Autore Topic: Buona fortuna  (Letto 2159 volte)

Febbraio 18, 2010, 07:47:36 am
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Skillo

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L'unica cosa che si possa augurare ai nostri atleti perchè di sicuro ne avranno bisogno.
Prima delle olimpiadi cinesi denunciai (denunciammo) l'inadeguatezza dello staff tecnico al seguito dei nostri moschettieri perchè era evidente che con un solo "tecnico" e un fisioterapista non si sarebbe potuto dare ai niostri ragazzi un supporto tecnico adeguato. Chi era sul posto ci ha regolarmante dato ben altri numeri (e nomi) descrivendo le squadre delle altre nazioni e non ci restò che lanciare allarmi da queste pagine.
Non funzionò per nulla. La federazione fu sorda e pure cieca, i risultati furono quelli che sappiamo e come al solito la colpa fu riversata solo sugli atleti.
Oggi ci risiamo.
Tre settimane in Australia a far allenamento su un bellissimo canale SENZA dedicare a sedute di tecnica nemmeno la metà del tempo che sarebbe necessario dedicarle.
Inoltre non c'è un tecnico tra quelli presenti in Australia in grado di "leggere" l'acqua e le azioni dei canoisti al punto di poterli aiutare fattivamente nella crescita tecnica che, ricordo, è conditio sine qua non per il costante raggiungimento di buoni risultati.
Il c2 della forestale è tornato a casa e, come molte altre volte, mi ha portato dei video che abbiamo guardato insieme e sui quali abbiamo ragionato per cercare di trovare spunti per migliorare la loro tecnica.
Io collaboro volentieri con loro e quando posso li seguo anche nei loro allenamenti sul fiume qui a Torino ma so benissimo che il mio aiuto è una briciolina di quello che potrebbe (dovrebbe) essere fornito da un tecnico federale capace e presente il 100% dei giorni di raduno della squadra.
Quello che si può migliorare guardando a casa i video di tre settimane di raduno, si può migliorare in un giorno di allenamento sul posto.
Mentre gli atleti delle altre nazioni godono di un supporto tecnico capace di farli migliorare di seduta in seduta, i nostri ragazzi devono limitarsi a crescere pochissimo o a mantenere i livelli raggiunti.
E per le altre categorie (k1) non cambia nulla: tante sedute di allenamento "fisico" nelle quali si dice che si fa tecnica ma nelle quali la tecnica nessuno sa cosa sia. Mettersi su piccole combinazioni e ripeterle analizzando ogni attimo, ogni gesto, trovando nuove soluzioni a volte racchiuse in minuscole differenze è una cosa che nè Baron nè Didonè sono in grado di fare.
Probabilmente loro stessi non hanno mai affermato di essere in grado di fornire questo tipo di supporto tecnico ma mi stupisce fortemente che non si battano per avere costantemente in squadra qualcuno che possa fornire tale vitale ingrediente.
Per il raduno di Atene sembra certa la presenza di Francesco Stefani, ottimo c1 di qualche anno fa, e spero (speriamo) che sia messo in condizione di fornire all'attuale staff ciò di cui assolutamente manca.
Quindi chiedo, suggerisco, ventilo, di lasciare a Cesco lo spazio per poter lavorare tecnicamente con chi vorrà farlo. Non trasformatelo in un ennesimo uomo-telcamera per riprendere allenamenti che ogni atleta dovrà analizzarsi per conto suo la sera in albergo (!), lasciatelo lavorare sul posto e fategli fare il mestiere più importante per la vostra (nostra) squadra in questo momento.
 

Febbraio 19, 2010, 08:05:59 am
Risposta #1

Ettore Ivaldi

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“chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una sola volta”  - Giovanni Falcone


Caro Skillo,

credo che a questo punto  scaricare le responsabilità solo sulla Federazione non possa più  essere accettato, la quale nonostante il fiato speso, le parole scritte, i suggerimenti fatti, gli incontri richiesti prosegue imperterrita sulla sua strada.  Per la verità non ha altra scelta perché cambiare anche minimamente la sua linea  significherebbe ammettere gli errori fatti. La logica direbbe di mandare a casa tutti e cambiare per cercare di sanare velocemente il tonfo verso il fondo. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico e credo che sia questa la scelta definitiva dei federali: portare la canoa alla deriva.  A questo punto però scatta la responsabilità dell’individuo come tale e dei club. Un atleta che accetta di partecipare ad un raduno a quel punto non può fare nessuna critica, deve solo accettare quanto proposto da chi comanda. Non può illudersi, dopo sei anni di gestione Baron, che dei tecnici non tecnici possano di punto in bianco diventare tecnici. Non può pensare che convocare come tecnico  un ex-atleta dalla poca esperienza maturata ad allenare possa salvare la nave che affonda.  Non può, un atleta, letta la convocazione, illudersi ogni volta che comunque quella sarà la volta buona che le cose cambieranno.  Quando per spiegare il programma di allenamento il commissario tecnico cita la “campagna di Russia” o la mamma che salva il bimbo sotto la macchina, l’atleta dovrebbe alzarsi in piedi e andarsene, restare significa farsi prendere in giro. Tanto più se poi si insiste a dire che l’obiettivo è quello di allenare le fibre bianche piuttosto che quelle rosse e che di manche da qualifica bisogna farne almeno 10. Il messaggio che passa è che la squadra sta lavorando bene. Lo stesso commissario tecnico si stupisce scoprendo uno spogliatoio così affiatato – intervista pubblicata sul sito federale. E’ ha perfettamente ragione visto che in Australia gli atleti lo servivano e lo riverivano cucinando per lui manicaretti ogni sera tanto da fargli affermare che sta meglio che in un hotel a 4 stelle. Il suo risveglio era dovuto al profumo del caffè che puntualmente gli atleti gli facevano trovare.

Oppure, caro Skillo,  c’è la seconda via, quella che sta percorrendo Daniele Molmenti. Ha chiesto alla Federazione e alla Forestale di essere lasciato tranquillo di poter lavorare da solo senza nessuna interferenza. Tanto di cappello a Super Cali e tanto di cappello anche a Pierpaolo Ferrazzi che dopo un anno di prova ha capito che con questa gestione non si può collaborare. Per me non è servito neppure un giorno quando nel 2005 mi avevano offerto la possibilità si collaborare con loro… li conosco da troppo tempo per farmi incantare con le parole e non con i fatti. Sentir rispondere  dal coordinatore tecnico ad una domanda sugli impianti artificiali in Italia: “In Italia siamo…  stiamo lavorando bene nel senso che impianti artificiali non ne abbiamo ancora” credo che la dica lunga, ma questo merita un capitolo specifico.

Caro Skillo, non ci rimane per il momento che l’orgoglio di poter dire che noi l’avevamo detto… amara consolazione!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Febbraio 19, 2010, 11:21:02 am
Risposta #2

enrico lazzarotto

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Ciao ettore come stai?

Mi son detto mille volte di non partecipare a discussioni riguardanti la fick... ma oggi faccio una eccezione, ma non per parlare dei problemi lamentele mancanze ecc. che   sento da parte degli atleti del team italia, dalle mie parti si dice..."mal che se vol, non dol" male che si vuole non fa male in poche parole, quindi come dici te se accetti, accetti e stai zitto, ma sono qui oggi x parlare di te...... si hai capito bene oggi parlo di Ettore Ivaldi.

Voglio ricordare a tutti, che il mondo agonistico della canoa/kayak italiano è un mondo povero, in più ci facciamo svuggire (o lo facciamo scappare) una persona del calibro di Ettore.
La passione la voglia la determinizione la dedizione e altre mille di queste belle parole sono in Ettore. Ma vogliamo ricordare, forse non tutti sanno, le scelte che ha fatto Ettore assieme alla sua famiglia.....
Ha mollato il Corpo Forestale dello Stato x la canoa, voglio vedere chi lo farebbe, una scelta cosi importante in un momento cosi difficile, e come lo ha mollato, non il grado di Agente ma con il grado di Ispettore che collaborava in maniera importante in varie Operazioni di P.G..
Non parliamo poi delle capacità tecniche e organizzative di Ettore dovrei stare al pc x almeno altre 2 ore...
Sei un mito, io con tutta la passione non avrei mai fatto una scelta cosi importante.


Poi  dici che la responsabilità scatta dai club, ma siamo sicuri che hai club interessi fare  l'interesse dell'atleta?


E ancora, non sono d'accordo con la scelta che ha fatto Super-Cali, solo perchè si sta allenando solo e soletto al caldo ma senza un supporto tecnico adeguato. E' inconcepibile che un Super Campione come Daniele si giochi la Coppa del Mondo da solo o mesi di Australia sempre da solo, siamo rimasti agli anni 80.
Poi ci domandiamo come mai ad ogni Olimpiade ci sono nei primi tre posti i tedeschi, vedi ultime 5 edizioni  3 ori e due bronzi, ma che culo sti crucchi....

Quindi secondo me non c e una seconda via,  puoi fare una seconda via ma si uscirà sempre  a testa piegata al di la dei risultati e senza futuro.

Grande Ettore ci sentiamo
enricolazz

Febbraio 20, 2010, 10:43:49 am
Risposta #3

Skillo

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Caro Ettore,
 ti sei scordato di citare le fibre rosa e anche il servizio al tavolo che SOLO i ragazzi svolgevano governando le stoviglie.  :o

Non hai riportato la sensazione di colpevolezza che qualche atleta aveva quando veniva trovato a curare aspetti tecnici magari con il mutuo aiuto di un compagno di squadra e non hai nemmeno citato quale fosse la caratura dell'intervento tecnico al momento della visione dei video registrati nelle sedute di allenamento.

Io non posso che unirmi ad Enrico nel tessere le tue lodi ma non mi dilungo perchè al momento rivolgo le mie energie alla denuncia di quanto sta accadendo o ri-accadendo.

Pur plaudendo alle tue scelte di vita, al tuo coraggio e alla tua determinazione, non posso però condividere quanto tu proponi agli atleti: lo "sciopero".
Non lo credo attuabile perchè ho visto in questi anni quanto l'atleta tipo, benchè in gara fortissimo quanto si voglia, sia restio a mettere apertamente in gioco il proprio muso. Magari parlando con i suoi compagni è arrabbiatissimo e pronto ad agire, ma poi è subito lesto a defilarsi quando il gioco si fa duro.
In questo modo, ad affrontare l'orco restano solo uno o due persone che si trovano a lottare per difendere gli interessi di tutti ma giocando un solo chulho: il loro.
Non credo nemmeno, e mi unisco ad Enrico, che le società lavorino sempre per il bene dei loro atleti e che quindi sarebbero pronte a spalleggiarli in ogni frangente. Perchè convinte a farlo o perchè magari interessate a favori "politici", alcune società potrebbero non tutelare i loro atleti come sarebbe invece logico pensare.
Inoltre, alcune società, potrebbero non muoversi su richiesta del loro atleta che, con miope ma umano egoismo, potrebbe dichiarare guerra preparando sottobanco un ennesimo otto settembre con tanto di salvacondotto.

Ritengo quindi che, se l'eremitica scelta di Cali non fosse attuabile dagli altri atleti, la palla resta nelle mani della Federazione e spero che essa si renda conto che, almeno nello slalom, sta percorrendo il sentiero dei lemming.
Il 2012 è vicino e con esso le nuove votazioni, mi auguro che qualcuno raccolga la fiaccola della ragione da dove è stata buttata anni fa e che riesca a raccogliere sotto la sua luce un numero sufficiente di anime pronte a sfidare quella che canoisticamente ritengo ormai una delle peggiori gestioni che il mondo della canoa slalom abbia mai visto.