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Kayak da mare leggeri.

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Salvy

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Ero ancora un ragazzo e il mio istruttore di navigazione a vela, un vecchio ufficiale di marina reduce della Guerra Mondiale, mi diceva: "Ricorda sempre: non è vero che il mare e cattivo. Il mare è troppo buono, perché con tanti pazzi incoscienti che lo sfidano, ne uccide pochissimi".

Marco Alberti

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...C'era anche una lancia con un impavido pescatore. Andavamo nella stessa direzione e io l'ho lasciato indietro...
Tromba marina ...   ;)

Sai Tojo che in tema di torrenti é meglio che taccia  ::), ma se parliamo di miglia marine, invernali, a gavoni pieni e anche fuori dai golfi, be' , qui dobbiamo andare alla conta ...  ;D

Vittorio Pongolini

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Devo proprio spiegare tutto? Avevo il vento di scirocco in poppa. Ho fatto delle surfate grandiose e la lancia è rimasta indietro. Ecco tutto.  Sapete le balle che scrivono sui libri pur di farle diventare avventure avvincenti? Non avete idea! Io le ho vissute e me le hanno mistificate. Io semplicemente ho tralasciato il motivo per cui l'ho distaccato.

Eppoi consiglio a Marco di usare questo nuovo Avvisatore Acustico Antinebbia che c'è qua sotto: sta in un taschino del giubbotto salvagente e se ci soffi dentro (non serve nemmeno l'archetto) arriva a 100 dB! E' una vera Tromba Marina da kayaker, da usarsi anche senza nebbia! Leggerissimo, per di più, in tema col mio kayak.

Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

francesca gastaldi

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Molto interessante tutto ciò che è stato detto. Essendo una donna e dovendo caricare da sola il kayak sulla mia auto non posso che preferire un kayak leggero. Anche nella navigazione la leggerezza è assai piacevole e confortante. Non ho la competenza per intervenire nella discussione relativa a barche usate nelle gare anche se quello che è stato detto trovo che sia generalmente vero anche per l'escursione in mare con kayak marini  usati per camping nautico. Tuttavia come è stato rilevato la forma del kayak ha anche grande rilevanza. Io navigo con un baidarca cs canoe in kevlar carbonio (peso dichiarato tra i 17-24) disegnato proprio da Hutchinson. Il mio è di volume ridotto, come da me richiesto a sandro spagnol, quindi più basso in acqua e meno esposto al vento. Potrebbe essere un pò più leggero di quello dichiarato dalla casa produttrice per la volumetria ridotta ma se considero che ho applicato bussola e pompa di sentina più o meno su quel peso ci siamo. E' leggermente infastidito dal vento di traverso, nel senso che scarroccia un pò. Lo scafo pesca bene in acqua ed essendo a V dovrei supporre che peschi ancora meglio di uno scafo piatto. Per questo dovrei concludere che lo scarroccio sia dovuto principalmente alla leggerezza. Per evitare lo scarroccio ho notato che è necessario inclinare la coperta sopravento.  Probabilmente con un peso persona più forte del mio (io peso 63 kg.) il problema sarebbe evitato. Nel vento a raffica ad esempio sui 27 km/h, sempre di traverso, soffre la botta ma una volta impostato riprende la linea della navigazione. Nel mare grosso naviga una bomba. Quando è carico risponde più lentamente ai comandi naturalmente ma naviga in piena sicurezza e diventa una barca perfetta! Non per niente era concepita dalle antiche popolazioni per la pesca di sopravvivenza in mare! Dovrei concludere quindi che il peso 17-24 (che riporta, se non sbaglio, Hutchinson sia quello minimo da accettare per una perfomance ottimale in mare aperto con una kayak da escursione su una barca di prestazioni sopra la media). Più leggero creerebbe problemi. Almeno a me!
francesca gastaldi
Francesca Gastaldi

nikemerlino

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Hutchinson oltre che grande canoista è stato disegnatore di decine di scafi. Potrebbe risultare antipatico ma è uomo di grande esperienza. Molte cose sono cambiate da allora: la tecnica di conduzione della barca e la tecnica di costruzione.
Il peso della canoa è veramente importante solo per il rimessaggio. Canoa leggera, più facile farla salire sulla macchina o peggio sul camper. In navigazione il peso è uno dei tanti parametri da considerare. In campeggio nautico non è rilevante risparmiare 5 chili sullo scafo a scapito della robustezza visto che il kayak potrebbe portare anche 50 chili oltre il peso del canoista. Se fai gare la leggerezza è essenziale. Insomma non può esistere la regola assoluta leggero è meglio. Poi bisogna considerare la tecnica di costruzione ben descritta da Mario.
Se poi vogliamo guardare la tradizione del kayak, bisogna sapere che uno skin on frame fatto di drftwoods e pelle di foca non superava i 20 chili, ancora oggi con la tela di cotone da 600 g., la più spessa, arriviamo a 22 chili. Insomma i professionisti del mare nei secoli costruivano barche leggere ma conoscevano l'uso della zavorra, bene descritta e documentata nell'uso. A proposito ho trovato una foto che illustra una pompa da svuotamento kayak, costruita dagli aleuti,  che funzionava aspirando con la bocca e siamo in pieno '800.. Bisogna considerare che la struttura degli skin on frame è flessibile e quindi in grado di assorbire meravigliosamente le spinte delle onde. Qualcuno dirà che a causa di questo assorbimento la barca rallenta, questo è vero in molte andature ma non controvento. Non ho mai avuto barche così veloci controvento con onde importanti come i miei due baidarka skin on frame. In altre andature è diverso.
La capacità di assorbire o meno la forza dell'onda è un'altra variabile da considerare. Per lo scarroccio la forza disturbante è causata dall'altezza dello scafo più che dalla forma dello scafo immerso o dalla leggerezza, infatti alcuni usano la deriva. Ci sono esempi di deriva anche nella tradizione. In conclusione tra surfski, barche da fiume, skin on frame, kayak da mare di diverso tipo posseduti e usati non ho una idea definitiva sulla leggerezza. In alcuni casi sì, in altri forse... In ogni caso la robustezza e una buona costruzione sono le cose che considero con maggiore attenzione.

francesca gastaldi

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Ciao Claudio,
nel caso del mio baidarca, che tu conosci, non si può dire che lo scarroccio dipenda dal volume della barca perché, come sai, il volume è stato ridotto di molto. Tra le barche della sua categoria è certamente quella più bassa. Nè ritengo che possa essere attribuito alle mie capacità di navigazione perché se fosse così non sarei uscita viva da diverse situazioni. Trovo che diverse barche leggere soffrano il vento. Anche il norkapp in kevlar e carbonio. Ne concludo che il limite di leggerezza c'è ed è quello definito da Hutchinson.
francesca gastaldi
Francesca Gastaldi

nikemerlino

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Indubbiamente anche il peso incide sullo scarroccio. Se perdi una barca da discesa sul lago con vento a 20 nodi è impossibile recuperarla a nuoto, un barca sui 30 chili la puoi inseguire con relativa facilità. Tra peso e superficie esposta al vento credo che quest'ultima sia più influente, non ho né fatto né letto di studi su questo e quindi mi baso solo sull'esperienza, sono sempre tanti fattori che determinano il risultato. Ad esempio lo scarroccio si contrasta anche con una leggera inclinazione dello scafo controvento, in pratica far vedere al vento il ponte del kayak, con il leggerissimo seavanquish della nelo questo gioco riusciva alla perfezione e non avevo il minimo scarroccio con altre barche leggere meno, non parliamo di barca da discesa dove il gioco dell'inclinazione riesce come in nessuna altra barca ma il volume della coda impedisce la navigazione con vento veramente forte quindi fino ad un certa forza l'inclinazione contrasta, oltre sei in balia delle raffiche.
In mare un altro elemento da considerare assieme allo scarroccio è la risposta della parte immersa dello scafo alle correnti.
L'estrema variabilità delle forze in gioco: vento, correnti, moto ondoso, peso,lunghezza ecc rendono la creazione di uno scafo perfetto per ogni situazione assolutamente impossibile, quindi scafo leggero il più possibile, salvo controindicazioni dettate da situazioni particolari

duilio polidori

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ciao a tutti sono Duilio "suillo" polidori , in kayak anche io da un po' di annetti ;-)
iniziato con la fluviale..... e come tutti i fiumi .... finito al mare.
la prima risposta che mi viene in mente , anche se banale  è che il mondo della canoa è bello perkè vario. posseggo un baidarka explorer di hutcinson
(cs canoe replica) cotruzione leggerama non vacuum. al limite dei 20 kili ...... ma poi.......il peso è aumentato insieme alla sua robustezza
(rinforza qui  metti la pompa ,  rinforza di qua......)
prima possedevo un sardinia costruzione pesante  28 kg  comprato e 28 kg  venduto.....
ognuno sceglie il peso e di conseguenza la robustezza all usura da navigazione in base al proprio personale utilizzo.

ci sono persone che usano il kayak solo per navigare  carichi e non meno di 4 giorni...... e per cui scelgono kayak si rifiniti ma anche tosti,
e per cui  non sotto i 20-22 kg
poi ci sono persone che usano il kayak per uscite giornaliere
 per un tratto di costa noto  prevalentemente e  magari surfano quando monta l'onda.....
sbarco e imbarco sono  noti garantiti e sicuri.
Allora si possono permettere barche diciamo al limite di peso e robustezza.

una volta si andava per mare  per navigare  per un tot di giorni con i viveri al seguito.....  ora da quasi 6 anni si va per mare anche per giokare ,
lo dimostrano i rocker che danno ai kayak.
Ora i nuovi disegni dei scafi sono dedicati a chi vuole surfare e allo stesso tempo avere un kayak che può essere  caricato per  fare escursionismo.
un kayak leggero parte sull' onda gira e reagisce che è una meraviglia ma poco poco c' è frangente e devi sbarcare su una spiaggia di ciottoli
e magari il kayak è carico di 30-40kg di vettovaglie?? ve lo dico io  .... il gel coat se ne va a farsi benedire.
prendi il vecchio baidarka da 33 kg costruito pre P&H (per cui 20 minimo) diciamo che sta meglio del mio che ha  quasi 3 anni.
poi ci sono i problemi economici. un kayak kewlarcarbon costa minimo un migliaio di euro in più della versione base, in diolene.
per cui caro Tojo sono tante le variabili che influiscono la scelta perchè tante sono le sfumature che sta acquistando questa splendida disciplina.piano piano che glia anni passano.
se pensi che sino al 2005 i kayak in italia erano quasi tutti resinvetro, o cscanoe.e per provarne uno straniero(valley, Nigel Dennis Design, P&H, epic,),
 bisognava andare ai raduni esteri o beccare qualke canoista più facoltoso che si era sobbarcato le spese per un kayak straniero...(mille euro in piu per la versione in diolene)

ora devo dire da qualke annetto la marca TideRace di Aled williams è riuscita a trovare un bel compromesso sia dal punto di vista costruttivo
 a livello di materialie pesi, e sia dal punto di vista di progettazione dello scafo.
alla fine sono scafi molto evoluti che sulla carta non gli daresti una lira di più rispetto alle marche più blasonate.......
ma  che invece  in aqua si comportano veramente bene !! a livello costruttivo riescono a mantenere il peso sui 23-25 kg  ma con una robustezza pari
a uno scafo che fa 33kg keelstreep inkluso. alivello di progetto sono riusciti a congiungere lo stile groenlandese "hard chine" con lo stile inglese "V moderato".
riuscendo a prenedere da ugnuno i lati positivi .
poi se vai a vedere cominciano a produrre kayak dedicate alla velocità/fitness.... con scafi cyhe assomigliano a surfski ma con coperta e pozzetto.
non essendoci un kayak meglio di un altro ma bensi uno che da meno problemi hanno comiciato a creare dei settori..... oltre che produrre l'allround per spezione.
ci sarà il ,kayak per surfare, per correre, per fare un po' tutto compreso caricare l'inverosimile. il kayak per giokare con gli eskimi.....
ci sono kayak  molto veloci , da carico  ma che con un po di vento vanno in crisi nonostante timone e deriva...
insomma bisognerebbe provarli .... il più possibile sempre secondo possibilità e magari avere il coraggio di cambiarli ,
grazie per l'attenzione
suillo

francesca gastaldi

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Bentornato sul forum Suillo. Alla grande! Hai reso tutto quello che c'era da rendere.
francesca gastaldi
Francesca Gastaldi

duilio polidori

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ho dimenticato di sottolineare che insieme a te francy e lullone abbiamo concluso il tour della corsica con dei sardinia dai 25-28 kg kariki come come muli e senza nessun problema strutturale al termine.
680 km 23 gg di navigazione giusto???
suill1

Vittorio Pongolini

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Leggo da una news di Tatiana Chiappucci che lo scorso 10 ottobre è mancato Derek Hutcinson. Ho scritto nel mese di gennaio di quest'anno in questa stessa discussione riguardo al suo libro "The complete book of sea kayaking". Una vera tristezza! Il mondo ha perso uno dei fondatori del kayak da mare europeo. Il suo libro sul sea kayaking ha fatto storia fin dagli anni '70 ed è stato uno dei primissimi a circolare negli ambienti di canoa e kayak. Allora non c'era una netta divisione tra le due specialità turistiche della pagaia e l'unico libro circolante sull'argomento era il suo. Poi Sergio Cadoni  e Raymond Varraud ne hanno effettuato la traduzione e la impaginazione con un lavoro davvero encomiabile. Ricordo che, forse, in qualche libreria ne sono presenti alcune preziose copie. Il titolo è "il kayak da mare"
Le mie sincere condoglianze e un mio ultimo grazie personale a Derek  per avermi illuminato tanti anni fa riguardo alla moderna disciplina del kayak da mare.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.