Autore Topic: Workshop AcquaViva UISP 2018 - Momento aggregativo valido ai fini dei crediti f.  (Letto 563 volte)

Ottobre 02, 2018, 10:54:07 am
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Antonello Pontecorvo

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Care Pagaie,
quest'anno l'annuale Wokshop Nazionale AcquaViva-UISP si terrà a Roma da 9 all'11 novembre.

http://www.uisp.it/acquaviva/files/principale/workshop_roma.pdf

Assemblea programmatica per il 2018-2019 (Eventi, corsi e soprattutto ATTIVITA') e momenti formativi validi ai fini dell'aggiornamento e dei crediti formativi saranno il cuore del Workshop a cui parteciperanno relatori e formatori nazionali (la qualità della formazione sarà garantita, come sempre in AcquaViva, dalla direzione tecnica di Maestri federali delle singole discipline).
L'Evento sarà, soprattutto, il momento per confrontarci tutti insieme sul temi UISP: Società, Ambiente, Solidarietà declinati in partecipazione, inclusione, rispetto, diritto alla felicità.
...perché pagaiare in AcquaViva è diverso!

So long,
Antonello
Resp. Naz. Formazione AcquaViva-UISP

Ottobre 02, 2018, 10:46:37 pm
Risposta #1

Giovanni Perozzi

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la locandina riporta 5-7 ottobre
Antonello confermi invece le date del post? ...... 9-11 novembre.

Ottobre 06, 2018, 09:57:40 am
Risposta #2

Antonello Pontecorvo

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Ottobre 29, 2018, 12:06:07 pm
Risposta #3

Antonello Pontecorvo

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La pagina info del Worshop è stata aggiornata con programma e modulo iscrizioni:

http://www.uisp.it/acquaviva/pagina/meeting-formazione-sport-dacquaviva
 
Sarà l'occasione per aggiornarci e confrontarci sulle grandi novità nella famiglia CONI; fra le tante:
- obbligo di coordinamento tecnico per  tutte le attività sportive* di un tecnico qualificato dalle Federazioni o dagli EPS (come UISP).
- obbligo per    tutte le attività sportive* di registrazione alla piattaforma CONI tramite Federazioni ed EPS

*Solo le attività rispondenti ai nuovi obblighi CONI saranno considerate dallo Stato come sportive e quindi idonee alle agevolazioni/garanzie fiscali e  legali.

Ci vediamo al "Workshop 9-11 novembre Roma" .

Ottobre 29, 2018, 05:01:50 pm
Risposta #4

maurizio bernasconi

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Momento aggregativo... fantasiosa denominazione!
Le burocrazie sportive tempestano di 'sti tempi con una grandinata di nuovi obblighi, prescrizioni e minacce sanzionatorie.
Ammettiamolo. Coprendosi dietro alla copertura fiscale e normativa dell’associazionismo, quasi sempre garantita da enti nazionali di promozione di natura partitica in cambio di consensi e quote, per lunghi anni parecchi hanno lucrato e fatto concorrenza sleale alle ditte loro concorrenti dotate di partita iva: nello sport, nella ristorazione ecc. E’ vero.
Ma adesso sembra che si vogliano definitivamente strangolare le associazioni, anche le piccole e innocenti, con complicazioni, impegni e sanzioni che sconsigliano a chiunque di assumere responsabilità in un club, soprattutto perché lo si fa, di solito, su base volontaria.
Dopo aver meglio incatenato le associazioni sportive, che un tempo erano libere associazioni di cittadini come le altre, all’ottemperanza dei nuovi crismi delle ASD, adesso si impone:
-   La nomina di un responsabile (legalmente) web che forse dovrà risponderne per una svista fra dieci anni.
-   L’obbligo anche per chi frequenta un solo giorno il club, di un certificato medico con elettrocardiogramma che nessun medico può fare senza la strumentazione e costa minimo 50 euro. Da notare che se un ragazzo frequenta una palestra, una piscina, partecipa a una settimana bianca e pratica attività diverse non è detto che il certificato agonistico per uno sport particolare possa avere validità.
Sarà ancora più costoso (e noioso per i genitori) praticare sport per i ragazzi.
Se ne avvantaggiano i centri che emettono i certificati, ma è tutto da dimostrare che il semplice esame del cuore possa escludere o prevenire altri innumerevoli potenziali fattori di rischio.
-   I vari corsi per istruttori e relativi aggiornamenti servono soprattutto per remunerare i docenti e per finanziare le federazioni infatti non sembrano dimostrarsi particolarmente selettivi ed efficaci. Sarò forse io un po’ schizzinoso, ma nell’ambiente della canoa conosco istruttori che non sanno a mio avviso neppure pagaiare decentemente. 
-   Gli istruttori che non percepiscono guadagni superiori a 10.000 euro all’anno, sarebbero esonerati dal pagamento di tasse, va bene, sembra, ma poi si scopre che questo vale solo per chi ha un’altra posizione fiscale con altra attività principale. Gli altri, quelli che arrancano con un lavoretto, dovrebbero aprire una posizione iva.
Per proventi inferiori a 10.000 euro aprire una posizione iva, con quello che costa tra consulenze e tasse varie, e riuscire a sopravviverci è impossibile. Sia un piccolo club sia un semplice istruttore che opera all'interno del club deve munirsi di consulenti.
-   Per mantenere in validità un brevetto valido all’insegnamento sportivo CONI, oppure nel caso degli assistenti bagnati, occorre pagare una quota annuale che va a sommarsi alle quote degli aggiornamenti del corso BLS, alle quote associative del proprio club, della propria federazione, ecc. Se uno pratica ad esempio, come è normale, kayak, rafting, torrentismo e hidrospeed avrà un bel po’ di quote da pagare.

Insomma si tratta di una politica giugulatoria, come il beduino che beve direttamente dalla vena del cammello o se volete è una moderna forma di vampirismo al quale si dedicano quelli che si sono installati in qualche punto della struttura burocratica sportiva o forse non è colpa di nessuno e dipende dall'andamento naturale dei tempi.
Il bello è che, a sentir loro, ogni richiesta è giusta e sacrosanta e dipende da ragioni assicurative, da equità fiscale o dalla necessità di finanziare le federazioni e altre similari imprescindibili entità.
Peccato che tutto ciò finisca con l’impedire la pratica e diffusione dello sport come i loro statuti proclamano.

Ottobre 30, 2018, 11:19:57 am
Risposta #5

Lorenzo Molinari

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Concordo con te Maurizio. Anche il mondo della canoa, che per sua natura vorrebbe esprimersi liberamente lungo corsi d'acqua naturali, laghi e litorali, si ritrova sempre più costretto da norme burocratiche, la cui utilità è molto spesso lucrativa, al di là delle intenzioni - talvolta un po’ miopi od ottuse - di chi le elabora e le promulga, nonostante l'intento possa essere quello di garantire livelli standard e idonei di sicurezza. E non dimentichiamoci che chi norma sono gli stessi canoisti che scalano i vertici delle federazioni, istituzioni e associazioni.

Personalmente ho preferito starmene al di fuori, lasciando ingiallire in un cassetto i miei titoli ufficiali per l'insegnamento della canoa e dando spazio a chi non può farne a meno, o a chi è ancora mosso dall’entusiasmo oppure a chi a sua volta trova interesse lucrativo nell’infinita catena piramidale di corsi specialistici a pagamento, in cui ci si mette il cappello dell’insegnante per addestrare o aggiornare o lo si toglie per essere addestrati o aggiornati, al di là dei corsi base rivolti a chi non indossa ancora alcun cappello.

E tanto di “cappello” e riconoscenza a coloro che, comunque e nonostante tutto, mossi da puro spirito di volontariato e anche con sacrificio di tempo, economico e per le rotture di palle, s’impegnano a promuovere la canoa, con tutte le responsabilità che ciò comporta e grazie a loro, e soprattutto a loro, il nostro amato sport vive e si diffonde.

Chi a Milano abita in zona Est, se vuole mettere il sedere su una canoa, non gli resta che l’Idroscalo per motivi logistici. Pagaiare all’Idroscalo comporta iscriversi a un Club: quota associativa annua intorno a 400€ + 50€ il primo anno + 70€ la certificazione medica, a cui devi aggiungere se sei istruttore i costi di mantenimento e aggiornamento del tuo titolo.
Se invece decidi di scaricare la tua canoa dal tetto della macchina per pagaiare liberamente, ti becchi una multa dai 25€ a 250€, in base al Regolamento del Parco dell’Idroscalo atto: 122130/1.6\2018\2, che al titolo TITOLO V – NAVIGAZIONE E UTILIZZO DEL BACINO, Art. 27 – Navigazione del bacino – Comma 1, cita a beneficio delle società canoistiche insistenti sul laghetto: “La navigazione nel bacino è vietata; la navigazione nel bacino è consentita alle sole società con sede nel Parco ed è opportunamente   regolamentata  per garantire una fruizione in sicurezza”.

Caro Maurizio, sei scappato da tempo e in tempo dall’Idroscalo…
Auguriamoci che anche al porticciolo di Nervi e lungo la costa ligure e sulle acque in genere non promulghino analoghi divieti per chi non è tesserato!

Ottobre 30, 2018, 11:53:47 am
Risposta #6

Antonello Pontecorvo

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Le riflessioni di Maurizio e Lorenzo sono condivisibili e, qualcuna, condivisa da chi scrive; al workshop di Roma si parlerà anche di questo, degli strumenti per confrontarsi con questa situazione, dei suggerimenti perché una struttura come l'AcquaViva-UISP (la cui prima mission è lo SportPerTutti) possa aiutare a promuovere e praticare liberamente le nostre discipline.

L'attuale quadro normativo in Italia è qualcosa con cui bisogna necessariamente confrontarsi ma il contesto più generale di riferimento è la Carta Europea dello Sport (http://www.coni.it/images/documenti/Carta_europea_dello_Sport.pdf), ne estraggo due passaggi:

"Articolo 2-I. Si intende per “sport” qualsiasi forma di attività fisica che, attraverso una partecipazione organizzata o non, abbia per obiettivo l’espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli. "
Il fine è il miglioramento dell'individuo e lo sviluppo delle relazione sociali; la partecipazione può essere organizzata o no: se pagai per "conto tuo" fai quello che ti pare (nei limiti dei codici civile e penale) ma se ti "organizzi" in una struttura (se vuoi, per esempio, fare l'istruttore e/o l'educatore sportivo) persegui i fini e le regole comuni.

"Articolo 1-I. Dare ad ogni individuo la possibilità di praticare sport [...]
II. Proteggere e sviluppare le basi morali ed etiche dello sport, nonché la dignità umana e la sicurezza di coloro che partecipano ad attività sportive, proteggendo lo sport, gli sportivi e le sportive da qualsiasi forma di sfruttamento ai fini politici, commerciali e economici, e da pratiche scorrette ed avvilenti, compreso l’abuso di droga. "
Nel contesto "sportivo" gli Stati ed i movimenti sportivi (di cui si può liberamente scegliere di far parte o no) devono dotarsi degli strumenti per tutelare la sicurezza e l'incolumità dei propri sportivi e dallo sfruttamento a fini diversi da quelli sportivi; sui tempi e i modi si può discutere ed è quello che facciamo in occasioni come i workshop.

Per confrontarci su questi temi e altri e per pagaiare insieme, vi aspettiamo il 9-11 novembre a Roma.

Antonello

Ottobre 30, 2018, 03:58:23 pm
Risposta #7

luigi colombo

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Re: Workshop
Concordo pienamente con quanto scritto dagli amici Lorenzo e Maurizio.
Siamo alle solite. Il CONI (lo sport sono io) cerca in tutti i modi e con tutti i mezzi di imbrigliare, ingabbiare, irreggimentare uno sport nato libero, sfornando norme e contronorme. Ho già scritto in proposito sull'argomento, evidenziando come a questi "dirigenti" ben poco interessi l'impegno delle Società canoistiche e dei loro soci, spesso bistrattato e snobbato. E a proposito del "workshop" (ma perchè non si usano una benedetta volta i termini in lingua italiana?), si afferma, se ho ben capito, che le Società che non si adegueranno a quanto stabilito da Sua Maestà il CONI saranno escluse da agevolazioni, anche fiscali.
Una parola la vorrei spendere a proposito di "corsi di formazione", che a detta dell'amico Maurizio, spesso sono tenuti da istruttori che neanche sanno pagaiare. Forse è un po'esagerato; tuttavia ho visto corsi tenuti per l'abilitazione a istruttori o allenatori (non ricordo precisamente) di fluviale tenuti non dico sul Sesia o sul Brembo, e nemmeno sul Trebbia, ma indovinate un po' dove? Nel canale della Muzza, cioè su acqua piatta. Questa è la considerazione che il CONI e la Federazione hanno della canoa fluviale agonistica.
Ciò premesso, personalmente me ne impipo di tutte questi "workshop"  e quant'altro. Vado in canoa da quarant'anni sui fiumi, per mio puro piacere, e continuerò a farlo finchè ne sarò in grado e mi divertirò, in barba a CONI, FICK, regolamenti e controregolamenti. Sui fiumi, per fortuna, è ancora consentito la libera navigazione in canoa a chiccessia.
Pace e bene
Jimmy/Anonimo Brembano