CKI il forum della canoa italiana

Site Slogan

News:

....aprirei una parentesi sulla voce "adatto a canoisti esperti"
... infatti, volendo rivistare i detti di Armstrong, vorrei farti riflettere sulla seguente citazione:
... una piccola morta per un/a grande canoista ... una grande paura per il resto dell'umanità (JC)   :)

ANALISI DI UNA STAGIONE DI SLALOM

(Letto 10399 volte)

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Per fare delle analisi c’è bisogno di un giusto tempo e soprattutto bisogna farle dopo aver ben metabolizzato i vari eventi.  Non bisogna però  cadere nell’errore opposto perché significherebbe perdere e quindi non usare anche quelle emozioni, sensazioni ed informazioni che il campo ti ha fatto vivere intensamente. Dopo i campionati del mondo di Seu ho passato una settimana a riguardare i video di coppa del mondo e dei mondiali. Ho approfondito e rivisto con la moviola alcuni precisi gesti. Ho messo in parallelo più atleti. Ho confrontato anche atleti di livello più basso rispetto ai top. Ho ripreso intermedi,  e ho cercato poi,  di capire le strategie dei vari atleti nell’affrontare le diverse gare. Le statistiche messe assieme possono dire molte cose, ma devono essere ovviamente interpretate e a sua volta applicate alla realtà. Possono sicuramente dirci molto se si ha la voglia e la capacità di tirare delle conclusioni.  
Altro punto è quello di cercare di capire, specialmente  dopo il convegno di fine febbraio a Varsavia organizzato dall’ICF per gli allenatori, se effettivamente, a cinque anni dall’introduzione delle canoe più corte e dopo diverse rivisitazioni del regolamento, stiamo andando incontro ad una nuova epoca per lo slalom.
L’analisi diventa completa  con un approfondimento di quello che si è potuto realizzare in prospettiva mass-media. Capire le ragioni per cui la canoa non riesce a sfondare il muro della popolarità, se pur esplicitamente sottolineato dagli addetti ai lavori, come sport altamente televisivo. Si vedano dati anche delle ultime Olimpiadi in cui  lo slalom è il terzo evento più richiesto e visto.

- ANALISI TECNICA –

A.   DATI

In sostanza su tre gare di coppa del mondo, europei e mondiali i percorsi di gara iniziano a prendere una loro precisa fisionomia:

1.   i tempi di gara per i kayak uomini nelle qualifiche si aggirano di media intorno ai 90,31 secondi e per qualificarsi – cioè entro i primi 20 – bisogna restare di media nel 4,14% dal vincitore;

2.   i tempi di gara nel kayak femminile per le qualifiche si aggirano di media sui 101,28 secondi con un distacco dal miglior K1Men del 12,8%; per qualificarsi nelle 20 migliori canoiste bisogna restare nel 9,17 % dalla vincitrice;

3.   i tempi di gara nella canadese monoposto uomini per le qualifiche sono di 94,60 con un distacco dai K1M del 4,79% mentre per rientrare nei 20 bisogna restare nel 7.01% dal vincitore di categoria;

4.   per il  C2 in qualifica abbiamo un tempo di media di 100,73 con un distacco dai K1M dell’11,62% e per rientrare nei 20 il distacco dal vincitore di categoria è del 12.77%;


5.   ne deriva che tra i vincitori e l’ultimo dei qualificati c’è un margine che varia per categoria in questi termini:

-   K1M 4,10% - K1W 10,29% - C1M 7,01% - C2 12,77%

6.   i percorsi di semifinale e finale sono di media più lunghi di circa 6/8 secondi rispetto a quelli della qualifica, con le seguenti medie per categoria:

- K1 Men 96,31 - K1 Women 108,80 - C1 Men 101,82 - C2 107,88;

7.   cambiano anche i margini di distacco per entrare in finale dal vincitore di categoria:

-   K1 Men dal 4,14 al 5,18 - K1 Women dal 10,29 al 9,50 – C1 Men dal 7,01 al  6,91 - C2 dal 12,77 all’8,16%;

8.   nel 98,1% dei casi per vincere si deve migliorare il tempo  del vincitore della semifinale;

9.   nel 69,4% dei casi ci si qualifica in semifinale con la seconda manche;


10.   su molti percorsi si è utilizzato il palo unico con una media del 63,5%;

11.   del 63,5% il 39,4% è l’utilizzo del palo unico per le porte in risalita;

12.   si sono viste spesso porte a “ski” proposte, sullo stesso tracciato, da destra a sinistra o viceversa e successivamente dal lato opposto;
 
Vediamo ora di tracciare una statistica sui  finalisti nelle varie manifestazioni prese in esame:

13.   nei kayak uomini sono stati 23  atleti che hanno preso almeno  una finale. Un solo atleta (Walsh) ha disputato tutte e 5 le finali, 4 con 4 finali (tra questi Daniele Molmenti), 1 con 3, 9 con 2 e 8 con 1;

14.   nel kayak donne le finaliste sono state 26. Solo Jana Dukatova è entrata in tutte le finali, con 4 la giovane neo campionessa del mondo Jasmin  Schrnberg, 5 con 3, 6 con 2 e 12 con una finale.

15.   nella canadese monoposto maschile abbiamo 19 finalisti, solo l’argento di Beijing 2008 ha 5 finali, 4 con 4, 3 con 3, 4 con 2 e 7 con una finale e 1 con una;

16.   nella canadese biposto sono 18 i finalisti, 3 con 5, 4 con 4, 2 con 3; 4 con 2 e 5 con una finale;

17.   a livello di nazioni si consideri che i paesi partecipanti al Campionato del Mondo sono stati 61 mentre in Coppa del Mondo abbiamo una media di 23 paesi. Su questi numeri abbiamo i seguenti dati a livello di nazione:


tavola riassuntiva per nazioni
n.°   team   finali   atleti
1   Giappone   1   1
2   Russia   1   1
3   Austria   2   2
4   Irlanda   2   1
5   Grecia   3   2
6   Cina   4   2
7   USA   4   3
8   Italia    5   2
9   Australia   6   4
10   Polonia   7   4
11   Slovenia   12   7
12   Spagna    12   6
13   Rep.Ceka   20   11
14   Germania   27   11
15   GBritain   27   9
16   Francia   32   11
17   Rep.Slova 35   9

B.   RIFLESSIONI

In base all’oggettività dei risconti  raccolti e messi in comparazione anche con dati degli anni precedenti  si evidenziano molte problematiche e molti spunti di riflessione.

1.   Il primo riguarda senz’altro l’utilizzo dei nuovi materiali che nella sostanza numerica e di risultati non hanno portato a grandi cambiamenti a livello internazionale, dopo 5 anni dal loro inserimento. Le nazioni e gli atleti  che dominavano, dominano tuttora. L’incremento, sperato, per numero di nazioni partecipanti è piuttosto esiguo se non addirittura in ribasso – se relazioniamo le 73 nazioni al via ai Campionati del Mondo di Augsburg 2003 con le 61 – tirate proprio per i capelli – della prova iridata di La Seu d’Urgell.
2.   La nuova formula con due manches di qualifica, una semifinale e finale secca hanno dato certamente vitalità all’intero programma, ma nella sostanza non ha portato quell’apertura che ci si poteva aspettare con una prova unica. Si pensi che in media gli atleti che hanno preso finali in Coppa del Mondo e Mondiali,  erano numericamente maggiori  prima o pressoché uguali oggi. Non si è  neppure approdati ad una massiccia copertura televisiva,  come poteva esser fatta per le gare di semifinale e finale, visti tempi ristretti e programmabili per tempo.
3.   Aspetto positivo è che si è giunti ad avere una sorta di modello standard del percorso di gara – almeno nelle gare più importanti. Questo ovviamente facilita il lavoro dei tecnici per programmare l’allenamento. Sono stati fatti passi avanti anche nella scelta dei percorsi che via via vanno a rispecchiare in linea di massima le nuove tendenze. Questo va letto soprattutto sotto l’aspetto dei nuovi materiali che indubbiamente permettono manovre molto secche ed impegnative. C’è una vera e propria esaltazione tecnica ovviamente supportata da una grande preparazione fisica. Interessante poi la dinamicità dei tracciati.
4.   La possibilità di un atleta di poter partecipare  a due gare all’interno della stessa manifestazione non ha inciso praticamente nulla sull’incremento del numero di equipaggi al via. L’opportunità era nata per cercare di incrementare il numero di C2 nel panorama internazionale.


fine prima parte – Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
Ultima modifica: Settembre 23, 2009, 11:02:23 pm da Ettore Ivaldi

maqroll

  • Md Member
  • ***
  • *
  • Post: 26
 :D

Grazie: naturalmente aspetto la seconda parte.

Avendo letto anche i precedenti rapporti (Coppa e Campionato mondiale) comprendo meglio, in quelle note, i riferimenti ai test di materiali e alla lettura dei tracciati che fanno allenatori ed atleti.

Potresti (potrebbe qualcuno del forum) diffondere un link a registrazioni video del mondiale? In quei giorni si vedevano in diretta (web ma malamente) ma non ho avuto modo di accedere a dirette televisive oppure replay di dirette.

Sempre all'erta...

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Ecco il link per i video dei campionati del modo di La Seu d'Urgell - http://icfvod.sportstec.tv/competition.php

occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Passiamo ora ad analizzare analiticamente le varie categorie e partiamo dal kayak maschile.

La stagione appena conclusa nel kayak maschile  è stata certamente caratterizzata da diversi aspetti fra questi evidenzierei:

1.   il  dualismo al vertice fra Daniele Molmenti e Peter Kauzer
2.   Julien Billaut, Campebell Walsh e Fabien Lefevre
3.   Debacle tedesca e in parte italiana
4.   Statistiche


1. La stagione è stata caratterizzata al vertice dallo scontro costante fra Daniele Molmenti e Peter Kauzer. Cioè tra Super Cali e Pero come i due campioni sono conosciuti nel mondo delle gare. L’italiano inizia bene la stagione con una vittoria e un secondo posto  in New Zeland e ancora con un primo posto in  Australia. Kauzer rincorre e sembra però non preoccuparsi più di tanto. Si arriva agli Europei di Notthingam a fine maggio. A spuntarla,  ancora una volta, il bravo Molmenti con una finale attenta e priva di rischi, in cui si nota che l’atleta della Forestale ha assimilato il duro colpo olimpico al meglio. Ha imparato cioè, a sue spese, che la “tattica suicida” nell’affrontare sempre al massimo le gare non porta molto lontano. In finale Super Cali è attento, non rischia più del dovuto e confida soprattutto nell’eccesso di esuberanza altrui.  Cade infatti, in questa trappola mortale,  Fabien Lefevre che sciupa  con un 50 del tutto inutile, il suo miglior tempo in assoluto.
Kauzer, agli europei, finisce quarto e qualcuno commenta così la sua prestazione: ”probabilmente ha  dovuto fermarsi a salvare un pesce che stava annegando”! L’immagine è chiara, infatti il campione sloveno sembrava non avesse problemi a portarsi a casa vittoria e titolo fino all’ultima risalita, dove si è praticamente schiantato contro la parete del canale. Per cercare di rimediare ha sfilato brutalmente la pala dall’acqua sollevando un’immensità d’acqua. La scena è quella di un pescatore che  raccoglie un pesce per gettarlo sulla riva e salvarlo da morte certa! Agli stessi Europei si vede spuntare un giovane transalpino classe 1986, che piazza una zampata sul secondo gradino del podio: il suo nome è Boris Neveau, che troveremo spesso da qui in avanti.
Dopo gli Europei lo scenario è quello della coppa del mondo. A Pau - Francia, Kauzer,  fa capire che il 2009 è il suo anno, vince, ma soprattutto fa vedere grandi cose. Il suo gesto è semplice e preciso. La sua dote più grande è la scorrevolezza. La sua canoa – Kapsl 360 Vajda, dopo essere stato nel team Caiman per diversi anni -  gli permette di essere molto rapido nelle rotazioni e stabile nella ripresa della velocità. Lui in questo ultimo punto è un maestro. Mi ha impressionato vederlo all’opera nel parallelo a Lubjana, una gara fatta nel centro della capitale slovena, sull’acqua piatta, che richiama un grande pubblico e viene presentata come un evento di massima importanza. In parallelo è evidente la sua capacità di rilanciare il mezzo all’uscita delle risalite. Nella maggior parte dei casi, i kappisti di livello, sono molto abili a far ruotare la loro coda, ma nessuno è in grado di far ripartire o far mantenere la velocità alla stessa come viceversa  sa fare Peter Kauzer. 26 anni l’8 settembre, poco più di un metro e 70 centimetri, da sempre allenato dal padre anche lui di nome Peter che in passato è stato un ottimo slalomista, vive a Hrastnik, una piccola cittadina di 10.000 abitanti. La stessa amministrazione comunale organizza, per le gare più importanti, un pullman per seguire il campione di canoa. A turno, tutti gli abitanti,  hanno il diritto di partecipare alle varie trasferte.
Ai mondiali è stato sicuramente l’atleta che si è presentato al cancelletto della finale con più energie ancora in corpo rispetto agli avversari. Gli altri avevano speso molto nelle fasi precedenti e cioè in qualifica e semifinale. Kauzer ha conquistato la finale in maniera molto intelligente e sparagnina, per giocarsi tutte le sue carte migliori nella finale che valeva un titolo mondiale. Ha saputo poi gestire la gara anche dal punto di vista psicologico, facilitato dal fatto che Molmenti e Lefevre non avrebbero fatto parte della rosa dei contendenti al titolo.

2. Alle spalle dei due fenomeni la stagione ha offerto interessanti spunti con Boris Neveau: l’uomo tinto d’argento! Infatti  prima arriva secondo agli europei assoluti, poi ancora argento nella gara di apertura della Coppa del Mondo. Agli europei U23,  a Liptvosky,  un altro argento alle spalle del piccolo, ma potente Ceko Radilek. Ed infine sale sul secondo gradino anche ai mondiali. Classe 1986 – un metro e 85 per 78 kg. La sua canoa è una  Toro Evo di Galasport e pagaia con le CRC modello Shiva, pagaie francesi dalla forma particolare, ma molto leggere, sviluppate con la collaborazione degli stessi atleti e in modo particolare con Peschier e Billaut. Del bianco di Francia è da sottolineare la sua abilità nel  mantenere costantemente  il suo mezzo nella centralità della porta. L’impressione è poi quella di vederlo sempre alla ricerca di una accelerazione costante.
Non possiamo dimenticarci di Campbell Walsh lo scozzese che ha preso tutte le finali arrivando a ridosso del podio e con una vittoria in coppa del mondo nella gara di Bratislava. L’estroso atleta lo abbiamo visto all’inizio di stagione molto perplesso sotto l’aspetto dei materiali, alla fine è rimasto a gareggiare con la stessa canoa con cui ha partecipato alle Olimpiadi 2008.
Si è allenato sotto la guida di uno staff tecnico inglese molto preparato e soprattutto molto motivato. Un carattere un po’ particolare lo contraddistingue e la sua voglia di primeggiare sempre, indipendentemente che si tratti di gara o allenamento, secondo me lo limitata un pochino. Forse lavori di maggior qualità, tralasciando tempi e video, non potrebbero che fargli bene per riacquisire quelle sue qualità, come leggerezza e destrezza, che lo avevano portato a primeggiare. Non che i risultati manchino, ma mi sembra che  sia troppo concentrato attualmente a ricercare risultati con la forza e non sfruttando le sue carte migliori.
Grande deluso della stagione 2009 è sicuramente Fabien Lefevre. Il bronzo di Atene, l’argento di Beijng, nonché il due volte campione del mondo, (2002 e 2003) ha preso il posto in squadra senza fare le selezioni e questo gli ha reso la vita un po’ più facile. Certamente non è più il Lefevre che vinceva i mondiali con 5”05 (2002) o con 1”88 ma con 4 penalità (2003), o meglio lui ha mantenuto il suo livello, ma sono cresciuti a dismisura gli altri facilitati proprio dalle innovazioni delle canoe. Lefevre chiamato dall’Adidas ad una missione impossibile, cercava la medaglia in K1 e in C2,  ma ha trovato solo due 11esimi posti! La vita  sarà ancora più complessa per il prossimo anno perché dovrà passare le selezioni per entrare in squadra, cosa certamente non così facile da fare visto il livello medio degli atleti francesi.

3. Hanno deluso i tedeschi: su tre atleti solo due hanno preso solo quattro finali. Il campione olimpico Alexander Grimm ha salvato, in parte, la stagione con due podi – 2^ in casa ad Augsburg e 3^ a Bratislava, ma poi è sparito nelle prove di qualifica.
Un po’ la stessa cosa è successo agli italiani,  Molmenti  a parte.
Infatti tutti gli italiani che hanno preso parte alla Coppa del Mondo, Mondiali ed Europei – ben cinque – non sono riusciti a prendere nessuna finale e  molto spesso hanno faticato non poco a passare il primo turno. Le ragioni sono molteplici, come ho avuto modo di esprimere in più di un’occasioni. L’unica soluzione però che intravedo oggi è la necessità di cambiare completamente rotta per cercare di salvare il salvabile e dare forza ad un gruppo che a fatica era nato e cresciuto con programmi e lavori seri.

4. Riprendo solo per un attimo i dati statistici già sviluppati nella prima parte in relazione ai distacchi fra i kayak uomini. I margini molto esigui di distacco per passare i vari turni hanno elevato non poco il livello generale. C’è molta alternanza di atleti fra chi entra o resta fuori dalle qualifiche che poi invece si riduce sul passaggio al turno successivo. Questo sta a significare che sono in molti, in questa specialità, ad avere la possibilità concreta di accedere alla semifinale.

fine seconda parte – Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Prendiamo in esame il settore donne Kayak che in questa stagione non ha avuto una vera e propria leader. Walsh in gonnella è stata sicuramente Jana Dukatova con 5 finali su 5 gare e tre podi – 1 vittoria ad Augsburg in coppa e altri due bronzi. Chi ha retto bene l’anno post-olimpico è stata sicuramente Elena Kaliska vincendo l’Europeo e una gara di Coppa. Abbiamo visto crescere parecchio Corinna Kuhnle l’austriaca che sembra avere davanti a sé tante belle prospettive.
Ben 26 le donne nel kayak che hanno preso almeno una finale fra le 5 gare considerate tra Coppa del Mondo, Mondiali ed europei. Un numero complessivamente sostanzioso che ci sta ad indicare l’effettiva possibilità, da parte delle donne, di inserirsi con maggior facilità nelle gare che assegnano le medaglie.  Dieci finali per le slovacche e 5 podi. Un bottino importante, ma legato soprattutto al grande lavoro che è stato fatto e che si sta portando avanti con due atlete: Kaliska e Dukatova. Alle spalle di queste due grandi comunque c’è una sorta di buco generazionale: infatti non troviamo nessuna finalista slovacca agli europei né tra le junior né tra le U23. Cosa assolutamente opposta per le tedesche che quest’anno hanno ben figurato sulla scena mondiale praticamente in tutte le categorie (Junior, U23 e Senior)  e con un numero nutrito di atlete. Con la giovane Jasmine Schornberg hanno portato a casa il mondiale assoluto tenendo così il titolo in casa dopo quello conquistato nel 2007 dalla Bongardt. Quest’ultima ha gareggiato solo agli europei, finendo 12esima, e in coppa del mondo ad Augsburg dove è arrivata terza, poi è rimasta fuori dalle ultime selezioni. I tedeschi poi con la  più giovane delle sorelle Horn, Stefanie, conquistano l’europeo Junior e con Cindy Poschel prendono l’argento fra le U23, gara che ha visto Jacqueline Horn in settima posizione, ma con un tempo da medaglia. Quindi  ai teutonici non manca certamente materia prima per il settore femminile. Tutto ciò si spiega con un enorme lavoro di base costruito e diretto da Elisabeth Micheler – campionessa olimpica ’92 e mondiale ’91 – che segue attentamente questo settore da molti anni  coadiuvata da numerosi tecnici. La cosa non mi stupisce affatto perché ogni volta che mi ritrovo sul canale di Augsburg ti rendi conto che sei circondato da un numero sempre maggiore di giovani slalomisti. Approfondendo poi lo sguardo e rivedendo la sempre carina Elisabeth sul ponticello tra il bosco,  ti accorgi che stai pagaiando con tante ragazze, grintose e che non accennano a mollare mai la presa con la loro pagaia. Lei, la campionessa olimpica, le rassicura, le guida, le porta per mano con la tranquillità e la serenità di chi è consapevole di svolgere un grande ruolo anche fuori dai riflettori. Ora voi, ovviamente, sorriderete a quanto letto e la conseguenza sarà quella di dire che è facile ottenere risultati quando hai a disposizione strutture e persone. Certo, questo è ovvio, ma bisogna pur pensare che tutto ciò neppure i tedeschi se lo sono trovati fatto da madre natura, hanno messo molto del loro. Hanno creduto nelle potenzialità dello slalom e hanno investito soldi e tempo per offrire ai giovani opportunità di vivere meglio attraverso lo sport.
Per completezza ricordo che sono state 11 le nazioni in rosa che hanno avuto finaliste e 7  sono salite sul podio. Impresa non riuscita a russe, cinesi, austriache e slovene. Queste ultime sono cresciute molto grazie al lavoro costruito dal bravo e sapiente Jelen – direttore tecnico degli sloveni – che ha messo al fianco delle ragazze un certo Terdic che di esperienza e tecnica ha certamente molto da offrire.
In Italia c’è una piccola e giovane realtà che sta prendendo piede grazie alla voglia e alla competenza di Elena Bargigli,  una ex atleta che nonostante le difficoltà che comporta  vivere sul mare, anziché su un canale artificiale di canoa,  ha saputo in gioventù innamorarsi dello sport dei paletti, raggiungere  buoni livelli e soprattutto oggi, avere la voglia e le capacità di trasmettere questo amore a delle giovani ragazze. Ma sappiamo che tutto ciò non basta: bisogna metterla nella condizione di diventare una professionista e dedicarsi a tempo pieno alle sue belle e fresche realtà. Solo così potremo pensare un giorno di essere anche noi in qualche finale mondiale od olimpica per cercare di mettere al collo delle medaglie importanti in una specialità dove bisogna investire tempo in giro per il mondo. Solo qualche esempio? Le ragazze e junior ceke a gennaio erano in  Australia e poi sui canali d’Europa a fare gare e allenamenti per tutta l’estate. L’austriaca – classe 1994 – Viktoria Wolffhardt – grazie al padre e agli aiuti che riceve dalla sua Federazione, se pur questa decisamente piccola in una nazione dove lo sport nazionale è lo sci – passa diverse ore alla settimana ad allenarsi sul canale di Cunovo e l’estate in giro per altri impianti. Jessica Fox, anche lei classe 1994, ha peregrinato tra coppa del mondo e mondiali a lungo per restare a contatto con l’alto livello, dopo essersi allenata costantemente su un canale olimpico seguita da fior di tecnici. Le inglesi sono in raduno costante a Notthingam così come le francesi a Pau. I risultati ovviamente non arrivano per puro caso, ma sono frutto di un costante lavoro duraturo e consolidato. Le spagnole hanno un centro tecnico permanente e i risultati iniziano ad arrivare dopo anni dalla sua nascita.
In Italia le ragazze che pagaiano e che potenzialmente potrebbero essere interessanti a breve, si contano sulle dita di una mano. Eppure c’è un totale disinteressamento, siamo ormai ad ottobre e in vista non ci sono grosse novità se non quelle di tenere gli occhi chiusi e fare finta di nulla. La più giovane delle nostre atlete, spallata l’11 aprile scorso, è stata abbandonata al suo destino. La più anziana,  che porta lo stesso cognome, non viene ascoltata; le altre due vengono umiliate alle gare internazionali. Con queste belle prospettive non oso pensare alle nostre giovanette che vengono chiamate ad una gara internazionale mentre chi avrebbe dovuto essere presente, viceversa, era impegnato in aggiornamenti di tutt’altro genere.

fine terza parte – Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Siamo arrivati all’analisi della stagione per le canadesi monoposto.
Lo confesso, ma penso  che si sia percepito in molti miei scritti,  per questa specialità ho una sorta di timore reverenziale, ho rispetto e ammirazione, molto spesso mi commuovo, mi esalto, mi emoziono.
Che cosa c’è di più bello nel vedere una risalita in debordè? Che cosa potrebbe entusiasmare di più  di una discesa di Mikal Martikan o di Tony Estanguet dove cerchi di intravedere la loro pala, ma che invece ti rendi conto che sta lavorando costantemente nell’acqua, quasi a modellare i flussi della corrente? Sono nato e cresciuto nel mito di Jon Lugbill e David Hearn, parlando  e scoprendo la vita di Peter Sodomka, Tresnak e Radil, con mitici racconti e filmati in bianco e nero. Guardo con ammirazione e incantato la rotazione delle spalle nel debordè del mio piccolo C1 destro… forse non sono il tecnico più appropriato per disquisire delle canadesi: sono troppo di parte, ma ci proverò!

Stagione, tanto per cambiare, all’insegna dei due mostri sacri: Estanguet e Martikan, ma andiamo per ordine. Sono 11 le nazioni che hanno preso almeno una finale con 19 atleti e sei di loro si sono divisi i podi. il tedesco Benzin con  quattro medaglie  – 1 argento e 3 bronzi –  ha dimostrato carattere e soprattutto è migliorato parecchio sotto l’aspetto della fluidità del gesto. Una maturazione che lo ha portato ad essere molto competitivo per tutta la stagione. 
La parte del leone l’ha fatto sicuramente la Slovacchia con 11 finali e 7 podi.
Il capolavoro di un’intera stagione è arrivato nella gara a squadre: la pantera (Michal Martikan),  il giaguaro (Alexander Slafkovsky)  e il puma (Matej Benus – già campione europeo U23) ci hanno incantato con  un’opera d’arte che era dai tempi degli uomini a stelle e a strisce che non si vedeva. Il loro tempo avrebbe  regalato  la quarta piazza fra i K1 uomini a  soli  22 centesimi dalla ipotetica medaglia. Meglio di loro solo gli USA nel 1981 a Bala quando fecero registrare il secondo tempo assoluto e chiusero in seconda posizione totale. Allora la gara era praticamente il doppio 246” e 02 centesimi. La squadra di allora era Jon, Ron Lugbill e ovviamente David Hearn, un tocco di Ron  all’ultima porta impedì di  realizzare il sogno di Jon e cioè quello di battere definitivamente i rivali di sempre: i  Kayak uomini.
Dalla loro gli slovacchi non hanno però solo un mostro sacro e due comprimari pronti a salire sul podio, ma possono contare anche su un gruppo di giovani che ha lavorato molto e con intelligenza sulla scia della tradizione e dell’entusiasmo. Su questi spuntano  “prime donne” come il campione europeo junior Patrik Gajarsky e l’argento europeo  U23 Karol Rozmus, ma a Liptvosky o a Bratislava i piccoli che pagaiano su canoe rosse sono veramente tanti.
I francesi hanno ritrovato un Tony Estanguet che usciva male dalle Olimpiadi. Quest’anno per lui diventava fondamentale  riacquistare fiducia,  sorriso e motivazione. Aiutato in questo dal fratello che lo ha seguito parecchio aggiustando qualche piccola incertezza tecnica. Si riveste d’iride, riapre il dualismo di sempre e ci fa capire che sarà presente fino a Londra 2012. Mi è piaciuta la dichiarazione a fine gara quando dice che dopo una semifinale perfetta gli sembrava impossibile poter ripetersi. Il trucco però è stato quello di non voler fotocopiare la sua precedente discesa, ma quello di aprirsi e trovare nuove emozioni e nuove soluzioni per una finale che gli ha regalato il secondo titolo di campione del mondo.
Con Tony si sono visti anche due brillanti transalpini Chanut Gargout –compagno anche di barca di Fabien Lefevre – e il ritrovato Nicolas Peschier che era praticamente sparito dopo le Olimpiadi del 2004.
Parlare degli spagnoli mi è facile, visto che ho lavorato con loro fino alla fine di marzo, ma sono una bellissima ed interessantissima realtà. Hanno un fenomeno che si chiama Ander Elosegui che, se manterrà alta la motivazione e l’umiltà,  in futuro, ci farà vedere belle cose che nascono dalla semplicità dei suoi movimenti e da un fisico che, se allenato, non teme avversari. Con lui anche un ritrovato Jon Erguin che, invece, di motivazioni per restare ai vertici ne ha da vendere;  lui  mi ricorda tanto  il gesto pulito di Kent Ford ai tempi d’oro e, dopo essere uscito di scena l’anno scorso per un problema alla spalla, ci ha regalato una qualifica mondiale che aveva più il sapore  di una finale che di un semplice passaggio di turno. Alle loro spalle cresce bene David Perez, un basco trasferitosi al centro tecnico di La Seu d’Urgell per studiare e per allenarsi a grandi livelli. Il giovane spagnolo, dal fisico possente, agli europei junior ha preso un eccellente ottavo posto.
Ho visto crescere bene la squadra russa che, se da un lato ha deluso fra i senior, dopo la medaglia olimpica in C2 e diverse finali, è decisamente migliorata con gli junior. Infatti sono stati investiti denari e tempo per far partire un progetto a livello giovanile e i primi frutti si sono già visti con il secondo posto di Ruslan Sayfiev, il quarto di Kirill Setkin e il bronzo a squadre ai campionati europei junior. La saggezza è stata quella di mettere i giovani nelle mani del tecnico che aveva, fino all’anno prima, guidato la squadra olimpica. Passaggio questo che ho visto fare a molti team.   
Sulla stessa barca ci sono anche i Ceki che, tra i senior, non vivono un grandissimo momento. Stanislav Jezek, che porta il nome del più grande schermitore mondiale di tutti i tempi  Alekseevič Pozdnjakov, sembrava più preoccupato a curare la famiglia che a preparare le gare di coppa o mondiali. Lui, un artista della pagaia singola, quest’anno ha subito diverse umiliazioni restando spesso e volentieri a cullare il più piccolo dei figli mentre  i colleghi si  giocavano  le finali. I ceki lo sanno e sono corsi ai rimedi investendo energie nel settore giovani; hanno degli ottimi junior e soprattutto hanno strutture, tecnici e un buon numero di speranze su cui investire.
Il quadro italiano l’ho definito già da molto tempo in molti miei interventi tecnici  e non è il caso di ripetermi.  Mi rimane solo la speranza che la lungimiranza di qualche uomo politico capisca che è il caso di aprire le gare, in questa affascinante specialità, già dagli allievi. E che non si adduca al fatto che la canadese è uno sport asimmetrico perché allora il tennis,  il badminton, lo squash, il tennis tavolo, il baseball, il golf, la scherma che cosa dovrebbero fare? Eppure nel tennis il trofeo Topolino parte dagli 8 anni, ma non è il solo esempio che si può citare. All’estero  i nostri allievi e cadetti in canadese monoposto scendono e gareggiano tranquillamente  su canali come Bratislava o Tacen, ovviamente con i giusti accorgimenti.

fine quarta parte -  Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Ci sono poche certezze nella vita, ma  su una, però, non si transige: l’estrema supremazia dei gemelli  Pavol e Peter Hochschorner nella canadese doppia. Infatti nel 2009 portano a casa 5 finali su 5 gare,  3 vittorie,  un secondo posto e un nono posto. Ed è proprio quest’ultimo risultato apparentemente deludente nella gara di apertura di coppa del mondo a Pau (Francia), che ci  fa capire la grandezza e la forgia dei tre volte campioni olimpici slovacchi. Non so se ricordate – lo avevo scritto in occasione della Coppa del Mondo – ma i due fenomeni avevano deciso di fare la porta tre  in discesa -  affrontata dal 100% dei Kappa uno in retro -  per poi successivamente entrare nella 4 in risalita a sinistra. Bene loro, i due extraterrestri, vanno lunghi sulla discesa e si schiantano praticamente su un enorme masso per tentare di entrare nella porta. Fermi, incollati, francobollati, stampati lì per nove interminabili secondi senza la minima preoccupazione, solo la consapevolezza che prima o poi la loro insistenza e fermezza li avrebbe scollati da quel magnete! Fermatevi e provate a contare  e vi accorgerete di quanto  possono essere lunghi nove secondi, interminabili se l’acqua di un intero canale vi sta dando contro! Qui, in questa situazione, più che in qualsiasi altra vittoria, ci hanno deliziato con uno dei più grandi capolavori acquatici che personalmente io abbia mai potuto vivere in prima persona. Essere usciti da quella situazione, a testa alta e senza il benchè minimo tentennamento, sta a significare che da loro ti puoi veramente  aspettare di tutto. A questo aggiungo e focalizzo tutto ciò che sono riuscito a vedere in allenamento a Cunovo, il loro canale di casa, e giungo alle seguenti conclusioni: i due gemelli dizigoti  sono una  sorta di macchina telecomandata che viaggia su binari predefiniti. La macchina non ha sussulti, si muove aderente al suolo, effettua precise progressioni ogni volta che la forza di quattro pistoni entrano a regime. Focalizzo anche i giri di pista che ogni giorno da anni e anni questa macchina è chiamata a fare, senza pause, senza pit-stop, quasi che a fermarla si rompesse l’incantesimo di una gestualità e di una azione che è unica, sublime, spettacolare. Non saprei più cosa aggiungere alla magia di un equipaggio che il 7 settembre scorso ha festeggiato le 30 primavere e all’attivo, oltre ai 3 ori Olimpici, ha 3 ori e 3 bronzi  individuali ai Campionati del Mondo, 8 Coppe del Mondo vinte, 6 Campionati Europei. Numeri da paura in una carriera iniziata nel 1996 per puro caso visto che loro arrivavano giovinetti dalla canoa da velocità!
Ci provano i cugini Skantar a mettere in discussione la supremazia dei compagni di squadra ed effettivamente anche con buoni risultati:  5 finali conquistate con  1 vittoria, due secondi e due quarti posti. Ladislav e Peter hanno fatto un gran bene da U23 vincendo tre titoli continentali (’02 – ’04 – ’05) e poi nel 2007 anche il titolo continentale assoluto. Vivono, per forza maggiore, nell’ombra degli Hochschorner, consapevoli che, pur essendo il secondo equipaggio al mondo, le olimpiadi per loro rimarranno a lungo un obiettivo difficilmente raggiungibile, visto che ci può andare un solo equipaggio per nazione.
Gli inglesi, dopo la delusione alle olimpiadi 2008 a cui non sono riusciti  a portare nessun equipaggio, hanno deciso di fare le cose in grande e l’amaro in bocca del passato è ancora più forte dopo le cinque finali conquistate da Baillie – Stott e dal podio di Florence – Hounslow in coppa. Si saranno mangiati le dita a pensare che l’anno prima faticavano a restare nei venti!

I francesi sono partiti bene con un argento europeo e con un esordio di coppa ancora dipinto dal simbolo della virtù. Poi la stagione si è spenta piano piano. Il bottino di nove finali, per i transalpini, non è certo motivo di soddisfazione.
Anche i ceki, per la verità, non se la sono passata particolarmente bene, giusto un podio in coppa. Loro, i ceki, lo sanno e sono già operativi da un paio di anni con le nuove generazioni, che certamente non tarderanno a dare soddisfazione.
Anche il buon Jürgen Köhler , eccellente tecnico della squadra tedesca dei C2, che da molti anni è il segreto dei successi del team giallo-rosso-nero, è in una fase di ricambio generazionale con i suoi equipaggi, anche se può sempre contare sull’esperienza dei più anziani per un passaggio indolore.
La sorpresa 2009 sono sicuramente gli sloveni, che hanno consacrato la crescita con un bronzo iridato importante per tutto il loro movimento.

Il panorama internazionale in questa specialità è decisamente particolare e presenta diversi punti oscuri. Sono 18 gli equipaggi che hanno preso finali (la specialità con minor numero diverso di finalisti) in rappresentanza di 9 nazioni. Le medaglie sono state distribuite in 6 nazioni e solo due  (Slovacchia e Germania)  hanno vinto almeno una gara. Il quadro generale  non è chiaro perché non è chiaro il futuro di questa specialità che sembra destinata, dopo Londra, ad essere messa in discussione per un problema di “pari opportunità” fra numero di partecipanti uomini e donne.  Lo sperato aumento delle nazioni al via, con l’apertura alla doppia gara, non ha portato gli attesi risultati, sono stati veramente pochi infatti gli atleti che al mondiale o in coppa hanno avuto il coraggio, la forza e le capacità di provarci.
In Italia abbiamo vissuto una stagione molto particolare, per questa specialità, con decisioni assurde da parte dello staff tecnico che ha impedito ai finalisti olimpici di partecipare ai campionati europei, offrendo motivazioni decisamente senza cognizione di causa. Le percentuali prese come scusa, sono state decisamente smontate, si veda su questo forum il post scritto l’11 giugno 2009 – oggetto: C2 Slalom Analisi. Tutto ciò ha creato una serie di problemi che ci trascineremo a lungo perché non sarà facile stimolare nuovamente atleti ai quali viene tolta ogni possibilità di confronto e crescita. Le contromisure  scelte, in maniera abbastanza carbonara, si sono dimostrate altrettanto fallimentari. C’è da chiedersi solo quando questo assurdo sistema di conduzione tecnica verrà fermato e messo in discussione con i tecnici di società e con gli stessi interessati. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi



Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Ed eccoci qui nuovamente a distanza di un anno per rifare il punto sullo slalom  dopo una stagione di gare.

Il 2010 si è differenziato  dall’anno precedente per alcune importanti  novità vediamo quali:

in semifinale, nei kayak uomini, i numeri sono raddoppiati e cioè da 20 si è passati a 40; nelle donne in kayak da 20 a 30 così come nella canadese monoposto e nella C2.

Per la partecipazione alla Coppa del Mondo si è adottato il sistema del “ranking per  National Federation per Event & Quotas”  e cioè alcune nazioni hanno potuto schierare al via più atleti  rispetto  ai tre per tutti del 2009, grazie ad un complicato sistema di punteggio che si acquisisce disputando le gare di ranking.  Solo per citare qualche esempio diremo che i francesi  avevano nel K1men  5 barche così come i tedeschi, 4 per italiani, sloveni e Stati Uniti d’America, mentre altre 18 nazioni schieravano al via i classici tre atleti; 11  nazioni con due. La motivazione di questa scelta è stata dettata dalla necessità di avere  già in semifinale atleti di alto livello, aprendo però, nello stesso tempo, più opportunità di passare il turno anche a nazioni meno quotate e di conseguenza aumentare il numero di nazioni che accedono alla finale. Cosa che però non si è sempre verificata nel corso della stagione.

A questo punto mettiamo in relazione i dati 2009 con i dati 2010


A.   DATI

2009 i tempi di gara per i kayak uomini nelle qualifiche si aggirano di media intorno ai 90,31 secondi e per qualificarsi – cioè entro i primi 20 – bisogna restare di media nel 4,14% dal vincitore;
2010 I TEMPI DI GARA PER I KAYAK NELLE QUALIFICHE SI AGGIRANO DI MEDIA INTORNO AI 91,41 E PER QUALIFICARSI  - CIOE’ ENTRO I PRIMI 40 - BISOGNA RESTARE DI MEDIA NELL‘8,29%.

Ora da questo primo confronto è evidente che, raddoppiando i posti per la semifinale, le percentuali di distacco si allargano notevolmente.

2009 i tempi di gara nel kayak femminile per le qualifiche si aggirano di media sui 101,28 secondi con un distacco dal miglior K1Men del 12,8%; per qualificarsi nelle 20 migliori canoiste bisogna restare nel 9,17 % dalla vincitrice;
2010 I TEMPI DI GARA NEL KAYAK FEMMINILE PER LE QUALIFICHE SI AGGIRANO DI MEDIA SUI 103,76 SECONDI CON UN DISTACCO DAL MIGLIOR K1 MEN DEL 10,85; PER QUALIFICARSI NELLE MIGLIORI 30 CANOISTE BISOGNA RETARE NEL 15,38% DALLA VINCITRICE.
Le donne si sono avvicinate agli uomini come percentuale di distacco siamo cioè passati da una media del 12,8 al 10,85 pur aumentando di media quasi di un secondo la percorrenza dei tracciati.

2009 i tempi di gara nella canadese monoposto uomini per le qualifiche sono di 94,60 con un distacco dai K1M del 4,79% mentre per rientrare nei 20 bisogna restare nel 7.01% dal vincitore di categoria;
2010 I TEMPI DI GARA NELLA CANADESE MONOPOSTO UOMINI PER LE QUALIFICHE SONO DI 95,72 CON UN DISTACCO DAI K1M DEL 6,89% MENTRE PER RIENTRARE NEI 30 BISOGNA RESTARE NEL 14,03% DAL VINCITORE DI CATEGORIA

Nel C1 quindi i distacchi sono aumentati rispetto ai colleghi del kayak e anche la percentuale per rientrare in semifinale si è notevolmente dilatata.

2009 per il  C2 in qualifica abbiamo un tempo di media di 100,73 con un distacco dai K1M dell’11,62% e per rientrare nei 20 il distacco dal vincitore di categoria è del 12.77%;
2010 I TEMPI DI GARA NELLA CANADESE BIPOSTO PER LE QUALIFICHE SONO DI 104,49 CON UN DISTACCO DAL PRIMO K1 MEN DEL 14,31% MENTRE PER RIENTRARE NEI 30 BISOGNA RESTARE NEL 30,54 DAL MIGLIOR KAPPA  UNO E DAL PRIMO DI CATEGORIA A 13,08%.

Aumentati quindi rispetto l’anno precedente di quasi 4 secondi i tempi di percorrenza media, cresciuto notevolmente il distacco dai K1 men.


Ne deriva che tra i vincitori e l’ultimo dei qualificati c’è un margine che varia per categoria in questi termini:

2009    K1M 4,10% - K1W 10,29% - C1M 7,01% - C2 12,77%
2010    K1M 5,86% - K1W 10,11% - C1M 7,13% - C2 13,08% - C1W 55,95%

Interessante notare che fra donne in kayak, C1 e C2 le percentuali di distacco per qualificarsi non sono cambiate di molto seppure siamo passati dai 20 ai 30 per categoria.

Nel 2009 i percorsi di semifinale e finale sono di media più lunghi di circa 6/8 secondi rispetto a quelli della qualifica, con le seguenti medie per categoria:

2009 K1 Men 96,31 - K1 Women 108,80 - C1 Men 101,82 - C2 107,88;
- 2010 i percorsi di semifinale e finale sono di media poco più lunghi della gara di qualifica di un  secondo e 70
2010 K1 Men 93,11 - K1 Women 105,09 - C1 Men   97,03 - C2 105,59; 



cambiano anche i margini di distacco per entrare in finale dal vincitore di categoria:

2009  K1 Men  5,18 %- K1 Women  9,50% – C1 Men  6,91% - C2 8,16%;
2010 K1 Men  2,78% - K1 Women  7,40% - C1 Men  7,21% - C2 8,64% - C1 Women 53,81%

- 2009 nel 98,1% dei casi per vincere si deve migliorare il tempo  del vincitore della semifinale;
- 2010 nell’80% dei casi per vincere si deve migliorare il tempo del vincitore della semifinale;
   
- 2009 nel 69,4% dei casi ci si qualifica in semifinale con la seconda manche;
- 2010 nel nel 70,1% dei casi ci si qualifica in semifinale con la seconda manche;

- 2009 su molti percorsi si è utilizzato il palo unico con una media del 63,5%;
2010 su molti percorsi si è utilizzato il palo unico con una media dell’80%;

2009 del 63,5% il 39,4% è l’utilizzo del palo unico per le porte in risalita;   
2010 dell’80% il 50% è l’utilizzo del palo unico per le porte in risalita;

- 2009 si sono viste spesso porte a “ski” proposte, sullo stesso tracciato, da destra a sinistra o viceversa e successivamente dal lato opposto; 
 - 2010  tendenza che si  è mantenuta anche in questa stagione
 
Vediamo ora di tracciare una statistica sui  finalisti nelle varie manifestazioni prese in esame:

- 2009 nei kayak uomini sono stati 23  atleti che hanno preso almeno  una finale. Un solo atleta (Walsh) ha disputato tutte e 5 le finali, 4 con 4 finali (tra questi Daniele Molmenti), 1 con 3, 9 con 2 e 8 con 1;
- 2010 nei kayak uomini  sono stati 27 atleti che hanno preso almeno una finale. Due soli atleti  (Molmenti - Kauzer) hanno disputato tutte e 5 le finali, 5 con 3 (Kurt, Bourliaud, Hradilk, Grimm e Meglic), 5 con 2; 15 con una finale;

- 2009 nel kayak donne le finaliste sono state 26. Solo Jana Dukatova è entrata in tutte le finali, con 4 la giovane neo campionessa del mondo Jasmin Schornberg, 5 con 3, 6 con 2 e 12 con una finale.
 - 2010 nel kayak donne le finaliste sono state 22. Solo Jana Dukatova è entrata in tutte le finali, Pennie e Rioskova in 4, 5 atlete in 3 finali, 8 in due e 6 in una finale;

- 2009  nella canadese monoposto maschile abbiamo 19 finalisti, solo l’argento di Beijing 2008 ha 5 finali, 4 con 4, 3 con 3, 4 con 2 e 7 con una finale e 1 con una;
- 2010 nella canadese monoposto maschile abbiamo 23 finalisti, Benus e Slafkovsky 5 finali, con 4 Martikan, Tasiadis e Savsek, mentre con 3  Jezek e Estanguet, 5 con due e 11 con una finale;

- 2009 nella canadese biposto sono 18 i finalisti, 3 con 5, 4 con 4, 2 con 3; 4 con 2 e 5 con una finale;
 - 2010 nella canadese biposto sono 21 i finalisti, 3 con 4 finali, 6 con 3, 5 con 2 e 6 con una;

- 2009 a livello di nazioni si consideri che i paesi partecipanti al Campionato del Mondo sono stati 61 mentre in Coppa del Mondo abbiamo una media di 23 paesi. 
- 2010 a livello di nazioni si consideri che i paesi partecipanti al Campionato del Mondo sono stati 45 mentre in Coppa del Mondo abbiamo una media di 22 paesi.

B.   RIFLESSIONI

In base all’oggettività dei risconti  raccolti e messi in comparazione anche con dati degli anni precedenti  si evidenziano molte problematiche e molti spunti di riflessione.

NUOVI MATERIALI E PARTECIPAZIONE INTERNAZIONALE

2009

Il primo riguarda senz’altro l’utilizzo dei nuovi materiali che nella sostanza numerica e di risultati non hanno portato a grandi cambiamenti a livello internazionale, dopo 5 anni dal loro inserimento. Le nazioni e gli atleti  che dominavano, dominano tuttora. L’incremento, sperato, per numero di nazioni partecipanti è piuttosto esiguo se non addirittura in ribasso – se relazioniamo le 73 nazioni al via ai Campionati del Mondo di Augsburg 2003 con le 61 – tirate proprio per i capelli – della prova iridata di La Seu d’Urgell.

2010.

Rimane invariata la prima riflessione. Siamo calati come numero di nazioni che hanno preso parte ai campionati del mondo. Molto probabilmente l’ICF spingerà parecchio il prossimo anno per alzare il numero di nazioni in vista del mondiale 2011 qualifica olimpica. Ho avuto modo in questi giorni di inviare un’ulteriore nota al presidente José Perurena López sottolineando che il lavoro portato avanti per supportare alcune nazioni prive di esperienza, secondo il mio modestissimo avviso, è irrilevante e soprattutto molto effimero. Gli ho portato l’esempio del Costa Rica che conosco bene e che tengo sotto costante monitoraggio. Un paese che aveva usufruito nel 2008 di alcuni aiuti internazionali solo per partecipare al mondiale e poi si sono dispersi atleti ed interessi. Il problema è più grande di quello che si vuole far passare. Bisogna creare un progetto a medio e lungo termine al fine di rendere stabile la partecipazione di paesi che normalmente fanno la loro sporadica apparizione in qualche mondiale. Riprenderò in mano questo tema con l’ICF esponendo le mie proposte, ma l’impegno deve essere preso da tutte le federazioni nazionali per evitare una vera e propria catastrofe. 


REGOLAMENTI  e COPERTURE TELEVISIVE

2009.

La nuova formula con due manches di qualifica, una semifinale e finale secca hanno dato certamente vitalità all’intero programma, ma nella sostanza non ha portato quell’apertura che ci si poteva aspettare con una prova unica. Si pensi che in media gli atleti che hanno preso finali in Coppa del Mondo e Mondiali,  erano numericamente maggiori  prima o pressoché uguali oggi. Non si è  neppure approdati ad una massiccia copertura televisiva,  come poteva esser fatta per le gare di semifinale e finale, visti tempi ristretti e programmabili per tempo.

2010.

Nulla è cambiato sotto questo aspetto. Ci sono alcune proposte portate avanti da Martikan con una lettera aperta su Facebook (http://www.facebook.com/#!/canoeslalomcomeback?ref=ts) in cui prende in esame l’opportunità di mettere mano ai regolamenti. Alcuni aspetti sono interessanti, ma a mio modestissimo avviso non è un problema di regolamenti.
Per l’aspetto televisivo continuano i problemi legati alla copertura della coppa del mondo. Interessante, ma solo per gli addetti ai lavori, lo “streaming” che costa all’ICF 260 mila euro all’anno.

PERCORSI DI GARA

2009.

Aspetto positivo è che si è giunti ad avere una sorta di modello standard del percorso di gara – almeno nelle gare più importanti. Questo ovviamente facilita il lavoro dei tecnici per programmare l’allenamento. Sono stati fatti passi avanti anche nella scelta dei percorsi che via via vanno a rispecchiare in linea di massima le nuove tendenze. Questo va letto soprattutto sotto l’aspetto dei nuovi materiali che indubbiamente permettono manovre molto secche ed impegnative. C’è una vera e propria esaltazione tecnica ovviamente supportata da una grande preparazione fisica. Interessante poi la dinamicità dei tracciati.

2010.

Ci sono state parecchie polemiche relativamente alla designazione dei tracciatori di gara per la  Coppa del Mondo. Infatti l’ICF ai primi di gennaio aveva richiesto alle federazioni di dare dei nominativi per i tracciatori nelle gare di Coppa. A questa richiesta avevano risposto solo Australia e Great Britain, quindi a marzo già si conoscevano i tracciatori di Coppa, che per ovvia ragione erano di gara in gara un australiano e un inglese! Lascio a voi immaginare le problematiche che tutto ciò ha creato.
Per i mondiali si è tornati alla commissione del Board ICF Slalom con Jean Michel Prono, Helen Reeves (campionessa del mondo Junior ’96 e bronzo alle olimpiadi di Atene 2004)  e Thomas Schmidt (campione olimpico 2000).
La tendenza emersa è stato l’aumento del palo unico e il relativo accorciamento, come già illustrato nella parte precedente, delle gare di qualche secondo.
L’incongruenza c’è poi stata in occasione dei Pre-World a Bratislava dove Robert Orokocky ha tracciato un percorso decisamente fuori dagli schemi tornando alla palo doppio.

DOPPIA GARA

2009.

La possibilità di un atleta di poter partecipare  a due gare all’interno della stessa manifestazione non ha inciso praticamente nulla sull’incremento del numero di equipaggi al via. L’opportunità era nata per cercare di incrementare il numero di C2 nel panorama internazionale.

2010.

Rimane tutto invariato. Da sottolineare che gli unici 4 atleti che praticamente con costanza partecipano a due gare, hanno avuto un deciso miglioramento nella specialità doppia, ma un netto calo nella prova individuale. Anche questo sarà oggetto di analisi più dettagliata. Per correttezza d’informazione ricordiamo che è impegnato nella doppia gara anche Jordi Domenjo (3^ ai mondiali a Tacen)  che gareggia in C1 e saltuariamente anche in C2, così per gli sloveni  Dejan Kralj e Simon Hocevar. Il primo in K1 e il secondo in C1 anche se quest’ultimo non si è qualificato nella prova singola per partecipare al mondiale a Tacen.


fine prima parte – Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

P.S. LE TABELLE SPECIFICHE E RIASSUNTIVE LE POTETE TROVARE AL SEGUENTE INDIRIZZO  http://ettoreivaldi.blogspot.com/

P.S.2 MI SCUSO CON SALVATORE SCHILLACI AL QUALE HO AGGIUNTO UNA “C” DI TROPPO. SPERO DI NON AVER PROCURATO NULLA DI GRAVE ALLA SUA IMMAGINE PERSONALE TANTO QUANTO A SERGIO TOMADINI. A VOLTE LE MANI SULLA TASTIERA SONO PIU’ VELOCI DEL PENSIERO E PURTROPPO I CORRETTORI DI BOZZE SONO QUASI SPARITI ANCHE DAI QUOTIDIANI DI RISONANZA NAZIONALE CHE VENDONO 500 MILA COPIE AL GIORNO. 

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Prima di entrare ad analizzare analiticamente le varie categorie mi concentrerei su una piccola analisi dei risultati ottenuti come squadre nazionali. Cercando di capire che cosa sta succedendo all’interno dei vari team in prospettiva London 2012.

Dalla Tabella riassuntiva per nazioni si nota subito che solo 20 nazioni sono entrate in qualche finale sui 45 paesi che hanno partecipato al mondiale e solo 22, di media, in Coppa del Mondo.

Partiamo dalla  grande Germania che ha avuto un incremento rispetto al 2009 di 4 finali. 13 atleti, come lo scorso anno,  hanno preso parte a 28 finali. In sostanza tutti gli atleti schierati al via sono entrati in finale fatta eccezione per Muller/Muller e Fabian Dorfler, quest’ultimo presente solo alla coppa del mondo di Augsburg, dove aveva vinto la qualifica, e ai mondiali. Sono cresciuti nella canadese monoposto, nei kayak uomini e donne rimanendo stabili nella canadese doppia. Quest’ultima specialità sta vivendo in Germania un cambio generazionale e bisognerà aspettare probabilmente qualche tempo prima di vedere questi finalisti sui gradini più alti del podio. Jürgen Köhler e Henrik Bettge sono tecnici di lunga data per le canadesi. Il primo, ritiratosi dall’attività agonistica nel 1976, è entrato a guidare le squadre nazionali dal 1979, occupandosi esclusivamente delle canadesi.  Tra i C1 possono contare sull’estro di Sideris Tasiadis un poco più che ventenne che gareggia per il KSA Augsburg e che esce da un dominio da junior impressionante: campione del mondo 2006 e 2008, campione europeo 2007 e 2008. Agli europei assoluti nel 2009 prende il quarto posto e inizia la sua scalata nella categoria senior. Quest’anno non è stato facile tenerlo a bada, in più gare infatti ha pagato l’esuberanza giovanile che dovrà essere incanalata nella direzione giusta se si vorrà tirare fuori il meglio da questo estroso teutonico. Nella C2 tutti gli equipaggi sono molto giovani anche se sembra imminente un rientro di Becker/Henze già presenti in coppa con tre finali tra le quali un bronzo a la Seu d’Urgell.  Staremo a vedere!
Nei Kappa uno uomini sono impressionanti per il ricambio al vertice. Infatti sono usciti alla grande Hannes Aigner e Sebastian Schubert che si sono inseriti tra Grimm e Dorfler... e scusate se è poco! Fra le donne i tedeschi possono contare su un gruppetto compatto e consolidato con new entry prossime. Per loro ci sarà solo l’imbarazzo della scelta.
Come funziona la squadra tedesca è presto detto. Ci sono 4 tecnici, uno per ogni settore,  e un responsabile generale nella figura di Michael Trummer. Sopra a loro un direttore tecnico generale per tutte le discipline olimpiche della canoa. Il centro di allenamento fisso è rimasto Augsburg, ma si sono decentrate anche energie e forze sul centro di Makkleeberg al nord per permettere una più capillare copertura. Il prossimo anno qui si disputerà una gara di Coppa del Mondo.

Veniamo alla Francia che vive un momento particolare secondo il mio modestissimo avviso. Infatti c’è stata una sorta di cambiamento nel modo di guidare le squadre nazionali. Non più il modello tedesco che abbiamo visto poc’anzi, ma un rapporto quasi diretto tra allenatore e atleta. Così Jean-Yves Cheutin non allena più il settore  kayak uomini, ma segue da vicino Lefevre e Gargaud sia in C2 che  per le  specialità singole dei due eclettici atleti. Sylvan Curinier, ricordate l’argento olimpico di Barcellona ’92, un tempo responsabile del kayak femminile oggi segue da vicino solo Emilie Fer e Boris Neveu. Yves Narduzzi il tecnico francese che per alcuni anni ha lavorato negli Stati Uniti oggi segue Carole Bouzidi e l’estrosa Nouria Newman oltre a Etiene Daille e Piere Bourliaud...lui che era uno specialista della canadese monoposto!
Thierry Saidi, che pagaiava in C2 con Del Rey, 3 titoli iridati a squadre  e 2 bronzi individuali nell’89 e ’91, segue Nicolas Peschier e Pierre Labarelle in C1 e due  C2 e cioè Klauss/Peche e Fougere/Fougere. Ci sono poi Vincent Redon, un k1 con qualche presenza in nazionale negli anni ’90, che segue Combot.  In fine Eric Biau,  un ex C2 che gareggiava con Bertrand Daille, è il direttore tecnico dello slalom e ha preso il posto dal 2009 di Christophe Prjgent, oggi responsabile del centro di allenamento di Pau.
I transalpini hanno avuto un incremento di 8 finali rispetto al 2009 con un atleta in più. Sono cresciuti in ogni specialità, ma soprattutto nel settore C2 dove sono passati da 4 a 7 finali e nella canadese da 4 a 6. Nel Kayak uomini da 3 a 5 nonostante la debacle di Fabien Lefevre che non ha preso nessuna finale nel 2010.

fine seconda parte 2010  - Occhio all’onda! Ettore Ivaldi


Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
La nazione che ha avuto il più alto incremento di finali dal 2009 al 2010 è la Repubblica Slovacca che è passata da 21 a 37. Ma ciò che impressiona ancora di più è che le ha ottenute con ben 16 atleti (10 nel 2009). Scontata la supremazia nella canadese monoposto è decisamente cresciuta anche la categoria dei  C2 con l’inserimento stabile dell’equipaggio Kucera/Batik tra i migliori  al mondo. Si sono rivisti finalmente, dopo un intero anno di digiuno, finalisti anche nel kayak uomini. Nel settore femminile, nonostante lo stop forzato della Kaliska, c’è stato un incremento di tre finali.

La seconda nazione con l’incremento maggiore è stata la Slovenia che è passata da 5 a 16. Agli scontati kayak si sono aggiunte le canadesi monoposto.   Il sistema organizzativo della piccola repubblica che confina con l’Italia è molto semplice. La Federazione è  guidata tecnicamente da Andrej Jelenc, lo ricordate?  Campione del mondo C1 discesa nel 1989, terzo nel ’91 e argento in Val di Sole  ’93. E fu proprio questo secondo posto che lo  convinse ad attaccare la fatidica pagaia al chiodo. Infatti iniziava l’era Panato e mi ricordo che mi disse:”caro Ettore il mio tempo è finito ora è iniziato quello di Vladi, un fenomeno”. Certo Jelenc la vide lunga e i successi per l’allora giovanissimo veronese arrivarono puntuali come il canto del gallo alla mattina quando spunta il sole!  Bene, gli sloveni finanziano i tecnici di società che lavorano nei  5 o 6 canoa club, per un totale di una decina di allenatori. Una volta che gli atleti entrano nelle squadre nazionali vengono seguiti dai  tecnici che li hanno cresciuti e seguiti. Un sistema molto semplice ed efficace, anche se presenta delle controindicazioni nel momento in cui il club rimane scoperto per l’impegno del tecnico a livello di nazionale.

La Repubblica Ceka è calata nelle canadesi monoposto, ma è cresciuta sia in C2 che nei kayak uomini e donne per un incremento totale di 6 finali.
Inglesi con un più 5, Australiani con più 4, spagnoli e polacchi con più 3, Austria e Russia più 2, Cina e Makedonia più 1. USA, Belgio, e Giappone nessun incremento stabili nelle rispettive quote 2009. Per Irlanda meno 2 e Grecia meno 1. 
I polacchi hanno assoldato al ruolo di commissario tecnico una vecchia volpe come František Valík, già allenatore della ex-Yugoslavia dal 1979 all’81, poi passato con l’Austria per cinque anni (’90 - ’94) ed allenatore personale di Marcela Sadilovà fino al suo ritiro dello scorso anno. Nel 1999 ha dato vita all’azienda “Caiman” che produce in modo particolare canoe da slalom.

I cinesi non hanno più stranieri nel loro staff tecnico e per la verità non è una bella cosa per un gruppo che si preoccupa esclusivamente dell’aspetto fisico trascurando la tecnica. Così facendo vanno decisamente a braccetto con qualcuno di casa nostra, ma, per fortuna sua, gli atleti di livello  vanno viceversa per un’altra strada. L’Italia ha un più 4 che va letto così: una finale in più rispetto alla scorsa stagione in C2 sempre per Benetti/Masoero nonostante  l’impegno federale sia stato sostanzioso per portare ovunque tre C2. Le altre 3 finali di incremento arrivano nel kayak uomini dal solito Daniele Molmenti e da un ritrovato Stefano Cipressi riconvertito alla logica tecnica su l’esaltazione fisica.
I nipponici hanno messo sotto setaccio l’intero movimento dello slalom, infatti era  presente a diverse gare di coppa del mondo, premondiali e mondiali uno staff di ricercatori dell’Università di Tokyo intenti a riprendere, analizzare e studiare il nostro mondo. Chissà mai se verrà pubblicato qualche cosa in merito. 
Due parole ancora per la Grecia che si è trovata senza più Roberto D’Angelo a guidarla. Il tecnico italiano, ora impegnato con il centro studi della Fick, ha lasciato gli ellenici per rientrare nell’amata Patria. I bianco-celesti non navigano in buone acque, vuoi per la crisi economica che li ha colpiti, vuoi per un impianto poco utilizzato e vuoi per una mancanza di una guida tecnica capace di dirigere il movimento. Il tentativo di Benoit Peschier di gareggiare per la Grecia si è rilevato molto problematico e dopo solo la prima gara di Coppa il campione olimpico di Atene non si è più visto.

fine terza parte - Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Skillo

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 150
Slovacchia  +16 finali
Slovenia     +11 finali
Rep Ceca    + 6  finali
Inghilterra   + 5 finali
Australia     + 4 finali
Italia          + 4 finali
Spagna       + 3 finali
Polonia        + 3 finali
Austria        + 2 finali
Russia         + 2 finali
Cina            + 1 finale
Macedonia    + 1 finale
58 posti in finale più dell'anno scorso a fronte di sole tre posizioni perse tra Irlanda e Grecia fa un totale di 55 posti in finale in più. Adesso sarebbe interessante sapere quanti di questi posti sono dovuti a gare in più (o in meno), quanti all'eventuale abbandono (o non partecipazione) delle gare da parte di alcune Nazioni, quanti a variazioni del numero dei finalisti ammessi da un anno all'altro e quanti sono infine dovuti all'inserimento delle gare in c1F.
E se avessi dimenticato qualcosa, aggiungi pure.
 

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Conclusa una veloce analisi legata alle nazioni è giunto il tempo per addentrarci nelle singole specialità per capire cosa sia mai successo in un anno di transizione come quello appena concluso. Inizio precisando a Skillo che ovviamente i numeri in più sono dovuti all’inserimento ufficiale della canadese in rosa e a 3  nazioni che hanno tenuto a zero il loro incremento e altre che sono entrate rispetto al 2009.

Partiamo dai Kayak uomini sviluppando i punti più salienti che la stagione ha messo in evidenza:  

1. Sfida al vertice Daniele Molmenti e Peter Kauzer
2. Alle spalle dei due pochi nomi nuovi, bene i tedeschi.
3. Inglesi a terra
4. Statistiche


1. Per i kappa uomini una cosa è certa: chi vince gli europei non vince il mondiale e chi vince la coppa si porta a casa anche la maglia iridata! Infatti nel 2009 Peter Kauzer ha vinto coppa e mondiale, lasciando a Daniele Molmenti il titolo continentale e l’amaro in bocca. Mentre quest’anno le carte si sono invertite.  Sono solo tre gli uomini nella storia dello slalom che hanno vinto europei, mondiali e coppa. Infatti all’italiano e allo sloveno si aggiunge il teutonico Fabian Dorfler - coppa e mondiali nel 2005, europei nel 2006.
In sintesi possiamo dire che il 2010 per questa specialità è stata una sorta di fotocopia dell’anno precedente con la sfida che si è prolungata tra Kauzer  e Molmenti. I due infatti sono gli unici che hanno centrato tutte le finali. La media delle posizioni in classifica vede lo sloveno con 4,6 e l’azzurro con 3,2. Una la vittoria per Kauzer e tre per Molmenti.
Kauzer ha preferito preparare la stagione restandosene nel vecchio continente, concentrando la sua attenzione sul tracciato di casa e con qualche sporadica uscita all’estero. Molmenti invece ha passato l’inverno  al caldo australe per poi tornare e andare direttamente ad Atene a completare il suo ciclo di carico. Il friulano nella stagione appena conclusa è decisamente migliorato sotto il punto di vista strategico, complice di questo il tecnico della forestale Pierpaolo Ferrazzi. Il campione olimpico di Barcellona in questo campo è sempre stato un grande maestro e con quest’arma ha costruito i suoi successi sportivi. Kauzer ha pagato non poco la tensione di gareggiare in casa con tutti gli occhi puntati  e con il titolo da difendere. La sua gara di finale ai mondiali è stato  un vero capolavoro fino all’uscita della porta 11, poi un momento di buio, per un finale veloce, ma eccessivamente rischiosa.


2. Alle spalle dei due super eroi praticamente il vuoto con qualche inserimento da parte del ceko Hradilek, del transalpino Bourliaud e del campione olimpico in carica il tedesco Grimm, oltre allo svizzero ritrovato Kurt. Tutti e quattro con tre finali.  Chi ha sorpreso non poco, anche se in realtà di vere sorpresa non si può parlare quando i protagonisti sono i tedeschi, sono i giovanissimi Sebastian Schubert classe 1988  e Hannes Aigner ’89. Personalmente mi attira il modo di pagaiare di Aigner che ad Ausgburg, in casa certamente, ha dominato la gara di coppa del mondo. Il suo stile dà la sensazione di una grandissima sicurezza: molto bilanciato, pochi colpi di testa, una grande spinta in avanti con le gambe. Ai mondiali ha contribuito non poco a portare a casa il titolo iridato a squadre, uscendo però in semifinale nella prova individuale. Schubert non è entrato in squadra per i campionati del mondo, ma ha vinto gli  europei U23. I tedeschi quindi riscattano il 2009 che li aveva visti in calo. Infatti lo scorso anno avevano centrato in totale solo 4 finali con Schubert e Grimm, mentre quest’anno le finali sono state sette con ben 4 atleti. Italiani sempre ancorati al mostro Molmenti con un ritorno di Cipressi che ha centrato la finale ad Augsburg e ai mondiali finendo rispettivamente sesto e ottavo. Alle spalle dei due ancora tanta incertezza con giovani che purtroppo rallentano la loro crescita perché sono senza guida tecnica di livello.
3. Male gli inglesi che hanno chiuso la stagione con solo due finali grazie ad un Walsh  che, per la verità, ci è sembrato sotto tono. Sono scesi da 7 a 2 finali. Che cosa sia successo ai sudditi di sua maestà è difficile da dire anche perché in effetti l’impegno è massimo. Walsh è alla ricerca del mezzo dopo diversi tentativi con Vajda alla fine si è presentato ai mondiali con la nuova barca di Nelo, ma per la verità ho avuto l’impressione di vederlo molto piantato all’uscita di tutte le risalite. Swetnam si ostina a gareggiare con un modello “old style” come è la Shimitar, mentre Richard Hounslow sembra più concentrato sul C2 con Florence che sul K1, dove certamente si toglie qualche soddisfazione in più visti il bronzo mondiale e il quarto posto europeo. Alle spalle di questi tre per la verità non c’è molto: il quarto alle selezioni è infatti un giovane classe ’92 che risponde al nome di Joseph Clarke e che, seppur talentuoso, ha sempre avuto difficoltà a centrare le gare anche da junior.
4. Veniamo alle statistiche che ci dicono che nel 2009 i finalisti erano 23 in rappresentanza di 12 nazioni e nel 2010 sono passati a 27 per 17 nazioni.  Ci sono 13 nomi nuovi nel 2010 e otto atleti finalisti nel 2009 non sono entrati nel 2010. Sono cresciute le percentuali di distacco per entrare in semifinale dal vincitore, grazie anche al fatto che ora sono in 40 a passare contro i 20 dello scorso anno. Aumentate anche le percentuali per entrare in zona medaglia.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

fine quarta parte -

P.S. mi scuso per il ritardo di questo intervento sull’analisi della stagione, ma l’organizzazione dell’Adigemarathon mi ha preso moltissimo tempo.
Ultima modifica: Ottobre 24, 2010, 05:09:08 pm da Ettore Ivaldi

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Nel settore kayak femminile l’anno scorso avevo scritto tra le altre cose: “abbiamo visto crescere parecchio Corinna Kuhnle l’austriaca che sembra avere davanti a sé tante belle prospettive”. Beh! direi che la bionda possente pagaiatrice ha brillantemente supportato le nostre previsioni con la vittoria del campionato del mondo e con l’argento europeo. Per vedere un’austriaca sul gradino più alto del podio dobbiamo tornare indietro parecchi anni e arrivare alla prima edizione iridata e cioè nel 1949. Per la verità a Ginevra fu un vero e proprio trionfo con il podio completamente tinto di bianco-rosso: la vittoria fu di Heide Pillwein, mentre l’argento e il bronzo andarono alle compagne di squadra Frizi Schwingl e Gerti Pertlwiese. Fatto curioso: le tre atlete dominarono la scena fino ai mondiali del 1953 a Merano alternandosi sul gradino più alto e portando  a casa anche due titoli iridati a squadre nel ’49 e nel ’51, mentre nel ’53 giunsero terze dietro alle cecoslovacche.
Ma torniamo ai giorni nostri con la bionda Kuhnle che nasce il 4 luglio del 1987 e canoisticamente  fa il salto di qualità grazie a Manuel Köhler che la prende giovanissima e la porta fino all’inizio del 2009. in quell’anno Corinna abbandona il “talent scout” e trova in Helmut Schröter il nuovo allenatore. Quest’ultimo, nato a Dietlikon (Svizzera),  aveva allenato in passato la squadra nazionale elvetica,  e, quest’anno, il 25 febbraio, ha compiuto 60 anni. Nel 2004 lascia lo scudo crociato per passare  ad allenare i kayak tedeschi fino a diventare nel 2006 responsabile di tutta la squadra. L’idillio con il relativo incarico però si interrompe alla vigilia dei Giochi Olimpici di Bejing,  quando la Federazione tedesca non accettò la sua proposta di portare ai giochi Fabian Dorfler quando a passare le selezioni fu Alexander Grimm... poi sappiamo tutti come andò a finire. Il suo posto fu preso da Michael Trummer. Lasciata la Germania ha accetta lo proposta offertagli dal professor Helmar Steindl responsabile della squadra austriaca e oltre alla giovane talentuosa Corinna segue i settori giovanili nel tentativo di rilanciare una squadra che negli anni ’80  dominava la scena mondiale.
In sostanza il maturo Helmut si è trovato fra le mani un’atleta che da tempo aveva fatto la scelta di dedicare anima e corpo allo slalom con il chiaro obiettivo di guadagnarsi gloria e fama tenendo in mano una pagaia da far piroettare fra i pali dello  slalom. Una forza decisamente fuori dal comune caratterizza l’austriaca che pagaia con una Twister della G-Power misura L... e questo può dare la dimensione della sua potenza. Oltre al mondiale si porta a casa anche la Coppa del Mondo e il bronzo agli europei U23.
Ancora una volta l’unica a prendere tutte le finali è stata Jana Dukatova cinque su cinque, vincendo un europeo in casa con la classe di una pantera. Elegante, felina, graffiante al momento giusto, convincente per stile e potenza a Tacen ha gareggiato con il patema d’animo di dover vincere una medaglia a tutti i costi per tenere aperta la porta olimpica.  Quattro finali sono state conquistate da Fiona Pennie, Jasmin Schornberg e Marie Rioskova, tre Hilgertova, , Chourraut e Neave.
La nazione che ha dimostrato di essere cresciuta notevolmente è stata l’Australia che ai mondiali aveva ben tre atlete in finale: Jessica Fox, Sarah Grant  e Katrin Lawrence arrivate poi rispettivamente 5^, 6^ e 9^.
Diminuito decisamente il numero delle finaliste rispetto alle 26 dello scorso anno in rappresentanza di 11 nazioni, infatti nel 2010 ne abbiamo avute solo 22 da 9 nazioni, fuori Cina e Russia. Quest’ultime due nazioni stanno massacrando i propri atleti sotto l’aspetto fisico tralasciando quello tecnico. Nonostante il grande impegno di mezzi, uomini e tempo, si rischierà di non vedere molti cinesi e russi in finale ancora a lungo. 
Le donne si sono avvicinate agli uomini nelle gare di qualifiche e allontanate nelle prove di finali. In sostanza, in questa categoria con un’apertura maggiore alla semifinale, il divario diventa inversamente proporzionale per la conquista della medaglia.
A  podio nell’ultima stagione sono andate 11 atlete rispetto alle 7 dell’anno precedente.
9 finali per Gran Bretagna, Repubblica Ceka e Slovacchia; 8 per Germania; 5 per Austria; 3 per Spagna e Australia; 2 per Francia e Slovenia.
Manca solo  ricordare che quest’anno abbiamo rivisto Jennifer Bongardt dopo un paio di anni bui chiudere il mondiale in quarta posizione e l’infortunio di Elena Kaliska che l’ha obbligata a fermarsi a metà stagione.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

fine quinta parte -

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
La canadese monoposto vive da tempo nel dualismo Estanguet - Martikan. Sono loro due che fanno il bello e il brutto di questa magica disciplina da diversi anni. Tony era uscito malamente dai Giochi Olimpici, come avevo sottolineato lo scorso anno, ma direi che in due anni si è ripreso delle belle soddisfazioni. Alle spalle dei due mostri sacri sono cresciuti non poco Matej Benus, che si è portato a casa la Coppa del Mondo  e   ha preso finali in tutte le gare a cui ha partecipato. Come lui anche il suo compagno di squadra Alexander Slafkovsky. Non per niente con Martikan si sono confermati campioni del mondo a squadre su un percorso, come quello di Tacen, assai aleatorio.
Mi sono piaciute le parole di “Super Tony” che ha commentato così il suo successo iridato:”mi sono lasciato andare in finale e ho seguito la musica dell’acqua, senza forzare mai”. Molto significativa la fotografia del transalpino per il suo terzo titolo mondiale individuale (’06;’09;’10) che ora lo riavvicina a Martikan che di titoli iridati individuali ne ha accumulati ad oggi ben quattro (’97;’02;’03;’07) e altri quattro a squadre (’97;’03;’09;’10), contro i due a squadre di Tony (’05 e ’07). La stessa filosofia del francese la si ritrova nello  slovacco che, intervistato dopo una prova di Coppa del Mondo ad Augusburg, dichiara: “il percorso era troppo facile bisogna pagaiare con troppa intensità,  cosa che non faccio neppure in allenamento visto che preferisco modellarmi all’acqua”. Insomma forza, resistenza, costanza, ma quello che conta alla fine è questa sintonia fra l’uomo, la canoa e l’acqua per fare veramente il salto di qualità.
Il giovane sloveno Benjamin Savsek  si è confermato un buon  pagaiatore in canadese monoposto con ben quattro finali come il tedesco Sideris Tasiadis. Quest’ultimo, assieme a Christos Tsakmakis, ha gareggiato con una canoa uscita direttamente dalla loro fantasia e dalla loro  ecletticità canoistica: la “TT Syphone”,  in collaborazione con Galasport, è uno scafo molto  innovativo e soprattutto molto instabile, nato soprattutto per il mondiale di Seu del 2009.Per la verità, secondo il mio modestissimo parere, il mezzo li ha  penalizzati non poco perché sicuramente è una barca che non permette nessun errore e molto spesso si sono trovati a dover risolvere problematiche legate proprio all’equilibrio. In modo particolare ciò è successo al greco che, a parte il bronzo agli europei U23, non è riuscito a centrare nessun’altra finale. E’ quello che in parte è capitato a Chanut Gargaud che se da un lato è riuscito a vincere gli europei U23 e a mettersi al collo l’argento ai mondiali in C2, ha avuto un calo nella specialità individuale da quando gareggia in entrambe le specialità. Il bianco di Francia dovrà risolvere il dubbio amletico: C2 o C1? C2 e C1 questo il dilemma!
E la canadese italiana come si è comportata quest’anno dopo aver nominato ben due tecnici del settore? La risposta è già stata scritta in molti miei precedenti interventi e il quadro ahimè non è per nulla cambiato anzi... Si pensi che campione italiano è Andrea Benetti, notoriamente atleta della canadese doppia che di ore nella specialità singola ne ha passate veramente poche tanto più che nasce come kappista (europei  junior ’97 e mondiali ’98), secondo italiano Stefano Cipressi e terzo Stanislav  Gejdos. Solo settimo il C1 su cui punta tutto la Federazione.  Ora il bravo Andrea, onesto singolarista, ottimo ciduista,  ha preso il 19,3% dal campione del mondo  e con una percentuale così non si passa neppure il primo turno ad una gara internazionale. Il minimo richiesto per fare ciò è il  16%. Per quello che riguarda il giovane laziale fatelo crescere con la dovuta tranquillità e non tirategli il collo  come state facendo,  se poi  qualcuno gli dicesse anche di spingere la canoa avanti con le ginocchia gli risparmiereste tempo e fatica ottenendo risultati migliori! Così, solo per un piccolo suggerimento anche se non richiesto.

Fiducioso l’anno scorso, nell’analisi di una stagione di slalom, scrivevo che sarebbe auspicabile che la lungimiranza di qualche politico capisca che è il caso di aprire le gare della canadese monoposto  a partire dalla categoria degli allievi. Sono stato ascoltato e la cosa si è concretizzata.

Quest’anno suggerisco di introdurre nelle gare nazionali la prova di qualifica, semifinale e finale così abituiamo i nostri atleti a gareggiare sotto pressione come avviene nelle prove internazionali. Chissà che qualcuno di influente legga e ne faccia tesoro.

Se poi ci facessimo promotori a livello internazionale della combinata - slalom più discesa - sarebbe il massimo... per il momento ovviamente!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

fine sesta parte -

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
La canadese doppia è una specialità che per molti versi ha fatto la storia della canoa slalom. Una barca che unisce la spettacolarità alla componente dell’intesa umana. Un mix equilibrato tra forza, coordinazione fisica e mentale che ha come risultato finale l’ eleganza del gesto. Spesso mi rendo conto che i C2 possono mettere in atto manovre che un K1 o un C1 non possono nemmeno immaginare. Avere cioè contemporaneamente velocità e rotazione, frenata e propulsione. Non basta essere buoni pagaiatori inginocchiati, ma bisogna essere nello stesso tempo psicologi di se stessi e del proprio compagno. Gli atleti di questa disciplina sono diversi dal resto del circuito. Li vedi camminare sul percorso con molta tranquillità e soffermarsi su combinazioni di porte per molto tempo. Osservano individualmente il passaggio di qualche concorrente e poi i loro sguardi si incrociano come innamorati per avere prove d’assenso o per rimettersi a discutere. A volte basta un cenno del capo, un gesto con la mano, un sorriso o una smorfia per entrare in sintonia con il terzo elemento e cioè il compagno. Terminata la carriera sulla stessa barca molte volte le vite si separano e ognuno va per la propria strada. Eppure i C2 condividono ogni istante, ogni emozione, ogni fatica, magari per molti anni alla ricerca di una sintonia che si spezza solo con i fatti di una vita senza canoa.
La mia vena storica  non può non sottolineare l’impresa dei fratelli Pavol e Peter Hochschorner che, a Tacen (Slovenia), sono saliti per la terza volta consecutiva sul gradino più alto del podio iridato. Lo avevano fatto nel 2009 a Seu d’Urgell (Spagna) dopo aver vinto la loro terza medaglia d’oro olimpica e prima nel 2007 a Foz de Iguazu (Brasile). Bene! Con questa vittoria hanno  uguagliato quello che solo pochi sono riusciti a fare in tutto il panorama internazionale dello slalom. Nella canadese biposto ci riuscirono solo, prima di loro, i fratelli tedeschi dell’Est Gunther e Manfred Merkel che vinsero i mondiali nel 1961 a Hainsberg (Germania) e nel ’63 e ’65 a Spittal (Austria). E da curiosità a curiosità diciamo che  i fratelli campioni del mondo si contano sulle dite delle mani. Quindi oltre ai già citati Gunther e Manfred Merkel e Pavol e Peter Hochschorner troviamo nel 1969 i francesi  Jean Claude e Jean Louis Orly, nel 1981 gli statunitensi Steve e Mike Garvis, nel 1983 ancora statunitensi Lecky e Fritz Haller e nel 1987 i transalpini Pierre e Jacques Calori. 
Chi sono gli altri due atleti che possono vantare tre vittorie consecutive nei campionati del mondo di canoa slalom? Beh è facile! Qualcuno risponda per favore! Non possono farlo L8 e Pierpaolo Ferrazzi, troppo scontato per loro grandi esperti e conoscitori della materia. Non possono rispondere neppure i miei figli  che addormentavo raccontando le epiche imprese di queste due stelle immense del firmamento canoistico dei paletti dello slalom.

Torniamo però al tema di questa penultima puntata sull’analisi della stagione agonistica 2010 e cioè il C2 tra mito e leggenda!
Dai 18 finalisti del 2009 siamo passati ai 21 del 2010 e dalle 9 nazioni siamo passati alle 10. E’ entrata la Russia con due finali conquistate da Mikhail Kuznetosov/Dmitri Larionov e chi ha memoria sa che questo equipaggio ai Giochi Olimpici di Bejing  ha preso un bronzo molto importante. Come sempre slovacchi grandi protagonisti con tre equipaggi che in totale hanno conquistato 11 finali e 4 podi. Sono 10 gli equipaggi che hanno preso podio in rappresentanza di 7 nazioni.

L’anno scorso avevo introdotto il problema che si sta presentando in relazione a questa categoria per il futuro olimpico dopo il 2012. L’ICF per trovare soluzioni ha prospettato la possibilità di far gareggiare già dalle prossime gare a cinque cerchi atleti in C2 purché già qualificati in C1 o K1. In sostanza, tanto per fare un esempio, se Daniele Molmenti si qualificasse per le gare olimpiche in K1 e Roberto Colazingari lo facesse in C1, poi questi due atleti potrebbero mettersi assieme e gareggiare anche in C2. Mi rifugio dietro ad un: “no comment”!

L’Italia ha investito molto su tre barche, ma a mio modo di vedere in maniera molto ambigua. Infatti nel 2009 si lasciano a casa dagli europei atleti che hanno preso medaglie ai mondiali e poi l’anno successivo si fanno gareggiare alla prova continentale e mondiale equipaggi che neppure fra gli U23 prendono  finali e alcuni neppure la semifinale. Qualcuno ci spiegherà questa strana strategia.
In questi giorni Erik Masoero sarà sottoposto ad un intervento chirurgico per cercare di sistemare un problema alla schiena. Quindi riprenderà a pagaiare fra diversi mesi, unico neo: non si poteva fare prima come avevamo suggerito da molto tempo? Che cosa è servito finire la stagione con i mondiali aggravando lo stato fisico dell’atleta e trovarsi solo ora a novembre a prendere in mano la situazione?

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

fine settima  parte -

Ettore Ivaldi

  • Full Member
  • ****
  • *
  • Post: 570
Con il 2010 le donne entrano definitivamente nel programma iridato nella canadese monoposto. Un travaglio relativamente veloce dopo un solo anno di gare e con un mondiale 2009 che è servito da banco di prova.
Sono state 35 le donne che hanno preso il via almeno ad una gara di coppa del mondo (158 nel K1men; 103 K1w; 101 C1m e 58 nel C2); 24 quelle entrate in classifica al mondiale di Tacen in rappresentanza di 16 nazioni.
Rispetto al primo anno le ragazze in canadese sono cresciute non poco, infatti siamo passati da una media di distacchi dai migliori K1 del 41% all’attuale 35,4%. Le prime cinque del panorama internazionale, Dukatova, Fox, Guinea, Cen e Macova stanno facendo vedere buone cose e la loro tecnica cresce molto velocemente. Su percorsi molto difficili, come ad esempio a Tacen, mi aspettavo di vederle in grosse difficoltà cosa che invece hanno smentito alla grande. La leggerezza nel risolvere le diverse problematiche e la tranquillità di non dover dimostrare nulla sono elementi importanti in questa primo processo di sviluppo.
In questa categoria iniziamo già ad avere specialiste che si dedicano solo alla monopala, mentre  altre sono anche ottime kappiste. E’ il caso di Jana Dukatova che porta avanti molto bene il doppio impegno. Ai mondiali ha messo al collo l’oro in canadese e l’argento in K1, invertendo le medaglie agli europei in casa a Bratislava. Come lei la giovanissima Jessica Fox (classe 1994) bronzo inginocchiata e quinta seduta. Mentre ai mondiali Junior non ha avuto problemi a coronare la testa con il  doppio oro.
Quale sarà il futuro di questa specialità ormai è chiaro. Infatti l’obiettivo sarà quello di introdurre ufficialmente la gara con i giochi olimpici di Rio nel 2016. L’attenzione però che le nazioni stanno dando alla disciplina non sembra essere massima. Mi stupiva e mi chiedevo perché i francesi, notoriamente nazione dai grandi numeri canoistici, si siano presentati in coppa e al mondiale con una sola atleta e non si siano buttati a capofitto in questa nuova avventura. La spiegazione mi è arrivata al Symposium Allenatori. Il motivo è tra i più banali ed in effetti ci si poteva arrivare facendo un ragionamento logico: troppe donne in canadese avrebbero potuto infastidire il resto della squadra nelle ore di allenamento prima delle gare. Ragione per cui anche i tedeschi sono stati molto restii a portare la squadra al completo per questa specialità.
La soluzione però è nella semplicità dell’”Uovo di Colombo”: si preventiveranno ore di allenamento solo per le donne in C1.
L’altro stimolo che l’ICF offrirà sarà una serie di raduni specificatamente per questa categoria, come è già stato fatto quest’anno prima a gennaio in Australia e poi in occasione dei campionati del mondo di Tacen. Forse troppo pochi però per lanciare questa specialità che deve superare moltissime difficoltà.
Guardando i risultati è evidente che sono emerse maggiormente quelle nazioni che hanno la possibilità di allenarsi sui canali. Ecco perché nel lista del ranking internazionale vediamo nella parte alta 3 australiane, 2 cinesi, 2 slovacche e una francese.

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

fine ottava parte 2010 -