Autore Topic: Lo Stato è contro il buon senso ...  (Letto 981 volte)

Giugno 06, 2018, 10:28:53 am
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Andrea Ricci

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    non la canoa, bensì la pagaia è il nostro sport
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"... in barba a tutte le eccessive precauzioni di responsabilità civile che stanno affossando una passata, fiorente organizzazione di raduni da parte dei club dilettantistici".
Così ha scritto Vittorio Pongolini in un post in cui loda l'organizzazione di un raduno (Sture di Lanzo), in cui evidentemente si è recuperato il buon senso a scapito della crescente e ingolfante burocrazia.
Co-organizzando io da 20 anni il raduno più di "buon senso" d'Italia - la Discesa Internazionale del Tevere, che se resiste dopo 40 anni è solo grazie al buon senso e al coraggio dei suoi organizzatori - mi trovo molto d'accordo con le sue parole e con il tono.
Molti raduni sono spariti perché affossati dalle regole e dalle responsabilità pesantissime in capo agli organizzatori.
Possiamo approfondire l'argomento? Vittorio, ci dai una interpretazione autentica e più esaustiva delle tue parole?
Andrea Ricci
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Giugno 07, 2018, 08:54:34 am
Risposta #1

Maurizio (Tric)

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Concordo con entrambi.  E' ora di finirla con tutte queste regole, lacci e imposizioni sia per i club che per i singoli e guide.
Spesso, molte di queste regole, anche di sicurezza eccessiva, sono volute per alimentare "business" da parte dei soliti noti, Assicurazioni,  Avvocature etc ......
In molti paesi è ancora sufficiente firmare una semplice liberatoria , per poter fare quasi tutto.

Saluti
Tric

Giugno 07, 2018, 12:52:44 pm
Risposta #2

Giovanni Perozzi

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Ricordo i tempi in cui, nelle uscite tra amici, nelle uscite sociali od anche nei raduni, si partiva, si andava e ci si divertiva, ..........sicurezza, attenzioni, consigli, buon senso, erano dispensati dai più esperti, magari qualcuno usciva con delle sbucciatore o dei lividi, e comunque era andato a bagno, e non si lamentava; si son formate cosi leve di canoisti.

Ho letto su questo sito il post di Toio Pongolini sulla responsabilità di guide/isruttori/accompagnatori, roba da far drizzare la pelle anche ai più appassionati, tanto da far pensare, prima di una uscita, di  premunirsi di consulenza legale!!! ed adesso il post di Andrea Ricci  sulla organizzazione di raduni.

Per favore vorrei capire con esempi pratici di cosa si tratta, perchè ogni tanto mi capita di cercare di coinvolgere amici o il vicino di casa al mare, o associati alla mia stessa associazione, od altri canoisti già praticanti o gente comune, magari dei semplici curiosi, a fare una scampagnata.............., a prendere quel semplice mezzo che galleggia e a tirar due colpi di pagaia, cosi, in maniera estemporanea e per puro divertimento, .........cosa rischio?????




Giugno 07, 2018, 01:24:33 pm
Risposta #3

Andrea Ricci

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Ti rispondo subito, caro Giovanni, con un aneddoto.
Negli anni '90, entusiasmato dal campeggio nautico con il mio Taifun Slalom, fondai insieme a Sandro De Riu un gruppo chiamato canoe-in-mare! e organizzammo raduni in mare, senza quote e con pochissime regole, dettate dal buon senso (e dal notorio divieto di campeggio): 1) la tenda si monta al tramonto 2) la tenda si smonta all'alba 3) nelle traversate e in prossimita' dei porti si procede in gruppo. Per il resto, un misto di buon senso, di naturale aggregazione dei meno capaci ai piu' capaci, e uno scampolo del clima libertario dei decenni precedenti (ad esempio, ci capitava spesso di stare nudi, uomini e donne). Si dormiva in spiaggia e si faceva cucina da campo, spesso intorno al fuoco. Che anni ... che ricordi ...
Un pomeriggio di fine estate, credo nel 1999, decidiamo di traversare i 9km tra Ponza e Palmarola per andare a dormire sulla favolosa isola. A meta' traversata veniamo intercettati dalla Guardia Costiera. Il capitano ci urla:
- CHE FATE IN MEZZO AL MARE? CHI E' IL CAPO?
Sorvolo sul seguito, le minacce, il ritorno a Ponza, la ramanzina in caserma. Mi disamorai cosi' tanto che smisi di organizzare raduni. Quante decine di canoisti abbiano imparato il campeggio nautico con me, in migliaia di km lungo coste e isole italiane, non lo so. Ma quel modo selvaggio di andare per mare e' scomparso ... Chi e' rimasto ad amarlo, lo fa da solo, non si azzarda piu' ad organizzare per altri.
Come sono i raduni marini oggi? Campeggio bello ordinato, cenette a base di pesce al ristorante sulla spiaggia, ricchi premi e cotillon. E soprattutto un armamentario di dispositivi di sicurezza obbligatori. Risultato: uno stuolo di canoisti marini che non saprebbe neanche cosa portarsi se dovesse fare campeggio nautico in autonomia. Con una metafora: si e' passati dall'artigianato all'industria, anche qui.
Andrea Ricci
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