Autore Topic: L'IPOTERMIA UCCIDE  (Letto 11574 volte)

Febbraio 06, 2019, 06:26:21 pm
Risposta #30

luigi colombo

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Premesso che pur avendo letto l'articolo riportante la notizia dell'incidente accaduto al povero Alessandro non sono a conoscenza delle condizioni in cui ciò è accaduto, vorrei fare alcune precisazioni. Innanzitutto non condivido il tono sprezzante del post di Andrea Ricci (gli incidenti  succedono...  fanno parte della vita attiva) Quanto poi alla ricerca di un colpevole a tutti i costi, la magistratura farà il suo lavoro e accerterà se ci sono responsabilità come è giusto che sia. In ogni caso l'ipotermia (perché di questo si tratta) può e deve essere prevenuta. Semplici norme: indossare sempre il salvagente (vale anche per gli olimpici!), non allontanarsi troppo da riva (tra l'altro,lì l'acqua è più dura e l'allenamento più efficace), e sul fiume scegliere percorsi dove sia possibile raggiungere facilmente la riva in caso di bagno.
Caro Andrea, scrivendo così dimostri di disprezzare la vita; la canoa non è solo allenamento, è uno sport bellissimo, io ci vado da oltre quarant'anni e vorrei che potesse sempre regalare belle sensazioni e che non si debbano mai più leggere notizie come quella dell'incidente sul Reno
Jimmy/Anonimo Brembano 

Febbraio 06, 2019, 06:46:59 pm
Risposta #31

Andrea Ricci

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    non la canoa, bensì la pagaia è il nostro sport
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Uno sport bellissimo con dei rischi. Uno sport che si diffonde grazie soprattutto a presidenti di club, a organizzatori di raduni, a istruttori e allenatori che con dispendio di tempo e di soldi si dedicano agli altri. E rischiano tanto, come queste notizie dimostrano. Noi dovremmo fare quadrato intorno a loro, e difenderli. Perche' scommetto che tanti soggetti con responsabilita' dopo questi episodi abbandonano: chi glielo fa fare a vedersi sbattuti in prima pagina con rischi civili e penali?
Certo che la magistratura indaghera' sulle cause. Ma insegnare a un allenatore o a un presidente di club - da semplici canoisti della domenica come la maggior parte di noi qui siamo - come debbano vestirsi degli atleti in allenamento e' un tantino presuntuoso. E non giova al nostro sport.
Raramente in questo forum ho visto disamine tecniche di incidenti avvenuti, a fini di futura prevenzione; e prevenzione pragmatica, non teorica. Questo sarebbe utile. Non dire banalmente che bisogna coprirsi contro il freddo.
Andrea Ricci
acquamossa(chiocciola)tiscali.it
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Febbraio 06, 2019, 08:42:59 pm
Risposta #32

luigi colombo

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Ho praticato per un certo tempo anche scialpinismo, e una delle prime cose (forse anche la prima) che ho appreso nei corsi è come avere un adeguato abbigliamento. No, non è affatto banale né presuntuoso insegnare  come proteggersi dal freddo, sono dopo di tutto cose elementari! Non possiedo alcun titolo di istruttore o allenatore, anche se in passato qualche ragazzo in canoa l'ho messo. Ma posso assicurare che quel che ho scritto a proposito dell'ipotermia l'ho sempre fatto presente.
Jimmy/Anonimo Brembano

Febbraio 06, 2019, 10:48:04 pm
Risposta #33

marco ferrario (eko)

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Non si può tacere cosa??

Certo Andrea, non si può tacere, lo ribadisco.

Penso sia necessario tenere sempre alta l'attenzione per valutare i rischi ed è colposo l'atteggiamento di chi, nascondendo la testa sotto la sabbia, vorrebbe che questo nostro forum tralasciasse le notizie di disgrazie, preoccupato del fatto che portino danno alla causa della canoa, disincentivando i giovani dal pagaiare.
Ritengo che sia grave non parlarne.
Nascondere questi fatti è uno sporco inganno che concorre nell'assopire la presa di coscienza dei pericoli.
È tutto qui il motivo del mio iniziale "Non si può tacere.".
« Ultima modifica: Febbraio 07, 2019, 07:29:49 am da marco ferrario (eko) »

Febbraio 07, 2019, 02:56:47 pm
Risposta #34

Lorenzo Molinari

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Povero ragazzo, non ho parole… morire così …e poveri genitori.
Un genitore che iscrive il proprio figlio minorenne in un club per imparare ad andare in canoe e quindi svolgere attività turistica o agonistica (ma ciò vale anche per un maggiorenne che s’iscrive di sua iniziativa), si aspetta che istruiscano il proprio figlio adeguatamente non solo a stendere il braccio in avanti pagaiando ma soprattutto alle più elementari regole di sicurezza, le quali, per quanto possano apparire banali a chi già le conosce, non sono poi così banali per molti. Tra queste certamente rientra anche l'abbigliamento da tenersi in canoa d'inverno.

Perché un canoista anche agonista nei mesi invernali nel nord Italia non dovrebbe indossare una muta a salopette, magari comoda al tronco, per ridurre la dispersione termica, se non altro alle gambe e al bacino, oltre a un’adeguata giacca d'acqua e un PFD?
Purtroppo la mentalità è tale che se ti metti la muta per uscire con una canoa d’acqua piatta da gara, i tuoi  compagni ti sfottono, così come accadeva un tempo se s'indossava il casco in modo, anche su moto di grosse cilindrate. I capelli al vento facevano figo e potenziavano la virilità! Questa è la mentalità che presidenti, allenatori e istruttori dei club di canoa dovrebbero contrastare, offrendo un’adeguata informazione ai loro soci e obbligandoli a elementari regole di sicurezza.  Presidenti, allenatori e istruttori – a mio parere, devono essere soggetti a responsabilità in caso d'incidente se non hanno curato questi aspetti.

Per come vanno le cose in Italia, non ho mai sentito di presidenti, allenatori o istruttori condannati per incidenti, anche quando era evidente una corresponsabilità agli occhi di un esperto, e non voglio ricordare alcuni incidenti mortali che hanno coinvolto presidenti, allenatori o istruttori in Italia e in passato, archiviati come fatalità.
La fatalità non c’entra quasi mai.
« Ultima modifica: Febbraio 07, 2019, 03:04:22 pm da Lorenzo Molinari »

Febbraio 07, 2019, 05:05:09 pm
Risposta #35

luigi colombo

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Bravo Lorenzo!!! Questo si chiama parlar chiaro, tu sei uno che in canoa ci vai da tempo e si vede!!!!
Jimmy/Anonimo Brembano

Febbraio 11, 2019, 03:31:59 pm
Risposta #36

manucosta

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    Forza e potenza sono rese vane dall'armonia !
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Mi permetto di fare alcuni commenti personali senza alcun riferimento diretto alle persone coinvolte in questo incidente ma con validità generale.

Si deve cambiare filosofia sulla sicurezza !
Quello che è successo non lo ritengo accettabile e concordo sul fatto che la 'casualità' non centra nulla !
In inverno se si vuole andare in acqua non si può prescindere da una adeguata protezione anche se sappiamo tutti benissimo che chi fa 'slalom' abitualmente non adotta queste protezioni per avere piu agilità in barca e spesso, anche in inverno, entra in barca a piedi nudi o con semplici calze! Inoltre con acqua a 4-5°C come in questo caso NON basta una muta a salopette !!! Ci vuole minimo una muta lunga da 3+4 mm con sottomuta, scarpe di neoprene, giacca d'acqua manica lunga, giubbotto, casco e manopole o guanti, anche in acqua piatta !!! Sono tutte cose che sembrano esagerate ma proteggono dal freddo molto piu di quanto si creda e specialmente evitano di andare in iperventilazione all'atto del bagno stesso (quando si prende la 'botta' di freddo) oltre a consentire, in caso di necessità estreme, di poter rimanere a bagno vari minuti in piu del solito, come spesso capita in fiume ma anche in mare !

Io stesso solo due settimane prima dell'incidente, sono stato (a metà gennaio) a testare la nuova Phoenix proprio nello stesso tratto del Reno dove è avvenuto l'incidente, effettuando diversi appoggi alti ed eskimi e ho misurato che l'acqua era a 4°C, come quasi tutti i fiumi in questa stagione !

Ritengo che se si vuole scendere in acqua in queste condizioni, oltre all'abbigliamento sono necessarie queste condizioni (indispensabili ancor di piu con minori!):

1- chi scende in acqua in inverno deve saper fare un 'eskimo di ferro' (a giudizio del Responsabile del gruppo), ossia non è possibile che un agonista di slalom non sappia fare un eskimo al 100% in acqua piatta come in quel pezzo del Reno! Se non lo sa fare non va in acqua in inverno;
2- avere sempre in acqua un Istruttore/Tecnico esperto con elevata esperienza di fiume. In quel pezzo del Reno per portare 'a riva' uno andato a bagno, data la larghezza del fiume non ci deve volere più di un minuto per recuperare la persona (non è pensabile che si rovesci a bagno anche l'Istruttore come è successo !);
3 - ci deve sempre essere una persona esperta a riva, per dare una mano in caso di bisogno o anche solo come controllo;
4 - chi vuole uscire in inverno lo deve fare gradualmente e costantemente per avere abitudine alle condizioni ambientali e dell'acqua. Non ci si può andare all'improvviso!
5- Nel caso di agonisti, oltre ad avere tutte le analisi sotto sforzo si deve valutare anche la condizione specifica di ogni ragazzo in funzione delle condizioni ambientali e di difficoltà, avendo coraggio di dire dei NO nei casi necessari o a rischio.

Vado da 30 anni in fiume e mare tutto l'anno portando gruppi con me, e nonostante tanti bagni anche molto lunghi (molto di più dei 10-12 minuti di questo caso) non ho mai avuto alcun problema di freddo applicando queste regole, dal mare in burrasca a dicembre, al campo slalom di Ivrea a gennaio ! Il bagno fa parte dell'andare in kayak e non deve essere possibile che diventi fatale per questioni termiche !

scusate il papiro ma queste cose mi toccano....

Emanuele
Manu Costa - Istruttore FICK
Ci vediamo sull'onda, sempre e comunque!

Febbraio 12, 2019, 10:21:59 am
Risposta #37

Antonello Pontecorvo

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Febbraio 15, 2019, 09:29:25 am
Risposta #38

nolby

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    MARCO
La questione è complessa e di fatto ignorata.
C’è da fare una considerazione anche sullo sfogo, apparentemente fuori luogo, di Andrea Ricci. Se facciamo un paragone un incidente mortale in canoa fa molto più rumore rispetto ad un incidente in montagna dove si muore molto spesso e non solo durante grandi scalate su grandi vette ma anche banalmente su attrezzatissime, curatissime e presidiate piste da sci. Ma a quello la cronaca ci ha ormai abituato al punto che non ci facciamo più caso. Un paragone forse azzardato, sicuramente la gente che va in montagna è infinitamente maggiore rispetto a quella che va in canoa ed in proporzione non so se la percentuale di incidenti mortali sia paragonabile, ma non credo.
Ricordo però che sia l’alpinismo ad un certo livello che anche il kayak quantomeno fluviale (ma forse anche marino di un certo livello) fino a qualche decina di anni fa erano di fatto considerati sport estremi. Per cui, pur con tutti gli avanzamenti tecnologici e culturali che vogliamo, considerare che siano sicuri quanto il tennis da tavolo è decisamente utopistico.
Giustificare così la questione è folle. Se l’incidente capita NONOSTANTE siano state prese tutte le precauzioni considerate logiche ed attuabili è una cosa e sono d’accordo sul fatto che in qualche modo vada accettato. Se l’incidente capita perchè il discorso sicurezza è stato ignorato la musica cambia.


Questa scarsità di praticanti rispetto agli esempi degli sport di montagna o al ciclismo (dove pure gli incidenti gravi non mancano, e fanno ancor meno notizia se non a livello locale) se da un lato è un bene -vedi questione sicurezza sul monte Bianco- dall’altro produce meno consapevolezza e meno normativa (anche qui si può discutere se l’assenza di normativa sia un bene o un male). A ciclisti e sciatori è stato imposto il casco, l’alta visibilità; con gli alpinisti si fanno campagne di sensibilizzazione su dotazioni di sicurezza -ARVA- , abbigliamento tecnico ed aattrezzatura adeguata, certificata, non scaduta e relativa capacità tecnica.
In canoa è normale ritrovarsi in mezzo al lago in inverno con la tutina da fitness, o in estate anche con venti previsti con quei “canotti” gonfiabili spacciati per kayak che si vede al volo che diventeranno ingovernabili con un po’ di brezza ed onda. Nessuno dice nulla, nessuno si scandalizza.

Purtroppo viene impossibile fare un’analisi critica ed oggettiva degli eventi dato che le informazioni essenziali vengono sempre omesse. Di un morto in montagna vengono sempre riportate notizie utili quantomeno a classificare l’evento: se si tratta di un alpinista esperto e ben attrezzato -magari anche conoscitore della zona- o se si tratta del classico sprovveduto che si avventura sul ghiacciaio in scarpe da tennis. L’analisi degli incidenti è di fatto in tutti i casi l’unica possibilità di valutare il rischio (rischio inteso in senso prettamente tecnico ovvero R= probabilità X vulnerabilità) e di conseguenza pensare seriamente a come far fronte alla cosa.
Di fatto quando capita in canoa spesso e volentieri non si sa neanche se la vittima era in giro in canadese, K1, kayak mare, gonfiabile o cos’altro.


Sarebbe auspicabile che qualche ente, a livello nazionale (che sia FICT, FICK, Sottocosta o chicchessia), si prenda carico della questione, interfacciandosi magari con le controparti estere che sono sicuramente più avanti sulla questione e cerchino, per quanto possibile, di iniziare questa raccolta dati.