Autore Topic: COPPA DEL MONDO SLALOM 2012  (Letto 11982 volte)

Giugno 10, 2012, 01:52:40 am
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Ettore Ivaldi

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Sono sceso al bar dell’albergo per prendermi una birra perché come direbbe il mitico Tex Willer: ”mi sentivo in gola tutta la polvere dell'Arizona, per toglierla mi ci vuole almeno una pinta di birra". Beh io mi sono accontentato di una Corona, anzi di una Sol che, con una fetta di limone, non è poi così male. Quindi sono tornato in camera e me la sono gustata riguardando le finali del kayak maschile. Bella gara con uno Schubert scatenato capace di domare il vento e la rabbia di essere il secondo uomo tedesco. Poca cosa se poi si vince nelle gare internazionali, ma purtroppo essere il secondo della tua nazione nell’anno olimpico significa, nei migliore dei casi, fare la riserva per una gare che vale lo sforzo di una vita intera. Oggi però il tedesco ha spinto forte e ha saputo tirare fuori il meglio di sé in una gara difficile non solo per il forte vento, ma anche per un percorso complicato da interpretare. Bella la serie di porte a pettine appena superato l’intermedio, ottima poi la combinazione di due risalite sotto il penultimo salto che il 24enne di Hamm ha risolto magicamente. Tutte e due anticipate molto e fatte mantenendo la pala in acqua internamente. Poi con una spinta magistrale di gambe ha lanciato la sua canoa sulla porta successiva per andare a chiudere sull’ultima risalita in modo magistrale. Bravo Schumi!
Mi è dispiaciuto per Super Cali, ma oggi non era giornata e se non è giornata bisogna lasciar perdere.
Ho rivisto la gara anche di qualifica delle donne e mi ha impressionato Corinna Kuhnle. Il suo tempo 104,73 è da paura con tre secondi di vantaggio sulla sua amata compagna di vita Fiona Pennie. Scusate il vantaggio è stato di 2,85 voglio essere preciso perché altrimenti rischierei di essere come qualche telecronista della domenica che commenta la diretta sparandone senza ritegno. Come ad esempio quella di Benzin che è diventato un rivale per  Molmenti e che Hradilek è un atleta leggero e che basa tutta la sua tecnica sull’agilità. Beh! il tedesco penso che non abbia mai pagaiato seduto, ma solo e da sempre in ginocchio e il ceco ha un bicipite con una circonferenza enorme. Lasciando stare poi che il vincitore del k1 uomini è stato avvantaggiato dal vento, casomai è stato decisamente penalizzato il povero Sebastian Schubert e se non credete a me chiedetelo pure a lui! Quanto ha penato e che cosa si è inventato per non toccare la risalita 18, lo sa solo lui.  Per non parlare di come ha imboccato  la serie di porte a pettine che andavano di qua e di là  e ci è voluta tutta la sua classe per non andare a finire sulla riva a raccogliere  funghi  e violette.
Bella la prima manche di Camporesi/Ferrari con un tocco  sciocco con il tubo della pala di Pietro che gli ha tolto un potenziale quarto posto di qualifica. Si sono accontentati dell’ottavo più che dignitoso e che fa ben sperare per la semifinale.
Non dico nulla sui vincitori del C2: quei 5 secondi e 79 sul resto del mondo rendono esattamente l’idea di quanto sono forti gli slovacchi che rincorrono la quarta medaglia d’oro olimpica. Ulteriori commenti da parte mia sarebbero inutili e superflui.
Lo confesso prima di bere l’ultimo goccio di birra ho guardato anche la prima giornata di gare di Merano vinta dal bravo Omar. Quanta tristezza nel vedere così poca partecipazione internazionale. Pensare che un tempo si iniziava  alle 7 della mattina e si andava avanti tutto il giorno fino all’imbrunire. Era una classicissima per tutti noi e non si poteva assolutamente mancare. C’è da chiedersi perché oggi sia così snobbata dagli stranieri.
Sono arrivato alla fettina di limone quindi meglio chiudere e andare a letto in attesa delle semifinali e finali di domani per K1 donne e C2, prima di mettere in archivio la prima gara di coppa del mondo di slalom 2012 a Cardiff.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Giugno 11, 2012, 04:23:29 pm
Risposta #1

Ettore Ivaldi

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Bella e brava, anzi belle e brave le donne sul podio nella prima finale di coppa nel kayak che ritroveremo nella sfida olimpica fra meno di 50 giorni. La spagnola, Maialen Chourraut, prima, e la slovacca, seconda e qualificata per i Giochi Olimpici di Londra 2012, Jana Dukatova, hanno in comune molti aspetti. Partiamo dall’anno di nascita, 1983, 8 marzo per Maialen e 13 giugno per Jana,  poi  tutte e due  si sono innamorate del loro allenatore, accudendone i figli o figlie come se fossero loro. Hanno subito entrambe interventi chirurgici alle spalle. Hanno dovuto penare molto per emergere e hanno dalla loro una grande determinazione.  Entrambe molto meticolose, quasi all’ossessione. Impressionano per serietà e semplicità. Il sogno, che si sta realizzando della slovacca, è avere un attico in centro a Bratislava dove ammirare la sua città. Per la spagnola forse i sogni si sono già realizzati avendo una bella casa in centro a La Seu. Sopra il metro e ottanta Dukatova, sul metro e sessanta Chourraut. Leve lunghe la prima, potente e compatta la seconda, ma il modo di navigare è poi molto simile: un’ottima postura, colpi precisi, tattiche di gara molto contenute, ricerca della scorrevolezza. In finale si sono divise le postazioni per 0,30 centesimi. Due fotocopie di gara per due fotocopie di atleta se pure nella loro diversità fisica.
Giusto per la cronaca terza  Cindy Poeschel dal sorriso radioso e dagli occhi azzurri cielo in una giornata radiosa. Di tedesche in finale se ne sono viste ben tre. Mentre l’austriaca  bi-campionessa del mondo Kuhnle ha strappato al pubblico alcune ovazioni di giubilo  all'uscita di alcune risalite fatte in maniera disumana tanto da sembrare effettivamente un uomo per il modo in cui ha affrontato queste porte. Ha pagato pegno con due tocchi che la lasciano giù dal podio in questo esordio di coppa.
Le finali me le sono gustate a fianco del mio amico Jurg Gotz nonché “grande capo” dei britannici, seguendo la prima parte sul mega schermo e la seconda dal vivo. Mi sono divertito a guardare il lavoro dei pagaiatori del C2 e in modo particolare di chi su quella barca è dietro. Tutti costoro devono aver fatto dei corsi di uncinetto alle scuole medie durante l’ora di applicazione tecnica visto che come ricamano loro le paline dello slalom con la loro pagaia e con il loro corpo è decisamente un lavoro di fino. Suggerisco a Niccolo' Ferrari di iscriversi rapidamente ad un corso on line per guadagnare tempo, anche se il duo italiano è in forte crescita.
Sotto la pioggia assistiamo alle premiazioni e subito dopo carichiamo le canoe. Direzione prima Londra e ci sara' il tempo la sera per andare alla mitica milonga al “the light temple”, assistere all’esebizione di Milena Plebs e Leandro Paloum, fare qualche tanda e ripartire il giorno dopo per Pau, Francia per la seconda tappa di coppa.

Quindi... à bientôt  a tout le monde!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

P.S. sì lo so non ho scritto nulla sui C1 sia uomini che donne. Sono rimasto deluso dalla grande sfida tra Martikan e Benus per le olimpiadi. Speravo di assistere ad un grande duello e invece i due si sono guardati a vista per passare con il minor sforzopossibile. Meglio Martikan ha usato questa tattica mentre il giovane leone di Bratislava ci ha provato, ma esagerando con le penalità non ha ottenuto il suo pass a cinque cerchi.Si mormora che Martino non sia in gran forma accusa un over training, vediamo se si rimetterà in tempo per la rincorsa al suo terzo oro olimpico.
La novità  dell'ultima ora in questa categoria è quella che ai Giochi ci sarà anche Lipatov, secondo in finale, ripescato per una serie di congetture, magari vi spiegherò appena ci sarà l'occasione.

Giugno 15, 2012, 08:53:12 am
Risposta #2

Ettore Ivaldi

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Sono rimasto tutto il giorno con il sorriso, l’ho scoperto solo ora ripensando al dì andato.  Sono stato  incantato ammirando tutto ciò che mi circondava e che parla di canoa in ogni sua forma ed espressione.

Bisogna riconoscerlo pubblicamente: i cugini francesi sono proprio bravi e sono avanti rispetto a tutti noi sotto molti punti di vista. Sono organizzati, sono estrosi, sono dinamici, sono determinati, hanno inventiva.  Il difetto che rimane però è quella puzza sotto il naso che purtroppo è insita in molti di loro e che non li rende molto simpatici.  Va beh! non pensiamoci e pensiamo solo che poi la serata è finita alla grande con una bella cerimonia d’apertura per la seconda tappa della coppa del mondo di slalom qui a Pau. Bella nella sua semplicità, bella perché è stata incentrata sulla canoa. Il balletto ha rappresentato la vita dell’atleta che si sveglia, si riscalda e va a pagaiare con tutte le sue evoluzioni e tutte le sue problematiche. Poi la quasi originale idea di presentare le nazioni facendo scendere in canoa ragazze e ragazzi francesi con i nomi dei vari paesi. Era successo, a memoria personale, solo in Val di Sole in occasione del mondiale del 1993 e poi forse a Solkan in occasione di qualche manifestazione internazionale. Mentre mi ricordo di un balletto con a tema la canoa in Polonia, ma ora mi sfugge esattamente l’anno e la località. Devo cercare le foto nell’archivio per definire data e luogo.

 “Bienvenue les gens de l'eau” ha decantato l’attrice che ha presentato lo spettacolo. Che belle parole ricche di significato: mi hanno emozionato non poco! In effetti, mi guardavo attorno e mi rendevo conto che ero circondato da canoisti. “Questo è  il popolo dell’acqua” mi sono detto. Questi sono i veri fruitori di una natura che ci meraviglia sempre. Una natura rappresentata scenicamente da folletti e trampolieri e  da diaboliche figure mangia fuoco.   Noi che viviamo sull’acqua e per l’acqua che corre, nello spirito libero che solca la corrente.  Acqua che ti sa regalare emozioni, ma ti sa anche demolire in un attimo.

Ieri sera sono stato al party per i Team Leader a Villa St Basil’s, un vecchio edificio del 1889 con un giardino molto bello e ora in mano alla municipalità ed usato per avvenimenti e ricevimenti particolari, come quello per la Coppa del Mondo. Abbiamo bevuto dell’ottimo vino e mangiato del finger food assaggiando ottimi formaggi e salumi particolari, anche i dolcetti mignon non erano male. A parte tutto ciò era per dirvi che ho passato una buona mezzora a parlare con Fabien Lefevre, invitato d’onore anche se fuori dalla squadra olimpica. Bene! mi ha impressionato perché chiuso un capitolo ne ha riaperto subito un altro: olimpiadi Rio 2016! Lui si meraviglia quando la gente gli chiede perché si sta allenando visto che per quest’anno non ha nessun obiettivo da conseguire. La risposta è tanto ovvia, quanto banale e con gli occhi che si infiammano mi dice: “Io rispondo sempre che amo questo lavoro e perché mai quindi non dovrei allenarmi?” Già... sante parole visto che mi rispecchio anch’io in questa situazione per continuare a fare l’allenatore anche se purtroppo lontano dalle persone che amo, ma cosa ci volete fare la passione è così grande che mi emoziono ancora ogni volta che si parla o si discute di canoa e godo di un balletto che ad altri magari ha creato solo noia e sonnolenza, ma sono fatto così e a 50 anni è difficile cambiare!

Domani si inizia con le qualifiche C1 e K1 men,  ci sarà anche l’esordio in coppa di Zeno, beh a 18 anni non è male iniziare il primo anno da senior con una grande opportunità -

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Giugno 16, 2012, 12:36:35 am
Risposta #3

Ettore Ivaldi

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Finalmente estate!  Non ne potevamo più di allenamenti e gare di slalom sotto l’acqua e il freddo. Oggi per la prima giornata di coppa a Pau uno splendido cielo terso e un sole raggiante, tanta gente ovunque e se tanto mi dà tanto chissà domani che sarà una giornata praticamente festiva che cosa succederà!  Pubblico in abbondanza e che parcheggia a qualche chilometro di distanza per essere poi accompagnato nei pressi dello stadio d’acqua viva con navette che effettuano il servizio gratuitamente. L’area è praticamente vestita a festa per una grande happening. Solo così  si regala al nostro sport immagine, fama e gloria.
Parlavo oggi con Maialen Chourraut, che ha passato del tempo a sistemarsi la canoa per domani, e facevamo una riflessione: se volessero i francesi potrebbero organizzare la coppa del mondo tutta in casa loro tra Pau, Bourg, Foix, Argentier e altri ancora. Effettivamente, come dicevo ieri, sono avanti e soprattutto pensano al domani promuovendo questo sport in ogni sua forma. Poi ho rivisto una mia ex atleta che allenavo in Spagna, Jone Otano, che in questi giorni darà alla luce un bimbo che si chiamerà Ibai e cioè fiume in basco. Lei è bellissima e dolcissima e io le auguro tutto il bene di questo mondo a lei, al bimbo e ovviamente al papà Jon Erguin.
La giornata mi ha tenuto con il fiato sospeso fino all’ultima discesa dei Kayak maschile visto che Zeno era in ballo per entrare in semifinale dopo due manche non certo eccezionali, ma neppure da buttare al vento. Alla fine 40esimo giusto giusto per disputare la semifinale. Il lavoro da fare e il cammino da percorrere sarà lungo e tortuoso, ma la macchina c’è e anche la volontà di fare tanta strada dopo un anno passato a debellare un maledetto virus che ha fermato bruscamente un giovane speranzoso e sicuramente  talentuoso.
Domani sarà un’altra giornata molto difficile, ma si farà un altro passo avanti verso il futuro.
Kauzer ha fatto quello che ha voluto con una prima manche da manuale senza impegnarsi, apparentemente, moltissimo. Super Cali sfolla e non trova i ritmi giusti di gara, lui deve solo cercare di non fare tattiche suicide e concentrarsi sulla qualità migliore che ha e cioè la scorrevolezza dello scafo rosso che ha sotto il culo.
Benus in C1, toltosi il pensiero che non andrà alle Olimpiadi, sembra rinato e ferma i cronometri sul minuto e 30 virgola 43 che sarebbe l’ottavo tempo fra i k1.  Bravo anche il basco Elosegui, che lasciata l’università di fisica si è trasferito a informatica. Ora sembra riuscire meglio a programmare le sue discese, mentre prima sembrava un pochino troppo alla ricerca dell’impossibile.
Brave anche le donne in ginocchio. Infatti ben 13 su 15 hanno fatto il percorso senza salti di porte... stanno migliorando a vista. Chissà però cosa succederà nel percorso di semifinale e finale visto che si passa da 18 porte alle 25. Ma questo dice poco se non il fatto che in qualifica il tracciato era più che scorrevole mentre in semifinale sarà una lotta per la sopravvivenza. Poi non capisco e insisto a dire che non c’è congruità di pensiero relativamente alla filosofia da seguire per tracciare i percorsi. A Cardiff praticamente quasi tutte porte a palo singolo, con una bella sequenza a pettine.  Qui “vigliacco il coyote del deserto”  se ce ne fosse una sola a palo singolo, tanto per dirla alla Tex Willer!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Giugno 17, 2012, 01:53:41 am
Risposta #4

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In sala video e nella adiacente saletta relax atleti è partito un applauso sincero e sentito da parte di tutti per quel 100,79 che Tony Estanguet ha regalato al popolo nella sua vincente finale. Il primo kappa uno uomini, Daille, ha fatto meglio del vincitore della canadese monoposto di soli 0,62 centesimi... e questo rende l’idea chiara di quando è forte il francese in C1 e di quanto è avanti il Duca di Lee Valley.  Non infierisco sulla categoria dicendo che il secondo è arrivato a 7 secondi e 82 e mi sembra di aver fatto un tuffo nel passato quando Lugbill vinceva sugli avversari con questi distacchi.
L’altra nota incredibile arriva dalla qualifica delle donne sedute. L’austriaca Kuhnle nella seconda manche di qualifica  ha fermato i cronometri a 91,39 tempo che sarebbe stato il nono tra gli uomini. State seguendo? Avete fatto due calcoli? Semplicemente stratosferico a 3 secondi e 70 da Kauzer lasciando la prima delle avversarie a 6,97! Qui ragazzi i punti esclamativi si sprecano perché questi tempi hanno lasciato molti di noi a bocca aperta. Chourraut con gli occhi sbarrati prima di salutarmi e a darmi l’arrivederci a domani per semifinali e finali mi fa:”come faccio a dormire questa notte con questo tempo della Corinna?” Tranquilla Maialen domani è tutta un’altra storia e si riparte da zero per tutte, però in effetti...

Torno a ripeterlo a costo di essere monotono: i francesi sono avanti! Non lo dico per il fatto che su tre finali disputate ne hanno vinte... tre - anche nel C1 donne la vittoria ad una transalpina che risponde al nome di Caroline Loir - lo dico e lo ribadisco per delle finezze, per dei particolari che esaltano ancora di più un’organizzazione perfetta che porta poi ad avere i risultati che tutti noi ormai conosciamo molto bene.  Volete sapere l’ultima? Ci sono anche i cioccolatini con il logo e della Coppa del Mondo di Pau e se viene a saperlo il presidente dell’Adigemarathon - Bruno Panziera - impazzisce.  Lui l’anno scorso, il presidente intendo,  voleva farli a forma di canoetta, ma dei problemi tecnici dell’ultima ora gli hanno impedito di fare questa sorpresa  a tutti i partecipanti e  al numeroso pubblico sempre presente sulle rive dell’Adige. Vi rendete conto della classe e dell’eleganza della cosa?
Aggiungo solo una comunicazione di servizio per il mio amico L8: “Enrico stai tranquillo ho preso il manifesto della gara, appena posso te lo porto”. Ecco ci risiamo anche il poster è particolare e accattivante, non per niente Lazzarotto ne vuole uno per la sua collezione da brivido.
La posso fare un’altra nota personale? Va beh la faccio: “bravo Zeno, continua così, usa la testa e il cuore e fra qualche settimana appena finito la matura, rimboccati le maniche che si inizia a lavorare veramente... fino ad oggi abbiamo scherzato!”

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Giugno 18, 2012, 01:38:49 am
Risposta #5

Ettore Ivaldi

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Prendete due C1 non più alti di un metro e sessanta cadauno, con una circonferenza del bicipite pari alla metà della loro altezza. Fatto? Bene. Ora prendete un qualsivoglia scafo con due buchi per infilare i due soggetti all’interno. Fatto? Bene. Ora lanciateli giù per il canale di Pau, per la finale della seconda gara di Coppa del Mondo. Fatto? Bene. Avete scoperto come si fa a vincere una prova di coppa con due personaggi decisamente particolari.

Ok! a parte gli scherzi diciamo che oggi in finale ho visto veramente un equipaggio spettacolare che ha saputo interpretare un percorso decisamente impegnativo in modo sublime. Non hanno mancato un colpo grazie ad un assieme impressionante. Davanti il motore, instancabile e perfettamente sincrono con l’acqua. Dietro un altro motore però programmato a puntino, pronto ad entrare in “coppia” senza sfrizionare e senza perdere giri. 
Loro sono un certo Pierre Labarelle e Nicolas Peschier due C1 che un paio di anni fa, seguendo la moda, si sono messi a pagaiare assieme e oggi hanno dato il meglio di sé in coppia in questa finale vinta a mani alzate a mo’ di arrivo ciclistico. Bravi, peccato solo che mancassero i gemelloni  slovacchi, sarebbe stato interessante il confronto. Certo è che ho visto un Peschier maturato e ridimensionato al punto giusto: una forza della natura che nella specialità singola non aveva quasi mai trovato i ritmi giusti per pagaiare con l’acqua e sull’acqua.
L’altra finale in programma oggi, k1 donne, l’ha vinta Maialen Chourraut.  Non mi stancherò mai di dirlo, anche se l’ho scritto mille volte, lei è veramente forte un concentrato di potenza, abilità e determinazione il tutto unito ad una grande umiltà e semplicità sia come persona che come atleta. Brava e siamo a due gare di Coppa vinte su due disputate ora si va in casa sua e penso che non ce ne sarà per nessuno! Guardando attentamente la gara di finale delle donne mi vengono da fare alcune riflessioni. Infatti si può tranquillamente dire che il k1 donne  è cresciuto moltissimo. In finale ben 5 donne su 10 hanno zero penalità.
Fuori dalla finale Dukatova e Kulnhe quindi per nessuna nulla è scontato. Questo fa bene alla specialità che di questo passo farà passi da gigante.
Il tempo della spagnola le regala la seconda posizione nel C1 , la vittoria nel C2 e il sesto fra i colleghi seduti uomini... giusto davanti a Super Cali!

Visto che siamo in tema è innegabile che il fattore campo sia decisamente importante. I bianchi di Francia, qui in casa,  hanno fatto poker vincendo nel C1 men e women, K1 men e fallendo solo nel k1 donne dove comunque hanno piazzato sul podio la Bouzidi. Direi quindi che il vantaggio per gli atleti locali è piuttosto notevole. Come è stato a Cardiff con  Florence che vince in C1 e C2 e qui non entra in finale in nessuna delle due specialità.

Archiviata anche la seconda gara di coppa domani carichiamo armi e bagagli e andiamo a Seu dove torno sempre molto volentieri visto che ho passato quattro anni della mia vita ad allenare gli spagnoli. Rivedrò luoghi famigliari e vecchi amici, assaporerò cibi tipici e buon vino. Godrò dell’aria, degli sguardi della gente, dei sapori e dei profumi di una cittadina molto accogliente e avvolgente.

Mi sono rattristato un pochino guardando le classifiche dei campionati italiani discesa disputati sabato e domenica sull’Adda. Mi ero ripromesso di non parlare più di questa specialità che ho molto amato, tanto più che mi è stato proibito farlo! Ma vedere un Panato che vince ancora in C1  e in C2 non può che fare male e rattristare. Ovvio non per lui personalmente, ma per il movimento della discesa.
L’unica soluzione plausibile è azzerare tutto e ripartire, ma ciò sarebbe possibile solo se qualcuno avesse la dignità di farsi da parte per lasciare spazio a dei professionisti, ammettendo le proprie responsabilità... farebbe più bella figura!  Chiudo e non aggiungo altro.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Giugno 21, 2012, 06:52:18 pm
Risposta #6

Ettore Ivaldi

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Quando arrivo a La Seu d’Urgell ci sono alcune cose che devo fare assolutamente.
La prima è bere il latte Cadì. In nessun altro posto al mondo riesco a trovare la mia bevanda preferita così buona e gustosa come qui. Lo vendono nelle buste così lo travaso nella mia borraccia e me lo gusto piano piano bello fresco ogni mattina.
La seconda è il mio giro di corsa di un’oretta seguendo le rive del Segre prima sulla destra e poi tornando sulla sinistra orografica. Si corre accompagnati dal Cadì che maestoso ti segna la strada. Lungo il fiume c’è una bella stradina in terra e lungo il cammino incontri persone che passeggiano con i loro cani, altre che sgambettano con i bastoni, altre ancora che se la raccontano.
Poi non posso non andare a fare colazione al bar di angolo giusto in fronte al duomo de la Seu. Una pasta al cioccolato e un “cortado”. Questa mattina poi ho avuto l’onore di bere il mio caffelatte con quattro fantastiche canoiste e cioè Irati Goikoetxea, Maialen Chourraut, Marta Martinez e Nuria Vilarrubla. Tutte e quattro ottime atlete.  Belle ragazze,   un viso solare e con un sorriso incantevole: che bella gioventù!

A la Seu poi non posso non andare a cenare al Canigò visto che l’accoglienza al mio arrivo è sempre molto calorosa. Qui ho cenato spesso e volentieri nella mia lunga permanenza nella cittadina catalana e qui si mangia ottimo cibo a buon prezzo e in maniera rapida. D’estate poi si può cenare sul plateatico così hai la possibilità di incontrare e vedere molte persone che ovviamente conosci.

Domani si inizia, ultima prova prima dei Giochi Olimpici. Alcuni atleti che parteciperanno alle olimpiadi non sono presenti, hanno preferito dare forfait per prendersi un momento di pausa e ripartire riposati per l’ultimo ciclo di lavoro.
Prima delle gare però la cerimonia d’apertura. Indiscrezioni dicono che si concentrerà soprattutto a ricordare l’anniversario dei vent’anni dei giochi olimpici disputati qui nel 1992. Staremo a vedere... sarà un bel tuffo nel passato per non dimenticare la storia dello slalom -

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Giugno 23, 2012, 10:25:35 am
Risposta #7

Ettore Ivaldi

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Cammini per una Seu notturna ed incontri canoisti ovunque. Magari non atleti che vanno a letto presto, ma allenatori, simpatizzanti, fans, genitori o amici. Personaggi bene o male addentro ai paletti dello slalom, vuoi per essere direttamente coinvolti come genitori, vuoi per vari interessi, vuoi per ricordare un passato agonistico o vuoi per semplice ma sincera passione per uno sport puro come sa essere la canoa slalom. Ovvio siamo di Coppa del Mondo e questo è abbastanza logico e scontato, ma è altrettanto vero che questa cittadina nel mezzo dei Pirenei è diventata la bandiera di uno slalom olimpico che ci regala sempre grandi emozioni. E allora capita di fermarti per strada per bere una “clara” e discutere sul tracciato della semifinale che è assai complicato da interpretare oppure inizi a fare pindarici voli su come si evolverà uno sport che ormai è consolidato nel panorama olimpico. Poi ti fermi a commentare le gare di oggi che come sempre hanno molto da raccontare. Le sfumature poi si deformano ogni volta che incontri persone diverse, ognuno di noi sottolinea sempre ciò che lo colpisce maggiormente e su questo ci costruisce le proprie storie che poi andrà raccontando per il resto della sua vita. Bello, molto bello perché il clima è quello della festa e questo fa bene al nostro sport. Si assapora tutto quello che è canoa, tutto quello che può esser considerato slalom. La Coppa, per la verità, si sta disputando un po’ sotto tono... siamo ormai tutti con la testa alle prossime olimpiadi, ma a La Seu c’è ancora un po’ di tempo per fermarsi, per godere di piccoli ma importanti momenti fatti di battute, di gesti, di oggi sotto mille sguardi attenti e competenti. C’è ancora il piacere di condividere un bicchiere di sangria e due tapas.
Ti capita quindi di parlare della vittoria nel kayak maschile di un certo William Forsythe che solo pochi giorni prima in Francia si fermò al 33simo posto. Poi tra una bevuta e l’altra si commentano i risultati degli spagnoli che hanno dominato in C1, mentre Tony Estanguet, dopo la prima manche ha il tempo di giocare con il figlioletto facendolo pagaiare in C1... rigorosamente a destra. Poi inizia ad essere veramente tardi e piano piano la piazza rimane, le voci si spengono, la gene se ne va a dormire prima della giornata di domani che sarà molto interessante.




Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Giugno 24, 2012, 11:35:52 am
Risposta #8

Ettore Ivaldi

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Non si inizia bene la giornata quando leggi che un Amico "nella notte si è fatto male e non sta bene". Il dì parte sotto tono e l’angoscia di non poter far nulla ti resta a lungo. Qualcuno dice che non è sempre domenica e quindi dobbiamo saper accettare anche tutto questo e cercare di andare avanti con il sorriso.
Questo mestiere, ma la vita in generale, non ti permette di aver pause, ripensamenti, malinconie. Non ti permette di fare sempre quello che il cuore ti suggerirebbe di fare, ma ti lascia però spazio per “farti del male” e per condividere il dolore.  Sarebbe bello riuscire a fare ciò che si fa scrivendo e cioè mettere un punto, saltare una riga e ripartire con un altro discorso... poco importa se non è collegato al punto precedente, ma così non ci pensi più!

Ieri giornata di semifinali e finali per C1 uomini e donne e per kayak uomini.
Le considerazioni da fare sono molte guardando il podio della specialità canadese monoposto. Eh sì! Mi ha fatto tristezza vedere il bravo Jordi Domenjo mettere la punta davanti a tutti e salire sul gradino più alto del podio con a destra  David Florence e a sinistra Tony Estanguet. Tristezza miscelata alla gioia di vedere lo spagnolo vincitore, ma con la consapevolezza che tutto il mondo per la verità pensava quasi esclusivamente agli altri due atleti  che fra pochi giorni si contenderanno il titolo olimpico a forza di braccia e  testa, mentre Jordi sarà seduto magari comodamente nel suo divano di casa a seguire il tutto alla televisione con mille pensieri per la testa, mordendosi la lingua e imprecando chissà quale santo del cielo. La vita, come si diceva all’inizio, non è sempre come la si vorrebbe.

Non so perché, ma questo 2012 sembra proprio essere l’anno di Etienne Daille che praticamente dopo tre gare ha già fatto sua la Coppa. Per non vincerla si devono mettere assieme una serie di fattori unici oltre al fatto di escludergli la possibilità di gareggiare a Praga e a Bratislava. La quarta gara di coppa sarà praticamente nella sua città natale visto che ha passato più tempo nella capitale Ceca che in Francia. Senza considerare il fatto che lui ha imparata a pagaiare proprio su quel canale visto che la mamma è nata e cresciuta lì e la nonna ha un negozio di materiale da canoa proprio a Troja a un metro dal campo di gara. Questo giovane, dalla doppia nazionalità,  per anni è rimasto al palo a guardare le grandi gare internazionali come se non gli  appartenessero, mentre oggi si presenterà alle Olimpiadi come grande favorito e non più come outsider. Due vittorie (Pau e Seu) e un secondo posto (Cardiff) non male visto che i big consolidati sembrano essere fuori giri e la cosa certo non gioca a loro favore.

Pomeriggio dedicato alle gare di qualifica donne e C2, routine e semplice formalità per alcune atlete, lotta dura per altre che soffrono ad ogni discesa nel tentativo di passare il turno. Le due facce della medaglia. Testa o croce sembra essere quasi un gioco della sorte passare il turno eppure il livello delle donne in kayak è cresciuto moltissimo e questo non può che fare bene a tutto il settore.
Domani staremo a vedere, qualcuna potrà forse già brindare usando la Coppa come calice con due gare di anticipo!

Occhio all’onda!

Giugno 24, 2012, 06:38:47 pm
Risposta #9

maurizio bernasconi

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Adesso che abbiamo il protomartire sappiamo meglio da dove veniamo.

Giugno 25, 2012, 08:40:07 am
Risposta #10

Ettore Ivaldi

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Ne abbiamo viste di belle oggi seguendo le gare delle donne e abbiamo consolidato l’idea che non ci sono certezze, ma solo grandi opportunità per tutti o quasi tutti.
Ne parlavo oggi pomeriggio a gare concluse e cioè durante al pranzo offerto dall’organizzazione, con Cindy Poeschel che chiude questa prima tornata di gare con tre finali e un bronzo. L’atleta tedesca giustamente contenta mi faceva notare che bisogna cercare di prendere ogni occasione al volo tanto più quando le super favorite iniziano a sentire addosso la tensione pre-olimpica. Lei proverà a ripetersi ai prossimi mondiali U23 per fare poi il tifo olimpico  alla sua compagna Jasmin Schornberg.

La giornata per la super favorita Maialen Chourraut non è iniziata molto bene visto che poco dopo le sei della mattina la commissione antidoping le ha suonato il campanello di casa per farle un prelievo del sangue  predisposto dal Cio. Come se non bastasse le cose si sono complicate e trovare la vena per prendere diverse provette di sangue non è stato facile.
La forte basca è un tipetto piuttosto metodico e cambiarle di una sola virgola il piano che si era proposta per la giornata di gare le costa parecchia fatica che poi si trasforma in agitazione e preoccupazione. Non ha pagaiato come siamo abituati a vederla fare, tanto più su questo canale, e l’errore alla porta 8 l’è costato molto caro soprattutto per il fatto che poi è scesa per il resto della gara convinta di aver preso un 50 e non 2 come poi è stato. Ursa Kragelj, che vincerà poi la gara, è passata in finale con 4 e Melanie Pfeifer con ben 6 penalità.
Altro fatto incredibile l’errore di Corinna Kuhnle alla risalita 21... pazzesco. L’austriaca bi-campionessa del mondo fa per uscire dalla porta, ma le scappa via la punta mentre la corrente la trascina verso il centro del fiume senza farle fare il passaggio all’interno della risalita stessa. Uscita in corrente è costretta a girare la canoa, recuperare la morta, risalire, fare la porta e andare al traguardo. Il tutto le costa una vita e l’eliminazione dalla finale. L’austriaca inizia ad abituarsi a risalire le porte e a restare al palo più a lungo di quello che chiunque è portato a pensare viste le prodezze fatte veder spesso e volentieri in occasione delle prove iridate.

Sono tornato a stingere la mano a Nicolas Peschier che con il suo fidato compagno Pierre Labarelle ha vinto la gara in C2 dopo averlo già fatto in Francia solo sette giorni prima. Bravi i due francesi che in questa specialità sembrano aver trovato la loro vera dimensione agonistica.

Sto preparando, per un piacere personale e per cercare di capirci qualche cosa, una analisi di queste prime tre gare di Coppa. La giornata però è stata lunga e prima di fare di addormentarmi sul MAC è meglio far riposare la testa e il corpo. Domani dopo una bella dormita, un cortado e una briosche si ragionerà sicuramente meglio!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Agosto 22, 2012, 12:23:54 pm
Risposta #11

Ettore Ivaldi

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L’estate non sta finendo a giudicare dal caldo che in questi giorni ci assilla a Praga per la IV prova di Coppa del Mondo  che riprende dopo una lunga pausa di circa due mesi e dopo aver archiviato le gare olimpiche per le quali sto preparando un libro:  ”Le emozioni olimpiche proseguono”.
La Coppa riparte quindi dalla capitale della Repubblica Ceca per concludersi poi nel prossimo week-end e a Bratislava.  Certo è che qui, per quest’ultima tornata di gare 2012,  si respira un’aria diversa. C’è un’atmosfera strana, particolare, tra chi è qui per cercare subito una riscossa alle gare a cinque cerchi andate male e chi invece qui  vuole avere subito la possibilità di rimettere in discussione qualche leadership di chi aveva conquistato il posto per  Londra. Sembra però non esserci nessun oro olimpico al via. Super Cali non c’è, impegnato altrove, così come i francesi  Emily Fer e Tony Estanguet, quest’ultimo entrato ufficialmente nel Cio come rappresentante degli atleti. Non ci saranno neppure i campioni olimpici del C2, mentre in C1 prenderà regolarmente il via David Florence al quale bisogna riconoscere una grandissima professionalità oltre ad una incredibile passione per questo sport. 
La situazione di classifica attuale, dopo tre gare di  Coppa (Cardiff, Pau e La Seu),  è decisamente aperta a tutte le possibili soluzioni, ma guardiamo nel dettaglio le singole specialità e partiamo dal kayak femminile.
Non sarà al via la super favorita e medaglia di bronzo olimpica Maialen Chourraut, vincitrice di due gare su tre e che ora  guida la classifica provvisoria con  150 punti. Pochi per sperare di vincere una coppa senza prendere il via ai prossimi appuntamenti internazionali. Per la verità la basca non è nuova a queste scelte piuttosto criticabili o quanto meno discutibili. Alla  Coppa del Mondo, non sempre si dà la giusta considerazione per farla decollare e per farle fare un salto di qualità anche economico, ma di questo magari ne parleremo più avanti.
Alle spalle della spagnola  la slovena Ursa Kragelj che si allenava ieri sul canale di Praga  in compagnia del suo fidato allenatore Miha Terdic. Il “vecchio” Terdic è sempre uno spettacolo da vedere all’opera  tra i paletti dello slalom:  passano gli anni e cambiano le regole del gioco, ma lui rimarrà sempre  il talentuoso e funambolico  ragazzo sloveno che a Bourg St. Maurice nel 2002 concluse la sua discesa con mezza pagaia dopo averla spaccata in due alla porta numero 11 entrando nella risalita a sinistra.
Matematicamente e per assurdo possono esserci ancora 33 atlete in grado di vincere  la coppa, sulle 72 che sono entrate in classifica fino ad oggi. Poi in realtà il numero di potenziali vincitrici precipita vistosamente considerando che alcune tra le migliori non prenderanno il via appagate o  forse stanche dai Giochi Olimpici, come Jessica Fox che ha preferito rientrare in Australia. La cosa, conoscendo la determinazione della sua allenatrice nonché madre, mi sembra molto strana. Certo è che il futuro, visti i già numerosissimi successi in campo junior e  la giovane età dell’atleta naturalizzata in Australia, sembra decisamente roseo. Il mio amico L8 mi ha fatto una confidenza riservata e mi ha detto che guardando la Fox in televisione si è emozionato perché ha rivisto  in quella giovane atleta lo stile e gli occhi di ghiaccio di suo padre quando dominava la scena mondiale con la sua superiorità tecnica, fisica e mentale.  Quello stile che ha saputo cambiare e rinnovare uno slalom che fino ad allora era solo un’espressione di forza ad appannaggio di tedeschi e austriaci. Per molti di noi il buon Riccardo Volpe era una sorta di dio, un gigante irraggiungibile, una luce da seguire che illuminava le nostre fantasie e le nostre aspirazioni. Lo è stato per me, ma anche per molti altri tra cui, appunto, il mitico Enrico Lazzarotto. 

Ho rivisto in barca anche le due grandi escluse dai Giochi e cioè Elena Kaliska e Violetta Oblinger. La slovacca non molla così come la sua collega austriaca. Le ho viste pagaiare con rabbia e determinazione. Le ho viste proiettate a Rio 2016. Ma staremo a vedere!
La grande delusa di Londra, Corinna Kuhlne è tornata ad allenarsi in barca  con Natmesing e sembra essere  quell’atleta che abbiamo conosciuto diversi anni fa: curiosa, semplice, talentuosa. Poi ci sono le atlete di casa che certamente diranno la loro su un tracciato che è stato leggermente rimodernato con i “RapidBlocs” di Scott Shiple.  Altri lavori sono in progettazione per i mondiali del prossimo anno che tornano qui dopo solo sette anni dalla prima edizione disputata a Praga. 

Del kayak maschile parleremo più tardi, devo scappare vado a seguire l’allenamento di oggi e poi al Team Leader Meeting delle 18,00 -

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Agosto 23, 2012, 11:33:39 am
Risposta #12

Ettore Ivaldi

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Dovrei ora  raccontarvi la situazione che si presenta alla vigilia di Coppa per il resto delle quattro categorie, ma sono particolarmente  amareggiato. Riflettendo  mi rendo conto che fare  il punto dopo le prime tre gare e dopo la pausa olimpica poco serve nell’ottica di una Coppa del Mondo a cui non si vuole dare il giusto riconoscimento, con un chiaro ed evidente calo di interesse generale. Mi spiego meglio.
Finite le olimpiadi dove la canoa slalom ha ricevuto il plauso per impianti, per immagini, per organizzazione, per riprese e riscontri televisivi, si torna a gareggiare a livello internazionale in sordina, nel più assoluto silenzio come se parlassimo di un altro sport rispetto a quello visto alle Olimpiadi!
“Carpe diem” recita il famoso motto latino e noi invece cosa facciamo? Non  mettiamo a frutto il successo e l’impatto  mediatico ottenuti grazie alle gare a cinque cerchi. Non si sale sull’onda, per dirla alla mia maniera, e ci si accontenta di quello che è stato perdendo chiaramente l’opportunità di un grande momento che si ripeterà solo, speriamo, fra quattro anni.  Sono solo pensieri e mie idee oppure potrebbero essere condivise da chi di dovere per cercare effettivamente di dare un impulso diverso al nostro sport?
Prendiamo il tennis ad esempio e cosa succede?  I giocatori, sia vinti che vincitori, sono scappati a Toronto per il Roger Cup 1000 e poi via per altri mille tornei seguiti regolarmente da televisioni e media in generale.
Il ciclismo si è lanciato nella Vuelta. L’atletica leggera si è trasferita a Stoccolma con il “Diamond League”  per andare poi a Losanna dove saranno presenti 53 vincitori di medaglie olimpiche di Londra tra cui Bolt.
Tanto per citare qualche esempio e tutto questo perché? Semplice: per mantenere vivo l’interesse dello sport e per offrire agli atleti medagliati una passerella particolare dopo i Giochi.  Cogliere l’attimo per mettere a frutto il magico momento costruito ad hoc. Noi invece cosa facciamo o meglio che cosa proponiamo ai nostri atleti? Nulla! Tanto per farvi un’idea  al  via di Coppa ci saranno solo due  delle  12 medaglie  assegnate. Ci saranno  Hardilek e Aigner. Il primo gioca in casa e  ovviamente non aveva interesse a disertare proprio questa tappa di Coppa. Ci sarà anche Florence, ma non col compagno di C2 con cui si è messo al collo l’argento a cinque cerchi: gareggerà solo in C1. Nessuna medaglia presente per C1, C2 e donne in Kayak.
Ma il problema non è degli atleti che possono avere tutte le ragioni di questo mondo per non prendere il via dopo la faticaccia olimpica. Il problema è a livello manageriale del nostro sport. Il problema è chiedersi  che cosa si può  offrire agli atleti per mettere a frutto i loro interessi con quelli dello slalom in generale. Il problema è pensare prima per agire poi e non agire e fare tanto per fare! Tutti gli altri comitati organizzatori di altri sport spingono per offrire una passerella alle medaglie di Londra mentre lo slalom non si pone neppure il problema!
Chi c’è c’è chi non c’è pazienza. Lo slalom accetta impassibile il divenire degli eventi senza dannarsi più del necessario. Sopravvive ma non si interroga e neppure pensa di mettersi in discussione.

Ieri sera sono stato al consiglio di gara, un consiglio di gara molto dimesso, poco concitato, tutto all’acqua di rose. Non era presente il vice presidente ICF, come invece lo era precedentemente, evidentemente prima aveva altri interessi;  non era presente neppure   il presidente del boarding ICF dello slalom e non sono presenti molte nazioni come molte sono le defezioni fra gli atleti e gli allenatori. Non c’è Tony Estanguet. Sarebbe stato bello che lui fosse stato presente anche senza gareggiare per presentarsi agli atleti nel suo nuovo ruolo all’interno del Comitato Olimpico Internazionale, per presentare le sue idee, per dire ai suoi colleghi di pagaia che cosa cercherà di fare per il nostro mondo richiuso in un piccolo cerchio di appassionati con passione e tanto amore, ma con mille problematiche da risolvere per uscire da questa nicchia.
Tutto ciò però non è ammissibile, tutto ciò rientra nella banalità di un gioco già visto finalizzato solo a mantenere purtroppo le cose come stanno per paura di cambiare, migliorare, progredire.

Mi ha fatto sorride l’altro giorno il buon Claudio Camporesi che parlando della medaglia d’oro di Molmenti mi ha fatto notare che ora chissà quanti giovani si avvicineranno alla canoa e in modo particolare allo slalom. Io non ho detto nulla, ma purtroppo non sarà così e tutti noi lo sappiamo bene perché se questi potenziali giovani non hanno dove andare, non trovano progetti finalizzati a loro, non trovano organizzazione e professionalità  difficilmente si avvicineranno al nostro amato Slalom spinti solo dall’entusiasmo generale che se non sfruttato si spegnerà ben presto!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Agosto 24, 2012, 01:58:25 pm
Risposta #13

roberto.bussolino

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Anche io pensavo che ci sarebbero stati tanti giovani dopo la medaglia di Ferrazzi a Barcellona, purtroppo così nn è stato, e tutto si è trascinato come prima, mi auguro veramente che ora si pianifichi una politica rivolta ai giovani, sfruttando anche la visibilità e il bel messaggio di sport di cui è stata portatrice la Idem.
Per quando riguarda la Coppa del Mondo, è il solito discorso del cane che si morde la coda, gli atleti preferiscono "riposarsi" o sfruttare il momento di popolarità per monetizzare... "tanto in Coppa non ci si guadagna nulla" e viceversa le TV o gli sponsor non accorrono perchè tanto non ci sono nomi di richiamo. Finchè non si interrompe questa spirale, inventando qualcosa di nuovo, una nuova formula o qualcosa che possa fare accorrere le TV, resteremo nel nostro piccolo mondo consapevoli del bellissimo sport che pratichiamo, ma forse è meglio nn farlo sapere troppo in giro!!! :-\
Roberto

Agosto 24, 2012, 03:51:03 pm
Risposta #14

Enrico Izzi

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A quali problematiche va incontro un giovane che, ammirata la bellezza di questo sport in tv, volesse cimentarsi nell'impresa quantomeno di provare?
Occorre una canoa, l'attrezzatura, un istruttore/accompagnatore. Non meno importante la materia prima cioe' l'acqua e gli impianti.
Abbiamo campi slalom a sufficienza in Italia? Riescono a coprire (bene o male)  il territorio?
In ogni provincia esistono palestre,  impianti d' Atletica, circoli di Tennis strade per andare in bici per non partlare poi dei campi di calcio; chiunque puo' provare. Riguardo alla canoa, e' ovvio che non si possono realizzare campi slalom dove il territorio non lo consente ma la domanda e':  c'e' qualcosa di migliorabile rispetto alla situazione attuale?
Bye
Enrico.

Agosto 24, 2012, 06:55:08 pm
Risposta #15

Ettore Ivaldi

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Le gare di qualifica hanno il loro fascino e una prerogativa: tutti partono idealmente alla pari e  tutti possono avere la loro occasione per passare il turno nell’ottica della semifinale.
Finalmente siamo tornati ad avere percorsi filanti che esaltano la velocità, la destrezza, entusiasmando il pubblico ad ogni passaggio. Siamo tornati alla stragrande maggioranza di porte con il palo unico. Dopo la parentesi olimpica lo slalom riprende la sua natura di  sport acrobatico lasciando agli atleti la libertà di esprimersi e al pubblico di divertirsi. Dicevo delle qualifiche, gare che, agli addetti ai lavori la dicono lunga, forse più di semifinali e finali che si vivono senza respirare e durano il battito d’ali di una farfalla.  E’ nelle qualifiche che, secondo il mio modestissimo parere, si possono notare i progressi e i punti su cui lavorare. A parte queste considerazioni tecniche possiamo dire che abbiamo assistito a delle belle prove in questa giornata coperta e meteorologicamente molto incerta. Organizzazione perfetta grazie anche all’arrivo di Siwidata che con questa gara ha praticamente monopolizzato il mercato dell’elaborazione dati. Grande cosa per lo slalom vista la professionalità di questa azienda con sede a Merano e che da anni è leader in questo settore per il  biathlon e ora anche per la canoa.
La considerazione generale sulle gare  di oggi è quella legata ai giovani che stanno incalzando i più esperti. Sta venendo avanti una nuova generazione  che darà un grande impulso a tutto il settore. Ovviamente con le dovute eccezioni visti i risultati di qualche atleta più che matura che riesce comunque a restare sempre ai vertici.
A livello individuale impressiona Corinna Kuhlne nella seconda discesa. Quel 91,37 è qualche cosa di eccezionale e la dice lunga sul potenziale di quest’atleta che dopo la delusione olimpica è nuovamente in pista per rimettersi in discussione con grande umiltà. Due parole le spendo volentieri anche per la mia giovane atleta che mi è piaciuta parecchio nei cambi di ritmo e nelle risalite. Dobbiamo lavorare ancora molto per sfruttare al meglio i ritorni d’acqua che rimangono ancora un problema da superare. Qui serve furbizia ed esperienza per non farsi prendere dalla voglia di strafare cadendo nel tranello di usare la forza contro il cervello.
Cosa dirvi ancora? Beh Hradilek si è divertito e ha divertito il pubblico con una prima discesa da manuale e una seconda prova dedicata alla sua gente con debordè, risalite di collo e saluti alle tribune sul finale di gara.
Domani semfinali e finali per C1 donne e uomini oltre ai colleghi del kayak maschile.
Italiani tutti in semifinale, fatta eccezione per la giovane Sabatini in k1 ma centra il passaggio in C1. Nessun nome internazionale fuori quindi domani ne vedremo delle belle.

Ancora una cosa però! Non capisco se Enrico Izzi è semplicemente ironico o se vive in un’Italia che io non conosco! In relazione alla sua domanda se c’è qualcosa di migliorabile rispetto la situazione attuale mi coglie basito... comunque vada c’è sempre da migliorare, guai se ci fermassimo a dormire sugli allori.


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Agosto 24, 2012, 10:58:36 pm
Risposta #16

Enrico Izzi

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Nessuna ironia. Leggendo con attenzione si potra' intuire  chiaramente che la domanda "c'e' qualcosa da migliorare" non e' generica (ovvio c'e' sempre da migliorare) ma e' rivolta  specificamente alla situazione o meglio alla presenza dei campi slalom. Ci si lamenta perche' dopo i successi olimpici non c'e' l'atteso ritorno tra i giovani.  Ma le stutture ci sono? Si puo fare qualcosa per aumentarle di numero, cavalcando l'onda,  magari nelle vicinanze delle metropoli dove e' possibile?
Per il Sig. Ettore. Domande costruttive che non dovrebbero lasciare biasito nessuno.  Se ho disturbato il monologo chiedo venia cmq risparmiamoci  polemiche gratuite ed immotivate. 
Bye
Enrico.

Agosto 25, 2012, 03:18:15 pm
Risposta #17

Ettore Ivaldi

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La mattinata dell’ultimo sabato di agosto si è presentata  bigia e buia  ad Ovest, ma  con cielo  limpido ad Est. I lampi e fulmini però sono arrivati dal  canale di Troja con la semifinale delle donne in ginocchio. Si vuole incentivare la categoria per arrivare a Rio con un minimo di dignità agonistica e insistono a proporre alle donne percorsi decisamente difficili e assurdi  che si trasformano  per loro in percorsi di guerra con l’obiettivo di  sopravvivere fino alla fine. La soluzione sta nell’intelligenza di chi dovrebbe proporre percorsi facilitati, almeno in questa prima fase dell’era Canadese donna. Semplice no?

Di tutt’altra pasta la semifinale in C1 uomini orfana delle medaglie olimpiche di Londra, ma esaltata da un grandissimo speaker che oltre ad offrire informazioni dettagliate sugli atleti sa animare il pubblico al punto giusto. Per la verità le voci sono due una in inglese e l’altra in ceco: una coppia alla Flavio Tranquillo e Federico Buffa, semplicemente competente e professionale. Chi ha fatto un miracolo è stato il bravo Cipressi che cambiando la pala tra destra e sinistra per ben 7 volte, farà meglio in finale con 8 cambi, finisce decimo e passa in finale che chiuderà al nono posto.  Traguardo storico per colui che qui nel 2006 vinse un mondiale in k1 e oggi si riscopre abile e funambolico pagaiatore con la pala singola. La finale se la porta a casa lo sloveno Benjamin Savsek con 94,07. Una bella gara davanti a Slafkovsky e Gebas, ma il vero protagonista della finale è stato però l’uomo di casa  Stanislav Jezec partito alla grande con una combinazione 6/7 da manuale. Poco prima dello “split” ha un tempo da paura, ma subito dopo è costretto a fermarsi: la pala si spezza in due parti e lui prosegue a mo’ di “Speedy Gonzales” sorridendo e con l’applauso del pubblico che non può fare altro se non premiarlo per ciò che ha fatto comunque vedere.
La finale dei kayak consacra Etienne Daille come vincitore di coppa con una gara di anticipo. Bravo il francese che qui a Praga ha imparato a pagaiare visto che la mamma è praghese e la nonna ha il negozio di canoa che si affaccia giusto sul  canale il famoso “Kaola”.  Grande festa questa sera per lui che così si riscatta subito della prova olimpica decisamente sotto tono dopo che aveva vinto le selezioni francesi, dopo il titolo europeo a squadre, dopo due vittorie di Coppa (Pau e Seu) e il secondo posto di Cardiff. Altra prerogativa del “most exciting  padller in 2012” come lo avevano presentato ai Giochi Olimpici 2012 prima della sua partenza.

Bravo anche Lukas Mayr che raggiunge la finale ottenendo un sesto posto più che magico. Ora l’altotesino lascerà il posto in squadra a Giovanni De Gennaro per l’ultima prova di coppa a Bratislava, come appare dalla convocazione federale. La cosa è alquanto assurda!  Non ci si spiega perché Diego Paolini sia in squadra visto che non ha passato nessuna selezione e il prossimo 24 novembre compirà 30 anni, non sarebbe stato più giusto e lungimirante lasciare spazio ai giovani che recentemente hanno anche regalato all’Italia un titolo iridato?

Domani si torna con semifinali e finali k1 donne e C2 poi tutti a fare festa com’è tradizione da queste parti. Per  qualche foto curiosa divertitevi su Facebook, mentre un pensiero va al caro Izzi:  la polemica non c’è assolutamente, ma il fatto di essere basiti rimane leggendoti. Canali in Italia non ce ne sono, tanto meno progetti in grado di vedere roseo il futuro,  la situazione è semplicemente drammatica ed è per questo che vedevo nelle sue osservazioni un filino di ironia, ma se così non è chiedo anch’io umilmente perdono e venia, sperando che, come dice lei, il mio non sia semplicemente un monologo come avviene viceversa da anni nell’indifferenza di interessi personali da salvaguardare a discapito di interessi comuni per il bene della canoa e dei nostri giovani. Ho scritto molto su questo argomento, ma come ben vede poco è servito.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Agosto 25, 2012, 07:05:19 pm
Risposta #18

Enrico Izzi

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Caro Ettore,
ero sicuro che c’era stato un fraintendimento dovuto perlopiù alla circostanza che non ci conosciamo personalmente. Spero ci possa essere occasione in futuro. Il mio intervento e’ nato da recenti osservazioni da appassionato. A fine giugno siamo stati in  vacanza  4 giorni a  Valstagna, che è coincisa casualmente con gare nazionali di slalom. Da ex atleta delle Fiamme Gialle (ragazzo- allievo e junior disciplina mezzofondo) , osservando le gare,  non e’ stato difficile immaginare  quanto deve essere dura per un ragazzo che risiedono lontano dai campi portare avanti un’ attività agonistica seria.  Impressioni confermate quando ho nuovamente incontrato alcuni di loro all’Argentiere,   dove noi appassionati ci stavamo per diletto/vacanza/ferie in occasione del recente raduno estivo FICT, mentre i ragazzi ci davano dentro duramente fin dalle dieci /undici di mattina. La domanda che sorge naturale e spontanea, senza alcuno spirito di ironia e’.. perché mai, da Roma, visti gli attuali livelli di Subiaco, per fare un po’ di semplici esercizi di tecnica (noi amatori) o degli allenamenti finalizzati (gli agonisti) occorre arrivare fino a Valstagna o all’Argentiere? (abbiamo anche Marmore ndr).  Cosa si può fare per avere  migliori risorse idriche sia in termini di fiumi che di impianti? Riguardo ai fiumi (aspetto che riguarda forse più gli amatori) occorre compattare  e sensibilizzare tutta la categoria e combattere su molti fronti. L’inquinamento, gli sbarramenti, il mini idroelettrico, i divieti che stanno preoccupantemente montando (Cfr questione Umbria -Valnerina).  Riguardo alla realizzazione di  nuovi impianti ho appunto chiesto notizie nella speranza che un oro olimpico e il movimento nell’insieme possano  quantomeno smuovere un minimo. Ma da quanto mi dice non e’ aria.
A presto.
Enrico


Agosto 26, 2012, 03:05:15 pm
Risposta #19

Ettore Ivaldi

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Nella frenesia dello scrivere ieri ho dimenticato di fare una considerazione sulla prova vista di buon ora dai forerunners nel k1. Infatti il campione del mondo U23, Jířa  Prskavec, dopo aver portato gli ombrelloni nelle postazioni dei giudici di porta, sistemato i cartelloni sul canale e chissà cos’altro ancora, si è presentato alla partenza di tutta fretta e alle 8,30 ha fatto una manche da  89,93 mentre il suo collega Ondrej Tunka è andato di poco sopra a questo ottimo tempo. Ora in finale Daille ha vinto con un 89,72... fate un po’ voi perché aggiungere altro mi sembra superfluo.
Due tempi quindi che avrebbero regalato ai due apripista il secondo e il terzo posto assoluto. Non male direi come aperitivo ad una finale dei kayak che è sempre seguita con molto entusiasmo e di cui vi ho già parlato.
La giornata di oggi invece ci da’ l’occasione per parlare di Nuria Newman, la francesina, terza ai recenti mondiali U23, che in semifinale tra la 3 e la 4 ha deliziato il pubblico, già numeroso dalla mattinata, con un numero da freestyle. Che cosa ha fatto la transalpina? Presto detto: arriva sbilanciata verso valle sulla porta 3 e ha ancora in acqua la pala sinistra. A questo punto viene inghiottita dal reflusso che la trascina dentro il buco. Lei non esista un solo secondo. Lascia la pala dove si trova, ci mette il peso sopra ed esegue una vera e propria rotazione in aria per mettere in atto un “kickflip” da premiare sul taccuino dei giudici con un  10 e lode! Ma il bello arriva al traguardo quando ferma il cronometro su 107,07 che sta a significare finale diretta. Morale: non perdere mai la testa e guardare sempre avanti!  Brava Nuria oltre ad essere simpatica, estrosa, eclettica e appassionata di fotografia, davanti a lei un gran futuro.
Fuori ancora una volta dalla finale Corinna Kuhlne che nella porta 4 ci mette solo mezza testa, ma fa un tempo ancora una volta stratosferico: 102, 97 + 50. Povera Corinna che sembra aver smarrito la “diritta via”. Parafrasando ancora l’amico Dante chi ha abbandonato veramente  “la verace via” invece è Elena Kaliska che finisce nelle retrovie in semifinale tra atlete che potrebbero essere tranquillamente sue figlie! Perché si ostina a continuare a pagaiare oscurando così il suo glorioso passato?  Non c’è forse nella vita il tempo per ogni cosa? Non pensiamoci e guardiamo la finale che ha riportato alla vittoria Jana Dukatva con una manche pulita insidiata solo dalla campionessa europea Carole Bouzidi. Si è difesa bene la slovena Ursa Kragelj che dopo questa gara prende il comando di coppa con 178 punti, grazie al suo quinto posto, quindi ad un passo dalla vittoria complessiva. Le basterà a Bratislava passare in semifinale tra le prime 20.
Da evidenziare anche il terzo posto di  Ricarda Funk una tedesca  ventenne che vestita e con la canoa non arriva forse ai 50 kg. Lei in gara è una farfalla con il ruggito di un leone.

Camporesi/Ferrari pur avendo nelle braccia il tempo da finale incorrono in semifinale in due penalità di troppo (7 e 18) e finiscono al 15esimo posto. Benetti/Masoero si sbilanciano tra alla 3 e sono costretti a perdere 22 secondi per rimontare la porta 4. Gara per loro da mandare in archivio. Erik mi ricordava che dalla prima sua apparizione su questo canale sono passati 20 anni; ai quei tempi pagaiavo anch’io e a Praga si arrivava dopo aver passato diverse ore al confine dove ti controllavano ovunque fuori e sotto l’auto... Entravi nei supermercati e gli scaffali erano praticamente vuoti, ti mettevi in fila per prendere un litro di latte. Oggi Praga è invasa, spesso e volentieri, da turisti da tutto il mondo  e le migliori griffe hanno i loro atelier su piazza Venceslao.
Finale C2 al cardiopalma giocata sulla penultima porta. Quindi la 21 si è dimostrata decisiva per assegnare la vittoria finale andata a Labarelle/Peschier su Kalus/Pesche e Bozic/Taljat.
Anche qui gara orfana delle medaglie olimpiche. I francesi Labarelle/Peschier sono molto vicini a portarsi a casa la classifica finale di Coppa, ma... staremo a vedere il prossimo fine settimana.

Tiriamo su cavi, cavetti, computer, blocchi. Carichiamo le canoe sulla casa viaggiante  e trasferiamoci a Bratislava.  Buona settimana a tutti e ci risentiamo il prossimo week-end

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

P.S. per Izzo  caro amico di penna , per il momento, spero in futuro di conoscerti personalmente, dai uno sguardo al post qui sotto  e se magari hai tempo leggiti i mille e passa interventi sul Nera e sull’attività giovanile fatti in questi ultimi quattro anni dal sottoscritto.

Re: Appunti di Slalom e di Vita...
« Risposta #51 inserita:: Novembre 21, 2011, 08:28:12 pm »

Agosto 30, 2012, 09:06:43 pm
Risposta #20

Ettore Ivaldi

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Siamo arrivati alla scena madre della Coppa del Mondo Slalom 2012: il gran finale di Bratislava Repubblica Slovacca e le premesse per un atto conclusivo fantasmagorico ci potevano stare tutte. Stanno montando stand di ogni genere per arredare un’area che ogni anno si ingrandisce e migliora grazie alla sensibilità di un gruppo di persone che ad ogni stagione porta migliorie. L’ultima novità di questo centro è la messa in funzione del canale di sinistra: è possibile così sfruttare due canali contemporaneamente. Nella parte finale del percorso di destra hanno fatto un’onda spettacolare per fare surf e divertirsi. Ottima per i giovani che così possono prendere confidenza con il loro mezzo in tutta tranquillità.
Bene, tutto pronto, dicevo, per un grande evento. Peccato solo che il percorso disegnato per la qualifica da Michal Martikan sia semplicemente ridicolo e rovina, secondo me, la bella festa che potrebbe essere stata questa gara. Per la verità è stato fatto in collaborazione con il tedesco Sören Kaufmann che, probabilmente,  ha solo annuito e approvato le proposte fatte da un Martikan che domani ovviamente non prenderà il via. Dopo la delusione olimpica (il campione slovacco puntava al suo terzo oro e il bronzo è stato per lui  un ripiego) si è riciclato in questo ruolo e proposto dal comitato organizzatore, avvallato dall'ICF, ha disegnato i tracciati di gara. Mi dispiace solo per il tedesco che si è fatto abbindolare così miseramente. Lui che dopo la laurea in medicina e le sue medaglie ai mondiali in C1 è diventato responsabile di questa categoria nella squadra nazionale tedesca. Un tipo piuttosto taciturno, fatica a salutare quando ti incontra, bianchiccio di carnagione, sempre con le scarpe da ginnastica e il calzino a metà polpaccio. Poche parole, speravo però che avesse più polso visto che anche lui si era proposto per disegnare il tracciato di gara.
Staremo a vedere, ma dalle discese dei  forerunner di oggi si capisce che sarà una lotta per la sopravvivenza. Oggi lo slalom regredisce di 30 anni con tutte porte a due pali e combinazioni alla Dario Ferrazzi anni ’90. Ma se allora potevano starci oggi sono decisamente anacronistici fermando l’evoluzione di uno sport che dovrebbe continuare nella strada intrapresa: fluidità, velocità e continuità nel discendere il tracciato. Immaginatevi se in uno speciale gli sciatori sono costretti a rimontare a scaletta le porte! La progressione così facendo si interrompe continuamente per rimontare onde o per cercare di prendere porte in punti assurdi. Sette risalite, quindi asimmetrico, e 25 porte.

Domani i giudici di porta avranno il loro da fare, beato Giuseppe D’Angelo che dalle ultime notizie su Facebook viene dato turista in canoa su qualche laghetto alpino. Caro Peppino goditi  le vacanze e dormi sogni tranquilli cosa che non potresti fare se fossi da queste parti domani per le gare di qualifica... pazzesco! 

Seguite live su www.canoeliveresults.com e buon divertimento poi per i commenti ci sentiamo.

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Agosto 31, 2012, 06:47:27 pm
Risposta #21

Ettore Ivaldi

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Il cielo è tornato bigio e questa mattina la sveglia è stata la pioggia sulla mia casa viaggiante. Poi la giornata è corsa via veloce come il vento che ha disturbato le gare di qualifica. Gare... se si può parlare di gare o semplicemente sono state una rincorsa solo  al meno peggio da parte di tutti gli atleti. Lo spettacolo visto è stato deprimente: atleti di alto livello che lottavano per prendere porte messe in punti assurdi. Lo show poi arriva dall’argento olimpico Vavra Hradilek che in seconda manche scende con due telecamere sulla barca una in punta e l’altra in coda, quest’ultima la perde alla porta numero 10, ma prosegue imperterrito. Il risultato è che si migliora rispetto alla sua prima discesa di ben 2 secondi. Sono curioso di vedere quel filmato! Lo spettacolo poi è proseguito con la canadese donne obbligate a scendere anche se comunque tutte e 17 passavano di diritto in semifinale: un inutile martirio per le povere ragazze in ginocchio.
Dopo aver martellato a lungo il mio collega tedesco ho scoperto che Kaufmann non ha preso parte alla stesura del tracciato delle gare di qualifica.  Il fatto nasce, sembra, dall’impossibilità di comunicazione fra Martikan e Kaufmann. I due arrivano ad un solo accordo: lo slovacco avrebbe fatto il tracciato della qualifica e il tedesco quello della semifinale e finale che sulla carta sembra essere più accessibile e dinamico. Andate a leggervi “comeback to Canoe Slalom by Michal Martikan” scritto dallo stesso “fenomeno” solo lo scorso gennaio e vi renderete conto che se lui è stato ed è un grande campione in canoa non lo è certo fuori dall’acqua per coerenza e per idee che sembrano più quelle di un estraneo al nostro movimento. Sempre da indiscrezioni sembra che il presidente del boarding Pronon, dopo la demo run di ieri volesse cambiare fisionomia al percorso dello slovacco, ma il muro contro muro nato tra i due non ha portato poi a nessun cambiamento. Cosa pensare? Che un presidente ha meno potere di un atleta? Per quale motivo è stato proposto Martikan a disegnare il percorso? Avevo sollevato delle perplessità in consiglio di gara, ma mi era stato risposto che questa era stata la scelta del comitato organizzatore. 
Praticamente in tutte le categorie l’unico obiettivo ricercato è stato quello di non saltare porte, non certo quello di fare un percorso veloce. Il miglior  kappa uno, Joan Crespo, fa registrare il tempo di  111,11 ben sopra la massimo previsto dal regolamento internazionale che dice che il percorso ideale deve avere una durata approssimativamente sui 95” (rule 20.2 - ... As a recommendation for the course designers, the course should be navigable for K1M in a time close to 95 seconds). Perché scrivere le regole se poi non si rispettano?

Buon venerdì sera a tutti ci sentiamo domani per le semifinali e finali dei k1 men e dei C1 uomini e donne e che dio ce la mandi buona!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Settembre 01, 2012, 04:00:32 pm
Risposta #22

Ettore Ivaldi

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Siamo tornati a fare e a parlare di slalom grazie ad un percorso che almeno fino alla porta 16 ha una sua logica, peccato solo per le ultime tre porte che mettono in seria difficoltà le canadesi, pregiudicandone la scorrevolezza e la fluidità d’azione. Pioggia e vento hanno fatto il resto in questo finale di Coppa del Mondo di Slalom 2012. Poi tutti in vacanza tranne Junior e U23 che a Solkan (Slovenia) si giocheranno i titoli europei, ma questa è un’altra storia che speriamo di poter raccontare.

In C1 Slafkovsky si porta a casa l’oro della gara e la coppa del mondo di specialità 2012, davanti al basco Elosegui. Lo slovacco ha totalizzato in cinque gare  261 punti con due terzi posti (Cardiff e Pau) un quarto posto (La Seu), un secondo (Praga) e una vittoria (Bratislava). Bella progressione la sua in una stagione in un certo senso anomala visto che non poteva aspirare ad un posto alle olimpiadi riservato allo scontro diretto solo fra i suoi due compagni di squadra e cioè Benus e Martikan. Poi tutti sappiamo com’è andata a finire. Quindi il bravo Alexander ha preso questa stagione per concentrarsi su se stesso e per crescere tecnicamente e senza dannarsi più di tanto tra le beghe di casa - Devo ricordarmi di raccontare cosa gli  ho visto fare sull'acqua piatta per riscaldarsi - 
Nessuna sorpresa quindi nella canadese anche se  la stagione appena conclusa ha messo in luce i pagaiatori sloveni in grande crescita. Bravo Anze Bercic classe 1991 che sfiora la vittoria  a 0,84 mentre Benjamin Savsek, vincitore a Praga, fa registrare in finale il miglior tempo con 108,02, peccato per le 8 penalità. Chi sembra vivere in uno stato confusionale è il campione del mondo della specialità, Denis Gargaud Chanut, che dopo il divorzio sportivo con Fabien Lefevre non convince più come un tempo.

Finale Kayak maschile al cardiopalma, con una coppa già assegnata e vinta la scorsa settimana dal francese Daille. I primi quattro finiscono in 40 centesimi e la spunta Jure Meglic che torna alla vittoria in Coppa dopo 5 anni (l’ultima risale a Tacen 2007, se la memoria non mi tradisce). Il francese vincitore di Coppa centra un altro grande obiettivo quello cioè di prendere medaglie in tutte e cinque le prove, vincendo tre gare, un argento e un bronzo.  Indubbio il suo predominio in questa manifestazione, ora solo il futuro ci dirà se questa stagione è l’inizio di una nuova era all’insegna di Etiene Daille o se si è trattato solo di un momento di  eccitazione agonistica eccezionale sotto qualche buona stella!
In casa Italia bravo Giovanni De Gennaro che entra in finale e rafforza la teoria che già avevo enunciato precedentemente e che si riassume nel motto: lasciamo spazio ai giovani quando altri non sono più motivati e sul campo lo dimostrano in continuazione. Convocarli solo per giustificare il loro stato di atleti professionisti non mi sembra corretto per gli altri atleti e neppure per i contribuenti italiani.

Giornata conclusa con la finale delle donne in canadese... una sofferenza lunga e assurda. Su 10 finaliste solo sei non hanno salti di porta  e solo le prime quattro hanno fatto una discesa consequenziale, seguendo cioè l’ordine progressivo dei numeri in relazione alle porte, senza risalire cioè ampie zone di canale. Sembrava più di assistere ad una corrida dove il pubblico ad ogni porta fatta scandiva un liberatorio “olè”, mancava solo che dotassero i giudici di porta della famosa “muleta” per attirare le atlete verso la meta da conseguire. Molte di loro arrivavano al “Niagara” con sei “banderillas”  conficcate nel collo, per rendere l’ultimo atto ancora più crudele! Così non possiamo pensare che la categoria cresca. Urge cambiamento.

Buon sabato sera a tutti, io mi rintano nella casa viaggiante e cullato dal vento finisco il secondo libro della trilogia delle sfumature. La  speranza è che anche Mr. Grey qualche volta possa trovarsi  impreparato...

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Settembre 02, 2012, 07:16:12 pm
Risposta #23

Ettore Ivaldi

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Cala il sipario sulla Coppa del Mondo di Slalom 2012 e quasi sembra prenderci impreparati. In un attimo si chiude un capitolo lungo cinque mesi che ha coinvolto 412 atleti in rappresentanza di 38 nazioni di tutti e 5 i continenti. Ha toccato 5 diverse località, Cardiff, Pau, La Seu d’Urgell, Praga e Bratislava,  in 5 diversi paesi, Inghilterra, Francia, Spagna, Repubblica Ceca e Slovacca. Una Coppa del Mondo 2012 che ha avuto due facce. La prima è stata quella di un circuito di tre gare in preparazione ai Giochi Olimpici e che qualche volta e per qualcuno ha avuto sapori amari e tristi. L’altra faccia ha mostrato il futuro dello slalom per il prossimo quadriennio olimpico. Una Coppa del Mondo che ha anche evidenziato i suoi limiti e i suoi lati più oscuri, primo fra tutti la mancanza di un coordinamento generale fra le cinque tappe del circuito internazionale. Un solo esempio è la mancanza di un logo comune che contraddistingua la manifestazione indipendentemente da dove si svolge. Sembrano quasi gare assestanti e di secondo piano nonostante che il livello organizzativo complessivo sia di ottima qualità. Qualche volta però i comitati organizzatori si dimenticano delle necessità degli atleti come una bottiglia d’acqua o un frutto!  Questo scollamento fra organizzatori fa sì che la coppa del mondo venga presa per singola gara e ognuno la infiorisce come meglio crede, facendo passare in secondo piano la sua caratteristica principale che è la somma delle gare.

Oggi  C2 e donne hanno regalato belle emozioni. Ha contribuito la bella giornata di sole e il pubblico domenicale festoso e numeroso.

Ho seguito attentamente la gara del C2 perché mi interessava capire quanto bisogna osare per aspirare ad un buon risultato e i due equipaggi che alla porta numero 9 hanno scelto di rischiare facendola diritta hanno alla fine ottenuto i due migliori tempi. La gara è andata ai tedeschi  Anton Franz e Jan Benzin. Sì lo so già li conoscete perché loro gareggiano anche nella specialità canadese singola ed è solo da quest’anno che hanno deciso di raddoppiare con il C2. Ne è uscito un ottimo equipaggio e l’irruenza classica di Benzin sembra aver trovato pace e giusta collocazione sulla barca lunga. Lui pagaia sempre come un forsennato, ma oggi con ragion veduta, mentre il più giovane Franz - che cognome strano però - ci mette testa e un gran equilibrio in ogni situazione. “Continuità d’azione” ecco la ragione del loro successo oltre ad una grandissima abilità in acqua. Il secondo equipaggio che ha osato è stato quello dei polacchi dai nomi impronunciabili, per fortuna che non sto facendo una telecronaca, Szczepanski/Pochwala. Una bella barca con un grande futuro. Voglio spendere due parole anche sui vincitori della Coppa in C2 e cioè Labarelle/Peschier. Ritorna il tema precedente: due ottimi C1 che messi assieme fanno un eccezionale C2. Hanno vinto 3 gare su 5 (Pau, Seu, Praga) un terzo posto (Bratislava) e un 8^ posto (Cardiff) quindi direi una vittoria complessiva più che meritata.
Camporesi/Ferrari chiudono la coppa in 13esima posizione. Hanno conquistato una finale a Seu chiudendo in ottava posizione, poi due 15esimi posti (Pau e Praga), un 17esimo posto all’esordio (Cardiff) e un 11esimo nella tappa finale. Hanno ampi margini di miglioramento sia sotto il punto di vista fisico, che tecnico. Sembrano essere molto motivati e hanno dalla loro una società che li potrà sostenere anche per scelte future determinanti.  

Si sa che i momenti degli addii sono sempre tristi, avrei sperato di seguire tutto ciò il più tardi possibile invece temo che oggi ho assistito e visto  l’ultima discesa in una gara di Coppa del Mondo di un atleta che ha condiviso con me molti momenti della vita. Prima come giovanissimo compagno di squadra, poi come atleta-tecnico, quindi come grande amico. Ci lega una infinita stima reciproca nel rispetto di scelte che qualche volta non sono sempre state condivise, ma poco importa se si ha fiducia in un rapporto. Era per la verità tempo che mi aspettavo questa decisione e averlo visto gareggiare in queste ultime due gare di Coppa lo considero un regalo che lo slalom ci ha voluto offrire. La scelta di lasciare arriva per mille motivi, la speranza  è che qualcuno possa avere la lungimiranza di capire quanto Erik Masoero oggi possa essere utile al movimento della canoa slalom italiana fuori dalla canoa. Spero anche che chi di dovere abbia per una volta l’intelligenza di capire che le persone con capacità, cultura e saggezza possono essere usate al fine di migliorare anche il proprio stato di ignoranza ed invidia che detta e ha dettato scelte assurde con l’unico scopo di eliminare dal circuito persone scomode. Il mondo è bello e siamo qui di passaggio, direbbe la mia saggia nonna, quindi vediamo di non sprecare tempo e dare speranza ai nostri giovani... c’è spazio per tutti!

Le donne sono gioia e dolori anche sportivamente parlando. Coppa 2012 alla slovena Ursa Kragelj che oggi si è difesa alla grande con un bronzo che ha consolidato la sua posizione di leader assoluta alla vigilia. La gara invece l’ha vinta la padrona di casa Jana Dukatova su Katerina Kudejova. Mi è piaciuta, specialmente in semifinale, Viktoria Wolkffard. La giovane austriaca classe 1994 che quest’anno ha concluso la scuola superiore e si  è lanciata subito a testa bassa in canoa full time. I risultati si iniziano già a vedere anche se dovrà lottare contro compagne di squadra del calibro di Kuhlne e Oblinger, ma si sa bisogna sempre spingere senza farsi intimorire da i grandi nomi... anche loro ogni volta che scendono in acqua devono dimostrare sempre di essere all’altezza di quanto già conquistato. Non è forse lo slalom bello proprio per questo?

A me non rimane che ringraziare i lettori, che sono molti,  per l’attenzione che hanno voluto dedicare alla Coppa del Mondo di Slalom 2012, nella speranza di non aver annoiato nessuno e con la consapevolezza che non sempre si riesce a raccontare tutto quello che si vorrebbe per mancanza di tempo e per cose che a volte sfuggono inconsapevolmente.  

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi  

P.S. seguirà prossimamente l’analisi dettagliata di Coppa che quest’anno è arrivata alla terza edizione. Per eventuali domande o approfondimenti rimango a disposizione anche via e-mail ettoreivaldi(chiocciola)alice.it