Autore Topic: BOURG ST.MAURICE 1969 - per veri amatori della canoa slalom  (Letto 14443 volte)

Gennaio 03, 2010, 11:50:44 am
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Ettore Ivaldi

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Andate su: http://www.ina.fr/sport/autres-sports/video/CPF04006349/les-eaux-vives.fr.html 

Non potete perdervi questo spettacolare video sui Campionati del Mondo di Bourg St. Maurice 1969
... che spettacolo!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Gennaio 03, 2010, 06:25:35 pm
Risposta #1

roberto.bussolino

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che bello!!! sembra quasi un altro mondo!!! evoluzione incredibile, in tutti i sensi, barche, pagaie, tecnica ecc...
P.S. ho notato un sacco di pagaie mancine, ormai praticamente scomparse.

Gennaio 28, 2010, 06:08:42 pm
Risposta #2

Giuseppe D'Angelo

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Bellissimo, che emozione rivedere quelle immagini ! Un fiume difficilissimo, disceso con barche di vetroresina (e attento a non toccare) e con i paraspruzzi che si aprivano in ogni buco...tenuti stretti con una camera d'aria di bicicletta. E bostik sulle cuciture...
C'eravamo anche noi vecchi ! Al mattino allenamento in discesa e poi al pomeriggio slalom.
Zitti e correre.
Ricordo ancora la paura ad affrontare la rapida "la machine à couper jambon (l'affettatrice)", che se si chiamava così.... c'era un bel motivo. Avanti a noi a farci strada Michael Magdinier, un nostro amico francese che conosceva bene il fiume, ma di lui si intravedeva solo la penna che portava infilata in cima al casco. Che fiume, quattordici kilometri tutto terzo e quarto.
Lo slalom poi da paura, e dal filmato si intuisce bene.
Avevo 18 anni.

Nella foto che vi allego si riconoscono Roccato, Testa, Puccini del CC Verona e noi di Ivrea, Roberto, Mario ed io.
Bei risultati: Roberto 7° assoluto nei mondiali vinti dal francese Peschier (Padre) che videro il ritiro di tutte le squadre dell'est per i fatti legati alla politica fra le due germanie.

Grazie Ettore, bella segnalazione ....

Peppino D'Angelo

Gennaio 30, 2010, 09:46:26 am
Risposta #3

Ettore Ivaldi

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Carissimi Beppino, grazie per la foto che stamperò e metterò al Club a ricordo dei primi atleti scaligeri che hanno partecipato ad un campionato del mondo. Purtroppo Roccato e Testa non sono più con noi fisicamente, ma con l'anima e il ricordo sicuramente. Manner Puccini è sempre presente alle nostre feste ed è un ottimo cuoco!
Ne approfitto per  chiederti chi è  Luciano Peretti,  anche lui partecipò a quel mondiale chiudendo al 39esimo posto e 8 a squadre (così riportano le classifiche),  ma non mi è dato sapere nulla di lui.

Tanto per la cronaca a quel mondiale esordì  Norbert Sattler, 16 anni, due anni dopo conquistò il mondiale a squadre e alle olimpiadi del '72 mise al collo l'argento e nel '73 vinse il mondiale individuale. Per molti della mia generazione fu per molto tempo il nostro idolo e la sue imprese sportive  hanno  fatto la storia dello slalom mondiale.

Mario Di Stazio chiuse al 19esimo posto... per completezza d'informazione.

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Gennaio 31, 2010, 11:50:00 am
Risposta #4

Giuseppe D'Angelo

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Ettore, ma dove le trovi tutte queste notizie storiche ? Io manco mi ricordo come mi ero classificato in quei mondiali ai quali partecipai sia in discesa sia in slalom (se riesci fammelo sapere, anche per Merano 71 e Schwitz 73)...
Ci sono pubblicate da qualche parte ?
Luciano Peretti era un buon atleta dell'Ivrea CC e da tanti anni vive in Africa. La sua carriera si fermò però a quei mondiali giacchè già nel 1971 a Merano nella squadra nazionale di Slalom (che era tutta eporediese) entrò Alberto Mazzarella.
Ho dei lontani ricordi: normalmente la squadra nazionale di slalom per diversi anni fu formata da Mario Di Stazio, mio fratello Roberto ed io.  Evidentemente per quella gara fu scelto lui.

Ho cercato altre notizie, che ho trovato sul libro di Roberto "La canoa: una storia eporediese" pubblicato in occasione del mondiali di discesa 2008 e da cui ho tratto la nuova foto che allego.
La squadra di Slalom era composta dai quattro atleti di Ivrea, mentre mi sembra di ricordare che il C2 di Testa/Roccato ed il C1 di Manner Puccini parteciparono solo alla discesa. Ti risulta ? C'erano anche Andrea Alessandrini e Bruno Roberto del CC Milano (o forse già del Gruppo Milanese Canoa).
Nostro accompagnatore era il mitico Vittorio Visconti, indubbiamente uno dei maggiori propulsori nella storia della canoa italiana ancora figlia povera della Federazione Italiana Canottaggio e allenatore Willi Gerstgrasser, grande campione degli anni 50' 60' di Merano, scomparso di recente.

E' vero Sattler fu un grande campione e fra i primi ad infrangere la tradizione che vedeva vincitori solo e sempre gli atleti della DDR. Il più grande fu però sicuramente Siegbert Horn vincitore in K1 dei giochi di Monaco nel 1972 (a cui prendemmo parte anche noi) avanti a Sattler per pochissimo.
Guardati a vista dai loro accompagnatori erano innavicinabili e si poteva tentare solo di copiare quello che facevano durante gli allenamenti. Ed erano una spalla sopra a tutti....

Bene, questo "sharing" di informazioni mi piace....altre cose da aggiungere ?

Peppino

PS nella foto non ci sono Sandro Roccato e nemmeno Vittorio Visconti che però compaiono in altre immagini nel libro citato.
in questa foto il primo è appunto Luciano Peretti, poi Roberto D'Angelo, Roberto Bruno, Andrea Alessandrini, Giuseppe D'Angelo, Manner Puccini, Willi Gerstgrasser. Accovacciati, Mario Di Stazio e Gianfranco Testa

Gennaio 31, 2010, 01:37:32 pm
Risposta #5

Hansjoerg Mayr

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Ciao Peppino,

scusa se mi intrometto ma volevo solo darti alcune informazioni su quanto stai cercando. Su You Tube trovi alcuni filmati sui Camp.mond. di Merano '71 fatti dal mitico Guglielmo Granacci. http://www.youtube.com/watch?v=4oxuxue2gWw.
In questi filmati vi si vede tutti quattro in gara: te, Roberto, Mario Distazio e Alberto Mazzarella. Comunque divertiti a riconoscere altre persone note della canoa Italiana di quei tempi.

Fu l'anno in cui  anche noi meranesi iniziammo a fare le nostre prime gare dopo l'era dei fratelli Gerstgrasser.   

Quanto ai risultati di tutti i mondiali di canoa slalom e discesa entra in Wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/1949_ICF_Canoe_Slalom_World_Championships.

Saluti
Hansjörg

 
     

Febbraio 01, 2010, 08:38:22 pm
Risposta #6

Giuseppe D'Angelo

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Grazie Hansjorg, davvero belli quei filmati e ce ne sono molti altri che sono davvero la storia della canoa italiana.... bisogna assolutamente che la FICK li pubblicizzi sul proprio sito.
Hai ragione è stato divertente riconoscere tante persone, anche dello SC Merano, che abbiamo conosciuto bene in occasione dei nostri lunghi ritiri collegiali sul Passirio. Una vita fa.....
I complimenti vanno però a Granacci per la paziente opera di recupero. Davvero un lavoro immane.

Invece su Wikipedia ci sono solo i risultati dei primi tre...qualcuno ha le classifiche complete ?

Peppino

Febbraio 01, 2010, 09:37:18 pm
Risposta #7

Ettore Ivaldi

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Allora… altro set:  tocca a me, Tu preparati Peppino!


Tu non partecipasti al mondiale in slalom a Bourg St. Maurice nel 1969 o perlomeno non sei in classifica, ma eri al via in discesa come Sandro Roccato e  Gianfranco Testa in C2 (chiusero al 18esimo posto – qui però vado a memoria). Anche Manner Pucccini – 25esimo - fece solo la prova  classica – si direbbe oggi -   che fu la gara in assoluto più lunga nella storia dei campionati del mondo.

Ai mondiali di Merano nel 1971 ti classificasti  al 34esimo posto e 11esimo a squadre con Di Stazio e tuo fratello. Mentre ai mondiali sulla Muotathal (Svizzera) nel 1973 la classifica ti vide chiudere al 31esimo posto e sempre 11esimo a squadre, sempre con gli stessi compagni. Il quarto uomo a Merano fu come hai ricordato tu Alberto  Mazzarella 64esimo, mentre in Svizzera esordì Georg Hager che arrivò 56esimo. Il meranese, che tutt’oggi gareggia nella categoria master,  è del tuo anno di nascita ed è nato il mio stesso giorno, ma 14 anni prima.  Nello scudo crociato la DDR conquistò  3 ori, 3 argenti e 4 bronzi, ma la superiorità andò scemando piano piano fino cioè al 1977 ultimo mondiale a cui la Germania dell’Est partecipò. Il motivo fu molto semplice: lo slalom non era stato confermato ai giochi olimpici neppure per l’edizione del 1980 a Mosca. A tutt’oggi le statistiche delle medaglie vinte ai campionati del mondo vede la Repubblica Democratica Tedesca guidare la classifica con 49 ori, 42 argenti e 30 bronzi alle sue spalle rincorre la Francia con 43 ori. Quindi a distanza di 32 anni dall’ultima partecipazione degli atleti della Germania dell’Est continua comunque ad essere leader nella speciale classifica di medaglie vinte nelle prove iridate dello slalom. 

Giuseppe D’Angelo nel 1972 ai Giochi Olimpici chiuse al  18esimo. La prima manche non fu eccezionale viste le 120 penalità, meglio in seconda con 30 penalità. Per i giovani ricordiamo che le penalità dipendevano  se toccavi il palo dall’esterno o dall’interno, nel primo caso erano 15 i secondi oppure 10. Qui chiedo conferma al Giuseppe D’Angelo arbitro internazionale che magari ci fa anche la storia dei vari cambiamenti di regolamento. Le porte erano in discesa, risalita e retro.
Per restare in tema Olimpiadi c’è da aggiungere che dopo il ritiro ufficiale dalle competizioni degli atleti della DDR si coprì il canale di Leipzig: copia fedele di quello di Augsburg costruito appositamente anni prima per far allenare i propri atleti nello specifico: pensate quanto avanti erano anche dal punto di vista metodologico dell’allenamento. Avevano capito decenne e decenni prima quello che noi oggi cerchiamo durante l’inverno in paesi caldi!  I tedeschi dell’est avevano canoe color marroncino perché da studi avevano visto che era il colore che permetteva di concentrarsi meglio e non disturbava l’attenzione. La Germania dell’Est, alle Olimpiadi del 1972 a Monaco, puntò molto sulla canoa slalom perché le medaglie in palio erano numerose.  Su 12 medaglie conquistarono tutti  e 4 gli ori a disposizione e 1 bronzo; la Germania dell’Ovest conquistò  3 argenti e 1 bronzo, mentre le altre medaglie andarono alla Francia nel C2 bronzo, all’Austria argento per l’appunto con Norbert Sattler, e un bronzo in C1 agli Usa a Jamie McEwan. Quest’ultimo fu l’unico atleta che vent’anni più tardi partecipò anche alle Olimpiadi del ’92, cioè quando la canoa slalom rientrò nel panorama olimpico. Chiuse  in 4 posizione in C2 con Lecky Haller.

Passiamo al secondo argomento: la scelta di chi è stato il più grande in quell’epoca non è facile anche se su “To Win the World” di Bill Endicot si legge: There is only one paddler with a better record of Norbert Sattler, East Germany's Siegbert Horn, who won everything Sattler won, as well as the Olympics”.

E questa la dice lunga!

Grazie anche a Hansjoerg Mayr che ci ricorda l’indirizzo per riguardare le immagini del mondiale del 1971, fa sempre molto piacere vedere quelle imprese. Hansjoerg partecipò a due mondiali di slalom nel 1975 a vent’anni dove arrivò 29esimo e 10^ a squadre con Alberto Spoladori e Roberto D’Angelo e  nel 1977 a Spittal 26esimo e sempre 10^ a squadre. Qui, non ricordo bene,  ma tra la prima e seconda manche successe qualche cosa tanto che si cambiò un atleta dei tre della prima discesa, forse Mayr ci potrà chiarire la cosa meglio – grazie.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi 


Febbraio 02, 2010, 02:43:12 pm
Risposta #8

Giuseppe D'Angelo

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Ettore, ma come si fa a competere con la tua memoria ?! Sei preparatissimo ... anche su periodi che non ti hanno visto direttamente interessato. Grazie, almeno ora so con certezza che mi classificavo sempre a metà classifica, era il mio target e ho fatto bene a dedicarmi ad altro!
In verità poi, prima di diventare Giudice, ho messo in canoa ad Ivrea decine e decine di ragazzini, molti dei quali sono diventati atleti di rilevo.
Però devo smentirti sullo Slalom di Bourg del 1969. Ho partecipato, eccome ! Ho diverse foto in gara con una splendida Prijon bluette di diolene (erano le prime barche che non si rompevano subito) che sostituivano le "micro" della ASA di Alessandrini che avevamo usato sino ad allora.
Strano che il mio nome non risulti in classifica.
Delle olimpiadi mi ricordavo, mi sono vantato un sacco per quel 18° posto avanti ad atleti di grande valore. A rivedere oggi quelle classifiche e quei distacchi...viene da ridere, davvero un altro mondo.
Belle le informazioni che dai sugli atleti della germania est. E' vero, avevano queste strane canoe marroncine che ai nostri occhi sembravano costruite chissà con quali materiali segreti. Scopro oggi che i motivi erano diversi.

Hai accennato alle diverse modalità di assegnare le penalità, a quei tempi ben diverse da quelle di oggi. Certo è che gli atleti erano costretti a passare esattamente nella porta e questo non consentiva di "tagliare" le porte o di anticiparle. Si vede anche dai filmati di Bourg e di Merano. Anche i grandi campioni si fermavano nelle risalite ben dietro rispetto alla porta e analoga cosa succedeva per  le porte in retro.
Vediamo un po' di ricostruire, se mi ricordo bene.

Dunque. Nei premondiali del 1968 a Bourg ho visto per l'ultima volta la porta con le paline "nere". Veniva posizionata in una morta e l'atleta poteva decidere come attraversarla: se era bravo la passava direttamente in discesa, altrimenti la risaliva. I tempi di gara consentivano di fare scelte oculate in base alle proprie capacità ed al rischio che si poteva assumere.  I canoisti più anziani raccontavano che esistevano anche altre tipologie di porte, ma di questo non ho memoria se non delle vecchie paline con colori diversi trovate in quei tempi nelle soffitte del club. Se non vado errato in quell'anno il salto di porta prevedeva ancora 100 secondi di penalizzazione.

Dal 1969 in poi però i ricordi sono un po' più chiari: palina sinistra bianca e rossa, palina di destra verde e bianca (colori della marineria, babordo e tribordo). C'era la porta in retro e la porta "tempo" per le gare a squadre, da superare dalle tre imbarcazioni in non più di 15 secondi. Normalmente percorsi da 30/32 porte intorno ai 5/6 minuti di gara. Due manche e, come oggi, si sceglieva la migliore.
L'intera canoa doveva passare nella luce della porta e le paline erano posizionate a pelo d'acqua. Un tocco con passaggio corretto 10 punti di penalità, un tocco dall'esterno ma con passaggio corretto 20 punti di penalità. Porta saltata 50 punti.
I passaggi erano difficilissimi da giudicare perchè a volte la canoa comunque passava sotto le paline ed il giudice doveva stabilire di quanto era passata fuori dalla porta. Pensavi di aver fatto 0 e ti trovavi con un bel 20 !
Non solo, punta e coda dell'imbarcazione dovevano essere più alte rispetto al pozzetto, nel progetto di costruzione.

Poi le porte diventaro quelle attuali, tutte rosse per le risaliti e tutte verdi per le discese. Il 20 sparisce e si può finalmente "tagliare sotto". Il problema per i giudici a seguito di questa innovazione diventa la "retro", in quanto bisognava verificare l'esatta posizione dell'imbarcazione al momento del passaggio. E ovviamente i passaggi erano esattamente paralleli alla linea di porta.
L'avrà fatta in retro o in avanti ? Discussioni interminabili, anche allora !
Sparisce anche la retro e le penalità diventano di 5 punti. Le canoe, senza più restrizioni, diventano sempre più basse e costruite apposta per poter passare sotto.

Il resto è dei giorni nostri, 2 punti, mentre il 50 è rimasto sempre attivo ed il passaggio ad una sola palina.

Una bella gara oggi la fa anche un bravo tracciatore che sa miscelare sapientemente la difficoltà del fiume e delle porte, e che tiene anche in conto di dove i giudici si possono piazzare per controllare bene i passaggi.
Ho scritto due righe su questo tema sul nostro sito degli UU.G. che vi invito a leggere:
http://digilander.libero.it/arbitricanoa2/il tracciatore slalom/tracciatore del percorso di Slalom 2010.htm

Ho continuato a guardare i filmati di Granacci su Youtube; ci sono altre importante manifestazioni (San Pellegrino, Sieve) che meritano di essere viste.

Abbiamo esaurito gli argomenti o continuiamo ?

Peppino


Febbraio 02, 2010, 08:45:19 pm
Risposta #9

Giuseppe D'Angelo

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 :-[ NB link esatto: http://digilander.libero.it/arbitricanoa2/il%20tracciatore%20slalom/Il%20tracciatore%20del%20percorso%20di%20Slalom%202010.htm

Ettore, ma come si fa a competere con la tua memoria ?! Sei preparatissimo ... anche su periodi che non ti hanno visto direttamente interessato. Grazie, almeno ora so con certezza che mi classificavo sempre a metà classifica, era il mio target e ho fatto bene a dedicarmi ad altro!
In verità poi, prima di diventare Giudice, ho messo in canoa ad Ivrea decine e decine di ragazzini, molti dei quali sono diventati atleti di rilevo.
Però devo smentirti sullo Slalom di Bourg del 1969. Ho partecipato, eccome ! Ho diverse foto in gara con una splendida Prijon bluette di diolene (erano le prime barche che non si rompevano subito) che sostituivano le "micro" della ASA di Alessandrini che avevamo usato sino ad allora.
Strano che il mio nome non risulti in classifica.
Delle olimpiadi mi ricordavo, mi sono vantato un sacco per quel 18° posto avanti ad atleti di grande valore. A rivedere oggi quelle classifiche e quei distacchi...viene da ridere, davvero un altro mondo.
Belle le informazioni che dai sugli atleti della germania est. E' vero, avevano queste strane canoe marroncine che ai nostri occhi sembravano costruite chissà con quali materiali segreti. Scopro oggi che i motivi erano diversi.

Hai accennato alle diverse modalità di assegnare le penalità, a quei tempi ben diverse da quelle di oggi. Certo è che gli atleti erano costretti a passare esattamente nella porta e questo non consentiva di "tagliare" le porte o di anticiparle. Si vede anche dai filmati di Bourg e di Merano. Anche i grandi campioni si fermavano nelle risalite ben dietro rispetto alla porta e analoga cosa succedeva per  le porte in retro.
Vediamo un po' di ricostruire, se mi ricordo bene.

Dunque. Nei premondiali del 1968 a Bourg ho visto per l'ultima volta la porta con le paline "nere". Veniva posizionata in una morta e l'atleta poteva decidere come attraversarla: se era bravo la passava direttamente in discesa, altrimenti la risaliva. I tempi di gara consentivano di fare scelte oculate in base alle proprie capacità ed al rischio che si poteva assumere.  I canoisti più anziani raccontavano che esistevano anche altre tipologie di porte, ma di questo non ho memoria se non delle vecchie paline con colori diversi trovate in quei tempi nelle soffitte del club. Se non vado errato in quell'anno il salto di porta prevedeva ancora 100 secondi di penalizzazione.

Dal 1969 in poi però i ricordi sono un po' più chiari: palina sinistra bianca e rossa, palina di destra verde e bianca (colori della marineria, babordo e tribordo). C'era la porta in retro e la porta "tempo" per le gare a squadre, da superare dalle tre imbarcazioni in non più di 15 secondi. Normalmente percorsi da 30/32 porte intorno ai 5/6 minuti di gara. Due manche e, come oggi, si sceglieva la migliore.
L'intera canoa doveva passare nella luce della porta e le paline erano posizionate a pelo d'acqua. Un tocco con passaggio corretto 10 punti di penalità, un tocco dall'esterno ma con passaggio corretto 20 punti di penalità. Porta saltata 50 punti.
I passaggi erano difficilissimi da giudicare perchè a volte la canoa comunque passava sotto le paline ed il giudice doveva stabilire di quanto era passata fuori dalla porta. Pensavi di aver fatto 0 e ti trovavi con un bel 20 !
Non solo, punta e coda dell'imbarcazione dovevano essere più alte rispetto al pozzetto, nel progetto di costruzione.

Poi le porte diventaro quelle attuali, tutte rosse per le risaliti e tutte verdi per le discese. Il 20 sparisce e si può finalmente "tagliare sotto". Il problema per i giudici a seguito di questa innovazione diventa la "retro", in quanto bisognava verificare l'esatta posizione dell'imbarcazione al momento del passaggio. E ovviamente i passaggi erano esattamente paralleli alla linea di porta.
L'avrà fatta in retro o in avanti ? Discussioni interminabili, anche allora !
Sparisce anche la retro e le penalità diventano di 5 punti. Le canoe, senza più restrizioni, diventano sempre più basse e costruite apposta per poter passare sotto.

Il resto è dei giorni nostri, 2 punti, mentre il 50 è rimasto sempre attivo ed il passaggio ad una sola palina.

Una bella gara oggi la fa anche un bravo tracciatore che sa miscelare sapientemente la difficoltà del fiume e delle porte, e che tiene anche in conto di dove i giudici si possono piazzare per controllare bene i passaggi.
Ho scritto due righe su questo tema sul nostro sito degli UU.G. che vi invito a leggere:
http://digilander.libero.it/arbitricanoa2/il tracciatore slalom/tracciatore del percorso di Slalom 2010.htm

Ho continuato a guardare i filmati di Granacci su Youtube; ci sono altre importante manifestazioni (San Pellegrino, Sieve) che meritano di essere viste.

Abbiamo esaurito gli argomenti o continuiamo ?

Peppino



Febbraio 04, 2010, 08:41:25 pm
Risposta #10

Ettore Ivaldi

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 “A un bambino darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo” come dice Gabriel Garcia Marquez noi non possiamo fare altro che dare  degli spunti ai nostri giovani, poi loro ci regaleranno grandi emozioni con la pagaia in mano, quindi Caro Peppino te la sei cercata e allora avanti non possiamo fermarci adesso!
Farò ricorso per capire il motivo per cui non sei in classifica a Bourg St.Maurice 1969, bisogna andare a fondo della questione, forse basterà una semplice segnalazione.  Non concordo quando dici che hai fatto bene a lasciare, perché in realtà questo mondo ti ha sempre visto protagonista, magari e giustamente con ruoli diversi, ma protagonista. Atleta, allenatore per i giovani, mi ricordo un Giuseppe D’Angelo in consiglio federale e da molti anni giudice nazionale ed internazionale. Quindi la canoa ti ha dato probabilmente molto, ma anche tu hai dato a lei parecchio.
Che spettacolo la storia della porta nera, non ne avevo mai sentito parlare, una sorta di jolly che ti giocavi a tuo piacimento. Non male!
Io passerei ai materiali e qui mi devi proprio aiutare. Dal primo mondiale a Ginevra nel 1949 a Spittal nel  1963 si sono utilizzate canoe smontabili chiamate foldboats,  poi il passaggio al fiberglass dal 1965. Io  ho appeso in salotto una canoa in legno ricoperta di tela costruita dai pionieri del canoa club Verona con la targhetta cucita  che riporta la scritta: Drina nel 1961 a ricordo di una discesa internazionale nella ex Yugoslavia.  Un capolavoro di ingegneria navale! Un telaio in legno sagomato con steli longitudinali rinforzati e sostenuti orizzontalmente da cinque sagome sempre in legno per far sì che il telaio tenga la pressione dell’acqua. Il rivestimento in tela blu sopra e argento sotto, impermeabilizzata con resine naturali.
Le canoe che avete usato ai Giochi Olimpici di Augsburg 1972 dovrebbero essere state le “Olimpia 400” di Prjion, la stessa canoa usata da Horn unica eccezione per gli atleti della DDR che avevano modelli propri. Si diceva che il C1 era particolarmente difficile, ma velocissimo. Negli anni che seguirono il modello venne copiato da diversi costruttori comprese le canoe della Germania dell’Est che noi avevamo ribattezzato il “pagodino” per la sua forma a punta e coda rialzate. Era tonda e ti faceva girare come una trottola. I volumi erano piuttosto sostanziosi. Si arriva ad una drastica riduzione dei volumi, per permettere di passare sotto le porte, nel 1976 per i premondiali di Spittal. Qui Norbert Sattler si presentò con una canoa decisamente rivoluzionaria che gli permetteva di piantare la coda in acqua con molta facilità. In quella gara però, Sattler,  si schiantò fuori dal cancelletto di partenza mettendo i giudici in seria difficoltà. Infatti per entrare nella prima porta piantò la coda in acqua e la canoa si “incandelò”  così tanto che  la punta toccò il numero e subito dopo completò in acqua il giro. Qui il dilemma se assegnarli 50 penalità, oppure 10 penalità per il tocco, ma ovviamente nessun regolamento aveva considerato questa possibilità. Sattler non si presentò alla partenza della seconda manche poiché era intento a discutere animatamente con i giudici. 
Anche le pagaie erano “home made”  e richiedevano lunghe ore di paziente e laboriosa costruzione, che passava da una scelta accurata del legno  alla successiva incollatura, quindi ore di  pialla e carta vetrata e successivamente resinata per tenere l’acqua. Anche di queste  ho la fortuna di conservarne una che mi è stata data in regalo dal primo presidente del CCVR.
Sarebbe fantastico riuscire ad allestire un museo della canoa cosa dici ci mettiamo all’opera?
Dimenticavo: non è solo memoria, ma è una raccolta negli anni di materiale, informazioni, aneddoti per tutto quello che si può considerare canoa. Internet poi fa il resto!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Febbraio 06, 2010, 10:44:27 pm
Risposta #11

Giuseppe D'Angelo

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Caro Ettore, credo che sul tema dei materiali avrei proprio poco da aggiungere a quanto mio fratello Roberto, che ha iniziato ben prima di me a frequentare l’ambiente canoistico, ha ricostruito nella storia della canoa eporediese, libro che ho già citato in un precedente intervento. Se non hai avuto occasione di vedere questa monografia (che è davvero ricca di storia della canoa, non solo eporediese) dimmelo che te ne invierò una copia.
Nel libro Roberto ripercorre, con riferimenti storici ricercati su libri e giornali e riscontri puntuali, anche grazie alle testimonianze di amici internazionali per fortuna ancora vivi (come il tedesco Toni Prijion), lo sviluppo della canoa ad Ivrea ed in Italia. E’ una pubblicazione che non può mancare nella biblioteca di un appassionato di storia della canoa come sei tu.

Io inizio a praticare la canoa nel 1965 e le canoe in vetroresina erano già una realtà da qualche anno. Ma, abitando in riva alla Dora, da molti anni frequentavo il club e ricordo con precisione le gare e l’arrivo dei canoisti con i loro sacchi che contenevano i pezzi di legno che montanti con maestria diventavano favolose imbarcazioni. Puoi immaginare la meraviglia per un bambino ! La fortuna più grande, che mi veniva spesso concessa, era quella di aiutare a mettere insieme i pezzi di legno. Nel sacco lungo c’erano le stecche longitudinali e le due parti della carena centrale dotata di un cernierone  per unirle, a volte le pagaie smontate. In quello largo, le centine trasversali, il pozzetto e la tela. Quanta maestria ci voleva per montare il tutto e tendere perfettamente la tela della coperta ! Il più delle volte bisognava rifare l’operazione per raggiungere il risultato atteso. Scrivendo queste notizie mi torna in mente anche un fatto che non ricordo se Roberto ha riportato sul libro. Alcune smontabili avevano un congegno che consentiva di alzare un po’ poppa e prua in modo tale che la barca potesse diventare più manovrabile per le gare di slalom. Perché con una canoa sola si correva !
Vedrai, dicevano, quando in canoa andrai tu non ci saranno più queste canoe ! Era vero.
I pezzi smontati di quelle vecchie Klepper monoposto, caratterizzate da sigle come T58,  T59 che credo identificassero l’anno di progettazione, e dei biposto “Aerius” sui cui hanno fatto il battesimo della canoa sulla Dora ad Ivrea decine e decine di ragazzi, hanno girato per anni nelle soffitte e nelle cantine del club, senza che mai nessuno cogliesse l’importanza di recuperare quei pezzi che un giorno avrebbero potuto fare bella mostra in qualche museo. Perso tutto. Un po’ marcito, un po’ bruciato con un incendio: credo non sia rimasto nemmeno una stecca.
Ma però so che Emanuele Genovese di Torino ne conserva una completa ed intatta. Chiederò a lui di farmela vedere e fotografare.

Quando ho iniziato a praticare lo slalom nel 1966 si gareggiava prevalentemente con delle canoe costruite da Andrea Alessandrini a Milano. Le canoe da discesa si chiamavano “Nike” e le slalom “Micro” ed erano costruite in vetroresina e abbastanza pesanti. Il difetto di quelle imbarcazioni (difetto che è rimasto tale per anni) erano le giunture che, solo interne, tendevano presto ad aprirsi.
Le “Micro” erano canoe rivoluzionarie, bassissime, con la coperta piatta e quindi con poco volume e le abbiamo usate fino ai mondiali del 1969. Erano già nate per tagliare le porte sotto !
In quell’occasione la Federazione Italiana Canottaggio comprò da Prijon quattro nuove imbarcazioni, bellissime. Ma i volumi tornavano a crescere e credo questo si spiegasse con la difficoltà e la massa d’acqua dei fiumi in cui si svolgevano le gare internazionali.
Io ho dei ricordi incredibili. Acqua, solo acqua, tanta acqua che ti entrava dappertutto. Sempre le orecchie tappate per quegli schiaffi che i buchi ti mollavano inondandoti. E le porte nemmeno le vedevi.
Vedo le gare di oggi e ripenso alla difficoltà delle nostre discese sull’Isere, sul Passirio, a Spittal.  Ma eravamo pazzi ? Senza salvamento, maglia di lana infeltrita al posto del neoprene da 2 mm. E freddo, possibile che facesse più freddo di adesso in quegli anni ?

Quel tipo di barca la usiamo sino al 1972 quando Prijon progetta , come hai già detto, la “Olimpia 400”. Una barca molto voluminosa adatta al canale di Augsburg. E’ usata dai più, anche da noi italiani già nelle gare precedenti i Giochi. Molti altri utilizzano un  altro modello costruito sempre in Germania da Lettmann, simile, ma con due profonde scanalature sulla coperta.
Questi modelli, negli anni seguenti, quando i regolamenti cambieranno e le barche “rimpiccioliscono”, diventano buone barche da turismo per scendere in tranquillità fiumi impegnativi.

I DDR avevano ancora i loro modelli e così i Francesi (nazionalisti !). Ma è vero che a Monaco 1972 successe quello che hai raccontato, però con qualche imperfezione.
Prijon si presenta ad Augsburg con le nostre nuove “Olimpia 400” costruite con nuovi materiali e per questo molto leggere. Di un azzurro bellissimo e con il tricolore dipinto sulla coperta (non ce la faccio a non allegare una foto !). Ma insieme a queste porta anche due esemplari della famosa “Pagodina”, modello rivoluzionario perché rivede completamente i volumi e la tradizione tondeggiante viene abbandonata per questa linea più sfilata che dal pozzetto taglia progressivamente verso punta e coda. Come il tetto di una pagoda, appunto.

Una di queste due nuove barche è per Siegbert Horn (chissà cosa avrà pagato Toni Prijon per fargliela usare alle Olimpiadi !) e per l’altra chiede a mio fratello Roberto se vuole provare a correre con quella novità.
In quei tempi la canoa non era proprio un attrezzo da indossare e si poteva tranquillamente passare da un modello all’altro senza trovare grandi differenze. Un’aggiustata al puntapiedi, due pezzi di neoprene sui fianchi, una sistemata alla cinghia poggia schiena e via.
Roberto accetta e corre con quella canoa. Horn vince e Roberto è dodicesimo. Da quel modello rivoluzionario (il volume non è più un problema così come non lo è la massa d’acqua) inizia la strada verso le “sogliole” prima e poi ai modelli che avete utilizzato voi.

Le pagaie ce le faceva Azzali di Cremona in legno e credo che se ne trovino ancora in giro. Ma già a quei tempi ne utilizzavamo con il manico di alluminio e le pale di fibra di vetro. 210 era la mia misura, con due pale grosse così ! Chissà come facevo a tirarle…non ho mai avuto un gran fisico….
Per un po’ di tempo, dopo che mio fratello Roberto è tornato da Merano dove aveva svolto  il servizio militare, abbiamo usato le “Passer Paddle”, costruite nella falegnameria dei Gerstgrasser di cui ho già accennato, pagaie che aveva ricevute in dono da Willy.
Leggere e con la pala molto stretta, ti consentivano di accelerare molto il numero dei colpi. Credo che l’idea fosse di lavorare più sulla velocità che sulla potenza.

Ecco, questi sono i due “brevi” ricordi che sei riuscito a scatenare nella mia memoria, solo parlando di materiali.  Pensa al rischio che corri se ti metti a rinvangare altre cose….
Peppino

Febbraio 07, 2010, 11:31:23 am
Risposta #12

Gengis

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Ciao Peppino,
intervengo in un settore che mi à sempre visto come spettatore, come ben sai io non ò mai gareggiato
se non alcune volte  quando  alle discese di alcune classiche tipo Enza e Taro  veniva abbinata la categoria Turismo
e così ci veniva dato un pettorale numerato.
Seguo comunque  gli amarkord di Ettore  con vivo piacere ,e questo non solo per l'Amicizia che mi lega ad Ettore
da tanti anni ma perché  la tecnica dello slalom  é indispensabile per scendere con coscienza e sicurezza i torrenti,
oltre che à  maggiormente divertirsi .
Sono stato circa un anno fa  ad Ossolaro ( CR )  da Emilio  Azzali  ormai in pensione ma le pagaie le fa ancora suo Figlio
e producono ancora la pagaia da slalom che se ricordo bene disegnò  tuo fratello Roberto  che é sempre nei nostri ricordi
più cari da quel lontano giugno del 1980 , dove si prodigò per ben 9 giorni  a levarci errori  ed ad insegnarci come stare
più correttamente in kayak ( 1° corso Guide Fluviali )
Torno sull'argomento Klepper  perché io ne ò ben due , una singola ereditata   dal Cav. Guglielmo Granacci
ed una doppia ereditata  da Enrico Prata  di Bologna  assieme a parecchio materiale  compreso un telaio  intero, un
motore Delphin della  Zundap  che poteva essere attaccato di lato  alle Klepper Aerius ( F2 ) .
La biposto la uso ancora specialmente  in fiumi come L'Adige , il Mincio , Po  e via dicendo .
Di solito vengo tutti gli anni ad Ivrea   sia per assistere agli esami delle Guide Fluviali  ed anche per partecipare
alla Maratonina dei Castelli , se vuoi e se ci fossero le combinazioni tra i tuoi impegni ed anche di livello d'acqua
potremmo discendere assieme  la Dora  sulla Klepper Aerius  lasciandoti  il seggiolino di 1à fila.
Colgo l'occasione  per caramente salutarti unitamente  a Roberto  che come ti dicevo sopra, è sempre nei nostri
più cari ricordi.
Gengis

Febbraio 07, 2010, 08:11:57 pm
Risposta #13

Giuseppe D'Angelo

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Carissimo Gengis, fra un po' credo che di tempo ne avrò più che a sufficienza...visto che nella banca in cui lavoro da quasi quarant'anni non avranno più bisogno di me e la tua offerta per una discesa in F2 sulla Dora mi entusiasma. Dovrò solo riabituare un po' le mie spalle che si sono un po' tanto arrugginite, anche per via di quelle intere giornate a mollo nelle fredde acque dei fiumi italiani, passate in gioventù. Ma conto di riabituarle in fretta per sopportare adeguatamente l'uno/ due sincronizzato senza il quale, se ricordo bene, l'Aerius non si muove di un millimetro !

Teniamoci in contatto per la prossima edizione della Maratonina e non mancherò di salutarti Roberto.

Peppino