Autore Topic: CAMPIONATI EUROPEI SLALOM JUNIOR & U23  (Letto 15525 volte)

Luglio 17, 2009, 07:10:26 pm
Letto 15525 volte

Ettore Ivaldi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 570
    • http://ettoreivaldi.blogspot.com/
La notte si dorme bene, ma durante il giorno il caldo è veramente potente.
Si va a “braccio” per pagaiare sul canale che ha aperto la storia delle strutture artificiali. Ora per  spiegarvi che cosa significhi andare a braccio, semi braccio o  a petto, devo tornare indietro nel tempo  quando cioè nel 1991 Francesco Stefani (in arte Bacò) creò una terminologia specifica per l’abbigliamento da canoa. Facemmo anche una T-Shirt per rammentare al mondo l’”italian style”. In sostanza pagaiare a braccio significa utilizzare una canottiera sotto il salvagente e così il braccio è praticamente nudo. Bene. In questi giorni Michele Martino pagaia a braccio ed è veramente impressionante vederlo scendere sulle sue acque. Il volume del suo bicipite sinistro, ciò  il braccio che tira la pagaia, fa paura per dimensioni e per quelle due vene che nella massima contrazione sembrano esplodere da  un momento all’altro. L’abbigliamento estivo, canottina azzurra sperimentata la prima volta a Beijing 2008 e che non si trova sul catalogo ufficiale di Sandiline, esalta decisamente quei due pistoni che mettono in moto una macchina impressionante che al suo passaggio fa aprire le acque e fermare il mondo. Infatti se qualche canoista si trova sulla sua traiettoria è come d’incanto fermato da una forza magnetica. Ora, se hai la fortuna di vederlo arrivare, ti sposti, guardi e lascia andare. Se invece è alle tue spalle sei praticamente sovrastato e paralizzato da una sorta di vuoto. Immaginatevi  quindi quegli junior che si trovano in questa situazione:  deve essere come per la piccola Bernardette aver visto la Madonna nella grotta di Lourdes!
Lui non è solo una macchina di muscoli, ma lo è anche per dedizione e meticolosità. Al canale arriva guidando il Suv nero della Mercedes o pedalando sulla mountain-bike – abita a meno di 2 chilometri dal canale in una villetta che dà sul fiume Váh  con una cancellata stile messicano – due volte al giorno. Si cambia, sfila la canoa dal deposito, fa quei 200 mt. che lo dividono dalla partenza del canale. Sale in canoa si allaccia il paraspruzzi, controlla che tutto sia ok, pianta la coda in acqua e parte per l’allenamento. Si fermerà solo allo scadere del tempo prestabilito. Finita la sessione in canoa  o va in palestra o si doccia per tornare  a casa con il mezzo con cui è arrivato. La stessa cosa si ripete quattro ore più tardi. Non c’è nulla che varia in questa sua vita da campione. Eppure sono tante le persone che cercano di incrociare il suo sguardo o in allenamento o dopo, ma lui nulla, imperterrito. Questo suo modo di essere lo distingue  qui a Liptovsky Mikulas fra i monti Tatra dove in lontananza si vede la vetta più alta dello Slovacchia – il monte Gerlach 2.665 mt. - o in qualsiasi altra parte del mondo. Abbiamo vissuto per diverso tempo nello stesso hotel a Beijing e lo scenario è sempre stato lo stesso.
Nel frattempo i preparativi per gli europei junior e under 23 proseguono. E così vedi Ivan Cibák – presidente della Federazione Slovacca figlio di quell’Ondrej Cibak che rivoluzionò i percorsi di slalom dando per l’appunto vita ai canali artificiali – che corre dalla mattina alla sera per montare, spostare in prima persona, organizzare, disporre ogni cosa perché fra pochi giorni si inizierà a vivere un’altra avventura all’insegna dello sport dell’acqua che corre e che avremo la fortuna di raccontare. Un presidente  concreto che va a braccetto con Ivan Gasparovic quel professore di diritto che dal 2004 è il presidente della Repubblica Slovacca.
Mi piace quello che ha scritto Cibak nel bollettino ufficiale della manifestazione:”Here, in the water slalom area in Liptovsky Mikulas grove up the olympic winners, world and european champions.They were the juniors first. Later became the stars.“


Poche parole, concise e certo non perde tempo ogni due mesi a raccontare quanto siamo belli e quanto siamo bravi. Parlano per lui le medaglie d’oro olimpiche, le strutture, l’attività concreta che  si fa ogni giorno dell’anno per i giovani e per gli atleti d’elite! 

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi Campionati Europei Slalom Junior & U23

Luglio 18, 2009, 11:49:46 pm
Risposta #1

Ettore Ivaldi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 570
    • http://ettoreivaldi.blogspot.com/
Questa mattina ho seguito l’allenamento di Zeno dalla tribuna in legno stile far-west ed in attesa della sua discesa successiva mi faceva compagnia un ricordo datato 1984. E’ infatti questo l’anno in cui feci la mia prima trasferta a Liptovsky per la 36esima edizione del Tatranska slalom con il mio compagno di squadra e amico Ivan Pontarollo, che tra l’altro tornò a casa con il Trofeo, e Pierpaolo Ferrazzi. Partii da Verona con una Ford Tanus a noleggio e passai a Valstagna a caricare gli altri due Kappa uno. Una brevissima pausa a Trento  Sud dal consigliere  federale Fulvio Bonmassar a prendere  del cash e poi via per la tanto attesa meta. Ricordo ancora oggi con un certo terrore l’entrata nell’allora Cecoslovacchia. Chilometri di filo spinato con le garitte a baluardo del confine. Una volta arrivati in dogana ci passarono al setaccio scaricando  e controllando ogni pezzo della macchina ispezionandone perfino il fondo con un carrello a specchio! A contorno i soldati con tanto di mitra e fare minaccioso. All’entrata  un paesaggio desolante: palazzoni grigi, strade con i solchi dei carri sull’asfalto, lungo le strade persone che vendevano quattro cipolle, due peperoni, qualche foglia di lattuga, la stessa mercanzia che più o meno trovavi nei supermercati. Proseguimmo dritti per i monti Tatra e il paesaggio non cambiò di molto. Sento ancora oggi quell’emozione nel vedere per la prima volta questo percorso artificiale, ma soprattutto non posso dimenticare l’incontro con Peter Sodomka. Io avevo conosciuto questo campione cecoslovacco che aveva fatto la storia della canadese monoposto mondiale, attraverso diversi racconti e tanta immaginazione. Il primo impatto lo ebbi nel 1976 quando Renzo Mariani e Alberto Bonamini – un giorno vi racconterò anche di loro – tornarono al Club dopo una trasferta con la nazionale proprio nella terra dell’eroe e portarono con loro la mitica canoa “TSR”,  dove “T” stava per Tresnak, “S” per Sodomka e “R” per Radil. I tre vinsero molto singolarmente oltre ai mondiali a squadra in C1 nel 1973 sulla Muotha (Svizzera) e nel 1975 sulla Treska (ex-Yugoslavia). Renzo e Alberto, freschi della loro esperienza internazionale,  incantavano noi ragazzini del  club, nelle serata passate in Dogana per dissetarci di storie di canoa. Si diceva che  Sodomka fosse un sorta di gigante, che impressionasse chiunque per la grandezza delle sue mani e per il suo sguardo piuttosto severo. A colazione mangiava cetrioli e girava sempre con un bilanciere in macchina per scaldarsi prima delle gare.  Si raccontava anche che  aveva  appeso la pagaia al chiodo per terminare la carriera con un successo dopo aver vinto i campionati del mondo nel 1977 (uno fra l’altro dei pochissimi atleti che seppe vincere medaglie in slalom e in discesa). La ragione vera di questo abbandono fu invece dovuta al fatto che, dopo aver visto le classifiche, chiese chi fosse un certo Bob Robinson che aveva fatto registrare il miglior tempo, ma che una penalità di troppo lo rilegò al quarto posto giusto dietro a Karel Tresnak. Lo cercarono questo statunitense poco più che 17enne alto e filiforme, più un personaggio da college e Mc Donald, che pagaia e slalom. Quando Sodomka lo vide ci rimase male. Si avvicinò al nastro nascente del C1  e gli regalò la sua pagaia dicendogli: “ora tocca a te, il mio tempo è finito”! Insomma una scena madre come nel fantastico film “the big Wednesday”  quando cioè Matt alla fine della sua impresa nella  tanto attesa mareggiata del novembre del 1968  esce dall’acqua e regala la tavola al ragazzino che gliela  riportava.
Sodomka ci aveva visto bene perché solo due anni più tardi questo “sbarbino”   assieme a David Hearn e Jon Lugbill diede vita al ciclo d’oro a stelle e strisce.
Sodomka mi si parò davanti in quel maggio dell’84 e non ebbi nessun dubbio a riconoscerlo. Effettivamente un gigante, ma lo sguardo non era più quello che metteva in soggezione gli avversari, anzi sembrava dolce e affabile. Mi ricordo che rimase tutti e tre i giorni delle gare sul ponte che collega i due canali e seguiva con attenzione ogni canoista ed io rimasi per molto tempo a godere nel dividere quell’angusto spazio con chi per molte volte aveva percorso la mia fantasia sportiva. Di lui mi sono ritrovato a parlare recentemente e cioè a Pau, in occasione della prima prova di Coppa del Mondo di slalom, con un altro mostro sacro della canoa e cioè Jil Zok. Infatti ho avuto modo di passare alcune ore con il francese nove volte campione del mondo nella specialità della canadese monoposto discesa per completare la prima parte di un libro su Vladi Panato che sto scrivendo. Zok parlava molto ammirato di Sodomka e al solo nominarlo gli si illuminavano gli occhi. “Fu il primo a far saltare la coda per cambiare direzione – mi spiegò  e aggiunse – poi con il tempo questa tecnica la feci mia  migliorandola. Ora Panato ne è il vero artista”.
Alla fine di quei tre giorni di gare, ricordo che fu invitato a presenziare alle premiazioni, lo cercarono, lo chiamarono, attesero qualche decina di minuti, ma lui il grande Peter Sodomka aveva già preso la strada di casa uscendo di scena, ancora una volta, in silenzio lasciando spazio agli attori di quel momento. Io tornato a casa cercai documenti o quant’altro parlasse di lui, mi fece piacere scoprire che nacque il mio stesso giorno, come Martikan, come Carlo Mercati  e chissà quanti altri:  un altro toro e si sa che noi siamo legati alle tradizioni e alla storia!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi - Campionati Europei Slalom Junior & U23 Liptvosky 2009
« Ultima modifica: Luglio 18, 2009, 11:51:30 pm da Ettore Ivaldi »

Luglio 19, 2009, 08:45:00 am
Risposta #2

Skillo

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 150
Che piacere leggere queste cronache vergate in buon italiano e in ottimo stile.
Riesci a dare l'impressione di essere lì con te e mi vedo a pendere dalle labbra dell'eroe di turno scoprendo di volta in volta fatti e aneddoti che arricchiscono la mia cultura canoistica e rinfocolano l'amore per il mondo delle competizioni.
Su quella famosa maglietta di Bacò ho però la netta impressione che l'abbigliamento che tu chiami "braccio" sia in realtà il "semipetto".
Vado a memoria.

Giacca d'acqua lunga: pezzo
Maglia lunga : semi-pezzo (definito come "poco elegante"  ;D )
Giacca corta su maglia a manica lunga: semi-braccio
Giacca corta e braccio nudo: braccio
T-shirt o canotta: semi-petto
A petto nudo: petto


Quanti bei ricordi ...   :)

Luglio 19, 2009, 11:19:23 am
Risposta #3

Ettore Ivaldi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 570
    • http://ettoreivaldi.blogspot.com/
Grazie Skillo - ho inviato un sms a Bacò per avere delucidazioni in merito.
A casa dovrei avere ancora la bozza dei disegni e forse anche una T-Shirt. Che sia il caso dopo 18 anni di  fare
un remake delle stesse?
Occhio all'onda! Ettore
« Ultima modifica: Luglio 19, 2009, 11:22:08 am da Ettore Ivaldi »

Luglio 19, 2009, 12:40:22 pm
Risposta #4

Skillo

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 150
Mi prenoto subito per una "L", anzi; se le fate anche a colori ne voglio una per colore!  :D

Luglio 20, 2009, 12:43:48 am
Risposta #5

Ettore Ivaldi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 570
    • http://ettoreivaldi.blogspot.com/
Una domenica fredda e piovosa, rasserenata però in serata da un rosso tramonto fra nuvole nere dalle forme di mostri preistorici. L’arrivo della gran parte delle squadre nazionali ci ha fatto  entrare però nel caldo clima di gara della 15esima edizione dei Campionati Europei Junior di slalom e settima per gli under 23. Che bello vedere in acqua tanta gioventù: le speranze di oggi le stelle del domani.  Un’atmosfera spumeggiante decisamente diversa da un europeo o mondiale assoluto, dove è inevitabile, nel bene e nel male, che a brillare siano i grandi campioni. Fra gli junior  qualche nome già si distingue, ma nella gran parte dei casi l’emozione e la voglia di pagaiare non trova confini. Sembrano avere tutti le stesse opportunità. Tecnicamente si assomigliano molto, tutti mettono in mostra le loro armi migliori, puri e freschi come l’acqua che solcano. Timidi e spavaldi nello stesso tempo. Con storie di vita che li accomuna: la scuola, le corse agli allenamenti, il tempo passato a provare e a riprovare una risalita o una combinazione di porte a ski,  le ore di studio, la passione per la canoa, internet, facebook, le delusioni, le gioie di chi vive gli anni più eccitanti di una vita.  I primi sguardi teneri fra canoisti e canoiste, le prime emozioni per un appuntamento continentale che riempirà per molto tempo i loro cuori, le loro fantasie di un domani sulla scia dei loro idoli, dei loro campioni. Molti di loro sicuramente li ritroveremo nel futuro di edizioni olimpiche o iridate, altri sceglieranno altre strade,  ma sicuramente questa settimana, queste emozioni, queste fotografie di vita vissuta li accompagnerà e ci accompagnerà per molto tempo.

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi
Liptvosky Campionati Europei Slalom Junior&U23 2009
« Ultima modifica: Luglio 20, 2009, 12:45:42 am da Ettore Ivaldi »

Luglio 20, 2009, 07:41:02 pm
Risposta #6

Ettore Ivaldi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 570
    • http://ettoreivaldi.blogspot.com/
errata corrige

ieri ho scritto “…entrare però nel caldo clima di gara della 15esima edizione dei Campionati Europei Junior…”, in realtà sono 10 le edizioni. Nascono nel 1995 proprio qui e fino al 2003 avranno cadenza biennale. Poi dal 2004 si disputano ogni anno. Mi scuso per l’imprecisione.


Dopo aver seguito di buon ora l’allenamento dei giovani azzurri, sono andato a correre. Ho risalito il fiume Vàh sul lato opposto al canale. Una stradina in terra battuta, fra arbusti e felci lontano dalla globalizzazione che inevitabilmente ha raggiunto anche l’estremo est della Slovacchia. La corsa, per me,  ha due scopi precisi. Il primo è quello di farmi fare un buon esercizio fisico per la cena della sera e mettere tranquilla la mia coscienza, e il secondo,  è poter lasciare la mente libera di vagare fra pensieri e progetti. E così mi sono ritrovato a riflettere, quasi inconsciamente, su questi giovani, sul loro modo di pagaiare, sul loro modo di portare la canoa fra le porte di un canale divertente, ma nello stesso tempo insidioso. Ho riscoperto in loro la libertà di muoversi, di provare e di adattare a se stessi  gesti che magari tra gli atleti più maturi sono ormai conglobati in un preciso modello motorio. Mi sono detto che proprio loro, con queste scoperte, con questi nuovi piccoli  gesti, faranno evolvere lo slalom del futuro. Com’è sempre stato!
Noi usiamo l’aggancio alto per far trovare alla nostra canoa il suo fulcro di rotazione, ma se Miroslav  Duffek  non lo avesse provato, sperimentato, messo in atto, oggi forse,  entreremo nelle risalite ancora con l’appoggio basso. Ecco perché il mondo intero – siamo solo noi italiani che non usiamo questa terminologia –chiama l’aggancio “Duffek” a ricordo proprio del suo inventore. Di questo mitico personaggio mi parlò, moltissimi anni fa, una sera intera Bill T. Endicott, mitico allenatore dell’era Lugbill. Eravamo seduti nel salotto di casa sua a Bethesda, un quartiere di Washington d.C., dove i piedi spariscono nella moquette e la gente per entrare in casa bussa ancora la porta dopo aver aperto la zanzariera. Miroslav Duffek nasce nella Cecoslovacchia comunista e inizia  a pagaiare giovanissimo in quegli anni in cui tutto era pionieristico. Partecipa alla seconda edizione dei campionati mondiali di slalom nel 1951 a Steyer in Austria, ma ai mondiali del 1953 a Merano dopo la gara individuale (finirà in 27esima posizione) si nasconde e scappa per chiedere asilo politico all’Italia. Tant’è che i cecoslovacchi non parteciperanno ovviamente alla gara a squadre visto che uno dei tre aveva pensato di prendere l’occasione per non tornare più a casa.
Duffek, proprio a Merano, aveva messo a punto l’aggancio e molti si stupirono nel vedere quello strano gesto che implicava il fatto di alzare la pagaia più di quello che normalmente era consentito dalla tecnica usuale. Miroslav troverà casa in Svizzera e gareggerà per questa nazione fino ai mondiali del 1965 a Spittal (Austria). Fu secondo nel 1955 a Tacen (Yugoslavia) e quarto nel 1959 a Genf (Svizzera). Terminata la sua carriera canoistica, allenerà il figlio – Milo Junior -  fino al 1982. Da lì in avanti  spariranno, per me,  le sue tracce fino al 2003 quando Cathy Hearn al rientro da un raid con le canoe polinesiane alle Hawaii mi confessò di aver conosciuto il mitico inventore dell’aggancio. Duffek, dopo molti anni nello stato delle mucche viola e dalla croce bianca, si era trasferito laggiù per godersi il resto della vita fra le onde dell’oceano e le corone di fiori al collo delle belle hawaiane, che si muovono sinuose come le onde a tutti noi molto care!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi - Campionati Europei Slalom Junior&U23 - Liptvosky 2009

Luglio 20, 2009, 09:36:22 pm
Risposta #7

Giovanni Perozzi

  • Md Member

  • Offline
  • ***

  • 69
mitico Ettore, nel mio immaginario vedo fotografie in bianco e nero di canoisti con attrezzatura improbabile, foto stracolme di poesia e che regalano emozioni.

ciao

Giovanni

PS ieri abbiamo festeggiato il quarantennale della gara slalom all'isola tiberina, e tra le tante foto esposte  mi ha colpito quella di un macchinone scuro scuro con sopra ben cinque kayak, era il 1965, erano stati comprati d'occasione a Merano, i primi kayak da fluviale mai visti a Roma.

Luglio 21, 2009, 10:22:07 pm
Risposta #8

Ettore Ivaldi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 570
    • http://ettoreivaldi.blogspot.com/
Alla confluenza dei due canali – quello di sinistra lo chiamano Vàh come il fiume e quello di destra Orava dal nome della regione – si forma una sorta di onda-ricciolo e subito dopo un massone coperto dall’acqua crea un bel buco. Così il dislivello e l’ostacolo movimentano la zona, rendendola particolarmente impegnativa agli atleti, ma nello stesso tempo assai interessante per il pubblico: se ne vedono delle belle! In acqua sembrano particolarmente attratti proprio i giovani lituani che se devono perfezionarsi fra le porte, nulla hanno da invidiare ai colleghi delle altre nazioni  per coraggio e abilità acquatiche. La Lituania fu il primo stato sovietico a proclamarsi indipendente nel marzo del 1990 e nonostante  lo sport nazionale sia il basket, in cui hanno conquistato medaglie olimpiche, la canoa slalom inizia ad avere un certo seguito. E così sono rimasto impressionato nel vedere un  loro kappa uno, su una canoa dai disegni e dai colori decisamente inguardabili – ma i gusti sono gusti e non si discutono – finire dentro il ricciolone per una manovra azzardata, perdere la pagaia e lottare a mani nude contro quel drago che lo voleva inghiottire in un solo boccone. Noi sulla riva abbiamo tremato quando, quasi per una congettura assai strana di forze naturali, il malcapitato riemergeva dall’acqua bianca trovandosi però a mani nude a lottare ancora nelle fauci dell’animale assai irritato. Si aprivano le scommesse: abbandonerà il mezzo oppure preferirà cercare fortuna negli abissi fluviali? Lui e la sua canoa – decisamente vistosa – sparivano totalmente di nuovo inghiottiti per l’atto finale. Noi, quasi increduli, pronti ad intervenire. La calma è la virtù dei forti e, visto che l’emblema di questo Stato è proprio un cavaliere con la spada sguainata in sella al suo cavallo, il giovane lituano – che oltre alla canoa inguardabile ha anche il casco degli stessi colori – ha tirato fuori quel coraggio e quella determinazione che i cavalieri avevano nell’affrontare a viso aperto i propri avversari. Due manate in fronte al drago, due ceffoni alle ali, un ultimo guizzo sulla coda, una colpo al cuore e rieccolo emergere a pochi metri dalla “bestia” ormai senza più speranze. Lui il nostro giovane eroe applaudito da tutti noi che avevamo seguito quel duello di altri tempi. 
Ripescando a ritroso nella  memoria, mi sono reso conto,  che avevo già seguito in passato un’altra scena assai interessante e che si avvicina a quanto visto qui a Liptvosky. Ero ad Atene sul canale olimpico nell’anno 2004 a pochi mesi dai Giochi Olimpici. Questa volta l’attore è un tipo decisamente più famoso, ma non è detto che il lituano, che fra non molto collegherò anche ad un nome, non lo diventi. Si trattava infatti di Benoit Pechier -  che da lì a poco si sarebbe cinto  la testa d’olivo - che a meno di un metro dal bucone iniziale incastrò la sua pagaia sui blocchi blu e verdi. La velocità dell’acqua non gli permise di raggiungere riva in tempo per evitare di inabissarsi in quell’enorme voragine nera che impressionava per dimensioni e forza. Peschier – che oggi non gareggia più per la Francia, ma per la Grecia e figlio di quel Claude che nel 1969 vinse il mondiale slalom  nel K1 individuale e a squadre – si appiattì con tutto il suo corpo sulla canoa nella speranza che quella posizione gli permettesse di passare oltre senza essere fermato dalla schiuma bianca. L’effetto fu immediato: bloccato dalla bocca del lupo, rovesciato, riemerso, rovesciato, riemerso con manate sull’acqua, ma il ritorno d’acqua non gli permetteva via d’uscita. Il giochino durò a lungo fino a quando Benoit – decisamente tranquillo e convinto a non mollare a costo della vita – pensò bene di lasciarsi andare a peso morto nella speranza che le forze della corrente sommerse lo facessero uscire da quella incerta ed imbarazzante situazione. La cosa riuscì perfettamente, ma lui sfogò la sua rabbia per quell’ affronto dello spirito dell’acqua che corre, prendendo a pugni la coperta della sua canoa per  il resto del canale che percorse ovviamente senza pagaia. Conseguenza: passò la serata a riparare la canoa  salvata dall’acqua e dall’abilità del canoista, ma punita dall’ira umana!
Quasi mi dimenticavo… domani alle 18,30 cerimonia d’apertura, oggi l’ultimo allenamento da 60 minuti: tanti sorrisi da parte dei ragazzi e tante speranze per le gare di qualifica. Il conto alla rovescia è iniziato!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi Campionati Europei Slalom Junior&U23 – Liptvosky

Luglio 22, 2009, 07:57:24 pm
Risposta #9

Ettore Ivaldi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 570
    • http://ettoreivaldi.blogspot.com/
“The stars were the junior first…” recita il manifesto che ritrae un Martikan in maglietta e in mano la montagna di medaglie vinte nella sua carriera.
Lui fu il primo vincitore junior nella canadese monoposto della storia di queste gare nel 1995 e successivamente nel 1997 a Nowy Sacz (Polonia). La cosa mi ha messo curiosità e allora sono andato a spulciare nel passato per capire che fine hanno fatto i vari vincitori delle 10 edizioni fino ad oggi disputate e  se tutti effettivamente sono diventati delle stelle oppure se hanno brillato per una sola volta!
Nel settore femminile  è sicuramente la tedesca Jennifer Bongard, nata ad Hagen nel settembre del 1982,  l‘atleta che, dopo aver vinto l’europeo di categoria nel 1999 a Solkan (Slovenia) e i campionati del mondo junior nel 2000 sia individuali che a squadre, ha visto brillare a lungo la sua stella. Infatti nel 2007 porta a casa sia  il titolo mondiale assoluto nella gara  disputata in Brasile a Foz de Iguacu sia la classifica finale di Coppa del Mondo. Terza quest’anno agli europei di Nottingham. La Bongard è la prima canoista apparsa sulla famosa rivista patinata Playboy senza veli, ma con qualche piccolo ritocco di photoshop a detta di chi la conosce più a fondo di noi! Per celebrare la sua seconda partecipazione olimpica – ad Atene chiuse in 9 posizione e a Beijing 15esima,  si è tatuata all’interno del bicipite destro le scritte in lingua originale delle sue partecipazioni alle gare a cinque cerchi. Vezzo questo di molti atleti che hanno fatto delle olimpiadi una loro ragione di vita.
Jana Dukatova agli europei junior non è mai salita sul podio e la   miglior prestazione è stata il quinto posto nel 2001. In quell’anno in gara anche nomi che diventeranno famosi come quelli di Emile Fer (28esima), Jasmine Schornberg (21esima) che nel 2004 vincerà il mondiale junior e Maialen Chourraut (18esima).
Nel kayak  maschile solo Daniele Molmenti e Fabien Lefevre hanno costruito il loro successo passando dall’oro continentale di categoria. L’italiano vinse a Bratislava nel 2001 al suo primo anno junior  e il transalpino nel 1999. Fabian Dorfler, che da senior ha vinto europei, mondiali e coppa del mondo, nella categoria giovanile non ha avuto molto successo finendo 37esimo nel 2001 agli europei di Bratislava, mentre  l’anno successivo fra gli U23 fu sesto nella gara vinta da Lefevre. Dorfler gli Europei U23 li ha vinti solo con la squadra nel 2004. Se noi prendiamo a riferimento i campionati del mondo junior dal 1986 al 2008 su 12 vincitori solo la metà ha poi avuto un futuro ancora ricco di gloria. Chi più chi meno.
Anomala anche l’escalation nella canadese biposto. Infatti i polacchi Mordarski/Woij vincitori del titolo in due edizioni, ’95 e ’97, non ebbero poi un grandissimo successo nella massima categoria, conquistando nel 2001 solo un secondo posto nella finale di Coppa del Mondo. Meglio di loro i tedeschi campioni d’Europa junior nel 1999 e campioni del mondo junior nel 1998, Becher/Henze. I due tedeschi divennero  campioni del mondo senior nel 2003  e argento alle Olimpiadi del 2004. Dopo un anno di pausa per concludere gli studi universitari, li ritroviamo vincitori quest’anno alla finale di Coppa del Mondo ad Ausgburg.
Insomma i numeri e le statistiche dicono che non per forza iniziare con l’oro al collo in giovane età è garanzia di successo per il futuro, certo è che può aiutare dal il punto di vista economico e sotto l’aspetto psicologico sempre che il successo venga gestito bene. Come sempre anche questo conferma che tutto può essere il contrario di tutto, ma si sa che per ingannare il tempo prima di entrare nel vivo della manifestazione, l’uomo si perde nei meandri del pensiero.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Campionati Europei Slalom Junior&U23 – Liptvosky 2009

Luglio 22, 2009, 07:58:09 pm
Risposta #10

Ettore Ivaldi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 570
    • http://ettoreivaldi.blogspot.com/
L’edizione 2009 dei Campionati Europei Junior & Under 23 sono ufficialmente aperti dopo che la cerimonia d’apertura, molto semplice ed essenziale fra bandiere, coro, banda e discorsi ufficiali, ne ha sancito l’ufficialità.
Programma intenso per questo fine settimana:
Si inizia giovedì 23 con le gare di qualifica individuali e a squadre per gli junior
Venerdì 24 qualifiche individuali e a squadre per Under 23
Sabato 25 semifinali la mattina per junior e finali individuali e a squadre a partire dalle ore 13,30
Domenica chiuderanno gli U23 con semifinali e finali.
La televisione nazionale slovacca manderà le prove di finale in diretta televisiva e noi vi terremo aggiornati con foto (solo sul blog http://ettoreivaldi.blogspot.com/) e commenti tecnici e di colore, nella speranza di riuscire a trasmettervi l’energia e le emozioni che questo mondo regala.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi  - Campionati Europei Slalom Junior&U23 – Liptvosky 2009

Luglio 23, 2009, 07:40:11 pm
Risposta #11

Skillo

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 150
Questa volta sono in grado di integrare le tue informazioni sugli ex campioni mondiali junior grazie alla vistosissima falla che hai lasciato nella serie di nomi di atlete vincitrici di Mondiali Junior e/o di titoli e coppe senior.

Ti sei scordato la nostra amica Cristina Giai Pron!

Vincitrice in Norvegia nell'anno che sono sicuro identificherai prestissimo e poi atleta prtecipante a 4 edizioni olimpiche, finalista ancora a Pechino, più tutto il resto di mondiali, coppe ed europei dove raramente ha sfigurato.

Accidenti,  Ettore ...  ;D ;D ;D ;D

Luglio 23, 2009, 10:52:38 pm
Risposta #12

Ettore Ivaldi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 570
    • http://ettoreivaldi.blogspot.com/
Cristina non l'ho citata esplicitamente perchè facevo riferimento solo ai campionati europei, o meglio ho preso in esame anche i mondiali a partire solo dal 1995 colleganadoli con le edizioni continentali. Quindi molti Junior non hanno avuto la possibilità di partecipare ai relativi campionati europei come nel caso della Giai-Pron.  Cri - per tutti noi - vinse i mondiali nel 1992 lo stesso anno in cui partecipò alle sue prime olimpiadi. Devo però correggerti sul fatto che di edizioni olimpiche Cri ne ha disputate 5 e non  4: Barcellona, Atlanta dove per un tocco alla porta 11 ha perso la medaglia d'oro, Sydney, Atene e Beijing - spero di averti accontentato!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Luglio 23, 2009, 10:54:20 pm
Risposta #13

Ettore Ivaldi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 570
    • http://ettoreivaldi.blogspot.com/
Tre cose non possono assolutamente mancare ad una gara di canoa nella Repubblica Slovacca: la musica, la birra e le bandiere, per tutto il resto non c’è problema!
Questa mattina infatti ci ha svegliato la musica, che per la verità era molto dolce e soave e rimasta tale per il resto della giornata. Siamo passati quindi  da un sound melodico, ad una mattinata di musica country – sarebbe stato contento anche il vicentino  mio amico di pagaia, grande appassionato di questo genere e che ogni anno vorrei invitare a suonare alla maratona TerradeiForti… prima o poi ci riuscirò – fino ad un pomeriggio decisamente più cover. Ho un’impressione che praticamente è una certezza: devono aver cambiato il dj rispetto alle ultime gare oppure l’avvento di internet – tutto il campo di gara e zone limitrofe è perfettamente coperto – ha permesso di aggiornare e sostituire i vecchi album in vinile di  musiche austrungariche.
La “Zlaty” è la marca di birra  che va per la maggiore al baretto  del canale che in questi giorni si è decisamente allargato.  Nina, la ragazza di Gejdos – il C1 che ha gareggiato per l’Italia in questi ultimi quattro anni – si è organizzata alla grande e al solito banco ha aggiunto una gigantesca friggitrice, due spine per le birre e tavoli con ombrelloni alla tedesca. Il caldo ha fatto il resto e gli affari devono essere andati a gonfie vele visto  il modo “ondeggiante”con cui certi  personaggi hanno abbandonato il posto di battaglia. Qualcuno forse per dimenticare le delusioni della gara - ne avremo avuto ragione anche noi, ma non  permetteremo alla sconfitta di avere la meglio - altri invece, per rispettare una certa prassi che abbiamo avuto modo di osservare più volte in queste settimane! 
Le bandiere sono di tre generi. Quelle che rappresentano le nazioni, che sono poste sulle tribune e a lato del podio. Quelle da protocollo e cioè quella della nazione ospitante con la croce patriarcale, che, con la bandiera dell’European Canoe Association, piuttosto bruttina e chissà mai che prima o poi ci sia un suo restyling, hanno l’onore di sventolare sui pennoni ufficiali. Ci sono poi le bandiere di tanti colori sui tre ponti che attraversano il canale di gara. E’ bello vedere questi simboli, questi vessilli sventolare al vento. Fanno colore, movimentano e arredano l’ambiente, una tradizione che da sempre associo alle gare nell’est europeo oppure negli Stati Uniti, ma, oltre oceano, la bandiera è sempre e solo quella a stelle e strisce.
Per il resto la prima giornata di gare, dedicata alle qualifiche junior,  ha messo in mostra quelle nazioni che da tempo stanno lavorando duramente per il futuro. Così per le gare individuali la Polonia ha messo in semifinale 11 barche sulle 12 disponibili, la Germania e la Repubblica Ceka 10, il Regno Unito e la Russia 9, la Slovacchia 8, la Slovenia e la Francia  7, Italia e Svizzera 2, Ucraina, Spagna e Austria 1. Nel kayak maschile si passa la qualifica con il 7,29% dal vincitore, nelle donne con il 9,84, nel C2 con il 27,72 e nel C1 con il 7,90. Sono quindi 13 le nazioni che hanno semifinalisti sulle 27 al via. Nelle gare a squadre la Polonia, Francia, Repubblica Ceka e Regno Unito ne piazzano 3 in finale; 2 per  Slovacchia, Germania, Russia e Italia; 1 per Slovenia, Svizzera e Spagna.
Domani giornata di riposo per gli junior entrano in scena gli U23

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Campionati Europei Slalom Junior&U23 – Liptvosky 2009 

Luglio 24, 2009, 09:29:23 pm
Risposta #14

Ettore Ivaldi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 570
    • http://ettoreivaldi.blogspot.com/
Lo confesso, fatta eccezione per il C2 italiano che gara dopo gara convince sempre di più, anche se, a mio modesto parere, dovrebbe rivedere la lunghezza  della pagaia del “capovoga”,  non ho seguito attentamente le gare della mattina visto che ho preferito camminare verso il “grande albero” che è nato e cresciuto a pochi metri dalle porte di slalom in acqua piatta, una mia vecchia conoscenza. Sono sempre affascinato da queste opere della natura che sono testimoni silenziose dello scorrere del tempo. Da quelle parti è passato il mondo dello slalom, ha fatto ombra a molte persone, è stato il rifugio per tanti animali e oggi è stato per me un piacevole amico discreto e lucente per pensieri e riflessioni. Si vede che il mio passato di forestale è rimasto comunque nel cuore e ho sempre avuto infinita ammirazione per alcuni miei colleghi che quando parlano  della natura e degli alberi ti trasmettono energia e conoscenza. Il grande albero si è prestato anche da modello all’occhio della mia fedele  “40D”. Ecco cosa farò oggi pomeriggio, fermerò  le emozioni in uno scatto. Cercherò di cogliere il momento, l’attimo, l’acqua, le espressioni del viso, la forza bruta sulla pagaia, l’eleganza di una danza  che mi sorprende sempre seppure vista fino alla nausea. Questa notte un temporale pauroso ci ha tenuto svegli a lungo, preceduto da un vento forte capace di scuotere fortemente la nostra casa viaggiante; l’effetto però è stato di pulire il cielo e offrirci oggi  luci e riflessi per colori vivi e puliti: quasi primaverili. Mi sono mimetizzato fra i cartelloni pubblicitari e ho trovato il mio varco sulla gara. Da lì  ho seguito le evoluzioni attraverso l’obiettivo della macchina fotografica. Quante cose emergono nei  particolari immortalati. Dalla faccia rilassata e quasi sorridente dello  slovacco, sicuro erede del re della canadese, il ventiduenne Matej Benus, si capisce che non sta forzando, ma sta ricercando la scorrevolezza della sua canoa. Il tempo fatto registrare gli dà l’onore di vincere la qualifica davanti ad un altro ballerino dell’acqua dal nome e dalla nazionalità  greca, ma tedesco di scuola canoistica,  Christos  Tsakmakis. Dalle altre foto viceversa emerge la tensione degli avversari: fronti aggrottate, strane posizioni della bocca, lingua fra i denti, denti stretti,  occhi sbarrati, occhi chiusi, equilibri instabili, pagaie all’aria.
Dalla mia posizione è impossibile vedere a monte del salto e  quindi non saprei nulla sul concorrente successivo, ma in realtà l’arrivo è  preannunciato dalla sponda opposta. Infatti, praticamente tutti i concorrenti, vengono seguiti sulla riva  dai propri compagni di squadra nelle loro divise e nei colori ufficiali. Urlano, incitano, gioiscono o soffrono per errori e penalità. Corrono tutti uniti, atleti, allenatori, sostenitori, amici, ovviamente le nazioni più numerose hanno più seguito. Non posso immaginare quanti chilometri abbiano  percorso oggi i tedeschi. Su questo drappello teutonico spunta la bellezza e la genuinità di Michaela Grimm, terza fra le under 23 nella qualifica vinta dalla mascolina britannica Elizabeth Neave. La tedesca, sorella del campione olimpico Alexander, già due volte campionessa europea junior individuale e a squadre nel 2005 a Krakow, quarta lo scorso anno agli europei under 23 e seconda a squadre, fa decisamente sfigurare il resto del gruppo: 180 centimetri,  un corpo più da modella che da canoista, corre con la leggerezza dei suoi vent’anni a piedi nudi e con un top che mette in evidenza addominali d’acciaio e pelle color ambra.
Anche gli italiani hanno corso per sostenere i compagni. Bella seconda manche per un De Gennaro ritrovato e un Mayer alla ricerca, secondo me, di un suo preciso stile che non dovrebbe essere però quello di una esaltazione esclusiva della forza, ma la ricerca di spazio e fluidità.
In una giornata di gare ovviamente non mancano i numeri ed ecco quindi che troviamo una Repubblica Ceca che passa in semifinale con 11 equipaggi; Francia e Germania con 10; la Slovenia con 9; la Polonia con 7; Spagna a quota 6; Slovacchia 5; con 3 barche ci sono Italia e Svizzera; due per Gran Bretagna, Ucraina, Portogallo e Grecia: l’Austria e la Bielorussia con uno.
Domani, sabato 25 luglio,  semifinali e finali per junior… ci si gioca titolo e medaglie.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Campionati Europei Junior&U23 – Liptvosky 2009