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Stand Up Paddle o.... Solo Un Pianale ?!

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Vittorio Pongolini

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Sono reduce da una vacanza marina di due settimane in una delle localit? turistiche classiche italiane. Ho pagaiato sul mio KdM per 198 km, con cadenza diuturna e costante di 11 km, ritrovando una forma perduta da alcuni anni che mi sar? difficile mantenere per una, sic!, oggettiva lontananza da luoghi in cui pagaiare liberamente.
Ne parlai gi? in altre occasioni , ma il mio pensiero ritorna ai tanti, troppi SUP visti, usati malissimo, mai per quello per cui sono nati, cio? come alternativa per un utilizzo pi? rapido per via della gonfiabilit? del mezzo, rispetto alle canoe-kayak, SOT compresi. In pratica il SUP ? usato anche come prendisole da bagnanti annoiati, seduti, sdraiati, in due, da soli, bambini od adulti, nello spazio di una cinquantina di metri da riva per non cadere su bagnanti tradizionali, con circonvoluzioni e cambi di mano per la pagaia, con cadute frequentissime e con quella povera, lunghissima pagaia semplice tenuta basissima, con l'oliva mai impugnata, e mai usata per un appoggio o una propulsione accettabile mono-laterale con svincolo a J, che consenta di portare il SUP-per in altri luoghi pi? isolati rispetto alle affollate spiagge italiane. Insomma, ma a che cavolo serve il SUP? E' forse solo un "successo" commerciale in alternativa a non-si-sa-bene-che-cosa per vincere la noia estiva? Non riesco proprio a intravvedere una qualche ragione di esistere, una nicchia sportiva accettabile di utilizzo se non come antinoia da spiaggia. Ma, istruttori di SUP, pochi o tanti che siate, non potete fare qualcosa per evitargli una indecorosa sconfitta di non utilizzo regolare dalle masse? Ne ho visto uno solo su alcune centinaia che si ? spinto ai limiti dei confini imposti dalle leggi sui mezzi da diporto non omologati, come lo sono anche le nostre canoe kayak, cio? oltre i 300 m, e che con buon cipiglio ci dava dentro, seppure da semiprincipiante - guardava la pala in acqua e non l'ambiente, il luogo marino che era riuscito faticosamente e instabilmente a raggiungere, come fa ogni kayaker di buona levatura, una evidenza saliente di chi sta provando uno sport nuovo con una pagaia in mano - ma almeno si era allontanato abbastanza dalle masse e dagli altri che il SUP lo usano esclusivamente come vi ho detto pi? sopra.
Insomma, c'? chi vuole collocare il SUP nel firmamento degli sport spinti da pagaia e quindi di far parte delle nostre varie Federazioni, turistiche o, forse, agonistiche che siano. Io, a questa stregua, lo metterei in quello dei materassini, dei canottini e dei coccodrilli gonfiabili: troppo disonorevole l'utilizzo estivo di questo mezzo, nato sulle medie onde del Pacifico come mezzo per cavalcarle senza ritrovarsi troppo spesso in acqua. Siamo troppo superiori noi kayaker per accogliere con noi un mezzo alternativo ai nostri da chi non lo usa con gli scopi per cui ? nato.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

marittimo

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Questa sorta di uso improprio del "galleggiante" che abbiamo a disposizione lo si trova anche in altri settori della vita acquatica.

Un esempio la vela.
E' frequente trovare di fronte a coste e spiagge amene, a qualche centinaio di metri dalla battigia, bellissime (e costose) barche nate e attrezzate per lunghe vacanze mediterranee, che invece se ne stanno alla fonda come un anatroccolo dentro uno stagno, ricoperte di tendalini parasole, con i bambini a poppa che fanno il bagno, si tuffano e schiamazzano di continuo, gli uomini in pozzetto che chiacchierano all'ombra con l'immancabile lattina di birra in mano (ovviamente ben fresca) mentre le donne si abbronzano stese a prua.
Allora il velista (quello puro e duro lupo di mare) si chiede, sconfortato, il perche' di questa trasformazione oziosamente "camperistica" di un mezzo nobile come la barca a vela, facendo cosi' perdere anche il piacere di una semplice veleggiata al largo sfruttando la brezza pomeridiana che fa correre e macinare miglia su miglia fino, ad esempio, alle piattaforme metanifere sempre suggestive da raggiungere (da noi se ne trovano diverse entro una fascia tra le 9 e le 12 miglia dalla costa, quindi raggiungibili con la patente nautica ridotta) e che offrono anche l'opportunita' di una bella cattura alla traina per chiudere la giornata con una piacevole cena di pesce tra amici.
Pure quelli che navigano non sono da meno. Gia' con 5 o 6 nodi alcuni (e non pochi) ammaino le vele e proseguono a motore, sorbendosi cosi' rumore, fumo, puzza e inquinamento, perdendosi contemporaneamente il gusto di una veleggiata molto tecnica (e' infatti con poco vento che si vedono quelli che sanno andare a vela).
Ma non e' finita, perche' anche con il vento continua la "degenerazione". Vediamo cosi' che quando la brezza rinforza ad appena 15 nodi si rientra velocemente in porto con qualcuno a bordo che comincia a dare segni di terrore perche' la barca si "inclina" troppo oppure segni di mal di mare (stranamente con il vento arriva anche l'onda fastidiosa che provoca rollio e beccheggio).

Insomma, veramente cose inguardabili.... :(

Tornando al SUP, devo confessare che quest'anno ho invertito il rapporto rispetto all'uso del kayak con cui ho percorso poco piu' di 80 km contro i quasi 150 km del SUP su uscite medie di circa 9 km che comprendono, indegnamente, due bagni rilassanti alla fine dell'andata alla fine del ritorno. Verso meta' settembre iniziero' anche le uscite di pesca con la tavola attrezzata allo scopo.

La febbre da SUP e' quindi molto contagiosa, peggio del Covid-19. Prestare molta attenzione o, meglio, starne alla larga..... :) :) :)


nolby

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Gli alpinisti hanno i merenderos ed i canoisti hanno i SUPperos!

Scherzi a parte, i montanari ce l'hanno (pi? che giustamente) a morte con una categoria di escursionisti chiamati "merenderos". Gente che compie svariate imprese dall'alto livello culturale come il presentarsi su un ghiacciaio in scarpe da tennis, il bivaccare in cima alla Grignetta in pantaloncini e maglietta con lo zaino pieno di birra tutti gasati salvo poi accorgersi che di notte fa freddo e chiamare i soccorsi, il presentarsi in rifugio lamentandosi della mancanza di servizi essenziali come il Wi-Fi e la rete 5G e, dulcis in fundo, l'andare beatamente a fare il pic-nic in posti incantevoli lasciando la spazzatura sul posto.

Posto che questi abusatori di SUP si vedono in giro da giugno a settembre e non si allontanano a pi? di poche centinania di metri da dove sono partiti  difficilmente si metteranno seriamente nei guai, essendo fondamentalmente dei bagnanti ronzeranno attorno a spiagge "attrezzate" o comunque facilmente raggiungibili quindi ricche di servizi come bar e ristoranti per cui - anche facendo il pic nic - avranno a disposizione bidoni dell'immondizia che qualche addetto provveder? a svuotare. Quindi, fondamentalmente, non sporcano (almeno non pi? di un bagnante tradizionale) e non creano pericolo... cosa c'? di male?
Alla fine fanno quello che farebbero con un sit-on-top a noleggio o di un canotto-kayak gonfiabile (questi ultimi si che li vedo come un pericolo)...

marittimo

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  • pagaiar m'e' dolce in questo mare
e pensare che qualcuno riesce a divertirsi con il SUP anche in mezzo ai danni dell'alluvione

https://fb.watch/f08_JsN466/


Vittorio Pongolini

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Non c'e' nente di male ad usare un SUP come un Pianale, vivaddio, ma e' brutto sia da vedere che nel non sapere le opportunita' che puo' dare. Cosi' come lo sarebbe con una vera Mbike usata nel giardinetto sotto casa oppure una moto da enduro usata solo su strada. Anche con i Sit On Top si possono fare cose, tragitti molto piu' ampi che non rimanere nei 50 mt dalla battigia. E' per questo che ho interpellato gli istruttori di SUP affinche' diano un taglio all'uso improprio del mezzo. Capisco che sia difficile ma se nessuno dice o fa niente il SUP sara' destinato all'oblio. Invece coloro che lo usano, se impareranno ad usarlo meglio,  potranno un giorno capire la differenza di uso tra SUP e KdM e saranno dei potenziali nuovi kayaker. Non potremo che beneficiarne noi kayaker di questa nuova condizione. Gia' si vedono molti piu' kayak al mare rispetto a vent'anni fa seppure usati approssimativamente, anche se molti sono SOT, ma il passo a passare ad un Kayak coperto da Mare e' piu' breve se si parte dall'uso del SOT. E' invece in inversione di tendenza relativa la canoa/kayak fluviale: stanno diminuendo da un paio di decenni gli appassionati di questa branca degli sport di pagaia, e non va bene.
Vi posso infine aggiungere che dove ero al mare, vedendomi costantemente prendere il largo in solitaria, pagaiare per ore, la gente mi chiedeva informazioni sul percorso che facevo e rimaneva colpita per la distanza - ti dico, li' facevo 11 km ...! - e i luoghi che raggiungevo e che e' possibile raggiungere. Non sanno che il KdM permette di affrontare mari anche arrabbiati - ma con un banale Forza 3 mi trovavo solo in mezzo al mare e i kayaker su kayak diversi dal KdM erano i primi a sparire - e distanze oltre il pensiero dei comuni mortali. Ecco, su questo dobbiamo lavorare, per orientare questa gente verso l'acquisto di un kayak piuttosto che di un SUP, soprattuto se usato da Pianale. E far capire loro che c'e' un kayak/canoa per ogni uso che ne vogliano fare. Non le sanno queste cose e bisogna sprecare poche parole in piu' per spegargliele, con risvolti positivi per tutti noi. Accidenti, in Nuova Zelanda un'auto su tre sul tetto dell'auto ha una canoa/kayak! Perche' non emularli?
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

marittimo

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Correggimi se sbaglio ma credo di aver capito cio' che auspichi ovvero che se per caso vediamo qualcuno che entro una fascia di 50 m dalla spiaggia usa il SUP come fosse un materassino, allora dobbiamo andare da lui e dirgli, con spirito amichevole ed educativo, che questo non lo dovrebbe fare perche' il SUP e' nato e serve per altre cose che danno maggiori soddisfazioni. Dovremmo poi aggiungere che anche usando il SUP in modo appropriato, sarebbe meglio che si comprasse un KdM senza temere onde di mezzo metro e un vento che rompe le creste provocando le tipiche ochette sul mare.

Non so dove sei stato in vacanza ma se io facessi qualcosa di simile dalle mie parti credo che il bagnante tipico ed educato mi risponderebbe che in Italia c'e' ancora un certo margine di liberta' ma se fosse un uomo potrebbe anche reagire malamente di fronte alla mia insistenza. Una donna scapperebbe invece chiamando aiuto.

A mio parere sarebbe piu' efficace una strategia dimostrativa non aggressiva, mostrando agli altri cio' che si puo' fare con SUP e KdM sperando cosi' di stimolare il loro interesse e la loro curiosita', come e' successo con le persone che venivano a chiederti informazioni su dove andavi anche con mare F3, magari offrendo loro il KdM per qualche prova. Nel mio Circolo fanno qualcosa di simile organizzando ogni tanto il SUP-Day (a pochi metri dall'acqua viene allestito un gazebo per dare informazioni, con messa a disposizione gratuita di un certo numero istruttori e di tavole per chi vuole provarle).

Vittorio Pongolini

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Ti sbagli non nel concetto ma nello spazio, nei modi e nella psicologia delle persone. Ovvero, io l'ho fatto un paio di volte quest'estate e non necessariamente  a 50 mt ma quando sono tornati (malamente) a riva, sia con tre ragazzine adolescenti che un signore piu' giovane di me (64enne, 52 di canoa-kayak ovunque nel mondo e su qualsiasi acqua), Gli ho spiegato che non ero mai salito su un SUP ma che la pagaia singola la sapevo muovere, cosi' e cosa', e poi,  sono andate/i dritti ed erano contente/i. Dopodiche' al gentile tizio gli ho detto che ogni mattina presto scendevo in acqua per un giro di un'ora e 25 e che se voleva, dopo, qualche rapida lezione di kayak gliela davo. Gratis. Esattamente cio' che fanno al tuo circolo e con la strategia didattica che adottano.
Quindi, nulla di impossibile se si ha la volonta' di farlo, ovunque ci si trovi ed anche senza il gazebo. Basta appunto la voglia.
Aggiungo che venerdi' scorso ho assistito sul Lago di Como (vedi foto allegata), in una localita' che fa un angolo nel ramo di Como e che inizia con la "A."ad una serie di penose esibizioni di SUPper che nulla sapevano di cio' che galleggiava sotto di loro e che ogni cinque che usavano la tavola (o dei kayak, si' perche' pagaiavano malissimo e con vestiti borghesi, con ..la gonna!) uno solo si erigeva in piedi e ci provava. Gli altri, credo quasi tutti stranieri, erano immancabilmente in ginocchio o sdraiati o seduti sul SUP.  Eppure sarebbe bastato che il noleggiatore di attrezzature varie desse un foglio con un minimo di istruzioni da seguire, sia per il SUP che per il kayak, ma questo non e' previsto dal noleggio... e cio' che conta, sic, e' il guadagno immediato, come per la vendita dei SUP.
Insomma, forse sono l'ultimo romantico, ma ho insegnato a parecchie persone, credo qualche migliaio, ad andare in kayak da mare e in canoa fluviale, sia professionalmente che, soprattutto, dilettantisticamente, anche per non dovermi far uscire gli occhi dalle orbite per il brutto spettacolo che non vorrei vedere su come NON vanno usate le nostre attrezzature nautiche abituali .
PS trovate nella foto l'unico vero SUPper che seguiva  la traduzione di SUP nella sua accezione reale, che ci prova correttamente.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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Aggiungo un altro utilizzo bizzarro del SUP trasformato in una specie di canoa da pesca. La fantasia umana non ha proprio limiti .... :)