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Kayak in pelle di foca autentici al Museo Nazionale Danese di Copenhagen

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Vittorio Pongolini

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Non capita spesso di trovarsi al cospetto di dodici kayak autentici in pelle di foca, legno, ossa di vari mammiferi e tendini di balena, usati a mò di corde, groenlandesi e di altre parti dell' estremo nord dell'artico.
E' quello che vi capiterà andando a visitare il Museo Nazionale Danese di Copenhagen (ingresso gratuito) nel settore etnografico ( http://natmus.dk/historisk-viden/verden/arktis/eskimoer-og-groenland/ ).
Ci sono in due settori su due piani diversi, circa sei o sette stanze adibite alla cultura esquimese e una quantità innumerevole di pagaie, abiti, attrezzi, arpioni, i fatidici norsaq lancia arpioni,  anoraq e altri vestiti, giocattoli per bimbi inuit, coltelli vari tondi e normali, arpioni diversi per i vari tipi di preda, ami, quelle sacche gonfie ricavate dalle pelli di foca che servivano per non perdere e seguire la preda dopo che erano state arpionate e di cui ora mi sfugge il nome e tutta una serie di nomi con la  immancabile "Q", senza la nostra "u" obbligatoria susseguente, che per noi non scriverla sarebbe  un grave errore alle elementari. Non mancano foto e filmati di inuit in kayak di 100 anni fa - ma quelli si trovano anche on line ora - che fanno eschimi a ripetizione e un grande umiak autentico, anche lui in pelli cucite insieme. Davvero bello ed emozionante trovarsi di fronte a innumerevoli e veri strumenti di sopravvivenza, pardon, di vita (la loro vita sarebbe la nostra sopravvivenza...) e cultura inuit. Vale senz'altro la pena di passare un paio d'ore solo in questo settore del museo se la vostra cultura del kayak e davvero radicata.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

michele varin

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Ciao,
vi segnalo al proposito la sezione dedicata ai popoli dell'artico all'Ethnologisches Museum di Berlin Dahlem. Meno ricca di quella danese, contiene però un bel kayak tradizionale groenlandese con accessori e dell'abbigliamento.
Inoltre c'è del bel materiale di cultura Haida (America NW).
Non c'entrano con il kayak, ma sono mozzafiato le grandi piroghe polinesiane!
Un museo da non perdere!
Michele

Vittorio Pongolini

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Non ho resistito, e ritrovandomi due anni dopo a Copenhagen, di ritorno da un viaggio in Norvegia col mio Moto Guzzi Norge 1200, sono passato di nuovo per il Museo Nazionale Danese e sono andato a rivedermi quelle magnifiche sale che ospitano la più completa esposizione di Kayak groenlandesi e tutto il necessario per cacciare, pagaiare, mangiare, sopravvivvere e vivere degli inuit. Ho fatto circa 100 foto questa volta, e ad alta risoluzione, ma una epigrafe relativa ai kayaks mi ha catturato l'attenzione per la sua immediatezza e semplicità, e ve la traduco (nè dal danese, nè tantomeno dal groenlandese...):

"Il kayak era una imbarcazione altamente specializzata e il disegno variava a seconda delle condizioni locali in funzione delle condizioni delle onde, del vento, del ghiaccio e degli animali da cacciare. In oltre il kayak era costruito per essere indossato dal suo proprietario. La lunghezza era tre volte la sua altezza; la larghezza era pari a quella dei fianchi + due pugni".

Bellissimo no? Nella sua semplicità c'è tutta l'ingegneria empirica degli inuit.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

missouri

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ricordo che a scuola facevano leggere un bellissimo libro su queste popolazioni, il popolo dalle ombre lughe mi pare.
sono rimasto molto colpito dalla prova di un kayak groenlandese moderno, sono molto curioso di sapere come devono essere le moderne riproduzioni in legno e tessuto. di certo però andare a caccia di foche su scafi in pelli e tendini deve e tendini non avrei mai il fegato

RobertoB

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... sono molto curioso di sapere come devono essere le moderne riproduzioni in legno e tessuto...

Ne ho costruito uno qualche anno fa con legno di abete ed un vecchio telo di cotone impermeabilizzato con un intruglio a base di vernice per esterni.
Essendo più flessibile di un kayak commerciale si ha di più la percezione del movimento dell'acqua sotto di se.
Tende anche ad essere un po' più stabile di modelli analoghi in materiale rigido, il rivestimento in tessuto attutisce le sollecitazioni.
Queste perlomeno erano le mie impressioni da principiante.
Ora non è più mio, ma non ne ho più costruiti con questa tecnica, sinceramente preferisco legno e vetroresina.

Resta comunque una tecnica molto affascinante ed appagante. Vedere l'ombra del telaio di legno controsole al tramonto in spiaggia è uno spettacolo