Autore Topic: COPPA DEL MONDO SLALOM [I reportage di Ettore Ivaldi]  (Letto 12838 volte)

Giugno 23, 2009, 12:48:54 pm
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Ettore Ivaldi

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Devo assolutamente condividere con chi ama la canoa due  emozioni che ho vissuto ieri alla prima giornata di coppa del mondo a Pau in Francia.
Beh! il centro qui è veramente fantastico. E’ un canale che ti da la sensazioni di stare su un fiume: ha la stessa velocità, cosa non facile da trovare sui percorsi artificiali, ha morte profonde e i sassi creano le varie difficoltà, non ci sono cioè quegli obbrobriosi ostacoli di plastica colorati. Oltre al fatto  che può funzionare praticamente per 11 mesi all’anno senza utilizzare le pompe che riportano l’acqua a monte. Con evidenti costi ridotti per il mantenimento e quindi di utilizzazione da parte degli atleti.
Ma in realtà non mi riferivo all’emozione di vivere questa settimana in questa ennesima opera francese per la canoa. Quello di cui voglio condividere con voi è stata l’emozione di vedere autobus di ragazzini che arrivano al centro e con i vari “monitor” passano in rassegna ogni angolo di questo canale e gli viene spiegato il funzionamento. Vengono portati sul fiume, dove confluisce l’acqua, e gli viene illustrato concretamente il magico mondo acquatico. Poi entrano in una tenda e gli raccontano la storia della canoa, quindi li fanno salire sulle varie imbarcazioni. Segue la  foto di gruppo con i campioni, che a turno sono a disposizione, e si  torna sull’autobus con un bel pieghevole in mano dove vengono riportati tutti i centri in cui è possibile fare canoa.
La seconda emozione ricade puntuale tutte le volte che vengo in Francia per un grande appuntamento agonistico. Infatti a queste competizioni  ritrovi le vecchie glorie della pagaia francese che confluiscono da tutte le parti della nazione per dare il loro supporto all’organizzazione e poi rientrare arricchiti di energia e di esperienza. E’ come – visto che proprio oggi si aprono i campionati europei in Italia di canoa discesa – se in Valtellina Marco Previde Massara fosse l’addetto agli aspetti tecnici della manifestazione e coordinasse il lavoro di altre persone, Cesare Mulazzi responsabile dei media per assisterli dove è meglio mettere le telecamere o intervistare questo o quell’atleta vista l’esperienza maturata negli anni. Elisabeth Zingarle con Walter Wegher in ufficio per traduzioni o collaborazioni varie.  E così qui Zok si occupa dei media, Grange Marie Francoise l’aspetto logistico delle squadre, Aghuilone responsabile tecnica e via, via ogni ex atleta – ora impegnato comunque con la federazione francese in qualche centro o con le varie squadre nazionali – ha un ruolo preciso e definito  in questa organizzazione.
Due emozioni che secondo me hanno un grandissimo valore per il settore e se non si capisce tutto ciò certo non si può nemmeno pensare di arrivare in Italia a creare un centro così paradisiaco!
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
« Ultima modifica: Luglio 15, 2009, 12:07:14 pm da Flavio di CKI »

Giugno 23, 2009, 08:59:45 pm
Risposta #1

roberto.bussolino

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la prima volta che ho visto un canale artificiale dal vivo, era probabilmente il 1987, in Francia, mi si è aperto un mondo magico per la canoa, io canoista da circa 5 anni non avevo mai visto nulla di simile, mi sono precipitato in acqua e ne sono uscito a sera ormai esausto. Mi sono trattenuto 2 giorni, poi le vacanze con la famiglia mi hanno costretto alla partenza, seppur a malincuore, ma nel periodo che sono stato lì ho visto delle cose assolutamente impensabili da noi. Sono arrivati 2 pulmann colmi di ragazzini di un centro estivo che hanno riempito il canale di Saint Pierre de Boeuf, scendendo con qualsiasi mezzo galleggiante, nuotando, ridendo e divertendosi un mondo. Immediatamente ho pensato alla situazione italiana, "certo che in Francia per la canoa sono proprio molto + avanti di noi", " per forza che i francesi vincono tutto ai mondiali" ecc. Ho anche pensato " sicuramente anche da noi presto faranno dei canali così ". Da allora sono passati 22 anni, ho sentito parlare di progetti in tutta Italia, ma al momento NULLA!mentre all'estero si sono moltiplicati in quasi tutte le nazioni, persino Grecia e Brasile.
Si sono alternate diverse gestioni della federazione, ma il risultato è sempre stato lo stesso, qualche risultato in più di allora sicuramente vi è stato, ma a mio parere grazie ad alcuni talenti e sforzi notevoli delle Società, piuttosto che per una reale programmazione per allargare la base.
Così qualche Club con gran fatica, scontri burocratici e politici con i comuni è riuscito a dotarsi di un campo adatto, ma spesso troppo facile e con portata idrica discontinua, e così le società che possono portano i loro atleti ad allenarsi all'estero, chi in Francia, chi in Slovenia ecc.
Uno dei compiti di una Federazione riguarda anche i campi di gara, che dovrebbe dare supporto alle società ed essere promotrice presso i Comuni ed enti locali per sensibilizzarli sull'importanza dello sport, specie dilettantistico, che non può sperare di crescere senza una politica che aiuti anzichè mettere 1000 vincoli.
Solo con le strutture adatte si può sperare di avere tecnici professionisti, che possano vivere con i proventi derivanti dall'impianto sportivo e solo con tecnici professionisti si può programmare un'attività di alto livello, che sia duratura nel tempo.
saluti

Giugno 25, 2009, 03:46:19 am
Risposta #2

Skillo

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Ettore, ma che ti fumi?
La realtà la conosci da anni: la FICK ha sempre (SEMPRE) fatto fuori ogni singola persona di valore nata e cresciuta nelle sue fila. Ci sono pochissime eccezioni e non sono quasi mai durate molto.
Sembra pazzesco ma è così.
Probabilmente è un male diffuso a livello nazionale e risponde a tipiche mentalità politico-clientelari che io non riuscirò mai a condividere.
In poche parole: "o stai zitto e fai quello che dico o salti dalla finestra".
Vuoi un elenco di nomi? I primi che mi vengono in mente sono tutti tuoi concittadini e/o corregionali, ma la lista si allunga a toccare quasi tutta l'Italia slalomistica.
Tutti "fatti fuori" o mai cercati nonostante le indubbie qualità dimostrate nei loro anni di gare e di attività coi giovani.
Torno su un argomento tanto caro a chi si fregia di titoli e papiri: in Italia abbiamo 206 tesserati con qualifica di allenatore. Scremiamo finchè vuoi e mettiamo che per lo slalom ci siano 50 allenatori "specializzati".
Di questi 50, quanti saprebbero dire qualcosa di tecnicamente utile ai nostri atleti della Nazionale Slalom?
Ecco un'altra importante riforma da fare subito: insegnare la tecnica agli allenatori e far si che essa arrivi alle società in modo molto meno casuale di quanto non accada oggi.
Credo che sia importante far si che un allenatore capisca al volo e completamente quello che un atleta sta facendo in acqua. Se questo accade egli non sarà un "peso" o solo un uomo-video o un uomo-furgone, ma una risorsa per la Squadra e un portatore di conoscenza per la sua società.
A leggere qualche libro e scrivere un allenamento ci vuol poco ...

Giugno 25, 2009, 04:14:04 pm
Risposta #3

Ettore Ivaldi

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In effetti caro Skillo qui sembra di stare sempre sotto effetto di sostanze stupefacenti per chi amo questo sport!
Spettacolari, magiche, sublimi le emozioni che questi francesi ci stanno facendo vivere all’apertura della coppa del mondo. Ogni giorno sempre di più.  Pensa che l’impianto – che è costato poco meno di 12 milioni di euro – ha praticamente due vite: dalle 8 alle 18 sono protagoniste le nazioni che si preparano alla gara. Venti barche in acqua all’ora, i migliori canoisti al mondo che provano e riprovano migliaia di volte varie combinazioni. C’è chi si concentra su una parte del percorso, chi preferisce provalo nella sua completezza, chi scatta, chi si incavola, chi sorride, chi danza e chi lotta con la forza di una corrente che se non l’assecondi ti mangia in un sol boccone. Sulle rive: tecnici, video, fisioterapisti, medici, dirigenti. Si va dallo squadrone tedesco che quando arriva occupa metà bacino, agli inglesi che mettono sotto assedio l’intera zona. Che ci sia la stessa regina in acqua tante sono le precauzioni a livello di sicurezza e supporto tecnologico?  Per i francesi lascio la vostra immaginazione libera di pensare il meglio, ma forse loro sono anche oltre! Ceki, russi, sloveni e slovacchi tanto per citarne alcuni nel mazzo delle 28 nazioni presenti a questa ouverture 2009. E così giusto per il colore fa piacere notare che  i fratelli -  tre volte campioni olimpici  - Peter e Pavol Hochschorner hanno cambiato “look”: canoa nera con fondo bianco, casco nero salvagente in tinta con la canoa, pagaie bianche e al loro passaggio le acque si aprono e si trasformano in laghi senza insidie! E nel frattempo a bordo campo si installano mega schermi, tabelloni elettronici, pubblicità, stand gastronomici e commerciali, area vip e tanta, tanta gente che osserva e partecipa a questa grande festa. Poi se si va a fare la spesa in città ci  si trova sommersi da manifesti, striscioni e vetrine allestite per l’occasione. Chissà cosa faranno quando organizzeranno i campionati del mondo se per una coppa lo spiegamento di forze, mezzi e personale  è così massiccio?
Dalle 18 alle 20 si riordina tutto. Tu pensi che la giornata sia finita, fai per raggiunger il camper che è giusto parcheggiato a lato del canale e ti vedi arrivare pullman, auto, bici, moto che si posizionano ordinatamente nell’area che fino a poco prima aveva accolto i mezzi degli atleti. Scende il mondo, entra nel centro. Il canale si illumina a giorno e riparte la festa: gommoni, idrospeed, canoe di ogni ordine e grado, grandi, piccini e nonni, tutti in acqua tutti con il sorriso stampato sulla faccia per cavalcare questa sorta di gardaland canoistica. A mezzanotte decido che è tempo di svegliarmi da questo sogno e vado a dormire così come le migliaia di persone che ritornano nelle loro case dopo qualche ora di appassionante salutare relax con la certezza che tra loro c’è sicuramente il futuro Estanguet o Lefevre. Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
P.S. scusa se ho divagato, ma pensare alle nostre tristezze a volte fa troppo male, godiamoci almeno ciò che il resto del mondo fa con la semplicità di una logica semplice e ovvia.

Giugno 26, 2009, 04:33:18 pm
Risposta #4

Ettore Ivaldi

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Ieri a Pau sarebbe stato  contento anche il mio amico Lazzar8, infatti  allo stadio della canoa abbiamo assistito allo show del “border cross” con tanto di partenza da un vertiginoso scivolo. Spenti i riflettori degli allenamenti dello slalom si sono accesi quelli della grande festa notturna e così i pagaiatori delle canoa di plastica sono diventati, in una notte di inizio estate, i protagonisti di questo canale che non ci fa rimpiangere i percorsi naturali tanto sono veri i massi, le onde e la velocità di una corrente che ti proietta diretto in paradiso. Lo scenario quello di sempre: tanta gente ai bordi che tifa indistintamente tutti  i concorrenti che animano via via le sempre più avvincenti batterie ad eliminazione diretta. Ci ha provato anche il campione olimpico di Barcellona ’92, ma, forse l’età e una specialità a lui poco consone, lo ha visto eliminato alla seconda serie. Meglio di lui il tecnico Fabrizio Didonè che ha sfiorato la finale per un banale errore nell’ultimo gigantesco buco. Per la cronaca la vittoria è andata al più giovane dei fratelli Doby che ha praticamente dominato ogni battuta della gara. Sulle rive gente,  sponsor e come è nelle migliori tradizioni una fresca e sana birra!
Si entra così praticamente da oggi nel vivo di questa rassegna mondiale che ci ha già regalato belle emozioni, tanti spunti per il futuro e soprattutto molta energia da spendere con gli atleti che sono e rimangono i veri protagonisti di questo magico mondo.
Non mi rimane che salutarvi in attesa dell’inizio delle danze che sono previste per domani con le gare di qualificazione. Domenica dedicata alle semifinali e finali e poi la carovana di coppa si trasferisce a Bratislava in quel campo che ospiterà i campionati del mondo 2011 sede oltre tutto della qualificazione olimpica di London 2012.  Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
P.S. dalla Valtellina arriva la notizia dell’ennesimo titolo continentale conquistato dal sempre e onnipotente Vladi Panato nella specialità dello sprint. Il campione dei gorghi dell’Adige salva ancora la compagine italiana… si parlerà ancora di successo di squadra o si riconoscerà il merito al solo atleta e al suo allenatore e si cercherà di capire che cosa si può fare per cercare di migliorare? Mah

Giugno 27, 2009, 06:46:26 pm
Risposta #5

Ettore Ivaldi

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Ero ancora immerso nei sogni quanto questa mattina alle 7,30  dagli autoparlanti uscivano le note di “My Way”:  I've lived a life that's full
I've traveled each and ev'ry highway, but more, much more than this
I did it my way…
e pensavo che effettivamente la mia vita è stata impostata su questo stile. Il risveglio è stato quindi dolce grazie alla musica, alle parole e ai ricordi della serata precedente trascorsa alla cena dei capisquadra. Infatti ho passato alcune ore in piacevole compagnia particolarmente con  Jerney Abramic, Mikel Saiber e John Mc Loyd,  e tante altre personalità del mondo canoistico. Tra una leccornia e l’altra mille discorsi.  A dissetarci un favoloso vinello bianco che ci hanno spiegato essere di queste parti il “jurancon”. La leggenda dice che lo abbiano utilizzato per battezzare Enrico IV.  Deliziose anche le cozze e i gamberoni preparati proprio davanti alla sala su una enorme piastra. Ma a parte tutto ciò, che comunque non guasta mai, la compagnia dei miei commensali mi ha rallegrato la serata e ovviamente, come sempre, i discorsi hanno toccato ogni confine dello slalom. Giustamente Abramic – atleta che ha vinto diverse medaglie ai campionati del mondo e  da diversi anni allena la squadra austriaca anche se di patria slovena - ci faceva osservare che è dal 1990 che si cambiano i regolamenti nel tentativo di avvicinare il più possibile la televisione. Il risultato per la verità non è stato così eclatante come sperato. Forse allora il problema non sono le regole, ma il modo con  cui la canoa va a proporsi ai mass-media. Io ho la mia idea, e sto lavorando per questo ad una relazione da consegnare ai grandi capi dell’ICF. Penso che si debba produrre “by self” le immagini e darle ai vari circuiti internazionali come Eurosport, con loro avrò un incontro a breve grazie alla collaborazione di Dario Pupo grande commentatore televisivo del magico e fantastico mondo dello sport.  La strategia è quella di essere presente il più possibile in televisione con un circuito di gare importanti in modo tale da far conoscere e avvicinare gli atleti alla gente. Appassionare il mondo con una forte pressione televisiva, come ha fatto il salto con gli sci, il biathlon o lo sci nordico. Morgenster, Maysz, Ahonen, Schrirenzauer, Bjiordalen, Svenzen, Nortthug, Greis, Piller Cottrer, Di Centa, sono tutti nomi ormai conosciuti e che sono diventati idoli al pari dei campioni del calcio o del basket. Solo se la canoa creasse un circuito di almeno una dozzina di prove potrebbe sperare di essere presa in considerazione da televisioni e sponsor. Questi ultimi infatti non hanno nessun interesse a investire su un singolo evento. Il nome rimane se si associa a lungo ad uno sport che passa nei circuiti di tutto il mondo. Un’impresa non facile, ma credo doverosa da fare.
Terminate anche le gare di qualifica, domani le semifinali e finali. Oggi però resterà fissato nella nostra mente a lungo l’uscita dalla porta 17 di Fabien Lefevre. Il fenomeno transalpino dopo essersi appoggiato sulle rocce con la pala sinistra ed essersi spinto con energia ha girato la stessa pala e per effettuare la rotazione su una grande onda ci ha messo il debordè! Il pubblico, numerosissimo,  è andato in un brodo di giuggiole, un boato e tutti a casa contenti, non si era mai visto nessuno K1 osare tanto in una gara di qualificata ridotta oggi ai 20 migliori al mondo.  in Chissà domani cosa ci regalerà ancora.
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi da Pau 1^ gara di Coppa del Mondo Slalom 2009
P.S. complimenti alla squadra del k1 uomini discesa che, agli europei in Valtellina,  hanno conquistato un bel bronzo nella prova sprint.


Giugno 28, 2009, 12:32:02 pm
Risposta #6

Mauro Canzano

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P.S. dalla Valtellina arriva la notizia dell’ennesimo titolo continentale conquistato dal sempre e onnipotente Vladi Panato nella specialità dello sprint. Il campione dei gorghi dell’Adige salva ancora la compagine italiana… si parlerà ancora di successo di squadra o si riconoscerà il merito al solo atleta e al suo allenatore e si cercherà di capire che cosa si può fare per cercare di migliorare?

Quello che dispiace non sono le critiche costruttive o le analisi dopo un gara per capire quali errori si possono essere commessi come squadra e non come singolo...quello che dispiace sono le continue critiche e poleminche verso un ambinete che ha il solo demerito di cercare di ricostruire con calma una squadra nazionale in tutte le sue categorie ( dai più giovani con la nazionale giovanile, agli junior , fino alla nazionale senior).

Quello che dispiace e vedere persone che dopo aver  fatto i complimenti al mostro sacro della canadese mondiale Vladi Panato , facciano critiche alla squadra italiana , senza mettere in evidenza però ( ad utilizzo dei lettori) che la maggior parte della nazionale italiana 2009 di discesa non supera i 21 anni. Senza mettere in evidenza che è una squadra con ben tre junior tra le sue fila, senza mettere in evidenza forfait dell'ultimo istante. i sembrava giusto riportarlo per non creare una cattiva informazione.

Concludo facendo i miei più sentiti auguri ad Andrea Santello presente agli Europei senior nella gara sprint in K1 uomini e accidentalmente rottosi la caviglia proprio ieri sera...Incidente che lo terrà fermo ( causa gravità della frattura ) per tre/quattro mesi...saltando un appuntamento come i mondiali junior in Svizzera che potevano vederlo tra i protagonisti. Forza Sante siamo tutti con te.

Ps: per coloro che continuano a dire che non ci sono programmi per i giovani , si prega di andare a vedere la presentazione sia per la discesa che per lo slalom dell'attività giovanile 2009. Attività giovanile 2009 COMPLETAMENTE SPESATA dalla FICK e non a carico di società e/o famiglie.

Saluti Mauro Canzano

Giugno 28, 2009, 08:01:04 pm
Risposta #7

Skillo

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Sono ancora ipnotizzato con lo sguardo nel vuoto e la mente sognante ad inseguire gli stupendi reportages di Ettore e con un sorriso beato accolgo la notizia della vittoria dell'inossidabile Vladi "Santosubito" Panato.
Leggo il piccolo accenno ad una problematica della discesa, cosa che di fatto esiste, e subito penso: "ora Canzano risponde al volo".
Ed eccolo puntualissimo.
Resto al di fuori delle polemiche e delle diverse opinioni sulla discesa.
Sottolineo solo una cosa: appena si digita la parola "discesa", Mauro scatta come un cobra; come mai sono mesi che battiamo e ribattiamo "slalom" e a nessuno dei colleghi slalomisti di Canzano scappa neanche una virgolina?

Bravi i k1 medagliati e bravo SuperCali che a mo(l)menti beccava il bronzo.

 

Giugno 29, 2009, 01:46:56 pm
Risposta #8

Ettore Ivaldi

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Oggi la coppa del mondo ci ha regalato un'altra importante pagina di storia. Leggende che avremo modo di raccontare a lungo e che sicuramente riempiranno le serate invernali davanti al fuoco di casa. Fabien Lefevre ha mantenuto la promessa che aveva fatto subito dopo le olimpiadi e così,  solo per questione di minuti, è il primo atleta al mondo che conquista due medaglie in due specialità diverse nella stessa finale di coppa del mondo. Infatti prima con il compagno Gargaud sfiora la vittoria nella canadese doppia e si mette al collo un argento non facile e a distanza di  poco più di mezz'ora sale sul gradino più basso del podio nel K1 nella gara vinta con estrema facilità e supremazia da Peter Kauzer. Grandissima gara dello sloveno che stacca tutti di ben  4 secondi e vince pur toccando la porta 11. Tocco che ha fatto tremare il papà sulla riva che da sempre lo segue. Anche lui Peter di nome, anche lui un campione nel Kayak maschile sotto la bandiera di Tito. Fu infatti quinto ai mondiali di Spittal in Austria nel 1977 nella gara vinta dall’inglese  Albert Kerr. Di quest’ultimo si racconta che faceva le risalite senza agganciare utilizzando il colpo largo per entrare, una sorta di precursore ante litteram dello stile moderno di una disciplina che non finisce mai di entusiasmare. Lo ricordo alcuni ani più tardi a Merano all’ultima risalita al “buco Costantin” dove si infilò sfruttando la corrente e usci per l’appunto spingendosi con la pala sinistra… allora era proprio vero!

La stessa impresa del bianco di Francia  riesce al “suddito di sua maestà” David Florence che e' bronzo sia in C2 che in C1.

Altro fatto eccezionale i ben due ex-equo nei K1 uomini. Infatti sul terzo gradino del podio del kayak maschile troviamo Lefevre e Dejan Kralj. I due atleti infatti fanno registrare entrambi un 100,77 + 2 … incredibile? No visto che anche il sesto posto viene diviso fra altri  due atleti Molmenti e Walsh entrambi con 104,48!   Il nuovo regolamento prevede in caso di stesso tempo l’assegnazione dell’ex-equo, cosa che non era mai successa prima.

Ci hanno fatto vibrare  i fratelli Hochschorner che arrivati lunghi alla risalita numero 4 si sono letteralmente  incravattati sui sassi per aver fatto la porta precedente in discesa, cosa che neppure i K1 si sono minimamente sognati di fare. Nove lunghissimi secondi piantati su quelle rocce senza un minimo tentennamento di cedere e farsi trasportare a valle. Peter (dietro sinistro) con la pala piantata in acqua a sostenere la barca, ma praticamente sommerso dall’acqua. Pavol neppure ci ha pensato a cambiare lato di pagaiata per venire in aiuto a suo fratello ed è  rimasto in equilibrio a cercare un “ecar” praticamente impossibile. Alla fine è la spinta dell’acqua e la loro determinazione a non mollare che permettono loro di uscire da quel brutto inghippo!  Ditemi voi se queste non sono grandissime emozioni.

Tutto ciò sarebbe potuto bastare, ma la domenica ci riservava anche l’impensabile eliminazione dalla finale della canadese monoposto del suo l'indiscusso re: Michal Martikan. Il due volte campione olimpico ha sbagliato molto in semifinale e seppur incredulo ha dovuto assistere all'assegnazione delle medaglie da bordo campo. Per le semifinali e finali la partecipazione stima di pubblico è stata di oltre 10.000 persone, che non solo hanno tifato per i beniamini  di casa (stupenda la gara della Pichery nel K1 donne), ma hanno anche avuto modo di provare concretamente la canoa grazie al servizio che la federazione francese ha messo in atto per questa manifestazione. Le luci si spengo sulla prima gara di Coppa del Mondo di slalom e ora via a Bratislava per il secondo appuntamento.

Occhio all'onda, Ettore Ivaldi, Coppa del Mondo Slalom Pau

Giugno 30, 2009, 12:23:05 am
Risposta #9

Ettore Ivaldi

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Quello che dispiace e vedere persone che dopo aver  fatto i complimenti al mostro sacro della canadese mondiale Vladi Panato , facciano critiche alla squadra italiana , senza mettere in evidenza però ( ad utilizzo dei lettori) che la maggior parte della nazionale italiana 2009 di discesa non supera i 21 anni. Senza mettere in evidenza che è una squadra con ben tre junior tra le sue fila, senza mettere in evidenza forfait dell'ultimo istante. i sembrava giusto riportarlo per non creare una cattiva informazione.

Il primo insegnamento che mi è stato dato dal mio caposervizio quando feci il praticantato da giornalista fu quello di verificare quanto si afferma, per questo motivo e per dare al lettore una precisa informazione sarebbe stato più corretto dire da parte dell'amico Mauro Canzano che gli atleti che non superavano i 21 anni ai recenti campionati europei di discesa non era la maggior parte ma il 44%. Infatti su 18 ben 8 avevano un'età inferiore ai 21 anni. Per i restanti 10 la media è di 29 anni.

Mi interessava anche capire se per Mauro il fatto di aver schierato ai campionati continentali assoluti ben 3 junior è da considerare un fatto positivo.

Mi associo anch'io agli auguri di una pronta e veloce guarigione per Andrea Santello.  

In relazione ai programmi sull'attività giovanile credo di aver già espresso il mio parere

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi
« Ultima modifica: Giugno 30, 2009, 09:31:33 am da Daniela Mariaschi »

Giugno 30, 2009, 03:25:44 pm
Risposta #10

Mauro Canzano

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Nuovamente ciao Ettore. Vedi i forum credo che esistano per scambiarsi opinioni, considerazioni, condividere tutte le informazioni e quant'altro. Al contrario non credo siano fatti per imporre la propria opinione ( e con propia si identifica qualcosa di soggettivo) ...

Nei numeri che tu riporti non metti in risalto sfumature importanti. Sfumature quali:

- si parla di junior che sono stati e saranno ad alti livelli internazionali sicuramente e sui quali investire ad occhi chiusi ( Viola Risso 2° agli Europei junior 2008 ed 8° da junior agli Europei senior 2009 in entrambe le specialità, Cristina Bianchi 2° e 3° agli Europei junior 2009, Andrea Santello che ha dimostrato con percentuali alla mano di essere uno degli atleti su cui puntare per la futura nazionale senior)
- si parla di U21 che hanno avuto la costanza di continuare ad allenarsi da senior in una specialità che non presenta campionati europei U23 e che vedranno sono sicuro il frutto del loro lavoro
- si parla di una nazionale senior mal gestita in passato che si è trovato con un buco generazionale che per decisione della commissione tecnica e dei responsabili federali si è deciso di colmare con U21 e junior
- si parla di un movimento nazionale della discesa italiana che sta vedendo unanuova giovinezza. Di un movimento nazionale che sta fornendo atleti junior ( anche e soprattutto in K1 maschile ) che nn si vedevano da anni. Negli ultimi tre anni ci sono sempre stati atleti in K1 maschile ai mondiali o europei di categoria tra i primi 7....cosa impensabile come continuità di risultati fino a pochi anni fa.

Riassumendo vuol dire che commissione tecnica e dirigenza federale hanno ben chiaro cosa stano facendo e come agire nel futuro puntando sui giovani a discapito di qualche risultato in più magari nell'immediato.

Saluti
Mauro Canzano

Luglio 07, 2009, 03:14:28 pm
Risposta #11

Ettore Ivaldi

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Unbelievable – incredibile! La classifica dei C1 della seconda gara di Coppa del Mondo disputata a Bratislava mi ha riportato indietro nel tempo quando su tutti e tre i gradini del podio sventolava la bandiera a stelle e strisce: 1979 campionati del mondo di Janquiere (Canada) Lugbill, Hearn, Robison; 1987 campionati del mondo di Bourg St.Maurice (Francia) Lugbill, Hearn, Bruce. 2009 seconda gara di coppa del mondo podio nella canadese monoposto: sui pennoni non più la bandiera degli Stati Uniti d’America, ma quella della Repubblica Slovacca con:  Martikan primo (il suo 93,99 gli avrebbe regalato l’argento nel kayak maschile, non male ma fece meglio nel 2006 ad Atene quando battè i k1 men realizzando così quello che fu per anni il sogno di John Lugbill), Slafkovsky secondo e  Benus terzo. La Slovacchia alle ultime olimpiadi si è portata a casa 3 ori su 4 e  ultimamente piazza sempre almeno due barche nelle finali se non  tre. Una nazione che in casa ha completato il quadretto dei successi con l’oro di Elena  Kaliska (lei non delude mai ai grandi appuntamenti) e  un bronzo di Jana Dukatova,  il nastro nascente del kayak in rosa che si cimenta con successo anche nella canadese monoposto. Nella canadese biposto udite, udite: primi i fratelli Hochschorner che con 99,73 sarebbero stati quinti nella finale del C1, secondi i  fratelli Skantar e quarti Kucera – Batik. Questo, probabilmente,  è solo un piccolo assaggio di quello che vivremo nel 2011 in quel mondiale che assegnerà i posti olimpici e dove Martikan e compagni rinverdiranno i grandi  momenti passati con i miti americani.
Non ero a Bratislava, mi sono preso una piccola pausa con la mia famiglia, e quindi devo rivivere quella gara con i dati alla mano, video  e con i racconti dei protagonisti. Le classifiche non lasciano ombre di interpretazioni soggettive, sono contento per il rientro alle competizioni internazionali del C2 italiano Benetti – Masoero che come i grandi non deludono mai in appuntamenti che contano. Ciò convalida le nostre tesi sull’assurdità di non averli portati agli europei per preparare al meglio il mondiale settembrino. Qualcuno dovrà pur rendere conto  del suo operato: i dubbi sulla competenza dei quadri federali sono lapalissiani anche alla luce dei risultati dei kappa uno. I Panato, i Benassi e i Molmenti non possono giustificare sempre tutto! Talenti e il resto del movimento dov’è?
Ma è già tempo di finale di Coppa e allora rieccoci ad Augsburg.  Che strano effetto mi fa ogni volta che sono qui su questo canale che è stato ed è ancora la storia dello slalom mondiale. Quando passeggio lungo il canale mi sembra sempre di vedere la banda olimpica che suona e i giudici di porta, in giacca, cravatta e borsalino che attenti segnalano le penalità di quegli atleti che nel 1972 ci hanno fatto entrare nel sogno olimpico. E sulle sponde naturali che fanno da tribuna vedo ancora la gente che si accalca per seguire le imprese di questi funamboli dell’acqua. Vedo un C2 uscire dal ponte dei sospiri  con i pozzetti così lontani che non  c’è modo di comunicare se non attraverso il gesto della pagaiata.  Ho questa immagine in bianco e nero che mi regala sempre grandi emozioni ogni qualvolta ho la fortuna di essere qui. Per renderla poi reale passo sempre a rileggere la targa, posta proprio in entrata al canale,  che ricorda i medagliati della XX edizione olimpica: la prima per noi slalomisti!
La DDR l’aveva fatta proprio da padrone vinse tutti e quattro gli  ori disponibili. La Germania dell’Ovest fece il resto regalando solo un argento al giovanissimo austriaco Norbert Sattler (che molti ricorderanno per la sua celeberrima frase: “I like paddle when the water is brown”) un bronzo ai fratelli  francesi nel C2 Orly e un bronzo allo statunitense  Jemmy McEwan l’unico  atleta presente anche ai giochi olimpici di Barcellona, dove con Luky Haller sfiorò un altro bronzo olimpico.
Il tempo atmosferico fino a giovedì non promette nulla di buono, temporali e perturbazioni varie, così dopo gli allenamenti resterà tempo per ri-visitare il museo della canoa.
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Augsburg Finale di Coppa del Mondo Slalom 2009

Luglio 09, 2009, 09:38:51 am
Risposta #12

Ettore Ivaldi

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Ieri ho passato una bella mattinata nell’attesa della nostra ora di allenamento a meno due giorni dall’inizio delle danze! Infatti ero sul canale di allenamento che seguivo Zeno (il mio figlio più grande) e con lui in acqua anche Richard Fox a pagaiare tra quelle porte che lo hanno visto più volte grande protagonista. E si sa che i pensieri vengono e vanno. Idee che si accavallano ad altre e così non ho potuto non associare il fatto che Fox – un mito per tanti di noi – chiudeva la sua carriera nel 1993 vincendo i mondiali in Val di Sole su quello che considero da sempre il mio padre spirituale: il fiume Noce. Non potevo non associare il fatto che Zeno aveva seguito quei mondiali nel grembo di sua mamma e ha visto trionfare il britannico attraverso i suoi occhi  in quel luglio di 16 anni fa, forse troppo ricco di acqua,  ed ora era li a pagaiare con lui e a ricevere i complimenti proprio da chi per oltre  un decennio ha spadroneggiato nel kayak maschile slalom. Qui ad Augsburg nel 1985 vinse il suo terzo titolo mondiale individuale consecutivo. Ricordo che all’arrivo di quella gara Peter Mikeler – argento – era straordinariamente contento. Ricordo anche il lungo e appassionato abbraccio che Gabi Smith – una bionda da sballo che a quei tempi stava con Peter – gli regalò. E tra me e me pensavo: beh! un secondo posto non è male, però, visto che gareggiava a casa sua, forse poteva aspirare ad una brillane vittoria. Certo poi che essere accolti da colei che  rappresentava la musa della canoa non era da tutti.  L’euforia del tedesco durò a lungo e solo alla festa della chiusura ebbi modo di capire il perché. Dopo qualche birra presi la palla al balzo e chiesi a Mikeler il motivo di questa sua chiara soddisfazione che mostrava al mondo. Lui molto semplicemente mi spiegò che era campione del mondo e non poteva ancora  crederci. Mi prese un colpo. Forse ho visto male i risultati o qualche cosa non quadrava. Un attimo dopo aggiunse: sono il campione del mondo fra gli esseri umani: Richard non è da considerarsi tale perché dunque  non dovrei essere contento? Ed effettivamente era così visto che Riccardo la Volpe si mise al collo una medaglia d’oro con oltre 10 secondi di vantaggio, all’epoca vinceva ovunque e dovunque. Creò uno stile. Disegnò canoe, pagaie, capi di abbigliamento. Quei mondiali li preparò in maniera molto meticolosa tanto che per potersi allenare il più possibile gareggiò per due anni per il Canoa Club di Augsburg e trascorse moltissimo tempo proprio qui. Lui è sempre stato un grandissimo perfezionista. Non trascurava nulla e soprattutto era sempre alla ricerca di aspetti nuovi che lo potessero in qualche modo avvantaggiare. Lui praticamente viveva nel futuro rispetto agli avversari.
Tra una porta e l’altra ci siamo anche fermati a riflettere sull’attuale realtà di un regolamento che sembra mettere in difficoltà i “vecchi” per avvantaggiare i giovani che possano avere molte chance per entrare in finale visto che con la manche unica si può rischiare di più.
Lui oggi ricopre il ruolo di vice-presidente dell’ICF oltre ad essere il team manager della canoa australiana e nei suoi occhi si legge ancora la voglia di pagaiare, pagaiare e pagaiare ancora per il piacere di farlo, per l’energia che ogni colpo immerso nelle onde ti può regalare per affrontare al meglio la vita di ogni giorno!
Giusto per la cronaca: il tempo atmosferico è ancora incerto con forti precipitazioni e vento freddo. Domani ultimo giorno di allenamento e poi da venerdì si entra nel vivo della finale.
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi Coppa del Mondo Slalom 2009

Luglio 09, 2009, 10:53:26 pm
Risposta #13

Ettore Ivaldi

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Tutto come routine anche il giorno di vigilia delle gare di qualifica.
L’ultima mezz’ora di allenamento sul canale, l’omologazione delle canoe, la cerimonia di apertura, per la verità molto scarna, la dimostrazione del percorso, la sua successiva analisi, i buoni intendimenti per le gare di qualifica. La verifica che il sistema video messo a disposizione dall’organizzazione  funzioni al meglio e la pianificazione per la giornata di domani chiude il lavoro quotidiano.
Tempo atmosferico ancora molto incerto con un venticello fastidioso e frescolino. E allora spazio ad alcune considerazioni emerse in questo dì. La prima è il pensiero di Peter Kauzer che dopo aver visto il percorso non si considerava molto soddisfatto: troppo facile. Infatti, secondo la sua teoria, sarebbe meglio avere un tracciato molto impegnativo in qualifica per avere la prima vera selezione. L’idea è quella che  in semifinale devono passare veramente i migliori.  Con un percorso lineare e relativamente facile le chance si aprono per molti che difficilmente però possono aspirare alla successiva  finale o ad una medaglia – anche se, secondo il mio modesto parere, alcune  insidie non mancano visto che  per passare in semifinale sarà questione di pochi secondi di distacco tra i venti atleti e le combinazioni per perdere tempo non mancano. Fuori dalla “lavatrice”  si dovrà arrivare ancora con energie per non perdere tempo in una doppia sfasata inserita tra corrente e morta. Giusto per gli appassionati dei numeri in due gare di coppa del mondo fino ad oggi disputate,  sono 17 le donne che hanno preso almeno una finale (di cui Dukatova, Schornberg e Pfeifer per due volte), tanti quanti gli uomini (solo Molmenti, Walsh e Lefevre hanno all’attivo tutte e due le finali), mentre i C1 sono 15 (di cui 5 per due volte consecutive)  e i C2 13 di cui ben 7 bissano.
La seconda considerazione è legata al numero di ragazzi tedeschi in acqua ad allenarsi. Ho messo a fuoco solo oggi la cosa dopo alcuni giorni di allenamenti molto affollati sui tre canaletti a disposizione. Tu pagai o segui i tuoi atleti e ti rendi conto che in acqua ci sono una marea di giovanissimi che spuntano dai ogni lato. Sulle rive allenatori che con tranquillità offrono supporto tecnico e di sicurezza. Capita di imbarcarti al Club e ti rendi conto che per montare devi metterti in coda e nel frattempo magari è il caso che dai una mano a dei micro canoisti ad allacciarsi il paraspruzzi  prima che la correntina del canaletto li trascini a valle. Poi risali qualche centinaio di metri per immetterti nella “bocca del diavolo” e ti rimetti in fila per scendere perché altri ragazzini sono pronti a proiettarsi in quel budello di acqua che ti regala grandi emozioni. Arrivi al “bivio” e c’è la folla che aspetta. A destra i professionisti di coppa a sinistra loro i ragazzi dei due club di Augsburg che ovviamente non perdono occasione per allenarsi tra le centinaia di porte sparse ovunque. Vedere tutto ciò ti fa capire perché la Germania è la nazione che tutti noi conosciamo!
Si sa  però che le giornate possono portare vento freddo e mal tempo, non sempre splende il sole. E così ci delude molto vedere atleti che perdono la loro dignità accettando di condividere fatica e lavoro con chi ha cercato di distruggere professionalità, speranze e umanità.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi – Augsburg finale di Coppa del Mondo slalom 2009
« Ultima modifica: Luglio 09, 2009, 10:55:47 pm da Ettore Ivaldi »

Luglio 10, 2009, 10:19:13 pm
Risposta #14

Ettore Ivaldi

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Gare interessanti le prove di qualificazione, anche se sembrano essere state ad esclusivo interesse dei soli addetti ai lavori. Poco  contorno alle discese degli atleti – la voce di commento ha funzionato solo a tratti e la musica certo non sembrava essere stata scelta con cura per l’evento. Anche il pubblico non era quello delle grandi occasioni. Ci ha scaldato però un timido sole che combatteva costantemente con nuvoloni minacciosi e scuri.
Ma cerchiamo di capire la gara che di sorprese ne riserva sempre. Si pensi che per entrare in semifinale nei kayak maschile il distacco dal vincitore non ha superato il 3,7%. Considerando inoltre il fatto che ben 5 atleti sono nello stesso secondo con una percentuale di distacco dal miglior tempo del 2,2% e ben 9 nel 3,4%. Fuori nomi noti come gli slovacchi Cibak e Sajbidor. Quest’ultimo non sembra essersi più ripreso dopo l’esclusione dai giochi olimpici dello scorso anno. Eppure il campione d’Europa 2007 da due anni lo allena Martikan padre. Non delude Molmenti che ha fatto registrare il miglior tempo, ma il tocco alla prima porta in uscita lo rilega in terza posizione. Poco male,  sono domani le manche che non hanno appello: 10 in finale e poi si riparte per le medaglie. E il piccolo, ma potente pagaiatore friulano si gioca punti importanti per portarsi a casa la coppa.
Paolini esce dalla semifinale, ma entra nella squadra italiana per i mondiali come leggiamo sul sito ufficiale della Fick, Luca Costa completa il settore K1 uomini. La cosa non ci sembra stimolante per i kayak italiani che secondo il mio modestissimo parere (visti i risultai internazionali conseguiti fino ad oggi)  avrebbero dovuto rigiocarsi tutto eccezion fatta per “super Cali” come l’amico Skillo lo ha ribattezzato. Con Skillo ho condiviso molte ore di acqua per preparare alcuni mondiali e dispiace non ritrovarlo ancora sui campi di gara. Occhio fino e attento analista, tecnico per vocazione e sincero per natura. 
Altra storia per il settore femminile. In semifinale ci si va con distacchi molto più elevati fino al 7,8% dalla vincitrice che è ancora una volta Emily Fer. La bianca di Francia sembra avere un’altra marcia in qualifica per poi perdersi in finale con erroracci tecnici che sembrano essere dovuti  più a buchi di concentrazione che a mancanza di capacità. Speriamo che si smentisca già dalla prossima prova. Elena Kaliska campionessa olimpica, campionessa d’Europa e vincitrice cinque giorni fa della seconda gara di coppa del mondo, starà sulla riva a guardare le gare di sabato e domenica. Lascia i suoi fans a bocca aperta… questa volta in negativo!
Ci sarebbe da parlare a lungo sul settore femminile azzurro. La scelta di insistere a portare qualche elemento in Coppa non ha nessuna ragione tecnica se alla base non c’è un lavoro costante e mirato negli anni. Soldi spesi male che purtroppo portano solo malumore e mancanza di fiducia in se stesse visto che prendere 15 secondi dalle prime e 7 per entrare in semifinale pesano come mattonate. Ma la ragione c’è ed è evidentissima. Analoga considerazione va fatta per il C1 italiano e non aggiungo altro se non sottolineare che in gare così particolari non si va a fare “shopping”! La specialità, orfana del suo re “Michele Martino” , viene vinta da  Benn Fraker, giovane, che ama scendere in gara con occhi truccati e unghie dipinte… va a capire ‘sti americani!
Il C2 è sempre più ad appannaggio dei fratelli Hochschorner. Benetti – Masoero hanno fatto un lavoro onesto per ottenere l’obiettivo di giornata col fine di risparmiare energie utili da spendere quando realmente serviranno.
La notte porta consiglio, la luna è alta nel cielo e ci prepariamo così alle  semifinali e finali dei K1 e C2 in pompa magna con dirette televisive e presenza di autorità. Si chiuderà poi domenica con K1 donne e C1 uomini.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi Coppa del Mondo Slalom – Augsburg

Luglio 12, 2009, 12:01:23 am
Risposta #15

Ettore Ivaldi

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Il giorno di finale è sempre un giorno particolare, si respira un’aria diversa, un’ atmosfera ovattata. Il sole ci ha accompagnato anche se l’aria è rimasta frizzante per tutta la giornata. Particolarità ce ne sono e belle storie da raccontare non mancano mai. Iniziamo da Fabien Lefevre che con questa gara fa scala reale  centrando ben sei finali su sei: 3 in C2 e 3 in k1. Diverte poi il pubblico quando in finale nella barca doppia alla porta numero 11 in discesa si schianta rovesciandosi sul massone conosciuto al mondo con il nomignolo di “Moby Dick”. Al compagno di barca -  Gaurgaud – scivola via la pagaia, i due fenomeni cercano di riportare la testa in una posizione più consona e così Fabien tenta un eskimo azzardato  in debordè e Gaurgaud con le mani. L’esito però non è quello sperato e sono costretti ad uscire dal mezzo e farsi il resto del canale a nuoto. In sala video un boato incredulo con in francesi ammutoliti. La gara è  vinta dai teutonici Becher/Henze. Marcus e Stefan avevano vinto l’ultima gara proprio qui ad Augsburg quando nel 2003 ci si giocava titolo iridato e qualificazione olimpica. I tedeschi poi prenderanno l’argento ad Atene nel 2004. I fratelloni Pavel e Peter Hochschorner  si incantano due volte sulle due combinazioni di porte sci in prossimità dei due massoni e si devono accontentare di un argento che comunque li consolida al comando della coppa. Benetti/Masoero sbagliano troppo e la finale rimane lontana anche per una pesante penalità sull’ultima porta in discesa. L’altro equipaggio italiano in gara – Ferrari/Camporesi – bravi a superare il primo ostacolo delle qualifiche, si perdono poi su un percorso disegnato con grandissima abilità da chi conosce molto bene i movimenti di acqua e pareti di rimbalzo.
Grande gara, come sempre, nel kayak maschile. Su tutti un imprendibile Peter Kauzer che è l’unico atleta capace di restare sotto i 100 secondi e riceve un applauso lunghissimo  anche in sala video. Grande attesa e molta attenzione era posta sul campione olimpico Alexander Grimm, tanto da attirare diretta televisiva e posa in pompa magna della tipica pietra sotto un nuovo albero sul praticello verde che sovrasta il campo di gara a memoria della vittoria a cinque cerchi.  Tradizione questa nata con Elisabeth Micheler (campionessa olimpica nel 1992) che, in questi giorni, corre indaffaratissima fra impegni istituzionali con le televisioni e per seguire le figlie in canoa. Il marito Melvyn Jones (terzo ai mondiali del 1993 in K1 slalom – in quel mondiale dove l’esordiente L8 conquistò proprio l’ottavo posto!) è impegnato sulla prima telecamera del video tecnico. Super Cali chiude con il bronzo al collo e con tanti punti per rafforzare la sua leadership in coppa. Peccato solo che l’ufficio stampa della Federazione Italiana Canoa Kayak prenda fischi per fiaschi e gli assegni già in mano la prestigiosa Coppa del Mondo. Per la verità bisognerà aspettare le gare Panamericane perché si possa dire concluso il trofeo iridato. Ma si sa che anche qui la conoscenza specifca dell’ufficio stampa lascia a desiderare visto che considerano gli europei come gara di coppa e non i continentali oceanici dove Molmenti ha preso un secondo posto nella gara vinta dal ceko Hradilek. Lo spazio informativo della Fick viene usato solo per i grandi proclami dei grandi progetti federali che tali rimangano e gettano fumo e non concretezza.
Vi lascio con qualche statistica: i k1 che hanno preso la finale in tre gare di coppa sono 20 di cui solo 3 per ben tre volte(Walsh, Molmenti e Lefevre); nel C2 sono 15 di cui 5 in tutte le prove.
Giusto per completezza annotiamo anche le prove nella canadese monoposto femminile. Al via solo cinque atlete nella speranza che piano piano il movimento cresca.
Domani donne e C1 uomini  con semifinali e finali.
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi Coppa del Mondo Slalom Finale Augsburg 2009   

Luglio 13, 2009, 10:57:58 am
Risposta #16

enrico lazzarotto

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Mi correggo, rinnovo i complimenti a Daniele Molmenti e ai tecnici federali x i risultati ottenuti.
Mi scuso x la notizia errata, ma avevo letto sui sottotitoli del Tg2  di sabato.
Saluti Enrico Lazz


Luglio 14, 2009, 12:32:23 am
Risposta #17

Ettore Ivaldi

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Ci sono certi viaggi che vorresti non finissero mai, ti allontani da storie appena vissute per avvicinarti ad altre che presto assorbiranno tutte le tue energie. Se poi  con te hai le persone che ami e la musica giusta anche i 900 chilometri che  separano la finale di Coppa del Mondo di Augsburg dai campionati europei junior e under 23 di  Liptovsky Mikulas  non ti peseranno tanto visto che gli  argomenti da raccontarci e commentarci sono diversi: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Come ad esempio commentare la domenica di Fabien  Lefevre, che non ancora appagato delle sue gare in C2 e K1 ha passato la mattina a pagaiare in C1 nella parte alta del percorso dalla “bocca del diavolo” al bivio mentre sul canale di gara le donne e le canadesi monoposto si giocavano i posti per le finali. Nell’intervallo tra semifinale e finale lo abbiamo visto provare ogni tipo di kayak. Ed eccolo passare con la barca di Dorfler (quest’ultimo impegnato nel frattempo ad intrattenere il pubblico con la canoa da rodeo, prima di fare la seconda manche come forrunner)  di colore arancione e di costruzione tedesca, forse troppo nervosa per uno come lui che sembra pagaiare in attesa dell’onda successiva;  poi con la nuova canoa di Kauzer, ma decisamente troppo grande per  chi gioca la sua carta migliore su un equilibrio che solo chi danza con l’acqua può avere. Poi, sempre rigorosamente vestito da canoa, allo stand di Vajda a prendere misure per dove mettere il sedile su qualche nuovo modello. Insomma un Lefevre che diventa oggetto di interesse anche a riflettori spenti, alla ricerca affannosa della perfezione a meno di due mesi dall’appuntamento iridato. Passiamo il tempo anche a fare  un po’ di “fantacanoa” su chi vincerà la coppa del mondo nel kayak maschile (anche se la Fick ha già deciso e pubblicato l’esito finale). Allora vediamo… se Kauzer in Canada  arriva entro il sesto posto ha la coppa in mano, ma se super Cali gareggia e vince potrebbe ancora avere delle chance se Kauzer arriva al massimo terzo. Se l’italiano non va oltre oceano potrebbe ancora sperare che  lo sloveno chiuda in finale al  sesto posto così  la Coppa ha  un ex-equo. Se è settimo la Coppa è di Molmenti. E’ qui che interviene la quota rosa del gruppo in viaggio e cioè Marina che ovviamente ci chiede chi è la tipa che ha visto passeggiare al fianco del piccolo eroe dello slalom italiano e che sembra molto interessata alle sue performance!
Tutt’altra storia fra le donne dove Jana Dukatova la Coppa l’ha già vinta anche senza aspettare l’ultima prova continentale. Questa slovacca mi ricorda tanto Elizabeth Sharman  la britannica campionessa del mondo a Merano nel 1983 e a Bourg St. Maurice nel 1987, vincitrice dell’Europa-Cup nell’82 e 86 quella che oggi è la Coppa del Mondo. Con lei passai 4 mesi in California sul Ken River nell’inverno del 1985. I suoi modi di fare e la grande classe in canoa la facevano sembrare una vera e propria regina e da qui il soprannome “the Queen”! La Dukatova la ricorda fisicamente, alta ed elegante nella camminata, e nella pagaiata. In finale ha impressionato per eleganza e facilità su un percorso che ha messo in difficoltà il resto del gruppo in rosa. E in suo onore ci siamo stappati una Red Bull, suo sponsor, che la stessa nuova regina ci ha regalato. Raffy poi ci ha ricordato il ritorno alla vittoria di Tony Estanguet, effettivamente una grande finale, ma è stato impressionato da Benn Fraker che ha sfiorato la medaglia dopo aver vinto la qualifica. Dopo una merendina e tanti altri chilometri il mio piccolo C1 destro ha chiesto informazioni su Tasiadis che davanti a sé ha sicuramente un grande futuro.
I monti Tatra ormai sono all’orizzonte e il viaggio qui si conclude ed inizia la nuova avventura.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi finale di Coppa del Mondo di slalom Augsburg.

Luglio 15, 2009, 08:43:07 am
Risposta #18

Skillo

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In questa lista di cadaveri purtroppo siamo pochissimi ad avere la forza di pigiare qualche tastino per scrivere almeno un "grazie" dedicato a chi ci dà una panoramica a 360° di queste stupende gare e la possibilità di vederle attraverso le parole scritte.
Grazie Ettore.

Luglio 15, 2009, 08:51:19 am
Risposta #19

nellokayak

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  • Testo personale
    La vita invece che lunga...dovrebbe essere larga
    • "Lunicanoisti" Marina Militare Sarzana
Hai ragione Skillo.
Io personalmente sono talmente affascinato nel leggere i preziosi scritti di Ettore che alla fine,  mi sembra di commettere un sacrilegio nello scrivere qualsiasi commento.
Grazie Ettore per farci vivere così da vicino ed intensamente le giornate di vero sport.  ;)
1°M.llo Lgt  Ricciardi Cav. Aniello
+393382972186
Skype: aniello.ricciardi
Responabile e dirigente tecnico della squadra di canoa fluviale della Marina Militare di Luni Sarzana

Luglio 15, 2009, 11:11:28 am
Risposta #20

solidred

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Pur avendo sempre vissuto part time il mondo dello slalom, per impegni di studio che hanno portato altrove le mie priorità, seguo molto volentieri da appassionato i reportage di Ettore che trovo essere una voce autorevole che racconta con passione e che coinvolge il lettore nei suoi racconti. Non so se vengono riportati sul sito federale questi reportage, ma credo che lo meriterebbero, al di la delle sterili polemiche perchè son queste cose che fanno bene e che servono al nostro sport per crescere.

Bisognerebbe raccoglierli e divulgarli perchè sono davvero una lettura coinvolgente, complimenti sinceri.

                                           Pierpaolo

Luglio 15, 2009, 11:52:32 am
Risposta #21

maqroll

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Che dire? che mi aspetto i reportage di Ettore dai campi di gara?

E' vero.

Mi piacciono i riferimenti ai tanti atleti e le attente valutazioni (tempi percentuali, finali raggiunte e quant'altro).

Ettore non mollare i report su CKFiumi ma forse potresti duplicare certi interventi su un blog (c'è già? chiede troppo per il mondo che pratica? a me sembra poco per uno che ho visto pagaiare sul Noce con l'acqua davvero 'brown' - 1986!).

Saluti e ancora grazie

 :) ;) :)

Luglio 22, 2009, 08:03:33 pm
Risposta #22

Ettore Ivaldi

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Carissimo,  ho seguito il tuo consiglio e così ho dato vita ad un Blog dove posso mettere anche delle foto per viverlo oltre che con le parole anche con qualche immagine. Duplicherò quindi su:http://ettoreivaldi.blogspot.com/, ma ovviamente sarò sempre sul mitico e unico Forum! Grazie ancora ai loro ideatori e lavoratori - Occhio all'onda! Ettore Ivaldi