Autore Topic: "L'assassinio dell'impossibile"  (Letto 5275 volte)

Novembre 27, 2011, 10:23:44 pm
Letto 5275 volte

Vittorio Pongolini

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 595
  • Testo personale
    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
C'erano tanti bambini alla 24^ Rassegna. Molti più degli altri anni. Mi ha fatto molto piacere vederli felici ad applaudire al termine dei bellissimi filmati proiettati sul grande schermo del teatro San Fedele. Anche diversi teen-agers erano molto contenti di essere presenti a questo classico appuntamento serale di metà autunno. La mia nuova attuale condizione  di "presentatore di supporto" al bravo Massimiliano mi dà la possibilità di valutare aspetti che prima non ero in grado di valutare per il turbillon di eventi organizzativi e logistci che richiede la Rassegna.  E  ho avuto modo di pensare. E ho pensato che questi possibili futuri canoisti e quest canoisti in erba hanno visto immagini bellissime di kayak e canoe che solcano fiumi e torrenti meravigliosi in posti lontani e vicini del mondo e di mari che offrono spettacoli naturali davvero unici. Avranno senz'altro riflettuto su come emulare i grandi interpreti di questi filmati. Non c'è dubbio che una mente giovane voglia arrivare a percorrere le stesse vie percorse dai loro epigoni.  Ma, ahimè, hanno avuto anche modo di pensare  che di canoa si può perdere la vita! E questo è tremendo, sia per chi la perde che, soprattutto, per lo sviluppo di una mente giovane.
E allora mi è venuto in mente di fare una richiesta ai bravissimi interpreti dei filmati: dovete mettere in conto molte più possibilità oggettive oltre a quelle che soggettivamente considerate quando affrontate il passaggio di un fiume difficilissimo. Metteteci anche dentro che una sciocchezza può rovinare una vita. E non ne vale la pena! La sfida all'impossibile e l'adrenalina che procura non deve diventare una abitudine.
Anch'io sono stato un canoista estremo degli anni '70, '80 e '90 e so cosa vuol dire provare il piacere di superare ciò che altri pensavano fosse impossibile da scendere. Mi sono divertito moltissimo. Ma l' attrezzatura che avevo a disposizione non mi consentiva di affrontare fiumi e torrenti con difficoltà oggettive così elevate - con una Dancer XT, per non parlare delle barche in resina, non si poteva fare ciò che si affronta oggi, men che meno con un C1 Giramax - e anche le tecniche erano meno esasperate, - l'eskimo si faceva in un modo solo, ed eri già bravo se lo facevi a destra e a sinistra -  adatte a quello che erano le richieste del corso d'acqua per consentirti una discesa senza danni personalii.
Io credo che le attrezzature di allora garantissero una sorta di impossibilità a scendere passaggi troppo difficili, una "immunità verso il limite della sopravvivenza" . Sì, erano  una garanzia di sussistenza. Oggi non esiste più, e una mente giovane non pensa ai limiti oggettivi, solo a quelli soggettivi. Ma non sempre bastano per la vita.
E allora è necessaria una nuova etica oggettiva che sia il risultato delle considerazioni emerse dai troppi luttuosi eventi di questi ultimi anni..
Voglio infine dirvi che questo mio intervento, che porterà senz'altro ad ampie considerazioni da parte di tutti, nasce dalle considerazioni riguardo ad un articolo scritto nel '68 da Reinhold Messner, relativamente all'utilizzo in montagna di chiodi ed attrezzature per l'arrampicata artificiale. Egli lo definì "l'assassinio dell'impossibile": io lo voglio ricollocare in un duplice significato, cioè sia nei riguardi della attuale possibilità, grazie alle tecniche e ai mezzi a disposizione, a scendere passaggi e fiumi che solo quindici anni fa erano ritenuti impossibili - questi due impostori hanno ucciso l'impossibile - , e sia relativamente a ciò che il passaggio impossibile, assassino, inteso come nemico, si sta, portando via, e cioè le giovani vite di troppi bravissimi canoisti.
Il margine tra queste due condizioni, spiegate da questo brevissimo aforisma, quasi una sentenza, si è assottigliato troppo! Deve essere la ricerca di questo margine il vostro limite, ragazzi. Che ognuno pensi ai limiti dettati da entrambi i significati e a dove possono arrivare, ma in senso oggettivo! Soggettivamente siete bravissimi, ma non vi basta come garanzia di  sopravvivenza!
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

We can't afford to squander more of our rivers with dirty dams when real clean energy solutions exist. But... we have to be realistic with our actual energy consumptions!

Novembre 27, 2011, 11:45:00 pm
Risposta #1

Gigi Rizzitelli

  • Md Member

  • Offline
  • ***

  • 24
    • http://hammer-crew.com
Soggettivamente siete bravissimi, ma non vi basta come garanzia di  sopravvivenza!

[/quote]

 Detto questo,purtroppo bisogna constare che gli incidenti in kayak avvengono troppo spesso quando si abbassa la guardia, quando trovi la sorpresa che non ti aspettavi. Sul “passaggione”, sulla rapida impegnativa siamo concentrati al massimo, tutte le energie sono indirizzate alla buona riuscita,sono valutate le strategie alternative di salvataggio, di fuga dal pericolo oggettivo. Mentre quando ci si rilassa,si pensa che il difficile sia superato, sono in agguato le insidie sul fiume, anche sul primo grado di difficoltà, sul tratto banale, che magari abbiamo percorso tante volte. Ma questo è il nostro sport, quella percentuale, se pur minima, di rischio per quanto si possa ridurre rimarrà sempre. E’ quella famosa linea sottile che separa l’avventura dal pericolo, la vita dalla morte. Per quanto tu possa diventare bravo, allenato,esperto,preparato,ecc. non sarai mai il più forte. La Natura è un elemento imbattibile, sarà sempre più forte di te.
E’ per questo che ci vuole il rispetto, il rispetto per la forza della Natura, bisogna ricordarselo sempre.



 

Novembre 28, 2011, 11:01:46 am
Risposta #2

Patrik Consalvo

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 251
  • Testo personale
    HSK

Come dice il mio caro amico canoista...Carlino :

" Se stai sùr divano dè casa, o ar centro commerciale, c'hai meno
possibilità dè fatte male !"


Allora dopo i tragici eventi di luglio, decido di starmene un pochino tranquillo
avendo solo una settimana di ferie......vado a fare un giro in vela ad Amalfi
e mi trovo ad assistere a quanto sotto riportato :
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/08/20/news/amalfi_cade_serranda_dal_terzo_piano_turista_muore_sul_colpo_un_altro_ferito-20669974/
Vabè rientro a lavoro che è meglio...ed ecco che lo sport
estremo per eccellenza  S.a.R
Scootering a Roma ( 19.000 incidenti nel 2010!!!!!!) colpisce anche me :
Frattura delle vertebre D 4-5-7, e per poco non rimango in carrozzina a vita.
Detto quanto sopra, e precisando che sono più contento di vivere di prima,
resto sempre più convinto e consapevole caro Vittorio che:
" A chi tocca nùn sè ingrugna !"
Dovendo scegliere il "modo", non avrei alcun dubbio in merito!

A presto in fiume

Patrik



Patrik
HSK

Novembre 29, 2011, 01:15:56 pm
Risposta #3

Andrea Gangemi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 377
  • Testo personale
    La vita e` un lungo traghetto.
    • la sezione kayak di harzack
Io registro con piacere una abitudine degli  ultimi tempi nei video di canoa.
Dopo anni di riprese con passaggi pennellati ma sospettosamente tagliati all'ultimo momento, sempre più spesso vengono proposti anche gli errori.

Se fatto con il giusto tatto (non in stile macelleria alla real tv) può essere un buon modo per riportare le azioni nella loro giusta luce.
Andrea Gangemi
www.alpikayak.it
Canoa Senza Frontiere - Torino

Dicembre 13, 2011, 08:32:30 pm
Risposta #4

Vittorio Pongolini

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 595
  • Testo personale
    Healthy rivers, lakes and seas are priceless!
Ragazzi, avete pudore ad affrontare questo argomento? C'è forse una indecisione nel dare delle risposte per il timore di rivelare la propria coscienza? Mi sembra la stessa condizione che si crea quando ci si trova davanti ad un passaggio difficile e nessuno sa chi deve farlo per primo e tutti aspettano di vedere come viene sceso dall'altro. Questo è un argomento serio: si tratta di evitare di farsi del male e di evitare con tutte le proprie forze che qualcun'altro diventi un ricordo di cui parlarne solo al passato.
Reinhold Messner ha dimostrato che è stato possibile diventare il più grande alpinista del mondo rifiutando i compromessi concessi della attrezzatura (poi, ahimè, due anni dopo l'uscita delll'articolo "L'assassinio dell'impossibile", scritto come presa di posizione, suo fratello Gunther morì sul Nanga Parbat...). Ma con questo non voglio condannare l'attrezzatura a disposizione che è superlativa. Voglio solo abbassare il rischio, la percentuale di azzardo, tutto qua.
C'è molto da contemplare su questo aspetto.
Vittorio Pongolini - Canoa Club Milano

We can't afford to squander more of our rivers with dirty dams when real clean energy solutions exist. But... we have to be realistic with our actual energy consumptions!

Dicembre 14, 2011, 01:22:11 pm
Risposta #5

maurizio.beccafichi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 139
Non è pudore, l'argomento interessantissimo è di quelli seri che mi tocca molto.
C'è molto da dire, niente da completare e personalmente alimento la brace del pensiero profondo e poi interverrò, forse!
Avanti a chi vuole.
Saluti.
Maurizio Beccafichi
 

Dicembre 14, 2011, 05:44:32 pm
Risposta #6

Stefano Franchi

  • Md Member

  • Offline
  • ***

  • 16
Non è pudore, l'argomento interessantissimo è di quelli seri che mi tocca molto.
C'è molto da dire, niente da completare e personalmente alimento la brace del pensiero profondo e poi interverrò, forse!
Avanti a chi vuole.
Saluti.
Maurizio Beccafichi
 

Caro Maurizio, anzi caro Presidente
le mie partecipazioni in questo forum sono rarissime; non avendo molto da dire, preferisco leggere le considerazioni di chi è moolto più "navigato" di me ( è proprio il caso di dire).
Questa volta però voglio esprimere il mio parere.
Pur non essendo un canoista da fiumoni e passaggioni, cerco sempre di migliorare ed aumentare le mie capacità canoistiche per spostare più in alto il mio limite tenendo sempre a mente una cosa:
non si diventa più forti o più "fichi" cimentandosi in discese per le quali si è consci di non essere ancora all'altezza (e che forse non lo si sarà mai), a volte ci vuole più pelo sullo stomaco a rinunciare davanti a compagni di discesa ben più preparati di noi che non a buttarsi- per non essere da meno degli altri - confidando nella buona sorte e nella capacità del gruppo di tirarci fuori dai guai.
Tenacia, preparazione e valutazione delle proprie capacità dovrebbero essere le doti sulle quali fare più affidamento oltre - ovviamente - al piacere di condividere la passione e l'adrenalina con gli amici di sempre.

Dicembre 15, 2011, 01:33:07 pm
Risposta #7

Alan Sacchin

  • Md Member

  • Offline
  • ***

  • 17
Ciao a tutti...ho iniziato ad andare in canoa 3 anni fa e vado in montagna da oltre 10...premetto che secondo me le due discipline hanno molto in comune, ma il modo di intenderle è per alcuni molto diverso: in alpinismo esistono le free solo (arrampicate senza corde) discese ripide (che se cadi muori) e molte altre attività rischiose...ma queste non sono viste come degli errori...ogni persona che si dedica a queste attività conosce il rischio che corre...perchè con la canoa dovrebbe essere diverso?
Quello che intendeva Messner era il non utilizzare materiali nuovi che rovinano la montagna e l'etica di salirla...per quanto riguarda la canoa invece non si rovina proprio nulla...una volta andavano ad arrampicare con gli scarponi rigidi...adesso nessuno più li usa e utilizzano tutti le scarpette...ovviamente i gradi di difficoltà si sono alzati di molto...stessa cosa vale per le canoe no??
Ognuno di noi conosce se stesso e i propri limiti...e DEVE conoscere anche l'ambiente ostile in cui va a "giocare"...poi sta sempre a noi decidere quanto il gioco vale la candela!!
Questo è il mio modesto parere
Alan

Dicembre 16, 2011, 09:20:09 pm
Risposta #8

maurizio bernasconi

  • Full Member

  • Offline
  • ****

  • 239
La sfida con la Morte, o meglio, il rischio mortale che il canoista pare disposto a prendersi... ok. D'altronde che altro si potrebbe sfidare... che altro ci sarebbe in giro, nell'Universo? Mica tutti si contentano di sfidare la Sanbenedettese evidentemente, se no non saremmo qui a parlare. E poi in generale durante la discesa nessuno pensa proprio a sfidare la Morte, magari bada a non sbelinarsi una spalla, ma proprio a duellare con Madama della Falce non ci pensa. Dunque quello che si cerca, se non è il duello, sarà il piacere, che  consiste pur sempre nel fare almeno un dispetto a suddetta Vacca la Morte (e dalle mie parti adoriamo le Vacche, non si creda!).
Però, come tutti i piaceri, anche buttarsi nei pericoli è sempre deludente e ciò principalmente perché durano troppo poco. La fase vera e propria di godimento dinamico e meccanico che proviamo durante il passaggione, il rapidone o nel chilometrone pesante e continuo, ha una durata relativamente breve, ma si sa che dall'inizio dei tempi l'uomo (e dico l'Uomo non a caso) s'è sempre dedicato con acribia a procurarsi i brevi, fugaci, evanescenti piaceri a prezzo di indicibili disillusioni, amarezze, seccature, spese, senza contare lo sproporzionato sperpero di energie e i chilometri in macchina.
E poi che piacere del cavolo sarebbe il passaggione, ammettiamolo! Prima di farlo devi rimuginarci sopra ansiosamente, poi tremano le gambe, la pressione dentro ti sgonfia, perdi le forze, la pagaia pare un crampo ai polsi, finalmente parti e se tutto va bene, ti diverti per 18 secondi e allora inizi a godere perché almeno è fatta.
Il chilometrone no, in effetti quello procura ben altra libidine. Comunque sempre si tratta di 6 minuti e 18 secondi, attimo più attimo meno. Che non è godimento da poco, lo ammetto, visto il pianeta stitico di cose belle sul quale siamo capitati.
Evidentemente quegli orgasmi fluviali avranno un senso e una ragione anche se il dott. Freud non ne ha mai parlato (ipotesi da approfondire).
E' che i nostri guizzi estremi danno talvolta un pizzico di assuefazione ed è lì che potrebbe stare lo zampino mefitico.
Il gatto che arrampica, si sa, dispone di sette vite sette, il gatto che pagaia ne ha dieci o venti volte il doppio. Ho visto eserciti di pagaiatori di tutte le risme infilarsi nei dintorni stetti del disastro per uscirne sempre in vita, con tecniche magari eterogenee, spesso senza rendersene conto. Non ho mai capito perché, non so cos'abbiamo fatto di buono noi canoisti per meritare un simile trattamento, ma è un fatto. Per arrivare alla tragedia pare occorra accumulare un numero inverosimile di concomitanti e convergenti concause, negligenze e sfighe. Nonostante questo però, anche se venti volte il doppio di sette facesse duecentonovanta, alla fine...
ecco, credo che sia proprio questo il punto, è un fatto di numeri: la statistica  ci ucciderà. Quando ti parrà di aver già giocato un po' troppi jolly forse dovrai pensare allora a una soluzione. In un prossimo messaggio al forum rivelerò come può organizzarsi il canoista che ha già giocato uno sproposito di jolly e comunque, nonostante che abitino la Terra oltre sette miliardi di individui e non si trovi in nessun modo parcheggio, si ostina a voler vivere ancora.