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Pagaia Groenlandese o Tradizionale

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Lorenzo Molinari:
Con i miei interventi mettevo in discussione da un punto di vista tecnico una convinzione diffusa. Tuttavia la scelta tra un modello di pagaia (o di canoa) e un altro non può che riflettere il proprio gusto e piacere, poiché ciò che conta è l’esperienza personale e non i mezzi con cui la si svolge e la si vive. Il contributo di Maurizio ci porta a riflettere su quest’ultimo aspetto, complementare al mio.

Mi capita di pagaiare con mezzi di qualunque tipo, talvolta vecchie pagaie e canoe. Tuttavia anche questi mezzi antiquati mi permettono esperienze appaganti. Basta poco per navigare (se non si cercano avventure estreme) e molto del nostro “bagaglio” può risultare superfluo, se si desidera semplicemente vivere l’atto del pagaiare, riconciliandosi con se stessi e con il luogo in cui ci si immerge. Come quando, camminando all’aperto, ci si toglie le scarpe, per sentire il contatto diretto con la terra.

Quest’altra faccia della medaglia, quella dell’esperienza personale, svela, a sua volta, altre due facce. Maurizio osserva come lo stato contemplativo a cui possiamo disporci nell’atto del pagaiare possa coinvolgerci in due modi alternativi, espressione di livelli distinti: uno più sensoriale e passionale, l’altro più interiore e profondo.

Vittorio Pongolini:
Ecco qua invece la foto di pagaie groenlandesi in legno, rinforzate in cima e ai lati da ossa, reali e tradizionali, al Museo Nazionale di Copenhagen! Roba antica, dell'ottocento, quindi con un valore pure d'antiquariato!
In tutta questa serie di interessanti considerazioni di Lorenzo e Maurizio manca però, o meglio, è solo accennata, la più logica delle conseguenze: in Groenlandia, a dispetto del nome vichingo di Terra Verde, non cresceva nessun albero e men che meno esisteva nessun tipo di colla, ergo, le pagaie venivano ricavate da legni e tronchi flottanti in legno "monoblocco" e, per forza di cose, non potevano essere fatte pale più ampie. Non potevano nemmeno creare pale da scapole di tricheco o altre ossa larghe di cetacei perché non avrebbero potuto fissarle a dovere su manici di legno e sappiamo bene quanto devono essere solidali con il manico le pale. Solo da poco, a causa del global warming, sono riusciti a piantare degli alberi in Groenlandia e stanno crescendo, seppure un po' stentati, alcune conifere, presumo pitch pine o douglas, più quattro specie autoctone, arrivate da est (Alaska, Territori del Nord-Ovest e Nunavut), cioè ontano, sorbo, betulla e salice, tutti più che altro alberelli che all'epoca delle grandi glaciazioni non c'erano proprio.
Chissà che affari avrebbero fatto dei venditori di pagaie tradizionali presso gli inuit… e come sarebbero andati forte a rincorrere per cacciarle foche, narvali e orsi bianchi con pagaie a pale larghe! Ma... pagate con cosa?!? Forse pelli d'orso bianco e di foca o denti di narvalo, o addirittura grasso e zanne di tricheco e  … interi kayak in pelle di foca, già costruiti e pronti all'uso. Che affare, allora!

nociomn:
Ciao a tutti. Sono ancora a proporre la mia recentissima esperienza. Dopo tre uscite nel mio laghetto mi sto rendendo conto che questa nuova, per me, pagaia groenlandese è sicuramente più lenta della wing tenendo conto delle mie medie. Inoltre il lavoro muscolare mi pare non molto diverso se non per il minore impegno del bicipite bracciale. Lavorano comunque dorsali, deltoidi e, anche se poco, i tricipiti. Essendo abituato ad una pagaiata high angle, faccio fatica a cambiare angolo e penso che questo possa penalizzare l'efficacia ottimale della pagaia. Al momento devo ancora vedere come andrà con vento di una certa entità dato che in queste tre ultime uscite era praticamente assente. Al momento ho quasi nostalgia della vecchia wing..... 😂

Lorenzo Molinari:
Ti capisco, nociomn. Seguendo l'ironia di Vittorio Pongolini, anche gli Inuit avrebbero avuto nostalgia delle "vecchie" wing, se mai avessero potuto provarle!
Invece la loro scelta per far avanzare un kayak era tra i loro bastoni e le palette che impiegavano i loro lontani parenti, i Koryak, che popolavano l’estremo oriente artico della Siberia (vedi immagine allegata).
Per allora, quindi, gli Inuit erano indubbiamente all’avanguardia con le loro pagaie a doppie pale rispetto ad alcune (alcune, non tutte) popolazioni artiche!
Non lo erano, però, rispetto a un popolo in tutt’altra parte del mondo, nell’altro emisfero, dove le pagaie a doppie pale erano in uso da mille o più anni, ed erano ben più “moderne” e performanti di quelle groenlandesi. Ovviamente i due popoli arrivarono a un’invenzione analoga in modo del tutto autonomo.  Non aggiungo altro, non svelerò l’arcano, affinché gli amanti delle pagaie groenlandesi possano continuare a credere che, non solo il kayak ma anche la pagaia a doppie pale, sia stata un'invenzione esclusiva dei loro beniamini Inuit.

RossoFiorentino:
Non so, ci vedo sempre da parte vostra una sorta di bisogno di definire meglio e peggio quando si parla di kayak “tradizionale” e groenlandese. Tra l’altro trovo buffo definire tradizionale una pratica più moderna di quella Inuit; non che il kayak sia frutto esclusivo dei popoli artici ma sono indubbiamente fra quelli che lo hanno come tradizione da più tempo.

Suppongo sia a causa di molti dei miei colleghi che sono in effetti troppi fissati a “difendersi” dalle critiche, piuttosto che ricordarsi che infondo la loro passione va bene già di per se, il fatto che percepiate una sorta di idolatrazione della groenlandese.

Per quanto riguarda al forma, le groenlandesi ne  hanno precisa per ragioni al di là di molte delle giustificazione che avete portato fin ora. Non mancano infatti tronchi alla deriva di dimensioni ragguardevoli, se la questione è il materiale. Una groenlandese è un’ottima pagaia per l’attività principale dell’Inuit, la cacc-a: senza tirare in ballo i roll, la distribuzione della sua superficie d’attacco, che non è poi così tanto inferiore a un cucchiaio, come è stato lasciato ad intendere, riduce di tanto il rumore rispetto ad una pagaia europea, oltre ad essere molto valida per gli appoggi bassi e dia grande sostegno alla stabilità quando utilizzata correttamente. Non credo che gli Inuit si sarebbero ammazzati a vicenda per una wing.

La questione è semplice, lo scopo delle pagaie sportive è la resa in velocità, funzionano molto bene a tale scopo e non hanno rivali; quello delle groenlandesi è diverso. Ad oggi, oltre ad essere una moda comunque di nicchia, sono pagaie interessanti per aspetti giocosi, come i roll, per il loro lato artigianale e storico, per il funzionamento efficace sulle lunghe distanze e per la sensazione concretamente diversa quando si pagaia... non c’è bisogno di mordere l’acqua. Tutto si riduce alla fine a “cosa ti aspetti dal Kayak” ed in base alle risposte una pagaia è più adatta di un’altra.
In ogni caso vi suggerisco di vedere quello che offre il mondo groenlandese tramite i test e i video su Maligiaq Padilla; magari è solo un kayaker particolarmente dotato ma ha ottenuto risultati eccellenti con le groenlandesi.

Giusto per terminare, magari un po’ piccatamente ma in maniera pacifica: non credo che questo atteggiamento di faida, tutto spinto nel dimostrare chi ce l’abbia più grosso, faccia bene alla già martoriata community di kayaker italiani che esiste online.

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