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Razza Umana

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maurizio bernasconi

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 cito da Lorenzo: "La vita delle popolazioni artiche era di una durezza a noi incomprensibile. Chiunque di noi sarebbe emigrato verso sud, eppure questi popoli non emigrarono. Addirittura alcune etnie pare che si trovarono spiazzate nei momenti di minore glaciazione e soffrirono, perché non seppero adattarsi con le loro tecniche e il loro stile di vita a climi più miti!"

Esulando un po' dalle pagaie, mi aggancio a questo spunto per sottolineare il significato della suddivisione in razze della nostra specie come strategia di adattamento a situazioni climatiche diverse. Visto che da qualche tempo va di moda affermare che le razze non esisterebbero, mi sembra il caso di rimarcare che invece esistono e si producono con un prezioso e lunghissimo lavorio di adattamento selettivo quando l'uomo vive in unità ed equilibrio (anche demografico) con l'ambiente. Nei (non) luoghi indifferenziati e temperati artificialmente nei quali invece viviamo noi (i centri commerciali, gli aeroporti ecc) le razze non hanno ragione di distinguersi. Si genera così un tipo medio con caratteristiche e qualità medie. Col risultato, tra l'altro, che sopravviviamo ormai per lo più grazie ad antibiotici e vaccini come negli allevamenti intensivi.   
Chi volesse approfondire può leggere:
 — "Caste e razze". Un libro di Frithjof Schuon pubblicato da SE nella collana Testi e documenti.

marco ferrario (eko)

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cito da Lorenzo: "... alcune etnie pare che si trovarono spiazzate nei momenti di minore glaciazione e soffrirono, perché non seppero adattarsi con le loro tecniche e il loro stile di vita a climi più miti!"

... mi aggancio a questo spunto per sottolineare il significato della suddivisione in razze della nostra specie ...

Giustamente Lorenzo parla di etnie e non di razze e pur condividendo la sostanza dell'intervento di Maurizio mi trovo in totale disaccordo sull'utilizzo del termine "razze".

Suddividere l'umanità in razze è una terribile bugia nata dalla necessità politica di sottomettere altre popolazioni.
Di fatto, nella storia dell'umanità, questa suddivisione ha portato al perpetuare, sostenere e giustificare comportamenti disumani come la schiavitù e lo sterminio di massa.

La verità è che siamo tutti parte della stessa e unica razza Umana.
Diversa è l'etnia, diversi i popoli e diverse le comunità, anche se ormai è sempre più difficile, su questo pianeta globalizzato, distinguere con chiarezza un popolo dall'altro e questo è forse uno dei pochi pregi della umanità globalizzata.

Scusate per essere uscito dal tema del topic "Kayak roll", ma ho sentita forte la necessità di precisare.
Ultima modifica: Novembre 29, 2020, 07:15:17 pm da marco ferrario (eko)

maurizio bernasconi

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No, qui si parla proprio di razza. Non sono in questione solo le caratteristiche culturali e le capacità tecniche di sopravvivenza in un certo ambiente. Si tratta proprio di caratteristiche fisiche ereditarie. Un Pigmeo è adattato alla foresta. Quando la distruggi il Pigmeo non emigra, ma si estingue. Il termine "etnia" calza quando si tratta di specificità linguistiche e culturali. Non diventiamo più buoni cambiando le parole. E' la solita questione del netturbino e dell'operatore ecologico: pura ipocrisia lessicale. Il piccolo libro che consiglio nel mio post è scritto da un ebreo, universalmente riconosciuto come uno dei più grandi pensatori del xx secolo. Per capire cosa siano le caste e le razze veramente, sarebbe meglio leggerlo, così potrremmo evitare di adeguarci supinamente ai dettati del momento. Il "politicamente corretto" faceva parte dell'anticamera della globalizzazione, con buona pace dei Pigmei. I veri cattivi non sono mai quelli che usano le parole esatte al loro posto.

RossoFiorentino

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Mi spiace che questo post sta andando rapidamente fuori tema, anche perché è un tema a me caro, ma non posso ignorare quanto scritto.

Non esiste scientificamente la prova dell’esistenza di razze, è inutile girarci intorno. La stessa definizione della parola deriva da differenze genetiche che osserviamo negli animali che sono di gran lunga superiori a quelle che possono essere riscontrate nella razza umana.
In ogni caso gli stessi esempi riportati a favore della teoria della razza sono erronei, perché se è vero che un aborigeno delle amazzoni sradicato dal suo ambiente è probabilmente destinato ad una fine misera non è assolutamente vero che suo figlio, ipoteticamente cresciuto in una cultura diversa, abbia tutte le carte in regola per essere un cittadino del terzo millennio o quel che preferite immaginare. La cultura, quella si che fa la differenza ma non esiste nessuna base scientifica per cui un uomo è più adatto ad una specifica cultura, una lingua o una società.

maurizio bernasconi

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Non ho niente a che fare con alcuna teoria della razza. E' inutilmente insultante attribuirmi cose del genere. Evidentemente sei incline a reagire in qualche modo alla parola razza e non hai capito lo spirito dello scritto. E' chiaro che un Pigmeo non può vivere al Polo e viceversa... alimentazione, enzimi, chimica interna, parassiti, infezioni... inutile dilungarsi: è un fatto. La cultura viene dopo.
Lo zoologo considera le razze delle differenziazioni all'interno di una specie dovute all'adattamento non solo ambientale. Che senso ha dire che esiste un'unica razza umana? A che serve il termine "specie" allora? Ben altra cosa è l'aberrazione di sostenere che ci sarebbero delle gerarchie fra le razze (o chiamale come vuoi). Anche se ci mettessimo d'accordo che le razze non esistono, troverai sempre qualche degenerato che cercherà di soverchiare un'altra etnia, una minoranza o un gruppo diverso o quelli col ciuffo strano. Questa è una patologia collettiva che purtroppo permane. Mancando di identità individuale solida e definita ci si aggrega con le parole d'ordine valide in quel momento.
Stiamo subendo o autoinfliggendoci un'omologazione rapiddissima. Viviamo in ambienti artificiali, ci alimentiamo in modo identico e abbiamo acquisito gli stessi valori, valori si fa per dire. Contatti, migrazioni, cambiamenti ambientali o climatici ci sono sempre stati, ma non con questa rapidità. Il gruppo che soccombeva poteva magari spostarsi, oggi no.  L'uomo del terzo millennio che tu ipotizzi è un tizio che parla inglese, privo di interazioni psicologiche profonde con la natura e che ha interrotto il flusso di esperienze concrete accumulato all'interno delle diverse Tradizioni.  Fino a oggi (o ieri) molte popolazioni diverse vivevano ancora coi loro propri costumi in rapporto con ambienti naturali particolari. La relazione con gli elementi della natura: i fiumi, le montagne, il mare, il cielo, la foresta, il ghiaccio, il deserto, nutrivano l'ideazione e la trasmissione di concezioni e acquisizioni spirituali significative, filosofie, interrogativi ancestrali intorno al senso della vita. Tutte queste cognizioni possono essere studiate e descritte dall'etnologo, o rappresentate in un film, ma non possono essere rivissute. Ogni razza ha la propria bellezza e le proprie qualità che sono il frutto di intelligente e complessa lunga evoluzione. Solo con quel tipo di corpo puoi fare quella particolare esperienza. Chi cerca di rispettare e trattare con giustizia e con correttezza gli uomini e i gruppi deve imparare che essi sono ognuno diverso dall'altro.
Luigi Luca Cavalli-Sforza è stato un genetista e accademico italiano, si è occupato anche di antropologia e di storia. I suoi studi e le sue ricerche si sono incentrati, in maniera particolare, sulla genetica delle popolazioni e sulle migrazioni dell'uomo.
Quando nel 1993 Luca e il figlio Francesco Cavalli Sforza davano alle stampe Chi siamo - Storia della diversità umana, confermarono l’origine comune africana dell’umanità moderna, e smontarono il concetto che esistano delle gerarchie tra i gruppi (diffidando dal termine razza), portando un messaggio di unità e tolleranza. In quel tempo era un'operazione necessaria perché ancora qualcuno sosteneva che certuni non fossero proprio Uomini. Ma lo slogan "le razze non esistono" purtroppo oggi si concilia, di fatto con l'eliminazione di tutti i gruppi o singoli che non si allineano allo stile di vita imperante e la distruzione del loro ambiente. Lo stesso Cavalli Sforza quando dichiarò che un'analisi esauriente dei dati di genetica umana ha permesso di cartografare la distribuzione di centinaia di geni su scala mondiale e da questa mappa si sono potute dedurre le linee filogenetiche delle popolazioni del mondo e tale ricostruzione trova parallelismi sorprendenti nella classificazione delle lingue, osservava la scomparsa di un grandissimo numero di lingue e quindi di conoscenza. Polarizzarci in uno scontro su: esistono o non esistono le razze, è un modo per non procedere nel ragionamento. Sarebbe meglio a volte dire non lo so e tenere aperta la ricerca.     




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RossoFiorentino

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Maurizio, credo di aver frainteso il messaggio di fondo del tuo messaggio e ne sono ben felice, per quanto hai ragione sul fatto che il termine razza mi da particolarmente fastidio condivido almeno in parte ciò che scrivi. Per citare Pasolini, stiamo vivendo una vera e propria a-culturazione dove la specificità  sta sparendo in favore di un’omologazione in cui l’individuo occupa uno spazio sempre più neutro e prescritto. Non sono però convinto che questa globalizzazione così rapida, perché è questa velocità  a renderla unica, incomprensibile e nuova, abbia bisogno di essere valutata moralmente in quanto è un evento al di là della scelta di un gruppo o di individuo ma piuttosto un fenomeno inarrestabile e forse per questo naturale. Per quanto ami follemente il messaggio di Huxley sui pericoli di una società perfetta per come la potrebbe intendere l’uomo del terzo millennio, che se non conosci sono convinto apprezzeresti, credo che si tratti più di un monito che di una profezia e sono vagamente ottimista sul fatto che a lungo termine l’uomo troverà il modo di rimanere legato ad un luogo, ad un gruppo e ad una prospettiva, insomma che riuscirà a rimanere diversamente speciale.

In ogni caso non credo sia il luogo giusto per continuare la nostra conversazione, anche se ha dei punti di partenza davvero interessanti!