Autore Topic: Appunti di Slalom e di Vita...  (Letto 47793 volte)

Aprile 18, 2011, 03:10:30 pm
Risposta #15

enrico lazzarotto

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La prox volta concentrati su Beautifull, e fatti meno domande.
enricolazz

Aprile 30, 2011, 10:31:23 am
Risposta #16

Ettore Ivaldi

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Fino ad oggi ho seguito alla lettera il consiglio di Enrico Lazzarotto, ma Beautifull dopo che Brooke  è stata con Oliver, moroso di sua figlia, cosa tra l’altro già vista in passato, è a un punto morto e mi sono rimesso a fare due conti con le relative riflessioni.
Al raduno giovani speranze, da poco concluso a Valstagna nel periodo di Pasqua, sono stati convocati un gruppo di giovani atleti con una media di 14 anni e mezzo, diversi cadetti, sette per la precisione, e sei  ragazzi.
Bene! si presume che in una raduno propedeutico allo slalom ai giovani venga offerta la possibilità  di perfezionare la tecnica attraverso l’esperienza diretta sull’acqua mossa. Tanto più che in linea di massima arrivano da società  in cui non si ha la possibilità di lavorare su  percorsi come quello di Valstagna.
La proposta viceversa, dettata dal responsabile di settore e messa in pratica dai tecnici presenti, è stata quella mutuata dai settori senior con percorsi crescenti e decrescenti, percorsi divisi e loops. Ora mi chiedo, non da profano, o almeno spero, che senso possa avere far fare a questi giovani tipi di allenamento, che di per sé non hanno una logica neppure per le categorie assolute?
Vista l’esperienza sul campo degli allenatori presenti mi  sarei aspettato una serie di proposte legate al gioco e alla scoperta dell’arte dello slalom. Mi sarei aspettato che atleti, oggi passati a fare gli allenatori e responsabili di settore o di centri di riferimento, che hanno toccato con mano determinate emozioni , si fossero messi in discussione, magari anche chiedendo o confrontandosi con chi forse qualche ora di esperienza in più ha con i giovani. Purtroppo invece la loro scelta è stata quella di adeguarsi ad un sistema che sappiamo tutti fare acqua e che non porta da nessuna parte appiattendo i nostri giovani tralasciando l’espressività corporea, esaltando esclusivamente la condizione fisica e i grossi muscoli! Insomma ricadiamo nel fenomeno minzoniano delle nuove generazioni di tecnici  che pur condividendo questi principi hanno preferito assecondare dettami che non hanno nessuna logica costruttiva se non quella di liquidare il lavoro con gli atleti offrendo riscontri  cronometrici e  tecniche decisamente superate e che non si adeguano ai cambiamenti generazionali.
Mi chiedo anche perché se c’è, come c’è delibera numero 065/11, un tecnico nazionale junior che si divide con i senior, costui non era presente né a Londra, né a Valstagna, né a Banja Luka? Mah!
Per fortuna che c’è la romantica love story di Kate e William che non è soltanto una bella favola di altri tempi, ma è anche un trattato di storia, sociologia, moda, comportamento e perché no mondanità e i due miliardi di persone che hanno seguito la cerimonia nuziale lo confermano perché, come ha detto l’arcivesco di Canterbury,    “ogni matrimonio è in un certo senso un royal wedding” e “God save our gracious Queen... Happy and glorius” !

Auguri a tutti per un primo maggio all’insegna della beatificazione di un papa canoista -

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Maggio 01, 2011, 01:37:35 am
Risposta #17

Ettore Ivaldi

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Ho passato un bel pomeriggio con tre giovani C1 a Valstagna a dipingere magici quadri tra porte, onde e riccioli. Pennellate di colore su un Brenta che si sta gonfiando per le tanto attese piogge primaverili. Spettacolare  ammirare la freschezza di gesti che stanno esplodendo dal loro DNA. Guardandoli mi convinco sempre di più che questa specialità esce dal primordiale modo di muoversi sull’acqua: un gesto naturale bello per la sua semplicità e per completezza espressiva. Guardandoli all’opera ripenso alle parole scritte su questo forum dal mitico  Maurizio Bernasconi :

”... Il ciunista sta invece col dorso eretto come un cavaliere, come un uomo. E' inginocchiato come uno che medita Zen o che parla da pari a pari con Dio.  In più: Ci=l'energia, almeno per i cinesi”

Paolo, Mandi e Raffy sono i nostri tre giovani monaci che inginocchiati diventano l’espressione di Dio sull’acqua, trasmettendoci  energia, forza pulita e speranze per il futuro.

Ma questo sabato di fine aprile ci riservava diversi appuntamenti agonistici tra i paletti e non solo. Infatti dall’Australia di scena le gare per i Penrith Wildwater Series 2, a Ivrea selezione per la squadra italiana e a la Seu d’Urgell le gare per la Copa Pirineus selezioni per la squadra spagnola.
In tutte e tre le manifestazioni diversi elementi interessanti del panorama internazionale e che sicuramente troveremo protagonisti in questa stagione agonistica che ha come obiettivo principale qualificare le barche per i Giochi Olimpici di Londra del prossimo anno.
Ho provato a fare un giochino nel tentativo di cercare di avvicinare le tre manifestazioni tra loro. Come? Semplice ho preso il primo k1 men come riferimento e ho fatto le percentuali di distacco con il miglior tempo della prima donna, mentre non l’ho fatto con le altre specialità perché  dall’altra parte del mondo   (per C2 e C1) i riferimenti sono piuttosto scarni. In Australia la percentuale di distacco è stata dell‘8,71%, in Italia del 27,15% e in Spagna del 9,50%. Cosa può significare tutto ciò? Semplice che le donne in Australia e in Spagna sono andate veramente forte e che per assurdo messe a confronto sarebbe stata una bella sfida, che comunque a distanza c’è stata! Dai canguri la giovane Jessica Fox, fa  registra il miglior tempo, ma una penalità l’ha rilegata in seconda posizione dietro a Sarah Grant nella gara vinta nel Kayak maschile da Zeno Ivaldi, bronzo ai mondiali Junior 2010.  In Spagna la brava Maialen Chourraout ha dominato la scena vincendo alla grande, lasciando a  oltre 5 secondi Violetta Oblinger. Qui il miglior K1 è stato la medaglia di bronzo dei mondiali di Tacen dello scorso anno Jure Meglic. In Italia, nella gara vinta dal campione mondiale junior 2010 Giovanni De Gennaro,  Angela Prendin è andata ben oltre al 25% previsto dalle selezioni e il titolista del sito federale si prende un abbaglio visto che che la bella bionda veneta purtroppo non centra il “primo round alle selezioni di Ivrea”.

Domenica ancora gare. Dall’Australia già i risultati. Percorso con 12 porte di cui 4 in risalita, domani magari tiriamo le somme del lungo week-end fra i paletti dello slalom.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Maggio 04, 2011, 05:37:27 pm
Risposta #18

Ettore Ivaldi

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Ci si può emozionare ancora alla soglia dei cinquant’anni per un gesto e per un’immagine? In sostanza, riformulando la domanda,  ci si può commuovere ancora per ciò che dovrebbe essere la routine o la normale prassi di un allenatore? In effetti  per chi lo fa di mestiere vedere un atleta nell’atto di fare una  risalita dovrebbe essere esclusivamente materia di analisi, studio e approfondimento e non certo momento di commozione, emozione, eccitazione e aggiungerei turbamento! E’ come se un chirurgo dopo aver operato un paziente lo ritrovasse in piedi a saltellare e a correre con più impeto di prima. Possiamo dire che gli farebbe piacere, ma certo non potrebbe mettersi a ballare e a cantare ogni volta che succede tutto ciò, visto che dovrebbe abbandonare la professione medica per dedicarsi ai pubblici festeggiamenti!
Eppure  a me qualche volta succede ancora ammirando una risalita magistrale o scoprendo una foto che mette in luce ed evidenzia la tenerezza umana anche nei grandi campioni.

Una risalita che diventa il fulcro di un sentimento! Una risalita che di per sé poteva sembrare apparentemente una delle mille porte obbligate che si incontrano in una gara di slalom e che mai e poi mai avrei pensato in grado di regalarmi tanta emozione. O meglio non avrei mai pensato che potesse diventare il mezzo per farmi impazzire di gioia atletica. La bellezza non sta nell’averla attuata in prima manche, ma il coronamento dell’oblio e della luce eterna sta nel coraggio di averla riproposta anche in seconda con le dovute correzioni percepite e capite nella prima discesa. Questo è coraggio ed intelligenza allo stato puro! Certo forse non dovrei dirlo io, visti i legami tra il sottoscritto e il soggetto in questione, ma se le cose le senti perché reprimerle sotto falso pudore?
La mia memoria storica è impazzita nel collegare tutto ciò a fatti già avvenuti e visti nel passato che sono stati oggetto di  pensieri, gioie ed emozioni per mille volte  e mille volte ancora. Come si fa a non ricordare Richard Fox nel 1987 alla porta 11 ai mondiali di Bourg St. Maurice, quando, per due volte, si ostinò ad affrontare quella porta, giusto su un buco enorme, in modo diretto e non in retro come il resto del mondo fece. E non dimentico mai il debordè in prima e seconda manche di Jon Lugbill a Tacen in Coppa Europa (l’attuale Coppa del Mondo). Il campione a stelle e strisce attraversò due volte l’enorme voragine che una volta tagliava in due il canale sloveno. Il resto degli umani, per fare prima la risalita a destra e poi a sinistra, optava per un traghetto "coast to coast" passando sull’acqua bianca che formava il buco. Lui, superman, si cacciò dentro senza timore di Dio, rispuntò, tutte e due le volte, giusto in bocca alla risalita di sinistra divorandosela in un solo boccone... che fenomeno! Pochi giorni fa su facebook, in occasione di uno scambio di corrispondenza, mi sono sentito di scrivergli: “Ehi Jon You’re still the best C1 that God gave us”. Poi c’è quel principio di levitazione di Martikan ad Atene ai Giochi Olimpici quando praticamente in debordè sollevò la canoa dall’acqua e la spostò parallela alla corrente per oltre dieci centimetri imbucando alla perfezione un pettine di discese. Magico fu anche Super Cali a Praga quando in Coppa riuscì ad entrare ed uscire da una risalita evitando prima il 50, poi il tocco ed infine una possibile perdita di tempo. Usò la pala sinistra in acqua per avanzare, fermare, piantare, ruotare, pennellare la palina interna, uscire...  tutto ciò senza mai muoverla dall’acqua, ma utilizzandola per far sì che fianchi, gambe e spalle potessero trovare un loro punto preciso d’appoggio per esprimersi in modo concatenato e sublime.

Oggi in occasione della seconda serie di gare per il PSW, l’”oggetto passivo” era posizionato in una delle prime morte del canale di Penrith sul lato sinistro, forse a meno di un metro dal muro olimpico in cui corre il tracciato e poteva essere affrontata in modo tradizionale. L’idea poteva essere quella di allargarla in entrata per presentarsi davanti alla stessa con un certo margine di anticipo, tanto più che la porta successiva era una discesa sul lato opposto e cioè a destra. La scelta di una linea retta verso l’obiettivo si è dimostrata la più efficace tanto più che il piccolo spostamento di apertura verso destra è stato fatto non dall’atleta, ma da un ricciolo che ha sollevato la canoa e l’ha spostata di quel tanto che è bastato per mantenere la velocità e per avere lo spazio di entrata sulla porta. L’abilità del pilota è stata quella di permettere al suo mezzo di sfruttare appieno il riccioletto senza opporvi resistenza, ma lasciando i fianchi liberi di assecondare la potenza dell’acqua. Arrivare davanti alla porta con molta velocità a volte si può dimostrare molto pericoloso, ma nello stesso tempo si può sfruttare l’energia cinetica per eseguire tutte le manovre successive. A questo punto, con la canoa che ha già preso il senso di rotazione, c’è la scelta di togliere il sinistro dall’elemento liquido... molto pericoloso,  e cercare l’appoggio sul destro. Già! ma dov’è questo appoggio? E’ lì...sul cemento puro da usare per una spinta mega galattica, per un impulso che potrebbe mandarti in orbita e farti ruotare per il resto della vita attorno alla terra per guardare da lassù il mondo che gira. La difficoltà in questi casi è quella di sfruttare al massimo il gesto.  Come? Semplice: lasciando libera la canoa di utilizzare questa energia esplosiva. Non è facile, credetemi sulla parola se un minimo vi fidate di un vecchio lupo di fiume con i paletti dello slalom!
Il resto del tracciato è sulla falsa riga di quell’opera d’arte allo stato puro. Ma arriviamo alla seconda discesa. L’interrogativo è: ripeterà quanto fatto in prima manche alla porta numero due? I bookmakers lo davano 100 a 1, coscienti del fatto che  Paganini non si ripete mai! Bene la scenografia non muta, il piccolo pagaiatore gialloblù in terra australe, non cambia approccio, non cambia direzione e si presenta davanti all’oggetto passivo, ma necessario, con la pala sinistra in acqua: si ripete la sequenza mutuata dalla prima con la giusta correzione in fase di uscita che gli permetterà di entrare nella discesa successiva senza incorrere nella penalità come successe nella prima discesa.
Altro non serve aggiungere se non il fatto che il buon Dio esiste e ogni tanto ci fa vedere le sue opere, le sue grazie i suoi segnali semplicemente divini. Poi internet fa il resto rendendo pubblica e accessibile a tutti la sua osservazione -
http://www.youtube.com/watch?v=68bpSGovaXs&feature=share -

Non vi ho parlato dell’immagine che mi ha commosso, lo farò prossimamente... inizia Beautiful e Stefany potrebbe commettere un omicidio e io diventerei praticamente un testimone oculare, quindi perdonate ma vi devo lasciare.

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi


 
« Ultima modifica: Maggio 04, 2011, 05:40:41 pm da Ettore Ivaldi »

Maggio 14, 2011, 12:34:59 am
Risposta #19

Ettore Ivaldi

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Ah sì, vi riconosco, nemici miei in consesso:
menzogna, codardia, doppiezza, compromesso.
Lo so che alla fin fine voi mi darete il matto:  che importa?
io mi batto, io mi batto, io mi batto..

Sono sempre con la valigia in mano e non riesco mai a prepararla a dovere… non capisco perché!  Mi preoccupo meticolosamente per tutto quello che riguarda l’attrezzatura tecnologica: video, mac, prese, memorie, cavi, doppie prese elettriche e poi non dimentico mai la cancelleria, i fogli per scrivere, il blocco degli appunti e i libri, ma spesso e volentieri lascio a casa: scarpe, mutande, pantaloni, felpe, shampoo, dentifricio e mille altre cianfrusaglie che però a volte servono. Questa volta mi sono dimenticato le magliette e così passerò questa settimana con una bellissima polo che ho acquistato in Australia qualche anno fa sponsorizzata dalla Sanyo. Mi consola il fatto che è la casacca ufficiale dei Panthers, la squadra di rugby di Penrith.

Pazienza sopravvivrò anche a questo!

Consoliamoci con un bell’esempio di allenamento intelligente e divertente ad opera  dei soliti sudditi di sua maestà in trasferta qui a Bratislava. Per stimolare i loro atleti i tecnici si sono  inventati il “Thursday Challenger”. In cosa consiste  questa sorta di Wimbledon sull’acqua e non sull’erbetta è presto detto. All’ultimo salto finale hanno messo una risalita molto alta prima a destra e poi a sinistra da ripetere dieci volte da una parte e altrettante dall’altra. Ad ogni prova i giudici - allenatori - davano un voto per l’esecuzione. Uno per un’azione perfetta, due per un passaggio buono, tre per un passaggio rallentato, quattro per un errore importante e cinque per il salto o l’esecuzione errata. Alla fine la classifica finale con tanto di tabellone, premiazione e proclamazione del vincitore. Tutti contro tutti canadesi e kayak in un’unica classifica.
La cosa interessante è il modo in cui è stato proposto il lavoro oltre al modo in cui è stato fatto e il modo in cui è stato interpretato da tutti gli atleti. Bella idea per mantenere alto e stimolante l’allenamento e per far riprovare nel miglior modo possibile una combinazione che ai prossimi mondiali potrebbe essere decisiva e determinante. L’obiettivo era anche quello evidentemente  di riuscire a mettere un po’ di tensione durante le prove. Si sa che ci vuole del sale sull’insalata per impreziosirla  e per mangiarla con più gusto. Gli inglesi come sempre sono venuti in Slovacchia a ranghi completi  per quanto riguarda lo staff tecnico e tecnologico. Anche con gli atleti non scherzano. Ci sono i tre k1 men selezionati per la stagione 2011, che poi sono gli stessi dello scorso anno e dell’anno prima ancora e cioè  Richard Hounslow, Campbell Walsh e Huw Swetman. Nei  c1 si sono qualificati David Florence, Dan Goodard e Mark Proctor.  Hanno lasciato a casa le donne del kayak a lavorare con Paul Ratcliffe che le ha praticamente segregate dall’ottobre scorso in un convento a Londra. Non sono venute in Australia, non si sono viste altrove e sembra che stiano lavorando in segreto e con regimi piuttosto severi. Non mi stupirei se l’amico Paul le facesse vestire anche con il saio e con il velo!  Tra le tre dello scorso anno, dopo le selezioni, è uscita  Louise Donnington (nona  ai mondiali di Tacen) ed è rientrata Fiona Pennie (seconda ai mondiali 2006, 17^ ai Giochi Olimpici di Bejing) quindi la squadra in rosa sarà composta, oltre che da  quest’ultima atleta, da Elizabeth Neave (3^ ai mondiali 2009) e Laura Blakeman (12^ Giochi Olimpici 2000 a Sydney e campionessa del mondo a squadre nel 2009). Gli inglesi non godono di ottima salute nella canadese biposto infatti Timothy Baillie e Etienne Stott sono entrambi fermi per problemi fisici. Il primo è stato operato per una lussazione alla spalla e il secondo è ritornato dal chirurgo per sistemare una vecchi problemi ad un gomito.
Nel frattempo è arrivato anche Tony Estanguet sua eccellenza Cyrano de Bergerac accompagnato dal fratello-allenatore  Patrice, bronzo alle Olimpiadi del ’96 ad Atlanta, che sicuramente ci delizierà con qualche sua licenza poetica che al “fin della ripresa io tocco”.


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 13 maggio 2011

Maggio 16, 2011, 12:05:06 am
Risposta #20

Ettore Ivaldi

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Quando si ha un rospo in gola bisogna tirarlo fuori oppure si manda giù e si fa finta di nulla andando avanti come sempre sorridendo e facendosi venire il fegato amaro perché vedere morire uno sport che ami fa sempre male.

E’ passata una settimana e ho tenuto a bada l’istinto, poi fuori piove e tira vento, abbiamo mezza giornata di riposo e il pensiero ricade lì! Il fegato cattivo non voglio farmelo venire e allora lo dico, anzi lo scrivo: ma come si fa a fare una premiazione di una gara di slalom sotto una scaletta, vicino alla fogna rilegata in un angolino di una valle che ha scorci magici ovunque? Nel tempio della canoa slalom le medaglie messe al collo in un angolino buio che i canoisti normalmente usano per urinare prima di salire in canoa. Ma come possiamo essere caduti così in basso? Ma chi ha permesso tutto ciò, ma non esiste un minimo di protocollo da rispettare e un minimo di decoro per uno sport olimpico?
Passi lo speakeraggio decisamente non all’altezza della situazione, anche se investire qualche euro in questa direzione significa dare un altro tono alla manifestazione, passi l’impossibilità di far gareggiare gli italiani fuori gara aprendo invece agli stranieri che hanno rappresentato il 25% dei partecipanti, ma non si può ridurre la canoa slalom sulla sponda del Brenta nascondendola  al mondo!

Quando i canoisti erano vestiti con pantaloncini e maglie di lana,  il neoprene era un sogno e le canoe erano fatte in lana di vetro le premiazioni a Valstagna erano un evento. Si facevano in  piazza San Marco per dare risalto alla canoa, alla sua gente e agli atleti.  Veniva allestito il palco, podio e scenografia varia con bella mostra di premi... sempre tanti. Qualche volta anche la banda, la musica, la lotterie, tanti trofei e non solo le medaglie che la Fick regala… e non dovrebbe farlo perché  così appiattisce ancora di più le società che organizzano che non si preoccupano neppure di procurare un riconoscimento, un gadget, un oggettino  tipico, due fiori per le ragazze.  Partecipare ad una gara costa fatica, salire sul podio ancora di più ed è giusto dare onore e gloria ai vincitori e soprattutto dare a loro lustro nella piazza principale, far suonar le campane a festa per dirlo e urlarlo a tutti.
Voi mi direte che i problemi sono altri e non possa darvi torto, ma anche dalle piccole cose nascono poi quelle grandi. Ma come se poi tutto ciò non bastasse anche sul sito del cckv.it si legge che tutto è stato perfetto, complimenti dai federali e buona notte suonatori. Io penso invece che certe situazioni bisogna  denunciarle per trovare assieme delle soluzioni, per dare una svolta al nostro settore.
Il livello di uno sport si vede anche da tutto questo, ma mi sa che, come sempre,  nessuno dirà nulla,  come nessuno ha detto nulla alla circolare 13/2011 e alla mia richiesta di annullarla...  Fick compresa.

   Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Maggio 16, 2011, 08:11:06 am
Risposta #21

enrico lazzarotto

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Ciao Ettore, ma.... non potevi guardare Beatifull anche oggi?
Si la penso come te siamo messi male.
enricolazz

Maggio 24, 2011, 10:36:34 pm
Risposta #22

Ettore Ivaldi

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Mi si prospetta una gran bella settimana lavorativa qui a Bratislava ricca di spunti e approfondimenti tecnici.  Sono arrivati i tedeschi, c’è anche il ceko Vavřinec Hradilek, mentre gli slovacchi sono rientrati da Londra dopo le selezioni e quindi si inizia a vederne di belle. Insomma ho cinque giorni di goduria, mi sa che tra un allenamento e l’altro con il rientrato Rheinisch, mi metterò sul ponte a gustarmi  questo fior fiore di atleti impegnati a rifinire la stagione oramai alle porte. Stagione che mai come nell’anno pre-olimpico è così emozionate da seguire e da vivere.
I tedeschi, ma penso di averlo già scritto, hanno lasciato fuori nel kayak maschile il magico Fabian Dorfler, che guarda caso, proprio domenica scorsa ha gareggiato a  Tacen e li ha messi tutti in fila: dal campione del mondo in carica al campione del mondo 2009. Che ci vuoi fare Fabian? La prossima volta alle selezioni ti basterà fare percorsi puliti e non rischiare troppo come hai fatto quest’anno! Ma si sa che lo slalom è questo e anche ai migliori capitano giornate nere. Pensare che avevo visto il campione del mondo 2005, tanto per citare qualche suo successo, ad Augsburg in aprile e mi sembrava volasse tanto andava forte giù da quel budello d’acqua che a distanza di 40 anni è sempre bello ed attuale. Fuori dalla squadra nazionale anche gli slovacchi Jan Sajbidor, campione europeo 2007,  e Peter Cibak bronzo ai mondiali 2005. E visto che parliamo degli esclusi non possiamo non citare due big dello slalom azzurro che quest’anno resteranno al palo a guardare europei e coppa, sperando che succeda l’impossibile per rientrare in vista dei mondiali. Parliamo cioè di Stefano Cipressi e Diego Paolini. Il primo,  l’anno scorso, fu  finalista ai mondiali di Tacen e chiuse in ottava posizione;  successivamente, con i forestali Paolini e Molmenti, conquistò il bronzo iridato a squadre. Ora, se in parte ci sono giustificazioni per l’esclusione di Cipressi, visti alcuni problemi fisici che lo hanno costretto ad un lungo periodo di inattività, si fa fatica a capire le ragioni per cui l’altro atleta sia rimasto fuori da una squadra che, per la verità, ha da quest’anno delle piacevoli novità. Eppure Paolini, che vive e si allena a Valstagna, seguito dal tecnico forestale e nazionale Ferrazzi, sembrava il più quotato per entrare in nazionale in pianta stabile. Il veneto però, a mio modestissimo avviso, non ha seguito quella naturale evoluzione tecnica che lo slalom sta vivendo in queste ultime stagioni. Mi spiego meglio. Paolini è sicuramente un raffinato atleta sia per stile che per eleganza, ma ha perso o non ha più coltivato l’elemento base dello slalom moderno: la rapidità. Il suo modo di esprimersi al giorno d’oggi è troppo poco dinamico. Un’azione lineare come la sua purtroppo non è più redditizia neppure sotto l’aspetto della regolarità. Oggi i Kayak uomini devono osare ogni volta che mettono la pala in acqua, non possono regalare nulla agli avversari. Un bell’esempio di tutto ciò è Sebastin  Schubert che anche oggi mi ha impressionato positivamente qui sul canale di Cunovo: aggressivo, pulito e sempre molto attento, un’azione dinamica che ha come principale obiettivo quello di far scorrere al meglio la canoa. Se questo è l’inizio chissà cosa ci aspetterà da qui ai mondiali di settembre!  Chissà invece che cosa farà il forestale Diego Paolini che è rimasto fuori dalla squadra. Dal mio punto di vista dovrebbe non perdere il treno e cercare di partecipare a più gare internazionali possibili per l’Europa. Rimettersi in gioco ed usare le sue risorse, anche economiche, per dare una svolta importante al suo modo di pagaiare, considerando che ha dalla sua una facilità estrema a far scorrere la canoa. Se si ferma ora, un professionista come lui,  farà poi molta fatica a riprendere il giro. Dovrebbe prendere ad esempio Lefevre che nel 2007 rimase fuori dal team. Lui, il transalpino, non si perse d’animo, ad un anno dai Giochi Olimpici, e si buttò a capofitto nel circuito internazionale di tipo C. Poi rientrò nel 2008 e si mise al collo l’argento a cinque cerchi. L’anno successivo salì anche sul C2 e dimostrò una grande prova di coraggio e volontà agonistica.

Cipressi molto probabilmente ripiegherà la stagione in C1 vista la sua ecletticità, come fece nel 2006, anno in cui partecipò agli europei in questa specialità chiudendo al 30esimo posto e poi, ripescato all’ultimo, vinse il mondiale in K1 a Praga in una giornata molto molto lunga tra mille tentennamenti e polemiche!

E’ arrivato a Bratislava anche il giapponese Takuya Haneda, il C1 che due domeniche fa ha battuto a Liptovosky Mikulas il re della specialità, umiliandolo in casa, ma di lui vi racconterò domani.

Nel frattempo non mi sono chiare le convocazioni per l’Europeo di slalom emanate con protocollo n.°1729/PV. Nel senso che se viene convocata la donna che ha fatto registrare a Tacen una percentuale di distacco del 37,8% rispetto al 25% richiesto e non viene neppure chiamato il tecnico nazionale Ferrazzi a che cosa servono le selezioni e le delibere federali? E cosa dire poi nel settore discesa dove vengono fatte le convocazioni  per i mondiali di sprint e successivamente per, sembra,  proteste familiari vengono aggiustate e rifatte? Mah!


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Maggio 26, 2011, 06:45:15 pm
Risposta #23

Ettore Ivaldi

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Vi dicevo di Haneda... Takuya Haneda. Lasciate perdere per un attimo la canoa slalom e provate a ripensare ai “digimon” che non erano altro che la versione giapponese dei “pokemon”, anzi i precursori di quest’ultimi. Guarda caso questa volta sono stati i francesi a copiare dai giapponesi. Takuya è tra i personaggi protagonisti ed è soprattutto un gran bravo ragazzo. Un tipo estroverso e sempre di buon umore, ma soprattutto è molto testardo. Ecco il canoista Takuya ha questa grande caratteristica: è veramente testardo. Pensate che da cinque anni vive, studia e si allena in Slovacchia, prima a Liptovosky Mikylas e ora, da poco meno di un anno, a Bratislava dove studia scienze motorie. Parla ovviamente molto bene lo slovacco oltre all’inglese e al giapponese. E‘ nato il 17 luglio 1987, lo stesso giorno, non lo stesso anno ovviamente,  della tigre di Cremona alias Milva. Lui invece è la tigre con gli occhi a mandorla e come il più grande felino sulla terra sa aspettare il momento giusto per zampare sulla preda. Ha scelto forse l’obiettivo più ambito da tutti anche se ciò ha comportato grossi rischi per la sua incolumità. Battere il Re Leone nel suo territorio non è cosa da tutti. Si è appostato e lo ha tenuto a distanza per tre lunghissime manche: due qualifiche una semifinale, lo ha stancato, lo ha sfinito, gli ha dato l’impressione di non essere feroce come invece sa essere,  poi si è presentato all’agguato armato fino ai denti e… zac! un boccone solo e Martikan si è fatto divorare dalla  tigre dell’Asia proprio a Liptovosky Mikulas a casa sua dove basta accennare al nome del biolimpionico per bere una birra gratis.
Bene il giapponese, poco più di un metro e 70, anche se nelle sue biografie c’è scritto 1,75, pesa 67 kg, usa una Supremo tutta bianca con il sole levante sulla coda. Pagaia a destra e ha uno stile decisamente tutto personale. Porta molto bene la canoa e la fa scorrere in ogni situazione. Fino ad oggi sembrava essere destinato a fermarsi alla fine senza avere possibilità di podio, ma in realtà un grande balzo avanti il nipponico lo ha fatto proprio quest’inverno e già in primavera si sono visti i risultati.  La sua federazione conta molto su questo pagaiatore e, da quando è arrivato in Europa, ha messo al suo fianco un certo Milan Kuban. Ora ai più forse questo nome dice poco perché lo dovete associare a quello di Marian Olejnik. Kuba/Olejnik sono stati un gran bel C2 dal 1993 al 2007. Argento ai mondiali del 2005 dietro ai tedeschi Christian Bahmann (figlio di quella Bahmann che ha vinto le olimpiadi nel k1 donne nel 1972) e Michael Senft. Lo slovacco Milan che è di Liptovosky si è accasato come allenatore in Giappone e si è preso sotto la sua ala l’allora giovanissimo Haneda. Inoltre la Federazione Giapponese ha spedito qui un intero staff dell’istituto di scienze motorie di Tokyo per supportarlo con video, analisi, prelievi di lattato e quant’altro può servire per dare al bravo ragazzo dei diamond la spinta finale per vederlo sul podio mondiale ed olimpico.  Insomma certamente di lui ne sentiremo parlare nel prossimo futuro.

Nel frattempo mi è capitato anche di vedere gli Hochschorner in rafting, l’occasione era ghiotta visto che su quel gommone c’era il ministro dell’interno slovacco e il più famoso anchorman della televisione nazionale slovacca... i mondiali si avvicinano e certo qui non perderanno l’occasione per spingere ancora di più questo sport anche se, per la verità, al canale di Cunovo, dopo le 17 sembra di stare a Cortina a Natale!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Bratilsava, 26 maggio 2011

Maggio 27, 2011, 03:08:42 pm
Risposta #24

Gengis

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Caro Ettore,
come sai ti leggo sempre con attenzione, leggerti  colma il vuoto che ho delle conoscenze in campo agonistico , e tu fai la storia
dello slalom  che mi piace tanto , sempre ben documentata e datata , abbellita con dotte e filosofiche citazioni  che denotano una formazione letteraria che ti invidio molto , ma non è l'unica cosa che invidio in te .
Questa volta però ti ho preso in castagna ..........Orrore .... la Tigre di Cremona si chiama Mina , mentre Milva se ben ricordo
è la Pantera di Goro .
Sempre sulla cresta....dell'onda .
Gengis

Maggio 27, 2011, 11:08:23 pm
Risposta #25

Ettore Ivaldi

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Carissimo e grandissimo Gengis,

ti chiedo umilmente perdono per il gravissimo scambio di persona e di felino. Avrei potuto controllare, ma sono andato a memoria preso dalla battaglia in atto tra una tigre ed un leone. Mi è venuta così e non ho riflettuto a dovere tanto più che lei, Mina, è di Cremona e sai quanto sono legato a questa città da quando un nostro caro amico ne è diventato il primo cittadino. Per non parlare della stessa cantante che credo sia dentro ognuno di noi per gli stupendi ed immacolati momenti che ci sa regalare con una voce che è uno strumento musicale.
Ma faccio ancora ammenda, perché sempre preso a descrivere il duello, ho commesso un altro gravissimo errore: digimon e pokemon sono entrambi giapponese e praticamente contemporanei e per questo ho preso già una tirata d’orecchi da parte di Zeno ancora in territorio australe!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
« Ultima modifica: Maggio 27, 2011, 11:11:09 pm da Ettore Ivaldi »

Maggio 28, 2011, 11:24:23 pm
Risposta #26

Ettore Ivaldi

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Mi hanno fatto compagnia per gli 800 km. che dividono Bratislava da Verona Fiorella Mannoia, Vinicio Caposella e ovviamente i miei pensieri che si sono alternati come una giostra senza sosta nel vortice della vita. Sono un eterno sognatore di emozioni e se Amur si commuove versando qualche lacrimuccia guardano o leggendo le storie dell’uomo a me succede la stessa cosa ripensando ad alcun opere d’arte che vengo realizzate e si trasformano, nel preciso  momento in cui si realizzano, in qualche speciale formula chimica per fissarsi nei meandri  del cervello.  Poi il momento, la situazione, l’atmosfera, alcune parole poetiche ti riportano con il pensiero alle gioie ammirate. Forse per non dimenticarle, ma soprattutto per condividerle. Mi viene voglia di raccontarle e non posso esimermi questa volta, perché Schubert, Aigner e Grimm, l’altro giorno, mi hanno fatto impazzire di gioia. Tanto che se fossi il Mantegna ci dipingerei un trittico, bello ed unico come quello che ammiro ogni volta che entro nella basilica di San Zeno e che cattura sempre la mia curiosità, come fosse la prima volta che lo vedo.
I tre tedeschi stavano provando la gara a squadre che, come sempre, ha un gran fascino. Sotto il secondo ponte del canale di Cunovo c’è un bel bucone che ha come caratteristica il fatto che produce un movimento d’acqua particolare e cioè il ricciolo di ritorno è decisamente alto e sbuffa formando, in cima,  una sorta di piattaforma. Poco prima e subito dopo c’è un treno di onde. Il percorso prevedeva una sequenza di quattro porte ski e cioè sinistra, destra nel buco, sinistra subito dopo e ancora destra. Ora, usciti dal buco, ci si trovava praticamente sbilanciati sulla destra e per prendere la porta successiva a sinistra  bisognava prendere con un certo anticipo, per l’appunto, lo stesso ritorno d’acqua.
Ebbene...io sono giusto sulla riva destra a circa 10 metri dal ponte quindi ho la possibilità di vedere bene tutto il tratto. Mi sforzo a pensare anche a possibili soluzioni alternative, passando dal classico passaggio con la pala sinistra in acqua per controllare il mezzo e uscire indenni dal buco, alla possibilità di saltare diritti verso il primo palo, anche se mi sembra una soluzione ad alto rischio  e solo a pensarci mi vengono i sudorini freddi, perché mi rendo conto che la cosa non è facile come potrebbe sembrare. Non faccio in tempo a pensarlo che da monte arrivano tre macchine disumane Sebastian, Hannes, e chiude il campione olimpico Alexander - che mi sa tanto di nome russo! Il bravo e abile Schubert punta diretto sul palo del buco con il chiaro obiettivo di schivarlo all’ultimo nella speranza di atterrare sulla cima bianca con la pala in acqua a destra e solo a quel punto, mantenendo il corpo centrale e la canoa perfettamente piatta, spingersi verso sinistra per schivare, con un gioco di collo, il palo successivo. I tre viaggiano ognuno sulla coda dell’altro, tenete presente questo particolare, non è infatti indifferente. Nel frattempo io mi avvicino ulteriormente all’acqua spostando la mia gamba sinistra in una ipotetica salida nel tango e istintivamente mi alzo sulle punte dei piedi come se dovessi portare la mia ballerina alla “volcada”. Ora i  pali si coprono uno con l’altro, mi sembra di essere in piazza San Pietro al “centro del colonnato” del Bernini in cui la fila di quattro colonne sembrano essere una sola.  Sono perfettamente in linea con le porte come i tre atleti, in pratica divento il quarto uomo e cioè quello che ha il compito di testimoniare l’impresa che si sta compiendo! Il primo che arriva sull’obiettivo è ovviamente Schubert che non tentenna minimamente, punta sul palo, usa il dislivello per lanciare la sua nera e rossa canoa verso il cielo e  come un missile atterra sopra il ricciolo. Aigner, di nero vestito, è sulla schiena del suo compagno e qui se, solo per un attimo, il ricciolo fermasse Schubert verrebbe trafitto e abbattuto dal fuoco amico senza possibilità di replica. Ma ringraziando il cielo la cosa non succede. Grimm non è da meno e non ci pensa due secondi a seguire la strada aperta dai suoi compagni. Questa volta a giocare con il fuoco è Aigner, ma lui non lo sa. Il risultato è strabiliante: tre passaggi praticamente fantastici, tre passaggi che hanno aperto una nuova frontiera con l’impossibile, insomma un trittico da ricordare a lungo perché  un   pensiero e un’idea hanno visto materialmente la sua realizzazione per tornare poi ad essere solo e fantasticamente storia da raccontare.
 
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Maggio 31, 2011, 08:20:52 pm
Risposta #27

Ettore Ivaldi

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E’ indiscussa la classe di Giovanni De Gennaro! Ne ha dato prova anche ieri alla gara nazionale di Vobarno, una delle sei gare nazionali, aperta a tutte le categorie, per la stagione agonistica 2011.
Il campione del mondo Junior 2010, oggi senior, non ha vinto, ma poco conta, anzi, l’aspetto lo rende ancora più interessante.
Giusto per la cronaca la gara è andata al meranese in forza alla Marina Militare di Luni Sarzana, Lukas Mayr, seguito dal suo compagno di squadra Omar Raiba e bronzo a Riccardo De Gennaro. Ma colui che si è contraddistinto maggiormente con due manche al passo con i tempi è proprio lui il liceale lombardo. Che cosa ha di particolarmente interessante l’iridato? Semplice: una tecnica e un modo di muoversi tra i pali dello slalom decisamente autorevole sfruttando quelle che sono le principali caratteristiche dello slalom moderno e cioè rapidità e anticipo. Della rapidità vi ho parlato già diverse volte, ma anche dell’anticipo ritenendolo la premessa per la fluidità nelle porte in risalita.  Rivedendo in azione il giovane campione mi sono convinto, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che questa è la strada giusta su cui lavorare, visto l’evolversi di tracciati e dei mezzi di questi ultimi anni. 
L’azione che porta Giovanni De Gennaro alla risalita per la verità è molto semplice e tutto sommato abbastanza naturale. Infatti, grazie ad una visione molto anticipata sulla porta, arriva con ampio margine facendo scorre la canoa verso l’obiettivo in attesa di piazzare la zampata  che sa trasformare la velocità lineare in velocità di rotazione. In questa ultima fase interviene il terzo elemento base: l’equilibrio. Infatti tutto si basa sulla capacità sensoriale di mantenere corpo e canoa in asse sul punto di rotazione. Unendo quindi anticipo, rapidità ed equilibrio, si ottiene la formula magica per ottenere grandi risultati. Ora tutto ciò va mixato con un altro elemento fondamentale e cioè parliamo della capacità di ripetere il tutto con costanza, innescando qui la capacità di concentrazione e il giusto sangue freddo.
Sulle porte in risalita ci si dovrebbe vedere scritto “memento audere semper”  per non lasciare spazio all’indecisione!

Sull’elemento della ripetitività il giovane talento ci dovrà lavorare parecchio, senza però togliere o modificare la sua strategia di gara e soprattutto di stile.
Il problema ora arriva per gli altri e in primis il potente altotesino che, purtroppo, pagaia con stili decisamente antichi. Peccato dicevo perché con la forza che si ritrova potrebbe essere uno dei maggiori interpreti dello slalom moderno. Capire perché Mayr è ancorato a questi sistemi è presto detto. Infatti, secondo il mio modestissimo parere, non ha dei riferimenti tecnici precisi e l’allenamento senza un’apertura al mondo esterno produce quello che tutti noi stiamo vedendo.
Migliorato tecnicamente Raiba anche se ora non deve accontentarsi dei piccoli traguardi raggiunti fino ad oggi. Deve avere la capacità di mettersi in discussione come è capace di fare il suo attuale tecnico e cioè il sublacense Matteo Appodia.

La giornata di ieri sulle rive del Chiese ha  purtroppo sottolineato ancora una volta - nonostante la buona volontà, la dedizione e  la passione -  la povertà organizzativa delle società che si trovano a proporsi per organizzare gare, ma che viceversa hanno mille problemi logistici ed economici da risolvere. Mi chiedo se vale la pena continuare a mettere in piedi manifestazioni così, che hanno l’etichetta di gare nazionali,  oppure fermare tutto e cercare di capire che cosa possiamo fare per uscire da un tunnel sempre più buio e triste. Nell’arco della giornata credo che lo slalom non abbia catturato nessuno spettatore, non c’è stato nessun momento aggregante e tanto meno spunti per avvicinare al nostro ambiente facce nuove.

Considerando il fatto che la Federazione offre un piccolo contributo economico e che ha soprattutto l’egidia dello sport olimpico tra i paletti, dovrebbe anche fissare dei minimi obbligatori da rispettare come speakeraggio, promozione dell’evento, richiesta di partecipazione qualificata di atleti professionisti pagati dallo Stato che invece disertano tali manifestazioni, ma cosa stanno facendo questi signori fuori dalle squadre nazionali e  stipendiati ogni mese?  Poi ci sono  tanti altri piccoli protocolli che farebbero fare un salto di qualità a tutti noi.

Per fortuna che brillano in questi momenti alcuni devoti alla causa come Giuseppe D’Angelo, Valerio Veduti e Lussorio Pidia una terna arbitrale animata da una vocazione alla sofferenza e senza i quali lo slalom in Italia non sarebbe più lo slalom!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Giugno 01, 2011, 08:50:27 am
Risposta #28

nellokayak

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    La vita invece che lunga...dovrebbe essere larga
    • "Lunicanoisti" Marina Militare Sarzana
richiesta di partecipazione qualificata di atleti professionisti pagati dallo Stato che invece disertano tali manifestazioni, ma cosa stanno facendo questi signori fuori dalle squadre nazionali e  stipendiati ogni mese?  Occhio all’onda! Ettore Ivaldi


Forse Ettore dovresti avere il coraggio di essere più preciso.
La Marina Militare era presente in massa con i suoi atleti più rappresentativi e non, così come lo è stata all'altra gara nazionale a Subiaco, così come lo è sempre stata da sempre, in tutte le gare di slalom e discesa di livello nazionale.
Nello
1°M.llo Lgt  Ricciardi Cav. Aniello
+393382972186
Skype: aniello.ricciardi
Responabile e dirigente tecnico della squadra di canoa fluviale della Marina Militare di Luni Sarzana

Giugno 01, 2011, 09:10:12 am
Risposta #29

Ettore Ivaldi

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Dopo il tuo intervento credo che non ci sia bisogno di essere più precisi visto che i corpi militari o di polizia sono due nello slalom e considerando che voi non siete, ne rimane solo uno. Ti prego però di non parlarmi di coraggio perché se c’è qualcuno che ha dimostrato di averne è proprio il sottoscritto, denunciando situazioni che sono sotto gli occhi di tutti, ma di cui nessuno ne vuole sentir parlare o si nasconde sotto ruoli istituzionali scaricando responsabilità ad altri, magari più alti in grado!

occhio all’onda! Ettore Ivaldi