Autore Topic: Appunti di Slalom e di Vita...  (Letto 48027 volte)

Giugno 01, 2011, 11:42:04 am
Risposta #30

enrico lazzarotto

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Sono d'accordo con Ettore al 1000/1000.
 Caro Nello non puoi assolutamente dire ad Ettore che non ha coraggio, siami NOI tutti che dobbiamo avere il coraggio di cambiare il mondo che amiamo prima che sia troppo tardi.
enricolazz

Giugno 01, 2011, 12:07:06 pm
Risposta #31

nellokayak

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  • Testo personale
    La vita invece che lunga...dovrebbe essere larga
    • "Lunicanoisti" Marina Militare Sarzana
Ti prego però di non parlarmi di coraggio perché se c’è qualcuno che ha dimostrato di averne è proprio il sottoscritto, denunciando situazioni che sono sotto gli occhi di tutti,

occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Carissimo Ettore, sono anch'io, come il tuo amico Lazzar8 d'accordo al 1000/1000 su quello che dici. La mia richiesta nei tuoi confronti non era espressamente di aver coraggio di scrivere, su questo assolutamente non potrei dire nulla, bensì sul coraggio di essere "precisi", in quanto. nel tuo scritto, si trattava di tirare in ballo gli atleti del Corpo Forestale dello Stato e tu hai voluto generalizzare in un "atleti professionisti pagati dallo Stato".
Occhio all'onda ed ai salti  a te e Lazzar8
1°M.llo Lgt  Ricciardi Cav. Aniello
+393382972186
Skype: aniello.ricciardi
Responabile e dirigente tecnico della squadra di canoa fluviale della Marina Militare di Luni Sarzana

Giugno 02, 2011, 11:35:44 am
Risposta #32

Ettore Ivaldi

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Coloro che sognano di giorno sanno molte cose
che sfuggono a chi sogna soltanto di notte
Edgar Allan Poe


La pioggia ha bagnato i fiori di tiglio e, appena cessata, le essenze floreali si sono scatenate in un orgia di profumi e colori. L’aria che si respira fuori da casa ci fa capire piacevolmente che stiamo vivendo un’altra primavera. Stagione dei grandi amori nonché stagione principe per un canoista.  C’è tempo ora di lavorare assiduamente in fiume per curare tecnica e maestria senza il timore di perdere tempo, dimenticandoci cronometri, cardiofrequenzimetri, e tabelle di allenamento altamente specifiche. E’ tempo di giocare con l’acqua. E’ tempo di passare le ore incollati ad una risalita per ripeterla, ripeterla e ripeterla ancora fino allo sfinimento.
Già...tanto per cambiare vi parlerei delle risalite... certo le risalite non sono tutto, ma possono influenzare non poco il risultato finale considerando che il regolamento ne prevede almeno sei in una gara.
Parlavamo giusto ieri dell’anticipo per mettere il nostro scafo nella posizione ottimale per fare la porta con una pagaiata larga. Sistema questo decisamente innovativo e molto redditizio nello slalom moderno. I maggiori interpreti, o meglio, chi ha saputo adeguarsi prima sono stati alcuni giovani talentuosi che, lasciando libera la loro canoa di ruotare, hanno percepito alla perfezione il gesto e grazie alle loro abilità sono in grado di ripeterlo con una certa costanza.
L’obiettivo quindi è quello di roteare attorno al palo interno (che tante volte è l’unico a venir posto) con il busto, mentre la canoa effettua la sua rotazione con la coda. Molto interessante una serie di esercizi che, proprio oggi, Myriam Gerusalmi Fox ha proposto a William  Forsythe e a Zeno Ivaldi sul canale olimpico di Penrith. Una serie di sei risalite destra-sinistra-destra-sinistra-destra-sinistra in cui ogni  porta era costituita da due pali molto vicini. Ciò comportava il fatto che all’interno della porta non ci poteva  passare tutto il corpo, ma esclusivamente la testa con una parte della canoa. Gli atleti quindi  dovevano cercare la soluzione proprio con la propulsione esterna larga perché altrimenti non ci sarebbe stata la possibilità di fare la porta stessa. Il fatto di mettere una sequenza di porte, in questo caso sei, costringeva gli atleti a mantenere alta la concentrazione e soprattutto diventava allenante per lavorare sulla costanza e ripetitività del gesto stesso. Ovviamente non sempre in un percorso le porte in risalita vanno affrontate in questo modo, l’intelligenza agonistica, così come bene la definisce il professore Giuseppe Vercelli, deve progettare, affrontare, superare e prevedere le sfide porta per porta per far sì che alla fine ne risulti una sequenza di azioni unite tra loro e guidate da un unico filo conduttore, ma nello stesso tempo indipendenti per modo di esecuzione.
Interessante, per noi tecnici, utilizzare una telecamera  fissa su un treppiede  in linea sul palo. Ciò ci permette di vedere e capire bene l’azione del corpo e della canoa; lasciando ferma l’immagine si possono prendere precisi riferimenti anche per la fase di avvicinamento alla porta stessa, curando così l’anticipo.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
« Ultima modifica: Giugno 02, 2011, 11:39:08 am da Ettore Ivaldi »

Luglio 12, 2011, 07:04:58 pm
Risposta #33

Ettore Ivaldi

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Sembra che il tempo sia stabile per tutta la settimana qui a Cunovo. Sole! Finalmente dopo tanta pioggia.

“pioggia e sole cambiano la faccia alle persone
...
sempre e per sempre tu.
Ricordati dovunque sei, se mi cercherai
Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai”
francesco de gregori
[/i]

La brezza del Danubio comunque è costante e sembra quasi di essere in riva al mare con il vantaggio di avere un canale a disposizione per allenarci. Ieri ho pagaiato anch’io tanto per non dimenticare le emozioni che la canoa sa regalarti. Giusto questa mattina ho visto il post di Antonello Pontecorvo sul prossimo raduno a Punta Campanella, mi sarebbe piaciuto andare con la mia canoa da mare doppia assieme alla mia amata. Il grande lupo di mare, di lago e di fiume Gengis mi ha sempre parlato bene di questi fantastici tre giorni in compagnia della pagaia, di amici e di buon cibo valorizzato con dell’ottimo vino. Poi guardando le date - 9/11 settembre - mi sono detto che forse in quella settimana avrò altro a cui pensare. Lo metto però in preventivo per il 2012 visto  che la stagione finirà subito dopo i Giochi Olimpici di Londra e avrò tutto settembre per godermi momenti magici come questi con la canoa, una tendina e la forza dell’avventura libera e spensierata. Chiederò a Marina di portare la sua chitarra perché adoro sentirla cantare.  Poi ci si mette anche Mariano Bifano con Michele Romano due forze della natura uniti dalla nostra passione comune. Bello sapere di essere uniti a chilometri di distanza da quella che è la nostra vera forza. L’immagine che ci ha regalato il campione di discesa “..con la sua abilita' e il suo inconfondibile stile si è allontanato dal pontile d’imbarco dirigendosi verso il mare aperto” è decisamene suggestiva e stimolante per tutti.
Tanto romanticismo ho ritrovato anche nelle tre ragazze che secondo me stanno dominando la scena internazionale e che ieri mi sono divertito a riguardare nelle loro performance di Markkleberg. Molti i punti in comune. Vediamo quelli fuori dalla canoa.
Le prime due, Maialen Chourraut e Jana Dukatova, non sono più giovanissime, classe 1983, mentre Corinna Kuhlne è di quattro anni più giovane.
Le prime due sono fidanzate e convivono con il loro allenatore la terza ha cambiato staff tecnico lo scorso anno e diciamo che ha altri gusti.
Le loro vite sono incentrata sulla canoa e tutte e tre hanno un unico pensiero: i giochi olimpici di Londra 2012
Sono persone decisamente tranquille e che si allenano molto, moltissimo.
Fisicamente sono molto ben preparate e lo si capisce dalla mole di lavoro che riescono a reggere. Muscolarmente  ben definite e  molto toniche. Tutto ciò è possibile grazie alla loro meticolosità nel preparare ogni aspetto,  dall’alimentazione, al lavoro in palestra, dall’allungamento,  al riscaldamento e al defaticamento.  
Tanti piccoli particolari che le avvicinano fuori dall’acqua, ma anche in acqua si possono trovare diversi punti in comune.
C’è quella ricerca della semplicità specialmente per la spagnola e la slovacca. L’austriaca ci sta arrivando in questi ultimi mesi visto che sta abbandonando strategie di gara killer per orientarsi più a discese fluide e armoniose.
Le tre atlete hanno un grande equilibrio grazie proprio alla semplicità della loro azione.
Punto decisamente interessante è la loro reattività in determinate situazioni. Sanno cioè essere veramente concrete nel momento in cui serve esserlo. La reazione all’eventuale errore è immediata e ad oggi è diventata realmente istintiva. Fantastiche tutte e tre le grandi donne del kayak mondiale nella spinta di gambe sui tratti diritti. Una grande fluidità. Mi piacerebbe vederle su una barca da velocità... paranoie mentali di noi allenatori!
Tutte e tre puntano molto in alto anche se ci sono, secondo me, altre 3 o 4 donne in grado di inserirsi tra loro. Le tedesche, qualche australiana, le ceche.

Vi devo lasciare devo andare a seguire il secondo allenamento della giornata e poi correre a fare la spesa al Tesco visto che ho praticamente finito le scorte sulla casa viaggiante -

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Luglio 13, 2011, 05:46:09 pm
Risposta #34

Gengis

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Caro Ettore ,
 i tuoi appunti di romanticismo , di cronaca e tecnica mi fanno partecipe , ma più che partecipe mi fanno sentire sul luogo che descrivi sempre con tanti dettagli, profumati e fioriti , da farmi sentire DENTRO  al luogo stesso , di questo te ne sono molto grato .
Come sai mi piace  sognare ,e sperare nella buona sorte , così a settembre 2012  ti scroccherò un passaggio
fino a Punta Campanella ,così che io possa pagaiare con un Grande Canoista  come te, e per l'occasione ti presterò una delle mie pagaie da mare facendoti scegliere tra una Groellandese ed una Alleutina  create da mani esperte per domare il mare e sfidare il vento .
Sempre sulla cresta dell'onda.
Gengis

Luglio 18, 2011, 09:46:00 pm
Risposta #35

Ettore Ivaldi

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E’ da mo’ che cammino con le punte dei piedi aperte. Mi devo allenare per offrire spazi alla ballerina quando ballo il tango. Un piccolo esercizio che però è molto utile per mantenere pronta la mente a questo movimento. Poi questa mattina mentre camminavo sul campo di slalom in quel modo il buon Richard Fox pagaiava in compagnia della più giovane delle figlie. Spontanea mi nasceva la domanda: ma coloro che sono stati una sorta di miti, modelli, eroi lo rimango per l’eternità oppure via via il loro fascino va sfumando? O meglio se Elvis Presley fosse sopravvissuto ai giorni nostri sarebbe quell’Elvis che noi oggi veneriamo e che rimane un punto di riferimento per il rock mondiale? Marilyn Monroe  sarebbe ancora la bionda da sballo,  che entra spesso e volentieri nei sogni degli uomini, se anche lei avesse raggiunto gli anta e non ci avesse lasciato prima per passare a miglior vita? Stessa cosa si potrebbe dire per Moana Pozzi?
In effetti vedere oggi Riccardo Volpe sul percorso di slalom fa un pochino strano se pensi anche per un solo secondo chi è stato e che cosa ha rappresentato per intere generazioni: con cinque mondiali individuali vinti ed altrettanti a squadre, ancora oggi a distanza di 18 anni dalla sua ultima gara disputata e vinta (il mondiale in Val di Sole  nel 1993), rimane il kayak più medagliato di sempre. Oggi è vice-presidente dell’International Canoe Federation e General Manager della Federazione Australiana di Canoa. Segue da vicino la crescita delle proprie figlie, canoisticamente parlando e non solo. Passeggia per i campi di slalom, parla con il mondo, discute di canoa, presiede i consigli di gara portando il saluto del presidente Perurena. Ah lo sapete, ma l’avevo già scritto, lo spagnolo è entrato nella famiglia del CIO e in teoria questo dovrebbe essere un vantaggio per il nostro sport... speriamo!
Certi miti però sono rimasti tali perché sono spariti dalla circolazione. Jon Lugbill rimane intatto nella sua nicchia di eroe forse perché una vola chiusa la sua carriera sportiva è sparito dal mondo della canoa. Renato De Monti rimane il  miglior C1 italiano della storia. L’ha scritta per un decennio e poi si sciolto come neve al sole lasciando solo dietro a sé la leggenda dell’”Italian Express” come lo definirono gli inglesi dopo una sua splendida vittoria a Langolenn.
Oliver Fix vinse i mondiali nel 1995 e le olimpiadi l’anno successivo.  Appese la pagaia al chiodo giusto dopo la gara a cinque cerchi e, dopo una brevissima parentesi da allenatore, è tornato nell’anonimato della vita.
Ho sempre considerato Angelika Bahmann la vincitrice dell’oro olimpico a Monaco 1972, una sorta di Madonna di Lourdes, fino al maggio del 2008, quando a Bejing l’ho incontrata e per un paio di mesi abbiamo condiviso orari di allenamento e preoccupazioni per la gara. Lei allenava la squadra cinese e dopo quella bella parentesi è tornata a fare il suo lavoro di fisioterapista in una cittadina della Germania. E’ tornata a sentire il profumo dell’alloro olimpico che per lei rimane sempre verde anche a distanza di quarant’anni.
Peter Sodomka era un omone grande e grosso e dopo tante gare e tante vittorie chiuse la sua carriera nel 1977 al mondiale di Spittal dopo aver regalato a Jon Lugbill la sua pagaia: lo scettro del re della canadese  monoposto andava in eredità allo statunitense: gesto che effettivamente si rivelò profetico. Vidi Il cecoslovacco  una sola volta alla fine degli anni ’90 a Liptovosky dove fu invitato per la 50esima edizione dei Tatranska Mikulas. Rimase sul ponte per due giorni a guardare le gare e alla fine si dissolse nel nulla...  
Elizabeth Sharman, che si chiama come la mia splendida nipotina,  fu la più grande slalomista di sempre: era elegante, atletica, potente e di gran classe. Vinse l’ultimo mondiale nel 1987 e non ebbi più notizie di colei che avevo soprannominato  “the Queen”.  Qualche voce mi dice che ha avuto un bimbo, fa la mamma e insegna a scuola.

Si dice anche che il mondo ha bisogno di eroi e di leggende, peccato solo che di loro si parli poco specialmente nel nostro mondo. Ci sarebbero tante storie da raccontare e da divulgare, purtroppo però tante di queste rimangono sconosciute, si perdono nei ricordi di ognuno di noi, si confondono e mutano con una realtà che corre sempre avanti. Ci fermiamo raramente per rimembrare
Eppure è anche attraverso queste figure che molti di noi si sono innamorati dello slalom tanto poi che alla fine è diventato uno vero e proprio stile di vita.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Un amico con la nostra stessa passione ci ha lasciati attoniti, amareggiati, disperati, increduli. Lo voglio pensare come lo conosco da sempre. Lo voglio ricordare sulle tres montagnas o sulla rapida dello slalom di Mezzana. Lo porterò e lo portermo sempre con noi in ogni pagaiata, in ogni respiro.


« Ultima modifica: Luglio 18, 2011, 09:47:36 pm da Ettore Ivaldi »

Luglio 23, 2011, 09:50:45 pm
Risposta #36

Ettore Ivaldi

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Odio gli inglesi, in senso buono si intende! Sono eccessivamente pignoli, precisi, meticolosi. Tutti in divisa. I lavoratori, con casco e giacchetta fosforescente, sono sempre impeccabili. Hanno tutti le radio ricetrasmittenti, che fa tanto americano, e sembra sempre di sentire il comandante Swigert che, rivolgendosi al Lyndon B. Johnson Space Center, dice: ”Okay, Houston, we've had a problem here”. Poi l’equipaggio dell’Apollo 13 tornò sulla terra sano e salvo utilizzando il modulo che avrebbe dovuto servire per atterrare sulla luna. Al canale olimpico c’è un punto che secondo me è già diventato un simbolo e che esprime tutta la filosofia che io mi affanno a cercare di esprimere. Infatti, su un lato del canale, vicino al laghetto dove si salirà in canoa c’è un cartello, adiacente ad un portone, sempre presieduto da due della security che dice: “Fire Assembly Point” - traducendo alla lettera sarebbe “Punto di ritrovo in caso di incendio”. Allora vi chiedo: ma a voi non è mai capitato di vedere in Italia una cosa del genere che in caso di incendio vi invita a raggrupparvi in quel punto? Ora io posso capire tutto, perché ormai a questo mondo di tutto può capitare, ma che scoppi un incendio al canale olimpico di canoa ci vuole proprio tutta e la cosa che mi sconvolge ancora di più e' che qualche mente fulminata ci abbia anche pensato, meditato, organizzato e quindi posto quell’insegna. Come se tutto ciò non bastasse ha avuto anche il coraggio di piazzarci due guardie armate li sotto... benvenuti anche voi nel Regno Unito! Poi oggi guidando verso il canale dall’Università in cui passeremo questi 14 giorni pensavo, ma visto che qui guidano a destra, ma perché non fanno girare anche l'orologio dalla parte opposta, così almeno la farebbero completa?!? Vi racconto l’ultima e poi vado a letto. Oggi preso dalla novità della stanza... vivevo in camper praticamente da maggio, ho dimenticato la carta che funge da chiave all’interno. Vado alla reception e comunico l’accaduto pensando di ricevere una copia della stessa. In realtà non è andata così. La tipa ha chiamato, con far sospetto, la security, via radio ovviamente, la quale si è presentata all’entrata del mio caseggiato che hanno battezzato “Watton”. Ora spiegarvi perché si chiama così vi dovrei raccontare la storia dell’Università che si chiama per l’appunto University of Hertfordshire e Watton-at-Stone è un paesino nell’Hertfordshire nella valle del fiume Beane. Ok! non vi interessa molto la cosa ho capito e quindi proseguo. Arriva la Security la quale mi sottopone ad un interrogatorio, diremmo noi, di III grado. Ha voluto sapere i natali fino alla terza generazione. Quindi praticamente, strisciando sul fango e coperti dall’artiglieria amica con la contraerea pronta ad intervenire, siamo arrivati al terzo piano. Una volta segnalata la mia stanza e provveduto ad una bonifica del territorio circostante, un volontario si è fatto avanti e con sprezzo del pericolo ha estratto un portachiavi magnetico, ci ha chiesto di stare alla larga e ci ha suggerito che in caso di esplosione sarà meglio sdraiarsi a terra. L’eroe, un trentenne possente armato fino all’osso, ha puntato il portachiavi sul ricevitore e una volta aperta la porta blindata si e' lanciato nella stanza per controllare che tutto fosse ok prima di farmi entrare. Considerate il fatto che la stanza è una celletta di 4 metri per uno e il bagno mi fa rimpiangere quello della mia casa viaggiante quindi vi potete rendere conto delle dimensioni. Una volta accertato che tutto fosse in ordine sono potuto entrare a prendere quel cartoncino magnetico che serve per aprire tutte le porte che devo oltrepassare per arrivare in camera. Missione compiuta ha subito comunicato la security alla reception e io ho potuto sentire un sospiro di sollievo da parte anche del rettore della struttura universitaria! La carta magnetica praticamene me la sono tatuata sul petto e la porterò da oggi in poi sempre con me!

Domani si naviga e spero di avere qualcosa di più tecnico da raccontarvi

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi


London, 23 July 2011 pre-olimpic race

Luglio 24, 2011, 10:45:31 pm
Risposta #37

Ettore Ivaldi

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l povero messicano è stato frullato a dovere oggi nella sua prima ora e 20 di allenamento sul canale olimpico. Non faceva in tempo ad uscire da un rullo che il successivo lo catturava per sballottarselo un pochino. Poi sembrava  che il buco fosse magnanime con il poveretto, ma sul più bello.... patatum in acqua per l’ennesimo eskimo! Ad ogni discesa il casco scendeva sulle 23 e i capelli fuoriuscivano da ogni lato.
E’ uscita in barella la povera atleta del Senegal dopo la prima discesa o meglio dopo la prima metà della sua prima ed unica discesa. Diciamo che non era certo il caso di buttare giù da qui la slalomista di colore, che, se pur animata da tanto coraggio, ha dovuto piegarsi alla forza dell’acqua. Spettacolari però gli interventi per il soccorso. Si sono mossi a mo’ di calamità nazionale, mancava solo l’atterraggio dell’elicottero e poi sarebbe stata completa. Evidentemente però, dopo vari consulti ed interventi, sono arrivati alla conclusione che la senegalese non era in pericolo di vita e la cosa si poteva risolvere con l’ospedale da campo imbastito per l’occorrenza. L’elicottero ha sorvolato a lungo la zona e poi da terra, con segnali di fumo, è stato fatto allontanare: le pale meccaniche creavano vortici strani nell’acqua e le porte erano praticamene orizzontali rispetto la superficie.
Il mio atleta brasiliano, Pedro Henrique, se l’è goduta. Lui ha una grandissima acquaticità, gli manca una concezione corretta dello slalom e su questo ci sto lavorando, ma si sa che l’importante è affrontare le difficoltà in serenità e certamente a lui  allegria e spensieratezza non mancano. Il kickflip poi per lui è una manovra per passare indenne nei buconi di questo nuovo impianto olimpico.
Chi da' l’impressione di essere proprio nel suo ambiente naturale è il magrebino francese Fabien Lefevre che su quest’acqua ci sguazza a suo piacere. E’ un piacere vederlo, leggero come una foglia, abile come un giaguaro nella giungla. I buchi non li evita, li cerca per un piacere personale, per sentirsi vivo, per caricarsi di energia, potenza, elettricità! Bravo, proprio bravo ed elegante, nulla da dire. Guardando lui sembra tutto così naturale e facile, ma staremo a vedere.

Anche gli allenatori a bordo vasca devono indossare il salvagente come tutto il personale operativo. Pensate che il tipo che sta praticamente a controllare chi entra e chi esce dalla reception, che ovviamente dista parecchio dal canale di gara, indossa perennemente il salvagente. Poi lui, per una maggior sicurezza, porta anche il caschetto. Per capirci meglio: lui è vicino alle guardie che controllano il cartello “Fire Assembly Point” ed è logico indossare il giubbetto salvagente, perché, in caso di incendio, si attivano le pompe che spengono il fuoco..praricamente rischierebbe di morire annegato in mezzo alle fiamme...  sarebbe proprio il colmo!

Il centro di Lee Valley non è ancora ultimato e probabilmente anche il canale di gara subirà da qui alle olimpiadi qualche aggiustamento. E’ lungo 300 metri ha un dislivello di 5 metri e lavora con 13 metri cubi per secondo. Cinque le pompe di cui 4 lavorano quando è aperto.

Le impressioni degli atleti sono unanimi: troppi buchi, acqua lenta, non c’è una linea d’acqua da seguire. “Se arrivi da Cunovo quando pagai su questo canale ti sembra di essere sempre ferma. Devi tirarti fuori dai buchi agganciando forte” mi diceva ieri Jana Dukatova.
Ed in effetti il canale olimpico dopo una prima curva a destra presenta un lungo rettilineo disseminato da ostacoli che frenano inevitabilmente l’acqua. Sono principalmente due i grandi salti che delimitano la parte superiore da quella inferiore e in mezzo mille combinazioni possibili.
La mia impressione è una Pechino più piccola e manca quello che noi potremmo definire una linea d’acqua principale su cui poi costruirci tutte le varie opzioni possibili.
I tracciatori dovranno pensare a lungo prima di mettere giù il percorso visto che non sarà facile combinare scorrevolezza, velocità, spettacolarità e imparzialità per pagaiatori destri e sinistri.
A disegnare il percorso saranno Jean Michel Pronon, Marianne Augulhon e Thomas Schimdt. Il primo lo conoscete tutti: è il francese presidente del boarding ICF dello slalom da due mandati olimpici, stipendiato dalla federazione transalpina, piccolo importante dettaglio. La seconda è un ex slalomista di livello, anche lei francese, ora direttrice del centro di Pau ed è stata chiamata per sostituire la puerpera inglese Reeves. Si potrebbe pensare anche che gli inglesi  hanno preso la palla al balzo della maternità della Reeves per tagliare i ponti con Pronon e fargli una campagna contro in vista del prossimo congresso ICF cercando di cambiarlo  proprio con la futura mamma. Infatti sembra che i britannici non abbiano gradito  come Jean Michel abbia sostenuto apertamente la candidatura per i mondiali del 2015 di Bourg St. Maurice. Non avrebbe dovuto farlo per una pura  ragione di stile visto che lui avrebbe dovuto essere super-partes. Invece non solo si è schierato apertamente contro Londra, ma ha anche fatto l’errore di presentare lui stesso la cittadina francese  e ... gli inglesi non dimenticano, anche se alla fine hanno portato a casa il mondiale che sarà selezione olimpica per Rio 2016.

La pre-olimpica o “London Prepares series” come hanno definito la manifestazione di fine settimana prossima, vedrà praticamente tre fasi. Una eliminatoria con due manche, una batteria sempre con due manche, una semifinale a manche unica e una finale a manche unica. Quindi chi arriverà alle medaglie avrà fatto 6 discese.
Di volta in volta quindi si andranno ad eliminare barche come vi riporto in dettaglio qui sotto:

k1 men da 51 a 21 per la prima eliminatoria, poi per la successiva  batteria  si passerà da 21  a 15, ed infine dalla semifinale a 15 ai 10 finalisti.
k1 womenda 43 a 21 a 15 a 10 per finale
c1men da 34 a 16 a 12 a 10 per finale
c2da 26 a 12 a 10 a 6 per finale

Prenderanno il via 30 nazioni, praticamente le più quotate sono tutte presenti, mancano solo Russia, Polonia e Grecia.  A parte poi di qualche eccellente eccezione - ad esempio Violetta Oblinger o Christos Tsakmakis,,  tutti gli atleti migliori sono presenti.

A fianco del canale di gara c’è il “Training Channel”  un percorso lungo 160 metri che funziona con tre pompe e ha un dislivello di 1,6 e lavora con 10 metri cubi d’acqua al secondo. Un gioiellino che chiunque di noi desidererebbe avere sotto casa. Basterebbe questo per dare una svolta importante allo slalom in Italia.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

London, 24 July 2011 pre-olimpic race

Luglio 27, 2011, 11:49:54 pm
Risposta #38

Ettore Ivaldi

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errata corrige

 1. ho scritto nel post precedente che la ragazza uscita in barella è senegalese. Mi scuso, ma   
     lei    è dell’Uganda.
 2. i dati dei partecipanti sono stati così aggiustati:
     k1 men da 64 a 21 per la prima eliminatoria, poi per la successiva  batteria  si   
     passerà da  21  a 15, ed infine dalla semifinale a 15 ai 10 finalisti.
     k1 women da 52 a 21 a 15 a 10 per finale
     c1 men da 48  a 16 a 12 a 10 per finale
     c2 da 33 a 12 a 10 a 6 per finale


Sono passati  alcuni giorni sul canale di Londra e si inizia a capire qualcosina. Il percorso è molto complesso e presenta tante e tante possibili combinazioni. Certo non farebbe  impazzirebbe dalla gioia la mia amica Gia-Pron senior perché le possibilità per piazzarci qualche sponda sono praticamente infinite! Ovunque, dall’inizio alla fine, ci possono esser buchi da utilizzare per spostarsi da una parte all’altra del canale saltando sulla schiuma bianca... E proprio come afferma  Peter Kauzer: “Finalmente un percorso degno per il nostro sport” - I migliori atleti si stanno godendo tutta quest’acqua cristallina. Ecco un’altra particolarità del percorso: l’acqua praticamente è filtrata ed è effettivamente potabile. Poi, dove l’acqua è più calma e cioè praticamente solo in partenza e arrivo, si può vedere il fondo così come  sul lago di riscaldamento:  praticamente l’acqua è trasparente. Un particolare al quale  noi canositi non siamo  più abituati da quando abbiamo abbandonato i fiumi per concentrarci sui percorsi artificiali. Che bello che era il Cellina e il Noce a maggio e a settembre. E cosa dire dell’Isonzo? Bei tempi quando ci chiamavano ancora fluvialisti! Ahahah.

Il tracciato secondo me si può praticamente dividere in tre parti. La prima  dalla partenza al primo grande dislivello. In questo tratto, l’unico in curva,  ci sono una serie continua di buchi che ti portano direttamente sul primo grande salto. Due riccioli importanti prima di imboccare la curva che ti immette sotto il ponte.   Ancora tre onde-ricciolo ti danno il benvenuto prima di entrare nel primo grande  salto del tracciato.
Sotto si forma una bella onda chiusa e una più aperta che si presta molto bene ad una doppia risalita prima a sinistra e poi a destra. Dietro a questa onda aperta un ricciolo ad intermittenza, nel senso che a momenti lo si trova chiuso e in altri aperto e allungato verso sinistra.
Tra i due salti c’è la parte centrale caratterizzata da diverse onde e da diversi riccioli.
Si chiude dopo l’ultimo salto con il canale che ti riporta verso sinistra per andare a riprendere il nastro trasportatore che ti riporta alla partenza.
Questa potrebbe essere una chiave di lettura di questo percorso che presenta, come già  detto, mille combinazioni.

David Ford risalendo in canoa mi si è affiancato e mi fa:”I know what I need for this course” e mi mostra il bicipite! Spontanea la mia risposta: “So when You come back home start with the gym”. Lui mi sorride e mi dice “Yes”.  Anche se per la verità non condivido troppo la sua analisi, a me sembra un canale particolarmente impegnativo e pensare di navigarlo con la pura forza umana mi sembra piuttosto limitante. Certo è che dal punto di vista fisico è molto dispendioso e quindi non si dovrà certo risparmiare energie nella preparazione anche fisica. Il mio amico L8, che la sa lunga, scambiando con lui impressioni sul canale  via internet, ha inquadrato subito il problema: isometria a manetta!
Altro segnale di grandi lavori arriva da Super Cali che in questi giorni è indaffaratissimo a provare modelli della sua canoa che Nelo gli ha riprodotto con diversi volumi. Staremo a vedere che cosa ne uscirà

Qui si può  notare in maniera evidente la differenza tra canoista e puro slalomista. Dopo pochi giorni di allenamento ci si rende conto che alcuni atleti hanno già trovato diverse soluzioni alle varie difficoltà e si stanno dimensionando su questi ritmi e su questa realtà acquatica. 
C’è chi se la sta prendendo con le porte e scatena tutta la sua rabbia sulle indifese paline. Qualcuno anche sulla canoa, che ovviamente non ha colpe. C’è chi è spesso e volentieri con la testa sotto o chi si diverte a fare il percorso senza pagaia, come i tedeschi che alla fine dell’ultimo allenamento lungo  si sono lanciati giù per il budello d’acqua con le sole mani.
Tutto ciò mi fa fare una riflessione che cercherò di sviluppare nei prossimi giorni sul fatto che non sempre la troppa acquaticità è positiva, ma ne parleremo con calma.
Comunque piano piano iniziamo a vedere delle belle azioni tecniche e ben presto ci sarà la possibilità di testarle in gara.

Si inizia giovedì con i K1 men e i C1, le donne, come le stelle, stanno a guardare!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Luglio 29, 2011, 12:50:30 am
Risposta #39

Ettore Ivaldi

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Se mi chiedessero di votare il gesto tecnico più entusiasmante della giornata di aperture a queste gare pre-olimpiche per k1 uomini e c1 non avrei dubbi. Risponderei senza pensarci un secondo.  Per me il gesto più bello, più tecnico, più emozionante, più naturale, più eccitante e più elegante è stato il debordé  che ha piantato nell’acqua quel fenomeno di uomo che si chiama Stanislav Jezek tra la 9 la 10 e la 11.
La porta nove era una risalita a destra fuori dal salto, mentre la 10 una porta in discesa dall’altra parte del canale. La difficoltà non era tanto il passaggio nella 10, ma la successiva necessità di oltrepassare un buco enorme per tornare verso destra entrando  nel palo della 11 e la porta a “ski” successiva.
Ora il problema era quello di  ruotare la canoa in un brevissimo spazio senza perdere velocità perché entrare nel buco lenti significava farsi inghiottire dalla bocca del drago. Non bisogna neppure però farsi prendere da paure strane  vedendo e percependo direttamente in faccia tutta quell’acqua che arriva dal salto.
L’atleta della Repubblica Ceka, un sinistro naturale alto poco meno di un metro e novanta per 70 chili, di cui vi ho parlato molte volte, ha avuto il coraggio di entrare nella risalita con un  debordè che, a parte un colpetto,  non  ha  più  tolto dall’acqua fino all’entrata della 11. Ora è difficile trasmettere le sensazioni che si possono avere quando si è in procinto di fare questa manovra, ma tanto per farvi capire vi dirò che fior di Kayak di livello non se la sono sentiti di tenere in acqua per così tanto tempo il colpo indietro di destro. Non so se riesco a rendere l’idea, ma c’è chi pur avendo la pala pronta per essere usata, preso dal panico, ha preferito temporeggiare perdendo così preziosi secondi oltre alla perdita della linea più veloce, che significava anche perder molte energie per recuperare la traiettoria.
Lui invece, Jezek, non ha tentennato minimamente. Debordè,  rotazione delle spalle impressionante, un controllo della coda in acqua che pochi possono vantare  e via sicuro verso la porta successiva.
Mi è piaciuta in modo particolare l’eleganza e la facilità con cui il bravo ciunista ha risolto una combinazione che a molti atleti ha condizionato la gara intera.
La considerazione generale sui C1 è quella che sono molti vicini ai K1 -  3% -mentre per stare nei primi 16, che passavano  il turno, bisognava restare nell’8% da Super Cali che ha vinto l’eliminatoria fra i K1 men. Bravo il pagaiatore bianco, rosso e verde, che ha messo in acqua una prima manche da manuale.
In sala video siamo isolati dal mondo. Non abbiamo i risultati on line perché Omega, titolare dei cronometraggi che poi ha appaltato alla Siwidata, non vuole correre il rischio di commettere errori e quindi prima di ufficializzarli passano al setaccio tutto e tutti.
Ci hanno tolto anche il segnale del telefono onde evitare che in tempo reale si possano mettere informazioni in internet. Pensare che questo è solo un allenamento anche per l’organizzazione... chissà cosa succederà ai Giochi Olimpici il prossimo anno!

Le donne scendono dalle stelle e con i C2 gareggeranno per le eliminatorie. Tempo previsto soleggiato a tratti coperto. Chissà se riusciremo veramente a rimetterci con le maniche corte, pantaloncini e magari infradito... troppo vestiti non si apprezza appieno tutto.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

London Prepares series, 28 July 2011

Luglio 29, 2011, 10:01:50 pm
Risposta #40

Ettore Ivaldi

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Eroica Prossi Makimbi, semplicemente ed unicamente eroica l’atleta dell’Uganda nella sua discesa sul canale olimpico. E’ lei ad aprire le danze per il gentil sesso. E’ lei a cimentarsi per prima in quel budello d’acqua che fa tremare anche i migliori atleti al mondo. Eppure lei nella sua canoa rossa e vestita di bianco affronta ogni difficoltà con disinvoltura, sembra quasi essere abituata a lottare per ogni respiro, quasi che il passaggio successivo sia una vera e propria conquista. In canoa ogni pagaiata fa sussultare noi spettatori sulla riva, potrebbe essere veramente l’ultima prima di un rovesciamento, ma lei non molla mai perché il destino non abbia il sopravvento. Le porte non esistono, ma poco conta, la scelta della linea è delegata a qualche volontà divina, specialmente per la prima parte del tracciato. Poi si riprende nella seconda parte e sembra preoccuparsi anche delle varie risalite e discese che qualcuno ha posizionato su quelle acque tanto turbolente e chissà per quale ragione. Poi fuori dalla canoa, la vedi camminare sul campo un po’ persa e si muove con molta tranquillità osservando tutto ciò che la circonda. Per le donne vi rimando ai video, gustateveli sensa essere influenzati da uno povero scribano mi sento solo di aggiungere che Elena Kaliska inizia a sentire odore di olimpiadi... attente donne! Il gesto più paradossale della giornata arriva dal duo Denis Gargaud e Fabien Lefevre. I due l’hanno studiato a fondo e messo in atto la prima volta alla risalita 9, poi ancora alla risalita 13 e poi nuovamente alla 16. In sostanza i due cambiano lato di pagaiata in relazione alla risalita da fare. In realtà non riesco a capire la concreta necessità. ILa difficoltà del cambio, specialmente per chi sta dietro è parecchia e il seppur bravo Gargaud deve destreggiarsi non poco nell’effettuare il passaggio di mano al volo e sopra la testa del compagno. Staremo a vedere se la cosa farà tendenza e se qualcuno si cimenterà in questa giocoleria con la pagaia per copiare i due transalpini sempre alla ricerca di stravaganze tecniche. La cosa mi fa riflette e, come suggeriva il buon dottor Sesana, è da capire se il fatto di fare per qualche atleta la doppia specialità possa essere un vantaggio oppure un aggravio di lavoro. Non è facile trovare risposta certo è che ad esempio Hounslow il britannico che gareggia in K1 e C2 ultimamente fa molta fatica ad rientrare nelle semifinale della gara singola, mentre un tempo era praticamente un abituè. Così come il buon Fabien. Fa strano notare che nessun tedesco, slovacco, ceko si cimenti nella doppia specialità, forse la concorrenza in casa nelle singole categorie è troppo spietata? Oppure è una vera e propria scelta? Vi lascio con questo dubbio amletico, aggiungo che anche il tempo da queste parti è così tanto inglese! Come i “bobby” che girano sul perimetro del percorso che fanno tanta scenografia, beh vado è quasi ora del tè... non posso mancare mi sentirei fuori luogo da queste parti!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

London Prepares series, 29 July 2011


link video gara eliminatoria donne

http://www.youtube.com/watch?v=bCswJeJ0VHQ
http://www.youtube.com/watch?v=2kSCmpYSro0
http://www.youtube.com/watch?v=ZLMRDBlk0n8

Luglio 31, 2011, 12:17:33 am
Risposta #41

Ettore Ivaldi

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Qualcuno è stato sorpreso dal cambio di pala di Gargaud/Lefevre pensando che la cosa fosse una novità assoluta. In realtà ripescando nei meandri della memoria ricordo di aver visto fare tutto ciò molti anni fa quando si gareggiava nel C2 misto. In questa categoria era uso cambiare la pala per l’uomo che in certe situazioni andava a dar man forte alla compagna di barca. Vabbe! Giusto per una precisazione storica.
Ogni tanto, anche nel paese della regina, appare il sole. Giusto il tempo per invogliare gli atleti ad usare la manica corta e poi il tenue sole viene inesorabilmente inghiottito in cumuli di nuvoloni che mi ricordano tanto un quadro che la mia mamma ha appeso in salotto e che fin da piccolino mi catturava la fantasia. Mi portava a bordo del veliero, che stava proprio in mezzo al dipinto, e che era intento a navigare nella tempesta tra onde e nuvoloni oscuri. Chi si trova ora a navigare in cattive acque è Jana Dukatova dopo l’uscita anticipata di oggi. Colpo di scena quindi tra le donne. Infatti la slovacca attuale numero 1 del ranking mondiale è fuori dalle 15 e quindi dalle semifinali di domani. Poco male se il danno si fermasse qui, ma questa gara per gli slovacchi è anche una prova di selezione per i prossimi giochi olimpici e per lei ora la strada è tutta in salita. Dovrà cercare di rifarsi ai mondiali di settembre a casa sua, nella speranza che la mala sorte colpisca la sua più accreditata rivale. Colpo basso quindi per la slovacca che a questo punto si ritrova ancora una volta a rincorrere il sogno olimpico alle spalle della ritrovata Elena Kaliska. Cosa vi avevo detto ieri? Il fiuto è ancora buono nonostante l’età e una certa forma di pazzia che mi viene attribuita.

Tutto nella norma invece nei kayak uomini con l’unica eccezione che Molmenti e Grimm si sono scambiati nelle postazioni di vertice. Incerta la partecipazione del campione italiano alla semifinale di domani visto che è rispuntato un vecchio dolore alla cervicale. Meglio non forzare per una gara che a questo punto per lui non conta più di tanto dopo che ha dimostrato al mondo e a se stesso di essere pronto e combattivo su questo canale.
Per l’Italia fuori Omar Raiba che ho visto però bene per diverse parti del percorso. L’atleta della Marina deve ora cercare di fare suoi i tempi e i ritmi di tracciati che non lasciano scampo a distrazioni o a forzature in momenti sbagliati. Forse curando di più la strategia di gara riuscirà a fare un altro passo verso i migliori. Bene il giovanissimo De Gennaro che dimostra di essere entrato alla grande nella categoria senior nel suo anno d’esordio. A lui l’ipotetica maglia bianca del Giro!
C1 monotoni all’inverosimile sempre al 3% dai K1 men. Sempre bravi, sempre emozionanti. Alcuni di loro si sono dimostrati anche molto più coraggiosi dei colleghi seduti affrontando la porta 5 in discesa, contro il 100% dei kayak che sono passati in retro. Hradilek aveva azzardato in prima manche, ma si è schiantato. In seconda doveva recuperare e anche lui ha ceduto alla via più sicura e forse anche più veloce. Si sa però che le canadesi amano stupire e sono degli esteti del gesto atletico: loro creano opere d’arte, momenti di grande perfomance, come la mia amica Sara, e non ci rinuncerebbero per nulla al mondo anche a costo di sbagliare.

Gesto più potente della giornata a cura di Joan Crespo che per uscire dalla 8 in risalita si è spinto sul muro con la pagaia ed è letteralmente decollato, tanto da provocare un un sonoro "OLE’" in tutta la sala video!

Interessanti le statistiche diramate dall’ICF in relazione alle penalità... a me le statistiche sono sempre piaciute, forse non si era capito!

Nella prima giornata di gare i giudici hanno giudicato 3.574 passaggi. Ci sono state 17 richieste di verifica da parte dei diversi Team Leader e 3 di esse sono state modificate. Ancora 3 giudizi sono stati cambiati dal “giudice video” sui 15 casi analizzati. Nessuna protesta ufficiale.
Nel secondo giorno 2686 passaggi. 5 richieste di verifica. Nessun cambiamento, solo 2 da parte del “giudice video”
Chi è il “giudice video”? Ve lo spiego un’altra volta... sono preso da un attacco di sonno e così cedo la mano.


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

London Prepares series, 30 July 2011

qui il video della manche vincente di Grimm -
 http://www.youtube.com/watch?v=ag_ny8vJr7s

Luglio 31, 2011, 02:26:12 pm
Risposta #42

Ettore Ivaldi

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Cosa mi è piaciuto della semifinale dei k1 uomini? Tutto! Entusiasmanti questi atleti che dimostrano di essere tutti molto competitivi. La rosa dei possibili vincitori si allarga, cresce, si espande. Nulla sembra impossibile anche per i più giovani. Mi è piaciuto parecchio Samuel Hernanz, un ragazzo che conosco molto bene visto che arrivò in Spagna dalla Francia  quando io ero il direttore tecnico degli iberici. I suoi natali da parte di padre erano spagnoli e quindi optò  di gareggiare per questo paese. E’ migliorato molto e lui ha lasciato posto alla sua naturale leggerezza abbandonando presto l’irruenza giovanile che ti porta a fare scelte troppo estreme, quello che sta succedendo a Giovanni De Gennaro. Vista l’età però ci sta, avrà tempo per capire che a volte è meglio cercare di dosare l’energie perché la gara è lunga al contrario della vita che sembra troppo corta!
Vi parlo della semifinale perché la finale ha tutto un altro sapore. La finale è un momento unico, sublime che per me è assestante con la crescita dell’atleta e dello stesso movimento globale. Un  batter d’ali della farfalla, un soffio di vento, un’onda che si rompe sulla scogliera. Qui tutto può succedere, come è già successo spesso e volentieri in tutte le finali olimpiche, ma di questo non è tempo di parlare ad un anno di distanza.
La mia vena giornalistica però mi impone di raccontarvi anche della finale che è stata non priva di sorprese visto l’eliminazione in semifinale di Super Cali per un 50 alla porta 7. Vittoria e gloria a Vavrinec Hradilek che dopo cinque manche alla ricerca della propria dimensione riesce a trovarla proprio quando conta. Parte non benissimo e sulle prime tre porte sparisce e riappare saltando da buco a buco. Si prende un grande rischio dalla risalita 4 alla 5 in retro. Infatti attraversa tutto il lungo ricciolone tenendo la pala destra in acqua e sembra non guardare la porta successiva, lo sguardo è fisso  sulla pala e sull’acqua fino quasi alla fine che tira questo colpo e sembra perdere la porta. L’abilità di cambiare ancora millimetricamente la sua direzione permette all’atleta di ruotare velocemente la canoa ed entrare nella cinque per poi lanciarsi nella combinazione “ski” sei e sette. Belle pagaiate e una frequenza controllata. Alla fine saranno 102 i colpi dalla partenza all’arrivo. Tocca la palina più bassa della porta a “ski” 16, ma prosegue imperterrito. Chiude la gara con una veronica all’ultima risalita a sinistra e ferma il cronometro in un magico 92,53 più 2 quindi per un totale di 94,53 che oggi vale oro pre-olimpico e tanta carica per l’appuntamento del prossimo anno.  Kauzer è ballerino e a volte incerto si piazza secondo con 95,50 e terzo un Lefevre rinato in K1. Il suo tempo è 97,51. Qualche rimpianto per Giovanni De Gennaro, che però non ci deve essere, il suo tempo è 94,90 ai quali si devono sommare tre tocchi e un salto di porta alla due forse inesistente o perlomeno molto dubbio. Il tempo però dovrebbe dargli tranquillità e  garanzia di un grande futuro sportivo.

A Martikan sono serviti 87 colpi per vincere la gara e si è tolto anche lo sfizio di fare la 5 in discesa, per lui ogni retro fatta è una sorta di pugnalata alla schiena... chissà cosa pensa del canottaggio!

Donne e C2 partono nel pomeriggio - altre storie da documentare e da regalarvi

finale k1 men il vincitore lo potete vedere qui
http://www.youtube.com/watch?v=cBH3FH5O5NI

finale c1 men il vincitore lo potete vedere qui
http://www.youtube.com/watch?v=b_ZLyrC-1ug


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

London Prepares Series, 31 July 2011

Luglio 31, 2011, 06:18:05 pm
Risposta #43

Ettore Ivaldi

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Nella finale delle donne ci si entra risalendo le porte  come la Hilgertova alla 5,  ma anche con un salto di porta come Melanie Pfeifer - la 2 in discesa. Assurdo com’è assurdo che poi la tedeschina, fatica ad arrivare al metro e 60 per 50 chilogrammi, va a vincere la finale fra le donne! Una gara, la sua, pulita senza sbavature e con 109,05 non ha problemi a restare al comando fino alla fine. Lei, dopo la sua magica prova e confuciana... si siede sulla riva del fiume e aspetta il cadavere del nemico!
Piccola considerazione: qui le atlete per nazione erano due o tre, pensate cosa succederà alle olimpiadi quando a rappresentare uno stato sarà una sola! Nella finale di oggi avevamo 2 tedesche, 2 ceke e due britanniche.
La morale della favola in slalom è:  non bisogna mai arrendersi fino a quando non si è tagliato il traguardo, poi ci penserà il destino a scrivere la parola fine.
La spagnola Chourraut, che aveva vinto la semifinale, fa gran bene fino alla 15 in risalita e sembra avere in mano la vittoria. Da lì in poi si scompone fino alla 18, si riprende, ma sbaglia l’uscita dell’ultima risalita fermandosi nel rullo. Finirà quinta.
Un capolavoro la discesa dei fratelli Pavol e Peter Hochschorner il tempo 103,86 è fantastico e cioè al 9% da Hradilek e con un margine di  vantaggio di 3 secondi e 11 dai cugini e compagni di squadra Skantar, che le olimpiadi le guarderanno dal salotto di casa.  Il resto del mondo è lontanissimo più di 9 secondi. Vi potete fare un’idea di quanti sono nove interminabili secondi? Vi consiglio di guardarvi il video... merita. mettetevi comodi e ammirate quello che fatico a raccontare e a descrivere. Mi ci vorrà del tempo per riuscire a vedere ogni dettaglio di questa prova, loro che rincorrono la quarta medaglia d’oro olimpica.  

Qui sbaraccano tutto e tutti quindi mi sa che devo abbandonare la mia postazione, vado a fare un giro a Londra tanto per cambiare aria e mi bevo il tè delle 5 p.m.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

London Prepares Series, 31 July 2011 last day

qui la seconda classifica nel k1 women - http://www.youtube.com/watch?v=440dngJcnhA
qui la vincitrice del K1 women - http://www.youtube.com/watch?v=c40sxmO5WKo
« Ultima modifica: Luglio 31, 2011, 06:23:29 pm da Ettore Ivaldi »

Luglio 31, 2011, 06:28:23 pm
Risposta #44

Ettore Ivaldi

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