Autore Topic: XXXIV CAMPIONATI DEL MONDO SLALOM  (Letto 8336 volte)

Agosto 21, 2011, 11:34:16 pm
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Ettore Ivaldi

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Ho passato la giornata alle “Niagara Fall”,  con me anche i miei atleti e molti altri pagaiatori. Siamo a 15 giorni dall’apertura ufficiale dei XXXIV campionati del mondo di canoa slalom e per qualcuno le notti iniziano ad essere insonni. Lunghe ore nell’oscurità che diventano eterne e che ospitano quei  fantasmi che magari durante il giorno  ti sei creato  per una  risalita che non vuole farti uscire, per un ricciolo che non riesci a saltare, per un ritorno d’acqua che ti fa perdere decimi di secondo preziosi oppure per un salto che per ore ti ostini a provare e riprovare. Nella notte tutto si confonde e prendono forma solo i contorni che diventano i veri punti di riferimento per navigare nella tormenta, per vivere intensamente da qui al 6 settembre, giorno di apertura della rassegna iridata. Poi si entrerà nella routine di ogni gara, poi si dovrà fare tutto come ci siamo allenati a fare. Non ci sarà più il tempo per fare nulla e  per cambiare un destino probabilmente già scritto a caratteri cubitali sul  “Bel Danubio blu”.   Io, allora, lascerò la mia anima nella casa viaggiante, chiedendo al vento di portarsi via emozioni e sentimenti per restituirmeli l’11 settembre notte a giochi fatti. La speranza però è quella di riuscire a non perdere nulla e  che tutto possa trovare posto nel profondo del cuore passando attraverso le dita che avranno il compito di trovare i tasti giusti per annotare e non dimenticare nulla. Tutto diventerà patrimonio di tutti per non dimenticare mai giorni meravigliosi pieni di energia, speranze, desideri e perché no anche amore. Amore per uno sport che ami da sempre e per sempre.
Oggi ho sofferto non poco a vedere i ragazzi e le ragazze  cercare  il varco giusto nella selva di un canale che non lascia spazio all’improvvisazione. Su un tracciato che non risparmia nessuno belli e brutti, buoni e cattivi, bravi e meno bravi.  Ci sarebbe la voglia e il desiderio, anche per un solo minuto,  di essere io stesso un fantasma  buono, vestito d’acqua, per prendere per mano questi giovani e indicare loro la via giusta, magari creando un binario immaginario che abbia la capacità di catturarli e guidarli in quel salto che è eterno e che sembra non finire mai. Le parole, le spiegazioni, le teorie, le tecniche sembrano non servire, sembrano non raggiungere lo scopo sperato, sembrano non essere mai sufficienti. C’è  la consapevolezza però  che solo il tempo, la dedizione e il lavoro porteranno ai miglioramenti desiderati.
Beh! forse non era il modo migliore per dirvi che stiamo entrando nel capitolo finale della stagione agonistica 2011.  Forse era meglio scrivere che qui a Bratislava e più precisamente a Cunovo dal 6 all’11 settembre ci saranno i campionati del mondo di canoa slalom validi come prova di qualifica per i giochi olimpici. Dovevo scrivere forse che siamo una squadra forte e che andiamo al mondiale con velleità grazie al grande  lavoro fatto dai vari staff tecnici e dalle società e che noi non pensiamo assolutamente ad eventuali ripescaggi. Però questo  già l’avete letto per la velocità e lo rileggerete fra non sullo stesso sito. Per la verità dovrebbero scrivere che in otto anni sono riusciti a riportare la canoa italiana alla preistoria sotto ogni punto di vista... complimenti!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 22 agosto 2011
15 days to  Slalom World Championships

Agosto 24, 2011, 09:37:22 pm
Risposta #1

Ettore Ivaldi

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Se l’è goduta alla grande questa mattina il buon Hradilek che ha sfidato su una serie di combinazioni il suo amico Dawson. I due si sono giocati una birra  nella parte iniziale nel tentativo di uscire da una risalita a destra e fare una dritta praticamente alla stessa altezza, quindi  ruotare la barca di 180° per entrare a destra della porta successiva. La stessa manovra la faceva nell’ora precedente il vecchio Ford, ma in retro e faticava non poco per raggiungere l’obiettivo di non perdere la porta successiva. Il ceco entrava con molta delicatezza nella risalita pennellando il palo interno, lasciava correre la canoa giusto alla fine della grande morta, portava il peso del corpo sulla coda e con le gambe metteva la sua punta  sopra ad una montagna d’acqua. A quel punto con il destro in acqua e con un bicipite che sembrava esplodesse da un momento all’altro, ruotava la canoa in maniera impressionate e appena un attimo prima del primo palo lanciava la barca sull’onda per andare a prendere la porta successiva a destra. Per tutto questo tempo l’ espressione del suo viso era sorridente e distesa.
Il “kiwi” Dawson, se pur basito da tanta impresa, sembrava essere convinto più che mai di riuscire a mettere in atto anche lui sì tanta grazia ed eleganza, ma ahimè, arrivato alla rotazione, forse senza rendersene nemmeno conto, si è ritrovato proiettato più verso l’infinito cielo che verso la porta successiva. Sconsolata la sua espressione per l’impresa mancata e per la bevuta da pagare! Rimane comunque l’impresa del suo grande amico che ormai da alcuni anni sta condividendo con lui le gioie e dolori dello slalom per un sogno a cinque cerchi. E pensare che solo qualche tempo fa per Mike Dawson sembrava un sogno difficile da raggiungere per le sua vocazione più da free-rider che da canoista fra quei pali che tante volte fanno perdere la bussola e anche la pazienza.
Il campo di Cunovo si sta animando a due settimane dal campionato iridato. Oggi sono arrivati argentini e venezuelani. Anche Zeno è più contento e sorridente e si sente meno solo... chissà perché?  La colonna sonora delle sue ballate con la chitarra è Bob Dylan e io ritorno indietro nel tempo con molta malinconia! Poi ieri vecchi amici, con cui ho condiviso tante ore di lavoro federale, mi hanno dato una spinta in più per continuare a raccontare questo mondo, questa vita, grazie vecchio grande saggio Ilario. 

Cunovo, 23 agosto 2011
13 days to XXXIV Slalom World Championships

Agosto 26, 2011, 10:03:51 am
Risposta #2

Ettore Ivaldi

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Che si disputi un mondiale da qui a poco lo si può capire da tante cose. Ad esempio dalla frenesia di tanti operai che stanno cercando di recuperare il tempo perso nel risistemare i vari camminamenti nell’area che ospiterà le gare iridate. Oppure restyling delle tribune dipinte di nuovo con un azzurrino pastello. Ovviamente siamo assaliti dai camion che stanno portando, tende, container, materiale, tavoli e computers. La certezza definitiva che ci sarà un grande avvenimento da qui a poco arriva dal mega parallelepipedo che hanno piazzato, giusto oggi, all’entrata dell’impianto sportivo e che riporta, oltre ai loghi dei vari sponsor, il programma dell’intera manifestazione. Si inizierà il 6 settembre con la cerimonia di apertura poi qualifiche e via via come sempre. Tutto quindi fa pensare che fra non molto vivremo questo mondiale alla grande. Gli slovacchi sono seguiti, durante gli allenamenti, dalle telecamere di vari net-work e sono sempre vestiti di bianco e blu. Gli allenatori, che sono molti, seguono i loro pargoletti con tanto di cartelline e video. Sorridono meno di qualche tempo fa e sembrano entrati in trance pre-gara, anche se alla sera il gruppo storico di tecnici, Martikan padre, Cibak zio, Mraz padre, Hochoschorner padre passano parecchio tempo seduti nel tendone del ristorante a gustarsi la birra fresca slovacca che effettivamente conoscono già molto bene... e il caldo di questi giorni non fa che agevolare il consumo della bionda bevanda. Oblinger marito e moglie, Boukpeti e Peschier continuano ad allenarsi assieme, anche se il campione olimpico di Atene non partirà ai mondiali, visto che non è entrato in squadra, e ora sta ingannando il tempo collaborando con la squadra canadese nei momenti in cui non è in acqua. Che strano personaggio il francese che aveva cercato gloria e patria in Grecia e che vive ancora con l’illusione di ripetere quell’impresa a cinque cerchi del 2004 che aveva dell’incredibile. Elena Kaliska ogni mattina, quando la incontro, mi saluta con un inconfondibile “Ciao” e ride, che sappia forse che la do per favorita a questo mondiale? Io rispondo gentilmente al saluto e le auguro buon allenamento. Ultimamente è sempre accompagnata da una ragazza che non capisco se è un’amica o una parente. Forse lo scoprirò prima o poi. Noi qualche sera ci spingiamo fino al nuovo centro di Bratislava -”Eurovea” dove si svolgerà anche la cerimonia d’apertura e la consegna delle medaglie con la proclamazione degli iridati. Questo mega centro nato a sud-est del centro storico si sviluppa sulla sponda sinistra del Danubio. E’ un esempio splendido di riqualificazione ambientale con un mega centro commerciale, teatro, cinema, giochi d’acqua e soprattutto un enorme plateatico sul fiume dove la gente trova ristoro in giorni e serate calde come queste. Un verdissimo prato a degradare, morbidi puff su cui rilassarsi, una passeggiata lungo il fiume, tenue luci creano un’atmosfera decisamente romantica e a monte la città vecchia con il famoso ”UFO” che si rispecchia nel Danubio e a valle il ponte Apollo creano un panorama davvero unico. Le navi che passano sullo specchio d’acqua catturano la tua fantasia e ti portano o a Vienna o a Budapest. Le note musicali che arrivano da bordo accompagnano sogni di crociere di un tempo che arriverà e che forse farà rimpiangere il tempo passato. Allora guarderemo da quelle navi i giovani che viceversa animeranno il lungo Danubio, scambiandosi teneri abbracci e parole d’amore. Si sta bene da quelle parti. Si può trovare ogni tipo di ristorante. Ottimo il sushi bar: con 15 euro appaghi tutte le voglie di pesce crudo e di cibi sani.

Occhio all'onda!
Cunovo, 25 agosto 2011 11 days to XXXIV Slalom World Championships

Agosto 27, 2011, 01:10:41 pm
Risposta #3

Ettore Ivaldi

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Bisogna andare dietro le quinte per cercare di capire al meglio un mondiale per cui ovviamente tutti hanno un interesse particolare. Ieri sera sono stato a cena con il vecchio Fox che con gli anni ha guadagnato in saggezza e conoscenza oltre ad una certa tranquillità operativa. Lui ovviamente è l’uomo dell’ICF che lavora nelle retrovie, colui che politicamente cerca di trovare buone soluzioni anche dal punto di vista tecnico, anche se, per la verità, il vero problema della canoa (in generale) non è specificatamente tecnico. Il vero problema è il cambio di mentalità e del modus operandi dei nostri dirigenti, che mantengono la canoa allo stato primordiale.
Qualcuno, dopo gli scarsi risultati della canoa da velocità italiana, si chiedeva quali fossero i veri problemi tecnici da risolvere. Non si possono risolver problemi tecnici se i politici non ti mettono nella condizione di farlo. Prendete l’Australia: a capo di tutto c’è un direttore tecnico, che guarda caso è proprio Richard Fox che è anche il vice-presidente dell’ICF... non a caso. Mentre noi a rappresentarci nell’organo politico internazionale abbiamo non un tecnico, ma il presidente che quindi non potrà che portare ancora e solo politica. Il problema della canoa internazionale è la mancanza di una o più figure che si occupino di management sportivo, di immagine, di promozione del nostro sport in modo professionale e pertinente. Osservazione condivisa con Robert Horochosky che sosteneva giustamente che tutti i vari presidenti succeduti nel boarding dello slalom hanno cambiato regolamenti e si sono occupati degli aspetti tecnici. In realtà loro avrebbero dovuto occuparsi di altro e cioè spingere in altre direzioni. Lo ripeto: il problema non è cambiare le regole del gioco!
Tanto per la cronaca l’Australia ha qualificato per i Giochi Olimpici di velocità tutte le barche e per lo slalom sicuramente alla prima tornata passano donne, K1 uomini e C1. Il C2 lo qualificheranno ai campionati oceanici.
Di questo potremmo parlare a lungo, ma restando nel tema mondiali di slalom le maggiori preoccupazioni ora arrivano dalla stessa organizzazione. Le aspettative sono molte e tutti quanti sperano che queste attese non vengano deluse a partire dagli orari della disputa delle finali individuali che si svolgeranno praticamente tutte dalle 12 alle 13. La scelta, a detta dell’organizzazione, è dettata dal voler offrire al pubblico la possibilità di massima affluenza , cosa che non si verificherebbe al pomeriggio o in tarda serata, oltre al fatto di trovare spazio nei vari palinsesti televisivi. Mah! Vi immaginate invece che bello sarebbe vivere le finale di notte? Va beh non pensiamoci.
Anche il periodo non è dei migliori vista la concomitanza dell’inizio dei campionati di calcio praticamente in tutta Europa. Mondiali che arrivano giusto alla fine dei mondiali di atletica leggera che iniziano oggi.
Ci sarà poi anche l’inghippo delle premiazioni ufficiali che dovrebbero essere fatte al nuovo centro “Eurovea” a Bratislava. Dopo le finale infatti gli atleti e le squadre dovranno trasferirsi in città per assistere alla cerimonia di premiazione. L’idea non è male, purtroppo però il tragitto dal campo di gara alla città è lungo e non sempre agevole per il traffico e per trovare parcheggio facilmente. Positivo il tentativo di portare la canoa in mezzo alla gente e al grande pubblico.

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 27 agosto 2011 9 days to XXXIV Slalom World Championships

Agosto 30, 2011, 02:27:37 pm
Risposta #4

Ettore Ivaldi

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E’ tempo di iniziare con i pronostici... non vi pare?
Partiamo dai campioni del mondo uscenti e la domanda è:
si riconfermeranno al vertice con una doppietta a distanza di 365 giorni?

Vediamo cosa hanno combinato questi atleti nella stagione in corso. Iniziamo con le donne

Corinna Kuhnle chiusi i mondiali di Tacen 2010 si era messa subito in moto ed era partita ben presto per l’Australia, attratta non solo dal canale olimpico, ma anche dal cuore. Dall’altra parte del mondo ci è rimasta fino a marzo vincendo gli Australian open su Schornberg e Lawrence, la più giovane delle Lawrence e cioè Rosalyn.
Tornata nel vecchio continente si è preparata per Europei e Coppa del mondo, passando per alcune gare internazionali come Solkan che vince su Ursa Kragelj. Ai continentali inizia la sua siflza di 50 per passaggi troppo azzardati e rimane fuori così dalla prima finale importante.
Poi va in coppa a Tacen e in finale salta una porta. Dalla Slovenia alla Francia per la seconda gara di coppa: vince qualifiche e arriva seconda in semifinale dietro a Maialen Chourraut. In finale fa registrare il miglior tempo rifilando a tutte almeno due secondi, ma è ancora penalizzata da un salto di porta. Solo nella terza prova a Markkleeberg arriva il primo podio: è seconda con quattro penalità nella gara vinta dalla Dukatova. In finale di Coppa a Praga è 9^ in qualifica con un tempo fantastico, ma con 8 penalità. In semifinale 3^ con il miglior tempo ancora, ma con un tocco. In finale 8^ sempre con un ottimo tempo, ma con 6 penalità, inizia a toccare fin dall’inizio e cioè alla porta 1! Finisce la Coppa del Mondo al terzo posto dietro a Dukatova e Mann.

A Londra nella pre-olimpica vince le batteria dopo essere arrivata quinta nelle eliminatorie. In semifinale cade ancora nella massima penalità e ci aggiunge altri 4 tocchi. Troppi anche per lei e guarderà la finale da bordo campo.

Riassumendo la bella e brava austriaca ha al suo attivo tutte le finali di Coppa e un podio, ha quindi mancato due finale e cioè agli europei e ai London Prepares.

Risultati che la dicono lunga sulle potenzialità di questa atleta per riconfermarsi iridata, tanto più che il percorso di Cunovo è a pochi chilometri da casa sua e lo conosce molto bene. In allenamento fa sempre belle cose e dimostra una grande tranquillità anche nelle situazioni più difficili come ad esempio al salto finale - Niagara - dove quasi sempre prima di finire la sessione si ferma a riprovare un paio di volte le varie risalite a destra e a sinistra. Altro suo punto di forza è la consapevolezza di avere nelle braccia sempre ottimi tempi. Dovrà tenere a bada l'irruenza e la voglia di strafare.

Ma quali sono le nazioni che possono rientrare fra le prime 15 per qualificare la barca alla prima opportunità per i Giochi di Londra?

Piazzerei ovviamente al primo posto l’Austria che con Kuhnle e Violetta Oblinger, non dovrebbero faticare più del dovuto.
Alle spalle le tedesche che hanno vinto Europei con la Bar, e sono entrate, se pur alternativamente praticamente in tutte le finali. Melanie Pfeifer poi si è messa al collo la medaglia dei London-Prepares e questo sicuramente le ha messo molta fiducia e speranza per il futuro a cinque cerchi oltre ovviamente alla vittoria di Tacen in apertura di coppa.
Alle spalle di austriache e tedesche sicuramente le slovacche presenti in finale ovunque e con atlete, come sapete molto bene, in grado di vincere. Le cugine Ceche hanno dalla loro l’esperienza della Hilgertova e Pavelokova e la freschezza di Katerina Kudejova. La prima ha un 7^ posto in Tacen e un 5^ a Makkleeberg. Pavelokova ha vinto un qualifica a Praga in casa e la Kudejova è sempre fra le prime 15 atlete.
Le spagnole guidate da Maialen Chourraut non faticheranno a prendersi il posto per i giochi olimpici. Infatti oltre alla potente e brava basca sono in grado di accedere in semifinale anche Marta Martinez e Jone Otano. Poi Maialen quest’anno ha fatto tutto molto bene e in modo molto parsimonioso. Ha vinto la Coppa Pireneus, ha vinto diverse qualifiche, si è piazzata sul podio in Francia a l’Argentiere, seconda, e a Markkleeberg, terza. Non ha partecipato alla finale di Praga se pur avesse la possibilità di portarsi a casa un risultato brillante nella Coppa del Mondo che invece ha snobbato per preparare al meglio il mondiale.
Le britanniche escono da una stagione non troppo brillante se escludiamo gli europei in cui hanno due finaliste e un bronzo con Elizabeth Neave. Sembrano già in tensione per i giochi che ospiteranno in casa, se pur già qualificate di diritto cercheranno comunque di ottenere il passaggio per le normali vie al fine di liberare la scelta sulla barca doppia che non sarà facile far passare nelle prime otto nazioni. Con il posto quasi assicurato anche le slovene nonostante il piccolo infortunio di Nina Mozetic. A coprire questa probabile assenza ci sono comunque Eva Tercelj e Ursa Kragelj. Le francesi non godono di un periodo felice nel settore in rosa. La punta e cioè Emile Fer non ha dato prova di costanza per tutta la stagione, confermando il suo stato sempre alterno della sua carriera agonistica. Brava, ma poco conclusiva. Vedo di più l’eclettica Caroline Loir per la conquista del visto olimpico.
Le russe con le sorelle Perova, Alexandra e Katerina, e Marta Kharitova sono cresciute molto tecnicamente e fisicamente. La terza ha poi preso una medaglia importante nell’ultima gara di coppa, quella cioè che può dare morale e fiducia a tutta la squadra.
Nelle dieci nazioni praticamente sicure ci metterei anche l’Australia che ha tre atlete di valore a partire dalla giovanissima Jessica Fox. Lei però in questo momento sta lottando con problemi alla schiena che la tengono lontana dal canale di Cunovo. Se si rimette in tempo ha la possibilità non solo di conquistare il posto per Londra, ma anche di fare un bel regalo ai natali tanto famosi.
Terminata questa panoramica, rimangono ancora cinque posti liberi che si giocano praticamente sullo stesso livello molte altre nazioni fra cui l’Italia. Le azzure agli europei sono rimase fuori dalla semifinale a 20 e nella semifinale a 30 di Coppa a Tacen. Clara Giai-Pron è 19esima in Francia e poi seconda agli europei U23. Positiva la prestazione di Angela Prendin a Londra dove riesce a far bene qualificazioni, ma si perde poi in semifinale. Insomma se le due atlete in rosa riusciranno a trovare tranquillità e qualche consiglio tecnico adeguato non dovrebbero faticare a portare a casa la qualificazione, tutto dipenderà dalla loro capacità di mantenere sangue freddo e nervi ben saldi.

Il campo, il destino, il tempo, la fortuna, il guizzo, il momento decreterà comunque le sorti di queste nazioni.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 30 agosto 2011
6 days to XXXIV Slalom World Championships

Settembre 02, 2011, 07:59:28 am
Risposta #5

Ettore Ivaldi

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Alla sera, da questi parti, si sta bene con la felpa. Durante il giorno è sparito il caldone della settimana scorsa che ha lasciato il posto ad un’aria leggera che inizia a ricordarci che fra non molto cominceranno a cadere le foglie per segnare la fine di un altro ciclo della vita; così come le gare che ci attendono...“ancora dieci giorni e poi è finito anche questo mondiale” mi ha ricordato il papà di Kauzer questa mattina mentre filmava il figlioletto intento ad allenarsi… e noi dobbiamo mantenere l’impegno di dare uno sguardo ai pronostici quindi rimaniamo seduti e vediamo a ritroso la stagione di Super Cali che, come tutti i campioni del mondo in carica, parte tra i favoriti.
Mi è piaciuta una dichiarazioni del friulano dopo il titolo europeo conquistato a la Seu d’Urgell a giugno: “non mi ero reso conto, ma ora sono campione in tutto”. In effetti fino a poche settimane fa deteneva sulla sua testa il titolo di campione italiano, europeo, mondiale e vincitore di Coppa. La Coppa ora l’ha persa anche se c’è da dargli merito di un grande recupero sulla dirittura d’arrivo tanto da ottenere il terzo posto totale dietro a Kauzer (vincitore di due gare su quattro)  che ha avuto la meglio su Hradilek ( secondo in classifica generale con una vittoria in casa a Praga e poi con un quinto e un nono posto).
Daniele Molmenti ha curato l’allenamento invernale in Australia praticamente da solo e senza nessuna preoccupazione legata alle gare di selezione poiché era preselezionato. Poi a marzo è andato ad Atene a raffinare la preparazione e a cambiare aria. Si presenta a Tacen il 21 maggio e vince la qualifica su Kauzer rifilando allo sloveno poco più di 2 secondi. In semifinale si perde e rimane al palo per la finale. Solo due settimane dopo ritrova concentrazione e motivazione e vince bene l’europeo. Parte male in coppa rimanendo fuori dai giochi per le medaglie sia in Slovenia che in Francia. In Sassonia, nell’alta Germania, agguanta la finale e chiude al quinto posto a 3 secondi da Bourliaud. Finita la prima tornata di gare si prende una pausa e si ritira sulle montagne di casa per una piccola vacanza. Ritorna a Praga e fa risplendere muscoli e cervello. Chiude, di nulla, in seconda posizione la finale di coppa e risale paurosamente la classifica, ma ciò che più conta ha fatto capire ai diretti avversari che Super Cali è pronto a vendere cara la pelle al prossimo appuntamento mondiale. Per intimorire gli avversari cambia anche caschetto... per fortuna perché quello vecchio con il giro di nastro nero era veramente osceno. Ma chi sono gli avversari più accreditati per spodestare l’italiano dalla corona di campione del mondo?
Il primo è  Peter Kauzer che sicuramente è un osso duro da battere anche se ultimamente nei momenti decisivi si è difeso e non ha attaccato come è sua abitudine. Poi vedo gran bene il ceko Vavrilek Hradilek che ha vinto le ultime due gare importanti del circuito e, seguendo il famoso detto popolare, non dovrebbe avere problemi a mettere in sequenza una serie di numeri che lo porterebbero al risultato desiderat! Ok facciamo dell’alchimia, ma a questo punto non ci rimane altro da fare. Poi le sorprese gli out-sider tra cui il giovanissimo Giovanni De Gennaro che quest’anno al suo esordio da senior ha già preso due finali importanti. Con lui ci metto Perskavec e Bruce. Il primo campione europeo junior 2010 e quest’anno è arrivato terzo agli europei senior e poi secondo a quelli junior dietro proprio allo sloveno Bruce.

Ho l’impressione di avervi tediato abbastanza per oggi, ci sarebbero da aggiunger altri 20 potenziali vincitori, ma  vi lascio e vado a nanna.

Avrei anche  voglia di chiamare il mio amico L8 che chissà dov’è accampato questa notte nella sua lunga discesa sul fiume Po. Non lo faccio ho paura di disturbare il romanticismo che  sta regalando a tutti noi, ma lo penso nelle sue vie dell'acqua con le stelle che stanno diventando il suo tetto!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi


Cunovo, 2 settembre 2011
4 days to XXXIV Slalom World Championships

Settembre 04, 2011, 04:57:14 pm
Risposta #6

Ettore Ivaldi

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La sveglia oggi  è stata di buon ora e aspettando che Eoin si riscaldasse prima di lanciarsi giù per il canale mi sono emozionato. A provocare sì tanto fermento sono stati i pennoni sui quali fra poco isseranno le bandiere dei 56 paesi che prenderanno parte a questa rassegna iridata fra i paletti dello slalom. Quel tintinnio creato dallo sbattere delle cordicella sul palo di ferro mi ha scosso e nello stesso tempo mi ha allietato per tutti quei minuti in cui ho aspettato l’inizio del lavoro. Le bandiere sono state sistemate, per la verità, in un posto piuttosto angusto. Io le avrei messe di fronte alla tribuna centrale, oltre il canale, in modo che sventolassero al vento con il fiume alle loro spalle e con gli occhi della gente puntati su di loro. Ricordo che in Val di Sole nel 1993 i vessilli delle nazioni erano giusto sopra l’arrivo sulla riva sinistra, a la Seu d’Urgell erano state piazzate in partenza e dietro a loro il Cadì. A Tacen erano di fronte alla tribuna principale. Ai giochi olimpici di Bejing facevano da contorno ai tetti delle tribune. Ad Augsburg sono distribuite sulla collinetta lungo il percorso. A Bourg Saint Maurice nel 1987 erano calate dal ponte della ferrovia. Le bandiere simbolo e orgoglio per una nazione. Sulla bandiera che mi guiderà fino al 2016 c’è scritto “ordine e progresso” ed è quello che cerco di fare con i miei atleti aggiungendoci il verbo lavoro... tanto da fare, lungo e meticoloso, ma  come insegna Lev Tolstoj “il tempo e la pazienza sono gli attributi più grandi di tutti gli eroi”.

Detto ciò torniamo ai nostri pronostici e spezzata la pagaia e messi in ginocchio gli atleti; vediamo se il campione del mondo uscente, Tony Estanguet, avrà o non avrà vita facile per riconfermarsi iridato anche nel 2011.

Per la verità nella canadese singola c’è l’incognita campo nel senso che c’è da chiedersi se sarà un fattore determinante oppure no per i tre C1 slovacchi. Martikan & Co. saranno influenzati positivamente o negativamente dal pubblico di casa? La tensione per la tanta pressione che stanno ponendo su di loro giocherà  loro brutti scherzi o li aiuterà a ripetere l’impresa dell’Europeo 2010?  
Quest’anno Martikan ha guardato la finale degli europei dalla riva che guarda caso sono stati vinti dal suo più temuto avversario: Tony Estanguet. 

Matej Benus ha perso la coppa con lo stesso punteggio del vincitore Jezek (172), ma a Praga nella finale è andato molto male e nulla ha potuto contro la crescita agonistica dell’avversario che si candida quindi con autorevolezza al podio mondiale. Il lungo e bravo atleta praghese ha sbagliato fino ad oggi una sola gara e cioè la terza di coppa a Markkleeberg, per il resto è sempre stato in finale (2^-3^-4^) e ha fatto gran bene anche a Londra con tempi eccezionali.
Tra i potenziali medagliati ci metterei anche Ander Elosegi, secondo in coppa in Francia e nono in Germania. In finale anche a Londra. Gli spagnoli per scelta di preparazione hanno preferito non partecipare a tutte le prove di coppa, ma il basco, quando presente, ha sempre centrato l’obiettivo.
Denis Gargaud, secondo in finale a Praga, sembrava rinunciare al doppio impegno C1 e C2, ma alla fine manterrà fede all'impegno preso con il suo compagno d barca Fabien Lefevre ed è regolarmente iscritto in tutte e due le gare.  Gargaud  per andare ai Giochi Olimpici dovrebbe battere  Estanguet e prendere una medaglia. In questo caso si rimetterebbe in discussione la posizione di vantaggio che ha il bio-olimpionico Tony.
Le nazioni che hanno preso finali sono 13, le nazioni che qualificheranno direttamente la barca per le olimpiadi in C1 saranno 10. Tre di queste quindi certamente fuori. Poi ci saranno gli out-sider che sperano nella fortuna di un momento, nella buona sorte, nell’incrocio dei pianeti per conquistare un posto che giustificherebbe un lavoro che non c’è mai stato.  Si sa tutto può capitare  e qualcuno lo spera  per mantenere la dignità che comunque ha già perso da tempo e si ostina a non vedere...
“errare humanum est, perseverare autem diabolicum” lo scrivo in latino così faccio contento anche chi un tempo difendeva i diritti di noi allenatori, poi si è adeguato al sistema ed è sparito.

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 4 settembre 2011
2 days to XXXIV Slalom World Championships

Settembre 05, 2011, 10:34:00 pm
Risposta #7

Ettore Ivaldi

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Oggi ho ricevuto una bella telefonata dal mio amico L8. E’ nella zona di Rovigo ancora un paio di giorni e con il suo compagno di avventura, Francesco Salvato, arriverà a Venezia. Le mani distrutte dalle molte ore passate a pagaiare,  provati dalle lunghe notti e dal cibo cucinato alla buona, stanno concludendo una discesa iniziata il 27 agosto.  Tanta fatica per provarsi, tanta fatica per scoprire quello che anche a pochi chilometri da casa possiamo trovare. Paesaggi fantastici, spiagge bianche, animali che ti accompagno, pesci che ti indicano l’acqua da seguire. Eppure è lì alla portata di tutti e a volte ci dimentichiamo di cogliere questi particolari, le sfumature  di quello che ci circonda senza andare chissà dove. Io li ho seguiti con molta attenzione e sono stato ghiotto nel leggere i succinti racconti che, dopo una giornata sul fiume, riuscivano comunque a mettere in internet. Ho cercato di catturare tutto il romanticismo che questi due “free-rider” ci mandano a distanza e a volte anche  telepaticamente. Questo l’avevo già scritto. Quello che non ho scritto invece è la forza che mi ha trasmesso oggi Enrico che seppur  lontano ed impegnato in una bella e affascinante avventura è preso con il cuore e con la passione dai prossimi campionati del mondo. E’ laggiù immerso nella natura, ma vorrebbe essere quassù immerso fra i pali dello slalom. Ha voluto sapere come stanno i miei atleti, se hanno lavorato bene, se sono pronti ad affrontare il mondiale, se tutto è pronto per questa rassegna iridata. Ha voluto sapere come mi sento se sono emozionato... quasi che pensasse che sono al mio primo campionato del mondo come tecnico. In realtà non è così. Certo una certa emozione c’è, ma devo mantenere i nervi saldi e affrontare tutte le difficoltà che si presenteranno. Dovrò affrontare le paure degli atleti che sono già in agitazione. Sono diventati pulcini ancora nel guscio, si impauriscono per un battito di ali, per una risalita mal riuscita, per un’onda maledetta, per una canoa che non reagisce come vorrebbero. Sono timorosi nei loro sguardi, sono dolci nel loro muoversi e nel loro atteggiarsi, sono preoccupati, sono tranquilli, sono agitati, sono emozionati, sono tutto ciò che si può pensare. Oggi è così e lo sarà anche domani, poi al fatidico tre, due, uno, via passerà tutto. I campioni tireranno fuori la loro classe, i timorosi saranno invasi dalla paura di far male, gli audaci correranno da campioni, i giovani useranno l’incoscienza della loro età, i mediocri resteranno tali se non oseranno. E noi? Noi saremo lì pronti ad esaltare gli sconsolati, a congratularci con i vittoriosi, a supportare i delusi, a gioire per  un gesto, per un movimento, per un’azione. La nostra anima sorriderà  e  riempirà il nostro taccuino di tanti ricordi fatti di immagini, parole o emozioni poco conta... conta la musica che un mondiale saprà sempre regalarci!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

P.S. lo so avrei dovuto parlarvi dei C2 e delle donne in C1, ma mi è venuto questo... perdonate un scribano che a volte si fa prendere dal cuore

Cunovo, 5 settembre 2011
1  days to XXXIV Slalom World Championships

Settembre 07, 2011, 11:26:10 pm
Risposta #8

Ettore Ivaldi

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Si è tristi e non si vorrebbe scrivere nulla, una giornata pesante per tutti per poi non ritrovarsi nulla in mano. Non è colpa di nessuno e nessuno può farci nulla, ma  che qui potesse capitare tutto ciò forse era prevedibile. Ok! andiamo per ordine perché detta così non si capisce nulla per chi magari non ha seguito la giornata di oggi. Allora era la giornata dedicata alle qualifiche per C2 e donne del Kayak. Mattina  dimostrazione del percorso. Si inizia all’una e fila via tutto liscio  fino  a metà gara dei C2 quando sul canale di Cunovo inizia a soffiare una leggera brezza. In pochi minuti la brezza diventa vento forte e i poveri C2  sono costretti a cercare le porte nel cielo. Fermano la gara per le donne, ma solo per qualche decina di minuti. Io sono in partenza con la mia atleta brasiliana che è la prima a partire. Il vento aumenta e la decisione è quella di riprendere la gara. Mantenere la calma in questi momenti non è facile, ma bisogna farlo per ovvi motivi. E’ un suicidio annunciato, ma irrevocabile. L’ufficio gare è invaso da reclami per 50 causati dal vento, si arriva addirittura a far ripetere la manche a Marta Martinez perché mentre partiva le crollava addosso il mega tabellone della partenza. Finita la manche delle donne si riunisce la giuria che decide di ritardare la partenza di un’ora per la seconda manche. Il tempo passa il vento aumenta. Si arriva all’ora prestabilita e tutto è in panico. Alla fine la saggia decisione di fermare la gara, cancellare tutto e ripartire da zero. Che ci volete fare, come dice il buon dottore Sesana: “questa è la canoa”!
Approfittiamo per parlare del percorso disegnato dai Thoma Schmid e Marie Aughulon. La prima parte è particolarmente scorrevole con due belle risalite che permettono di prendere bene il ritmo su questo canale dall’acqua velocissima. Bella anche la parte centrale fino al ponte con successiva risalita a sinistra e a destra. Poi inizia la parte più ostica e determinate una serie di porte in discesa sfasate, risalita sotto il secondo ponte a destra e poi una combinazione non difficile, ma a cui è necessario prestare molta attenzione. Tenere la canoa piatta sopra il buco per ruotare completamente la canoa con lo scopo di andare a destra a prendere la discesa che sfiora il sassone vicino a riva. Niagara risalita bassa a sinistra e due pali successivi da fare prima a destra e poi a sinistra. Considerazione generale sul tracciato piuttosto positiva. Oggi Dukatova ha realizzato un tempo con vento di 100 secondi. Gli apripista sono scesi sotto i 96 secondi, vedremo nei prossimi giorni senza vento e con più tempo per riflettere sul da farsi.
Atleti tutti a nanna senza sapere cosa riserverà il domani. La possibilità è quella di non fare nulla oppure, se il tempo regge, ritornano in acqua C2 e K1 donne altrimenti tutti a Bratislava a fare i turisti.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 7 settembre 2011
 XXXIV Slalom World Championships - day  one

Settembre 09, 2011, 11:57:49 pm
Risposta #9

Ettore Ivaldi

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Vederli venire fuori dal piccolissimo tunnel della partenza facevano impressione! Per carità il percorso facilitava non poco la cosa, ma la velocità con cui gli uomini seduti si lanciavano sulle prime cinque porte era stratosferica. Bravi veramente bravi e il livello generale è altissimo. Per entrare nei primi 40 e passare quindi il turno bisogna pagaiare forte e sbagliare poco. Nessuno ha timori reverenziali tutti pagaiano come forsennati e se non lo fai resti al palo. Quello che maggiormente mi entusiasma è vedere atleti che in prima manche hanno la qualificazione sicura che in seconda si migliorano  e che scendono come dannati per migliorarsi ulteriormente. Certo portare a casa una vittoria in qualifica fa sempre bene, ma quante energie bisogna spendere?    
Pensare poi che nei 91 secondi ci sono ben 13 atleti, 8 nei 92 e 8 negli 89 secondi, ci fa capire il livello generale della prova nei kayak. Una gara tiratissima e nello stesso tempo entusiasmante dal punto di vista tecnico. Il tracciato, l’ho già sottolineato, è particolarmente scorrevole e non permetteva sbavature e i 40 entrati in semifinale non hanno penalità. Caso raro se non unico.
Maialen Chourraut ha fatto una gran gara nel k1 femminile al 10% dal primo kayak uomini e su questo canale con questo percorso è veramente un’impresa da evidenziare non poco. Giusto per la cronaca la basca ha vinto la qualifica, nella gara che ha visto Angela Prendin guadagnare il posto per i giochi di Londra. Ora qualcuno tirerà un respiro pensando di aver fatto grandi cose. Speriamo solo che la brava atleta dagli occhi azzurri questa volta abbia imparato la lezione.
Nei C2 non nascondo il dispiacere per l’eliminazione di un equipaggio storico per i colori azzurri e cioè Benetti/Masoero, ma i due forestali sono da tempo sull’orlo di una grande crisi. Peccato perché secondo me avrebbero da dare ancora tanto se solo fossero aiutati e coadiuvati nell’allenamento e supportati a dovere nelle gare. Il tecnico di settore viceversa sembra impegnato in altre faccende e non certo nel seguire un equipaggio che all’Italia ha regalato tante soddisfazioni.

Domani le prime medaglie per le donne del Kayak e C2, poi il pomeriggio è dedicato alle qualifiche delle canadesi monoposto uomini e donne in un sabato che si preannuncia metereologicamente con sole e spettacolarmente fantastico


Cunovo, 9 settembre 2011
 XXXIV Slalom World Championships - day   3

Settembre 10, 2011, 11:09:59 pm
Risposta #10

Ettore Ivaldi

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Che grande festa a Cunovo per la prima giornata di finali! Un tripudio di colori, gente, eventi, entusiasmi, bandiere, mille lingue, tifosi, attrazioni. Nell’aria si respira il dolce delle ciambelle e dello zucchero filato. Sembra di essere a Santa Lucia o a Natale quando le piazze si riempiono di banchetti di leccornie. Un’aria magica per un magico campionato del mondo che finalmente ha trovato il suo giorno di festa dopo altri di indecisioni, pioggia, vento e tante incertezze. In un attimo abbiamo dimenticato tutto, in un attimo le canadesi e le donne ci hanno assorbito completamente. Finalmente ne avevamo tutti bisogno anche perché il mondiale, rispetto alla coppa del mondo, o ad un europeo, è tutt’altra cosa è... semplicemente fantastico. Gli atleti si trasformano e possono assumere sembianze a volte irriconoscibili o viceversa assumono sembianze solo per il mondiale.
Sono contento perché tempo fa avevo scritto un lungo post sulle tre donne del momento e guarda caso il podio è proprio tutto loro.  Tra le altre cose dicevo:

“Tanto romanticismo ho ritrovato anche nelle tre ragazze che secondo me stanno dominando la scena internazionale e che ieri mi sono divertito a riguardare nelle loro performance di Markkleberg. Molti i punti in comune…”


E tutto questo romanticismo l’ho ritrovato oggi nelle loro gare di finale. La prima ha pagaiato sotto le sue possibilità, come mi ha confessato dopo la gara, era molto agitata, presa dalla paura di sbagliare e di mancare un appuntamento importante dopo tante conferme. E’ sotto le sue possibilità anche la padrona di casa Dukatova, anche lei con il terrore di stare dietro a Elena Kaliska. Se mai fosse stato così ciò avrebbe significato chiudere definitivamente con le olimpiadi. Ora i conti sono tornati in pareggio e le due slovacche si giocheranno tutto il prossimo anno. Ed infine Corinna Kuhlne non ha avuto nessuna paura a spingere sull’acceleratore per aggredire un percorso impegnativo sia sotto l’aspetto tecnico che fisico, un mix ideale per una prova iridata. L’austriaca tocca la porta numero 5 e sembra a questo punto ancora più convinta dei suoi mezzi, da lì in poi non sbaglia nulla e ogni palata vale una vita. A “Niagara” salta bene e ha la freddezza di mantenere a lungo la pala in acqua. Esce volando e sa già che andrà a guidare la classifica. Quel 108,05 di tempo è una garanzia certa anche con una penalità. Alla fine quindi oro Kuhnle, argento Dukatova, bronzo Chourraut. La finale del kayak femminile ha visto tre slovacche, due slovene, due austriache, una inglese, una spagnola e una francese. Non notate nulla di strano? Non vi chiedete cosa sia successo alle tedesche? Strano veramente strano non vedere in una finale almeno un’atleta della grande Germania. Fatto più che raro. Troppe penalità per le teutoniche che per la prima volta hanno guardato la finale da bordo campo assieme ai colleghi della canadese doppia. Ebbene sì anche nel C2 nessun tedesco in finale. Forse si sento già gli effetti negativi del pensionamento del grande tecnico Jürgen Köhler che è andato ad allenare gli olandesi?
E visto che siamo sulla barca lunga non possiamo non ricordarvi che oggi siamo stati testimoni della storia visto che i fratelli Pavolo e Peter Hochschorner hanno vinto per la quarta volta consecutiva il campionato del mondo che si va ad aggiungere a quello già vinto nel 2002 Bourg St. Maurice. Raggiungono così Jon Lugbill e Richard Fox a quota cinque prove iridate individuali, ma sono i primi a vincerne quattro di fila.
E per restare nella storia diciamo anche che Corinna Kuhnle ha eguagliato la cecoslovacca Ludmila Polensa che vinse consecutivamente due titoli mondiali. La prima volta le riuscì nel 1961 e 1963 rispettivamente a Hainsberg (GER) e Spittal (AUT) e poi si ripeté nel 1967 e 1969 e cioè in casa a Lipno e poi in Francia a Bourg St. Maurice.

Con le note storiche oggi abbiamo finito vediamo se domani avremo modo di aggiungerne delle altre.

Il pomeriggio dedicato alle qualifiche per C1 uomini e donne, tutto nella norma nessuna sorpresa a parte l’eliminazione di Benn Fraker che per ben due volte all’ultima risalita sul salto finale si è schiantato. Capisco la prima manche, ma cadere nel tranello per la seconda volta non è possibile. Fuori anche Nicolas Peschier, si vede che la finale in C2 ha avuto effetti negativi!


Occhio all'onda! Ettore Ivaldi


Cunovo, 10 settembre 2011
 XXXIV Slalom World Championships - day   4

Settembre 14, 2011, 05:25:25 pm
Risposta #11

Ettore Ivaldi

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Il mondo è bello di per sé ,
ma cosa sarebbe se non fosse
raccontato, dipinto, suonato, cantato,
fotografato e amato?



I XXXIV Campionati del Mondo di Canoa Slalom sono finiti! Ne ho la matematica certezza visto che sono seduto in giardino di casa, con i miei  due gatti che fanno le fusa  accovacciati sotto la mia poltrona e  il riccio Jonny  sta  tranquillamente spaparanzato al sole nonostante la presenza felina a pochi metri. Solitamente, l’animaletto spinoso,  esce di nascosto, si muove con circospezione, annusa l’erbetta, scava e sparisce. Oggi è diverso, attratto forse anche lui da un personaggio che vede poco, ma a cui  forse è comunque affezionato. Ho la convinzione che mi voglia bene anche se a volte mi guarda con sospetto. Il tiramisù che mi ha preparato Amur per il rientro a casa  è l’ultima conferma che la stagione agonistica si è conclusa.
Il viaggio di ritorno, dopo l’imbarco dei  miei atleti brasiliani, è stato pervaso da flash iridati, ognuno con la potenzialità di diventare soggetti di mille racconti, mille approfondimenti...

Chi gode come un riccio, tanto per restare in tema,  è Fabien Lefevre il vero eroe di questi mondiali, l’uomo che ha dato una svolta alla storia con le sue quattro medaglie vinte: un oro a squadre in C2, un argento a squadre in kayak e nel C2 individuale, un bronzo in kayak singolo. Un’impresa unica, la prima in assoluto, quattro medaglie in un mondiale sembrava fino a ieri solo un sogno difficilmente realizzabile. Eppure il bianco di Francia a forza di sbatterci la testa ci è riuscito  e sta portando avanti il suo obiettivo di andare  alle olimpiadi in due specialità e lottare per le medaglie senza timori di sorta.
Bravo, bravissimo il suo compagno di barca che di titoli iridati se ne porta a casa due nel C2 a squadre e soprattutto nel C1 individuale mettendo in ginocchio Tony Estanguet. Ora si riaprono le porte per i giochi olimpici, ora si riaprono le porte delle grandi sfide fra il giovane Denis Gargaud, che tra l’altro sabato si sposerà a Marsiglia, e il D’Artagnan della pagaia e cioè Tony Estanguet. E di sfide ce ne saranno parecchie nel resto di Europa, come  in Austria tra  Kuhnle e Oblinger o  in Slovacchia tra Kaliska e Dukatova... un posto alle olimpiadi fa gola a tutti, ma bisogna guadagnarselo.

Un altro flash che mi ha accompagnato durante il viaggio è stato il pensiero generale su dove andrà lo slalom nella prossima decade, quali saranno le evoluzioni, considerando il fatto che siamo in attesa di una grande rivoluzione mediatica per uno sport che vive principalmente di passioni.

Poi il viaggio è lungo e c’è tempo per riflettere. Vaghi con la mente fino a quando inevitabilmente ti trovi a pensare a quegli atleti che bene o male  ti sono sempre stati vicini e che fanno parte del tuo stesso essere. Dispiace sapere che oggi si trovano a lottare con un sistema che li vorrebbe incatenare a soluzioni assurde con il ricatto di chiudere l’attività ed andare a fare servizio.
Io mi chiedo sempre che cosa posso fare per supportare i miei atleti e se non hanno i risultati sperati mi metto in crisi per cercare di trovare soluzioni adeguate. Mi trovo in questa condizione con il mio atleta irlandese che a Bratislava ha mancato completamente la gara. C’è chi dice in diretta televisiva che dopo i giochi olimpici di Bejing Rheinisch abbia risentito negativamente del cambio alla guida tecnica. Ovviamente può essere, non è facile e scontato che il lavoro possa portare i risultati a comando, ma certo è che atleta e allenatore non hanno nessun rimpianto per il lavoro fatto che è stato importante, costante, imponente. Poi a questo bisogna aggiungere sei mesi di inattività per un problema alla spalla che è culminato con un’operazione più complessa di quello che ci si poteva immaginare. Certo non deve essere presa come scusante, anzi entrambi l’abbiamo accettata e soprattutto l’abbiamo trasformata in una grande sfida contro noi stessi per un grande futuro.

L’ultimo mio flash di Bratislava è quello della squadra dei C1 slovacchi che sale sul tapis roulant fra gli applausi delle migliaia di persone che hanno animato e colorato la manifestazione. Un Martikan che sa di aver perso una grande occasione nella gara individuale, ma sa anche di aver riconquistato la sua gente con la vittoria a squadre che ha il sapore di nazione, di gruppo. La gara a squadre  diventa lo strumento per unire tutti sotto un’unica bandiera diventando l’orgoglio nazionale!

La strada corre via veloce, la mia casa viaggiante è ormai consapevole che fra non molto le nostre strade si divideranno per diversi mesi. Io ritornerò a breve in Brasile, dove mi aspettano i ragazzi e tanta energia da canalizzare. Lei attenderà nel deposito, passando il tempo a raccontarsi le varie avventure estive con le centinaia di colleghe che stazionano in attesa di riprendere il cammino. Le faccio un’ultima cortesia considerato il fatto che lei per molti mesi ha trattato me e la mia famiglia come reali… quindi  la svuoto di tutto, la pulisco e la lavo e la preparo come un giorno di festa. Voglio che al suo rientro tutti possano  ammirarla con la consapevolezza che per noi  rappresenta il nostro modo di essere: comunque sempre liberi!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Settembre 21, 2011, 03:44:52 pm
Risposta #12

Ettore Ivaldi

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Sono passati quasi 10 giorni e i mondiali si sono sedimentati... noi iniziamo a metabolizzarli, è quindi tempo per fare studi, analisi, confronti prima di archiviarli definitivamente. Meglio farlo ora visto che sicuramente presto saremo rapiti dalla vita e dall’inizio della preparazione 2012. Si corre sempre avanti e molto spesso ci dimentichiamo del passato non remoto, ma anche del passato recente, perdendo occasioni per riflettere in tranquillità. Ma come sempre sarà una analisi a senso unico e questo ovviamente non fa bene al nostro mondo. Lasciamo quindi stare malumori e tristezze e guardiamo subito che cosa ci ricorderemo a lungo di questa XXXIV edizione.
 
Diverse le cose da sottolineare.

La prima è legata al fenomeno di Michael Martikan che  esce da un podio individuale iridato dopo ben 16 anni e 11 edizioni.  Se ci pensate è una vita intera. La prima volta che ci salì era il 1995 ai mondiali di Nottingham, in quel mondiale in cui  vinse David Hearn a distanza di 10 anni dalla sua prima vittoria di Augusburg. Lo slovacco fino ad oggi ha vinto 4 campionati del mondo individuali, 3 argenti e 3 bronzi. A questo palmares vanno aggiunti 4 titoli iridati a squadre, 2 ori e 2 argenti olimpici e 4 coppe del mondo.
A Bratislava, quasi in casa sua, si è dovuto accontentare del 7^ posto per un erroraccio  alla porta 13... una banale discesa tra corrente e morta dopo una risalita!

La seconda sono le 4 medaglie di Fabien Lefevre che hanno dell’incredibile. C’è chi lavora una vita per mettersi al collo una medaglietta ad un campionato del mondo e il francese in una sola edizione ne conquista 4 di tutti i colori. Dove è partito ha preso medaglia... evidentemente non aveva intenzione solo di partecipare! L’aspetto più interessante di tutto ciò, dal punto di vista di un allenatore, è capire come si possa mantenere a lungo lucidità, freschezza e motivazione per ogni singola discesa, per ogni singola specialità. Un amico e vecchio compagno di pagaia e di gare seguendo il mondiale alla televisione ha fatto una giusta osservazione: “mi ha impressionato lo sguardo del francese, che sembrava passeggiare su quel canale molto difficile”. L’amico poi mi ha anche erudito sulla voce tecnica via etere... evito di riportare i vari commenti che purtroppo sono tutti in un’unica direzione. Affermare che Lefevre è stato il migliore alla risalita “Niagara” ci vuole tutta soprattutto per il fatto che proprio lì il transalpino ha perso un oro che era alla sua portata.

La terza da sottolineare è quella che i vincitori della squadre in C1 hanno battuto i vincitori del K1 men. Cioè Martikan, Slafkovsky, Benus hanno fatto registrare un tempo di 109,97 mentre Grimm, Shubert, Aigner 110,79. Un’impresa che stava già per riuscire anche a Jon Lugbill, Ron Lugbill, David Hearn nel 1981 quando a Bala fecero registrare il miglior tempo anche sui kayak, ma una penalità all’ultima porta li privò di questa impresa consegnando loro comunque l’oro nella C1 a squadre. Ci sono voluti 30 anni di storia dello slalom per arrivare a tutto ciò!

La quarta cosa insolita: non vedere in finale nel K1 donne nessuna atleta tedesca dopo che quest’anno  avevano vinto gli Europei, il test-Event a Londra e gare di coppa del mondo. Decisamente inusuale!

Il quinto punto riguarda gli Hochschorner che raggiungo con Jon Lugbill e Richard Fox nel totale di numero di campionati del mondo individuali vinti e guarda caso proprio cinque. Loro però stabiliscono  un nuovo record assoluto nel vincerne 4 consecutivi.


Se poi compariamo il mondiale 2011 con quello 2010 notiamo che su 5 campioni del mondo individuali se ne sono riconfermati solo due e cioè Corinna Kunle nel kayak femminile e gli Hochschorner nel C2. Conferme ancora per Lefevre/Gargaud argento ’10 e ’11 e podio uguale per il K1 a squadre con Germania, Francia, Italia. Riconfermati campioni del mondo i bianchi di Francia nel C2 a squadre.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Settembre 30, 2011, 08:11:01 am
Risposta #13

Ettore Ivaldi

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Ieri pomeriggio sono andato a fare una camminata sulle colline che circondano la mia Verona. Sono venuti Zeno, Raffy, Amur e mia suocera, una splendida 73enne che la fa in barba ai camosci!
La stagione da queste parti è ancora estiva e  si cammina volentieri nel bosco di noccioli in un sentiero che conosco bene perché quando sono da queste parti ci passo spesso con la mountain-bike. Una zona che ultimamente,  dove la natura si apre,  è stata sfruttata anche per piantare vigneti di uva Rondinella, che, con la Corvina e la Molinara, danno vita ad un Valpolicella Superiore di gran pregio. Si abbina bene con risotti e carni alle brace….come quella che ho cucinato con particolare gusto proprio ieri sera, tornati dalla passeggiata di oltre quattro ore. Si sa che  dopo le fatiche il cibo e il buon vino si apprezzano molto di più.
Camminando però, una volta esaurita la vena artistica di fotografo di uno Zeno che sta ritornando piano piano ad allenarsi, ci siamo divertiti a fare varie considerazioni sui recenti mondiali di slalom. Sono emerse molte cose e la più incredibile è in relazione alla media di età degli atleti in finale. A grandi linee, conoscendo più o meno tutti gli atleti, eravamo giunti alla conclusione che effettivamente quest’edizione iridata è certamente all’insegna di una nuova generazione che sta emergendo, specialmente nel kayak uomini.
Così  questa mattina mi sono messo a fare due conti ed è venuto fuori che in finale dei kayak uomini il più vecchio è un 29enne, un certo Fabien Lefevre, e i più giovani due atleti classe 1993 che faticano ad arrivare ai 18 anni. La media complessiva è di 24 anni. Veramente bassa considerando il fatto che oltre ai due junior ci sono anche due kappisti  U23 nella rosa dei dieci.
Se noi andiamo a vedere fra le finaliste del kayak femminile la media si alza e arriviamo a 28 anni così come per le canadesi monoposto.
Cosa potrà a stare a significare tutto ciò nei K1men? Da una prima analisi possiamo dire che la concorrenza è spietata e che i più esperti devono guardarsi anche dai atleti giovanissimi. Tutto ciò è possibile perché questo modo di andare di oggi offre spunti anche agli imberbi che si buttano senza timore dentro le porte. Sicuramente loro hanno trovato una risposta veloce alle nuove esigenze di tracciati decisamente più dinamici di un tempo e se vogliamo anche più impegnativi. Quindi chi prima si adatta prima arriva.  E’ molto significativa la media così bassa perché ci dice chiaramente che non c’è più di tempo  di aspettare per nessuno!  Bisogna puntare subito molto in alto. Emblematica in Italia la stagione di Giovanni De Gennaro che, al primo anno senior, è entrato in squadra nazionale assoluta e  ha centrato due finali in coppa e una finale al Test-Event di Londra.  In conclusione di stagione, si è laureato anche campione italiano assoluto dopo aver vinto il tricolore anche negli U23 qualche mese prima. Ciò che ha più impressionato sono stati i tempi di questo atleta che sono sempre stati tra i migliori. Ciò che lo ha penalizzato maggiormente sono state le penalità; il giovane bresciano, comunque, può dormire sonni tranquilli perché, come diceva giustamente un tempo  Lubos Hilgert (il marito della Hilgertova e da tempo suo allenatore) e riportato da Bill Endicott nel suo libro “The ultimate run”:

"It is easier to make a fast paddler go clean than to make a clean paddler go fast.”


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Ottobre 03, 2011, 04:49:18 pm
Risposta #14

Ettore Ivaldi

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Dalle considerazioni precedenti nascono riflessioni conseguenti. Infatti se  mettiamo  a confronto le donne con i K1 men,  ci accorgiamo che la media di età aumenta di ben 4 anni.

Normalmente, in tanti  altri sport, le donne entrano nel palmares mondiale  prima degli uomini visto che il gentil sesso matura decisamente prima, ma com’è possibile invece che nello slalom ciò non avvenga?

Diciamo subito che il numero di praticanti gioca a vantaggio dei Kayak  uomini, evidentemente  più elevato rispetto alle altre categorie. Quindi è quasi scontato che su un numero maggiore di giovani  sia più facile trovare talenti  di livello che hanno dalla loro freschezza, agilità, e comunque forza fisica.
Nelle donne la crescita è progressiva e hanno bisogno di molto più tempo per affinare gesti e maturare dal punto di vista tecnico. Le donne rimangono quindi competitive più a lungo: atlete come Hilgertova (43 anni), Kaliska (39), Oblinger (34), Pavelková (37) sono tutte candidate a partecipare ai prossimi giochi Olimpici con la possibilità di mettersi pure al collo una bella medaglia. Difficile invece pensare alla stessa cosa per i Kayak uomini: David Ford (44 anni) e Helmut Oblinger (38) che a livello internazionale sono  usciti  da tempo dalle finali e dovranno lottare non poco, nelle rispettive selezioni nazionali, per prendere il posto per i prossimi giochi olimpici.
Restando in casa Italia chi ha qualificato la barca nel settore femminile non è stata l’atleta più giovane (classe 1992), ma l’atleta più matura (classe 1985)  anche se la prima potenzialmente ha maggiori possibilità di raggiungere traguardi importanti. L’esperienza quindi gioca un ruolo determinate nel settore femminile. Al vertice abbiamo assistito solo 4 anni fa allo scontro diretto tra una matura Kaliska e una allora giovane Dukatova: ebbe la meglio la prima che conquistò il posto per  rappresentare la Slovacchia ai giochi olimpici di Bejing a discapito di un’atleta che sembrava ormai determinata ad attuare il cambio generazionale. Ora le due stesse atlete si ritrovano nella medesima situazione entrambe però invecchiate di un ciclo olimpico!
Anche Maialen Chourraut, oggi 28enne, ha dovuto aspettare a lungo prima di entrare in pianta stabile fra le migliori cinque atlete al mondo.
Percentualmente poi le donne sono più soggette a traumi  fisici e in modo particolare alle spalle.

A conclusione di tutto ciò dobbiamo però dire  che la media delle campionesse del mondo dal 1979 ad oggi è  solo di 24 anni e mezzo:  Corinna Kuhnle, di anni ne ha solo 24 e l’anno scorso, quando vinse il suo primo titolo iridato, ne aveva ovviamente uno in meno. Come lei Jana Dukatova nel 2006 quando vinse il titolo a 23 anni.  C’è chi fece ancora  meglio  come Margit Messelhäuser  che a soli 18 anni e 26 giorni vinse il mondiale ad Augsburg nel 1985 oppure Cathy Hearn che a 21 anni vinse il mondiale a Jonquiere nel 1979 che segnò l’inizio dell’era USA.

Insomma: l’età per entrare in finale è di 28 anni, ma per vincere bisogna evidentemente  averne di meno!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi



...prosegue con C1 e C2
« Ultima modifica: Ottobre 03, 2011, 04:51:38 pm da Ettore Ivaldi »

Ottobre 09, 2011, 11:13:26 pm
Risposta #15

Ettore Ivaldi

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Riassumendo abbiamo visto che nei Kayak la media degli anni dei finalisti è di  24, nelle donne Kayak  28, nei  C1 28 e nei C2 29.
Con le canadesi quindi la media cresce ed è abbastanza logico visto che si tratta di specialità molto tecniche e con un numero di praticanti inferiori. I tempi di maturazione per la massima prestazione si allungano. Anche in questa categoria però  i campioni del mondo sono decisamente giovani: partendo dal ’79 ad oggi la media degli iridati in C1 è di 25 anni e mezzo.

Sette diverse nazioni in C1 hanno preso la finale: è  il maggior numero se escludiamo il C1 femminile che di nazioni in finale ne aveva 9. Mentre per K1 men, Women e C2 le nazioni in finale erano solo sei.

Se ci si pensa un solo momento ci si rende conto che le finali sono un affare per pochi intimi, non da oggi, ma da sempre.  Come si può pensare ad una crescita in senso globale se restiamo ancorati a questo sistema? Nessuna piccola nazione vede la possibilità di inserirsi al vertice, fermando così l’entusiasmo anche di chi magari avrebbe la possibilità di arrivare. I vari comitati olimpici investono solo laddove c’è la possibilità di prendere finali o medaglie.

I dati che ci fanno pensare sono questi:

ci sono solo 9 squadre con almeno due finalisti tra le diverse categorie:

Slovacchia 9
Francia 7
Germania 6
Slovenia 5
Great Britain 4
Repubblica Ceca 4
Polonia 2
Spagna 2
Austria 2


Sette nazioni con un solo finalista tra cui l’Italia... e questo la dice lunga anche sulla realtà dello slalom nel nostro paese... affare per pochi! Emblematico il numero di 36 partecipanti al Campionato Italiano a Ivrea 2011, proprio  come nel 2009.

Australia 1 (C1W)
Canada 1 (C1W)
Giappone 1
Lituania 1 (C1W)
Italia 1
Kazakistan 1 (C1W)
Russia 1

In totale 16 le nazioni con almeno una finale

Non approfondire queste riflessione significa bendarsi gli occhi e prepararci ad un suicidio di massa. Perché? Semplice!  Perché se in finale non ci entrano 10 nazioni diverse è una vera e propria sconfitta per lo sviluppo dello slalom nei diversi paesi. I vari comitati olimpici infatti  investono solo se in chiave olimpica c’è la possibilità di vincere medaglie. Quindi bisogna pensare ad un regolamento che permetta ad una sola barca per categoria per nazione di accedere alla finale, com’è già da sempre si fa nella canoa da velocità.

La situazione non cambia molto in Coppa del Mondo. Ad esempio in 4 gare del circuito le nazioni nel K1 uomini entrate in finale sono 9: solo 3 in più dei campionati del mondo.

La chiave di sviluppo a livello numerico e di globalizzazione, secondo me, sta proprio qui. Bisogna permettere alle nazioni con meno tradizione, meno opportunità, meno mezzi, di varcare prima l’ostacolo della semifinale e poi permettere loro di vedere la prospettiva di una finale iridata.
Solo se incrementiamo in maniera sostanziale  il numero di nazioni ad un Campionato del Mondo e in Coppa, possiamo pensare di restare nella rosa degli sport olimpici, altrimenti rischiamo di farci sbattere la porta in faccia in malo modo. Tanti altri sport stanno spingendo per rubarci il posto e visti i costi elevati per gli impianti di slalom non dobbiamo dormire sonni tranquilli.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

« Ultima modifica: Ottobre 09, 2011, 11:16:05 pm da Ettore Ivaldi »