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Design del kayak e old school tricks

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Andrea Rossi

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Ciao a tutte e a tutti,

Sono un canoista fluviale di livello medio-basso, desideroso di imparare.
Non abito vicinissimo ad un fiume, ma abito vicino ad un lago, per questo vorrei chiedervi come capire che trick di freestyle in acqua piatta può fare un kayak guardando il suo design. L’idea è di farli poi durante le discese. Non cerco un kayak da freestyle moderno, mi basta un kayak che possa fare discese (fino al III°) ma con cui possa allenarmi in acqua piatta con i vecchi trick di freestyle, inclusi quelli in punta al kayak come bow stall e cartwheel.

Per intenderci… le "slicey boats" come la Dagger Axiom o la Pyranha Ripper si riescono a farle incandelare per il poco volume in coda. Ma sembra abbiano troppo volume per fargli affondare la punta in acqua piatta... qualcuno ha provato?

C'è una "regola" nella costruzione delle canoe per capire cosa si riesce a fargli fare?

Grazie!


Steu

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Andrea,  vedo che la tua domanda è rimasta senza risposta....
sono "messo" come te, nel senso che mi piacerebbe imparare dei tricks, tant'è che mi ero preso un' Axiom, ma in acqua piatta non riesco assolutamente a piantarlo di coda...
In realtà ho avuto un Rainbow DNA di terza mano: barca piuttosto vecchiotta , e quello si "incandelava" assai più facilmente;  poi l'ho venduto per fare posto in garage.
Alla fine , ho trovato un EXO GX di seconda mano anch esso, e quest estate al mare ho cercato di fare qualcosa, ma sono riuscito a fare ben poco, se non una marea di eskimi...
Un amico mi ha detto che per fare tricks in acqua piatta ci vorrebbero barche con meno volume:  ( tipo la Helixir o la Dagger Jitsu) con più volume devi essere un manico, o comunque è piuttosto faticoso fisicamente .
Lo stesso dovrebbe valere per l'Axiom, anche perchè ho visto gente che la faceva squirtare abbastanza bene in laghetto.
La mia impressione è che non basta fare gli autodidatti guardando i tutorial su internet, ma qualcuno deve darti le dritte giuste e correggerti....
Qualcuno più esperto di me ( ci vuole poco) potrebbe rispondere sicuramente in modo più autorevole
Ah, dimenticavo:   dipende molto dal tuo peso:   io peso 75kg.


Andrea Rossi

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Ciao Steu, i mesi sono passati e posso dirti la mia esperienza fatta fin'ora.

La mia scelta è ricaduta su una Jackson Mixmaster 7.0 (ero indeciso tra lei e la Pyranha Loki). E' stata una scelta da pazzi perchè l'ho presa a scatola chiusa (per entrambe le barche non c'era nessun negozio in zona o canoista che potesse farmele provare). La sensazione dell'acqua è fantastica, quest'anno ho fatto soprattutto il Brenta e ho imparato davvero molto. E' una barca che dà davvero molto quando si trova il giusto allestimento.

Comunque ho finito per prendere anche una canoa freestyle pura usata (Dagger Kinpin) e si, molti esercizi vengono meglio in quella. Penso dipenda molto dalla tecnica e dal mio peso (sono nella fascia pesi leggeri nella Mixmaster 7.0 mentre nella Dagger Kinpin il peso è pefetto).

Concordo che fare gli autodidatti nella maggior parte dei casi non basta! Io ho trovato un gruppetto di ragazzi che fa freestyle e ci si insegna a vicenda, ma il primo di questi ha imparato da solo, guardando i video e scomponendo i movimenti fisici da fare!
Però se una cosa l'ho capita del freestyle è che bisogna essere testardi e provare provare provare...
 
Ho visto che qualche scuola di canoa (poche in realtà) offre corsi di freestyle, penso mi informerò per la prossima stagione.


Buon fiume


nolby

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Non ho una grande esperienza nè sono un grande lettore... ma un'opera del genere - per come la descrivi- dubito possa avere successo in formato digitale.
Mi sembrano due volumi da mettere in libreria e sfogliare ogni tanto quando viene voglia o quando si vuole soddisfare una curiosità... a maggior ragione se parliamo di "biblioteche" di club o associazioni.

Considerando che circa la metà dei contenuti sono immagini mi viene in mente che si potrebbe pensare di raddoppiare le pagine di scritto dividendole in due colonne: da un lato testo in inglese e dall'altro testo in italiano. Ho alcuni libri (fotografici) fatti così.
In questo modo a fronte di un minimo aumento dei costi avresti un'unica opera perfettamente compatibile sia col mercato estero che italiano.