Autore Topic: C'ERA UNA VOLTA...  (Letto 2267 volte)

Giugno 15, 2010, 11:44:52 am
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Ettore Ivaldi

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C’era una volta una Valle di Sole in cui scorrevano acque limacciose e rapide veloci che da maggio a settembre si coloravano dei colori delle canoe di tanti giovani del mondo. Negli anni ’70 i pionieri della pagaia scendevano ed esploravano ogni anfratto annotando su un pezzo di carta distanze e morfologia fluviale. Quegli esploratori dell’epoca moderna realizzarono il sogno di una vita e  al ballo finale partecipò il mondo dello slalom e della discesa. Al banchetto  del primo luglio del 1993 tante autorità, con tante belle parole ricche di buoni propostiti e anche di tanti fatti. Futuristiche infrastrutture, strade, progetti e promesse. Gli zingari della pagaia sembravano aver trovato la “terra promessa” dove insidiarsi per vivere in pace a trasmettere e ad insegnare alla loro futura prole il gusto e il piacere di farsi cullare dalla corrente. Il gusto e il piacere di danzare con  la forza della natura che a volte ti regala acqua in abbondanza e a volte ti fa scendere nascondendoti tra sassi e rigagnoli sommersi. I giorni passavano nell’oblio e nella speranza di poter vivere in pace tra onde, riccioli, ritorni d’acqua, sole, pioggia, allenamenti e gare. Le passioni per qualcuno si trasformarono in lavoro, per altri diventarono la forza per combattere la quotidianità di una vita comune. Nessuno avrebbe potuto pensare che le cose potessero precipitare, morire, annientarsi. Anzi! I tanti quattrini spesi, l’impegno per propagandare e far conoscere la forza della corrente al mondo, le carte bollate e gli impegni di legge sembravano essere tavole bibliche da tramandare in padre in figlio per generazioni e generazioni. Nessuno poteva immaginarsi che, nascosto tra le montagne che al tramonto si tingo dei colori del fuoco, si nascondesse il male dei mali, l’eterno dilemma dell’uomo colpito dall’ingordigia, dalla sete di potere, dalla presunzione e dall’invidia. Un vento freddo  soffiò così forte che spazzò via gli zingari della pagaia, il  vento così gelido raffreddò gli animi più caldi, il vento così forte spense la fiammella di cuori che silenziosi e rassegnati abbandonarono quella Valle in cerca di una nuova “terra promessa”. Tornarono ad essere pellegrini su acque straniere, consapevoli di avere vissuto stagioni importanti, ricche ed entusiasmanti. Nel mondo si soffermarono ad ammirare chi, come loro, un sogno aveva realizzato,  con l’unica differenza che il sogno non si è spento anzi produce  ancora tanta energia e forza in giovani braccia intente a muovere acque sempre più difficili, sempre più interessanti.
In quella Valle, su quel fiume che prende il nome dal colore delle sue acque, continuano a navigare solo tanti soldatini comandati da rigidi capitani che scendendo su battelli rossi, gialli e blu, regalando quattrini a chi promette loro emozioni e sensazioni indimenticabili... e per fortuna che ci sono! Di giovani con le loro canoe con l’anima neppure l’ombra anzi se per sbaglio qualcuno di loro prova a rinverdire un passato fatto di sudore, gioia ed emozioni viene ben presto mortificato, avvilito, abbattuto. E alla domanda: ma  non era qui che si è disputato il campionato del mondo che tutti ricordano con piacere e nostalgia?  Mi prende l’angoscia, il vento freddo si fa risentire e nel cuore la fiammella si riaccende.

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Giugno 16, 2010, 11:46:29 am
Risposta #1

Lorenzo Molinari

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Caro Ettore,
ciò che scrivi è una triste verità a cui mi chiedo se sia possibile contrapporsi e, se lo fosse, se avrebbe un senso?
Tutto ciò non è dovuto anche alla crisi che la canoa di per sé, sopratutto quella agonistica, sta passando? O non è addirittura dovuto al cambiamento generale nei gusti e nello stile a cui stiamo assistendo?
Come sai il Noce è sempre stata una tra le mie mete preferite, non solo per gli appuntamenti agonistici. Ho piacevolmente pagaiato anche nelle acque di alcuni dei magici torrenti che spumeggianti lo alimentano. Per anni, insieme ad altri canoisti lombardi, abbiamo portato i colori della Val di Sole nei circuiti agonistici del rafting e della canoa d'alto corso in Italia e all'estero e ci siamo sempre sentiti onorati dell'ospitalità che questa valle e i suoi pionieri veronesi della canoa ci hanno sempre offerto.
La splendida Val di Sole, oltre che per la sua morfologia, l'accessibilità, la logistica, le infrastrutture, la limpidezza delle sue acqua che scendono con una portata costante è senz'altro un luogo d'eccellenza per la canoa non solo agonistica, ed è un peccato che ormai il tutto si limiti a discese commerciali mordi e fuggi su zatteroni colorati per indimenticabili emozioni!
Alle acque, Lorenzo

Giugno 17, 2010, 03:26:35 pm
Risposta #2

Ettore Ivaldi

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Quando penso a Lorenzo Molinari non posso non sentire una sensazione di gioia... il suo sorriso è contagioso, la sua energia ti assale, la sua intelligenza è fresca e brillante. Ci siamo conosciuti bambinetti a Gressoney in Val d’Aosta alla casa alpina ai raduni invernali che il lungimirante Roberto D’Angelo organizzava per l’allora CIC (commissione italiana canoa)  nel periodo natalizio. Molinari ha seguito in un primo momento le orme della sorella, giovane campionessa della canoa d’acqua piatta, che a un certo punto ha preso la vita dell’acqua che corre. Lorenzo, mente sopraffina e brillante studente universitario, si è trovato, alla fine degli anni ’80 inizio ’90,  ad essere protagonista con la  pagaia sugli equipaggi di rafting  che la Val di Sole, grazie a Renzo e Alessandro Mariani, schierava al via di campionati italiani, europei e mondiali. La squadra era conosciuta come “Team Nescafè Val di Sole”, dal nome dello sponsor, e grazie alla passione e all’impegno di speciali personaggi visse anni di gloria agonistica e di sane emozioni nel segno  dell’avventura. A quei tempi i campionati italiani di rafting erano veri e propri happening e al via si presentavano tanti e tanti equipaggi: chi sui catamarani, chi su gommoni piccoli e chi ancora su gommoni più grandi. Diverse categorie, spirito d’adattamento e perseveranza di obiettivi erano gli aspetti trainanti di un movimento che stava crescendo sempre di più. La Val di Sole così diventò il fulcro per molti di noi: nascevano amicizie, amori, idee, progetti e tante speranze perché tutto ciò non fosse solo una moda del momento, ma diventasse una specie di modus vivendi. Da quell’acqua, da quelle esperienze abbiamo tutti noi ricevuto molto perché siamo cresciuti come sportivi e come uomini.
Giusto la settimana scorsa ho avuto modo di incontrare a Caldes alcuni ragazzi - per me resteranno ragazzi per sempre anche se molti di loro hanno superato gli anta - del Canoa Club Rafting Val di Sole e il mitico Ivan mi ha detto: “io mi sento in dovere di fare qualche cosa per il fiume, per la canoa, per il movimento in generale, perché ho avuto tanto e vorrei restituire tutto ciò alle nuove generazioni e alla gente. Tutti dovrebbero impossessarsi dello spirito che anima chi cavalca il “Nos” che è unico, esaltate, sublime”.

Ecco vedi,  carissimo Lorenzo,  non dovremmo neppure porci il dubbio se ha senso cercare di contrapporsi a questo momento della vita che sembra aver perso la retta via. Dovremmo rinverdire i tempi passati, rimboccarci le maniche e ritrovarci tutti quanti sulle onde delle “Tres Montagnas” a surfare per cambiare e dare una svolta a questo momento così difficile, apatico e permettimi di aggiungere, stupido e arrogante segnato da chi su quelle onde non ci ha mai navigato, giocato, divertito, emozionato, amato!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi




Giugno 18, 2010, 10:32:25 am
Risposta #3

Lorenzo Molinari

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Grazie Ettore delle belle parole di stima e dei momenti di ricordo e condivisione che ci appartengono e che ci hanno formato, certamente  ognuno a suo modo in base alle sue inclinazioni, ma di fondo la matrice è stata la medesima per molti di noi e questa fa sì che a distanza di tempo le affinità permangano e l'affetto sia sempre vivo.
Al senso di delusione che emerge dai miei appunti - hai perfettamente ragione e fai bene a sottolinearlo e te ne ringrazio - dobbiamo reagire, ognuno nel proprio ambito, per quanto piccolo, ciascuno in base alle proprie capacità, me per primo.
Grazie ancora, Lorenzo


specificità per quanto lo stampo fose lo stesso per tutti, Roberto D'Angelo