Autore Topic: Petizione Idroelettrico  (Letto 2371 volte)

Dicembre 15, 2017, 07:21:01 pm
Letto 2371 volte

Giuseppe Coduri

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Ho letto la bozza di petizione sottoscritta da una lunga lista di associazioni: capolista Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi, vari Bacini di pesca, vari comitati di tutela dei fiumi, varie sezioni di Italia Nostra e Legambiente.
Lo scopo è noto e commendevole: evitare la proliferazione di impianti idroelettrici che cementifichino e privino i corsi d’acqua della portata naturale, con gli impatti negativi che conosciamo.
Alcuni numeri citati non mi convincono, ma non è questo il punto: in sostanza si chiede di abrogare ogni forma di incentivo al piccolo idroelettrico. A parte il fatto che i comitati che osteggiano l’eolico e il fotovoltaico a terra chiedono esattamente lo stesso; a questo punto potremmo eliminare del tutto ogni forma di incentivo alle energie rinnovabili e continuare con le fonti fossili, finché dura.
E poi no agli incentivi per il mini idro perché l’energia prodotta è poca (ci sono degli errori nei dati citati, ma non importa). E allora? L’incentivo è proporzionale ai kWh prodotti: tanti kWh=> tanti € e viceversa. Incentivare solo impianti che producono molto avrebbe effetti negativi: i proponenti, pur di accedere alla soglia minima per godere dell’incentivo, potrebbero spingere per progetti più impattanti.
E poi, se interventi piccoli non hanno senso, allora perché mettere i doppi vetri alle finestre o prendere i mezzi pubblici, se tanto l’impatto è modesto. Ogni kWh di energia rinnovabile consente un risparmio di energia primaria pari a 187 grammi di petrolio equivalente (mezza pinta di diesel più o meno) ed evitare l’emissione di mezzo kg di CO2. Non so se è tanto o se è poco. Un impianto mini idro, se produce 1.000.000 di kWh evita il consumo di 187 tonnellate di petrolio equivalente (190.000 litri di gasolio circa) e 500 tonnellate di CO2.
Il decreto attuale, che già restringeva molto il campo di applicazione (di fatto “sanava” la posizione di impianti esclusi dal precedente decreto e incentivava quasi solo impianti su canali artificiali o salti/briglie già esistenti) scade a fine 2018. Il prossimo dovrebbe proseguire su questa strada, ma mi sembra che ancora non circolino bozze.
Fatte queste premesse, vengo al punto. Mi sembra che il fine di una protesta che abbia come obiettivo l’eliminazione dell’incentivo “in quanto tale” riveli, sottotraccia, l’antica avversione per impresa privata, quella visione del mondo per cui il guadagno personale è peccato mortale, l’imprenditore è sempre “senza scrupoli” e in definitiva: pare quasi che il disvalore legato ad un impianto idroelettrico impattante, non sia tanto il danno per l’ambiente, ma il fatto che qualcuno ne derivi un guadagno.
Io invece la penso così:
1.   Esiste ancora spazio, in Italia, per impianti mini idro NON impattanti: canali irrigui, briglie, condotte per DMV, acquedotti. Senza incentivi questi progetti non stanno in piedi, ma anche con incentivi (parlo per esperienza) non diventa ricco nessuno. L’eliminazione degli incentivi colpirebbe questi progetti, che spesso, grazie alle opere compensative, generano positive ricadute sui corsi d’acqua.
2.   Per evitare che si realizzino impianti che danneggiano seriamente i corsi d’acqua, dobbiamo invece richiedere norme chiare, stimolare le autorità preposte al rilascio delle autorizzazioni affinché coinvolgano, nelle conferenze dei servizi, cosiddetti “portatori di interesse” mentre oggi alle CdS si invitano diecimila Enti che il più delle volte neanche si presentano, ma i pescatori, i canoisti, le associazioni ambientaliste, non vengono mai interpellati.
3.   Le relazioni sull’impatto ambientale allegate ai progetti, spesso, sono accozzaglie di banalità, paginate di nulla, vaghissime sui reali impatti; ma nessuno le contesta. Su queste cose dobbiamo dare battaglia, non sugli incentivi. Chi davvero li merita, li prenda ______!
E allora: in primis serve un atto di onestà intellettuale: i movimenti “ambientalisti” hanno troppo spesso fatto opposizioni aprioristiche, con l’effetto di alienarsi le simpatie di larga parte della pubblica opinione e guadagnarsi la nomea di “animebelle” retrograde. Il passato referendum sulle cosiddette trivelle è, per conto mio, un esempio di questo atteggiamento che giudico puerile e sterile.
Spingiamo invece affinché chi vive i fiumi abbia voce in capitolo, chiediamo alle nostre federazioni (FICK, FICT, pescatori, SUP, ecc.) di farsi avanti con i ministeri preposti (MISE, MIBACT, ecc.) e chiedere:
1.   Di avere voce in capitolo nelle conferenze dei servizi
2.   Di spingere per applicare in modo rigoroso le normative su DMV e concessioni di derivazione, che già esistono.
3.   Chiedere la revisione dei DMV e prevedere, in fase di rinnovo delle concessioni in scadenza (ma non solo) rilasci programmati sui tratti di fiume oggetto di prelievi.
4.   Chiedere di prevedere espressamente, in caso di impianti proposti su salti esistenti, opere compensative come scivoli per canoe o (meglio) canali artificiali per gli sport di pagaia.
Ciao a tutti.


Dicembre 20, 2017, 03:57:28 pm
Risposta #1

Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Ciao Giuseppe.

Ci sono ombre e luci su quanto scrivi. Non ho il tempo materiale per risponderti - ci ho da lavorare - in maniera articolata, ma se vai a vedere quanto è stato pubblicato sul sito della FICT (https://www.canoa.org/it/news/abbattimento-dighe-di-vittorio-pongolini-107.html), il nuovo tendenziale è di eliminare sbarramenti, grossi o piccoli, utili o inutili che siano, non di costruirne di nuovi, seppur piccolissimi, e a macchia di leopardo.
Eventualmente ne parleremo più avanti, con evidenze applicate ai tempi correnti: siamo sostanzialmente dalla parte della logica entrambi, ma con il cuore rivolto ai nostri meravigliosi fiumi.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Dicembre 28, 2017, 08:50:06 am
Risposta #2

Giuseppe Coduri

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Ciao Vittorio, premetto che mai ho evocato (tanto meno auspicato) la realizzazione di nuovi sbarramenti/briglie/salti artificiali. Ho fatto riferimento (in linea con quanto si trova nei decreti) solo allo sfruttamento di manufatti già esistenti.
Ti stai spendendo molto per la causa della rimozione degli sbarramenti e gli esempi illustrati nel link che hai segnalato sono interessanti.
Ma non sempre la rimozione degli sbarramenti artificiali è tecnicamente ed economicamente fattibile. In particolare, la rimozione di uno sbarramento, oltre a generare problemi da risolvere in loco, altera equilibri consolidati e potrebbe determinare effetti indesiderati e/o imprevisti in altri punti dell’asta fluviale.
Ma anche immaginando che gli aspetti tecnici ed economici possano essere superati, io non credo che l’intervento dell’Uomo sulla Natura sia sempre qualcosa di negativo, che merita di essere cancellato. I laghi artificiali alpini sono oramai veri e propri ecosistemi, oltre ad essere luoghi spesso incantevoli. Nei fiumi di pianura, poi, le briglie creano pozze che resistono nei periodi di magra e si prestano a utilizzi vari, quando il fiume, nel suo stato naturale, si ridurrebbe ad un greto secco, percorso da esangui rigagnoli.
Concludo con una domanda: hai un esempio di un fiume in Italia per il quale sia stato fatto lo studio tecnico/economico/ambientale legato alla rimozione di uno sbarramento?
Ciao a tutti e buon anno.

Gennaio 23, 2018, 06:17:09 pm
Risposta #3

Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Sono abbastanza d'accordo, Giuseppe, sul fatto che le rimozioni di sbarramenti a prima vista inutili vadano attentamente valutate, ma nella identica misura in cui gli stessi sono stati costruiti. E questo sia economicamente che tecnicamente.
Ma fino a pochissimi anni fa, quando ancora non esisteva la "dottrina" della Riqualificazione Fluviale e la stessa non era una scienza esatta come invece lo è ora, nulla veniva considerato quando si trattava di sbarrare/imbrigliare/fare saltare artificialmente il fiume. Ora che si conoscono con certezza le esigenze idromorfologiche dei fiumi e dei torrenti e tutte le altre che ormai conosciamo leggendo le pagine di CKItalia già scritte - che sono poi le nostre necessità, vitali ed indispensabili per una normale coesistenza della popolazione con i corsi d'acqua -  tutti, dico TUTTI i manufatti artificiali DEVONO essere rivisti alla luce delle nuove conoscenze.
Per i laghi alpini...preferisco comunque vederli naturali, senza dighe - sono ancor più belli, no? - e per l'imbrigliamento delle sponde...mah, anche qui preferisco la naturalità. Anche tu, se ci pensi lo preferisci. Certo, se una sponda sta cedendo e sopra c'è una abitazione , non c'è via di uscita che proteggere la sponda, ma, detto tra di noi, il "pirla" è il proprietario e lo sono le autorità che gli hanno concesso le autorizzazioni di costruire in quel punto. L'esempio classico va al pastificio Rummo, costruito nel letto del fiume Tammaro, che nel 2015 è stato inondato.
E dunque, al momento in Italia non ci sono esempi di fiumi con sbarramenti rimossi, ma perché siamo indietro. Mi rifaccio pertanto a quanto ho già riportato sopra e dico che sarebbe giunta l'ora che la diga di San Salvatore sul Trebbia segua l'esempio, e per prima in Italia, di quanto si sta facendo all'estero, con abbattimenti di sbarramenti inutili per tutti e di fiumi liberi, utili per noi che pagaiamo e per molti altri. E aggiungo anche quest'altro link : http://www.cirf.org/it/national-geographic-il-fiume-rivive-dopo-la-piu-grande-rimozione-di-una-diga-nella-storia-degli-stati-uniti/  che porta al sito del CIRF e dove si possono leggere di altri pericoli per altri corsi d'acqua (tengo a precisare che il CIRF non è una associazione ambientalista ma scientifica e che dà risposte ragionate e non prese di posizione univoche).
Non sono un estremista ambientalista, e non lo sarò mai. Vado secondo la logica dei tempi in cui vivo. Non sputo nel piatto (energetico, alimentare etc..) in cui mangio, ma dico, come riporto anche nell' aforisma scritto in inglese qua sotto, che ... ho visto dei posti, dei fiumi, dei laghi e dei mari che, grazie ai miei tantissimi viaggi di canoa nei cinque continenti,  fanno venire le lacrime agli occhi per la bellezza della loro purezza incontaminata.
« Ultima modifica: Gennaio 23, 2018, 06:29:17 pm da Vittorio Pongolini »
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Gennaio 27, 2018, 11:29:44 am
Risposta #4

Giuseppe Coduri

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San Salvatore, appunto. Se ne parla da anni, ma io, tramontato il progetto della centralina (che io valutavo positivamente) ho sempre pensato che nessun Ente pubblico avrebbe sostenuto il progetto e i costi della semplice rimozione della diga.
Ci sono novità? Si è mosso qualche "portatore d'interese"? Sono stati stimati i costi e gli impatti (sia localizzati sia le ripercussioni sull'asta fluviale e sulla galleria) legati a questa operazione?
Se non rispondi(amo) a queste domande, diventa un po' sterile parlare di rinaturalizzazione dei fiumi.

Ciao a tutti.

Gennaio 28, 2018, 06:34:22 pm
Risposta #5

Vittorio Pongolini

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La novità, caro Giuseppe, è che al prossimo incontro (febbraio?, marzo post elezioni?), il settimo e ultimo, del Contratto di Fiume, la Regione Emilia Romagna dovrà dare delle risposte alle logiche richieste di tutti gli stakeholders (portatori di interesse) che sono state formulate direttamente ed indirettamente per migliorare la situazione di utilizzo generale del Trebbia. Tra questi stakeholders ci sono i canoisti, che mi pregio di rappresentare. Mi fa piacere puntualizzare che l'unico canoista sempre presente ai precedenti incontri è stato il sottoscritto, nonostante gli incontri siano stati enormemente, esageratamente e inutilmente dilatati dalla Regione Emilia Romagna in oltre tre anni.
Sempre il sottoscritto, qualora nulla sarà ottenuto riguardo ai due principali punti di discussione, uno generale per tutta la Val Trebbia, relativo al DMV (*), da discutere all'origine con la Regione Liguria, relativamente al rilascio concordato di volumi d'acqua dal bacino del lago del Brugneto, utile a TUTTI i portatori di interesse, e uno più specifico, relativo all'abbattimento dello sbarramento di San Salvatore, il cui interesse è precipuo per i canoisti, ma lo è anche per "gli amanti del bel paesaggio appenninico naturale riportato allo stato originale", riferirà in sede di discussione riguardo all'inutilità politica e fisica del Contratto di Fiume, con riferimenti relativi allo sperpero di denaro pubblico e privato. Il tono dell'intervento sarà definito in loco.

(*) DMV: Deflusso Minimo Vitale
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

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Gennaio 29, 2018, 10:12:55 am
Risposta #6

Giuseppe Coduri

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Caro Vittorio, il tuo impegno per il contratto di fiume è commendevole e spero che, al termine di questo tira e molla, ne possa derivare qualche novità positiva per il fiume e per noi canoisti.
Ma se i rilasci sono un obiettivo raggiungibile, concordando magari una modulazione oraria/settimanale per meglio contemperare le varie esigenze, l'abbattimento della diga di San Salvatore, fino a che qualcuno non mi quantifica costi e impatti, continuerò a considerarlo uno dei tanti capitoli del libro dei sogni (e delle occasioni perse).

Gennaio 29, 2018, 11:01:36 am
Risposta #7

Giuseppe Spinelli

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Salve a tutti. Volevo precisare che Vittorio sta rappresentando tutti gli iscritti alla FICT, che sostiene pienamente la causa e condivide  quanto Vittorio sta sostenendo. Grazie per l'impegno e per la costanza.
Giuseppe Spinelli
Presidente FICT

Gennaio 29, 2018, 07:24:32 pm
Risposta #8

Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Sì, confermo che quando mi iscrivo ad ogni incontro scrivo sempre 3 rappresentanze: FICT, CCM e CIRF. FICT perché sono/siamo tutti molto svegli nel cogliere le opportunità di pagaiare e di pensare a uno sviluppo turistico della canoa/kayak in Italia, CCM perché sono il più vecchio socio del Canoa Club Milano ed è un club FICK, e ricordo il film in super 8 di quando fu fatto saltare da V. Visconti nei primi anni '70 lo sbarramento di San Salvatore (la carica era scarsa, mannaggia, e pare che non funzionò a dovere) e, anche se adesso il CCM è al punto più infimamente basso della sua lunga storia, ci sono affezionato e CIRF perché ne sono socio ed è una associazione scientifica veramente rivoluzionaria e propositiva per la tutela dei corsi d'acqua.
Un po' tante rappresentanze, invero, ma siccome ho otto canoe e kayak c'è coerenza numerica.
« Ultima modifica: Gennaio 29, 2018, 07:55:57 pm da Vittorio Pongolini »
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Gennaio 30, 2018, 04:58:41 pm
Risposta #9

Giuseppe Coduri

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Non so se ho fatto giusto, volevo diffondere il collegamento ad un incontro/convegno in Val Vigezzo, ove stanno facendo una centralina. lì, tra l'altro, il cantiere pare sia fermo a causa di irregolarità emerse durante un controllo.

https://www.facebook.com/acqueribelli/posts/328462994227766

Interessante il nome scelto per l'evento e la soluzione grafica utilizzata.

Ciao.