Autore Topic: DISCESA  (Letto 1835 volte)

Luglio 08, 2009, 05:11:15 pm
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Ettore Ivaldi

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Apro una sezione dedicata completamente  alla discesa perchè ritengo che viva delle problematiche diverse dallo slalom,  per aver maggior facilità nel metter assieme idee ed esperienze. L’obiettivo è quello di far partecipare tutti coloro che hanno voglia di dire la loro sul settore al fine di  creare una sorta di “appunti” da offrire a chi in questo momento può operare concretamente. Quello che viene chiamato un tavolo di confronto su temi importanti sulla specialità.

Carissimo Mauro, in riferimento all'utlimo tuo intervento:

per la verità i numeri non li ho riportati io! il mio intervento è stato solo una precisazione su alcune tue considerazioni. I numeri sono asettici se presi senza conoscere la realtà! Concordo con Te su quanto affermi sulle potenzialità del settore femminile, l’esperienza però mi mette in guardia sul fatto che se si parte da un numero ristretto è difficile poi arrivare al settore assoluto. Infatti oggi potenzialmente ci sono due sole  atlete quindi il concetto si ripete sul fatto che manchiamo (ovviamente io sono il primo) di settori giovanili su cui lavorare. Non puoi certamente mettere in dubbio però  che sia a livello nazionale che a livello internazionale una certa crisi il settore lo vive; questo lo si può notare in vari ambiti: nel numero di partecipanti a livello di nazioni, nel numero di atleti, e soprattutto negli interessi che il movimento ha in questo momento, che purtroppo sono molto ridotti. Bisogna creare e dare vita al business altrimenti ci areniamo. Il lavoro che il Canoa Club Pescantina e il Canoa Club Verona attraverso TerradeiForti Sport sta portando avanti è un piccolissimo esempio. Creare e dare vita a delle Manifestazioni che possano interessare e attirare le grandi e anche piccole realtà locali al fine di creare un interesse per questo sport.
Il bording wildwater dell’ICF ci sta provando con la soluzione della barca monotipo che prenderà piede a breve per i kayak e noi dovremmo cercare di capire il nostro ruolo a tale riguardo. A suo tempo cercammo una soluzione in tale direzione, con tutti i limiti del caso, ma credo che si dovrebbe proseguire su questa strada per facilitare il più possibile l’approccio a più persone. Inoltre sembra che dietro a queste imbarcazioni ci possano essere grandi aziende del settore disposte ad investire in questo campo.
Non è solo un problema  italiano, ma coinvolge tutte le federazioni. Se poi vogliamo – come sempre – negare l’evidenza allora basterà prendere in mano le classifiche delle gare internazionali e renderci conto che forse quello che si afferma ha un senso. Le responsabilità come sempre non sono unilaterali. Ci sono i problemi che le Società vivono quotidianamente, ci sono le problematiche legate ai tecnici che abbiamo ampiamente discusso – ovviamente ognuno resta della propria idea e questo credo che sia l’aspetto più interessante – ci sono le difficoltà di una Federazione che non vuole riconoscere lo stato di grave crisi di vari settori e questo penso sia la cosa più sciocca da fare in questo momento. Ovviamente non condivido il fatto che nel passato c’è stata una nazionale mal gestita visto che io ne sarei il diretto interessato. Per ciò che riguarda la mia gestione abbiamo cercato di cambiare un sistema operativo in cui credo tuttora. Un sistema che comunque a breve (4 anni sono pochi per riuscire a consolidare dei risultati) ha portato a vincere numerose medaglie e consolidarci come squadra nel suo complesso. Un lavoro che innegabilmente  ha gettato la base di oggi  visto che Benassi, Bifano, Marai, Panziera e Salogni escono  proprio da quel lavoro. Per non parlare dei tecnici che collaborano ora con le squadre nazionali. Credo che lo stesso commissario tecnico Robert Pontarollo non abbia difficoltà ad ammettere che molte iniziative attuate oggi sono il frutto di esperienze vissute con il sottoscritto e con tutti i vari collaboratori di quel tempo.
Dobbiamo cercare di non guardare solo nel nostro orticello, ma dobbiamo essere lungimiranti e consolidare quello che era il nostro ruolo leader nel settore anche dal punto di vista politico e operativo. In sostanza bisogna portare avanti un circuito collegato con il settore slalom che forse penalizzerà la specialità classica, ma che ovviamente permetterà alla discesa di vivere e crescere nel sogno olimpico con lo sprint.
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi