Autore Topic: CAMPIONATI EUROPEI SLALOM LA SEU D'URGELL 8 - 12 GIUGNO 2011  (Letto 4464 volte)

Giugno 04, 2011, 06:31:22 pm
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Ettore Ivaldi

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La prima cosa che faccio quando arrivo a La Seu d’Urgell è andare a comprare il latte del Cadì che è veramente eccezionale. Dirvi che questo  latte è munto da mucche libere al pascolo in una zona allo stato naturale tra la Baixa Cerdanya e l’Alt Urgell forse vi potrebbe aiutare. Per farvi un’idea più precisa e per farvi morire di invidia vi dirò anche che il burro è uno dei pochissimi ad avere la D.O.P. in Europa.  Il latte del Cadì si trova in leggere buste di plastica e quando lo hai aperto lo devi travasare in qualche bottiglia visto che non puoi rimetterlo in frigo così. La cosa mi riporta alla mia infanzia quando anche da noi il latte veniva venduto in queste bustine  e il lattaio sotto casa ci lasciava due confezioni ogni mattina con il pane fresco. Al sabato ad attenderci anche quattro  krapfen caldi, ma queste sono altre storie e altri ricordi.
Ad accogliermi invece al canale olimpico una bella storia raccontata guarda un po’ dalla new-entry in squadra azzurra assoluta, il K1 uomini Andrea Romeo. Io purtroppo posso solo immaginarmela perché non l’ho vissuta in prima persona, posso solo raccontarvela così come mi è stata venduta anche se non ho dubbi nel ritenere l’aneddoto veritiero e degno di considerazione.
Ora per chi non conosce il tracciato de La Seu d’Urgell spieghiamo subito che si parte su un canale perfettamente piatto  che, pochi metri dopo, entra nel tracciato olimpico creando un bel salto.  Giusto di fronte c’è un massone che offre la possibilità di passare a sinistra o a destra. Il primo saltino forma una specie di onda di ritorno e questa mattina proprio su questo ritorno c’era posizionata una porta che ovviamente tutti facevano in discesa per poi passare a destra  e proseguire lunghi. Oppure si poteva fare una risalita ad esse proprio dietro al massone. Insomma una manovra molto classica da queste parti. Dicevo  che tutti utilizzavano la prima porta nel senso della corrente visto che non si poteva fare diversamente a meno che, in una mattina di un sabato piovoso, un certo Michal Martikan, svegliato molto probabilmente di buon ora, non passasse da quelle parti e rendesse l’impossibile possibile.  Il buon Andrea, con gli occhi ancora sconvolti e con la voce rauca, mi dice: “ma l’hai visto Martikan?”.
Gli rispondo molto tranquillamente che ero arrivato in Spagna ieri sera molto tardi e questa mattina ho tentennato non poco per scendere dal letto e mi sono perso tutta la prima parte dell’allenamento degli slovacchi. Con la stessa voce, che capisco dopo essere ancora emozionata per quello che aveva visto mi fa:”la vedi la porta, quella porta sul salto a destra” - “certo che la vedo Andrea” gli faccio io e prosegue “Beh! Martikan la faceva in risalita” e mi guarda con occhio sbarrato alla Carfagna e mi ripete: “si proprio quella, la vedi ... risalita come niente fosse. E’ arrivato lì si è girato ha fatto la porta è uscito ha imbroccato l’altra e poi è andato ancora a destra... non ci posso credere con quanta facilità faceva il tutto” e se n’è andato via visto che un’ora dopo anche il marinaio di fiume aveva allenamento. Io sono rimasto ancora qualche minuto a guardarmi quella porta per cercare di capire come si possa entrare in quella minuscola morticina che è formata praticamente dall’acqua che batte sul muro e che tornando verso il centro incontra il salto dell’acqua che scende. Queste due correnti creano una sorta di ritorno d’acqua, ma così minuscolo e impercettibile che è veramente difficile immaginarsi una canoa in quella piccola zona. Ripeto, non metto in dubbio la parola di un canoista, mi dispiace solo di non aver seguito dal vivo quest’impresa che ha dell’incredibile.

Dei campionati europei magari inizierò a parlarvi domani, anch’io come Andrea sono scioccato solo al pensiero di quello che mi è stato raccontato. Penso al povero Romeo che invece non solo me lo ha raccontato ma l’ha anche visto e vissuto da vicino... chissà se dormirà tranquillo questa notte!


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

La Seu d'Urgell, 4 giugno 2011 - Campionati Europei Slalom

Giugno 07, 2011, 09:08:15 am
Risposta #1

Ettore Ivaldi

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Gemma Testera deve essere proprio un bel personaggio, 39 anni una laurea in fisica e un lavoro, fino al 4 giugno, in assoluto anonimato. Pochi la conoscono visto che in questi giorni si fa più pubblicità a Vittoria Risi  grazie alle  sue performance alla Biennale di Venezia in compagnia del mitico Elio. La prima è una scienziata genovese che ha catturato per 16 lunghissimi minuti l’antimateria, aprendo nuove frontiere alla conoscenza.  La seconda è una  porno-star veneziana che ha messo in mostra le sue “doti” grazie al suo mentore e nonché imbonitore  Vittorio Sgarbi. Ma si sa che per far girar la testa alle persone basta qualche etto di silicone e non certo qualche atomo negativo. Non sconfiniamo troppo e restiamo nella nostra... materia: la canoa e in modo specifico lo slalom.
Entriamo nella settimana dei campionati europei di slalom che per la prima volta si disputano a La Seu d’Urgell in Spagna Catalunya. Incredibile ma vero, infatti qui si sono già fatti due campionati del mondo 1999 e 2009 e ben 11 gare di Coppa del Mondo, ma la prova continentale esordisce solo in quest’anno pre-olimpico. Il programma è pure assurdo visto che sono previsti ben quattro giorni di gare e solo tre allenamenti ufficiali. Capire come possa l’ECA fare il bello e il brutto di un campionato continentale non è facile. In sostanza tutto ciò era stato programmato e fatto per rispettare i tempi televisivi, ma udite udite di televisione neppure l’ombra se non quella locale che seguirà in parte le gare. Insomma un gran bordello per Eurosport, ma invece non si fa nulla. Il motivo è molto semplice visto che nessuno ha pensato di proporre a questo net-work una serie di gare e non solo una. E sappiamo bene che ad Eurosport la gara singola non interessa. Lasciamo stare quindi tutte le varie sfaccettature di un europeo che sembra nascere sotto tono viste anche l’esiguo numero di nazioni partecipanti, solo 22 per poco meno di 170 partecipanti, e concentriamoci su quelli che saranno i punti salienti di una rassegna che ha tanto da raccontare in questo inizio di stagione.
Il fatto più curioso sarà quello di capire se Michal Martikan conquisterà il suo quinto titolo consecutivo, una serie iniziata nel 2007 a Liptovsky Mikulas proseguita poi l’anno successivo a Krakow in Polonia, quindi Nottingham in Gran Bretagna e 2010 Bratislava in Slovacchia. Il suo diretto avversario, il transalpino Tony Estanguet, di prove ne ha vinte due e cioè nel 2000 in Val di Sole e nel 2006 a L’Argentiere-la-Bessée in Francia. Nei Kayak maschili nessuno degli atleti in gara fino ad oggi  può vantare una doppia vittoria, ad appannaggio questo del solo Paul Ratcliffe, oggi allenatore delle donne del kayak di sua maestà, che vinse  nel ’98 e ’02. A difendere il titolo sarà lo sloveno Peter Kauzer tallonato dal campione europeo 2009 Daniele Molmenti. Nel C2 i fratelli gemelli slovacchi Peter e Pavol Hochschorner sono alla rincorsa del loro sesto titolo dopo quelli vinti  nel ’98/’00/’02/’08/’09. Mentre i detentori della corona europea sono i cugini slovacchi Ladislav e Peter Skantar. Nel settore femminile del kayak Elena Kaliska tiene il passo degli Hochschorner rincorrendo il sesto titolo dopo quelli del ’98/’02/’04/’06/’09.
La canadese monoposto femminile festeggerà la sua seconda presenza dopo quella dell’anno scorso. Al via anche la campionessa uscente e cioè la slovacca  Katarina Macova.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

La Seu d’Urgell, 7 giugno 2011 - Campionato Europeo Slalom

P.S. se volete ripassarvi un po’ di storia dell’Europeo andate a rileggervi il post
Re: On the Road on the Wave!
« Risposta #10 inserita:: Giugno 01, 2010, 03:59:11 pm »
Ettore Ivaldi

Giugno 08, 2011, 08:56:09 am
Risposta #2

Ettore Ivaldi

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Piove, governo ladro come ha scritto anche Antonio Gramsci! Ma qui butta proprio male con il tempo visto che anche le previsioni danno pioggia sicura fino a venerdì, qualche schiarita sabato e sole domenica. Al tempo non si può certo comandare e quindi prendiamo quello che viene senza pensarci troppo, certo è che mi devo mettere in cerca di un paio di stivali da acqua visto che ho solo le ciabattine Havaianas e le scarpe Adidas per correre! Per la verità ho anche le mitiche “skazz” che porto sempre con me chissà mai che capiti la possibilità di muovere due passi di tango.
Si sono chiusi gli allenamenti ufficiali e mercoledì è  dedicato solo al controllo delle canoe, alla demo-run e alla cerimonia di apertura di questa 12esima edizione continentale iniziata nel 1996, proseguita con cadenza biennale fino al 2004 per trasformarsi in annuale dal 2005 in avanti.
Se noi prendiamo i vincitori in kayak maschile su 11 campioni europei solo 4 hanno vinto anche il mondiale (Billaut, Dorfler, Molmenti, Kauzer),  ma nessuno nello stesso anno ha fatto suo il titolo iridato e quello continentale. Solo uno di loro ha vinto le olimpiadi (Ferrazzi) e solo due  hanno preso medaglie ai giochi a cinque cerchi (Raftcliffe e Walsh). Tutto questo lungo discorso per dire cosa?  Semplice per constatare che chi vincerà domenica prossima, statisticamente parlando, non vincerà il mondiale di settembre... ma si sa anche che le statistiche possono essere modificate dal campo!
A parte questi giochetti dei numeri devo dire che ho visto in questi due giorni pagaiare atleti di tutto rispetto su un canale che per la verità, secondo me, ha fatto il suo corso e sembra, in relazione ad altre strutture, un semplice canaletto  più adatto  ad allievi  e cadetti che a professionisti della pagaia. Le insidie, lo sappiamo, comunque sono tante  e ci sono in ogni dove, ma la velocità dell’acqua e la poca profondità in alcuni punti offrono pochi spunti per mettere in essere manovre estreme e spettacolari. Lefevre in kayak è tornato al manico diritto, mentre in C2 ha ridisegnato i pozzetti abbassandoli notevolmente rispetto al profilo della coperta costringendo Vajda a trovare delle soluzioni per far scorrere via l’acqua dal paraspruzzi. Il costruttore slovacco c’è riuscito facendo delle vere e proprie opere di ingegneria idraulica sullo scafo con canalette che sembrano rifarsi agli acquedotti dell’antico popolo mesopotamico dei Sumeri , probabilmente dopo aver letto e studiato il manoscritto più dettagliato sull'argomento:  il “De aquæ ductu urbis Romæ” scritto da Sesto Giulio Frontino nel I sec. d.C.
Peter Kauzer ha dovuto fare i conti con il vento. Aveva lasciato la sua canoa ai cugini croati perché gliela portassero in terra di Spagna, ma a Perpignan il vento ha staccato letteralmente dal pulmino il portapacchi facendo volare via le otto canoe che vi erano issate sopra. Conseguenza  più che logica: canoe da buttare, ma, per fortuna, nessun incidente o danno a persone o macchine. Di canoe il mondo è pieno e non è così difficile poi farne di nuove.
Ancora una nota sui kayak uomini. In squadra slovena è entrato un giovanissimo, classe 1993, Simon Brus che l’anno scorso ai mondiali junior ha messo al collo l’argento e che quest’anno ha lasciato a terra un certo Dejian Kralj. Un altro giovanissimo in squadra è il ceko Jiri Prskavec, campione europeo junior e figlio di Jiri Prskavec che nel 1995 conquistò il bronzo ai Campionati del Mondo.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

La Seu d’Urgell, 8 giugno 2011 - Campionato Europeo Slalom
« Ultima modifica: Giugno 08, 2011, 09:00:38 am da Ettore Ivaldi »

Giugno 09, 2011, 02:04:38 am
Risposta #3

Ettore Ivaldi

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Al mercatino medioevale di domenica scorsa ho trovato un oggetto veramente unico che andrà ad arricchire la mia collezione di canoe e gingilli inerenti allo sport della pagaia. L’ho trovato su un bancarella di un artista e passandoci davanti mi ha praticamente chiamato! Solo uno purtroppo e so già che prenderò parole da un certo amico mio. L’opera è  un canoista fatto con un filo di ferro, molto bello e molto particolare. Ho già idea dove prenderà posto in casa, vicino alle canoe in ferro fatte dal mio amico Delaney.
Oggi  spazio alle gare di qualifica donne e C1, anche se sul programma ufficiale si parla di C2. Le prime disputeranno anche i quarti di finale. Infatti dalle qualifiche passeranno le  prime 30 (su 41 partenti) e successivamente, con manche unica,  le prime 20 entreranno in semifinale.  Per i C1, che ne partono  invece 37,  si va direttamente a sabato per le semifinale. Come se tutto ciò non bastasse alle 16,30 di domani ci saranno anche le semifinali delle gare a squadre K1 donne e ovviamente dei C1. Così alle povere ragazze è chiesto uno sforzo dalle 8 della mattina alle 6 di sera con ben 4 manche.
Tutto ciò non ha senso tanto più che, come già vi dicevo, era un programma studiato per la televisione e invece di televisione neppure l’ombra se non quella locale e se non solo per sabato e domenica.
Un’organizzazione che non ha neppure previsto le tende per le squadre e per il video si sono affidati al sistema a camere fisse che purtroppo per  una analisi approfondita non è un così buono e neppure sufficiente. Può bastare forse per chi sul canale ci scende con il rafting. Tedeschi e inglesi hanno passato la mattinata  a mettere giù cavi in ogni dove per assicurarsi il segnale e per offrire ai propri atleti il massimo del supporto. Per non parlare dell’aspetto logistico di queste due squadre, alle quali aggiungerei anche la Francia che userà un suo sistema personale per fornire il video della gara ai suoi atleti.  Tutte le altre nazioni si arrangeranno come meglio potranno. Non capisco poi perché su diversi siti si scrive che le nazioni sono 25, gonfiando anche il numero dei partecipanti in maniera spropositata,  quando quelle accreditate sono 22 e gli atleti poco meno di 170. Evidentemente gonfiare i numeri non è solo prerogativa di qualche nostro collega!
Confidiamo nel tempo che oggi ci ha graziato, mentre qualche atleta, per passare il turno nei 20  deve confidare nella buona sorte e in qualche santo in cielo!

Seguite in diretta i risultati su: www.123result.com che come sempre saranno impeccabili. I ragazzi della Siwidata sono due giorni che vanno avanti e indietro sul canale per fissare tabelloni, ricevitori, cronometri, cavi e marchingegni vari per garantire il massimo supporto ai giudici di porta, al cronometraggio e ovviamente a tutti noi.


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

La Seu d’Urgell, 9 giugno 2011 - Campionato Europeo Slalom

Giugno 09, 2011, 07:28:37 pm
Risposta #4

Ettore Ivaldi

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Finalmente dopo tre anni di tentennamenti, incertezze e ambiguità  si è presa una strada tecnica decisa e marcata. Il tracciato disegnato dall’inglese Mark Delaney, dal ceco Jiri Rohan e dallo spagnolo Xabi Extaniz ne è la prova provata. Tutte le 23 porte con un palo solo danno  spazio a linee marcate e che permetto di seguire al meglio i vari giochi d’acqua: questo è un bell’esempio di slalom, nella speranza che si prosegua in questa direzione.
Mi sono divertito a guardare i quarti di finale per le donne in kayak, questa novità inserita dall’ECA per la prova continentale, anche se, per la verità, non è stato facile per diverse di loro passare indenni tre manche più la semifinale a squadre. Quarti di finali che hanno ridotto a venti le atlete per la semifinale di sabato. Tra le grandi escluse c’è la 43enne Stepanka Hilgertova, che ho visto decisamente lenta e poco dinamica in tutte le risalite.  Le fa compagnia a bordo campo  Violetta Oblinger che con sei penalità non può certo sperare di passare il turno. Chi invece ha dominato è l’austriaca Corinna Kuhnle che sta vivendo un momento di grazia agonistica eccezionale. La bionda e potente atleta vince prima la qualifica  e poi si ripete nei quarti di finale con una manche che le lascia ancora tanti margini di miglioramento. Arriva  in ritardo alla prima risalita, ma risolve comunque in velocità e si porta sul primo saltino con una maestria unica. Sbanda in varie occasioni,  ma riprende in mano la situazione con estrema facilita. Insomma non c’è che dire: brava!
Sono quattro le nazioni che avranno 3 semifinaliste e cioè Slovacchia, Germania, Francia e Great Britain. Due per Spagna, Slovenia e Repubblica Ceka e una per Russia e come già detto Austria.
Per il settore rosa, in casa Italia, nulla di nuovo, se non il fatto che l’unica rappresentante  dimostra la carenza di lavoro fatto fino a qui dal settore. Angela Prendin fuori fin dalle prime battute dietro anche a nazioni come Grecia e Svizzera.  Testimonianza di questi risultati arriva anche dal fatto che il settore non ha neppure sulla carta  un tecnico specifico. Chi invece è sulle varie delibere, ma non è agli europei,  è il tecnico delle canadesi.
Benetti/Masoero dimostrano ancora una volta il loro valore passando le qualifiche e facendo vedere, anche se magari solo a tratti, buone cose. Chi ha tanto da rimpiangere  è l’equipaggio Ferrari/Camporesi che per un banalissimo tocco alla penultima discesa sono costretti a restare al palo a guardare il proseguo delle gare. Nella parte alta della classifica si sono rivisti i russi Kuznetsov/Larionov, bronzo ai giochi olimpici 2008, che hanno cercato di insidiare i gemelloni slovacchi Hochschorner che ovviamente hanno vinto. I francesi per protesta non sono partiti nella gara a squadra nel C2 lasciando così spazio agli italiani che passano in finale con l’inedito equipaggio Molmenti/Colazingari.
Il tempo oggi è stato clemente in barba alle previsioni, domani di scena C1 e K1 uomini. I secondi si giocheranno praticamente tutto nei quarti di finali quando da 40 dovranno per forza di cose scendere a 20 e visto il percorso non ci sarà tempo per tattiche e strategie varie.

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

La Seu d'Urgell, 9 giugno 2011 - Campionato Europeo Slalom

Giugno 10, 2011, 07:42:05 pm
Risposta #5

Ettore Ivaldi

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Lo confesso non ho mai fatto le corse per tornare a casa a votare, ma questa volta ho cercato con insistenza il modo per essere  alle 7 di lunedì mattina davanti al mio seggio elettorale: voglio esprimere il mio voto senza lasciare all’indifferenza la decisione del nostro futuro. Sarà una mazzata, ma in questo caso ne vale proprio la pena. Voglio bere l’acqua senza arricchire qualcuno e voglio far vivere i miei figli senza l’incubo del nucleare. Detto ciò registriamo le note di una giornata di gare che passerà alla storia per l’esclusione di Michal Martikan dalle semifinali... anche gli dei hanno momenti bui! Il bi-olimpico è sceso dalla canoa, senza trasparire sentimento, si è cambiato, è arrivato in sala video, ha guardato la sua discesa. Il padre-allenatore era seduto di fronte a lui. Finito, si è alzato,  e ancora una volta senza trasparire alcuna emozione è andato via. Non è potuto partire per casa solo per mantenere fede all’impegno con la gara a squadre. Ora, il suo allenatore, mi ha lanciato uno  sguardo da papà, abbandonando per un attimo il suo duplice ruolo. Mi ha guardato, io ero giusto di fronte a lui a montare il video per  Rheinisch, e con gli occhi lucidi, che solo un genitore può avere anche in questi momenti si è lasciato andare ad un sorriso tenero nei miei confronti.  L’imbarazzo di vedere un uomo spogliato della sua corazza di guerriero, toccare con mano la fragilità di uomini che spesso e volentieri non lasciano mostrare la minima emozione mi ha toccato il cuore e mi ha  fatto molta tenerezza. Già anche in questo mondo qualche volta capita tutto ciò, tanto più che salendo le scale che portano alla terrazza del caffè ho dovuto assistere ad un’altra scena drammatica tra papà e figlio, tra allenatore ed atleta. Peter senior e Peter junior intenti a parlare come solo un genitore con un figlio può fare. Kauzer atleta ha lasciato i sogni di gloria alla porta numero 18 in risalita e Kauzer genitore ha dovuto rimboccarsi le maniche, mandare giù il boccone amaro e abbandonare il suo ruolo di tecnico per consolare, proteggere e motivare ancora il sangue del suo sangue.  
Di tutt’altra pasta la scena paterna tra i Prskavec. Il piccolo pagaiatore ceco ha vinto alla grande la semifinale. Solo 17 le primavere per lui e ha messo in fila il fior fiore degli slalomisti mondiali. Leggerezza, grinta da vendere, e spensieratezza ecco le sue armi migliori. Classe 1993 una gran bella generazione!
Cosa raccontarvi ancora? Potrei dirvi che Tony Estanguet mi ha esaltato in prima manche con quel suo modo di navigare sull’acqua che ti incanta. Ma quanto è grande il D’Artagnan della canoa che affonda la sua spada sempre nell’onda giusta!   Oppure erudirvi su quanto è bravo Ander Elosegui a pagaiare quando è sotto tensione. Un Tony due.  Ci sarebbe anche da sottolineare che l’unico italiano rimasto in gara dopo le qualifiche di oggi è Super Cali, fuori anche Schubert e Neveu. Dirvi anche quanto il mio atleta irlandese soffre per non riuscire a trovare gli spunti giusti per esprimersi su tutto il percorso nonostante che il suo target time ci dice comunque che le potenzialità per essere in finale ci sono tutte.
Potrei anche maledire il tempo, oppure esserne grato, visto che se pur coperto ci ha lavato solo nel momento in cui siamo tornati in camera.
Tutto ciò potrei dirvi, ma, non abbiatene male,  mi faccio una doccia e vado a mangiare delle crepes che sono la fine del mondo.

La storia della canoa può aspettare in attesa del diman!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

La Seu d’Urgell, 10 giugno 2011 - Campionato Europeo Slalom

Giugno 11, 2011, 06:52:12 pm
Risposta #6

Gengis

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Lo confesso non ho mai fatto le corse per tornare a casa a votare, ma questa volta ho cercato con insistenza il modo per essere  alle 7 di lunedì mattina davanti al mio seggio elettorale: voglio esprimere il mio voto senza lasciare all’indifferenza la decisione del nostro futuro. Sarà una mazzata, ma in questo caso ne vale proprio la pena. Voglio bere l’acqua senza arricchire qualcuno e voglio far vivere i miei figli senza l’incubo del nucleare."
Caro Ettore , fra le tante cose che apprezzo in  te , questa è sicuramente  importante proprio per il futuro dei nostri figli.
Questa tua volontà di essere parte attiva in questo importante referendum  sottoponendoti ad una gravosa trasferta , onora il mondo del lavoro e degli Emigranti che tanto tengono alla loro Patria , concedimi un armarcord, nel giugno del 1979  ero impegnato come Grenn Man  nell'Art Departemant  della Lorimar in bocca d'Adige dove  il set si era trasferito da Casalmaggiore per girare alcuni esterni del film Avalance Espress.Finito di girare  a mezzogiorno ,partii per Casalmaggiore  per votare  contro la legge Reale ed il finanziamento pubblico ai partiti .Votai  lasciai la biancheria da lavare , mezzora con la morosa
e poi ritornai  a Rosolina Mare perche  la mattina seguente si doveva  girare ancora una scena .Bene andata e ritorno  sono quasi i km che dovrai fare tu  dalla Spagna alla natia Verona , tu avrai più strada ,ma un mezzo migliore e autostrade che all'epoca non esistevamo .Forza e coraggio che ne vale la pena
e la coscienza sara in pace avendo fatto tutto il possibile  per il futuro dei nostri Figli. Gengis

Giugno 12, 2011, 12:00:14 am
Risposta #7

Ettore Ivaldi

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Il sole è uscito poco prima di  mezzogiorno quando i giochi per le finali si erano appena conclusi.  Sono rimasto incollato  al mio magico MacBook Pro tutta la mattina  per seguire sullo schermo sia le semifinali degli  Euro di slalom che i mondiali di sprint da Augsburg. Solo quando sono partiti   Benetti/Masoero, mi sono alzato  per seguire dal vivo la discesa dei due piemontesi, che purtroppo non hanno passato il turno. Lenti nella prima parte dove hanno perso 4,87 all'intermedio. Poi si sono disgiunti all'ultimo salto e hanno dovuto recuperare spazio prezioso. Alla fine chiudono con un tempo piuttosto alto per le loro possibilità. Nello stesso momento arrivavano le immagini dalla Germania, che spettacolo il live stream, e il primissimo flash è una canoa che naviga da sola sul tracciato olimpico, poco dopo arriva nuotando anche l'occupante della stessa … mah! Mi chiedo, come ho già fatto e scritto, che senso abbia portare atleti che hanno messo il culo in barca solo pochi anni fa. La responsabilità non è certamente di queste povere ragazze, ma di chi è dietro a tutto ciò. Il mondiale non è una pagliacciata, ma così facendo certo non si aiuta il settore a crescere e si bastonano sul nascere sogni e prospettive future. Meditate voi che siete nella stanza dei bottoni e che avete il dovere di tutelare il nostro mondo. Qualcuno dovrà pure rispondere di queste ridicole figure internazionali oppure ancora una volta si fa finta di nulla e tiriamo avanti con qualche talento?

La mattina passa in un lampo così come le semifinali che nelle donne fanno subito le prime vittime. Kuhlne prende un 50 alla risalita 12, inutili i ricorsi degli austriaci. Kaliska si perde nelle ultime porte. Pennie tocca la dieci e la dodici e si fermerà a guardare la finale dalla riva.
Nel frattempo le donne dello sprint Merola e Risso passano bene il turno e si preparano per la finale manche unica.
A La Seu d’Urgell è già tempo di finali dopo che nel C2 i fratelli Hochschoner vincono la semifinale con un gran tempo lasciando ancora una volta tutti di stucco.
Iniziano a questo punto le puntate su chi vincerà questo europeo. Dukatova ha fatto vedere grandi cose con quelle sue pennellate ad ogni porta e quei colpi così lunghi che sembrano quasi surreali. Chourraut è riuscita a contenersi in tutte le fasi fin qui disputate proprio per conservare il massimo delle energie. Poi ci sono le tedesche e le inglesi. Ok non ve la faccio troppo lunga, anche perché sapete tutti com’è finita,  vi dico solo che Caludia Bar, che non è mai salita sul podio in tutte le gare di coppa, mondialli o europei a cui a partecipato,  ha vinto la gara dalla sette in risalita in poi. Da quel momento è stato un crescendo continuo: infila la risalita 12 sotto il ponte alla grande, esce con la stessa pala con cui è entrata e poi fa il capolavoro alla porta successiva e cioè alla 13 in risalita. Diversi uomini domani faticheranno a fare questa porta così bene e così velocemente. Entra di sinistro largo, sposta leggermente il peso indietro, tiene la pala in acqua, aspetta la spinta di ritorno e si proietta come un missile fuori e sul primo gradino del podio continentale. Chi viceversa aveva la gara in pugno fino alla porta 18 è la potente pagaiatrice basca Maialen Chourraut. Lei ha il miglior intertempo a metà gara, lei passa alla grande ogni insidia fino a quella porta che stringe troppo. Il problema nasce in quel preciso momento visto che con un solo tocco poteva essere ancora tranquillamente seconda e invece no! La testa l’abbandona per un solo attimo, come mi ha confessato a fine gara e come temevo mentre la seguivo, si imballa, ha paura, pensa che deve fare qualche cosa di miracoloso per vincere, ma non c’è tempo ed è già sulla 20 che tocca inesorabilmente. Peccato perché quel 103,52 la dice lunga.
La solita minestra, dirà qualcuno, per la gara del C2. Gli slovacchi gemelloni  fanno il loro dovere e, se la vogliamo dire proprio tutta, con un pochino di fortuna portano a casa il loro sesto titolo continentale sulle 12 prove disputate fino ad  oggi. La metà delle vittorie sono loro e se ci pensate è incredibile... a me viene un brivido alla schiena, ma si sa anche che non sono del tutto normale per qualcuno!

Doccia e cibo, tapas,  e si prepara la borsa perché domani si torna a casa appena finite le prove. Grazie a Gengis che mi fa sentire solidale con il mondo, io non devo girare un film, ma per il semplice motivo che lo sto vivendo!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

La Seu d'Urgell 11 giugno 2011 - Campionato Europeo Slalom

P.S. Brave, molto brave, Merola e Viola che in finale ci fanno sperare in qualche cosa di importante. Mi piacerebbe raccontare le loro storie in questi momenti, prima o poi ci riuscirò, ma non capisco come possano coincidere i mondiali di sprint e gli europei di slalom. Magari in qualche altra data qualche slalomista si sarebbe presentato.

Giugno 13, 2011, 04:48:58 pm
Risposta #8

Ettore Ivaldi

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Gengis ce l’ho fatta: alle 7,30 ero a casa, ho bevuto il caffè, mi sono lavato i denti e mi sono presentato al seggio!  
Un viaggio piacevole da La Seu d’Urgell a Verona con il mio amico e collega allenatore Jerney Abramic. Vi lascio immaginare di che cosa abbiamo parlato in viaggio... mah! Tante analisi, ragionamenti, scambio di idee su allenamenti e prospettive future dello slalom internazionale. E’ proprio un bel personaggio lo sloveno che quando è a casa, poco come me, cura il suo orto e le piante da  frutto. Mi ha confessato anche che si sta costruendo una casettina a Bovec dove va a cacciare dell’ottima selvaggina. Insomma gli piace sapere quello che mangia e soprattutto è un tecnico di slalom super fino che con gli anni ha maturato saggezza e conoscenze.

Onore a Super Cali che è stato impeccabile, preciso, determinato, pulito e, soprattutto, non ha voluto strafare. E’ maturato molto come atleta in questi ultimi due anni. La sua arma migliore è quel suo modo, che sta diventando comune ai migliori canoisti più giovani, di cambiare direzione alla canoa con un gioco di fianchi molto accentuato mantenendo la centralità del peso del corpo. Azione che usa con grande maestria anche per le rotazioni  all’interno delle risalite. Sul podio l’italiano non è stato molto applaudito. Il friulano non è amato dai più,  forse quel suo modo di proporsi al pubblico, ma soprattutto ai compagni canoisti, non piace. Secondo me potrebbe fare molto per la canoa anche a livello italiano invece di correre il pericolo di  chiudersi dietro ai suoi successi e ai suoi esclusivi  interessi di atleta, se pur di grandissima caratura. Un po’ se vogliamo l’errore che a suo tempo fece il campione olimpico di Barcellona ’92.
C’è molto da fare e gli europei ne sono la prova anche se si cerca di mascherare il tutto con: “L'europeo 2011 va dunque in archivio con l'ottimo primo posto di Daniele Molmenti nel K1 maschile e con i piazzamenti degli altri azzurri...” In sostanza l’Italia porta a casa l’oro di un talento, una semifinale di un equipaggio che dovrebbe essere seguito da tecnici capaci e niente più eppure alla vigilia si diceva:
All’evento continentale l’Italia si presenta con una squadra decisamente competitiva” quando in realtà si è portato una donna fuori di molto dalle percentuali e un giovane C1 che viceversa dovrebbe essere seguito nei suoi tempi di crescita con più attenzione. Il lavoro si fa durante l’anno e nelle giuste sedi non nei momenti clou della stagione.

Non vi ho scritto nulla sul percorso della semifinale  e finale. Cambiamenti intelligenti e  speculari. La quattro risalita da sinistra è passata a destra, invertita la sette  e anche la doppia risalita 12 e 13. Parte finale del salto mantenuta come in qualifica e aperto l’angolo per entrare nell’ultima risalita a sinistra: alcune combinazioni mantenute quindi per offrire agli atleti possibilità di esprimersi alla grande. Anche questa finezza è importante. A parte tutto ciò che dire? Tony Estanguet è stato un grande e quel suo sorriso a fine gara stringendo la mano ad Aleaxander Slafkovsky gli rende onore anche come uomo. Pensare che lo slovacco ci stava credendo fino all’arrivo del transalpino. Bella la prova del lungo atleta di Liptovosky seguito sulla riva dal papà sindaco della città ai piedi dei monti Tatra. Bravo anche il francese Denis Gargaud che dopo la delusione in C2 si riscatta subito nella specialità singola.
I francesi escono da questo europeo con il vento in poppa, dopo un periodo non certo brillante come erano abituati un tempo. Ci si avvicina alle olimpiadi e i transalpini iniziano ad affilare le armi.
Chi esce in malo modo sono gli inglesi, che in questo momento non hanno grandissimi talenti. Solo grazie ad un grandissimo lavoro tecnico, organizzativo e scientifico riescono a tenersi a galla.  
Magari nei prossimi giorni cerchiamo di tirare le somme e fare qualche analisi di questo primo evento internazionale in vista delle qualifiche olimpiche.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
« Ultima modifica: Giugno 13, 2011, 04:51:48 pm da Ettore Ivaldi »

Giugno 15, 2011, 07:30:49 pm
Risposta #9

Ettore Ivaldi

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I numeri ci vengono in aiuto per cercare di fare un’analisi sulle 22 squadre che hanno partecipato alla 12esima edizione dei Campionati Europei appena conclusi in Spagna sul percorso olimpico de La Seu d’Urgell. I dati si riferiscono alle prove individuali in chiave di qualificazione olimpica anche se ho inserito le prove del C1 donne che evidenzio con un (*)

15 squadre sono entrate almeno in una semifinale
10 squadre sono entrate in almeno una finale
7 squadre hanno preso almeno una medaglia

Sul mio Blog "Occhio all'onda!" trovate tutte le tavole riassuntive di tutti i dati illustrati e che si andrà ad analizzare.

La Francia ha quindi dominato questa edizione con 12 semifinali (2*), 10 (2*) finali e 4 medaglie (1*), 2 (1*) ori, 1 argento e 1 bronzo.

I transalpini hanno gareggiato su acque che conoscono molto bene. Qui, per molto tempo, hanno fatto le prove di selezione per formare le squadre nazionali. L’ultima gara disputata a La Seu d’Urgell è stata la prima prova della “Copa Pirineus” e cioè ai primi di maggio dove hanno partecipato circa 150 atleti in rappresentanza di molti paesi. Una Coppa che prevede due tappe, la prima per l’appunto in Spagna e la seconda, una settimana più tardi, in Francia a Pau. Giunta alla sua seconda edizione è stata inserita dall’ICF come prova di Ranking mondiale.

Detto questo, per una corretta informazioni, possiamo iniziare ad analizzare i loro risultati che li hanno visti protagonisti specialmente nella canadese sia singola che di coppia.
La specialità singola ha come indiscusso leader Tony Estanguet, ma sulla sua scia sono nati e cresciuti degnamente Denis Garugaud e Nicholas Peschier a testimonianza di un lavoro altamente specifico in queste specialità. Ai mondiali junior l’anno scorso avevano piazzato in finale tre su tre (Foulon 5^, Scianimanico 7^, Le Friec 8^). Quindi alle spalle di questi campioni ci sono anche buone leve che stanno crescendo. Per capire il numero dei praticanti in Francia bisogna capire come si arriva alla prova finale del campionato francese. Infatti per poter disputare la finale si passa attraverso delle divisioni e bisogna disputare delle selezioni vere e proprie in diverse gare. Alla fine, normalmente a Bourg St.Maurice, per assegnare i titoli di campione di Francia, ci vuole una settimana di gare! Giusto per capire la dimensione del fenomeno slalom tra i bianco-rosso-blu.
Bottino quindi pieno con tre finalisti nella canadese singola maschile e femminile (ne avevano portate solo 2) e canadese doppia. Nelle donne centrano 3 semifinali e una finale e mettono in evidenza un settore in difficoltà. Regge solo Emilie Fer che però patisce sempre molto le finali. La bianca di Francia il 17 febbraio scorso ha compiuto 28 anni e fu settima ai giochi di Beijng 2008.
Nel kayak maschile la Francia si è presentata con due atleti di valore Lefevre e Neveau e un giovane che si chiama Vivien Colber che il 6 ottobre farà 21 anni. Sui primi due vi ho già raccontato molto, ma su questa new-entry poco o nulla. Vivien gareggia con la “Kezy” di Zig-Zag ed è un ragazzotto sopra al metro e ottanta, 3^ l’anno scorso agli Europei U23. Se volete saperne di più di lui visitate il suo blog che oltre ed essere ben curato è essenziale e soprattutto riporta molti video di gare alle quali il giovane atleta ha partecipato. E visto che parliamo di internet vi consiglio di aggiungere nel vostro segnalibri anche la pagina della Federazione francese e capirete bene che cosa veramente significa tenere aggiornata una pagina web al fine di essere vicino ai propri tesserati con il chiaro obiettivo di offrire ai tecnici dei club un ottimo supporto tecnico su tutte le novità della stagione. Video, analisi video, statistiche di crescita per ogni atleta con grafici e dati, punto di confronto e discussioni interessanti e costruttive. Informazione precisa e dettagliata e soprattutto molto puntuale se non addirittura in tempo reale.

Vediamo ora come i francesi si sono presentati all’europeo sotto il punto di vista del supporto tecnico e logistico.
-- Cinque allenatori, Jean-Yves Cheutin, Sylvain Curinier, Yves Narduzzi, Vincent Redon, Thierry Saïdi e non vi sto a raccontare chi sono e che cosa hanno fatto quando tenevano il culo a mollo!
-- Tre addetti al video François Martinez , Jean-Christophe Gonneaud e Marie Gaspard più due cameramen.
-- A questi si aggiunge lo staff medico con: Johann Fontaine, Mario Scianimanico e Renaud Le Bleïs.
-- Tutto lo staff è diretto da Bertrand Daille, quel Daille che ha gareggiato fino al 1999 in C2 con Eric Biau.

Sul campo, all’altezza delle prime porte avevano piazzato due grandi tende con in mezzo una sorta di zona relax. Una tenda è servita per cambiarsi e l’altra, divisa a metà al suo interno, per i trattamenti dei due fisioterapisti e per le analisi video.
Ritenendo il video tecnico offerto dall’organizzazione poco efficace, come in effetti è stato, hanno improntato tutto un sistema loro per avere ogni dettaglio sulla gara. Se vi interessa conoscere il sistema video improntato già dal 2009 dal Parc del Segre andate a rileggervi questo mio post:
Re: CAMPIONATI DEL MONDO DI CANOA SLALOM - La Seu d'Urgell 9/13 settembre 2009
« Risposta #2 inserita:: Settembre 11, 2009, 12:37:05 pm »

La squadra francese degli europei non parteciperà alla prima prova di Coppa del Mondo di Tacen alla quale prenderà parte la squadra B che è già in Slovenia da lunedì 13 giugno.
Altra cosa certa che non vedremo più gareggiare Estanguet fino ai mondiali, forse in coppa a Praga, ma è ancora incerto. Per lui chiusa la rassegna continentale ora si apre la preparazione specifica per il mondiale e qualifica olimpica di settembre.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

fine prima parte analisi di un europeo di slalom

Luglio 02, 2011, 05:29:28 pm
Risposta #10

Ettore Ivaldi

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Dopo la Francia, chi ha fatto meglio è sicuramente la Germania a pari passo con la Slovacchia.
I tedeschi hanno preso 13 (10*) semifinali e 10 (7*) finali conquistando in totale 3 medaglie individuali, di cui 1 oro, 1 argento (1*)  1 bronzo (1*) e 2 argenti a squadre. Vi dovrei quindi dire, come ho già fatto molte altre volte, che l’organizzazione sta alla base di tutto per gli amici teutonici. Dovrei mettermi a sottolineare quanto sono bravi i tedeschi, raccontarvi di come lavorano i club, di com’è organizzata la squadra nazionale e ... bla, bla, bla come  ho già fatto nel passato più volte. Dovrei anche evidenziare i loro importanti  cambi generazionali che stanno a significare che il lavoro non è solo quello del vertice, ma c’è anche un enorme lavoro di reclutamento e crescita di nuove leve.
Insomma! Dovrei fare ancora una volta dell’autolesionismo, pensando che sono tutti aspetti e proposte che ho evidenziato mille volte agli organi competenti offrendo disponibilità e credo competenza, ma che viceversa mi hanno portato solo amarezze nel constatare che molti mi hanno deriso. Qualcuno poi non ritiene neppure doveroso offrirmi amichevolmente delle giustificazioni mettendo in crisi un rapporto che pensavo fosse inossidabile!
Quindi lascio stare e vorrei invece mettere in evidenza per  questi europei due risultati decisamente interessanti. Parlo cioè del terzo posto nel kayak maschile di Jiri Prskavec e del sesto posto conquistato di Katerina Kudejova.
Il primo l’anno scorso ha vinto gli europei junior ed è arrivato 11esimo ai mondiali di categoria a Foix. E’ allenato dal padre che allena anche  Katerina e fanno parte di un gruppo cresciuto proprio sotto la guida di Prskavec senior. Che cosa ha fatto la Repubblica Ceka ancora quattro anni fa vedendo che il gruppo del club di Praga lavorava bene e crescere a vista d’occhio? Ha messo energie e risorse su questi giovanissimi atleti lasciando carta bianca al loro allenatore, che ha saputo gestirli molto bene.  Il gruppo era formato da 3 donne, 1 kayak uomini e 1 C1 e ha iniziato ad allenarsi in giro per il mondo. Penrith, Atene, Pau, sono diventati luoghi comuni per loro dove hanno passato molte ore ad allenarsi e a gareggiare, per arrivare fino a quest’anno in cui due su cinque sono entrati nella squadra senior, con il conseguente inserimento nello staff tecnico del bravo allenatore. I risultati parlano da sé e non c’è bisogno che io mi dilunghi ancora molto a spiegare l’importanza del lavoro fatto e di come è stato fatto nel corso di quest’ultimo quinquennio. Mi sembra che quanto esposto sia sufficiente e chiaro per tutti al fine di capire cosa bisogna fare per cercare di mettere i nostri giovani nella condizione di crescere e di aspirare a prestazioni agonistiche importanti, senza accettare mai compromessi che non portano a nulla come il tempo ci sta dimostrando.

Restando fra i giovani vorrei portarvi anche quest’altro esempio e cioè quello di Viky Wolfard una austriaca che di anni ne ha fatti 17 lo scorso 26 giugno e  che agli europei certamente non ha espresso tutto il suo potenziale viste le qualità della pagaiatrice figlia d’arte (la mamma e il papà pagaiavano, erano entrambi ai mondiali di Bala nel 1981,  così come  gli zii Andy e Edy che hanno preso medaglie nelle più importanti gare internazionali negli anni ’70 e ’80). Lei si trova in una squadra con due colossi come Violetta Oblinger e Corinna Kuhnle in lotta tra loro per prendere una maglia olimpica e tutte e tre assieme in Spagna hanno messo al collo una medaglia d’argento nella gara a squadre. Dicevo di Vicky:  secondo me, vista l’età e la situazione in cui si trova in Austria, farebbe bene a pensare non a breve, ma a medio e lungo termine, onde evitare sonore delusioni e soprattutto fermare una crescita tecnica e agonistica che deve assolutamente rispettare tempi precisi. L’altro aspetto è quello psicologico che la piccola e graziosa viennese può incontrare e cioè come fare a battere due fra le migliori atlete al mondo in vista di una partecipazione olimpica? Se ci si pensa così vengono i brividi perché sembrerebbe una sfida impari. Bisogna però non perdersi dietro al tentativo di rincorrere partecipazioni a Coppe o Mondiali, ma bisogna concentrare tutte le energie su obietti chiari e precisi che permettano alla giovane atleta di avere riscontri di miglioramento e positivi. 
Di questi pensieri facevo partecipe il papà/allenatore che mi chiedeva consigli sul da farsi in un pomeriggio piovoso lungo il canale de La Seu d’Urgell.
Deve avermi preso in parola perché non l’ho vista partire in coppa  né a Tacen  né all’Argentier, ma la vedo allenarsi duramente qui sul canale di Cunovo, due volte al giorno, mattina e pomeriggio e poi partire di corsa o in bici per mantenere anche in questo periodo il lavoro aerobico a secco.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

fine seconda parte analisi tecnica di un Europeo