Autore Topic: Sei Istruttori del Cai indagati per la morte dei scialpinisti.  (Letto 1459 volte)

Aprile 10, 2018, 08:09:40 pm
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Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
"Sei istruttori del Cai, il Club alpino italiano, sono indagati per la morte di due scialpinisti a Pila, in Val d’Aosta. Sabato scorso una valanga aveva travolto cinque sciatori usciti in escursione per partecipare a un corso organizzato da una scuola di alpinismo emiliano-romagnola, ma per due di loro non c’è stato niente da fare. La procura ha avviato un’inchiesta per omicidio plurimo e disastro colposo"

Non fraintendetemi. Io non voglio assolutamente passare per colui che alza la mano, con il dito inquisitore, ma voglio solo ammonire la nostra categoria, che pullula di titoli, come dire, superiori a quelli di normale "canoista/kayaker semplice", di fare attenzione a ritrovarsi, per così dire, titolati e più esperti di coloro i quali si trovano nel nostro gruppo di canoisti, anche tra gli abituali gruppi di persone ed amici con cui scendiamo i torrenti o con cui facciamo delle escursioni marine o lacustri. Io stesso sono, illo tempore, Maestro di Canoa FICK Lombardia, ma talvolta ci penso seriamente se ne valga la pena di farne menzione, perché le responsabilità nelle situazioni oggettive che si creano si attaccano come formiche sul miele!
Siano consapevoli i titolati e ne facciano menzione i gestori di titoli - Guide, Istruttori, Maestri, Accompagnatori, Allenatori, Accademici, di mare, di lago, di fiume, di torrente, etc.. che gli tocca essere responsabili se si è i più titolati tra i partecipanti. E che inoltre si può essere dei bravissimi canoisti ma dei pessimi insegnanti, soprattutto se non ci sono i presupposti di controllo di chi ha rilasciato i titoli ("quis custodiet ipsos custodes?")
« Ultima modifica: Aprile 11, 2018, 12:31:08 pm da Vittorio Pongolini »
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Aprile 11, 2018, 09:48:42 am
Risposta #1

Antonello Pontecorvo

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    Boats aren't unstable. People are.
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« Da un grande potere derivano grandi responsabilità. » (Ben Parker al nipote Peter)
...non che una qualifica federale o EPS dia chissà quali poteri speciali ma, nell'ambito, di un gruppo organizzato sotto una sigla nazionale permette di "imporre" perlomeno il proprio pensiero conservativo: "Ragazzi, oggi non è il caso!" (si trasborda, si rinuncia, si opta per qualcosa di più semplice).
L'acquisizione di una qualifica rilasciata da un organismo dell'ordinamento sportivo (Coni, Feder., DSA, EPS, Benemerite,...) è da considerarsi come l'accettazione/ufficializzazione  di una missione, di una vocazione (leggi "rogne") che ti accompagnerà, volente o nolente, per il resto della vita in quella disciplina; come contro altare ti fornisce - negli stretti ambiti di pertinenza (quasi mai professionali) - copertura assicurativa, assistenza legale e soprattutto (si spera!) bagaglio tecnico e possibilità di aggiornamento continuo adeguati al compito e alle responsabilità!
...per i super-poteri di ragno rivolgersi alla Marvel!

PS: Sono d'accordo con Toio: come movimento bisogna spingere per allargare la base dei praticanti; scegliere di acquisire una qualifica deve invece, necessariamente, essere una scelta ponderata, consapevole dei ruoli e delle responsabilità: meno patacche più pagaie!   

Aprile 11, 2018, 11:57:57 am
Risposta #2

Lorenzo Molinari

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Hai ragione Toio, il titolo di maestro, istruttore, guida o allenatore di canoa genera responsabilità in caso d’incidente, oltretutto possono sorgere responsabilità anche nel caso in cui si scenda con persone che non si conoscono e che si aggregano lì per lì.

Recentemente mi sono trovato a pagaiare al mare lungo una scogliera con rare possibilità di sbarco e con la temperatura dell'acqua intorno ai 13-14 gradi insieme a persone invitate da un altro, il quale all’ultimo non si è imbarcato per motivi personali. Queste persone, inesperte e da me non invitate, erano prive di PFD, di abbigliamento termico adeguato in caso di bagno, di qualunque strumento per svuotare la canoa (neppure una spugna o una bottiglia di plastica tagliata a metà), prive di paddle float, incapaci di fare l'eskimo, ecc. Ho subito detto loro che l’attrezzatura di sicurezza era inadeguata e i motivi dell’inadeguatezza. Ho anche detto loro che avrei pagaiato per conto mio, nonostante loro avrebbero fatto il mio medesimo itinerario. Si sono comunque volute avventurare in un mare mosso, pagaiando spesso oltre 500 m da riva per tagliare i golfi, a differenza di me che costeggiavo se non altro per godermi la bellezza della scogliera.

Per fortuna non è successo niente, ma anche memore dell’avventura in mare di tre mesi fa del mio amico atleta ed esperto di cui ho raccontato in questo forum, a cui ho assistito da riva e per fortuna finita bene, ho preferito mettere le mani avanti. Ovviamente, per quanto navigassi a distanza, un occhio lo davo sempre per un eventuale intervento. Sono situazioni imbarazzanti e delicate... in cui non si può neppure obbligare altri a non partecipare, ognuno è libero di fare quello che vuole, per quanto possa essere contro il buon senso. E in caso d’incidente, vai a spiegare al giudice che tu, istruttore, avevi intimato loro verbalmente di rimanere a terra!

D'altronde ricordi Toio la ragazza in Grecia che nonostante le avessimo perentoriamente detto di non scendere un fiume in gola, perché troppo difficile per lei, comunque volle scendere in canoa con noi? A metà gola mi ritrovai a doverla portare sulla coperta della mia canoa per un paio di km giù dalle rapide, essendo le rive inaccessibili, e ad accendere un fuoco su una spiaggetta nella gola affinché evitasse l'ipotermia, oltre al fatto che il lungo recupero della sua canoa mi costò la lussazione a un dito!

In un’occasione addirittura, se ricordi, preferii rinunciare – mio malgrado - di scendere un magnifico fiume in Corsica perché era tardi e nel gruppo vi erano diversi a mio parere non all’altezza delle difficoltà di quel fiume, ma comunque volevano scendere, nonostante avessimo detto loro che era preferibile stare a terra, ma spinti dalle perverse dinamiche di gruppo - che ben si conoscono e che possono essere assai pericolose – per non sentirsi da meno alla fine alcuni di loro scesero. La discesa la terminarono al buoi, anche in quella occasione per fortuna senza incidenti, ma non si può sempre lasciare la propria sicurezza al caso!
« Ultima modifica: Aprile 11, 2018, 12:03:01 pm da Lorenzo Molinari »

Aprile 11, 2018, 06:18:48 pm
Risposta #3

marco ferrario (eko)

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« Ultima modifica: Aprile 11, 2018, 06:31:21 pm da marco ferrario (eko) »

Aprile 12, 2018, 02:18:13 pm
Risposta #4

Marco Lipizer

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Ciao Vittorio,
il caso che citi è abbastnza emlematico. Si trattava di un corso CAI dove c'erano istruttori ed allievi. Se gli istruttori avessero detto "Non si va", non si sarebbe andati, punto. Purtroppo è successo proprio il contrario. Hanno deciso di portare gli allievi anche se le condizioni non erano sicure. Vorrei ben vedere che non ci siano degli indagati.
Nei casi citati da voi, la vedo più difficile. Semmai io mi metto nella condizione di poter operare se vedo che c'è bisogno del mio intervento, ma non mi preoccupo di un'eventuale incrimazione se altri scelgono liberamente di uscire.

Aprile 13, 2018, 09:55:01 am
Risposta #5

Lorenzo Molinari

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Nel caso citato da Toio -  è vero - c'è un'evidente responsabilità da parte degli istruttori ma non è sempre così: non sempre le cose sono chiare. Spesso un gruppo si muove in montagna o su un fiume senza scopi didattici e spesso i partecipanti riconoscono un ruolo di leader o di capo gruppo o di più esperto in uno o più membri di un gruppo di amici o persone che si sono aggregate per l'occasione, investendo queste di responsabilità nei confronti degli altri.
In caso d'incidente prima che venga verificata l'assenza di responsabilità civili o penali del leader o titolato o più esperto nell'accaduto - sempre che non ve ne siano - è possibile che si passino notti insonni  (e non solo per il dispiacere dovuto all'incidente) e che si debbano sborsare migliaia di euro in avvocati.

Quindi, come spesso viene consigliato ai più esperti o titolati di un gruppo di amici che si ritrova per andare in montagna, muovetevi preferibilmente con persone di cui conoscete capacità ed esperienza e intervenite immediatamente se notate qualcosa o qualche comportamento che possa compromettere la sicurezza, così come intervenite prontamente in caso d’incidente, innanzitutto e ovviamente per il bene e l’incolumità del gruppo ma anche – egoisticamente – per evitare eventuali conseguenze legali.

Aprile 13, 2018, 10:45:33 am
Risposta #6

Giuseppe Spinelli

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salve a tutti.
A mio modesto avviso la Legge attribuisce la responsabilità dell'accompagnamento con un livello di assunzione via via crescente a seconda del divario che separa il più esperto dal meno esperto, al più "alto in grado" sia che abbia un titolo specifico o meno.
Gli esempi da me trovati sono sostanzialmente in riferimento alle escursioni in montagna ma valgono anche per quelle in kayak.

Per una migliore comprensione invito a leggere:

http://www.passionemontagna.com/PM_blog/it/it-responsabilit-civile-nelle-escursioni-tra-amici.html
https://trekking.it/i-nostri-consigli/certificati-medici-escursionismo.html
http://www.ae-vfg.it/web_v/doc/responsabilita.pdf
http://csikayaksarnico.altervista.org/joomla/attivita/77-a-2016/108-responsabilit%C3%A0-civile-nelle-escursioni-tra-amici.html

Poi nel caso di escursione fra amici è il danneggiato che deve dimostrare la "colpa" dell'accompagnatore più esperto.

In ambito FICT noi assicuriamo i nostri tecnici anche per RCT nel momento in cui stanno tenendo Corsi di formazione, addestramento e quando operano per nome e per conto FICT nei raduni.

Giuseppe Spinelli
Presidente
APS FICT

Aprile 15, 2018, 09:40:18 pm
Risposta #7

Lorenzo Molinari

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"Poi nel caso di escursione fra amici è il danneggiato che deve dimostrare la "colpa" dell'accompagnatore più esperto."

Nel malaugurato caso in cui vi fosse un morto, poiché questi – ovviamente - non potrebbe dimostrare eventuali colpe altrui, ci penserà un magistrato e la situazione potrebbe complicarsi un poco e diventare assai onerosa per il titolato, per quanto possa non aver danneggiato nessuno.
Se poi non vi fossero testimoni, perché il gruppo era formato da due sole persone, la situazione si complicherebbe ulteriormente.

Le mie considerazioni intendono semplicemente riportare la dovuta attenzione al tema di cui si discute, mentre mi pare che talvolta si tenda a sottovalutare situazioni che, per quanto estreme, sono assolutamente possibili.

Aprile 16, 2018, 04:03:20 pm
Risposta #8

Lorenzo Molinari

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Grazie Giuseppe, molto interessante soprattutto il terzo dei documenti che hai linkato e a cui mi associo nell'inivito alla lettura.

Aprile 18, 2018, 07:50:19 pm
Risposta #9

Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Beh, è un bel...formicaio di situazioni. Io ho delle mie idee - anche confrontate verbalmente con V. Zacchi che è esperto per queste cose - e delle proposte, ma sto ancora aspettando che si definisca meglio la questione con altri interventi.
Ricordo perfettamente , Lorenzo, nella gola del Kallaritikos in quasi piena, la situazione pesante che si è creata con la ragazza di Paestum - mi sfugge il nome - nonché quando decidesti di non imbarcarti in Corsica, se non vado errato, sul Travo.
Ho letto anch'io i documenti linkati di Giuseppe e li trovo molto utili per conoscere  più approfonditamente l'assunzione di rischio a cui andiamo incontro, praticamente sempre, qualora succedano fatti pesanti che possono portare addirittura a decessi.
Quindi, per fare un po' il punto della situazione, bisogna trovare delle soluzioni da seguire: A) quando qualcuno che conosciamo o no, si aggrega o partecipa ad una escursione insieme a noi. Se si mette nei pasticci, genericamente parlando, con il limite del decesso, dobbiamo fare in modo di prevenire i problemi a tutti i costi. Costui ti può trascinare in una serie di guai pesantissimi. B) quando si organizza o una normale escursione, una gita sociale o un raduno, è indispensabile che si evitino le più nefaste conseguenze. Ci si deve come Certificare contro i rischi, in primis parlando apertamente e assumendo dei testimoni. C) se veniamo ingaggiati come organizzatori e accompagnatori, le ASD o la FICT o la FICK, in generale le associazioni, devono garantire assistenza legale civile e penale agli accompagnatori. D) quando si accompagnano dei minori l'assunzione di rischio è altissima. Essi ci vengono affidati perché ufficialmente "incapaci di intendere e volere".
Lo so, mi immagino che dopo quanto riferito, ci sia una stretta notevole sulla apertura da parte dei soci delle associazioni a rendersi disponibili se non vengono ottemperate determinate condizioni, ma, anche come abbiamo visto fin qui, il rischio va prevenuto e certificato attentamente.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.

Maggio 02, 2018, 10:26:36 am
Risposta #10

Vittorio Pongolini

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    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Tanto per rimanere in tema di guide, istruttori etc... e di tutto ciò che ne consegue e di ciò che si è detto qui ed oltre qui, è successo che il superstite italiano della tragedia delle Alpi svizzere sia Tommaso Piccioli e sia, oltre che sci alpinista, soprattutto un valido canoista del Canoa Club Milano. Potete vedere il suo profilo Facebook - io non ne sono iscritto - e le sue foto in canoa.
Potete immaginare quanto noi, vecchi amici e vecchi soci del CCM, si sia felici che egli si sia salvato da morte sicura grazie alla sua capacità di reazione e alla sua esperienza acquisita in decine di avventure, soprattutto canoistiche (Scozia, Galles, Stati Uniti etc...)
Grazie Tom che hai saputo cosa fare, per te e per chi era vicino a te, salvandoti e salvando le persone che ti erano accanto, in una situazione davvero infernale.
« Ultima modifica: Maggio 02, 2018, 04:22:03 pm da Vittorio Pongolini »
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

"You don't beat it. You never beat the river, chubby".  Burt Reynolds (Lewis Medlock), Deliverance, 1972.