Autore Topic: On the Road on the Wave!  (Letto 54452 volte)

Maggio 07, 2010, 10:47:28 pm
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Ettore Ivaldi

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On the road with my home, on the wave with my heart!

Ho guidato tutta la notte con il profumo e il gusto del pane che Marina sta facendo da qualche tempo e che, spesso e volentieri, è il tocco di classe nelle poche cene che riesco a fare a casa. Ho guidato assorto nei pensieri che come sempre mi diverto a formulare in viaggi così lunghi ed importanti. In un viaggio che apre praticamente la stagione alle  gare. Anzi per dirla tutta ho cercato di pianificare al meglio  la notte da lupo solitario che da casa mi avrebbe traslato quasi inconsciamente a Bratislava. Per scelta evito la diretta della finale di Coppa Italia, tanto so già come va a finire e non sopporto che ad un incontro di calcio vengano impegnati più di 2.000 agenti per tenere l’ordine pubblico. Ma stiamo scherzano? Quindi mi sintonizzo sulla mitica Radio 2 e a  “decanter” si parla di vino con un wine maker, Umberto Trombelli , allievo del grande Giacomo Tachis, considerato l’enologo d’Italia per eccellenza. Altro ospite è  l’assessore al turismo della Puglia, quindi si parla di vino, prodotti gastronomici e di una regione che amo moltissimo e a cui sono legato anche canoisticamente. Voi vi chiederete perché? Semplice perché con il club si andava proprio là  in vacanza, ospiti nel trullo di un socio fondatore del Canoa Club Verona: Giorgio Bergamini.  Tra una gara e l’altra c’era anche il tempo per un po’ di mare e di tanta allegria, compagnia, giocoleria, romanticheria, sportiveria  con quei giovani che oggi sono dottori, ingegneri, professori, meteorologi, naviganti e amanti e che  vagano nel mondo chiamati dalle loro passioni, dal lavoro, dagli  amori e dai sogni.  Ma questa è un’altra storia anche se occupa, in questa notte di viaggio, molti chilometri e mi fa sorridere in più di un’occasione ricordando i tempi passati e il buon cibo consumato in quel cortile bianco, bianco dove si respirava a pieni polmoni profumi mediterranei per caricarci di energia e d’amore.

Arrivato al  confine, spengo la radio e  lascio la mente libera di  scegliersi scenari e parole dove volare, dove sognare.  Questo l’ho imparato da Gianca(rlo),  sì! Perché tutto si impara o si scopre nella vita, anche se “quando cominciamo a capire qualcosa il buio ci porta via” (Vincenzo Mollica in Favoletta ristretta si fa leggere in fretta).  Gianca è stato per un tempo l’allenatore del CCVR e io ero piccolo e a noi piccoli lui aveva dedicato la sua esperienza e il suo tempo per trasmetterci la passione per la canoa e per la vita. Penso che ci sia riuscito egregiamente.  Aveva una macchina grande, che sapeva di noi e delle nostre avventure sui fiumi. Una volta gli chiesi, sapendo che viaggiava spesso e volentieri da solo, perché non avesse la radio con le cassette. La spiegazione arrivò in un lampo senza esito alcuno nella semplicità che a volte le parole possono nascondere: la radio non mi lascia la mente libera e ora sostituirebbe le nostre preziose parole. Ecco perché, facilitato anche dal fatto che in Austria avrei difficoltà a proseguire la diretta, decisamente satirica, sulla puntata dell’Isola dei Famosi, spengo la radio e la mente s’accende e mi ritrovo a sorridere pensando che sta iniziando un’altra avventura tra gare di selezione, europei, coppa del mondo, gare internazionali e mondiali. Sorrido perché mi rendo conto che tutto ciò sarà così veloce come i lampi  che segnano  il mio cammino in questa notte di viaggio e di pensieri. Ogni avvenimento illuminerà per poco quel momento, anche se cercherò, come sempre, di fermarlo con le parole che tutto possono e che non ci fanno dimenticare, o per lo meno lo fanno con più lentezza,  il nostro pellegrinare fra onde, riccioli e porte sospese nel vento.
Il temporale si fa minaccioso con i tuoni, come minacciose e rumorose si faranno sentire le delusioni di qualche allenamento o gara. Il brutto tempo ora, mi costringe a rallentare la corsa. La pioggia è un avvertimento che spero di saper cogliere per valutare i nostri obiettivi agonistici. Le stelle, che ora splendono, saranno la luce riaccesa dopo le delusioni, i cambiamenti di rotta, le amarezze e le sconfitte, ma con il piacere e la consapevolezza che,  prima o poi, contribuiremo anche noi a farle brillare con più luce, con più energia, con più fantasia.
L’alba mi coglie di sorpresa. I colori iniziano a prendere forma e  le forme iniziano a prendere sostanza facendomi capire che ormai sono arrivato. Finisce la solitaria notte, che tanto solitaria non è stata perché molti se non tutti,  anche  se per un  sol momento, mi hanno sostituito alla guida della mia casa viaggiante… io avevo altro da fare: dare voce e concretezza all’avventura che ci accompagnerà fino a metà settembre!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 6 maggio 2010

Maggio 09, 2010, 01:04:50 am
Risposta #1

Ettore Ivaldi

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Se ne vedono sempre di belle e quando pensi di conoscere alla perfezione abitudini e segreti di qualche campione della pagaia ti accorgi che forse non è proprio così. E allora mi ha fatto  specie  questa mattina di buon ora scoprire i gemelli Hochschorner camminare vestiti da canoa  lungo il canale di Cunovo per una ricognizione sul percorso. Ancora più sorpreso nel vederli all’opera su un allenamento decisamente inusuale per loro: percorso diviso in due parti, che abbreviato nella mia agenda scrivo così: 1:2… segue poi il numero di serie che sono state fatte! La cosa ovviamente mi ha lasciato confuso visto che i tre volte campioni olimpici hanno fatto della tecnica, sulle 3 massimo 4 porte, una sorta di religione e mai e poi mai passeggiano lungo il percorso per guardare le porte… loro sono le onde e le porte di questo canale.  Va beh! Non pensiamoci e concentriamoci sul resto di questo sabato 8 maggio in cui sparsi per l’Europa molti atleti si giocano i posti nelle rispettive nazionali. Gli italiani ad Ivrea e gli slovacchi a Liptovosky. Cavolo! Pensando ancora agli Hochschorner mi pongo il dubbio sul fatto che forse  dovrebbero essere in quel dei monti Tatra a contendersi un posto in squadra nazionale!!! Beh loro fanno parte di un’altra categoria e si sa che gli extraterresti sono di colore verde e hanno altre abitudini come quella di nutrirsi con  oggetti metallici e vestirsi sempre di nero e bianco.
Punti di riflessione non mancano mai e non manca neppure la gioia nel veder danzare sulle acque danubiane  Maialen Chourraut. La spagnola, che nasce nei paesi  baschi,  è entrata definitivamente nell’elite mondiale lo scorso anno con un argento iridato che le ha regalato fama e gloria. Eppure di amarezze l’iberica ne ha dovute digerire parecchie.  Nel 2004 è seconda agli europei U23 a Krakov (Polonia) dietro alla rivale di sempre e cioè Jana Dukatova poi si lesiona le spalle ed è costretta a fermarsi per un anno intero. Ritorna nel 2006 con un 4^ posto agli Europei U23 a Nottingham (GB) ed entra in una fase di cambiamento che definirei soprattutto di maturazione agonistica. Che la vice-campionessa del mondo sia forte fisicamente non ci sono dubbi. Ha un  fisico tonico e in palestra impressiona sotto ogni punto di vista. Ma il vero salto di qualità arriva piano piano, pagaiata dopo pagaiata. Le sua armi  vincenti sono  la semplicità dei movimenti e la scelta di manovre tecniche alla sua completa portata e controllo.  La ricerca quasi spasmodica dell’equilibrio e la consapevolezza che tutto parte dalla testa oltre che dall’allenamento. Metodica, costante, determinata nel raggiungimento di chiari obiettivi, se pur a volte timorosa,spesso si rivela aperta anche alle novità piuttosto inusuali e strane. L’ultima è lo street surfing che non è altro che un  attrezzo composto  da due pannelli flessibili controllati da una barra di torsione; le due ruote poste sul fondo sono libere di ruotare a 360°. Il movimento  “the wave” – così viene chiamato -  è possibile grazie alla torsione delle spalle e alle ginocchia che devono formare un movimento a esse. Per fare tutto ciò c’è bisogno di un ottimo equilibrio, di sensibilità e di coordinanzione.  E’ come stare su una tavoletta propriocettiva, è come stare su un’onda in mezzo all’oceano, è come essere seduti sul tuo kayak su un fiume piuttosto movimentato. Bene!  Maialen, quando non è in canoa, si muove con questo marchingegno tra il canale ingannando il tempo e spassandosela come un ragazzino quattordicenne con il suo nuovo giocattolo. Ieri ha tanto insistito perché lo provassi anch’io  e dopo avermi dato i primi rudimenti e suggerimenti utili  – lavora sulla gamba posteriore, trova l’equilibrio, sostieniti sulla mia mano, spingiti e prendi velocità – mi sono lanciato scoprendo un mondo nuovo e  un bel sistema per allenare all’asciutto  qualità come equilibrio, destrezza e fantasia… insomma tutti aspetti molto interessanti per lo slalom!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 8 maggio 2010


P.S.

Da Ivrea arrivano anche i risultati della prima gara di selezione per il settore slalom. Su tutti il campione continentale Daniele  Molmenti con  96,8, seguito dal campione del mondo del 2006 Stefano Cipressi con 97,3 e terzo il giovane Lukas Mayr 98,5, quindi Diego Paolini  99,2, Riccardo De Gennaro 99,9, Andrea Romeo 100,3+2, Luca Costa 104,0 e Omar Raiba 104,9. La prima donna Clara Giai Pron con il 31% dal primo K1 uomini, male Cristina Giai-Pron e Angela Prendin.
Questo è tutto quello che ci è dato sapere… speravamo nella tempestività dell’ufficio stampa Fick, ma evidentemente era altrove impegnato.
Per i risultati della prova di selezioni slovacca collegatevi sul sito http://avs.ktklm.sk/ e troverete tutto in tempo reale. Sembra un sogno per noi italiani!

Io concepirei  il sito federale come un punto di riferimento per tutti i canoisti. Durante il week-end ci dovrebbero essere aggiornamenti continui sull’andamento dai vari campi di gara. Così facendo si potrebbe rendere vivo e seguito il nostro mondo. Dovrebbe diventare un punto di confronto, dove trovare il giorno dopo video e analisi dei nostri insigni tecnici su gare e allenamenti.
Un esempio di diretta on line? Eccolo: ore  14,56, pochi minuti dopo la fine della prima gara di selezione, appare sulla home page di FB del mitico Giuseppe Montarese:
Giuseppe Montarese il Capo da Ivrea : finale - Molmenti Cippo Mayer Paolini De Gennaro Romeo Costa Raiba

Esempio di comunicazione precisa e veloce. Abbiamo i primi aggiornamenti dal campo di Ivrea, gli approfondimenti arriveranno con l’edizione della sera.


Maggio 10, 2010, 09:43:34 pm
Risposta #2

Ettore Ivaldi

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Poco distante da Cunovo lungo il Danubio c’è una sorta di ramo di fiume dove ci sono ancorate tante piccole casette  galleggianti. Un posto quindi al riparo da eventuali piene e pericoli che questo fiume, lungo più di  tre mila chilometri,  può offrire. Il paesaggio è bellissimo e se vogliamo primitivo. La semplicità della natura e della gente che anima il luogo sembra di altri tempi, di altre realtà. Apparentemente tutto è molto ovattato, silenzioso e rilassante. Ti capita di incontrare persone a cavallo, in bici, sui pattini in linea, di corsa o semplicemente camminatori che scorazzano in giro bambini o cani. Gli amanti poi occupano poco superficie  visto che deambulano praticamente su un’unica linea immaginaria,  abbracciati e avvinghiati… in effetti il luogo ispira romanticismo e poesia. Tutto questo è  stato l’atto  conclusivo di una giornata particolarmente produttiva in canoa: finalmente i concetti su cui sto lavorando da diversi mesi  iniziano ad emergere e a diventare piacevoli automatismi motori. Il cammino è ancora lungo e tortuoso ma qualche chiodo sulla roccia è ben fissato pronto a tenere in caso di caduta. Di cosa si tratta credo che siate a conoscenza tutti, visto che certamente non ne faccio mistero, anzi ne sto parlando da mesi. L’equilibrio, la costanza nel ripetere gesti e movimenti, la consapevolezza che un lavoro profondo e mirato alla fine paga, non fosse altro per le emozioni che un atleta percepisce nel mettere in essere quelle manovre. Per un allenatore la soddisfazione di percepire,  da un sorriso, la felicità di una persona  che sta trovando la sua giusta dimensione fra porte, onde e riccioli e che indossa la sua canoa come una seconda pelle, usando la pagaia in modo sopraffino ed elegante tanto da poterci giocare anche a  Shangai!
Dall’Italia ci arrivano notizie delle gare di Campionato Italiano Under 23 e U21 e valide come selezione. Ora io non capisco come si possa gareggiare in una categoria e vincerne due o addirittura tre. Nel senso che se partecipo al campionato italiano under 23 e sono viceversa under 21 posso decidere dove partecipare, ma non si dovrebbe, con la stessa gara, entrare in classifica in tutte e due le categorie. Mi sembra una cosa decisamente sciocca. Come è sciocco disputare un campionato italiano contemporaneamente per una e per l’altra categoria.  Così facendo si perde qualità e valore del titolo conquistato. Il suggerimento è quello di cambiare l’art. 43 punto 6 del “Regolamento Tecnico Canoa Fluviale”. Così è’ una sorta di offerta dell’Esselunga paghi uno e prendi tre.
Al di là delle considerazioni generali c’è da dire che la prossima gara di Tacen diventa decisiva un po’ per tutti, nella speranza che non venga cancellata come sabato scorso. Infatti gli sloveni avrebbero dovuto disputare la loro gara di selezione, ma il livello del fiume lo ha impedito. Hanno recuperato in parte domenica con una gara decisamente sfalsata rispetto al solito standard di Tacen con partenza sotto il salto iniziale.   L’acqua è molto sopra al livello di guardia e le previsioni della settimana mettono pioggia, pioggia, pioggia. Speriamo bene!
Domani il Giro d’Italia torna nei suoi luoghi natii… finalmente! Non se ne poteva più di un’Olanda ventosa e con strade che impediscono ai corridori di correre come un Giro d’Italia va corso: tra lambrusco e qualche fetta di soppressa come ci raccontava quel cantastorie di  Gianni Brera. Un giornalista che  definiva il ciclismo:  " l'arte di tenere il soprassella sulla medesima". E guai al ciclista che soffre di foruncoli. Si può perdere un giro d'Italia, per quello. Nessuno aveva osato rivelare che il vincitore di uno dei primissimi Giri d'Italia, Ganna, intervistato sul traguardo finale, aveva dichiarato con tutta semplicità: "Me fa tant mal el cù"

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 10 maggio 2010


Maggio 12, 2010, 10:37:43 pm
Risposta #3

Ettore Ivaldi

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Intorno alla mia casa viaggiante è già cresciuta l’erba e una splendida volpe rossa con una coda bellissima  mi ha fatto compagnia questa mattina durante la corsetta che mi concedo prima di iniziare a lavorare con gli atleti. Ed è proprio durante la mia ora di “libertà” che riflettevo sugli slovacchi ed in modo particolare sul lavoro che stanno incredibilmente portando avanti con  vari C2. Hanno praticamente tre ottime coppie di specialisti in questa categoria e altri alle loro spalle stanno crescendo.  Dei gemelli  Hochoschoner ho parlato a lungo, dei cugini Skantar-Skantar anche. Non ho approfondito mai però l’evoluzione di Tomas Kucera e Jan Batik decisamente in crescita a livello internazionale.  I due nascono come C1  e hanno rispettivamente oggi 25 e 24 anni. Da junior non sono stati male sulla barca singola tanto che Jan Batik nel 2004 agli Europei Junior in Polonia sul canale artificiale di Cracovia  arrivò terzo nella gara vinta da Matej Benus, oggi un gran bell’atleta senior che quest’anno venderà a caro prezzo la pellaccia nelle gare in canadese monoposto… ne sono sicuro!  Nel 2006 Kucera e Batik si mettono in barca assieme  e vincono il titolo continentale negli U23, per poi proseguire ancora in questa categoria e in questa gara con due bronzi nel 2007 a Cracovia, e nel 2008 a Solkan. Nella stessa gara, in Slovenia,  gli italiani Pietro Camporesi e Nicolò Ferrari giunsero quinti. Dall’ottobre del 2008 i due slovacchi Kucera/Batik, che vivono e si allenano principalmente a Liptovosky Mikulas, iniziano ad essere seguiti costantemente  da Juraj  Ontko  rientrato dal Giappone dopo aver allenato la squadra olimpica che in Cina ha portato a casa un quarto posto nel Kayak femminile con Yuriko Takeshita.   I due ciunisti, sotto la sapiente guida del simpatico e bravo tecnico dalla lunga esperienza internazionale come atleta (una carriera  iniziata nel 1981 con i mondiali a Bala e conclusasi con il titolo europeo a squadre nel 1998)  crescono molto e ai mondali spagnoli 2009 finiscono la prova al sesto posto e contribuiscono a far vincere alla Slovacchia il  titolo iridato nella prova a squadre in questa specialità. Correndo quindi, e con la mente libera, mi chiedevo come possa una federazione investire tempo e denaro su un terzo equipaggio nella consapevolezza di avere già,  non uno, ma due barche di sicuro valore mondiale e olimpico. Mi sono anche detto che certamente tutto ciò fa un grande onore ad una nazione che sta investendo molto sulla canoa slalom. Il destino di questa spettacolare specialità, se vogliamo seguire il disegno dell’ICF, sembra essere destinato all’estinzione. Eppure diverse nazioni ci stanno credendo ancora e proprio per questo motivo non bisogna mollare interessi verso una disciplina che regala sempre grandi e forti emozioni al movimento in generale. L’obiettivo  di tutti deve essere quello di cercare di salvare il C2 dall’assurda equazione che sembra turbare il movimento olimpico internazionale e cioè quello di dover per forza di cose rispettare la parità fra uomini e donne dal punto di vista numerico. Ma come la mettiamo allora con il nuoto sincronizzato, volete dirmi che per equità dobbiamo mettere in acqua anche i maschietti truccando occhi e acconciandoli con chignon posticci?  Secondo me non è questione di numeri, ma di rispetto reciproco e di tradizioni sportive che nascono nella notte dei tempi.
Mi sono lasciato andare volevo parlare anche dell’esclusione dei Peter Cibak dal team slovacco dei kayak: lui che era in squadra dal 1997 al primo anno senior e che ci è rimasto fino a pochi giorni fa. Prometto, lo farò nei prossimi giorni, ora ho il finale di "Bianca come il latte rossa come il sangue" un libro romantico che mi sta aspettando e visto che  il tramonto sul Danubio era scarlato come il sangue mi sembra buona cosa restare in tema!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 12 maggio 2010


Maggio 14, 2010, 10:01:34 pm
Risposta #4

Ettore Ivaldi

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Non riesco a decidermi se preferisco la “Nutella” o la “Marronata”, certo è che non disprezzo né l’una né l’altra, quindi, per non fare torto a nessuno, alla mattina mi faccio una fetta di pane ai cereali con la delizia di nocciola e una fetta con la dolcezza del frutto autunnale per eccellenza.
Le promesse vanno mantenute e allora bisogna approfondire l’argomento dell’esclusione di Peter Cibak dalla squadra slovacca dei Kayak uomini. Ora sembra sorprendente che uno del suo valore – terzo ai mondiali nel 2005 -  possa farsi prendere in castagna (per restare quasi in tema con il mio amletico dubbio)  in tutte e tre le gare di selezione disputate su percorsi (Cunovo e Liprovosky)  decisamente conosciuti dal potente pagaiatore slovacco. Eppure anche lui, evidentemente, ha pagato lo scotto di tensione e di stress che nelle prove selettive sembrano non risparmiare nessuno. Forse, per questa esclusione,  si sarà rivoltato nella tomba anche il nonno Ondrej Cibak tanto famoso da queste parti che al solo nominarlo la gente esprime rispetto e devozione. E pensare che i Cibak qualche discendente lo hanno sempre piazzato nella squadra nazionale fin dalla notte dei tempi dello slalom. Chi era il capostipite è presto detto basta ricordare che lui è stato praticamente il primo progettista di canali artificiali aprendo quella strada che ormai non ha più fine. Ondrej nasce in Cecoslovacchia a  Liptovský Mikuláš nel 1926 e si avvicina, giovanissimo, alla canoa. Partecipò ai Campionati del  mondo  di Merano (1) nel 1953  e ottenne un 12esimo posto di tutto rispetto. Quando si parla di questa edizione iridata non si può, però,  non parlare  dell’evento che la caratterizzò e che ancora oggi è ricordato nei libri di storia sportiva. Infatti uno dei compagni di squadra di Cibak, un certo Milo Duffek, l’inventore di quello che noi italiani chiamiamo aggancio, stanco dell’oppressione comunista, decise di prendere la palla al balzo e scappare prima della fine dei mondiali eludendo la sorveglianza che sempre accompagnava le squadre dell’Est. Infatti, alla mattina del 26 luglio del 1953, tutti lo aspettavano  in partenza per la gara a squadre, ma lui, notte tempo, si era dato  alla fuga per raggiungere prima la Svizzera e poi gli Stati Uniti d’America . La Cecoslovacchia quindi non partecipò, per evidenti ragioni, alla gara a squadre nel kayak maschile. Cibak tornò  a casa dall’Italia piuttosto scosso, decise di ritirarsi e mettere le sue energie ad allenare le nuove generazioni e contemporaneamente sviluppò le sue idee per  cercare di realizzare  dei percorsi artificiali di slalom. Giunse però solo nel 1978 a realizzare il primo vero canale artificiale, dopo quello delle Olimpiadi di Monaco, nel 1972 e proprio a  Liptovský Mikuláš.
La fama di questo allenatore per mestiere ed “ingegnere” per diletto presto raggiunse  tutta l’Europa e furono diverse le località che lo chiamarono  per una consulenza tecnica di riferimento proprio sulle nuove strutture canoistiche. 
Fu così per il canale di Barcellona, a La Seu d’Urgell, che riportò lo slalom ufficialmente fra gli sport olimpici, per i nuovi canali di Cunovo (operativo nel 1996) e poi ancora per Cracovia e tante altre località.  Mi ricordo nel lontano 1991 quando venne in Val di Sole chiamato da Pietro Scaramella, l’allora presidente del Comitato Organizzatore dei Campionati del Mondo ’93, praticamente  gli ultimi che videro slalom e discesa svolgersi sullo stesso fiume e nello stesso contesto. Sul Noce Ondrej Cibak, nel frattempo insignito della laurea in ingegneria idraulica honoris causa dalla Slovak University of Technology, diede qualche dritta che purtroppo non si fece in tempo ad attuare visti numerosi inghippi burocratici e i tempi ristretti. Aveva suggerito, infatti, di realizzare una piccola diga alla fine del percorso di slalom a Mezzana che avrebbe permesso di svolgere le prove in assoluta sicurezza. Così facendo, in zona arrivo, si sarebbe formata una grande  morta per scendere dalla canoa e per recuperare eventuali canoisti rovesciati. Era un gran brav’uomo, semplice e amante della buona cucina. Parlava italiano ed era di riferimento per molti con i suoi consigli e con la sua lunga esperienza. La sua città, per ricordarlo, ha  scritto il suo nome tra i più famosi personaggi della storia Slovacca su un monumento posto al  centro di Liptovský Mikuláš a ricordo delle opere e della sua vita di sport e studio. Muore nel 2000 e ogni anno è ricordato con il Trofeo a lui dedicato nelle gare del Tatranska Slalom giunto quest’anno alla 62esima edizione. Mi fermo qui con i ricordi anche se mi verrebbe da raccontarvi la 40esima edizione dei Tatransk Slalom a cui partecipai con Pierpaolo Ferrazzi e Ivan Pontarollo. Ivan vinse  il circuito, Pierpa poco distante e io chiusi al quinto posto, ma ovviamente ciò che si ricorda maggiormente è il viaggio che fu mitico: noi tre, una macchina a noleggio, spese pagate dalla Fick, una sosta al Trento Sud per farci finanziare dall’allora consigliere federale Fulvio Bonmassar, e… nessuno al seguito, solo la nostra voglia di pagaiare e la voglia di misurarci con il mondo!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi 



 (1)  A Merano nel 1953 per l’Italia presero il via W. Runggaldier  che si classificò 41esimo, Willi Gerstgrasser 49esimo, Theo Christomannos 54esimo e Franco Rossi 61esimo. I primi tre parteciparono alla gara a squadre e ottennero il decimo posto.

 2.  per un approfondimento sulla storia della canoa dal 1923 al 1998 e sullo slalom si consiglia il video “The call of the river”  - producer Kent Ford 2009 Performance Video Inc.

Cunovo, 14 maggio 2010

-   20 giorni dai Campionati Europei di Slalom


P.S. giusto per la cronaca e per una completa informazione la squadra dei Kayak uomini 2010  per la Slovacchia in coppa del mondo e campionati europei  è composta da Kamil Kaniscak classe 1987; Jan Saibidor classe 1982 e da Tomas Mraz nato nel 1980 per una media di 27 anni.  I due migliori risultati in coppa e nella gara continentale si qualificheranno per i campionati del mondo di settembre e per il terzo posto ci si giocherà il tutto per tutto alla Danubia Cup ad agosto. Chiaro l’obiettivo di tenere stimolati comunque tutti gli atleti anche quelli momentaneamente fuori dal team della nazionale.


Maggio 24, 2010, 10:40:12 pm
Risposta #5

Ettore Ivaldi

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E’ definitivo ho fatto il grande salto e sono entrato nel mondo Mac, complice il mio compleanno, che dopo diversi anni sono riuscito a festeggiare a casa, una moglie fantastica che ha pensato ad un grande regalo e un figlio invasato di Steven Paul  Jobs. Quindi il tempo che dedicavo a cercare di fermare i fatti con le parole ho dovuto usarlo per apprendere le nozioni base per questo nuovo mondo che mi si è aperto e che effettivamente offre grandi opportunità. Ho accettato la sfida e sono tornato alle scuole elementari con il grembiule blu nuovo e il cestino per la merenda. Timoroso, ma nello stesso tempo curioso di aprire la mente ad un nuovo sistema  informatico per  organizzare la mia vita, i miei pensieri, i miei studi, le mie immagini, i miei video, le mie statistiche.
Eppure la mia casa mobile non si è fermata e ha percorso ancora tanti chilometri, il mio cuore ha avuto forti stimoli e la voglia di raccontarli è sempre forte nella speranza di fare cosa gradita ai più.
Mi sono divertito a Valstagna nel ruolo di dimostratore del percorso con canoe purtroppo che non ho saputo indossare come avrei voluto. Ho incontrato tanti appassionati, mi sono incantato ad ammirare il buon Peppino D’Angelo a prodigarsi di consigli ai nuovi giudici arbitri, con un Valerio Veduti attento a far crescere il mondo della canoa dal lato che gli compete visto il suo ruolo di Vice-Presidente della Direzione Arbitrale Canoa. Ho bevuto il caffè in compagnia di vecchi amici. Ho visto comunque  il sorriso su chi ora deve pagare le conseguenze di un imprudente e azzardato gesto sportivo con la pagaia. Ho parlato di canoa nell’essenza del termine, ho parlato di allenamento e canoe nuove, di progetti e speranze. Ho visto la finale di Champions in un bar di Campolongo con una anziana signora che non ha smesso un attimo di sferruzzare e con ragazzi che soffrivano per i loro beniamini con la palla al piede.  Ho respirato la freschezza di una gioventù che sta crescendo, purtroppo con un futuro molto incerto, perché è incerta la competenza di chi dirige oggi la canoa italiana. Non lo dico io, ma lo evidenziano i continui capovolgimenti di programmi, regole, criteri che dovrebbero essere inamovibili, dovrebbero costituire la base di lavoro e di partenza per crescere assieme. Il buon Luciano si danna a girare l’Italia nel tentativo di unire sforzi ed intenti, ma il problema non è questo. Il problema è la dichiarata chiusura alla logica sportiva di chi purtroppo in questo momento pensa di avere la verità in tasca. Nel settore discesa si convocano ai mondiali atleti ultra 40enni con ragazzini 15enni e rappresentanti federali che poco  centrano con la discesa. Ma non c’è già il team leader che rappresenta la Fick? Nel settore slalom un anno si rispettano alla lettera percentuali assurde e l’anno successivo si aprono le porte a proprio gusto confondendo Ferrazzi con Ferrari, valutando con lo stesso criterio gare fatte su canali impegnativi e su fiumi che anche un cadetto primo anno pala singola riesce a completare con un sola penalità!
Ho notato una certa stanchezza, una ripetitività anche da parte di chi organizza manifestazioni che comunque sono un classico nel panorama nazionale. Certo i tempi d’oro di Enrico Lazzarotto sembrano essere lontani, quando le gare erano feste, le premiazioni mandavano a casa vincitori e vinti con ricchi premi e con  tanta musica nello spirito, pronti ad affrontare la vita di tutti i giorni in attesa delle foto, dei commenti e del DVD che arrivavano puntualmente  per non dimenticare mai nulla!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Maggio 27, 2010, 11:06:06 pm
Risposta #6

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Metti in circolo il tuo amore
come fai con una novità
Metti in circolo il tuo amore
come quando dici si vedrà
come fai con una novità


Ligabue, De Andrè e Jovannotti mi hanno fatto da colonna sonora su autostrade austriache libere con pochi camion e autovetture a 110 chilometri orari. Perché tutto ciò è possibile giusto fuori dagli amati confini italici, mentre da Verona Sud al Tarvisio ti sembra di viaggiare su un binario ferroviario con interminabili colonne di autotreni sulla tua destra e sfreccianti fuoriserie che di sorpassano in ogni dove? Non ho ovviamente risposte, rimango solo disarmato davanti a tutto ciò.   Avrei dovuto partire ieri notte, ma la voglia di restare abbracciato ancora alla mia stella cometa mi ha fatto ritardare la partenza... ma n’è valsa la pena! A Bratislava, dopo 11 ore di musica, pensieri, sogni e progetti,  ho trovato pioggia, ancora pochi canoisti e tanti lavori in corso per i prossimi campionati europei che ormai stanno entrando nel vivo. Si sta arredando il canale di Cunovo. Stilizzati ovunque si trovano gli eroi slovacchi della pagaia. Un tributo alla loro magnificenza olimpica: Martikan, Hochoschoner e Kaliska su manifesti e su dipinti che saranno il leit motiv di questa rassegna continentale. Andrea e Erik sono soddisfatti della loro nuova barca e dopo qualche giorno di perplessità sembrano convinti di questa nuova scelta. Rosa con inserti geometrici argentei frutto di una elaborazione grafica che per onestà devono condividere con il Cippo artista. Io ho piazzato la casa viaggiante sul pratone che è stato rasato ed è pronto per accogliere atleti e delegazioni che stanno confluendo in Slovacchia per aprire ufficialmente la stagione 2010 con una gara che ci regalerà sicuramente grandi emozioni. Finalmente dopo tante ore passate a curare ogni dettaglio ora è il momento di volare sull’acqua, è il momento di tirare fuori tutto il lavoro fatto, è il momento di divertirci, di immortalare momenti, gesti, emozioni. Da oggi quello che conta sarà l’operatività, la concentrazione, la forza di spirito e ovviamente tanta e tanta energia per vivere da protagonisti e alla grande questo Campionato Europeo di Slalom: noi siamo pronti!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

- 5 giorni al Campionato Europeo Slalom 2010
« Ultima modifica: Maggio 28, 2010, 07:11:11 am da Daniela Mariaschi »

Maggio 28, 2010, 11:30:14 pm
Risposta #7

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Mi piacerebbe vedere la faccia del mio amico e collega allenatore Frankguglielmi quando si troverà davanti al nuovo  K4 di Vajda che in questi giorni fa la  sua prima apparizione in Szeged (Ungheria) per la seconda gara di coppa del mondo di canoa da velocità. Oggi, sono andato in fabbrica da Vajda a Bratislava a ritirare una canoa nuova da slalom per un mio atleta, e meraviglia delle meraviglie mi sono trovato davanti a un siluro dalle forme futuristiche e dalla coda decisamente innovativa. Una punta che non arriva ai 15 cm. di altezza, le postazioni dei pagaiatori sono mimetizzate da una sorta di sparti acqua e para vento che mi ricorda tanto la canoa di Goetschy ai campionati del mondo di Bourg St. Maurice nel 1987. Il  fondo, del K4,  è completamente piatto e la coda ricorda più una canoa  da slalom che un kayak da velocità. Ecco: è forse per questo che  mi ha impressionato così tanto da lasciarmi estasiato ad ammirare un capolavoro di ingegneria idrodinamica. A detta dei campioni slovacchi della specialità la resa migliore si ha nella fase di partenza... staremo a vedere anche se da quello che mi hanno fatto capire certo non scopriranno tutte le carte tanto prima del mondiale di fine stagione. Per dirla veramente tutta, il grande capo della produzione,  si è  un pochino pentito alla fine di avermi raccontato tanti particolari. Si sa l’entusiasmo a volte ti prende la mano e ti fai trasportare dalle emozioni, ed io, come lui, non sono riuscito a sorvolare su quello che potremmo tranquillamente definire  “spionaggio industriale”... mi manca solo la foto che avrei anche scattato se non avessi visto con quale riservatezza mi raccontava di questo gioiello. Avrei dovuto vero Frank?
Certo io sono un dilettante allo sbaraglio per tutto ciò che riguarda la canoa sull’acqua ferma, anche se in gioventù ricordo da aver partecipato a due campionati italiani assoluti di velocità: uno in K2 con Ivan Pontarollo a Milano e uno proprio sugli 11 metri a Mantova. Quel K4 aveva uno scopo preciso: quello cioè di dimostrare che i fluvialisti potevano mettersi in concorrenza tranquillamente  con gli specialisti della velocità. Finita la nostra stagione di gare la Forestale ci aveva chiesto di partecipare agli italiani di velocità e così  con Fabio Ceccato, Luciano Ferrazzi e Paolo Benciolini avevamo messo in piedi un K4. Con quella barca  avevamo percorso forse 4 volte i 1.000 e cioè per andare alla partenza delle batterie quindi la batteria. Esperienza ripetuta per la finale. Totale quindi 4.000/4.500 metri di cui la metà in gara! Sollevavamo tanta di quell’acqua in partenza che al confronto un idrovora non svolgeva neppure la metà del nostro lavoro. In finale eravamo temuti soprattutto da chi avevamo alla nostra destra e sinistra per possibili invasioni di corsia. Ci avevano soprannominato “Scappa4” e, per mimare  il nostro stile di pagaiata muovevano le dita della mano in maniera alterna per evidenziare la nostra assoluta disincronia nell’azione motoria. Bei ricordi di canoa vissuta alla grande.
Per il resto nulla da segnalare se non il fatto di aver goduto nel  vedere, questa sera,  il  “diavolo rosso” Molmenti giocare con le paline e con l’acqua come solo lui sa fare. Eleganza e forza che sono concentrate all’interno di un piccolo-grande uomo. Lui ad ogni discesa si ricarica direttamente dall’elemento naturale per eccellenza, come fanno le turbine: produce autonomamente energia che si trasforma all’istante in manovre spettacolari e in rotazioni sublimi. Speriamo solo che sappia gestire al meglio tutta questa potenza senza farsi prendere troppo la mano e che la sua buona stella lo assista nel momento decisivo.
Il podio, che sta giusto di fronte alle tribune, è un’opera colossale con una pavimentazione in marmo rosso  e  sembra far dannare più del previsto ingegneri ed operai. Róbert Orokocký oggi ha finito di sostituire le porte dall’allenamento con quelle da gara. Purtroppo si utilizzeranno le porte francesi in plastica, forse troppo leggere per Bratislava dove il vento può rovinare la festa! La prima volta vennero utilizzate ai mondiali dell’87 - che coincidenza avevo già testè nominato quel mondiale anche se per la discesa - e dall’ora sono entrate in uso praticamente ovunque.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

- 4 ai Campionati Europei Canoa Slalom 2010

Maggio 30, 2010, 10:01:16 pm
Risposta #8

Ettore Ivaldi

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Da queste parti con le previsioni del tempo ci azzeccano spesso e volentieri. Era prevista una domenica nuvolosa con qualche rovescio, e così è stato. Domani mettono giornata con forte vento e tormente che proseguiranno fino a mercoledì, poi si spera che il tempo migliori per farci vivere alla grande questo campionato europeo.
Ieri sono arrivati gli inglesi, hanno un carrello per le canoe completamente chiuso e con una pedana che, quando si apre, mette una certa soggezione. Assomiglia più ad un blindato da sbarco in Normandia che ad un carrello porta canoe. Lo hanno piazzato sul parcheggio atleti, quindi hanno calato due piedini sui lati e, per non avere spiacevoli sorprese, hanno fissato anche il blocca ruote a mo’ di polizia municipale per rimozioni forzate!  Anche il mezzo motore è nuovo e porta una scritta gigantesca “GB Canoeing” che fa pendant con il bianco carrello. I tecnici sono scesi già in assetto da guerra, con tanto di divisa, zainetto survival con gps incorporato e dispositivo anti-valanghe. Indossarlo significa avere autonomia sul campo di battaglia per oltre  di 48 ore! Anche gli spagnoli hanno un pulmino nuovo, anzi no! è stato solo  riverniciato e il motivo è molto banale. Al nuovo presidente della RFEP non andava giù vedere i mezzi con il logo pensato ed ideato dal suo predecessore e allora cosa fare di meglio se non eliminare il simbolo del vecchio potere? Sono storie che ho già visto e senza andare troppo lontano da casa. Poi poco conta se mancano i soldi per fare un raduno preventivato o per portare il fisioterapista.
Gli slovacchi si sono vestiti di nuovo e hanno presentato la squadra alla stampa e alla televisione. Loro stanno facendo le cose in grande e certo non perderanno l’occasione per pubblicizzare al meglio il campionato continentale, anche se mi dà l’idea che stanno già pensando al mondiale 2011 e questo evento sembra essere la prova generale.
I russi devono avere disposizioni precise e severe visto che girano sempre in tuta, fosse solo anche per andare in bagno. Salgono in canoa un’ora prima del loro spazio acqua, si scaldano così tanto che, a mio modestissimo avviso, quando è il momento di sfruttare l’ora di canale, sono stanchi e un pochino affaticati. Dormono nelle casette in legno a ridosso del campo di gara, a lato della mia casa mobile,  e quando non pagaiano girano nella hall dell’albergo “Divoka Voda” con note book e palmari.
Di tedeschi e cechi neppure l’ombra, arriveranno evidentemente con la settimana nuova a ridosso delle gare. Francesi pochi, il solito Lefevre con l’inseparabile Denis Gargaud-Chanut, suo compagno in C2 e buon C1. C’è anche la simpatica francesina, che mi ricorda tanto mia zia Dina, e cioè  Emilie Fer vice-campionessa d’Europa 2009. Lei è arrivata con Sylvan Curinier (ve lo ricordate argento a Barcellona ’92 alle spalle del Pierpa nazionale?)  che, a quanto si dice, è diventato qualcosa in più che un semplice coach personale! Ebbene sì... il fascino dell’allenatore ha evidentemente colpito ancora.
Andrea Benetti si sta riprendendo da una brutta influenza. Il suo compagno si è divertito in C1, ma purtroppo me lo sono perso visto che ho approfittato della mattinata libera per prendere la bicicletta, pedalare per un’oretta, fermarmi lungo il canale del Danubio, pranzare con un eccellente goulash, risalire in sella e tornare giusto in tempo prima dell’acquazzone preannunciato, anche se il mio cuore era a Vobarno e veniva aggiornato da precisi sms scritti da una mamma tanto carina, quanto adorabile! 

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 31 maggio 2010 - 2 ai Campionati Europei Canoa Slalom

P.S. complimenti ai neo campioni italiani junior slalom: bravi anche se il sito federale vi ha completamente ignorati voi e la gara -

Maggio 31, 2010, 10:11:48 pm
Risposta #9

Ettore Ivaldi

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L’European Canoe Association ha intrapreso una strada di sfida con l’International Canoe Federation. Infatti, quest’ultima, ancora a novembre aveva stabilito di aumentare il numero dei semifinalisti portandolo da  20 a 40 per i K1 men e a 30 per tutte le altre categorie. La Federazione Europea, che ricordiamo è associata all’ICF, ha deciso viceversa di disputare la competizione continentale con il vecchio regolamento e cioè con 20 semifinalisti per tutte le categorie. Ora si capisce bene che si entra nel campo del diritto sportivo che, secondo me, porterà a lunghe controversie e a dispute legali.
Giuridicamente parlando l’ECA dovrebbe adeguarsi in toto alle decisioni dell’ICF ritenuto, quest’ultimo, dallo stesso CIO l’Ente di riferimento per tutto ciò che riguarda la canoa e in definitiva con potere decisionale sulla  regolamentazione agonistica  del nostro sport.

Guardando la medaglia dal lato opposto far passare i primi 40, 30,30 30, 30 , in gare in cui partecipano solo 3 atleti  per nazione, per categoria, significherebbe svilire completamente le prove di qualifica riducendole ad una banale discesa di riscaldamento per molti slalomisti.  La cosa ha forse  più logica nelle gare di Coppa del Mondo dove ci sono nazioni che possono schierare, perché conquistato sul campo, più di 3 atleti nella stessa specialità. Usando quindi il nuovo regolamento i C2 gareggerebbero per eliminare un solo equipaggio, le donne 9, i C1 15 e i K1 men 24. Se viceversa prendiamo i 20 si arriva  a percentuali decisamente diverse e più interessanti  per passare il turno:  C1 men 44% - C2 64% - K1 men 31% - K1 women 51%.  In questo modo anche la qualifica diventa, dal punto di vista competitivo, assai interessante.

L’altra decisone piuttosto anomala è relativa alla finale delle gare a squadre che si disputerà sul tracciato della semifinale e finale e non sul tracciato delle qualifiche. La cosa aveva un senso logico, poiché ci potrebbero essere, ma in realtà ci sono sicuramente, atleti che, non passando in semifinale, non avrebbero la possibilità di provare il percorso prima come invece è per chi passa in semifinale e in finale. Le gare a squadre, restando al programma ufficiale, sono le prove che, domenica pomeriggio, in diretta televisiva, chiuderanno la manifestazione. Su questo punto non ci sono dubbi: le nazioni che avranno  atleti in finale avranno decisamente maggiori opportunità per conquistare le medaglie a discapito di qualche sorpresa che sempre c’è. Un esempio? Facile: I ceki nel kayak uomini  a Seu d’Urgell all’ultimo mondiale, vinsero la gara e non avevano nessun finalista individuale. Che cosa sarebbe successo se avessero gareggiato sul percorso di finale che non conoscevano?  

A questo punto non mi rimane che “dare i numeri”... anche se qualcuno pensa che già da tempo devo averli dati!
Saranno 25 le nazioni che parteciperanno all‘11esima edizione della rassegna continentale per un totale di 177 atleti e per un complessivo di 186 barche gara. Sette atleti saranno impegnati infatti in due gare tra una donna che prenderà il via sia in Kayak che in canadese monoposto: Jana Dukatova. Ci saranno poi  al via 45 canoisti nella canadese monoposto uomini, 7 donne in C1, 31 C2, 64 K1 men e 39 donne in K1.
La nazione più numerosa è la Slovacchia che ospita questa rassegna con 14 elementi, segue poi con 13 Germania, Great Britain, Francia e Repubblica Ceka; 12 per la Spagna e Polonia; Slovenia con 11; Russia con 10; Svizzera con 9; Ukraina e Italia  con 8; Austria e Grecia con 7; Turchia con 5, poi con 4 c’è Olanda, Latvia, Serbia, Svezia e Croazia; con 3 Makedonia e Irlanda; con 2 Portogallo, Belgio e Biellorussia.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 31 maggio 2010 - 1 ai Campionati Europei Canoa Slalom
« Ultima modifica: Maggio 31, 2010, 10:18:15 pm da Ettore Ivaldi »

Giugno 01, 2010, 04:59:11 pm
Risposta #10

Ettore Ivaldi

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La prima edizione dei Campionati Europei ebbe il sapore della grande rivincita olimpica. Siamo nel 1996 e tra il 29 agosto e il primo settembre  Augsburg (Germania) ospitò le gare continentali giusto poco dopo le prove a cinque cerchi giunte al mitico traguardo dei 100 anni dalla nascita. Atlanta vinse la sfida organizzativa con Atene, si dice grazie alla Coca-Cola, e sul fiume Ocoee si disputarono le gare della canoa slalom dal 26  al 28 luglio.  Non tutti i campioni e le medaglie  olimpiche però,  a distanza di di un mese,  si rimisero in discussione nella prova continentale, anzi i francesi non parteciparono in toto. Così i transalpini  Franck Adisson/Wilfried Forgues, per forza maggiore  e il tedesco Oliver Fix preferirono ritirarsi dalle scene con l’oro al collo senza lasciare agli avversari la possibilità di una ulteriore chance! Quello che avrebbe dovuto fare Muhammad Ali dopo essersi ripreso la corona dei massimi per la terza volta a New Orleans contro lo sdentato Leon Spinks e non risalire sul ring contro Larry Holmes a Las Vegas già ammalato di Parkinson e perdere malamente ... ma queste sono altre storie sportive!
L’Italia nel 1996 era guidata tecnicamente da Roberto D’Angelo e con lui collaborava in pianta stabile Dario Ferrazzi, mentre politicamente il consigliere federale di riferimento era Fulvio Bonmassar.  Una squadra nazionale che non era uscita poi così male dagli States, ma che annunciava già il ritiro di colui che sicuramente fu il miglior C1 che l’Italia abbia mai avuto: Renato De Monti. Infatti l’Italian express - come la stampa internazionale lo aveva ribattezzato - chiuse la sua carriera sportiva proprio con il 13esimo posto olimpico e oggi, appesa la pagaia al chiodo, è un papà che corre dietro ai sui giovani  4 pargoletti, nell’attesa del quinto in arrivo nei prossimi mesi. Agli Europei nel ’96  nella  canadese ci andò Francesco Stefani e Simone Ferrarese, nessuno dei due entrò nei 15 e quindi videro sfumare la finale che la vinse lo sloveno Simon Hocevar sui tedeschi  Soeren Kaufmann e Martin Lang. Il giovane sloveno, tutt’ora in attività, sarà al via a Bratislava sia in C1 che in C2, fece una grande prestazione vincendo sui padroni di casa con 2 secondi e 66 e con il 7,1% dal primo K1 men tanto da regalargli il settimo posto in questa categoria.
Il giovanissimo campione olimpico Michael Martikan chiuse al quinto posto con una  penalità e con il secondo miglior tempo di giornata. Lo slovacco dovette aspettare  fino al 2007 a Liptovosky Mikulas, in casa sua,  per vincere l’europeo che però oggi è suo da tre edizioni e si presenta a Bratislava come l’uomo da battere. Brutta gara anche per l’argento olimpico di Atlanta e oro a Barcellona Lukas Pollert che in finale ad Augsburg fece un vero e proprio disastro, abbandonando ogni speranza  sotto il ponte dei sospiri. Il campione ceko, oggi brillante medico pediatra all’ospedale di Praga, chiuse la sua carriera nel 2000  con il bronzo agli Europei in Val di Sole.
Gli italiani del kappa uno si presentarono in Germania con il dente avvelenato nell’eterna sfida tra Pierpaolo Ferrazzi ed Enrico Lazzarotto con Matteo Pontarollo a completare la squadra.  Chiusero rispettivamente al quarto e quinto posto i due big, mentre Matteo restò fuori dalla finale a venti. Lazzarotto fece registrare il terzo tempo, ma una penalità gli negò la soddisfazione di una medaglia nella gara vinta dall’irlandese Ian Wiley - 5^ ad Atlanta -  sullo slovacco Miroslav Stanovsky e sul tedesco Jochen Lettman. Il buon “L8” toccò una delle prime porte a “sci” della storia della canoa slalom che era giusto sull’onda che i tedeschi chiamano “Korkenzieher” - turacciolo.
Il Kayak femminile arrivava da Atlanta con una punta d’amarezza per una medaglia che sembrava cosa fatta, ma che una banalissima penalità alla porta 11 impedì a Cristina Gia-Pron di mettersi al collo un trofeo tanto ambito. Lei comunque si comportò bene anche agli  europei con un sesto posto. Le medaglie europee se le giocarono tutte le ceke, alleate contro la slovacca Elena Kaliska che finirà terza. Ebbe la meglio Marcela Sadilova - 9^ ai Giochi Olimpici -  allenata da sempre da František Valík titolare della “Caiman boats composite”, che vinse sulla neo campionessa olimpica Stepanka Hilgertova per oltre due secondi e mezzo e con un 15% dagli uomini che la dice lunga sulla qualità della sua prova di finale.
Ma le donne italiane ricorderanno quell’edizione sempre con piacere visto che Cristina Giai-Pron, Barbara Nadalin e Lorenza Lazzarotto giunsero terze nella gara a squadre vinta dalle ceke sulle tedesche.
A quel tempo l’Italia non aveva C2 di livello dopo l’uscita di scena della coppia Benciolini/Salvi. La gara la vinsero i fratelli svizzeri Matti sui ceki Simek/Rohan e il bronzo ai polacchi Kolomanski/Staniszewski. 
Gli Europei, in questa specialità, vedono i fratelli Pavol e Peter Hochschorner vincitori per ben 5 edizioni - ’98, ’00, ’02, ’08 e ’09. Due titoli per i ceki  Stepanek/Volf - ’04 e ’05; uno per gli slovacchi Skantar/Skantar nel 2007 e per i francesi Braud/Forgit nel 2006.
Il medagliere per quella prima edizione se lo aggiudicò  la Germania con tre ori, 2 argenti e 2 bronzi. Seconda la Repubblica Ceka con  2 ori e 3 argenti e terza la Slovenia 1 oro, 1 argento e 1 bronzo. Otto le nazioni che conquistarono almeno una medaglia e tra queste anche l’Italia grazie alla canoa in rosa.
Ricorderemo questa prima edizione europea anche per il passaggio dai 5 secondi di penalizzazione ai 2 per ogni tocco di porta.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 1st June 2010 a - 1 dai Campionati Europei Slalom 2010

Giugno 01, 2010, 06:48:26 pm
Risposta #11

enrico lazzarotto

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ahhh ettore grazie, quanti bei ricordi mi vengono in mente.
grazie enricolazz

Giugno 02, 2010, 12:11:59 pm
Risposta #12

Ettore Ivaldi

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Gli ha preso la mano destra tra le sue e, con mani giunte, si è inchinato davanti a colui che considera il più grande interprete di sempre della canoa slalom, ringraziandolo per quello che gli ha saputo regalare. Se non avessi assistito in prima persona non avrei mai potuto crederci che papà Hochoschoner prestasse tanta devozione a Paul Ratcliff. Certo l’inglese è stato un vero “Lord” della pagaia con uno stile unico e di raffinata eleganza, ma anche lo slovacco, grazie ai suoi figli,  ha al collo 3 ori olimpici, 5 europei e 3 mondiali e, se ci pensate, non è certo cosa comune. Il tutto è successo ieri sera al mitico ed immancabile un-official meeting tra allenatori che ormai, come è tradizione, si ritrovano davanti ad una birra per parlare  a cuore aperto e senza segreti. Certo, la Pilsen è una birra Ceka che sa aprire gli animi e farci scordare la Torre di Babele che molto spesso ci divide. Ma qualche bionda fresca in più è comunque  capace di tradurti lingue come slovacco o il russo che sono mille e mille miglia lontani dal mio scibile: quando a parlare sono persone che amano lo slalom, i loro atleti, e il loro lavoro la sintonia è facile da trovare.  Bella serata come sempre in queste occasioni fuori dall’ufficialità di cene e riunioni, che sanno tanto di stantio e dovuto. Gli argomenti per parlare non sono certo mancati, come non sono mancati i ricordi di passati vissuti con il pettorale addosso. Tra molti si fa sempre più forte l’idea che lo slalom deve diventare ancora più fluido e con un solo palo. Bisogna cercare di premiare sempre di più la velocità e la destrezza atletica, tralasciando complicanze di percorsi tortuosi che fanno perdere continuità al gesto. Vedremo cosa sapranno fare qui, a questi europei, Andrej Jelenc e Shaun Pearce:  i tracciatori designati da tempo dall’ECA. L’Associazione Europea, così facendo però, è andata contro ancora una volta ai regolamenti internazionali che prevedono l’estrazione di due allenatori alla fine dell’ultimo allenamento ufficiale. Si sarebbero dovute aspettare le ore 13 di oggi per designare i tracciatori, ma purtroppo ognuno va per la sua strada e adatta le regole a proprio piacimento.
Per fortuna che l’Italia ha portato come Team Leader il buon Hansjorg  (anche se non sarebbe lui il responsabile di settore)   che ha decisamente una mente aperta e lungimirante trascinando al “Traditional Coach meeting” il tecnico degli junior e U23 (solo sulla carta) e il tecnico delle canadesi (solo per compiacere, non certo per capacità ed esperienza).
Una bella e quanto semplice idea che aiuta a  non isolare gli azzurri dal resto del mondo. Per niente l’invito a partecipare da parte di Robert Orokocky aveva come motto:  “I welcome all. First round is on me”.
La promessa del consigliere Mayr, alla fine,  è stata quella che avrebbe  scritto sul questo mitico forum, non fosse altro per dire che lasciavo la festa con una formosa bionda inglese. Già! per condividere il taxi e rientrare nella mia casa viaggiante senza l’incubo di essere fermato e multato visto che qui la tolleranza all’alcool è 0.00. Di bionda per la verità ne ho già una che vale mille   ed è impossibile desiderare di meglio (quest’ultima frase Gigi Sesana può evitare di leggerla... mi dice che scrivo di cose troppo personali). 

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 1st June 2010 - European Canoe Slalom Championships start

Giugno 03, 2010, 09:27:38 am
Risposta #13

Ettore Ivaldi

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Europei a rischio! Gente in attesa della partenza della gara di qualifica dei Kayak uomini preparatevi ad un ritardo sulle partenze per problemi d'acqua. Tenetevi aggiornati su www.canoeslalomeuro2010.org

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Giugno 03, 2010, 11:25:24 pm
Risposta #14

Ettore Ivaldi

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Si respira tensione nelle sale dell’hotel Divoka Voda: il proseguo del Campionato Europeo è a rischio e le facce degli organizzatori e del supremo capo della mega diga di Bratislava ne sono  la prova più concreta. Solo domani mattina si conosceranno novità atmosferiche e organizzative. Il Danubio è un fiume enorme e ora vederlo con 7,040 metri cubi al secondo fa impressione, ma il problema maggiore è che a brevissimo da settemila si passerà a novemila che significa stato di allerta numero 2, al limite dell’evacuazione di tutta la zona. Una massa d’acqua che si muove con tutta la sua forza e via via che scende si carica sempre di più dai molti affluenti che terminano la loro corsa proprio nella Duna, come lo chiamano da queste parti. Attraversa 10 nazioni ed è lungo 2.902 km, il secondo fiume del continente. A parte queste nozioni di geografia, che ovviamente ho trovato su wikipedia, c’è da dire che le gare di oggi hanno costretto tutti a dare non solo il 100% ma il 110% per passare il turno. Mi sono gustato la seconda manche di Lefevre che si trovava obbligato a rimontare posizioni su posizione per passare in semifinale. La soluzione vincente l’ha ricercata  nella sua tradizionale calma e ha affrontato la sua ultima possibilità danzando e volando su un’acqua sempre più “brown”.  Molti atleti invece hanno optato per soluzioni di forza, lasciando agire  più l’istinto animale che l’intelligenza agonistica. Io dovrò lavorare molto sotto questo aspetto visto che il buon Rheinisch, l’atleta che seguo, ha proprio peccato sotto questo punto di vista. Se un atleta vive la competizione diversamente di come viceversa si allena si presenta al via come se non si fosse mai allenato.  Tirare fuori dal momento clou tutto quello che si ha dentro e, forse, anche qualcosina in più è necessario  se si vuole affrontare con qualche chance di vittoria competizioni di questo livello. Molmenti mi racconta che è un pochino deluso per 50 regalati tanto al chilo, anche se non ha avuto problemi a passare il turno con una prima manche onesta e pulita. Chi ha pagato per questo motivo è stato sicuramente Huw Swetnam con 100 penalità equamente spartite tra le due manche. Questa è una buona strategia per affrontare le varie fasi della competizione. Ho visto un Paolini molto reattivo e dinamico e se riesce a mantenere questa brillantezza mi sa che ne vedremo di belle. Il giovane altotesino, Lukas Mayr,  ha fatto bene a rischiare il tutto per tutto in una seconda discesa che se non fosse stata segnata da due tocchi gli avrebbe permesso di entrare nei venti semifinalisti. Dariusz Popiela ha passato parecchio tempo su questo canale e si è tolto la prima soddisfazione:quella  di vincere la qualifica con una bella prima manche e con 2,12 sul ritrovato Benoit Peschier. Quest’ultimo,  campione olimpico per la Francia,  è oggi greco per amore e forse per ripicca verso una nazione che certo non lo ha mai veramente considerato ed aiutato come avrebbe dovuto e potuto essere. Ritrovato anche Dorfler, rimasto al palo nel 2009, dopo aver vinto la prova continentale nel 2006 ed essersi messo al collo un bronzo  due anni più tardi.  Anche lui è costretto a recuperare in seconda manche con l’incubo di restare sulla riva a guardare il proseguo delle competizioni, come alcuni big del calibro di Oblinger, Meglic e Juan Martin bronzo agli ultimi campionati del mondo.
In C1 Martikan dà l’impressione di poter gestire a suo piacimento ogni situazione e guardandolo ho pensato che se fossi  un potenziale sponsor certo non gli farei mettere il mio logo sulla pala visto che praticamente non esce mai dall’acqua. Per lui la pagaia è una sorta di scandaglio per i fondali marini. Nulla da dire neppure sui suoi compagni di squadra, Slafkovsky e Benus, primo e secondo. Tra i tre slovacchi si è inserito il teutonico Jan Benzin grazie solo ad una penalità alla tre del super Martikan che, nonostante ciò, si è portato a casa il quarto posto. Nessun eliminato illustre nella specialità della pala singola.
Il giovanissimo Luca Colazingheri si è comportato bene, se pur lontano dalla qualificazione. Comunque rimango dell’avviso che i giovani dovrebbero maturare e crescere con pazienza e con obiettivi più raggiungibili.

Fuori continua a piovere, nutriamoci di speranza e aspettiamo domani per capire che cosa succederà. Per il  momento siamo nelle mani della natura!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 3th June 2010 - European Canoe Slalom Championships