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Origine delle canoe e dei kayak moderni

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Lorenzo Molinari

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Nel topic “Quanto incide la pagaia in termini di velocità?” ho scritto che gli scafi delle canoe dei nativi del Nord America e quelli dei kayak delle popolazioni artiche e sub artiche hanno contato poco nell’evoluzione degli scafi delle canoe e dei kayak dalla fine del 1800 a oggi e che, quindi, andrebbe ridimensionato il pensiero comune – diffuso anche tra noi canoisti - che vede l’origine delle nostre canoe e kayak in quelli realizzati da questi popoli.

E’ stato detto che “sarebbe un po' come sostenere che le barche a vela con cui si disputano le regate oceaniche derivino dalle Caravelle usate da Diaz, Colombo, da Gama e Magellano”.
Al di là che non conosco la storia della nautica e quindi non so se vi sia effettivamente una continuità logica progettuale tra gli antichi velieri e le barche a vela di oggi, anche se così fosse, per le canoe e i kayak moderni ciò non è accaduto rispetto a quelli dei nativi del Nord America e delle popolazioni artiche e sub artiche, salvo eccezioni.
Tra le canoe e i kayak di oggi e le canoe e i kayak di questi popoli nella maggior parte dei casi non c’è stata alcuna continuità e nei casi rimanenti, se vi è stata, a un certo punto si è per lo più verificata una discontinuità totale, ovvero l’evoluzione degli scafi è stata interrotta da vere e proprie rivoluzioni, che hanno prodotto scafi che nulla avevano a che vedere con quelli precedenti.

Senza entrare nei dettagli, cercherò di essere sintetico, per quanto queste mie considerazioni richiederebbero una ben più approfondita presentazione per argomentarle correttamente da un punto di vista storico.


CANOA

Premesso che la canoa è un mezzo che era diffuso in tutto il mondo sin dalla preistoria fino ai tempi recenti, Europa inclusa, pensando ai nativi del Nord America, quale canoa avrebbe condizionato la progettazione delle nostre canoe fino a oggi?
I nativi navigavano con una molteplicità di modelli tra loro diversissimi, anche in uso nella stessa tribù, e alcune di queste canoe avevano forme assai bizzarre e non sempre azzeccate, considerando l’uso e il tipo di navigazione compiuto.

Tuttavia a metà del 1800 in una zona del Nord America vi furono alcuni occidentali che iniziarono a costruire canoe a uso ricreativo in stile di quelle dei nativi di quella zona, che erano diverse da quelle che altri occidentali in precedenza costruivano per trasportare pellami e merci fino ai velieri che salpavano per l’Europa, e che erano costruite con le tecniche proprie dei nativi e ne ricopiavano le forme.
Anche gli scafi delle canoe ricreative realizzate dalla metà del 1800 erano analoghi nelle forme a quelli dei nativi di quella zona specifica del Canada ma le tecniche costruttive erano rivoluzionarie: al posto della corteccia di betulla fu introdotta la tela impermeabilizzata. Tali canoe nel tempo si evolsero per soddisfare esigenze ricreative diverse da quelle dei nativi e queste forme indubbiamente le ritroviamo ancora in diversi modelli di canoe ricreative e da turismo di oggi.

Stessa cosa accadde nell’agonismo d’acqua piatta, dove per parecchio tempo le canoe mantennero lo stile delle canoe dei nativi di quella zona del Canada. Ma negli anni 1950 il danese Jørgen Samson progettò ex novo per Struer una canoa rivoluzionaria, che nulla aveva a che vedere con quelle precedenti, né con quelle dei nativi, né con quelle di altri popoli del mondo. Le canoe di oggi da competizione sono l’evoluzione di quella di Jørgen Samson ma non di quelle a essa precedenti. Idem per le canoe da fiume da competizione e per molti modelli di canoe da turismo, che hanno tratto ispirazione da questa rivoluzione progettuale di Jørgen Samson.


KAYAK

Premesso che il kayak era diffuso tra le popolazioni artiche e sub artiche e che ciascuna popolazione ed etnia aveva sviluppato kayak dalle forme anche molto diverse tra loro, e che anche in questo caso ve ne sono alcune assai bizzarre e alcuni modelli tra loro assai dissimili era impiegati in situazione marine o lacustri o fluviali analoghe (si ricorda che tali popolazioni non andavano in kayak solo per mare ma anche per laghi e fiumi). Quindi - anche in questo caso - di quali kayak stiamo parlando?

Oltretutto chissà da quanto tempo il kayak era impiegato anche in Europa!
In Inghilterra, ad esempio, già nel 1700 era relativamente diffuso l’uso di kayak a scopo ricreativo, documenti di allora ne parlano e ne riportano delle raffigurazioni. In Turchia, in diversi paesi Europei e in chissà quali altri asiatici o del Nord Africa era diffuso l’uso del sandolino (o périssoire) a pagaia con pala doppia, e certamente queste imbarcazioni non erano una derivazione dei kayak artici e sub artici e lo stesso è per i nostri kayak attuali ricreativi, turistici e da competizione (a esclusione di uno stile di kayak da mare di cui dirò oltre).
Anzi, è forse piuttosto vero il contrario! I kayak artici e sub artici sono l’evoluzione di antichi sandolini in uso nel Medio Oriente. Le popolazioni che nell’antichità migrarono dal Medio Oriente verso nord riprodussero e modificarono i sandolini, fino a costruirli con telai in osso e legno, ricoperti di pelli, anziché con assi di legno, quando si trovarono a vivere in zone povere di alberi. Sappiamo poi che le popolazioni siberiane migrarono a piedi e a più ondate dalle zone artiche siberiane alle zone artiche del Nord America, dove continuarono a costruire e impiegare kayak, che nel tempo presero forme diverse tra loro.

Alcuni kayaker artici e sub artici approdarono con i loro kayak sulle coste del Nord Europa prima del 1800, ed è ignoto come ciò fosse potuto avvenire. Probabilmente a bordo di baleniere che poi li liberarono in prossimità della costa europea. Le baleniere andavano a cacciare nei mari del Nord America e in varie occasioni rapirono i locali con i loro kayak (documenti anche del 1600 riportano di questi fatti) e talvolta li trasportarono fino a terra in Europa, altre forse li abbandonarono in mare. È da escludere che questi kayaker possano aver attraversato da soli l’oceano con i loro kayak, anche per motivi tecnici circa la permeabilità delle loro imbarcazioni e altre ragioni ancora. S’ipotizza anche che possano essersi trovati involontariamente su iceberg spinti dalle correnti e andati alla deriva, che si sciolsero in alcuni casi nelle vicinanze delle coste del Nord Europa, consentendo l'approdo sulle nostre coste atlantiche.
Ciò che a noi interessa è che questi kayak non furono mai riprodotti, ma in alcuni casi conservati per curiosità storica.

Il primo kayak da mare commercializzato fu l’Anas Acuta, prodotto nel 1972 da Valley, fondata da Frank Goodman. L’Anas Acuta fu indubbiamente realizzato sulla base di un modello di kayak Inuit importato nel 1959 in Inghilterra dall’allora studente di antropologia Kenneth Taylor, detto Ken, che ho avuto il piacere di conoscere e a cui sono riconoscente per il contributo che mi ha offerto nella mia ricerca storica sulla canoa. Ken andò a compiere una ricerca a Illorsuit, un villaggio nella Groenlandia occidentale e fece realizzare un kayak per suo uso. L’Anas Acuta fu una riprogettazione del kayak di Ken, per adattarlo alla corporatura degli occidentali. Questo modello fu poi ampiamente rimaneggiato nelle versioni successive, perché noi occidentali eravamo interessati a kayak con cui compiere crociere e turismo marino e non con cui cacciare foche e navigare per brevi distanze con carichi modesti. Né eravamo interessarti a una stabilità eccessiva che andasse a discapito della velocità. Gli scafi dei kayak artici e sub artici erano particolarmente stabili e nel caso di scafi a forma a “V” venivano pesantemente zavorrati con pietre, per evitare che il kayaker si ribaltasse e crepasse assiderato.

Oltretutto – e sfatiamo un altro luogo comune – la maggior parte delle popolazioni artiche e sub artiche non era capace di eseguire l’eskimo roll! Meno del 40% dei kayaker Inuit sapeva eseguire l’eskimo roll, come è dimostrato da uno studio del 1911 su un campione di oltre 2.200 kayaker Inuit, in tempi non sospetti, quando ancora il kayak era un mezzo di sopravvivenza per le popolazioni locali. Altri popoli artici e sub artici probabilmente non avevano neppure mai ipotizzato di poter compiere una manovra di raddrizzamento, così come non era nota a noi occidentali, nonostante avessimo anche sandolini pontati (nel 1800 si iniziarono a coprire gli scafi dei sandolini, soprattutto quelli da gara, non prendendo spunto dai kayak artici e sub artici ma dalle barche da canottaggio da regata).

In Occidente dopo il 1972 si realizzano kayak da mare in vari stili oltre a quello Inuit, che in molti casi non derivano da quest’ultimo e quando fu prodotto il primo kayak in stile Inuit - come ben sappiamo - esistevano in Occidente già una moltitudine di modelli kayak progettati per usi diversi: dallo slalom alla discesa fluviale, dalla canoa polo all’acqua piatta, dal turismo alle spedizioni, dal ricreativo alle competizioni.
I sandolini e il famoso Rob Roy, il kayak da crociera a pagaia doppia e a vela progettato nel 1865 da John MacGregor, prendendo ispirazione da uno dei modelli di canoe dei nativi del nord America piuttosto che da un kayak artico, si erano ormai più che evoluti: i sandolini nei kayak attuali e il Rob Roy in altri modelli di kayak a vela. Oltretutto anche i kayak a vela in stile Rob Roy ebbero anch’essi un momento di totale discontinuità nel 1877 nel Nord America, con l’invenzione di Paul Butler del sedile scorrevole che oltrepassava il ponte del kayak, consentendo di traslare il proprio peso molto al di fuori dello scafo per aumentare il braccio di leva per bilanciare l’azione del vento sulla vela, e in questo modo riuscendo a ridurre la larghezza dell’imbarcazione ed evitare di dover usare pesanti zavorre (qualche canoe in stile Rob Roy è tuttora costruita per uso amatoriale).


CONCLUSIONI

Il nesso tra le canoe dei nativi del Nord America e le canoe moderne c'è solo per molti modelli ricreativi e da turismo.
Non c’è invece alcun nesso tra i nostri kayak e quelli delle popolazioni artiche e sub artiche, eccezion fatta per i kayak da mare in stile Inuit o groenlandese e parzialmente con quelli da mare in altri stili.
Ultima modifica: Ottobre 10, 2019, 10:02:58 pm da Lorenzo Molinari

marittimo

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Grazie per la bella sintesi storica.

Visto che sono state citate anche le barche a vela, consiglio, per chi volesse approfondire questo argomento, la lettura del libro di Carlo Sciarrelli “Lo Yacht – Origine ed evoluzione del veliero da diporto” (Mursia).

Mi sembra che le moderne canoe, kayak e le sorelle maggiori a vela (poi anche a motore), di cui stiamo parlando, abbiano tratto origine dallo stesso fenomeno e dal quale è poi iniziata la discontinuità (nel tempo sempre più marcata) rispetto all’esperienza passata, cioè dal momento in cui l’uomo volle costruire barche (in senso lato) per scopi nuovi e difformi da quelli che erano stati soddisfatti fino allora (trasporto, commercio, pesca, guerra).

Di queste nuove barche (per usare le parole di Sciarrelli), anche se “la forma, le dimensioni, la propulsione….. possono essere diversi… una è la caratteristica comune: servono soprattutto per andare a spasso nella maniera che farà più piacere al proprietario”.

Così sono nate canoe e kayak per uso ricreativo, turistico, sportivo e da competizione, come sono nate barche a vela per uscite ricreative giornaliere, crociere e regate più o meno lunghe e più o meno agonistiche.

Ma lo scopo essenziale è sempre lo stesso, cioè non quello andare in mare (o nel lago o nel fiume) per necessità (trasporto, commercio, pesca, ecc.), ma per il semplice piacere di andarci.
Con l’evoluzione e la diffusione del fenomeno sono poi nati scafi di varie caratteristiche per soddisfare tutte queste nuove esigenze, grazie anche all’enorme sviluppo di scienza navale, tecnologia e materiali.




RossoFiorentino

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Mi accodo alla discussione perchè, da appassionato di storia sono piuttosto curioso dell'argomento "nascita e sviluppo del kayak"

Faccio alcune doverose promesse. Nonostante la mia passione non sono uno storico, le mie conoscenze dipendono da ricerche su fonti più autorevoli di me ma essendo il web un posto "fumoso" non ho nessuna pretesa di avere la verità in tasca, se dirò castronerie sarei ben felice di essere corretto. Inoltre sono particolarmente affezzionato al kayak groenlandese, questo potrebbe rendermi di parte.

Trovo piuttosto eccessiva l'affermazione secondo la quale non ci sia alcun nesso fra il kayak delle popolazioni artiche e lo sviluppo del kayak moderno. Concordo sul fatto che il kayak per come lo intendiamo oggi non è sicuramente la copia spudorata del Qajaq Inuit e comprendo anche il bisogno di fare un distinguo ma sento la necessità di "difendere" un po' la squadra "Inuit". Dico squadra provocatoriamente visto che mi sembra che in termini di pagaie e natanti ci sia un po' un fronte di contrasto fra coloro che sostengono che il kayak debba essere fatto in un modo e quelli che dicono il contrario e lo trovo un po' sterile come approccio alla questione.

E' vero che, per esempio, un kayak da acque bianche ha veramente poco a che spartire con un Iqiax delle Isole Aleutine, ma è anche vero che storicamente parlando il Qajaq groenlandese, che è nipote dell'Iqiax, è stato quanto meno una fonte di ispirazione per la costruzione del kayak marino moderno la cui esperienze è stata riportata poi nei progetti dei kayak da fiume.
Quello che voglio dire è che in soldoni i kayak artici sono stati sicuramente un contributo allo sviluppo del kayak moderno per quanto non l'unico e voler smentire il fatto che sia l'unico mezzo originario non significa certo che si puo' negare una forma di influenza.

marittimo

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Sicuramente ancora oggi vengono prodotti kayak che, per la forma, assomigliano a quelli cui alludi tu, ma ne sono distanti anni luce per criteri di progettazione, tecnica costruttiva e materiali.
Però, se li producono e li vendono, significa che qualcuno li vuole.
Che poi, secondo alcune scuole di pensiero o “squadre” di kayakisti, possano essere considerati i kayak marini per eccellenza, bè, su questo avrei alcune riserve.
Oggi, scienza navale, tecnologia e cantieristica, sono in grado di produrre kayak per soddisfare qualsiasi esigenza, ammesso che il cliente abbia le idee chiare su ciò che gli serve e su ciò che vuole.
Io, ad esempio, ero partito con un kayak tipo "artico" perché affascinato dalla cultura “Inuit”, ma dopo 3 anni mi sono chiesto a che mi serviva il pozzetto chiuso (in cui facevo fatica ad entrare e uscire, mi creava problemi di circolazione agli arti inferiori e mi avrebbe creato problemi ancora maggiori se mi fossi ribaltato in mare aperto), visto che lo usavo solo nella stagione calda, con mare poco mosso e uscite giornaliere (quindi senza portarmi appresso una attrezzatura da spedizione).
Idem per la pagaia. Ho fatto una stagione con la groenlandese. L’anno dopo ho usato una aleutina per avere più potenza e velocità. L’anno successivo una ibrida groenlandese/ aleutina per sfruttare i benefici di entrambe. Con la mia attuale canoa (surfki) uso invece pagaie moderne che meglio si conciliano con il tipo di scafo e con le mie esigenze di questo momento.

Ultima modifica: Settembre 26, 2020, 12:10:37 pm da marittimo

RossoFiorentino

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Sono perfettamente d'accordo nel riconoscere i limiti storici e tecnici del Kayak Groenlandese, non giova a nessuno voler vendere l'imbarcazione inuit come l'alfa e l'omega della pagaia, ne ai suoi "sostenitori" ne ai suoi "detrattori".

Il Kayak Inuit è stato concepito per delle specifiche necessità, basta anche solo vedere le differenze fra le imbarcazioni fra le isole più estreme dell'Alaska e quelle della Groenlandia occidentale per capirlo, e resta tutt'ora un mezzo estremamente valido per una parte del mondo ormai estremamente ampio del Kayak. Questo non vuol dire ne che sia il migliore ne l'unico mezzo, anzi termini come migliore o peggiore non sono molto utili ad indicare nessun tipo di imbarcazione se non correlati al loro specifico utilizzo.

Quello a cui tengo far notare, anche rispondendo ad un altro utente che ha risposto alla mia affermazione in questo post sulla mia presentazione, è semplicemente che trovo eccessivo dire che il kayak moderno non è in qualche maniera debitore di quello groenlandese. Si va dal termine stesso, che è un inglesismo per Kajak, parola danese che ha sua volta deriva da Qajaq, parola Groenlandese che indica (probabilmente) "la barca del cacc1atore", fino a notare come se è vero che geograficamente l'utilizzo di un imbarcazione a pagaia è una pratica millenaria trasversale a molte culture marine e non, l'idea e lo sviluppo di un mezzo individuale, pontato, che sfruttasse una pagaia doppia e che avesse delle linee d'acqua pensate soprattuto per il mare è una cosa estremamente specifica ai popoli artici americani e che proprio questi ci si fossero dedicati con estrema attenzione dal momento in cui ne dipendeva la sopravvivenza quotidiana.

Detto ciò, come dice bene marittimo, un surfski ha delle profonde differenze dal Qajaq di cui sopra e sicuramente è frutto di molte esperienze, culture e tecnologie diverse. Un surfski ha delle caratteristiche che lo rendono più prestante in termini di velocità e controllo con vento o onda a favore, così come la pagaia "a cucchiaio" tira molto di più di una groenlandese. Velocità e surf però sono due necessità specifiche, così come lo sono quello dei kayak artici. Come dicevo sopra un kayak da acque bianche o uno olimpico hanno un pensiero e delle necessità così radicalmente diverse che il paragone ormai ha quasi perso di significato, su questo posso concordare. Però tutto ciò non cancella l'influenza importante del mezzo artico sul kayak moderno, è vero che la differenza è profonda ma negare un collegamento, una sorta di parziale discendenza, per quanto non unica, è proprio un tentativo che non capisco.

Lorenzo Molinari

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Che le origini delle canoe, dei kayak e di alcuni altri mezzi a pagaia si perdano nel tempo credo si sia tutti d'accordo.
"l'idea e lo sviluppo di un mezzo individuale, pontato, che sfruttasse una pagaia doppia e che avesse delle linee d'acqua pensate soprattutto per il mare è una cosa estremamente specifica ai popoli artici americani" (RossoFiorentino)
I kayak delle popolazioni artiche e sub artiche americane sono derivati dai kayak delle popolazioni artiche e subartiche siberiane. Le popolazioni artiche e subartiche americane provennero per migrazioni successive nel corso dei millenni dalla Siberia dove - non si può stimare da quando - erano in uso kayak pontati in pelle e telaio in osso/legno, per quanto con forme diverse, così come sono molto diversi tra loro i kayak in uso dalle diverse popolazioni artiche e sub artiche americane.
Così come i kayak non hanno avuto origine nel Nord America, è probabile che non abbiano avuto origine neppure nella Siberia …la loro origine si perde nel tempo.
Certamente i kayak marini europei, o meglio alcuni tra gli stili di kayak marini oggi diffusi, derivano da quelli Inuit, come poi vedremo.

"...non cancella l'influenza importante del mezzo artico sul kayak moderno, è vero che la differenza è profonda ma negare un collegamento, una sorta di parziale discendenza, per quanto non unica, è proprio un tentativo che non capisco."  (RossoFiorentino).
I kayak artici del Nord America e in particolari quelli groenlandesi, erano noti ai balenieri europei già dal 1500 e alcuni di questi erano stati portati in Europa come mera curiosità, talvolta rapendo pure i kayaker per dare spettacolo con eskimi roll,e alcuni di questi kayak finirono esposti in musei ma niente più.
Sull’origine del kayak da mare europeo riporto alcune citazioni dal mio libro sulla storia della canoa nel mondo ancora inedito (informazioni tratte da libri, da siti e da uno scambio di mail che ebbi con Ken e con Frank Goodman per poter pubblicare loro foto d'epoca):
"Si deve aspettare il 1959 quando Kenneth Taylor, detto Ken, (che già pagaiava in mare su kayak europei) andò a Illorsuit in Groenlandia per studiare i kayak Inuit per la sua tesi di dottorato ….e riportò in Gran Bretagna un kayak locale.... Nel 1964 un certo Duncan Winning studiò il kayak di Ken, mentre Geoffrey Blackford, allora responsabile del settore canoa presso il Centro Calshot sul Solent, ottenne i disegni del kayak e nel 1971 decise di costruirne uno in legno.... Rispetto ai disegni originali, aumentò la lunghezza di 9 pollici e cambiò la punta e la coda, mantenendole rialzate. Inoltre, per ospitare le corporature europee, elevò il ponte e aumentò la dimensione del pozzetto. Il kayak venne chiamato Anas Acuta, ovvero il nome latino dell’anatra Codone comune..... L’Anas Acuta suscitò grande interesse, al punto che in breve tempo venne molto apprezzato dai kayaker del Regno Unito. Per passare dalla fase prototipale a quella produttiva, Geoffrey Blackford coinvolse Carl Quaife e Alan Byde per realizzare gli stampi in vetroresina e passare alla produzione dell’Anas Acuta in vetroresina.... Nel 1970 Frank Goodman fondò a Nottingham in Inghilterra il cantiere Valley Canoe Product, conosciuto come Valley, per produrre kayak da mare in vetroresina, e fu il primo cantiere al mondo a produrre e commercializzare kayak specifici per il mare. Nel 1972 Valley avviò la produzione dell’Anas Acuta su licenza di Geoffrey Blackford, Carl Quaife e Alan Byde.... L’alpinista britannico Colin Mortlock progettò una spedizione che avrebbe impiegato l’Anas Acuta per costeggiare i fiordi artici della Norvegia con arrivo a Nordkapp. Durante il test del kayak, che avvenne nel 1974, circumnavigando l'isola di Skye in Gran Bretagna, Colin Mortlock si rese conto che lo spazio per stivare il bagaglio era troppo limitato. Per questo nel 1975 Frank Goodman progettò un nuovo kayak da spedizione che disponesse di molto più volume, partendo dalle linee dell'Anas Acuta…. Il kayak che realizzò lo chiamò Nordkapp. Questo kayak si distingue per una chiglia a V, spigoli morbidi e un profilo che richiama i kayak groenlandesi, oggi conosciuto nel mondo come The British Style. Di questo kayak ne sono state fatte numerose versioni...."
Questa è l'origine dei kayak da mare europei, per quanto già da molto prima fossero usati kayak in Europa per la navigazione in mare. Dopodiché furono progettati kayak da mare di vario tipo che differiscono anche parecchio da quello di partenza preso nel 1959 a Illorsuit. Quindi concordo che all'origine del kayak da mare in Europa vi sia il kayak Inuit di Ken preso a Illorsuit. Ovviamente se Ken fosse andato a svolgere la sua tesi di dottorato in altra località, ad esempio in Siberia, i kayak da mare europei avrebbero avuto origine da kayak piuttosto diversi da quelli Inuit di Illoersuit. Discorso analogo per le pagaie.

Tuttavia ben prima che Ken andasse a Illorsuit nel 1959 in Europa già si pagaiava con pagaie a doppie pale su kayak pontati, e queste imbarcazioni fino all’inizio del 1900 venivano chiamate in Europa con il termine generico canoe e non kayak.
Non si può parlare di una sola origine dei kayak europei ma di molteplici origini.
Ad esempio il kayak Rob Roy di MacGregor che influenzò la progettazione dei kayak da turismo, da crociera e a vela dal 1860 in avanti in Europa non ha nulla a che vedere con i kayak Inuit, piuttosto si ispirò soprattutto alle derive a vela inglesi, alle canoe in corteccia di betulla che aveva usato e al boat-cloak dello scienziato e velista Archibald Smith.
Così come i sandolini e le périssoire non anno nulla a che fare con i kayak Inuit.
Già dalla metà del 1800 si gareggiava su kayak specifici per la velocità su acqua piatta, le cui forme forse derivarono dalle forme delle barche da canottaggio. Tanto meno i primi kayak pieghevoli a uso fluviale avevano nulla a che vedere con i kayak Inuit. Nel 1863 a Buda-Pest venne disputata la prima gara di kayak al mondo di cui si ha notizia e si impiegarono kayak di origine turca!
Posseggo un'immagine di uno studente di Oxford in kayak del 1772! Ma vi sono fonti anche precedenti. Purtroppo la canoa e i kayak non sono mai stati d'interesse per cui notizie storiche anteriori al 1700 sono assai rare.
In conclusione i kayak europei non sono di ispirazione Inuit, se non limitatamente ai kayak marini ma solo quelli di alcuni stili, al di là che comunemente si pensi che lo siano.
Immagini allegate:
- stampa di una gara di kayak sulla Senna del 1867;
- kayaker del Mersey Canoe Club negli anni 1920.
Ultima modifica: Settembre 29, 2020, 03:13:47 pm da Lorenzo Molinari

missouri

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interessante
che il kayak artico abbia influenzato poco sugli sviluppi successivi sinceramente non mi sembra una novità. nel senso che ha influito sulla origine "europea" di tale imbarcazione.

tutto il mondo usa da tempi immemori la canoa. piccolo scafo ottenuto dai materiali più vari con la propulsione data dalla pagaia singola, dai maori ai laghi americani.
in europa le imbarcazioni a remi invece erano tradizionalmente con la vogata inversa a doppio remo, quelle da diporto vengono fatte discendere da quelle di soccorso inglesi. ma anche lì penso sia molto difficile andare a trovare un percorso lineare.
in questo quadro il kayak artico rappresenta certamente una particolarità che lo ha reso geograficamente distinguibile, come la polinesiana a bilancere.

a quanto mi raccontava mio nonno ed al massimo le memorie del mio bisnonno i kayak occidentali erano inizialmente quelli smontabili tipo klepper che erano ben più larghi. le navi da guerra ne imbarcavano e poi si diffusero per uso da diporto tanto che inizialmente venivano usati pure per scendere i fiumi.
negli anni '60 arrivarono le prime in vtr che venivano usate nei fiumi ed avevano una forma che oggi sarebbe assurda per quegli scopi. al mare erano più diffusi i pattini, i kayak moderni arrivarono sicuramente in seguito al successo inglese
quindi direi che l'impatto delle imbarcazioni artiche sia stato notevole sulla origine commerciale.

sinceramente a me piace il kayak greenland (ma con pagaia moderna), ovviamente quello che ho provato io non ha nulla a che fare come materiali. poi è chiaro che dopo il anas acuta siano arrivati 38200 modelli diversissimi. per dire il bic con le ruote non c'entra nulla ma nella mente richiama il tipo di imbarcazione artica con pagaia doppia.

la canoa che abbiamo detto è antica quanto l'uomo noi la associamo al canada. al posto del valley facciamo discendere quelle moderne dalla prospector.


Lorenzo Molinari

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Non per essere pedante ma si continuano ad affermare cose errate.

“I kayak occidentali erano inizialmente quelli smontabili tipo Klepper”
è una FALSITA' STORICA.

“I kayak moderni arrivarono sicuramente in seguito al successo inglese, quindi direi che l'impatto delle imbarcazioni artiche sia stato notevole sulla origine commerciale”
è un'altra FALSITA' STORICA
A meno che non ci si riferisca esclusivamente ai kayak da mare come li intendiamo oggi noi (in quanto kayak da mare esistevano già un secolo o più prima del 1959 quando Ken andò in Groenlandia e del 1972 in cui furono commercializzati da Valley).

Così come altre affermazioni non sono corrette, ma non mi dilungo.
Oltretutto questa è storia recentissima, sulla quale non c’è da fare congetture ma ci si basa su fatti certi.

In generale anche i canoisti - nonostante siano canoisti - ricadono sempre nei luoghi comuni che ho cercato di sfatare nei miei interventi precedenti, ma a quanto pare il mio è stato un tentativo vano.

Quanto a Klepper iniziò a produrre i suoi primi kayak pieghevoli a uso personale e per gli amici nel 1907 e fondò la ditta Klepper nel 1919.
Le foto dei kayak qui allegate (così come le immagini che allegai in precedenza) sono assai precedenti: una è di un sandolino e l'altra di un kayak moderno in legno. Kayak analoghi erano costruiti già all'inizio del 1800 (oltretutto non avevano nulla a che fare con il kayak Rob Roy di John MacGregor del 1865). Non posso documentarli con foto dell’inizio del 1800 solo perché non era ancora stata inventata la macchina fotografica, ma sono disponibili disegni.
Se non altro le foto che qui vi propongo precedono di diversi anni l’invenzione dei kayak pieghevoli di Klepper, così come li precede il Rob Roy, e precedono di oltre mezzo secolo i primi kayak da mare ispirati a quelli artici. Questi kayak moderni in legno tendevano a replicare nelle forme gli scafi da canottaggio inglesi e i sandolini in uso in Europa (altro che kayak Inuit e relative pagaie!).

Fotografie:
- Canoista su un sandolino in legno dotato di una copertura in tela nella Darsena di Milano, 1880
- Campione di canoa W. Kein su un kayak moderno in legno sul Tamigi, 1875
Ultima modifica: Ottobre 23, 2020, 07:18:00 pm da Lorenzo Molinari

Vittorio Pongolini

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Lorenzo...trattieniti! Chi comprerà più il tuo libro, altrimenti!
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Lorenzo Molinari

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Sono solo assaggini per ingolosire  ;D
E chissà quando sarà disponibile il libro!
Verrà il giorno ma temo che si debba pazientare ancora parecchio.

missouri

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percarità
io temo si continui a confondere il concetto di "origine del kayak" con il suo sviluppo e diffusione (di cui ben poco so).
ora se il kayak inuit è noto sin dal XVII secolo a me pare presumibile che esso abbia sì influenzato gli scafi di 100 o 200 anni dopo. tanto più che il XIX secolo fu un periodo di scoperte geografiche e curiosità verso i "popoli primitivi".

tali scafi saranno stati modificati nelle forme e costruzione per adattarli. chiaramente il sandolino del 1880 europeo non sarà costruito in pelle di foca ed osso di balena. comunque a me pare che le somiglianze siano notevoli.
riuscire ad andare ancora più indietro nel tempo temo sia compito arduo. ma chissà che magari un giorno non si trovi uno scheletro di neanderthal su un kayak!

che lo sviluppo si diversifichi in una miriade di modelli è un altro discorso. direi pure che il kayak "nordico" sia sempre stato un oggetto di nicchia, io penso che fino a tempi recenti fossero preferiti gli scafi senza spigoli.

giustamente si fa notare che in italiano il termine kayak è di utilizzo recente, dopo la diffusione degli scafi moderni. ci saranno state competizioni e sportivi ma penso che ben pochi andassero al mare in kayak.
un pò come la canoa tradizionale noi la chiamiamo "canadese" quando pensiamo al classico modello prospector. però abbiamo ben chiaro che quella non è l'origine.

invece diamo una origine geografica alla piroga con bilancere se pure ne esisteranno un sacco di varietà.

marco ferrario (eko)

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riuscire ad andare ancora più indietro nel tempo temo sia compito arduo. ma chissà che magari un giorno non si trovi uno scheletro di neanderthal su un kayak.
Un neanderthal ha fatto sicuramente le sue prime esperienze di "navigazione" a cavalcioni di un tronco d'albero, navigazione molto bagnata e dall'equilibrio alquanto instabile.
L'evoluzione subito successiva è stata la scoperta che scavando il tronco si può navigare meno bagnati e più comodi percorrendo con successo tratti più lunghi portando con sé oggetti utili e prede.
Via via fino ai giorni nostri.

Perciò è il tronco dell'albero l'antenato primo del kayak e di qualsiasi imbarcazione.

Lorenzo Molinari

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A parte l'uomo primitivo a cavalcioni su un tronco, non è che ci manchino tutte le tessere del mosaico da allora a oggi. Più ci si avvicina a noi più sono disponibili tessere. Del trapassato remoto qualcosa si sa e di qualcosa si hanno prove che inducono a sostenere alcune ipotesi, del passato remoto si sa parecchio e del passato prossimo quasi tutto.

È falso affermare che i sandolini siano una derivazione dei kayak artici.
Piuttosto non potrebbe essere vero il contrario?
O meglio entrambi derivano probabilmente da qualcosa ormai perso nel tempo che assomigliava più a un sandolino che a un kayak artico.

I siberiani artici, ben prima degli Inuit, si misero a costruire kayak con pelli e ossa e qualche legno, perché non avevano a disposizione altri materiali, ma il progetto di base è da escludere che fosse di loro ideazione. Molto probabilmente i kayak erano usati da popolazioni che vivevano più a sud. Kayak, ad esempio, erano usati in tempi antichi in Turchia. I kayak del sud erano interamente in legno, come i sandolini. Le popolazioni, migrando verso nord si trovarono costretti a sostituire i materiali e ad affinare il progetto in base all'uso che ne facevano e alle condizioni meteo e marine.

Nel neolitico in Europa erano molto usate le piroghe scavate nei tronchi, poi sono sparite del tutto e sono ricomparse importate dal Canada sotto forma di canoe. Le nostre antiche piroghe sono probabilmente di origine africana, da cui partirono le migrazioni che popolarono la terra e che le replicarono dove andarono. Può essere che alcune invenzioni siano state fatte da popolazioni in diverse parti del mondo senza che vi fossero tra loro contatti, ma dalle ricerche effettuate tenderei ad escludere questa possibilità per i kayak artici. Certamente come furono affinati dalle popolazioni artiche, non lo furono altrettanto da altri popoli più a sud, poiché queste ultime inventarono mezzi e sistemi di navigazione più evoluti che portarono ad abbandonare l’uso dei kayak, che probabilmente fu sempre piuttosto limitato, così come anche quello delle piroghe e di altre imbarcazioni.

Che poi i kayak nordici siano un oggetto di nicchia basta guardare le vendite dei maggiori cantieri di canoe al mondo, dove Valley e altri produttori di kayak da mare (nordici e non), per quanto noti e di qualità, sono delle formichine insignificanti in termini di quote di mercato nel mondo dei kayak. Solo da qualche anno a questa parte i kayak marini stanno diventando un oggetto un po’ più d’interesse, soprattutto in alcuni paesi Europei, ma mi riferisco ai plasticoni da 3,80 – 4,50 m. I “veri” kayak da mare, per quanto anche i loro volumi di vendita stiano aumentando in modo considerevole, sono sempre più di nicchia, considerando i volumi di vendita di canoe nel mondo, anch'essi in crescita, o focalizzandosi su quelle a scopo ricreativo. I numeri assoluti parlano chiaro, per i "veri" kayak da mare si parla di alcune migliaia per le altre tipologie di milioni.
Ultima modifica: Ottobre 24, 2020, 10:15:48 am da Lorenzo Molinari

missouri

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ah bè messa così ok. di certo si può proseguire nella ricerca storica fino dove si vuole e trovare intrecci ed influenze. la necessità di andare per mare è vecchia quanto l'uomo.
ad esempio la barca da pesca tradizionale portoghese che ha un piano velico molto particolare combina elementi come lo scafo olandese, difficile trovare il giorno preciso in cui è nata l'idea.
le imbarcazioni nordiche dalla caratteristica forma le conosciamo grazie ai reperti dei vichinghi, da cosa siano partiti come facciamo a saperlo ormai? quelle impiegate a latitudini inferiori hanno poi cambiato forme, gli elementi caratteristici si trovano poi nelle lance inglesi.

il kayak lo identifichiamo con una certa area proprio perchè è un oggetto molto specifico, come la gondola è di venezia eppure è cambiata nelle forme durante i secoli, chi sa dire quali siano le sue origini?
proprio la specificità di solito comporta anche una scarsa adattabilità e quindi numeri contenuti.

da noi ci furono costruttori che replicarono i kayak inglesi ma effettivamente penso ne abbiano venduti ben pochi. negli anni successivi si diffusero, appunto, scafi diversi. la nova ad esempio penso che vendesse in larga maggioranza barconi come il mio tandem. questo è vero anche oggi, anche perchè di solito i kayak da mare sono posizionati a prezzi abbastanza elevati.
io penso che il kayak non abbia subito molto l'effetto modaiolo di altri prodotti. ad es il windsurf oppure in epoca recente i sup.


Lorenzo Molinari

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Allego fotografia scattata nel 1890 a Roma lungo il Tevere:
- tre canottieri, uno su una barca singola e due su una doppia;
- due canoisti su sandolini, di cui un sandolino condotto in stile SUP.
Il SUP, al di là della moda attuale, è un'imbarcazione che era utlizzata in Africa e non solo in tempi remoti, la cui origine è da ricercarsi nelle piroghe a pala singola.
E' curioso osservare come in Italia e in altre parti del mondo vi fosse la tendenza, già più di un secolo fa, a passare dal kayak al SUP, credo per dimostrare la propria superiorità tecnica in equilibrio e conduzione.

marittimo

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E' curioso osservare come in Italia e in altre parti del mondo vi fosse la tendenza, già più di un secolo fa, a passare dal kayak al SUP, credo per dimostrare la propria superiorità tecnica in equilibrio e conduzione.

In effetti anch'io mi sono approcciato al SUP iniziando a pagaiare in piedi sul surfski (largo 55 cm). All'inizio è stata dura, ma infine ci sono riuscito. Sulle virate una volta su due finivo a mollo. Passare poi alla tavola (larga 76 cm, ovvero 30 pollici) è stata una passeggiata. Però non volevo dimostrare alcunché, ma solo capire se pagaiare in piedi mi sarebbe piaciuto, e in effetti mi è piaciuto :)
Comunque continua a piacermi anche il kayak :))

Lorenzo Molinari

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Da ragazzo, d'estate, al termine degli allenamenti era un piacere tuffarsi nell'Idroscalo per sbollire la calura e, allora, tra atleti, improvvisavamo garette di equilibrio e conduzione su K1 olimpici, in cui vinceva chi stava in piedi più a lungo o chi faceva più "strada", pagaiando in stile SUP. Ma erano gare impari per chi, come me, si dedicava alla C1 olimpica, per l'equilibrio straordinario che questa imbarcazione sviluppa, e su cui riuscivamo a camminare da prua a poppa, avanti e indietro. Insomma, il SUP era per noi un gioco e, insieme, una prova di destrezza e - credo - che lo fosse anche per quel signore ritratto in piedi sul suo sandolino in mezzo al Tevere nel 1890. Le prime volte probabilmente provò vicino a riva, forse ritrovandosi più volle in acqua, fino a dirigere la sua canoa in corrente e con disinvoltura lontano dalle rive, dimostrando la sua passione e la sua bravura a un pubblico inesistente. In quel tempo, ignaro - come lo eravamo noi - di cosa fosse il SUP, non poteva porsi il dubbio che potesse o meno piacergli pagaiare in piedi.
Ultima modifica: Novembre 08, 2020, 05:36:25 pm da Lorenzo Molinari