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Quanto incide la pagaia in termini di velocità?

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marittimo

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Domanda da totale inesperto e in vista della prossima stagione.
Stessa canoa (tipica da mare), stesso canoista (non agonistico), stesse condizioni meteo (diciamo mare poco mosso, vento medio-debole direzione variabile, corrente trascurabile).
Se su un percorso di 10 km tengo una media di 6,5 km/h con la pagaia groenlandese, quanto posso migliorare con pagaie più performanti?
La maggiore velocità richiede anche molta più fatica?
Grazie a chi vorrà intervenire

Lorenzo Molinari

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Ciao Marittimo,
io sono nato nell'agonismo e le pagaie groenlandesi le ho sempre viste da lontano, non mi hanno mai attirato, per quanto alcune artigianali in legno siano dei veri gioielli, almeno da un punto di vista estetico.
Sono certo che abbiano diversi pregi, apprezzabili se si percorrono lunghe distanze o se si è più soggetti a infiammazioni varie, anche per mancanza di allenamento. Al di là che anche una pagaia tipo wing con pale in carbonio, se scelta cum grano salis, ovvero della giusta lunghezza, della giusta forma e superficie delle pale e della corretta elasticità del manico, supera questo genere di inconvenienti.
Preferibilmente io pagaio con la wing, e sono quindi proprio agli antipodi.

Detto questo, se uno è mediamente allenato e, di conseguenza, riesce a mantenere un buon ritmo per 10 km con un kayak da turismo, che tipicamente è del tutto dislocante, raggiungerà facilmente la velocità di "crociera" del kayak e lo sforzo in più inciderà poco sulla velocità, nel senso che più che la pagaia, conta la carena e l’allenamento per riuscire a portare lo scafo al suo limite. Per capirci, a meno che non si sia atleti allenati di buon livello, non si riuscirà mai a portare lo scafo semi dislocante di un K1 Sprint da gara al suo limite, anche con una wing. Così come un campione si troverà a lottare con attriti pazzeschi se dovesse pagaiare su una canoa da turismo e dissiperà il suo sforzo in spostamento d’acque, più che in un incremento della velocità.

Pertanto se hai un kayak da mare da turismo e già spingi per una distanza di 10 km, che tu abbia una groenlandese, una ovale standard o una wing poco cambia, se non il piacere di aver una pagaia in mano anziché un'altra.

Ciascuna ovviamente richiede un proprio stile di pagaiata. Quindi se cambi pagaia innanzitutto devi imparare un altro stile e perfezionarlo per vedere dei risultati e comunque questi saranno modesti su un kayak da mare da turismo. Potrai forse andare un po’ più veloce cambiando pagaia a parità di sforzo, perché avrai una pala che prende meglio l’acqua, e anziché 6,5 km/h farai 200 m in più. Vedi tu se ne vale la pena.
Ultima modifica: Settembre 19, 2019, 01:01:26 am da Lorenzo Molinari

marittimo

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Grazie infinite per i chiarimenti.

Il mio riferimento alla groenlandese (e relative varianti) era perché è l’unica pagaia finora da me usata e, a quanto credo di aver capito, anche quella che “spinge” meno. Quindi un elemento minimo di partenza che almeno un po’ conosco.

Il mio quesito nasce dal fatto che dai primi di settembre ho iniziato ad usare il mio nuovo kayak di cui ho parlato in questa discussione

https://forum.ckfiumi.net/index.php/topic,5942.0.html

e che si è rivelato “leggermente” più veloce dell’altro di cui ho parlato in quest’altra discussione

https://forum.ckfiumi.net/index.php/topic,5475.45.html

nonostante sia più lungo di circa 150 cm al galleggiamento (circa 400 cm il primo, circa 550 cm il secondo) e più stretto di 5 cm (60 cm il primo, 55 cm il secondo).

Detta in cifre, la velocità di crociera media, su circa 10 km, è passata da 6,2 km/h a 6,8 km/h a parità del resto (stessa pagaia, stesso tragitto, stesso canoista, stesse condizioni meteo marine, stesso sforzo, ecc.). La velocità massima raggiunta, pagaiando in acqua piatta e vento trascurabile, è passata da 7,8 a 8,8 km/h.

Sinceramente mi aspettavo qualcosa di più, anche se al nuovo kayak ho dato (consapevolmente) una carena molto piatta e molto a U per ragioni varie che ora non sto spiegare, diversamente dall’altro che ha una carena più tonda e più filante.

Ora mi chiedevo se, al di là dei limiti dovuti alle diversità di carena, non dipendesse anche dal tipo di pagaia (cioè dall’elemento propulsore), nel senso che se con la mia groenlandese (che è a pala modificata per avere maggiore grip) riuscivo raggiungere facilmente la velocità limite del precedente kayak, forse con quello nuovo occorre “spingere” un po’ di più per raggiungere il suo limite.
In altri termini, pensavo che (a parità di sforzo) una pagaia più performante, usata con il precedente kayak, non mi avrebbe portato grandi incrementi di velocità (perché già al limite), mentre l’incremento potrebbe essere più sensibile con quello nuovo che dovrebbe avere dei limiti superiori ma non raggiungibili con una pagaia poco performante (tipo groenlandese)

Spero di essermi spiegato.

Ovviamente la cosa migliore sarebbe quella di farmi prestare qualche pagaia per fare le prove direttamente in mare. Purtroppo la stagione sta volgendo al termine, il lavoro è ripreso e il tempo per gli esperimenti si fa sempre più raro  :( :(


Lorenzo Molinari

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Un kayak lungo 550 e largo 55 in effetti poterebbe andare un po' più di 8,8 km/h, ma dipende dalla prua, dal fondo... oltre che dal canoista. Non ti consoco e non ho idea di quanto tu sia capace e allenato.
Certamente una pagaia groenlandese è meno performante, altrimenti la userebbero anche nelle gare ICF sulle lunghe distanze.
Al mare dove sei? Se tu fossi in Liguria di Levante, dove talvolta vado,  non ho problemi a prestariti un paio di pagaie da provare (in tal caso scrivimi privatamente).

marittimo

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Grazie per l’offerta, ma sono a Cattolica, provincia di Rimini.
Comunque qualche pagaia riesco a rimediarla anche qui.
La prossima uscita farò subito una prova, poi farò sapere.

Per quanto riguarda il nuovo kayak, effettivamente ho avuto anch’io l’impressione che non sia un bolide, ma la mia esperienza deriva unicamente dal confronto con quello precedente.
Però ho anche notato che i due sono abbastanza diversi per conduzione e comportamento in mare.
Quello precedente (nato da discesa poi marinizzato) sente subito l’onda e il vento. Quello nuovo (tipo surfski) è invece più insensibile a entrambi gli elementi.
Navigando in downwind, il primo parte subito in surfata anche con piccole onde, ma anche con onde più grosse non arriva a grandi velocità (finora 8,2 km/h max, cioè meno di ciò che posso raggiungere con l’altro navigando in dislocamento). Il nuovo ha invece una progressione più lenta, ma poi raggiunge velocità superiori.
Forse anche la differenza di peso ha la sua rilevanza (19 kg il precedente, 28 kg quello nuovo). Poi ci sono i miei 105 kg da trasportare.

Quanto alla mia capacità e allenamento, beh, temo che queste siano veramente al minimo essenziale, essendo io un mero autodidatta cinquantenne che usa la canoa solo per qualche uscita di piacere durante l’estate.

PS. Non so se è un paragone calzante, ma immagino che per le canoe valga più o meno ciò che succede per le barche a motore quando navigano in dislocamento.
Un barchino di 4 mt può raggiungere la sua velocità critica (quasi 5 nodi) con un motorino fuoribordo da 2 cavalli. Applicandogli un motore da 20 cavalli, l’aumento di velocità sarebbe minimo poiché contrastato dall’elevato aumento della resistenza d’onda.
Se però applico il motore da 20 cavalli a una barca di 10 metri, questa può raggiungere la sua velocità critica di quasi 8 nodi. Con il motorino da 2 cavalli stenterebbe invece a muoversi (comunque anche la notevole differenza di peso ha la sua importanza)
Le canoe hanno velocità critiche diverse dalle barche poiché sono lunghe e strette, quindi hanno altri coefficienti prismatici e di finezza.
Però credo che il concetto sia più o meno simile, ovvero che ogni canoa richieda una certa quantità di potenza per raggiungere la sua velocità limite, oltre la quale sarebbe quasi inutile applicare una potenza propulsiva superiore (ovviamente fuori dal contesto dell’attività competitiva dove anche 100 o 200 mt in più o in meno all’ora, possono fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta).


Lorenzo Molinari

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L'ingegneria nautica non rientra nelle mie competenze, tuttavia credo che il paragone che hai fatto sia calzante.

Gli scafi più studiati sono quelli da sprint per acqua piatta, perché olimpici dal 1936 e quindi portano prestigio a livello nazionale, e perché, navigando su acqua piatta, i fattori da studiare che incidono sulla velocità sono più facilmente valutabili di quelli di una canoa in acqua bianca o in mare.
Mentre le canoe da fiume sono progettate in modo più empirico rispetto a quelle da sprint, per quanto anche per esse siano condotti studi di ingegneria navale.
Il più famoso è importante progettista di canoe e kayak nella storia della canoa è stato Jørgen Samson, che ha progettato quasi tutte le canoe e i kayak del famosissimo cantiere danese Struer circa dal 1950 in avanti, a cui tutti i cantieri del mondo si sono ispirati fino alla fine degli anni ‘80, incluso i cantieri di canoe e kayak da discesa fluviale agonistica, questi fino agli anni 1970.

Oggi Plastex, Nelo e FES sono i leader tecnologici, più o meno scopiazzati da tutti, caso a parte forse Vajda. Hanno progettato scafi semidislocanti, che oltre certa velocità beneficiano di una componente planante. Questi scafi, che sono studiati in base al peso del canoista, sono anche studiati in base al tipo di distanza da percorrere da 200 m a 1.000 m, in cui la velocità media è differente, mentre sulle lunghe distante la componente planante non interessa, in quanto la velocità non la consente.

Potrei continuare raccontando di come poco abbiano contato gli scafi dei kayak delle popolazioni artiche e sub artiche e quelli delle canoe dei nativi del Nord America nell’evoluzione degli scafi dalla fine del 1800 a oggi, ma sarebbe troppo lungo in questa sede. Anche se il tema è di grande interesse e ridimensionerebbe un pensiero comune tra noi canoisti, che vede questi popoli come i nostri maestri e ispiratori nella progettazione delle forme degli scafi turistici da lago, fiume e mare, per quanto non sia proprio così.
Ultima modifica: Settembre 24, 2019, 04:37:10 pm da Lorenzo Molinari

marittimo

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Potrei continuare raccontando di come poco abbiano contato gli scafi dei kayak delle popolazioni artiche e sub artiche e quelli delle canoe dei nativi del Nord America nell’evoluzione degli scafi dalla fine del 1800 a oggi, ma sarebbe troppo lungo in questa sede. Anche se il tema è di grande interesse e ridimensionerebbe un pensiero comune tra noi canoisti, che vede questi popoli come i nostri maestri e ispiratori nella progettazione delle forme degli scafi turistici da lago, fiume e mare, per quanto non sia proprio così.

Sarebbe un po' come sostenere che le barche a vela con cui si disputano le regate oceaniche derivano dalle Caravelle usate da Diaz, Colombo, da Gama e Magellano.


nolby

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La butto li. Se qualcuno conosce un ing. competente ci faccia una chiacchierata e mi dica se il mio ragionamento torna.

Partiamo dalla situazione che tu hai proposto di mantenere una "velocità di crociera" per 10km e non di sprint... ed anche dal concetto che hai aggiunto di velocità critica dello scafo.

Seguendo il principio fondamentale del moto rettilineo uniforme per cui tutte le forze in gioco devono essere perfettamente bilanciate quando vai dritto in canoa a velocità costante la forza che metti nella pagaiata è esattamente uguale all'attrito che fa lo scafo in acqua.
La forma della pala (che sia groenlandese, europea o wing) non possono in alcun modo modificare il coefficente di attrito dell'opera viva in acqua. Potranno cambiare forse la frequenza dei colpi necessari ma la forza complessiva in gioco per mantenere una data velocità su una data distanza quella è e quella rimane.
Per cui credo che a velocità costante e su lunghe distanze (dimentichiamoci vento, onde ed altri fattori esterni) bene o male la pagaia migliore in assoluto sia quella con cui il canoista si trova meglio. Lorenzo che viene dall'agonismo troverà naturale la wing, chi viene dal fiume troverà comoda l'europea e gente come me -a cui nessuno ha mai insegnato una corretta tecnica di pagaiata come si fa per agonisti e fiumaroli- mi trovo bene con la groenlandese perchè è la più facile da tenere in mano ;D
Tanto ricordiamoci che la velocità critica è stabilita dallo scafo e che la forza necessaria a mantenerla è data sempre dal coefficente di attrito dello scafo stesso.


Diverso discorso se parliamo del periodo -breve o lungo che sia- in cui si deve  portare lo scafo da 0 ai tuoi famosi 6,8km/h.
Indipendentemente da tecnica diversa sicuramente l'esperienza ti dirà che se con un'europea di servono un tot di pagaiate con la groenlandese ne devi preventivare credo almeno il doppio, con la wing forse la metà. Ecco perchè, secondo la logica, io dovrei usare un'europea e non una groenlandese  :P dato che difficilmente mantengo velocità costante a lungo ma continuo a fermarmi e ripartire (vuoi per fare una foto o per infilarmi tra gli scogli).
Anche qui le forze in gioco sono le medesime e non si modificano a seconda del tipo di pagaia ma vien più facile pensare che una wing abbia la capacità di trasferire all'acqua, e quindi allo scafo (principio di azione-reazione), tutta la forza fisica che io posso sviluppare sul manico mentre una pala meno efficiente come la groenlandese non ha questa capacità e la forza in eccesso viene sprecata dissipandola in altro modo (non so se hai mai provato a spingere al massimo con la greenland fino a quando ti accorgi che durante la passata in acqua la pagaia fa un continio su e giù e vedi sollevare l'acqua).

marittimo

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Grazie anche per il tuo intervento.
Non volevo però entrare in questioni di ingegneria navale, spesso troppo complicate anche per gli addetti ai lavori.
Mi interessava solo acquisire informazioni pratiche sulla differenza di rendimento tra i vari tipi di pagaia.

Come ho già detto, la combinazione groenlandese + mio precedente kayak, mi aveva soddisfatto perché riusciva a raggiungere velocità simili a quelli di analoghi kayak spinti da pagaie ritenute normalmente più performanti della groenlandese. Non avevo quindi sentito l’esigenza di chiedermi quanto avrei potuto aumentare (in velocità) con un’altra pagaia.

La nuova combinazione groenlandese + nuovo kayak mi ha invece un po’ deluso poiché l’aumento di velocità (che avevo previsto e che c'è stato) è risultato inferiore alle mie aspettative. Vorrei quindi capire se dipende dal kayak (lento di suo) o dalla pagaia (che non spinge abbastanza per quel tipo di scafo). Potrebbe dipendere anche dal canoista che, da una logica prettamente crocieristica, sta inconsciamente passando ad una logica più corsaiola.
Insomma, una nuova situazione ancora quasi tutta da scoprire e che, complessivamente, comunque mi soddisfa più della precedente, tanto è vero che ho già messo in vendita il vecchio kayak.

Sicuramente farò delle prove per mio conto, ma se intanto qualcuno le aveva già fatte per conto suo e mi dava qualche numero, mi sarebbe stato utile.
Tutto qui  ;)


Giovanni Perozzi

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Nolby, l'Ing Massimo Mori ha pubblicato diverse pagine sulla pagaiata, prova a consultare canoa-ricerca, od anche leggere il capitolo a questo dedicato su "allenamento del canoista" di Marco Guazzini.
Diciamo che la premessa, moto rettilineo e moto uniforme, non è valida, perchè anche nella condizione di acqua più ideale possibile e assenza di vento, l'avanzamento è dato da una serie ciclica di colpi con una fase aerea di contributo nullo, quindi una serie ciclica di accelerazioni e decelerazioni, poi per giunta in maniera asimmetrica, destra -sinistra, con andamento zigzagante del moto.  E' evidente che il massimo rendimento/efficacia della pagaiata si ha nel limitare questi effetti di scostamento dal moto ideale, cosi come per quanto riguarda la pagaia, ricercare per quanto possibile il fulcro fisso, ed è questo quello che cercano di ottimizzare al massimo gli atleti della specialità della velocità in acqua piatta.
Da quel poco che ho sperimentato o avuto modo di vedere, le differenze tra varie forme di pale, in termini di prestazioni, non sono poi cosi distanti come uno potrebbe immaginare, pochi punti percentuale di differenza (la wing vs others), tali da non giustificarne, per un turista medio che pagaia sulla distanza della passeggiata,  l'uso di un modello a discapito di un'altro, cosi come le differenze in prestazioni dei kayak non sono cosi elevate, tra il mio kayak da mare british style largo 54 e lungo 525 e quello iperpaciocco e stabile largo 66 e lungo 440 la prestazione diminuisce, ma meno del 10%, assottigliando la differenza col peggiorare delle condizioni di vento e mare; vedo che è un argomento molto dibattuto, ma sinceramente dire che va meglio un K lungo 530 rispetto ad uno 490 da sconsigliarne l'uso, oppure la pala groenlandese rispetto alla pala europea, o viceversa, mi sembra una cosa da bar, l'essenza è andare con l'attrezzatura con cui uno si trova meglio.
linko una discussione simile sulle prestazioni delle pagaie
 https://www.nspn.org/forum/topic/10413-greenland-euro-and-wing-efficiency-a-voice-from-my-past/

su un percorso di 10km, lungocosta, mare  poco mosso e vento debole
Kayak Victoria di Janautica, L 435?? W 66?? peso 19kg, circa 7,4km/h - pagaia Galasport Klasik L 214
Kayak Sealion di Aquarius, L 525  W54 peso 23kg,  circa 8,3km/h - pagaia Galasport Klasik L 215,5
dati empirici, poche rilevazioni per il confronto e condizioni mare variabili tra una prova e l'altra.


Ultima modifica: Settembre 27, 2019, 02:12:24 pm da Giovanni Perozzi

Lorenzo Molinari

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Concordo in toto con Giovanni Perozzi e, salve le precisazioni di Giovanni, con il penseiro di Nolby. Consiglio anch'io la lettura di "L'allenamento del canoista", un libro non recente ma ancora valido, scritto dall'amico Marco Guazzini, che oltre a essere stato canoista nazionale, è allenatore della Comunali Firenze e ricopre ruoli tecnici nella FICK.

Un canoista non agonista mediamente allenato sarà in grado di raggiunge e mantenere la velocità critica del proprio kayak da turismo anche sulla lunga distanza, pertanto in termini di velocità media una pagaia vale l'altra, non potendo aumentare la velocità media sulla lunga distanza, se non prendendo un kayak più performante, sempre che ne abbia le capacità fisiche.
Una pala wing però gli consentirà di mantenere la velocità critica con uno sforzo e con una frequenza di pagaiate leggermente inferiori rispetto a una pagaia ovale standard o a una groenlandese. Ma poco o nulla cambierà in termini di velocità media.
Se per un canoista non agonista mediamente allenato quasi non si pone il problema del tipo di pagaia, figuriamoci nel caso di un canoista neppure allenato.

La wing ha una presa in acqua migliore di una ovale e questa ha una presa migliore di una groenlandese. Se pagaiassimo con un manico di scopa, faremmo in acqua molti vortici ma avanzeremo assai poco. All'aumentare della superficie della pala faremo meno vortici, avanzeremo sempre di più ma anche faticheremmo sempre di più. Se avessimo pale larghe a dismisura, la pagaia non si muoverebbe in acqua e tutta la forza impressa farebbe avanzare il kayak, ma sarebbe una pagaiata per nulla dinamica e particolarmente faticosa. Ciascuno di noi deve trovare il giusto compromesso tra superficie della pala (e lunghezza del manico) e proprie capacità atletiche.

Il vantaggio di una pala wing deriva dal fatto che la sua forma a cucchiaio permette di essere efficace più di una qualunque altra pala di uguale superficie e, quindi, consente una maggiore avanzamento a parità di condizioni (maggiore avanzamento sempre che lo scafo lo permetta).
Un campione olimpico di kayak sprint potrebbe anche gareggiare con una pagaia diversa da una wing ma sarebbe scartato già in batteria, superato anche da quegli atleti che sanno di non poter puntare alla finale. Idem per una gara di discesa fluviale.
Ultima modifica: Settembre 29, 2019, 08:04:48 pm da Lorenzo Molinari

marittimo

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Il libro di Marco Guazzini dovrebbe arrivarmi tra oggi e domani.

Su google books c’è una breve sintesi con il capitolo quasi completo dell’ing. Mori sulla meccanica della pagaiata

https://books.google.it/books?id=mG-ZzwsGOKEC&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false

Grazie a Giovanni Perotti per i dati rilevati con i due differenti kayak che, per quanto da considerare in linea di massima, mi sembrano comunque in linea con le differenze emerse tra i miei due kayak (intorno al 10%) aventi proporzioni abbastanza simili agli altri due.

Circa l’incidenza della pagaia, posso solo aggiungere che in una breve uscita di qualche giorno fa con la pagaia rossa che si vede in foto vicino la mia solita (pala circa cm 17x40 - parte rossa), su un tragitto A/R di 10,8 km totali ho realizzato una media complessiva di 7,3 km/h, inclusa una sosta di circa 2 minuti all’andata (per lasciar passare due barche che uscivano dal porto) e circa 1 km al ritorno trascorso perlopiù a combattere contro lo svuotatore Andersen che non voleva sapere di restare aperto con il pozzetto mezzo allagato.
Le condizioni meteo-marine non erano tuttavia paragonabili alle mie solite, poiché c’era abbastanza onda corta in crescita insieme al vento. Tragitto di andata con onda e vento al mascone (onda mediamente circa 30 cm con qualche cresta 40-50) e media 7 km/h.
Ritorno con onda in aumento di almeno 10 cm al giardinetto che spingeva bene ma che richiedeva più attenzione. Sulle onde più grosse (circa 60 cm) la canoa partiva bene in surfata ma ho anche rischiato di perdere l'equilibrio e ribaltarmi. Pozzetto spesso riempito con circa 4/5 dita di acqua. Media 7,6 km/h.



Giovanni Perozzi

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Lorenzo, però, da quello che so, correggimi se sbaglio, una pala wing è effettivamente performante se si ha velocità, non so quanto potrebbe rendere su kayak turistici lenti, mentre il vantaggio diventa sensibile (3-5%) appunto su kayak veloci: sprint, discesa, surfski e kmare filanti.

Per quanto riguarda le differenti velocità tra diversi tipi di kayak, il fatto è che come dice Nolby devo vincere la resistenza, che è proporzionale al quadrato della velocità, con un fattore moltiplicativo dovuto allo scafo che adotto, F=c*v^2, quindi diminuire c porta solamente un piccolo incremento di v.

Erroneamente siamo portati a pensare che cambiando kayak possiamo ottenere chissà che prestazioni, ma prove empiriche e orologio alla mano ci fanno ricadere nella realtà.

Mi son molto meravigliato, ma la mia "paciocca" 4,35 x66 in vtr dovevae essere un missile rispetto ad una fluviale in polietilene , la Ripper, lunga appena 2,70 e pesante: certo andavo a ritmo blando, veramente da passeggiata, ma il mio amico riusciva a stare a fianco in piacevole conversazione.

PS Marittimo c'è comunque qualcosa di meglio della pala rossa che vedo in foto  :)

Lorenzo Molinari

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Concordo con te, Giovanni:
- la wing offre vantaggi soprattutto quando si accelera, quando si pagaia con una frequenza elevata o quando si viaggia a una velocità sostenuta; molti modelli di kayak da mare in composito sono assai performanti e con un buon allenamento una wing dà comunque vantaggio;
- cambiare kayak se non c'è un buon "motore" serve a ben poco.

...la pala rossa non credo sia adatta per le pizze ma non è tanto meglio per pagaiare.  :D
Ultima modifica: Settembre 30, 2019, 05:27:02 pm da Lorenzo Molinari

marittimo

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Per quanto riguarda le differenti velocità tra diversi tipi di kayak, il fatto è che come dice Nolby devo vincere la resistenza, che è proporzionale al quadrato della velocità, con un fattore moltiplicativo dovuto allo scafo che adotto, F=c*v^2, quindi diminuire c porta solamente un piccolo incremento di v.


In realtà il problema della resistenza è molto complesso ed è stato studiato scomponendo le varie resistenze che si oppongono all’avanzamento.
Ho trovato questo articolo di sintesi dell’ing. Mori pubblicato su canoa ricerca

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiX_PK1hPnkAhWRL1AKHR4vAIMQFjAAegQIARAC&url=http%3A%2F%2Fwww.federcanoa.it%2Fhome%2Fformazione%2Fnuova-canoa-ricerca%2Farchivio%2F7086-canoa-ricerca-n-19%2Ffile.html&usg=AOvVaw14I2oFP2SIlIFTF_REgpQR


in cui si dice che per le nostre velocità relative la resistenza maggiore (75%) è quella d’onda nella cui formula (Taylor) la velocità sembra comparire alla sesta potenza. Ho cercato conferma in altri testi e anche Sergio Crepaz (Teoria e progetto di imbarcazioni a vela, Zanichelli, 1986) scrive “la resistenza d’onda (relativa) aumenta con la sesta potenza della velocità (relativa)” (pag. 121), disegnando un grafico simile a quello che compare nell’articolo dell’ing. Mori, cioè con una rapida impennata verso l’alto.

PS. Per quanto concerne la mia pala rossa, beh, se non fosse come dite voi, credo proprio che mi avrebbero chiesto ben più dei 10 euro che l’ho pagata nel mercatino delle cose vecchie  ;)




marittimo

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Altra uscita con acqua quasi piatta e vento quasi zero su percorso A/R di circa 15,3 km complessivi. Sempre pagaia rossa.

Premetto che, normalmente, la mia frequenza di colpi è intorno ai 60 al minuto.

All’andata (7,62 km) ho forzato mantenendo una frequenza media tra 70 e 75. Velocità media 8 km/h con gli ultimi 1,5 km (circa) percorsi intorno a 8,5 km/h. La velocità massima è arrivata agli 8,8 km/h (circa 80 colpi, se ho contato bene) che avevo raggiunto anche con la groenlandese. Ammetto di essere arrivato un po’ spompato.

Ritorno in tutto relax con frequenza media tra 55 e 60 colpi al minuto. Velocità media 7,2 km/h con punta massima di 7,8 km/h.

Direi che, rispetto alla groenlandese, qualcosa è migliorato, soprattutto forzando la frequenza rispetto alla mia solita. 
Nelle prossime uscite cercherò di provare altre pagaie, wing inclusa.



Lorenzo Molinari

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Qunado proverai una wing i risultati potebbero non essere eccellenti, se non addirittura deludenti.
La tecnica di pagaiata cambia considerevolmente rispetto alla tua rossa e bisogna prenderci la mano...
Soprattutto prova un wing che sia quasi una decina di centimetri più corta di quella che useresti in legno tipo standard europea e di pala più stretta. Quanto alla forma della pala sulle lunghe distanze ti consigiio una pala tipo Gamma della Jantex.

marittimo

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Grazie per i suggerimenti.

Mi sto documentando sulla wing e credo di aver capito il principio su cui si basa, ovvero all’effetto trascinamento delle pagaie tradizionali si aggiunge la portanza creata dal profilo alare che si muove nell’acqua in modo corretto (un po’ come i foils delle barche o le ali di un aereo che si muovono nell’aria, essendo anche questa un fluido).

Un ragazzo del circolo mi ha messo a disposizione le sue due wing per fare delle prove ma, proprio perché occorre imparare la tecnica appropriata, vorrei provare anche a costruirmene una, e non tanto perché penso di far meglio di Bracsa o di Jantex, ma perché così riesco ad entrare meglio nei suoi dettagli (in sostanza credo che prima di imparare ad usarla occorra imparare perché è fatta in un certo modo e cosa ci si può aspettare da una forma rispetto ad un’altra).

Quest’inverno avrò molto da studiare e da capire  ;)




Giovanni Perozzi

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Attenzione, le nostre velocità relative sono bassissime, abbiamo mezzi altamente dislocanti, la resistenza d'attrito è ben maggiore della resistenza d'onda.

ti cito un articolo dello stesso Mori più completo.

canoa ricerca di aprile/maggio 2008, il numero 63/64

comunque Marittimo, in sincerità è molta gran bella teoria, derivante dal settore agonistico "spinto".

ti consiglio di continuare la sperimentazione oltre che con la wing, anche con una europea un po meglio della rossa, un modello recente a pala asimmetrica e leggero, in fibra o carbonio.
ciao


In realtà il problema della resistenza è molto complesso ed è stato studiato scomponendo le varie resistenze che si oppongono all’avanzamento.
Ho trovato questo articolo di sintesi dell’ing. Mori pubblicato su canoa ricerca

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiX_PK1hPnkAhWRL1AKHR4vAIMQFjAAegQIARAC&url=http%3A%2F%2Fwww.federcanoa.it%2Fhome%2Fformazione%2Fnuova-canoa-ricerca%2Farchivio%2F7086-canoa-ricerca-n-19%2Ffile.html&usg=AOvVaw14I2oFP2SIlIFTF_REgpQR


in cui si dice che per le nostre velocità relative la resistenza maggiore (75%) è quella d’onda nella cui formula (Taylor) la velocità sembra comparire alla sesta potenza.

marittimo

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Grazie per la segnalazione.
Mi sembra che la parte Mori sia una leggera rielaborazione, con qualche aggiornamento circa gli studi successivi, dell’articolo precedente.
Ho notato però che nel secondo articolo la formula di Taylor, per il calcolo della resistenza d’onda, contiene la velocità alla quarta potenza anziché alla sesta come nel primo articolo.
Comunque la suddivisione delle resistenze (75% onda, 15% attrito, 10% resistenze residue) si riferisce effettivamente a velocità relative (intorno a 2) che io non raggiungerò mai.
Quindi nelle mie condizioni (attualmente con Vr tra 0,95 e 1,15) l’attrito ha una rilevanza maggiore, anche se forse non prevalente rispetto all’onda (in base al secondo articolo di Mori la prevalenza dell’attrito si ha fino a valori di Vr 0,7 – 0,8).
Poi non sempre c’è coincidenza tra teoria e pratica.
Avevo colto con un po’ di delusione la parte conclusiva del primo articolo Mori sulle prove di traino come sistema di sperimentazione. Mi ha fatto ricordare gli esperimenti iniziati nella vasca di Londra verso la fine del 1600, e sembra che siano ancora attuali, nonostante l'evoluzione della scienza e degli ausili informatici.

Per quanto riguarda alla pagaia, sicuramente proverò diversi tipi ma essenzialmente per mia cultura personale, non avendo più l’età e neanche il fisico per dedicarmi all’attività agonistica.




marittimo

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Ieri mattina, approfittando di condizioni meteo marine pressoché identiche a quelle dell’ultima uscita con la pagaia rossa (di cui ho parlato nell’intervento del 2 ottobre scorso), ho voluto riprovare la pagaia groenlandese sullo stesso tragitto e cercando di mantenere lo stesso numero di colpi.
All’andata (km 7,6 circa) con la frequenza media di 70-75 colpi/min, la velocità media è stata di 7,3 km/h, ma sono arrivato anche molto meno spompato, tanto è vero che sono subito ripartito per il tragitto di ritorno (anziché fermarmi in spiaggia per 5 minuti come l’altra volta); ritorno compiuto mantenendo una frequenza media intorno ai 70 colpi/min e una velocità media di 7,2 km/h (qui però mi hanno forse aiutato un pochino i diversi treni di onde lunghe provocate da qualche barca che transitava nella mia stessa direzione e che erano invece assenti all’andata).
La velocità massima è stata di 8 km/h con circa 80 colpi/min.

RIASSUMENDO

Uscita 1 ottobre con pagaia rossa
Andata (km 7,6), frequenza 70-75 colpi/min, velocità media 8 km/h, velocità max 8,8 km/h (con circa 80 colpi). Sensibile affaticamento all’arrivo. Sosta 5 minuti a terra.
Ritorno (stessa distanza), frequenza 55-60 colpi/min, velocità media 7,2 km/h, velocità max 7,8 km/h (colpi non contati). Affaticamento all’arrivo nella norma rispetto precedenti uscite simili.

Uscita 5 ottobre con pagaia groenlandese grip
Andata (km 7,6), frequenza 70-75 colpi/min, velocità media 7,3 km/h, velocità max 8 km/h (con circa 80 colpi). Leggero affaticamento all’arrivo. Ripartito subito senza sosta
Ritorno (stessa distanza), frequenza circa 70 colpi/min, velocità media 7,2 km/h, velocità max 7,7 km/h (colpi non contati). Affaticamento all’arrivo nella norma rispetto precedenti uscite simili.