CKI il forum della canoa italiana

Site Slogan

News:Avvisiamo che la pubblicità non è ammessa sul forum,(a meno che non si aiuti a sostenerne le spese). Questo per rispetto verso il lavoro di chi gestisce e manutiene il sito e per rispetto di tutti quei canoisti che contribuiscono volontariamente con informazioni, donazioni, immagini e quanto altro.
La decisione sulla sospensione dei post pubblicitari è a discrezione e facoltà dei moderatori del forum.
Grazie dell'attenzione e della collaborazione.

CANOE DA SLALOM

(Letto 19847 volte)

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
In Irlanda bisognerebbe  passare le giornate guardando il cielo: è fantastico e le nuvole non stanno mai ferme… ma questa è un’altra storia visto che volevo parlare della “Slalom L” di Nelo che proprio oggi ho avuto modo di testare.
Partiamo dicendo che Nelo è un costruttore conosciuto in tutto il mondo per le canoe da velocità e maratona dove ha praticamente monopolizzato il mercato. Un’azienda nata nel 1978 in 50 metri quadrati, oggi conta 50 operai e 5.000 metri di laboratori con 30.000 canoe costruite in 31 anni di attività. Il 2009 segna per l’azienda portoghese di Vila Do Conde, una cittadina a 30 km a nord di Porto e affacciata sull’Atlantico,  l’anno ufficiale di entrata nel mondo dello slalom. 
Sono entrati quindi sul mercato dopo alcuni anni di tentativi e  anche noi, come squadra nazionale spagnola, avevamo avuto, nel recente passato, dei contatti e delle piccole collaborazioni, con un modello che veniva offerto in tre taglie M – ML – L. Non si è neppure sbizzarrito con il nome chiamandola semplicemente  “SLALOM”, anche se per la verità la semantica o l’etimologia per lui non è un affare importante visto  i nomi, in generale, del suo parco barche!
La prima constatazione arriva proprio dall’indicazione del prodotto la “Slalom L”, che ho avuto modo di provare e che è consigliata per atleti dai 65 ai 75 kg., ma che in realtà va bene  per taglie dai 60 ai 65. Anche la loro suddivisione di 10 chilogrammi in 10 è decisamente eccessiva. Già lo sarebbe crescendo di soli 5! Tralasciando questo particolare ed osservando la canoa su persone più leggere di me si può notare che ha un’ottima galleggiabilità con relativa ottima distribuzione dei volumi. In fase di rotazione la canoa gira bene con la coda in acqua. Il rischio è di trovarsi però con la parte anteriore troppo lontana dall’acqua pagando così in fase di ripartenza.
Il vero limite si percepisce negli spostamenti laterali nelle porte in discesa, si fatica a cambiare direzione mantenendo il contatto con l’acqua in punta. All’altezza del pozzetto la forma inscatolata permette un buon scivolamento, ma diventa decisamente ballerina nei cambi di direzione repentini.
All’interno i portoghesi devono lavorare ancora molto per raffinare il seggiolino che non permette di prendere contatto con tutta la canoa, ti dà l’impressione di restare sospeso. Anche le ginocchia non trovano un buon inserimento per tenere la barca in equilibrio quando  necessità. Decisamente pericoloso, specialmente se utilizzata dalle categorie giovanili, il sistema di rinforzo in carbonio inserito nel mezzo tra seggiolino e pozzetto. Questo elemento  da molto tempo è stato tolto anche dalle canoe in polietilene.
Nulla da dire sulle rifiniture e sul design come sempre molto curato e con belle idee su combinazioni di colori.
Certo è che se Nelo troverà un valido collaboratore tecnico – lui è decisamente alla ricerca con ottime offerte – in poco tempo saprà colmare  velocemente il gap che per il momento lo divide dai concorrenti. 

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi



[/i]fine 5^ parte… prosegue


Skillo

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 150
Tendenzialmente sono propenso a credere che modelli di pari livello siano poco determinanti se l'altleta è completo sotto ogni punto di vista mentre ritengo che, per esempio, una canoa veloce per chi non è velocissimo ma comunque bravo nella conduzione e nelle rotazioni possa essere una buona scelta.
Se Daniele o Kauser si scambiassero le canoe non credo che ne avrebbero a perdere in modo evidente.
Tante volte la moda e i "pareri diffusi" fanno il successo di un prodotto. Mi ricordo benissimo quando tutti dicevano che gli sci volkl (i P4-5-9 etc) erano i migliori sci al mondo: bastava prendere un pezzo di carta adesiva e ricoprire qualche paia di sci di simili caratteristiche e di altre marche facendoli poi provare agli assertori della "verità" per scoprire che era tutta fantasia.
Non sarebbe quindi male usare lo stesso metro per le canoe da slalom ed eseguire tests con barche anonime e numerate. Ogni canoa una serie di giudizi e poi .... via le maschere e spazio alle sopracciglia.  :D
Tra gli utilizzatori di canoe particolari voglio però ricordare i mitici tedeschi col c2 triconcavo (memoria temporaneamente scollegata: aiuto Ettore!) e il buon Michele Martino che usavano/usano canoe quasi ingestibili da parte di non fenomeni come loro.

Un saluto ad Antonio Mei. benritrovato  ;)
 

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Skillo mi serve una pietanza su un piatto d’argento!  mi invita a nozze, mi porta su un’onda così alta e bella che mi fa godere per il solo fatto di poterla forse un giorno cavalcare con tutte le persone a cui sono particolarmente legato… e sono molte. La libidine non ha confini quando la memoria si rituffa nel passato a ripescare le gioie di una gioventù passata ad ammirare campioni e sognare a occhi aperti.
Ho fisse nella mente le facce sorprese e  stupefatte di Eugenio Salvi e Tony Benciolini quando in un rigido autunno del 1988  sbarcammo ad Augsburg e ci trovammo davanti ad una sorta di mostro disumano di nome “Manta”. Andavamo spesso ad allenarci sul canale olimpico che aprì la storia a cinque cerchi della nostra disciplina, quella volta in particolare proprio per allenarci con i campioni europei Frank Hemmer e Thomas Loose. Fra atleti che praticano la stessa disciplina nasce sempre un particolare rapporto, ma devo dire sinceramente che nella canadese doppia molte volte questo rapporto è molto più intenso, molto più particolare. Se pur non abbia mai gareggiato in slalom in questa specialità ho potuto rendermi conto negli anni di questo singolare rapporto proprio osservando alcuni miei compagni di squadra e poi  atleti che ho avuto modo di seguire. Condividere  alla partenza con i pochi compagni-avversari gli ultimi momenti di “vita” prima dell’abisso di una gara ti rafforza e ti stimola. In forza a questa loro amicizia armati di bagagli e coraggio ci presentammo alla porta di questi omoni tedeschi che già preannunciavano un futuro nel loro nome. Loro avevano realizzato questa particolare canoa “Manta” che come ricorda Skillo aveva un fondo triconcavo.
Dante avrebbe usato la sua celeberrima terzina del canto XXV nel cerchio ottavo:

“Ogne primaio aspetto ivi era casso:
      due e nessun l'imagine perversa
 parea; e tal sen gio con lento passo”
[/i]

Ogni originario aspetto era stato cancellato dalla figura perversa che non era né due né nessuno, ma soltanto una mostruosa immagine che se ne andò con lento passo trascinandosi sulla via della vita quale diabolica distorsione del Divino Pensiero Creativo. Ecco il Manta era tutto ciò!

Ci salivano sopra una sorta di due ergumeni: Frank Hemmer e Thomas Loose. I I due arrivavano da due canoa club distanti fra loro poco più di un centinaio di chilometri nella regione  Nord-Reno – Westfalia. Il  primo gareggiava per il  HKV Hohenlimburg, mentre il secondo era iscritto al KFL Wesel e si misero assieme perché le loro caratteristiche fisiche coincidevano tanto da essere scambiati, molte volte, per fratelli. Vinsero, oltre agli europei nell’88, i mondiali nell’anno successivo e ancora gli europei nel ’90. I due dominarono letteralmente la scena internazionale per tre anni chiudendo la loro carriera sportiva alle olimpiadi di Barcellona con un deludente 13esimo posto.
Crearono questo scafo con Prijon: aveva soprattutto come scopo principale quello di offrire  loro la possibilità di galleggiare molto bene ad alte velocità e, proprio grazie al loro peso, girava molto sfruttando principalmente la loro forza brutale. Mi ricordo che ci scherzavo dicendo che sulla loro parte anteriore ci potevano atterrare i jumbo 747 della Pan-Am!
Il fondo era triconcavo, con lo scopo evidente di creare l’effetto catamarano e quindi meno superficie di attrito, più velocità e conseguente stabilità.
Al Canoa Club ne possediamo ancora una. Fa ancora la sua bella figura tanto più che quando entri in sede la vedi “riposare” frontalmente. In quella posizione ha proprio  l’aspetto di un grande “diavolo del mare” e i giovani passando davanti hanno sempre un grande timore reverenziale, forse impauriti, forse timorosi non hanno mai avanzato nemmeno l’idea di salirci sopra… forse si sono convinti che nulla condivide con il resto del nostro parco canoe eppure al Canoa Club Verona quella barca ha regalato belle ed indimenticabili emozioni.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi




maqroll

  • Md Member
  • ***
  • *
  • Post: 26
 :) grazie come spesso Ti viene riconosciuto.

Potresti mostrare una foto di "Manta" oppure fornire un link ad un archivio d'epoca? richiesta inopportuna? [mi appioppo un'etichetta da 'fuori onda' ma continuo a pensare che sarebbe un buon 'contorno' per la pietanza].

Saluti.

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
nessuna richiesta è inopportunta secondo me se nasce dalla curiosità per crescere e confrontarsi - ho molte foto devo passarle in digitale... all'epoca usavo ancora la vecchia e fedele T90 che immortalava  su pellicola!
Impegno preso - occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Skillo

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 150
Il Manta! Bravissimo Ettore! Era uno spettacolo di canoa; punta e coda schiacciatissime ma di pianta generosa, linea di giunta quasi sempre sommersa lungo tutta la lunghezza della canoa e coperta talmente piatta e bassa sull'acqua che in molte immagini dei due campioni all'opera ci si stupiva di come potessero realizzare gran parte dei percorsi in quello stato di quasi continua e completa immersione della canoa. Sembrava più un U-Boot che una canoa da slalom.
La sezione triconcava dominava tutto il troncone centrale dello scafo e, a parer mio, era stata realizzata per rendere più efficaci le rotazioni nelle risalite sfruttando il profilo concavo del fianco esterno alla curva che, mantenendo la barca assolutamente piatta, faceva da binario alla rotazione aiutando non poco a trasformare la velocità di ingresso in velocità d'uscita.
Nella tecnica di Hemmer-Loose, grossi omoni che usavano pagaie cortine in proporzione alle loro misure e che non mi ricordo di aver mai visto eseguire un debordè, "dare pancia" era una voce inesistente, in qualunque situazione, e molti di noi appassionati che prevedevamo qualche deroga in tal senso almeno in occasione dei mondiali americani sul Savage River dove portata, difficoltà e velocità avrebbero fatto pensare che almeno lì avremmo visto i due tedeschi sollevare un fianco, rimanemmo stupefatti nel vedere quel grosso bestione nero farsi il percorso praticamente sempre in immersione e giungere al traguardo con un ottimo tempo. 
Ettore si ricorderà sicuramente se vinsero il mondiale, come sospetto, o no, ma la cosa importante resta che quei due atleti, la loro canoa e la tecnica particolare che misero a punto furono sicuramente un qualcosa di eccezionale nel panorama e nella storia della canoa slalom.
Rividi un qualcosa di similmente particolare qualche anno dopo quando i francesi tirarono fuori il c1 "Gros nez", o un nome simile: aveva grosso volume anteriore, punta arrotondata (da lì il nome) e due binari che correvano paralleli sotto il secondo e terzo circa dei cinque quinti della lunghezza dello scafo. Qui l'effetto ricercato era sempre quello di ottenere una sorta di binario nel quale far scorrere il c1 durante tutto il percorso ma senza costringere l'utilizzatore a tenere la canoa sempiternamente piatta. Poco manovriera e dificilotta da portare con disinvoltura nei cambi di corrente, era però in grado di esaltare le traiettorie precise, mantenere alte velocità in curve di grande raggio, e ottenere alte velocità di uscita dalle rotazioni.
Per la cronaca fu l'ultimo modello di c1 (il suo era giallo) usato in gara dal grande Renato De Monti.
Le versioni successive andarono perdendo sempre più i binari a favore di un ritorno al trionfo del convesso.

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Sono diversi giorni che vedo in acqua la più piccola della flotta da slalom made by Vajda cioè la “Smurf” costruita per i bimbi e fino ad un peso massimo di 45 chilogrammi.
E’ una barca studiata appositamente per muovere le prime pagaiate in slalom per i giovanissimi e la sua forma imbananata permette una grandissima manovrabilità: punta e coda sempre fuori dall’acqua. L’ho vista usare da una piccola ragazzina con natali illustri, ma si sa che nessuno nasce “”imparato” e così anche lei deve percorrere la strada della vita, magari con qualche corretto sostegno, come la stessa canoa che le permette di muoversi leggera su un canale impegnativo come quello di Penrith. Positivi anche i commenti di altri allenatori che con me hanno visto all’opera il piccolo kayak per piccoli slalomisti. 
Bei volumi distribuiti nella parte centrale che danno al mezzo una buona stabilità ed un certo spazio all’altezza del pozzetto per permettere al giovane canoista di pagaiare facilmente in una posizione naturale.
La “Smurf” viene costruita in tutte e quattro le versioni classiche oltre alla costruzione “styrolyght” . Quest’ultimo sistema consiste praticamente nell’uso di materiale termoplastico, più leggero del polietilene che ben assorbe i colpi e la rende praticamente indistruttibile. Un ottimo compromesso tra leggerezza e tenuta nel tempo. Potrebbe rivelarsi quindi un ottimo investimento soprattutto per i club che potrebbero così acquistare un prodotto che possa durare più stagioni e resistere a numerosi passaggi di pagaia.
Mi sento di consigliarlo anche a Damiano Tavella che chiedeva qualche consiglio per canoe per bimbi, ovviamente per lo slalom. Aggiungo solo che è importante avvicinare i ragazzini mettendoli nella condizione ottimale relativamente ai materiali. Io con i miei ragazzi ho sempre cercato di fare ciò per un approccio non traumatico ad uno sport già di per sé complesso.

Altra novità in tema di kayak  da slalom arriva fresca fresca da Fabien Lefevre che ha annunciato l’arrivo della sua nuova canoa: una 370 più veloce e più manovriera… già pronta e che sfoggerà prossimamente a Penrith – Australia – dove trascorrerà gran parte dell’inverno ad allenarsi. A noi non rimane che goderci il sapore dell’attesa, nella speranza di avere l’occasione di provarla per tutti Voi.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
Ultima modifica: Dicembre 27, 2009, 02:25:59 pm da Ettore Ivaldi

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Il 27 novembre mi ero preso un impegno di trovare qualche foto del mitico "Manta" - oggi ho pubblicato sul mio blog -  ettoreivaldi.blogspot.com - le due che sono riuscito a reperire. Non è facile perchè non sono a casa e le foto sono tutte in pellicola (molte diapositive) devo trovare l'occasione di passare da casa e spulciarle tutte. Per il momento accontentatevi di queste!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

P.S. Buon 2010 ricco di pagaiate

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
 Vi avevo messo in allerta il 27 dicembre ricordate? Vi dicevo che eravamo in attesa delle novità di Fabien Lefevre in relazione alla canoa… non è stato facile, ma alla fine anche il buon francese  si è lasciato andare e così abbiamo potuto provare la sua nuova canoa 370  anche se è ancora in via di elaborazione come lui stesso ha voluto sottolineare.
In sostanza la filosofia del transalpino è stata quella di cercare più velocità rispetto alla canoa che aveva usato dall’ultima gara di coppa del mondo dello scorso anno  in avanti e cioè la Ego di Vajda.  La soluzione a questa sua necessità l’ha trovata nel raddrizzare la coda della Ego, che ora rimane perfettamente parallela e non si imbanana, mentre nella  parte anteriore  è stata vistosamente sfinata. Allungata poi di 10 centimetri, si è passati  dai  360 ai 370. Ma le novità per il francese non sembrano però finire visto che sta pensando e realizzando una ulteriore elaborazione allungando il kayak e portarlo tra i 380 e 390 centimetri.

Le sensazioni avute, nel provare questo nuovo modello, che per il momento è conosciuto con il nome  di 370 L, è che, rispetto alla gettonatissima Kapsl, la manovrabilità è decisamente inferiore sia nel cambio di direzione repentino che con la coda piantata in acqua. Guadagna nella fase di uscita delle risalite, prendendo acqua sulla parte anteriore qualche attimo prima rispetto ad altri modelli. La forma decisamene affusolata fa perdere stabilità. Le dimensioni sono per atleti tra i 70 e i 73 chilogrammi. Visivamente è facile notare, quando si osserva Lefevre in acqua, la veloce ripresa di velocità fuori dalle risalite, come altrettanto è evidente la scorrevolezza nei pezzi in cui bisogna solo pagaiare diritti. In più occasioni, però, abbiamo visto il transalpino in difficoltà in manovre molto strette e su cambi di direzione repentini.

Approfondendo con il campione la sua idea sulle imbarcazioni da slalom, non ci ha sorpreso, quando sostiene che sui percorsi in Francia – che conosce molto bene – la canoa di 4 metri risulta per lui essere ancora decisamente più veloce e redditizia. Lo ha dimostrato a fine stagione quando si è preso la libertà di vincere con la sua Optima ben tre gare di cui due a Pau. Ma l’idea sua è che sui percorsi internazionali, intendendo quelli di Coppa del  Mondo e mondiali, sicuramente si dovranno avere due  opzioni pronte all’uso: una  370 o una 390. La scelta definitiva su che barca usare dipenderà esclusivamente dal tipo di percorso disegnato per ogni competizione perché a questo punto la scelta del mezzo diventerà fondamentale per cercare di contrastare un nutrito e sempre più qualificato gruppo di kayak di altissimo livello.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Vi avevo messo in allerta il 15 gennaio  sull’arrivo a Penrith – Australia - di Campebell Walsh. Si diceva che sarebbe arrivato con una canoa nuova uscita da un periodo di collaborazione con Vajda. In sostanza è stata ridimensionata per lui la Kapsl, dopo vari test a Bratislava, ma la vera  novità è… che novità non c’è!
Infatti il campione del Regno Unito dopo alcuni mesi di test ha preferito venire dall’altra parte del mondo con la sua canoa vecchia e per il futuro si vedrà! Non siamo riuscito a sapere di più visto che il bianchissimo inglese (speriamo che non faccia la fine degli Oblinger) è rimasto molto sulle sue quando abbiamo chiesto delucidazioni in merito: non piace a nessuno fare buchi nell’acqua e tanto meno ad un Lord inglese che sappiamo che certamente non brilla per simpatia. 

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Febbraio ricco di novità o meglio ricco di canoe test. Infatti in Australia ci sono diverse  canoe da mettere sotto torchio per capire le varie potenzialità. Iniziamo dalla nuova proposta di Nelo che nei prossimi giorni proveremo e su cui  vi terremo aggiornati. Da una prima impressione direi che è stata particolarmente sfinata la coda ed aumentato il volume nella parte anteriore. Anche la costruzione in sé sembra particolarmente buona tanto che il costruttore portoghese si è permesso il lusso di togliere il longarone centrale che normalmente dà rigidità a tutto lo scafo. Ne è stato mantenuto solo una minima parte, poco più di una quarantina di centimetri a ridosso del pozzetto;  sulla parte anteriore un rinforzo in carbonio collegato al seggiolino. Interessante il sistema per regolare il sedile in relazione al peso e alle esigenze del singolo atleta.  Nulla da  dire sui colori e sulle rifiniture sempre molto precise, ricercate e oserei definire perfette. Altre novità dall’Olanda con le Double Ducht che con  ben tre versioni diverse della “Instint” cerca spazio nel mercato dello slalom.
David Ford , il campione canades,e dopo la rinuncia forzata della moglie ai prossimi Giochi Olimpici Invernali  per una brutta frattura dei legamenti del ginocchi, ha preso un aereo al volo ed è arrivato giusto in tempo per testare su questo canale la sua nuova versione della “Echo” di Galasport. Per il più anziano atleta del circuito internazionale sono stati aumentati i volumi proprio in previsione di Tacen 2010.  In attesa di questi riscontri  e di vostre eventuali domande…

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi