sulla sponda del fiume, feci le mie rimostranze sul suo comportamento anche se in cuor mio in fondo ero contento di quello che avevo fatto, finale a parte e naturalmente non mi prestai per altre “mission impossible”..

Di quella strana e unica esperienza mi è rimasto un buon ricordo, anche se, come anzidetto, inizialmente era stato un viaggio nelle paure interiori, poi fiume  portò la mente a resettarsi e concentrarsi sulle sensazioni del momento, a vivere l’esperienza attimo per attimo. Provai un certo rammarico ad essere giunto alla fine del tratto previsto e nel contempo la gioia di aver vinto una piccola battaglia personale, non contro il fiume, ovviamente, ma contro me stesso. Era un’esperienza da fare, almeno entro quei termini.
Negli anni successivi i miei interessi si orientarono prevalentemente sull’ambiente alpino e sulla sua fauna. La progressiva conoscenza dell’ambiente, mi portò a effettuare molte altre uscite in solitaria, ma in contesti completamente diversi, ma posso affermare che le emozioni non furono molto diverse da quelle provate in quell’unica, facile discesa di un tratto di fiume.

Luglio 26, 2013, 12:55:11 pm
Risposta #1

Tender to NoLe

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    ...
Personalmente, pur riconoscendo che l'andare da soli sia poco prudente, ogni tanto un  uscita in solitaria che sia una passeggiata di trekking per fare fotografia naturalistica e/o ultimamente un giretto in canoa su fiumi/laghi o mari tranquilli me la faccio...... a dire il vero anche sé e' un po' che no lo faccio anche una bella immersione tranquilla spesso mi appaga piu' di un uscita in gruppo!

L'andare da soli racchiude una serie di sensazioni "molto personali" e non e' sempre una scelta, spesso e' dettata dalla mancanza di compagnia che condivida i miei interessi, vuoi a volte invece per la "necessita" di vivere dei momenti in totale solitudine immerso nella natura e nei miei pensieri (amo la compagnia e sono tutt'altro che un eremita  ;)) che mi consente di riscoprire dei lati della mia personalita' a volte assopiti dalla routin quotidiana .... quell'ingranaggio che ci porta a volte a sentire la necessita' di sganciarsi ...anche per pochi momenti ... attimi nei quali si recupera un pezzettino della propria esistenza e che ci fa tornare a casa soddisfatti anche se non si sono fatte cose da "guinness" ..ma si e' portata a casa una foto o un ricordo che nessun altro ha potuto condividere con noi, ecco questo e' per me l'uscita "solitaria" ...riscoprire dei momenti solo per me.

Le uniche regole che seguo nelle mie attivita' outdoor in solitaria sono quelle ... di ritornare a casa  ;D ;D ;D ... ho troppe cose da fare ancora con la mia bimba di 9 anni che sta crescendo!  ;) quindi sempre un occhio attento alle misure di sicurezza in funzione del tipo di attivita' che vado a svolgere ... non lo vivo come uno stress, al contrario adottare delle misure di sicurezza mi porta ad essere molto piu' rilassato ed a godermi l'uscita in solitaria. Poi ovvio che se capitasse qualcosa si deve essere coscienti che si e' da soli e che nessuno puo' aiutarci nell'immediato .... se non una buona dose di Kiulo  ;) .... ma il richiamo dell'uscita in solitaria per me e' irresistibile ...... in compagnia se non si hanno le medesime competenze ed interessi spesso il piu' esperto dei due vive l'uscita come uno stress per la responsabilita' dell'altro, anche se non e' scritta da nessuna parte ...da soli e' tutto molto piu' semplice, basta non commettere imprudenze.

Quando parto per fare foto naturalistica ad esempio non voglio nessuno con me ..... anche perché magari passo mezza giornata appostato e mimetizzato in un bosco o in riva ad un fiume, nella speranza di portare a casa uno scatto particolare e fortunato ...... in due sarebbe un problema  ;)




Luigi - Tender to NoLe

Agosto 05, 2013, 04:26:44 pm
Risposta #2

Mauro Villotta

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    Ricordati sempre che l'acqua è più forte ...
In qualche occasione anch'io ho pagaiato da solo in fiume.Cosa voluta per provare a vedere la discesa in un modo nuovo.Logicamente avevo una buona conoscenza del tratto affrontato ed il livello d'acqua era tale da farmi stare tranquillo.La discesa in solitaria è diversa,non ti fidi più di tanto a fare manovre poco "ortodosse"solo per provare a rimediarci,ti limiti a scendere sulle linee più conosciute e non bisogna aver vergogna di trasbordare una rapida in caso di insicurezza ( nel mio caso parlo del Tratto di Gara in Valsesia ).Poi per il resto il silenzio e la totale immersione nella natura ripagano della tensione che si prova a fare un esperimento del genere.Dimenticavo,a casa sapevano dov'ero.
Anche pagaiare al lago in solitario regala delle belle sensazioni.Ricordo un'inverno al Lago d'Orta con la nebbia,quando il sole l'ha dissolta è stato come vedere un posto mai visto,bella esperienza.
Comunque ricapitolando secondo me se si scende sul fiume cose facili ed invece sul lago pagaiare all'interno delle boe di delimitazione.Portare sempre in dotazione il buon senso ed il divertimento è una conseguenza.

Agosto 06, 2013, 02:20:57 pm
Risposta #3

a f

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ciao,
ma io sono un dilettante ovvero non mi sono mai cimentato in uscite sul fiume, ma esco solitamente su lago,
molte volte vado in solitaria su un lago artificiale ovvero il lago di s.giustina (TN) che devo dire
mette un poco di soggezione date le sue sponde... e il suo canyon.
Non riesco a capire perche sul lago da soli bisogni stare nelle boe di delimitazione, forse intendevi mare?..

Agosto 06, 2013, 02:32:08 pm
Risposta #4

Mauro Villotta

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    Ricordati sempre che l'acqua è più forte ...
Ciao,al lago d'Orta dove occasionalmente pagaio c'è della navigazione a motore.Le boe gialle ad una distanza dalla riva stabilita per legge delimitano la zona in cui i natanti a motore devono procedere a bassa velocità.Ecco perché all'interno di quel limite si corre meno rischi di incappare in onde laterali e improvvise,poi sapendo che la mamma degli imbecilli è sempre in cinta bisogna stare sempre attenti...

Agosto 07, 2013, 09:56:27 am
Risposta #5

a f

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Agosto 07, 2013, 04:40:57 pm
Risposta #6

marco iezzi

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Le uscite in solitudine hanno un indubbio fascino,le raccomandazioni sono sempre le stesse,portare sempre il materiale necessario per l'autosoccorso e valutare le proprie capacità tenendosi un buon margine di sicurezza
In fiume,ambiente che non frequento,credo che sia una pratica rischiosa se si effettua in corrente

Saluti e buone vacanze a tutti

Marco

Agosto 07, 2013, 08:15:57 pm
Risposta #7

Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Io dico che non c'è nulla di proibito nell'andare in canoa in solitaria. E mi riferisco in particolare all'acqua in movimento, non alle acque "ferme" normali, riferendomi appunto ai fiumi fino al IV grado, e, in alcuni casi, anche al V. Ritengo che se si hanno le capacità,  i mezzi tecnici, il grado di sicurezza e le palle non sia nulla di illecito. Il coraggio per farlo è la risultante dal livello di questi  aspetti. I timori e le paure nascono da un luogo comune legato a canoni di insegnamento che, ad un certo momento, grazie all'autoapprendimento ed alla determinazione, vanno scrollati di dosso perché non seguono la normale progressione atletica e tecnica del canoista. Restano incollati al DNA di colui che un dì era principiante come un virus di difficile eliminazione. E' di impedimento alla normale scioltezza che si deve avere in canoa e in kayak per stare in pace sull'acqua con se stessi ed è un male.
Dopo anni e anni e innumerevoli discese tutto è più semplice, come per qualsiasi cosa si arrivi a fare con grande maestria. E se qualche passaggio o rapida non ti garba, poco male, canoa in spalla e via! Con questo metodo sei anche più sicuro moralmente perché poi non hai da subire alcun disappunto coatto, alcun marchio di "pollo" dai compagni di discesa.
Certo, quando cominci a pensare di esserne capace, devi confrontarti e qualcuno deve dirti se ne sei in grado, ma ci sono i soggetti giusti a cui paragonarsi e a cui chiedere un parere.
Pertanto, non hai commesso alcun peccato liquido da confessare e... io ti assolvo, nel nome del torrente, del fiume e del mare in tempesta. A...cqua!
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Agosto 08, 2013, 11:45:44 pm
Risposta #8

marco iezzi

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ripeto,non ho esperienze in fiume,vorrei però ricordare che un paio di mesi fa è morta una ragazzina di 14 anni in un campo di allenamento sotto gli occhi degli istruttori e dello stesso genitore
della serie, non dare mai niente di scontato

Marco

Agosto 09, 2013, 09:12:46 am
Risposta #9

Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Assolutamente vero, e la cosa mi ha colpito profondamente; Francesca, 14 anni,  che non è più con noi a pagaiare,  mi ha scosso l'anima.
Le competizioni, sia di slalom che soprattutto di discesa, per come si svolgono, sono una sorta di discesa in solitaria. Si parte e si affrontano le insidie del fiume contando solo sulle proprie capacità. In questo la canoa fluviale "turistica" da wildwater (quella da whitewater è riferita alla canoa da discesa agonistica della ICF) dà dei punti in fatto di sicurezza. E va anche detto che la lotta col cronometro forse distoglie troppo il canoista dalle normali valutazioni per la propria sicurezza ed incolumità.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Agosto 09, 2013, 02:36:59 pm
Risposta #10

Alberto Garzena

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Io fino a due anni fà mi sono attenuto scrupolosamente alla regola mai in solitaria. Poi due anni fà a fine stagione ho fatto un alpin abbastanza secca e come prima esperienza non mi è piaciuta niente. Sono partito dicendo livello basso quindi prendo tutte le morte , gioco ecc; risultato discesa a palla di fucile tesissimo.
L'anno scorso ho fatto qualche tratto gara con buon livello e anche un'alpin (brillante) devo dire che è stato affascinante, sicuramente una dimensione diversa più una sfida mentale che tecnica. Quest'anno non mi è ancora successo, ma devo dire che pur subendone il fascino nel mio profondo di ormai vecchio canoista una vocina mi ricorda sempre che stò facendo una cazzata. Considerazioni , le solite si è isolati, qualcosa può andare storto ecc.
Se volete approfondire visitate il sito di Robin , canoista inglese di alto livello, che vive in italia. Nel suo sito ci sono tutti i suoi filmati in solitaria , qualcuno impressionente e le sue considerazioni sul perche potendo sceglie sempre di scendere in solitaria http://worldkayakblogs.com/robinsolos/why-perche/

Agosto 12, 2013, 11:07:54 pm
Risposta #11

Francesco Balducci

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Ciao ragazzi, ho disceso moltissime volte sia fiumi sia torrenti in solitaria. In passato ho disceso solamente tratti noti che conoscevo perfettamente ( es. torrenti vicino a casa mia, Sermenza, Sesia Alpin Sprint, Grand Evya ecc ), ultimamente anche torrenti inesplorati, in prima. Seguo però una regola fondamentale: scendo spesso a controllare le rapide e i passaggi se sono in un fiume nuovo e se ho qualche dubbio, canoa in spalla! Preferisco rimanere almeno un grado sotto il mio limite massimo in un nuovo percorso. Se invece conosco bene il tratto, cerco di non scenderlo da solo con livelli molto alti. Insomma mi tengo un buon margine di sicurezza. Recentemente ho disceso 6 nuovi percorsi in solitaria tra Svizzera ed Italia ( Dixence, Drance de Ferpècle, Drance de Arolla, Borgne, Drance d'Entremont e l'Artnavaz, forse in prima in Val d'Aosta. Tutti tratti tra il 3° e il 4° grado con un paio di passaggi leggermente superiori, ma ho impiegato tempo per ispezionare tutto dalla strada prima di imbarcarmi. La discesa in solitaria per me è quasi fondamentale quando desidero esplorare un nuovo percorso e non riesco a trovare un compagno di discesa disponibile. Si esaltano tutti i sensi, diventi più vigile e attento: il sistema simpatico si esalta con il surrene in attività e in stato di allerta. All'arrivo, invece, il parasimpatico si incrementa e dona un senso di tranquillità e serenità ineffabili. Splendide sensazioni...

Agosto 26, 2013, 02:41:55 pm
Risposta #12

Adriano Bortolini

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Grazie "padre" Vittorio,
hai assolto i miei peccati senza l'obbligo di recitare 10 "River Noster"...  ;D ;D

Ero indeciso se postare questo argomento, dato che anch'io l'ho sempre vissuto come se fosse un tabu', poi, credo che sia un mito da sfatare, in quanto credo che chi sente di effettuare delle esperienze in solitaria sia in grado di farlo in modo responsabile, in linea col proprio livello tecnico, allenamento e conoscenza del posto. Il problema si pone in genere solo sulla discesa fluviale, in quanto potenzialmente piu' pericolosa rispetto al lago o al fiume di pianura. Pur essendo "animali sociali", talvolta abbiamo la necessita' di vivere certe esperienze da soli, a contatto con la natura, senza interferenze di sorta.

Per quanto riguarda le scuole di canoa, credo facciamo bene ad insistere con le discese di gruppo affinche' chi si avvicina a questa pratica sportiva possa assimilare le regole di comportamento generale ed impari sopratutto a non sottovalutare il fiume (o anche il mare).
Lo step successivo e' un fatto esclusivamente soggettivo e il parlarne e' comunque un modo per far conoscere esperienze personali siano esse positive o negative e in questo sono grato a chi ha voluto dare il suo contributo nella trattazione di questo argomento.

Ciao!




Ottobre 01, 2013, 08:31:28 pm
Risposta #13

apache

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    ...
Cavolo che disgraziato che sono !
Da quando ho acquistato la mia prima canoa (lo scorso aprile) sono uscito in tutto una ventina di volte e sempre da solo,anche il battesimo l'ho fatto da solo ,avendo solo l'idea di come si salisse sul kayak.Tutto questo non perchè io sono furbo e invincibile ma perchè non conosco nessuno con questa passione e anche il locale canoa club era indisponibile a trovare qualcuno che uscisse. Necessità virtu si suol dire,anche se va detto che io navigo in lago e fiume piatto e indosso il giubbotto e ancora adesso con un minimo di esperienza in piu esco da solo. O cosi o niente.
ciao

Novembre 29, 2013, 09:22:27 pm
Risposta #14

Bittern

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Per Mauro Villotta
Ho visto che sei di Romagnano; io abito vicino a Gozzano e magari ci siamo visti sul lago; se non sono con mia moglie sul doppio, se vado col singolo sono sempre da solo e dico la verità, mi piacerebbe trovare qualcuno per qualche giro e perché no, per qualche maratona in compagnia; ne ho fatte diverse: maratona delle Dordogne in Francia, Maratona delle Weser in Germania (entrambe di 130 km da farsi in giornata) maratona del lago di Costanza (42km), maratona del Ticino, dell'Adige....
Se ci sei batti un colpo!
Ciao

Novembre 29, 2013, 09:44:57 pm
Risposta #15

Mauro Villotta

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    Ricordati sempre che l'acqua è più forte ...
Ciao Bittern,
hai ragione magari ci siamo anche già incrociati sul Lago.Le ultime uscite le ho fatte a settembre ( Lido-Isola e ritorno) e dopo non ho più avuto occasione di mettere il kayak in acqua Raduno sul Vara escluso.Stavo pensando di partecipare al Meeting di Natale l'8 Dicembre ma deciderò all'ultimo,anzi deciderà il tempo.Vedremo.
Saluti Mauro.