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CANOE DA SLALOM

(Letto 20013 volte)

Ettore Ivaldi

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In questo periodo si fa un gran parlare di canoe da slalom: è tempo per provare, studiare, analizzare, programmare la nuova stagione che parte anche dai materiali. I costruttori, che in questo momento sembrano essere molto attivi dopo i successi estivi,  sono sicuramente lo slovacco  Vajda, il ceko Galasport e l’olandese  Double Dutch. Tre aziende che hanno puntato molto sullo sviluppo di nuovi modelli  attraverso una  stretta collaborazione con gli atleti d’elite. Evoluzioni che nascono, molte volte, da esigenze particolari di grandi campioni.  Modelli che diventano anche oggetto di mercato grazie ad una disponibilità da parte dei costruttori di adattare il modello base alle varie esigenze del fruitore finale. Così l’offerta offre la stessa canoa in tre o più  taglie diverse S (small) – M (medium) – L (large) e spesso anche XL (extra large). Vengono mantenute linee e caratteristiche specifiche, ma in relazione al peso dell’atleta viene scelta la misura. Quindi un atleta di 65 kg. può avere lo stesso modello e la stessa canoa di un atleta di 80 kg. ma di taglia diversa. In passato non era così. 
Va alla grande la Kapsle di Vajda  sia in versione 350 che 360 non fosse altro per il mondiale vinto con Peter Kauzer che ci fa rivivere passati già visti. Non sono stati infatti molti  i campioni del mondo che, oltre al titolo, hanno fatto storia e dettato legge con le loro canoe, pagaie e materiali. Non sempre chi vince fa tendenza neppure sotto l’aspetto prettamente tecnico. Prendete ad esempio Daniele Molmenti, decisamente un grande campione che ha dominato la stagione appena conclusa nonostante la fuoriuscita prima del previsto dal mondiale spagnolo. La sua canoa – Caiman Torero – non è usata da tanti top slalom paddlers e neppure in Italia ha fatto un successone e questo per evidenti motivi: lo stile aggressivo, basato sulla spregiudicatezza e la forza, non può essere un modo comune di pagaiare e di conseguenza è difficile che possa diventare una sorta di stile da copiare. Ecco quindi che anche il mezzo, associato all’atleta, perde il potenziale economico sul mercato.  Troppo unico il suo modo di affrontare la competizione e lo slalom in generale. Viceversa lo sloveno campione del mondo dà  l’impressione ai più di un modo diverso di cavalcare le onde come già fu per Fabien Lefevre che vincendo faceva moda con la sua “Optima” della Zig-Zag. In realtà questi due atleti mettono in essere una tecnica assai raffinata basata soprattutto su una grande acquaticità e un feeling unico con l’acqua. Tra il 2002 e il 2004 la ditta francese faceva fatica a soddisfare tutte le  ordinazioni che aveva per l’Optima che quasi l’80% dei canoisti top utilizzava.  Zig-Zag aveva ceduto ad alcuni produttori lo stampo contro il pagamento di una  royalty per ogni barca costruita. Tutto ciò lo rivediamo oggi con Vajda, per il momento non ha venduto il brevetto (anche se propriamente di brevetto non si tratta), ma sarà vicino per  farlo visto che  gli ordini  sembrano assillarlo non poco. Infatti si parla di tempi di attesa di almeno 8 settimane con una media di 4/5 Kapsle prodotte al giorno!
Dobbiamo tuffarci nel passato per ritrovare un altro campione che è riuscito ad impostare uno stile comune e a rendere appetibili un po’ a tutti i suoi modelli di canoa. Parliamo cioè di  Richard Fox che oltre a vincere creava intelligentemente  modelli innovativi, costruiti soprattutto sulle sue esigenze tecniche. Nella prima parte della sua lunga  carriera sportiva - ai vertici per 14 anni – ha pagaiato con canoe molto difficili e poco commerciali tant’è che pochi utilizzavano i suoi modelli se pur molti cercavano di imitare il suo inconfondibile modo di pagaiare.  La serie di “Elite” costruite da Piranya non trovarono molto successo, cosa che invece arrivò quando realizzò  la serie “Reflex” con Perception. Una barca che aveva dalla sua una grande velocità, ma non era assolutamente facile da portare. Il capolavoro, Fox, lo fece con Reflex 4, dove raggiunse velocità, manovrabilità, scorrevolezza e stabilità. Di questo modello si fece anche una serie di versioni in plastica per il grande mercato.
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Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Questo è il primo pezzo di una serie sul tema  canoe da slalom, stimolo per tenervi aggiornati sulle novità e soprattutto per scambiarci opinioni e suggerimenti – se l’argomento può essere interessante fatemi sapere così vado avanti


Ettore Ivaldi

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mi accorgo ora che era meglio insere questa discussione sulla rubrica del forum con titolo MATERIALI E CANOE.
Se i moderatori ci leggono li inviterei a spostare il tutto sotto questo titolo e mi scuso per la leggerezza commessa.

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Ettore Ivaldi

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“Chi tace acconsente”  recita un vecchio proverbio che si attribuisce a Bonifacio VIII in un testo di diritto canonico, ma l'esperienza ha però dimostrato che non sempre chi non risponde ribattendo è propenso a condividere il pensiero di un'altra persona: così leggo su internet. Quest’ultima idea  deve essere proprio il pensiero dei  federali che non rispondono praticamente mai alle nostre analisi e suggerimenti – unica eccezione a volte del buon altoatesino che ribatte per difendere, ma nessuno vuole attacare,  e non per aprire discussioni e confronti… Mah?

Torniamo a noi e alle nostre canoe e,  non ricevendo nessuna risposta,  prendo comunque buono il proverbio  e vado avanti.

Partirei dalla “Kapsl 360” costruita dalla ditta di Bratislava Vajda. Una canoa che nasce dall’evoluzione della “Ego” e messa a punto in quest’annata agonistica  grazie alla collaborazione  con Peter Kauzer. Il campione sloveno all’inizio di stagione ha abbandonato Caiman e si è presentato alla prima gara di coppa del mondo a Pau con la “Ego”. Il binomio Kauzer – Vajda  si è rafforzato e ha portato, da lì a breve,  alla realizzazione di una barca molto particolare che è riuscita a far esprimere al meglio le caratteristiche del campione sloveno  che da tempo era pronto ad esplodere. In sostanza alla “Kapsl”, che prende il nome dal nikname del padre di Peter e che significa pallottola,  rispetto alla Ego – disegnata da Peter Cibak – gli è stata sfinata la coda  e tolto volume all’altezza del pozzetto.
In acqua questa canoa è particolarmente nervosa  e la sua caratteristica principale è la dinamicità. Impressiona nell’uscita dalle risalite per come reagisce dopo la fase di rotazione. Se mantenuta piatta trasforma la velocità di rotazione in velocità di uscita, permettendo all’atleta di prendere margini considerevoli in questa fase assai delicata e dove è molto facile perdere tempo.
Sempre nelle risalite la “Kapsl”  consente di mantenere in acqua, e praticamente sempre in presa, la pala all’interno della curva. Enorme vantaggio al fine di tenere sotto controllo l’imbarcazione anche nei momenti più delicati.
La canoa permette  all’atleta di mettere in essere manovre molto complesse qualora il tracciato lo richiedesse, con estrema facilità e scioltezza.
Gli aspetti negativi sono sull’imprevedibilità sempre in agguato di come il mezzo risponda su grossi movimenti d’acqua. Le convergenze di corrente e morta o di corrente-corrente sono il vero punto cruciale della “Kapsl 360”. Problema in parte risolto sulla versione “Kapsl350”.  All’altezza del pozzetto è facile farsi “beccare” i fianchi, motivo questo che ci fa capire che per un’ottima conduzione deve essere mantenuta il più possibile piatta.
Diventa poi fondamentale la scelta della taglia: il peso corporeo detta la scelta che deve essere calibrata a misura per evitare gli aspetti negativi del mezzo determinati soprattutto dai eventuali volumi sbagliati.
Non si lamentano particolari difficoltà di equilibrio anche se è evidente, e lo si ribadisce, che per caratteristiche naturali la canoa deve esser usata piatta sull’acqua per sfruttare al meglio le sue potenzialità di rotazione e di scorrevolezza.
Sono praticamente quattro le costruzioni offerte dalla Vajda Group Sharping Systems  che ha come moto: “the only chiose for champions” e sta investendo molto sulla ricerca . All’interno di ogni tipo di costruzione si possono scegliere ben sei taglie – XXS da 40 a 50 kg.; XS da 45 a 55; S da 50 a 60; M da 60 a 70; L da 70 a 80 e XL oltre gli 80 kg. Tutte le costruzioni utilizzano resina epoxidica e possono essere:   traning modello di entrata con giunture esterne su tutto il perimetro come per  la racing, la racing pro e l’elitè – quest’ultima consigliata per atleti top e da utilizzare soprattutto per le competizioni.
Ampia anche la scelta per il seggiolino, si può spaziare su 4 modelli diversi dal “tradizionale” al “Gaba”, “Elena” e “extra large” in relazione alle proprie dimensioni e si sia che per cavalcare bene la propria canoa bisogna partire proprio dal “culo”. Una leggenda a  Gerona – a me cara visto i mille e oltre atterraggi fatti in quella città per vivere le mie avventure spagnole, dice: “no es un buon ciutadano de Girona quien no ha besato el culo de la leona”   che noi possiamo adattare così: non si è veri canoisti se non si è scelto un buon seggiolino!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

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elena bargigli

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Grazie per l'analisi Ettore!

Vai avanti è molto interessante!

PS:sono proprio contenta di essermi ordinata la KAPSL 350!
 

Ettore Ivaldi

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Un’altra bella e produttiva giornata di TEST qui a Bratislava sul canale di Cunovo. Il sole è sempre cosa piacevole per un canoista e il freddo si è fatto sentire decisamente meno: condizioni ideali quindi per provare al meglio i numerosi kayak  a nostra disposizione.

La mattina è stata dedicata a testare  e  comparare due modelli: la “Toro EVOlution” di Galasport  e la “Ego” di Vajda.

La prima è, come dice la parola stessa, l’evoluzione della Toro. Forse è giusto ricordare che con la “Toro”  il tedesco Alexander Grimm ha vinto i Giochi Olimpici di Bejing 2008 e l’australiana Jacqui Lawrence, sempre in Cina, si è portata a casa l’argento fra le donne e subito dopo ha appeso la canoa al chiodo, sapendo che forse meglio di così non avrebbe più potuto andare. Sempre con la “Toro” Andrea Romeo ha vinto l’Europeo Under 23 nel 2008 a Solkan (Slovenia) ed è sicuramente una barca usata da molti top paddlers in the world! Con la versione successiva “Evolution” il transalpino Boris Neveu quest’anno a La Seu d’Urgell è arrivato secondo. Quindi possiamo dire che i natali hanno fatto storia e la figliolanza ha credenziali di tutto rispetto.
La prima sensazione che si ha pagaiando su questa barca è l’estrema stabilità. Il volume è stato aumentato sul fondo dello scafo e permette così  un miglior galleggiamento. Tutto ciò avvantaggia nella prima parte di una risalita, ma perde in fase di rotazione. Maggior stabilità e  maggior equilibrio portano ad una conduzione sicura e senza sorprese inaspettate. Si adatta bene a condizioni di acqua molto impegnativi e la sua galleggiabilità sicuramente si fa decisamente sentire. Vladislav Galuska, il titolare dell’azienda Galasport, ci ha spiegato così la sua filosofia di base per questo modello:”parto dall’idea che su un percorso di slalom è importante avere su ogni zona un buon tempo, non il migliore in assoluto. Questa canoa, non ti permetterà di avere il miglior intermedio, ma sommandoli ti accorgerai che il risultato complessivo sarà eccezionale. Per fare questo devi avere uno scafo che ti dia  la massima sicurezza e confort”. Ovvio che tutti cercano di tirare l’acqua al proprio mulino, anche perché non ho mai sentito dire da un produttore o da un disegnatore di canoe che quel modello, l’ultimo, va male. Tutte le evoluzioni girano meglio e sono più veloci! Purtroppo non è sempre così. 
Della “Toro Evo” esiste anche la versione specifica per pesi leggeri la “Toro Piko”, anche se Galasport in relazione al peso offre la possibilità di specifici adattamenti. Sono cinque  le scelte di costruzione. Per  tutte la resina utilizzata è epoxi. Si parte dalla più economica:  Diolen ottimo rapporto prezzo-qualità per un giovane. Quindi la Mixt, seguita dalla  Flexible, tutte e due ottime per allenamento. Mentre la “Profi” è già una versione gara anche se per  competizioni d’alto livello è consigliata la costruzione  “Carbolight”.

Della “Ego”  abbiamo già parlato in parte ieri, l’unico elemento emerso in più  nei test di oggi è la duttilità nel passaggio da zone di acqua facile a zone di acqua difficile senza particolari difficoltà. Lo scafo offre una buona stabilità, ma decisamente inferiore se paragonato alla “Toro Evo”, superiore rispetto alla Kapsl. Tutto dalla vita non si può avere, la “Ego” potrebbe essere  un buon compromesso anche se non sempre questa opzione lascia soddisfatti i palati più esigenti. Forse nella canoa come nella vita i compromessi non portano lontano, lasciano l’uomo tranquillo sollevandolo dal peso di una scelta drastica che però può rivelarsi a volte l’arma vincente.
 
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

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Ettore Ivaldi

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A Cunovo  è arrivato ieri anche Campebell Walsh per testare un prototipo messo a punto da Vajda giusto per lo  scozzese, l’unico kappa uno che quest’anno ha centrato tutte le finali in  coppa del mondo, agli  europei e ai  mondiali dove è arrivato a ridosso del podio.
Walsh è un atleta molto esigente in relazione ai materiali e lo si capisce facilmente vedendolo all’opera intento a verificare la rispondenza di questo prototipo che sembra decisamente piccolo per slalomisti comuni. Non ci è dato sapere nulla di più se non il fatto che in sostanza la base di partenza è sicuramente lo scafo della Kapsl stretto al centro di qualche millimetro e con la conseguenza di subire tutti gli inevitabili aggiustamenti sulla coperta.
Certo è che se anche questo atleta decidesse di passare nel team Vajda – lui che da sempre ha preferito  canoe made in Great Britain – ci troveremo con i migliori atleti al mondo a gareggiare con una sorta di barca monotipo!
Sul canale, questa mattina,  anche il campione europeo Daniele Molmenti  che ha fatto la sua apparizione per provare e testare i vari modelli e versioni della Kapsl. Che sia forse alla ricerca di carpire qualche segreto dalla concorrenza? Infatti il forestale è di passaggio da Bratislava con destinazione Praga dove andrà dal suo sponsor Caiman per modificare la sua “Torero”. Il primo tentativo, fatto ancora qualche tempo fa non è piaciuto e allora ci riprova come lui stesso ci ha spiegato:”dobbiamo fare alcune piccole, ma importanti modifiche allo scafo, anche se già così il modello con cui ho gareggiato in questa stagione è perfetto. Per Tacen, bisogna aggiustare qualcosina – e aggiunge sorridendo – comunque in questo momento sto volando giù da quel budello d’acqua”. Come sempre Super Cali – come lo ha ribattezzato Skillo – è ottimista, facendoci capire che anche per il 2010 non sarà una passeggiata batterlo, sempre  che non ci si metta qualche sfortuna di troppo!
 
Gran fermento comunque  in questi ultimi giorni di apertura del centro slovacco che proprio domenica chiude i battenti per riaprirli a fine marzo all’arrivo della bella stagione.

Per quello che ci riguarda direttamente oggi giornata dedicata a testare la canoa con cui Galasport lancerà la sfida 2010. Un  modello completamente nuovo. Della vecchia serie tiene il nome  “Toro”  che gli ha regalato – come già detto – belle soddisfazioni agonistiche, con l’aggiunta dell’appellativo  “Echo”. 
Nella mitologia  questo nome è  una ninfa particolarmente bella che aveva avuto la malaugurata idea di dire parole oltraggiose a Giunone. Quest’ultima non ci pensò due volte e per punirla fece sì che  ripetesse soltanto l'ultima sillaba delle parole, poiché non riusciva a pronunciare le parole intere.  Narciso  disprezzò la fanciulla balbuziente e così  la ninfa fuggì in una grotta in un bosco tra i monti. La  testimonianza della sua presenza è per l'appunto,  per la mitologia, la ripetizione di un suono.
Leggende a parte l’”Echo” ha forme decisamente rotondeggianti con un profilo leggermente “imbananato”. La prima e chiara sensazione è di una facile manovrabilità anche in situazioni particolarmente difficili. La sua galleggiabilità si fa piacevolmente apprezzare  proprio su acque impegnative grazie ad un volume importante e alla sua forma con punta e coda scaricate. Ci ricorda tanto la “Instict” di Double Ducht anche se quest’ultima porta in punta meno volume.
Da una prima analisi sembra essere la canoa perfetta per pesi leggeri e per le donne vista la facilità di conducibilità fra le porte. Ottima negli spostamenti laterali, il fianco alto offre la possibilità di lavorare bene anche con la pagaia verticale e vicino allo scafo. Perde complessivamente sulla velocità e particolarmente sull’acqua piatta.
Ora rimane la curiosità di scoprire la risposta che arriverà a questi modelli da Zig-Zag e da Caiman. Si dovrà aspettare forse qualche mese, ma dalle voci che circolano fra gli addetti ai lavori non sembrano impensierire la supremazia di Vajda che sta investendo molto.  Agli atleti offre oltre  alle canoe, un’ottima costruzione e  una  costante presenza alle gare più importanti, mettendo a disposizione una unità mobile di pronto intervento per riparazioni o aggiustamenti dell’ultimo minuto. Su questo servizio gli atleti  contano molto per evitare di passare notti insonni a riparare i danni fatti sui campi di gara.  Se poi il mondiale è a Tacen l’assistenza di livello diventa un’arma in più.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

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Daniele Molmenti

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E per la prima volta su un giudizio oggettivo mi sento in dovere di precisare alcune cose.
Non mi e' piaciuta la descrizione che hai dato della TORERO di CAIMAN.....soprattutto la sua esclusione da barche buone perche siccome la usa Daniele Molmenti....dici.... "lo stile aggressivo, basato sulla spregiudicatezza e la forza, non può essere un modo comune di pagaiare e di conseguenza è difficile che possa diventare una sorta di stile da copiare"
Vorrei mi descrivessi allora lo stile della campionessa del mondo SCHORNBERG Jasmin che usa proprio la torero, e anche dello spagnolo Guille che conosci bene e anche di tutti gli junior cechi e in giro per il mondo che hanno trovato nella torero (modello del 2007 ma che ancora vince) una canoa stabile e molto facile da usare. Nel video http://www.youtube.com/watch?v=ygnrKg3IMQs si puo' vedere alcune rotazioni in diverse tecniche di questa barca che ripeto, nonostante sia del 2007, e' ancora usata da chi di medaglie ne ha vinte parecchie.

Propongo una tabella dove siano gli atleti da dentro la barca a giudicare le caratteristiche del modello, perche' spesso gli occhi da fuori o le sensazioni da dentro sono discordanti. E vi ricordo di stare attenti al "champion effect": si crede che basti prendere la barca del campione per andare piu' forte...quando in realta'....... :)

un saluto e buoni test!

Fra CKfiumi

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Questo è il primo pezzo di una serie sul tema  canoe da slalom, stimolo per tenervi aggiornati sulle novità e soprattutto per scambiarci opinioni e suggerimenti – se l’argomento può essere interessante fatemi sapere così vado avanti

Per me l'argomento è molto interessante e stimolante.
Se poi ci sono anche contributi di grandi campioni, diventa una libidine!
Continuate, ve ne prego

Grazie
Francesco Elia

Gianluca Boso

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Hai avuto una buona idea, Ettore. Trovo molto interessante l'argomento e spero che partecipino il più possibile gli atleti stessi.
Magari, se avrai voglia, sarebbe bella la stessa cosa per le pagaie...
Ciao
Gianluca Boso

Panz

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Hai avuto una buona idea, Ettore. Trovo molto interessante l'argomento e spero che partecipino il più possibile gli atleti stessi.
Magari, se avrai voglia, sarebbe bella la stessa cosa per le pagaie...
Ciao
Gianluca Boso


e per le canoe da discesa  :)

Ettore Ivaldi

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Sono particolarmente contento per l’intervento di un grande campione sull’analisi delle canoe da slalom: il suo punto di vista è molto interessante e lo sarebbe anche per le altre problematiche: più volte lo abbiamo chiamato in causa, ma ha fatto sempre orecchie da mercante!
Devo precisare che, nell’analisi delle canoe,  siamo nel campo del giudizio soggettivo e non oggettivo come Daniele evidenzia nel suo intervento. Sono cioè impressioni, sensazioni, emozioni, riscontri legati alla singola persona e quindi anche la mia personale analisi va letta in  questa chiave. Inoltre, nel mio commento alla Torero, non ho assolutamente bollato negativamente questo modello  come invece  Super Cali sostiene:” …la sua esclusione da barche buone”. Non mi permetterei mai di farlo soprattutto nell’ottica dei successi conquistati dallo stesso italiano e recentemente dalla giovane  tedesca Jasmin Schornberg se pur nella versione rivisitata per il gentil sesso. Ho dato solo dei dati tecnici che vanno interpretati. Condivido  pienamente sul fatto che, se la usa un grande campione, non per forza di cose può considerarsi buona per tutti. Se si leggono bene i complessi interventi sulle canoe – argomento delicato perché si vanno a toccare interessi personali di sponsor e quant’altro – mi sono solo permesso di fare delle analisi, ripeto, soggettive, in cui ho citato alcuni casi dove i campioni hanno fatto storia anche con le canoe da loro disegnate.

I dati oggettivi della Torero viceversa sono:

1. nella  finale ai  Campionati del Mondo di Canoa Slalom 2009 disputati a La Seu D’urgell  nessun atleta nel Kayak maschile  ha gareggiato con la Torero – Caiman;
2. in Coppa del Mondo  sui 23 finalisti nel kayak maschile  solo due usavano la Torero  – Caiman: Daniele Molmenti e Dariusz Popiela. Ora credo che i più, in Italia,  conoscono bene lo stile decisamente personale del campione friulano, forse meno lo stile del polacco Popiela. Bene! i due atleti si assomigliano molto sotto questo punto di vista. Il talentuoso Dariusz ha vinto nel 2007 i campionati europei U23, ai Giochi Olimpici si è classificato 8^ ; 6^ agli Europei 2009 e 22^ ai mondiali 2009. Ci ricorda molto Super Cali nel modo con cui affronta i tracciati  e vedendoli pagaiare assieme si notano molte similitudini. I due campioni condividono anche le stesse caratteristiche antropometriche;
3. ai Campionati Europei  2 atleti su 10 erano in finale nel kayak maschile  con la Torero: i soliti due atleti di cui sopra!
4. Daniele non riporta un dato corretto nell’affermare che molti junior ceki di valore usano la Torero, poiché Jiri Dupaval gareggia con la Toro di Galasport, Jiri Prskave con la Sting di Vajda, Ondrej Cvikl con Toro Galasport. Questi sono i tre atleti che hanno gareggiato agli Europei di categoria quest’anno a Liptvosky e sono ovviamente le punte dello squadrone Ceko.  Anche fra gli Under 23 non cambia la musica per la Repubblica Ceka: tre atleti, tre Toro per Prindis, Hradilek e Maslanak;
5. un dato oggettivo è anche quello che si legge su www.danielemolmenti.it il 17 agosto:”.. rientro in Italia per Daniele Molmenti che rinuncia ai Slovak OPEN per la preparazione al Mondiale. A Praga ad inizio settimana, Daniele ha testato la nuova barca di “Caiman” fatta proprio per il canale spagnolo che ha dato subito ottime impressioni di velocità e facilità di adattamento” . Quindi lo stesso Daniele ha gareggiato a Seu con una barca fatta per quel canale e non la Torero;
6. sono dati oggettivi anche le numerose vittorie del forestale Molmenti con la Torero.


Mi rendo conto che l’argomento è interessante e sarebbe bello anche che gli atleti, come suggerisce Molmenti, compilassero una serie di schede Test come si usa fare per le moto o per le autovetture, magari limitandosi solo ed esclusivamente ai veri dati oggettivi come confronti cronometrici o test specifici. Il 16 gennaio 2009 Molmenti aveva pubblicato sul suo sito ufficiale una serie di Test fatti fra la Torero edizione 2008 e la Salsa 2009. Quest’ultima usciva con ottimi voti e soprattutto da un raffronto cronometrico decisamente a suo favore:  sulla prova gare 1 secondo e 12 decimi meglio della Torero. Evidentemente però forse se pur più veloce della Torero la Salsa non soddisfava evidentemente  le sue esigenze tanto da indurlo a restare sul vecchio modello. Ciò ci fa riflettere anche sui dati oggettivi e non soggettivi e ci fa capire che sono le sensazioni che portano l’atleta all’ultima vera scelta e non certo le parole o test!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi


Daniele Molmenti

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"In acqua questa canoa è particolarmente nervosa  e la sua caratteristica principale è la dinamicità."
Questo è un dato oggettivo o soggettivo?
Rispondo io: se non l'hai provata è soggettivo esterno, se l'hai provata è soggettivo interno, se tutti dicono la stessa cosa allora è un dato di fatto, quindi la stessa analisi diventa oggettiva!

Non penso comunque tu voglia parlare di dialettica o errori negli interventi (tuo punto 2 e punto 5, io e darek simili?ho usato la torero ai mondiali), quindi ti richiedo e scusa se insisto, una valutazione riguardo la Jasmin, che ti confermo ha usato la torero come la mia (non esistono versioni rivisitate) e ti dirò di più, tagliata esattamente come la mia (nonostante 5kg di differenza).

Insisto perchè dai tuoi primi post sembra che cambiando barca si cambi o si debba cambiare tecnica e modo di andare. In realtà c'è si un adattamento ad un modello diverso, ma le caratteristiche personali di pagaiata e tempistica non possono certamente cambiare.
Diverso è il discorso di quelli (solitamente appassionati o giovani) che invece cambiano barca e cercano di copiare il campione che la usa, allora li si che cambiando barca, l'atleta per volontà sua cerca di copiare i gesti del campione e quindi modifica la sua tecnica.

Antonio Mei

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Diverso è il discorso di quelli (solitamente appassionati o giovani) che invece cambiano barca e cercano di copiare il campione che la usa, allora li si che cambiando barca, l'atleta per volontà sua cerca di copiare i gesti del campione e quindi modifica la sua tecnica.

veramente interessante questo post e il confronto tra tecnico e campione potrà essere utile ai più giovani e agli appassionati per chiarirsi le idee
scegliere la barca giusta è troppo importante
in modo particolare per quelli che campioni non sono e che poche risorse tecniche hanno da spendere
sono stato dirigente del Cuneo Canoa Club e troppe volte ho visto ragazzi usare la barca di moda senza averne poi nessun vantaggio se non ulteriori difficoltà tecniche
posso dire ,da modesto scarso ,atleta della domenica di aver provato sulla pelle cosa vuol dire scegliere la barca sbagliata non adatta alle mie caratteristiche
avevo la barca che correva ma non riuscivo a farla girare (opsssss) senza perdere un sacco di secondi (minuti  ;D)
ho scoperto la mitica reflex 4 e ho cominciato a divertirmi e a crescere un pochino
grazie ad Ettore e a Daniele
spero che si aggiungano interventi di altri tecnici e atleti
 

nikemerlino

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Sono un mini,mini,mini tecnico e un vecchio,mini,mini,mini,mini atleta quindi il mio contributo è risibile, ma quest'anno ho incominciato a costruire kayak, per la precisione baidarka, costruiti secondo le tecniche inuit pure, evitando solo l'uso della pelle di foca sostituita con cotone.
Mi sono accorto che le variabili in uno scafo sono molte di più di quelle che credevo e che basta poco per cambiare comportamento.
Il discorso aperto da Ettore, seppure interessantissimo per l'intervento di Daniele, è limitato non solo al chiarimento di ciò che è oggettivo o soggettivo ma soprattutto alla differenza dei campi di gara. Oggi si vince per pochissimo ed è impensabile, a voler precisare, avere una barca perfetta per tutte le condizioni. Non dico eresie ma l'ideale sarebbe condurre una barca per ogni condizione. Valentino Rossi è un grande perchè conosce il setup della moto. Nella motocicletta esistono regolazioni fini, nel kayak da slalom si può spostare il sedile avanti e indietro e più in alto o più in basso oltre al puntapiedi. Praticamente nulla! E' anche impensabile avere un budget per avere almeno 5 o 6 tipologie di kayak a stagione, senza contare il naturale adattamento a queste. La mia conclusione è avere il miglior compromesso possibile ma soprattutto il miglior feeling tra barca e atleta a prescindere dalle prestazioni teoriche. Lo slalom a volte è puro istinto, Daniele è un meraviglioso esempio di questo, e l'aspetto psicologico è molto importante. Continuate i test, è piacevole leggere notizie da grandi campioni, ma secondo me tutto lascia un po' il tempo che trova....Sulle mode è inutile commentare, è sempre stato e sempre lo sarà...
grazie per l'attenzione e scusate l'intromissione,
Claudio Rufa

Ettore Ivaldi

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È incredibile come gli interventi e il confronto possano aprire la mente e rimettere sul tavolo l’oggetto dell’intervento. Io per  mia natura spesso e volentieri rimetto in discussione molti aspetti, mi piace scoprire e rivedere cento volte magari le stesse problematiche, che di volta in volta cambiano e si evolvono. Cerco poi la soluzione oggettiva (che spesso e volentieri non è facile da trovare)  del problema affidandomi allo studio della statistica che mi affascina e a volte appaga la mia curiosità portandomi concretamente dati da prendere sempre con le pinze. Confrontando queste informazioni verrebbe facile rispondere al mitico Claudio Rufa (quand’è che riusciremo ad organizzare una viaggio con le nostre spettacolari canoe da mare? Scusate è un messaggio privato che mi è scappato)  quando sostiene che per ogni tracciato servirebbe una canoa specifica. Se pur pensandola come lui la statistica mi dice che non è così e cioè che chi vince su tracciati impegnativi vince anche sull’acqua completamente ferma utilizzando lo stesso mezzo. L’esempio più eclatante è quello di Peter Kauzer, verificatelo guardando le classifiche di Tacen con la gara di tre giorni prima sul parallelo di Lubjana. Spettacolare perché questi risultati mettono  in discussione tutto e tutti.
Gli interventi mi hanno incuriosito molto – è questa sicuramente l’arma migliore per un allenatore e per l’uomo in generale -  e hanno evidenziato delle necessità di conoscere, di sapere,  di parlare, di confrontarsi  e approfondire argomenti che molte volte sono tabù o che si intrecciano con interessi economici.
Molto spesso una canoa che può andare bene per un atleta non va bene per  altri slalomisti, molto spesso la canoa del campione non si adatta al giovane o allo slalomista di medio livello. Sono esigenze diverse. Se due atleti dopo aver provato uno scafo dicono la stessa cosa non diventa un dato di fatto – come sostiene Super Cali – ma è semplicemente  un parere oggettivo per loro due e rimane soggettivo per il resto del mondo. Viceversa quando si scrive che una barca è nervosa e la sua caratteristica maggiore è la dinamicità rimane un parere soggettivo di chi mette nero su bianco.
L’altro enorme problema diventa la comunicazione visto che comunicare è facile, mentre farsi capire è un’impresa. Quest’ossimoro lo diciamo spesso anche quando si sostiene che una canoa è veloce e gira bene: o è veloce o gira bene, ma si dice! Dobbiamo allora capire quello che si vuole esprimere e soprattutto quello che vogliamo da una canoa. È per questo motivo che per la scelta di un mezzo parto  da una serie di  principi: il primo in assoluto è capire per chi è quella canoa. Una volta individuato il soggetto distinguo tra i giovani, tra  chi  pagaia per divertimento e tra gli atleti di livello.

Nei primi due casi considero predominanti questi tre aspetti:
 
-   la canoa deve offrire il massimo equilibrio
-   deve girare con facilità
-   deve dare delle sensazioni positive fin dalla prima pagaiata

Ed è presto detto perché! Se la canoa offre equilibro ed è ben bilanciata mette lo slalomista nella condizione di massima tranquillità. Solo in questo stato positivo potrà addentrarsi nelle problematiche specifiche dello slalom. Se gira con facilità potrà apprendere velocemente le manovre e se ha sensazioni positive fin dall’inizio la sua motivazione sarà molto alta per superare poi le difficoltà che via via incontrerà.

Questo è palese nei giovanissimi che molte volte pagaiano con mezzi e strumenti decisamente inadeguati. Io ho cercato sempre di mettere  i miei ragazzi nelle migliori condizioni possibili per i materiali, non tanto sotto l’aspetto estetico o costruttivo, ma soprattutto in relazione alle loro dimensioni corporali.

Questi principi  viceversa cambiano se a guidare quella canoa è un atleta di livello: molte volte, a parità  tecnico-fisica-psicologica-motivazionale, la canoa può diventare l’elemento in più.  Come ho già scritto nella terza parte: …”se il campione  cerca un buon  compromesso  non sempre questa opzione lascia soddisfatti i palati più esigenti. Forse nella canoa come nella vita i compromessi non portano lontano, lasciano l’uomo tranquillo sollevandolo dal peso di una scelta drastica che però può rivelarsi a volte l’arma vincente”.
Prendete per esempio Fabien Lefevre che in quest’anno appena finito sembrava un’anima in pena per la canoa. Era partito con l’”Ark” di Zig-Zag – suo grande collaboratore – poi nel pieno della stagione in una notte di mezza estate dorme male. Al risveglio salta in canoa  e passa praticamente un’intere giornata a provare kayak  diversi sul canale di Augsburg. Alla fine decide di presentarsi ai mondiali sulla “Ego” di Vajda. Io ritengo che questa sia stata alla fine una scelta coraggiosa senza paura di mettersi in discussione eppure lui di certezze sicuramente ne aveva con la vecchia canoa. 
Come ritengo che sia stata una scelta coraggiosa, in senso opposto,  quella di Molmenti nel presentarsi ai mondiali con il vecchio modello e senza, per forza di cose, aver usato la nuova versione che non sempre soddisfa le attese.
Giusto per essere coerente con quanto mi è stato osservato, dirò che la canoa di Guille è stata adattata al suo peso e alle sue esigenze. Su questo con lui avevamo lavorato a lungo prima di trovare la versione finale. Per quello che riguarda Jasmin, posso dire tranquillamente che è un’atleta di alto livello con grande dinamicità nella sua azione e restando a quello che lei stessa mi ha fatto osservare sulla canoa posso riportare che questa è stata ridimensionata con le sue richieste, se poi queste coincidono con quelle della canoa di Molmenti è un altro affare.
Sempre l’amico Rufa introduce un altro importante punto: l’assetto in canoa. In effetti spostare avanti o indietro il seggiolino anche di un solo centimetro può fare cambiare molti aspetti. Tant’è che a volte ti sembra di pagaiare su una canoa completamente diversa. Si deduce quindi che la corretta posizione del sedile va vista in ogni singolo caso, tante volte prima di cambiare il mezzo vale la pena provare… per credere!

Altro argomento che mi prende sono le pagaie, come ci suggerisce Gianluca, per non parlare delle canoe da discesa come il buon Luca Panziera vorrebbe. Ma si sa abbiamo più tempo che vita e quindi prima o poi ci addentreremo anche in questi magici mondi.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi


Ettore Ivaldi

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In Irlanda bisognerebbe  passare le giornate guardando il cielo: è fantastico e le nuvole non stanno mai ferme… ma questa è un’altra storia visto che volevo parlare della “Slalom L” di Nelo che proprio oggi ho avuto modo di testare.
Partiamo dicendo che Nelo è un costruttore conosciuto in tutto il mondo per le canoe da velocità e maratona dove ha praticamente monopolizzato il mercato. Un’azienda nata nel 1978 in 50 metri quadrati, oggi conta 50 operai e 5.000 metri di laboratori con 30.000 canoe costruite in 31 anni di attività. Il 2009 segna per l’azienda portoghese di Vila Do Conde, una cittadina a 30 km a nord di Porto e affacciata sull’Atlantico,  l’anno ufficiale di entrata nel mondo dello slalom. 
Sono entrati quindi sul mercato dopo alcuni anni di tentativi e  anche noi, come squadra nazionale spagnola, avevamo avuto, nel recente passato, dei contatti e delle piccole collaborazioni, con un modello che veniva offerto in tre taglie M – ML – L. Non si è neppure sbizzarrito con il nome chiamandola semplicemente  “SLALOM”, anche se per la verità la semantica o l’etimologia per lui non è un affare importante visto  i nomi, in generale, del suo parco barche!
La prima constatazione arriva proprio dall’indicazione del prodotto la “Slalom L”, che ho avuto modo di provare e che è consigliata per atleti dai 65 ai 75 kg., ma che in realtà va bene  per taglie dai 60 ai 65. Anche la loro suddivisione di 10 chilogrammi in 10 è decisamente eccessiva. Già lo sarebbe crescendo di soli 5! Tralasciando questo particolare ed osservando la canoa su persone più leggere di me si può notare che ha un’ottima galleggiabilità con relativa ottima distribuzione dei volumi. In fase di rotazione la canoa gira bene con la coda in acqua. Il rischio è di trovarsi però con la parte anteriore troppo lontana dall’acqua pagando così in fase di ripartenza.
Il vero limite si percepisce negli spostamenti laterali nelle porte in discesa, si fatica a cambiare direzione mantenendo il contatto con l’acqua in punta. All’altezza del pozzetto la forma inscatolata permette un buon scivolamento, ma diventa decisamente ballerina nei cambi di direzione repentini.
All’interno i portoghesi devono lavorare ancora molto per raffinare il seggiolino che non permette di prendere contatto con tutta la canoa, ti dà l’impressione di restare sospeso. Anche le ginocchia non trovano un buon inserimento per tenere la barca in equilibrio quando  necessità. Decisamente pericoloso, specialmente se utilizzata dalle categorie giovanili, il sistema di rinforzo in carbonio inserito nel mezzo tra seggiolino e pozzetto. Questo elemento  da molto tempo è stato tolto anche dalle canoe in polietilene.
Nulla da dire sulle rifiniture e sul design come sempre molto curato e con belle idee su combinazioni di colori.
Certo è che se Nelo troverà un valido collaboratore tecnico – lui è decisamente alla ricerca con ottime offerte – in poco tempo saprà colmare  velocemente il gap che per il momento lo divide dai concorrenti. 

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi



[/i]fine 5^ parte… prosegue


Skillo

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Tendenzialmente sono propenso a credere che modelli di pari livello siano poco determinanti se l'altleta è completo sotto ogni punto di vista mentre ritengo che, per esempio, una canoa veloce per chi non è velocissimo ma comunque bravo nella conduzione e nelle rotazioni possa essere una buona scelta.
Se Daniele o Kauser si scambiassero le canoe non credo che ne avrebbero a perdere in modo evidente.
Tante volte la moda e i "pareri diffusi" fanno il successo di un prodotto. Mi ricordo benissimo quando tutti dicevano che gli sci volkl (i P4-5-9 etc) erano i migliori sci al mondo: bastava prendere un pezzo di carta adesiva e ricoprire qualche paia di sci di simili caratteristiche e di altre marche facendoli poi provare agli assertori della "verità" per scoprire che era tutta fantasia.
Non sarebbe quindi male usare lo stesso metro per le canoe da slalom ed eseguire tests con barche anonime e numerate. Ogni canoa una serie di giudizi e poi .... via le maschere e spazio alle sopracciglia.  :D
Tra gli utilizzatori di canoe particolari voglio però ricordare i mitici tedeschi col c2 triconcavo (memoria temporaneamente scollegata: aiuto Ettore!) e il buon Michele Martino che usavano/usano canoe quasi ingestibili da parte di non fenomeni come loro.

Un saluto ad Antonio Mei. benritrovato  ;)
 

Ettore Ivaldi

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Skillo mi serve una pietanza su un piatto d’argento!  mi invita a nozze, mi porta su un’onda così alta e bella che mi fa godere per il solo fatto di poterla forse un giorno cavalcare con tutte le persone a cui sono particolarmente legato… e sono molte. La libidine non ha confini quando la memoria si rituffa nel passato a ripescare le gioie di una gioventù passata ad ammirare campioni e sognare a occhi aperti.
Ho fisse nella mente le facce sorprese e  stupefatte di Eugenio Salvi e Tony Benciolini quando in un rigido autunno del 1988  sbarcammo ad Augsburg e ci trovammo davanti ad una sorta di mostro disumano di nome “Manta”. Andavamo spesso ad allenarci sul canale olimpico che aprì la storia a cinque cerchi della nostra disciplina, quella volta in particolare proprio per allenarci con i campioni europei Frank Hemmer e Thomas Loose. Fra atleti che praticano la stessa disciplina nasce sempre un particolare rapporto, ma devo dire sinceramente che nella canadese doppia molte volte questo rapporto è molto più intenso, molto più particolare. Se pur non abbia mai gareggiato in slalom in questa specialità ho potuto rendermi conto negli anni di questo singolare rapporto proprio osservando alcuni miei compagni di squadra e poi  atleti che ho avuto modo di seguire. Condividere  alla partenza con i pochi compagni-avversari gli ultimi momenti di “vita” prima dell’abisso di una gara ti rafforza e ti stimola. In forza a questa loro amicizia armati di bagagli e coraggio ci presentammo alla porta di questi omoni tedeschi che già preannunciavano un futuro nel loro nome. Loro avevano realizzato questa particolare canoa “Manta” che come ricorda Skillo aveva un fondo triconcavo.
Dante avrebbe usato la sua celeberrima terzina del canto XXV nel cerchio ottavo:

“Ogne primaio aspetto ivi era casso:
      due e nessun l'imagine perversa
 parea; e tal sen gio con lento passo”
[/i]

Ogni originario aspetto era stato cancellato dalla figura perversa che non era né due né nessuno, ma soltanto una mostruosa immagine che se ne andò con lento passo trascinandosi sulla via della vita quale diabolica distorsione del Divino Pensiero Creativo. Ecco il Manta era tutto ciò!

Ci salivano sopra una sorta di due ergumeni: Frank Hemmer e Thomas Loose. I I due arrivavano da due canoa club distanti fra loro poco più di un centinaio di chilometri nella regione  Nord-Reno – Westfalia. Il  primo gareggiava per il  HKV Hohenlimburg, mentre il secondo era iscritto al KFL Wesel e si misero assieme perché le loro caratteristiche fisiche coincidevano tanto da essere scambiati, molte volte, per fratelli. Vinsero, oltre agli europei nell’88, i mondiali nell’anno successivo e ancora gli europei nel ’90. I due dominarono letteralmente la scena internazionale per tre anni chiudendo la loro carriera sportiva alle olimpiadi di Barcellona con un deludente 13esimo posto.
Crearono questo scafo con Prijon: aveva soprattutto come scopo principale quello di offrire  loro la possibilità di galleggiare molto bene ad alte velocità e, proprio grazie al loro peso, girava molto sfruttando principalmente la loro forza brutale. Mi ricordo che ci scherzavo dicendo che sulla loro parte anteriore ci potevano atterrare i jumbo 747 della Pan-Am!
Il fondo era triconcavo, con lo scopo evidente di creare l’effetto catamarano e quindi meno superficie di attrito, più velocità e conseguente stabilità.
Al Canoa Club ne possediamo ancora una. Fa ancora la sua bella figura tanto più che quando entri in sede la vedi “riposare” frontalmente. In quella posizione ha proprio  l’aspetto di un grande “diavolo del mare” e i giovani passando davanti hanno sempre un grande timore reverenziale, forse impauriti, forse timorosi non hanno mai avanzato nemmeno l’idea di salirci sopra… forse si sono convinti che nulla condivide con il resto del nostro parco canoe eppure al Canoa Club Verona quella barca ha regalato belle ed indimenticabili emozioni.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi




maqroll

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 :) grazie come spesso Ti viene riconosciuto.

Potresti mostrare una foto di "Manta" oppure fornire un link ad un archivio d'epoca? richiesta inopportuna? [mi appioppo un'etichetta da 'fuori onda' ma continuo a pensare che sarebbe un buon 'contorno' per la pietanza].

Saluti.

Ettore Ivaldi

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nessuna richiesta è inopportunta secondo me se nasce dalla curiosità per crescere e confrontarsi - ho molte foto devo passarle in digitale... all'epoca usavo ancora la vecchia e fedele T90 che immortalava  su pellicola!
Impegno preso - occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Skillo

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Il Manta! Bravissimo Ettore! Era uno spettacolo di canoa; punta e coda schiacciatissime ma di pianta generosa, linea di giunta quasi sempre sommersa lungo tutta la lunghezza della canoa e coperta talmente piatta e bassa sull'acqua che in molte immagini dei due campioni all'opera ci si stupiva di come potessero realizzare gran parte dei percorsi in quello stato di quasi continua e completa immersione della canoa. Sembrava più un U-Boot che una canoa da slalom.
La sezione triconcava dominava tutto il troncone centrale dello scafo e, a parer mio, era stata realizzata per rendere più efficaci le rotazioni nelle risalite sfruttando il profilo concavo del fianco esterno alla curva che, mantenendo la barca assolutamente piatta, faceva da binario alla rotazione aiutando non poco a trasformare la velocità di ingresso in velocità d'uscita.
Nella tecnica di Hemmer-Loose, grossi omoni che usavano pagaie cortine in proporzione alle loro misure e che non mi ricordo di aver mai visto eseguire un debordè, "dare pancia" era una voce inesistente, in qualunque situazione, e molti di noi appassionati che prevedevamo qualche deroga in tal senso almeno in occasione dei mondiali americani sul Savage River dove portata, difficoltà e velocità avrebbero fatto pensare che almeno lì avremmo visto i due tedeschi sollevare un fianco, rimanemmo stupefatti nel vedere quel grosso bestione nero farsi il percorso praticamente sempre in immersione e giungere al traguardo con un ottimo tempo. 
Ettore si ricorderà sicuramente se vinsero il mondiale, come sospetto, o no, ma la cosa importante resta che quei due atleti, la loro canoa e la tecnica particolare che misero a punto furono sicuramente un qualcosa di eccezionale nel panorama e nella storia della canoa slalom.
Rividi un qualcosa di similmente particolare qualche anno dopo quando i francesi tirarono fuori il c1 "Gros nez", o un nome simile: aveva grosso volume anteriore, punta arrotondata (da lì il nome) e due binari che correvano paralleli sotto il secondo e terzo circa dei cinque quinti della lunghezza dello scafo. Qui l'effetto ricercato era sempre quello di ottenere una sorta di binario nel quale far scorrere il c1 durante tutto il percorso ma senza costringere l'utilizzatore a tenere la canoa sempiternamente piatta. Poco manovriera e dificilotta da portare con disinvoltura nei cambi di corrente, era però in grado di esaltare le traiettorie precise, mantenere alte velocità in curve di grande raggio, e ottenere alte velocità di uscita dalle rotazioni.
Per la cronaca fu l'ultimo modello di c1 (il suo era giallo) usato in gara dal grande Renato De Monti.
Le versioni successive andarono perdendo sempre più i binari a favore di un ritorno al trionfo del convesso.

Ettore Ivaldi

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Sono diversi giorni che vedo in acqua la più piccola della flotta da slalom made by Vajda cioè la “Smurf” costruita per i bimbi e fino ad un peso massimo di 45 chilogrammi.
E’ una barca studiata appositamente per muovere le prime pagaiate in slalom per i giovanissimi e la sua forma imbananata permette una grandissima manovrabilità: punta e coda sempre fuori dall’acqua. L’ho vista usare da una piccola ragazzina con natali illustri, ma si sa che nessuno nasce “”imparato” e così anche lei deve percorrere la strada della vita, magari con qualche corretto sostegno, come la stessa canoa che le permette di muoversi leggera su un canale impegnativo come quello di Penrith. Positivi anche i commenti di altri allenatori che con me hanno visto all’opera il piccolo kayak per piccoli slalomisti. 
Bei volumi distribuiti nella parte centrale che danno al mezzo una buona stabilità ed un certo spazio all’altezza del pozzetto per permettere al giovane canoista di pagaiare facilmente in una posizione naturale.
La “Smurf” viene costruita in tutte e quattro le versioni classiche oltre alla costruzione “styrolyght” . Quest’ultimo sistema consiste praticamente nell’uso di materiale termoplastico, più leggero del polietilene che ben assorbe i colpi e la rende praticamente indistruttibile. Un ottimo compromesso tra leggerezza e tenuta nel tempo. Potrebbe rivelarsi quindi un ottimo investimento soprattutto per i club che potrebbero così acquistare un prodotto che possa durare più stagioni e resistere a numerosi passaggi di pagaia.
Mi sento di consigliarlo anche a Damiano Tavella che chiedeva qualche consiglio per canoe per bimbi, ovviamente per lo slalom. Aggiungo solo che è importante avvicinare i ragazzini mettendoli nella condizione ottimale relativamente ai materiali. Io con i miei ragazzi ho sempre cercato di fare ciò per un approccio non traumatico ad uno sport già di per sé complesso.

Altra novità in tema di kayak  da slalom arriva fresca fresca da Fabien Lefevre che ha annunciato l’arrivo della sua nuova canoa: una 370 più veloce e più manovriera… già pronta e che sfoggerà prossimamente a Penrith – Australia – dove trascorrerà gran parte dell’inverno ad allenarsi. A noi non rimane che goderci il sapore dell’attesa, nella speranza di avere l’occasione di provarla per tutti Voi.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
Ultima modifica: Dicembre 27, 2009, 02:25:59 pm da Ettore Ivaldi

Ettore Ivaldi

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Il 27 novembre mi ero preso un impegno di trovare qualche foto del mitico "Manta" - oggi ho pubblicato sul mio blog -  ettoreivaldi.blogspot.com - le due che sono riuscito a reperire. Non è facile perchè non sono a casa e le foto sono tutte in pellicola (molte diapositive) devo trovare l'occasione di passare da casa e spulciarle tutte. Per il momento accontentatevi di queste!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

P.S. Buon 2010 ricco di pagaiate

Ettore Ivaldi

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 Vi avevo messo in allerta il 27 dicembre ricordate? Vi dicevo che eravamo in attesa delle novità di Fabien Lefevre in relazione alla canoa… non è stato facile, ma alla fine anche il buon francese  si è lasciato andare e così abbiamo potuto provare la sua nuova canoa 370  anche se è ancora in via di elaborazione come lui stesso ha voluto sottolineare.
In sostanza la filosofia del transalpino è stata quella di cercare più velocità rispetto alla canoa che aveva usato dall’ultima gara di coppa del mondo dello scorso anno  in avanti e cioè la Ego di Vajda.  La soluzione a questa sua necessità l’ha trovata nel raddrizzare la coda della Ego, che ora rimane perfettamente parallela e non si imbanana, mentre nella  parte anteriore  è stata vistosamente sfinata. Allungata poi di 10 centimetri, si è passati  dai  360 ai 370. Ma le novità per il francese non sembrano però finire visto che sta pensando e realizzando una ulteriore elaborazione allungando il kayak e portarlo tra i 380 e 390 centimetri.

Le sensazioni avute, nel provare questo nuovo modello, che per il momento è conosciuto con il nome  di 370 L, è che, rispetto alla gettonatissima Kapsl, la manovrabilità è decisamente inferiore sia nel cambio di direzione repentino che con la coda piantata in acqua. Guadagna nella fase di uscita delle risalite, prendendo acqua sulla parte anteriore qualche attimo prima rispetto ad altri modelli. La forma decisamene affusolata fa perdere stabilità. Le dimensioni sono per atleti tra i 70 e i 73 chilogrammi. Visivamente è facile notare, quando si osserva Lefevre in acqua, la veloce ripresa di velocità fuori dalle risalite, come altrettanto è evidente la scorrevolezza nei pezzi in cui bisogna solo pagaiare diritti. In più occasioni, però, abbiamo visto il transalpino in difficoltà in manovre molto strette e su cambi di direzione repentini.

Approfondendo con il campione la sua idea sulle imbarcazioni da slalom, non ci ha sorpreso, quando sostiene che sui percorsi in Francia – che conosce molto bene – la canoa di 4 metri risulta per lui essere ancora decisamente più veloce e redditizia. Lo ha dimostrato a fine stagione quando si è preso la libertà di vincere con la sua Optima ben tre gare di cui due a Pau. Ma l’idea sua è che sui percorsi internazionali, intendendo quelli di Coppa del  Mondo e mondiali, sicuramente si dovranno avere due  opzioni pronte all’uso: una  370 o una 390. La scelta definitiva su che barca usare dipenderà esclusivamente dal tipo di percorso disegnato per ogni competizione perché a questo punto la scelta del mezzo diventerà fondamentale per cercare di contrastare un nutrito e sempre più qualificato gruppo di kayak di altissimo livello.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Ettore Ivaldi

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Vi avevo messo in allerta il 15 gennaio  sull’arrivo a Penrith – Australia - di Campebell Walsh. Si diceva che sarebbe arrivato con una canoa nuova uscita da un periodo di collaborazione con Vajda. In sostanza è stata ridimensionata per lui la Kapsl, dopo vari test a Bratislava, ma la vera  novità è… che novità non c’è!
Infatti il campione del Regno Unito dopo alcuni mesi di test ha preferito venire dall’altra parte del mondo con la sua canoa vecchia e per il futuro si vedrà! Non siamo riuscito a sapere di più visto che il bianchissimo inglese (speriamo che non faccia la fine degli Oblinger) è rimasto molto sulle sue quando abbiamo chiesto delucidazioni in merito: non piace a nessuno fare buchi nell’acqua e tanto meno ad un Lord inglese che sappiamo che certamente non brilla per simpatia. 

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Ettore Ivaldi

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Febbraio ricco di novità o meglio ricco di canoe test. Infatti in Australia ci sono diverse  canoe da mettere sotto torchio per capire le varie potenzialità. Iniziamo dalla nuova proposta di Nelo che nei prossimi giorni proveremo e su cui  vi terremo aggiornati. Da una prima impressione direi che è stata particolarmente sfinata la coda ed aumentato il volume nella parte anteriore. Anche la costruzione in sé sembra particolarmente buona tanto che il costruttore portoghese si è permesso il lusso di togliere il longarone centrale che normalmente dà rigidità a tutto lo scafo. Ne è stato mantenuto solo una minima parte, poco più di una quarantina di centimetri a ridosso del pozzetto;  sulla parte anteriore un rinforzo in carbonio collegato al seggiolino. Interessante il sistema per regolare il sedile in relazione al peso e alle esigenze del singolo atleta.  Nulla da  dire sui colori e sulle rifiniture sempre molto precise, ricercate e oserei definire perfette. Altre novità dall’Olanda con le Double Ducht che con  ben tre versioni diverse della “Instint” cerca spazio nel mercato dello slalom.
David Ford , il campione canades,e dopo la rinuncia forzata della moglie ai prossimi Giochi Olimpici Invernali  per una brutta frattura dei legamenti del ginocchi, ha preso un aereo al volo ed è arrivato giusto in tempo per testare su questo canale la sua nuova versione della “Echo” di Galasport. Per il più anziano atleta del circuito internazionale sono stati aumentati i volumi proprio in previsione di Tacen 2010.  In attesa di questi riscontri  e di vostre eventuali domande…

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi